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Full text of "Memorie storiche modenesi; col codice diplomatico illustrato con note"

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MEMORIE STORICHE 
MODENESI 

COL CODICE DIPLOMATICO 

ILLUSTRATO CON NOTE 

DAL CAVALIERE 

ABATE GIROLAMO TIRABOSCHI 

CONSIGLIERE DI S. A. S. 

IL &IG> DUCA DI MODENA 

Presidente della Duetti Biblioteca , e della Galleria delle Medaglie y 
e Professore Onorario ne II 1 * Università della stessa Città* 

TOMO L 







IN MODENA MDCCXGIIL 



Presso la Società' Tipografica. 

Co» licenza de Superiori» 






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I 



)( l< X 



PREFAZIONE. 




Ome in molte parti d* Italia , così principalmente in 
quelle Città , che circondano le Provincie soggette 
ttctjjfi air Estense dominio, si è in questi ultimi anni ecci- 
tata una lodevole gara di avere le Storie loro parti- 
colari . Ed esse hanno avuta la sorte di trovare Storici valoro- 
si , che con giusta critica e con vasta erudizione hanno felice- 
mente diradate le tenebre , fralle quali le loro vicende e le lo- 
ro rivoluzioni erano state finora involte. Bologna nel Conte 
Senator Savioli , Ferrara nel Dott. Antonio Frizzi , Parma nel 
P. Ireneo Affò , Mantova nel Dott. Giambatista Visi , le cui 
fatiche speriamo che verranno continuate dal Sig. Avvocato 
Leopoldo Cammillo Volta , posson mostrarci egregii Scrittori 
della loro Storia, non ancora da essi condotta a fine, ma avan- 
zata per modo , che a ragione speriamo un felice compimento 
a' gloriosi loro principi! corrispondente . Sì luminosi esempi mi 
hanno eccitato a premere , come meglio mi fosse possibile , le 
loro vestigia , e a raccogliere le Memorie Storiche delle Pro- 
vincie e delle Città , che or compongono il felicissimo dominio 
Estense . 

Due principali Città , Capitali amendue di vasti e fertili e 
popolosi territorii al piano non meno che al monte , cioè Mo- 
dena e Reggio , e tre piccioli Principati , che ebbero per lungo 
tempo i proprii loro Signori , e divenner poscia qual più presto 
qual meno soggetti a* Principi Estensi , cioè quelli di Carpi , 
della Mirandola , e di Correggio , hanno formato V oggetto del- 
le mie ricerche. Dovrebbesi ad essi aggiugnere la Provincia del- 
la Garfagnana. Ma oltre che essa non cominciò ad esser suddi- 
ta degli Estensi , che al secolo XV. a cui io mi arresto , e 
nulla di comune ha essa avuto in addietro con questi Srati , 
tutto ciò , che ad essa appartiene , è stato gik sì ben rischiara- 
to dal Ch. Sig. Canonico Domenico Pacchi , eh* io non potrei 
quasi far altro, che ripeter ciò, che egli ne ha detto. E lo stos^ 

Tom. I. a so 



480391 



)( II. )( 

so vuol dirsi della Contea di Novellara solo verso la metà del 
corrente secolo aggiunta agli Estensi domimi . 

E veramente la Storia di queste Città e di queste Provin- 
cie avea bisogno d'essere più rischiarata, che non è stata fino- 
ra ; il che si conoscerà agevolmente da chi si faccia a esami- 
nar meco gli Storici , eh* esse aveano avuto in addietro , com- 
prendendo ancor quelli , le cui Opere non hanno veduta la pub- 
blica luce . 

Modena non ha altro Storico, la cui Opera sia stata stam- 
pata , che il Vedriani , il quale in due tomi pubblicati in que- 
sta Città nel 1666. e nel 1667. cercò di raccoglierne e di dar- 
cene le più importanti notizie , cominciando dalla fondazione 
di Modena , e giugnendo fino a suoi tempi . Molto a lui deb- 
bono i Modenesi , perchè non perdonò a diligenza per illustrar 
le Memorie della sua patria. Ma ei non aveva né quel corredo 
di erudizione , ne quella giustezza di critica , né queir eleganza 
di stile , che a scrivere una Storia richiedesi . E perciò tra mol- 
te buone e pregevoli notizie da lui unite trovansi ancor molte 
favole e molti errori; e ogni cosa è esposta con sì infelice sti- 
le, che appena può or sostenersene la lettura. 

Prima del Vedriani due altri Scrittori erano entrati nel 
campo medesimo, uno nel secolo XVI. cioè Francesco Panini, 
T altro al principio del XVII. cioè Girolamo Briani . Del primo 
conservasi in questa Ducal Biblioteca una Cronaca di Modena 
MS. in un picciol volume in 4. con cui s* innoltra fin presso 
a* suoi tempi. Ed egli era uomo dotato di ottimo discernimen- 
to , e capace di un pregevol lavoro . Ma ei non vide gli Ar- 
chivii , che allora stavan tuttora abbandonati e polverosi , e fu 
costretto a seguire le popolari tradizioni , e ad appoggiarsi per 
lo più a Cronache non ben sicure ; e perciò scarsissima di no- 
tizie e poco esatta è la sua Opera, in cui però fu egli il pri- 
mo a raccoglier le antiche Iscrizioni, che trovò in Modena , e 
in molti punti , ne' quali il buon senso poteva essere baste voi 
guida, colpi felicemente nel vero . Il Briani scrisse la Storia di 
Modena dalla fondazione di essa fino a suoi tempi in due gros- 
si volumi in foglio , de* quali il Sig. Conte Giambatista Forni 
Patrizio Modenese mi ha gentilmente comunicata la copia, che 
presso lui si conserva . Ei fu il primo a penetrare in questi 
pubblici e privati Archivii i e ne trasse e ne inserì nella sua 

Sto- 



)( ni, )( 

Storia molti bei documenti ; e per questo capo essa è assai più 
pregevole di quella del Panini e del Vedriani . Ma la critica 
non avea a quo* tempi fatti ancor molti progressi , e la man- 
canza di essa, e quella ancora dell'ordine e dello stile, in cui 
è poco felice, hanno impedito, clic si prendesse la risoluzione 
di pubblicarla . 

Io ho uditi talvolta alcuni dolersi dell' immortai Muratori , 
che fra tanti oggetti , a cui volse indefessamente i suoi studi , 
dimenticasse o rigettasse la Storia di Modena. Parmi nondime- 
no , che senza ragione gli si voglia di ciò fare un delitto . I 
moltissimi documenti riguardanti la Storia di questa Città da 
lui tratti da pubblici Archivii , e pubblicati nella sua grand' O- 
pera ddh Antichità Italiane , sono come il fondamento da lui 
gittato di questo edificio , su cui riesce ora assai più facile 1! in- 
nalzarlo . Innoltre neli£ sue Antichità Estensi tutto ciò , che 
appartiene alla Storia di questi Stati , dappoiché essi sulla fine 
del XIII. secolo chiamarono a lor Signori gli Estensi , vedesi 
con bastevole diligenza unito e illustrato. E per ultimo ciò, 
che egli non potè fare , animò altri a farlo , e il Dott. Anto- 
nio Minghelli da Vignola Sacerdote della Congregazion di S. 
Carlo sotto la direzione di esso prese a scriver la Storia di Mo- 
dena , ed era essa in buona parte , se non distesa , almeno ab- 
bozzata. Ma essendo egli morto in età di soli 33. anni, rimase 
imperfetta , e , quale essa è , conservasi in questa Ducal Bi 
blioteca . 

Io non parlo né degli antichi Annali Modenesi , né delle 
Cronache del Morano e del Bazzano , che han veduta la luce 
per opera del Muratori medesimo, né di alcune altre o antiche, 
ma poco pregevoli , o moderne Cronache , quali son traile al- 
tre quelle de' due Lancillotti e dello Spaccini , perchè esse non 
sono Storia , ma materiali raccolti a formarla . Così pure io 
passo sotto silenzio alcuni altri libri , ne' quali qualche punto 
della Storia di Modena si vien rischiarando , tra' quali deesi 
principalmente rammentare con lode quello del Dott. Domeni- 
co Vandelli intitolato Meditazioni sulla Vita di S. Gemini ano scrit- 
ta dal Dott. Pel/errino Rossi, in cui nell'atto di confutare gli 
errori da quello Scrittore commessi , esamina assai bene diversi 
fatti della Storia di questa Città, singolarmente ne' bassi tempi. 
E benché in qualche cosa io abbia creduto di doverne combat- 

a z te- 



\ 



)( IV. )( 

tere le opinioni , rimiro però quest' Opera come ia migliore 9 
che siasi avuta finora sulla Storia di questa Città* 

Pareva, che molto migliore dovesse esser la sorte della 
Città di Reggio . Uno de* più celebri uomini del secolo XVI. , 
cioè Guido Panciroli , prese a compilarne la Storia , e la diste- 
se in Latino in un grosso volume in foglio , in cui descrive le 
vicende di Reggio dalla fondazione della Città fino a suoi tem« 
pi, cioè fino al 1560. Ma pare, eh* ei fosse più dotto Giurecon- 
sulto e più elegante Scrittore che giudizioso ed esatto Storico . 
Ei si lasciò abbagliare da' supposti Scrittori di Annio da Viter- 
bo , e ne adottò le favole , e anche scendendo a tempi meno 
lontani seguì troppo spesso le popolari opinioni . Talvolta fa 
saggio uso degli autentici documenti , ma spesso ancora abbel- 
lisce poeticamente i racconti , e si abbandona troppo alla sua 
fervida fantasia . E questa forse è stata, la sola ragione , per 
cui non si è mai eseguito il pensiero , che talvolta erasi for- 
mato, di pubblicarla. L'Originale se ne conserva in questa Du- 
cal Biblioteca . 

Lo stesso è avvenuto della Storia Italiana di Fulvio Azza- 
ri , che poco dopo il Panciroli si accinse a scriverla . Un pre- 
gio singolare ha essa , e a que tempi rarissimo , cioè di conte- 
nere una bella serie di documenti da lui tratti da pubblici e da' 
privati Archivii di Reggio, il che da niuno erasi fatto finallo- 
ra , se traggasene Benvenuto da Sangiorgio nella sua Scoria del 
Monferrato . Ma ove egli si scosta da* documenti , o gli manca 
la loro guida , cade egli ancora sovente in favole ed in errori ; 
e lo stile ne è oltre ciò trascurato ed incolto . Di essa ancora 
conservasi V originale in questa medesima Biblioteca in due to- 
mi in foglio, co* quali ei conduce la Storia solo fino al 1509. 
Ottavio di lui fratello ne pubblicò Tanno 1623. un ristretto e 
superficiale compendio , che poco può giovare a conoscer le vi- 
cende di Reggio . 

Venne in seguito il P. Ab. D. Cammillo Affarosi Casinese, 
il quale avendo preso a illustrare la Storia del celebre suo Mo- 
nastero di S. Prospero , detto poi di S. Pietro , la pubblicò col- 
ie stampe di Padova in due tomi negli anni 1733. e 1 717- > e 
in essi altre le Memorie Monastiche molte notizie inserì appar- 
tenenti alla Storia di Reggio , innovandosi fino alla metà del- 
lo scorso secolo . E vi aggiunse poscia Appendici e Apologie 

per 



)( v. }( 

per quistioni particolari, che insorser tra lui e alcuni dotti Reg- 
giani , di che non giova il ragionare distesamente . Ne di ciò 
pago pubblicò ancora la Parte I. delle Notizie Storiche della 
Città di Reggio Tanno 1755., ^ cui giunge solo fino al 1264. 
Amendue le Opere son corredate di molta copia di autentici do- 
cumenti . Benché ne lo stile sia molto felice , né sempre esatta 
la critica, son nondimeno queste le migliori Opere, che si aves- 
ser finora sulla Storia di Reggio. 

Se però manca a Reggio una compiuta Storia , non man- 
cano i fondamenti , su cui formarla . Il Conte Achille Taccoli 
accintosi a difendere i diritti della sua antica e nobil famiglia 
sul Priorato di S. Jacopo in Reggio, e a ricercare perciò gli 
Archivii della sua patria, invogliossi di stender più oltre le sue 
diligenze , e raccolse quanti gli vennero alle mani documenti e 
memorie appartenenti alla Storia di Reggio . Frutto di questa 
immensa fatica furono tre grossi volumi in foglio , il primo de* 
quali stampato in Reggio nel 1742. ha per titolo Compendio del- 
le diramazioni de' fratelli Giovanni &c. Taccoli , e inoltre alcune 
Memorie Istoriche più rimarcabili della Citta di Reggio ; il secondo 
stampato in Parma nel 1748., e il terzo stampato in Carpi nel 
1769. hanno per titolo: Memorie Storiche della Città di Reggio. 
Niun' Opera è stata mai pubblicata , che al par di questa stan- 
chi la pazienza de leggitori . Una immensa farragine di docu^ 
menti antichi e moderni , Vite , Relazioni , Cronache , Poesie , 
Descrizioni di funerali, tutto senza ordine di sorta alcuna, sic- 
ché a una memoria, a cagion d'esempio, del secolo X. segue 
una relazione di nozze del secolo XVI. , e tutto ciò senza un 
esatto Indice , che richiami a un giusto ordine tante e sì dispa- 
rate materie . Ciò non ostante é questo come un ricchissima 
magazzino', in cui chi sa usare di un' eroica sofferenza nel ri- 
cercarle e neir unirle, trova una doviziosa copia di assai prege- 
voli notizie , guasta però talvolta dall' inesattezza , con cui o 
egli copiò , o gli Stampatori pubblicarono i documenti . 

Oltre questi Scrittori ha anche Reggio le antiche sue Cro- 
nache , fralle quali le più pregevoli son le due pubblicate dal 
Muratori, una col titolo Memoriale Potestatum Reginorum , 1' akra 
Cbronicon Regiense . Della prima, come ha provato il Ch. P. Af- 
fò (Mem. de Scritt. Parm. T. L p. 232. ) si può credere con buon 
fondamento che sia autore almeno in gran parte Fra SaKmbene 

da 



X vi. )( 

da Parma dell' Ordine de* Minori, che a que* tempi vivea. La 
seconda raccolta da altre più antiche Cronache è in parte di Sa- 
gacio Levalossi , in parte del Monaco Pietro delia Gazzata, e di 
questa io ho avuta alle mani una copia più copiosa e più esat- 
ta, che ne hanno in Ferrara i Signori Conti Crispi . Anche Pie- 
tro Melli scrisse nel secolo XVI. una Cronaca di Reggio , ma 
ove ei si allontana dalle Cronache antiche, non merita molta 
fede. Essa è stata pubblicata dal C. Taccoli nel Tomo II. delle 
5ue Memorie sopraccennate. 

Le altre Città dell' Estense dominio sono assai più scarse di 
Storici. li P.Guglielmo Maggi Minor Conventuale pubblicò T an- 
no 1707. le Memorie Storiche di Carpi; opera per ogni riguar- 
do poco felice. In questi ultimi anni il P. Luca da Carpi Mi- 
nor Osservante morto nello scorso anno 1792,. raccolse con mol- 
ta diligenza i documenti e le memorie , che potè rinvenire , 
concernenti la sua patria , e ne formò la Storia in tre volumi 
in foglio , che mi è stata gentilmente comunicata dal Sig. Pro- 
fessore Lodovico Antonio Loschi . Essa , se non è sempre scrit- 
ta colla più esatta critica , e se lo stile non ne è abbastanza col- 
to, contien nondimeno molte notizie pregevoli assai, e molta 
copia di documenti . Numero assai maggiore di questi ha da 
ogni parte con sommo studio raccolti il Sig. Avvocato Eustachio 
Cabassi , il quale non ha perdonato a diligenza e a fatica per 
rischiarare la Storia di Carpi, e, come già avea fatto per la Bi- 
blioteca Modenese, così per quest'opera ancora mi ha spontanea- 
mente comunicati i frutti tutti delle sue lunghe fatiche . 

La Mirandola fuori di qualche Cronaca inedita e non anti- 
ca , e che più ravvolgesi sulla famiglia de' Pichi , i quali ne fu- 
ron per lungo tempo Signori , che sulla Storia di quella Città , 
non ha avuto finora Storico alcuno ; e Y infelice stato di quegli 
Archivii rende ancor più difficile il raccoglierne le più accertate 
notizie . 

Il picciol libro di Rinaldo Corso sulla Vita di Giberto da 
Correggio detto il Difensore con alcune notizie di quella illu- 
stre famiglia, e T articolo del Sansovino sulla medesima da lui 
inserito nella sua opera sulle Famiglie d'Italia, è tutto ciò, che 
abbiamo intorno alla Storia di Correggio. Ed essa avrebbe con- 
tinuato a giacere nell' antica sua oscurità , se il Sig. Dott. Mi- 
chele Antonioli da me altre volte lodato per le notizie sommi- 

ni- 



X vii. x 

nistratcmi a compilar la Biblioteca Modenese, non avesse preso 
egli pure a raccogliere da quegli Archivii e da altri ancora con 
somma diligenza tutti que' documenti , che alla Storia della Cit- 
tà e de' Principi di Correggio aveano relazione , e non me gli 
avesse con molte sue osservazioni gentilmente trasmessi . 

Il Sig. Cesare Frassoni finalmente pubblicò nel 17 $z. le 
Memorie del Finale, e poi cambiate in parte e accresciute le fé 
ristampar nuovamente nel 1778., e in esse egli ha unito tutto 
ciò , che gli è venuto alle mani , toccante la Storia della sua 
patria. 

Da ciò , che ho esposto finora , raccogliesi chiaramente , 
che le Provincie, le quali ora compongono V Estense dominio, 
non hanno una loro propria Storia , di cui il gusto più difficile 
e più ripurgato di questo secolo possa appagarsi. Determinatomi 
a intraprendere questo lavoro, ho conosciuto, che, benché co- 
piosa fosse la serie de' documenti tratti da questi Archivii , e 
pubblicati dal Muratori, dal P. Affarosi, e dal C. Taccoli , era 
necessario nondimeno il ricercarli nuovamente con diligenza , sì 
per confrontare cogli originali le copie di quelli , che avean ve- 
duta la luce, sì per raccoglierne molti altri , che o non vi era- 
no stati osservati , o non si erano da suddetti Autori giudicati 
opportuni al piano delle loro opere. L' accingersi a compilare 
una Storia senza esaminare gli Archivii è lo stesso , che V av- 
volgersi senza guida in un folto e intralciato bosco. 

L* Archivio della Badia di Nonantola, il più ricco forse d' 
antiche carte , che in questi Stati si trovi , era passato tutto sot- 
to i miei occhi all' occasione di formarne la Storia; e molti lu- 
mi anche per la Storia di Modena e di altre parti di queste 
Provincie mi ha esso somministrati. Ricchissimo pure di perga- 
mene è 1' Archivio del Capitolo di questa Cattedrale, £ io ho 
ricordato altrove il buon ordine , in cui avean cominciato a dis- 
porlo il defunto Arcidiacono Francesco Vecchi e* il Sig. Cano- 
nico Bartolommeo Ricci , e nuova ancora e miglior disposizione 
gli è stata data di fresco . Tutta quella ricca serie di carte mi 
è stata gentilmente comunicata, e si potrà vedere nel decorso 
dell' opera , quanto utile io ne abbia tratto . V Archivio Vesco- 
vile in Modena non ha carte antiche; ma un bel Codice vi si 
conserva scritto nel XIII. secolo, in cui insieme colla nota de' 
pensionarii della Chiesa più altri documenti interessanti ho po- 

tu- 



X vili. )( 

tuto vedere per concessione di S. E. Reverendissima Monsignor 
Tiburzio Cortese. Gran copia di documenti ho trovata nel Se» 
greto Archivio Estense, de' quali ho potuto far uso per grazio- 
sa condiscendenza di S. A.S. secondata prima dal fu Don. Pelle- 
grino Loschi , e poscia da Signori Luigi Malagoli e Cav. Otta- 
viano Muratori Custodi dell' Archivio medesimo . Due Archi vii 
ha il pubblico Magistrato di questa Città , il privato , in cui i 
due Codici intitolati Kegìstrum Privi legierum scritti nel secolo 
XIII. , e altri somiglianti Codici del XIV. contengono pregevo- 
lissimi documenti , e il pubblico , in cui tutti conservatisi i Ro- 
giti de' Notai , benché non ne cominci la serie che al 12,71. 
"Di tutti mi è stato cortesemente permesso il far uso ; e frequen- 
tissima sarà la menzione, eh' io dovrò farne . Gli Archivii de' 
Monasteri antichi di Sacre Vergini di questa Città , cioè di S. 
Eufemia , di S. Chiara , di S. Geminiano , e di S. Paolo da niu- 
no finora esaminati mi sono stati graziosamente aperti, è benché 
essi non siano molto copiosi , belle e curiose notizie però mi 
hanno essi pure somministrato. Molto pure io debbo all'umani- 
tà e alla gentilezza del P. Abate Parigi e del P. Prior Bossi di 
questo Monastero di S. Pietro dell' Ordine di S. Benedetto , da' 
quali mi è stato permesso V esaminare con agio le carte del ric- 
co loro Archivio. Gli altri Ordini Religiosi non hanno copia di 
carte antiche , trattine gli Agostiniani , dell' Archivio de' quali 
non ho potuto vedere che il Repertorio . Neil' Archivio dell' 
Opera Pia generale in ottimo ordin disposto dall' Archivista Sig. 
Dott. Giambatista Wathenoffer , in cui son riunite le carte del- 
le fondazioni applicate alla stessa Opera Pia, conservansi pure 
molti pregevoli Documenti , che mi é stato conceduto di osser- 
vare . Anche da alcune delle più illustri famiglie di questa Cit- 
tà mi sono stati comunicati alcuni documenri ; e ne farò distin- 
ta menzione secondo che V opportuna occasione se ne offrirà . 

In Reggio pure una doviziosa copia ritrovasi di antiche me* 
morie. L' Archivio del Capitolo della Cattedrale e quello del- 
la Cancelleria Vescovile ne sono i più ricchi. E alla efficace ope- 
ra di S. E. Reverendissima Monsignor Francesco Maria d* Estc 
Vescovo di quella Città , secondata da Monsignor Giuseppe Ri- 
torni Vicario Generale e dai Sig. Canonico Giuseppe Re Archi- 
vista, io son tenuto dell' agio, che mi é stato dato a ripassarli 
e a giovarmene . L' Archivio della Città ha il celebre Codice 

in- 



)( IX. x 

intitolato Pax Constanti* , perchè comincia da quel famoso trat- 
tato di pace , e contiene poi moltissimi altri documenti per la 
Storia di quella Città molto interessanti ; ed ha ancora molti 
Volumi delle Provvigioni e de' Decreti di quel Pubblico ne* bas- 
si secoli . Molti documenti ha pure V Archivio della insigne Ba- 
silica di S. Prospero , e molti più ancora quello dell' antichissi- 
mo Monastero del medesimo titolo , trasportato poi dopo la sua 
soppressione e unito all' Archivio dell' Opera Pia, e quello del 
Monastero parimenti soppresso delle Monache di S. Tommaso , 
e di alcuni altri Monasteri di quella Città . Benché molti di 
questi pregevoli documenti siano passati sotto i miei occhi , 
io nondimeno , standomi comunemente in Modena , non avrei 
potuto ritrarne queir ampio frutto, che a questa mia opera ne 
è derivato , se non fossermi venuti in soccorso ed ajuto il Slg. 
Conte Gaetano Rocca Proposto della suddetta insigne Basilica , 
e il Sig. Prospero Fontanesi , i quali con somma diligenza e 
con infaticabile attività si sono per lungo tempo adoperati nel 
visitar quegli Archivii , e nel raccoglierne o in copia o in tran- 
sunto tutto ciò , che a me potesse giovare , e a quali perciò 
io debbo una viva e costante riconoscenza . 

Finalmente dalle confinanti Città di Bologna, di Mantova, 
di Parma , e di Lucca ho avuti parecchi bei documenti , come a 
suo luogo farò osservare. Raccolti in tal modo i fondamenti, su 
cui innalzare il lavoro , restava a fissare il disegno , su cui esso 
dovesse eseguirsi, ed io debbo ora esporre, quale sia quello, 
che io ho abbracciato , e quali ragioni mi abbiano indotto a 
presceglierlo, e a preferirlo agli altri. 

Le Provincie, che or compongono il Dominio Estense , so- 
no state per lungo tempo a diversi Padroni soggette. Prima che 
Modena e Reggio spontaneamente si sottomettessero a que' Prin- 
cipi sulla fine del secolo XIII. , eransi per alcuni secoli gover- 
nate a foggia di Repubbliche indipendenti F una dall' altra > e 
spesso ancor discordi e nimiche. E dappoiché nel 1306. pentite 
della risoluzione da esse presa pochi anni addietro , vollero di 
nuovo esser libere, ripigliarono T antico governo. Ma trentan- 
ni dopo Modena si rimise sotto gli Estensi , Reggio fu costret- 
to a soggettarsi a' Gonzaghi, indi a Visconti, né gli Estensi ne 
riebbero il dominio che nel 1409. , anzi esso non fu tranquillo 
e pacifico che nel 1421. Carpi compreso prima nel territorio di 

Tom. 1. b Reg- 



)( x. x 

Reggio , poscia assegnato al Comune di Modena, cominciò ad 
avere per suoi Signori i Pii nel secolo XIV. , che noi perdero- 
no del tutto fino al 15^7. E nel secolo XIV. pure cominciò il 
dominio de' Pichi nella Mirandola, che in addietro faceva par- 
te del territorio di Reggio * e questa Provincia solo al principio 
del secol presente divenne soggetta agli Estensi . Correggio ap- 
partenne sempre alla Diocesi di Reggio, ma ebbe fin da tempi 
più antichi i suoi proprii Signori , sotto i quali mantennesi fino 
al 1633. Ea Provincia del Frignano, benché circa la metà del 
XII. secolo si soggettasse al Comune di Modena, ebbe però ri- 
voluzioni e vicende tutte sue proprie , le quali appena hanno 
connessione alcuna colle rivoluzioni e vicende delle altre Pro- 
vincie . Finalmente molti altri Castelli del Modenese e del Reg- 
giano ebbero i particolari loro Signori , i quali per lungo tempo 
furon quasi indipendenti e assoluti ne' piccioli loro dominii . Di- 
verse dunque furono le circostanze e la situazione , e quindi di- 
versi ancor gli interessi di queste Provincie , le quali spesso non 
ebbero relazione alcuna le une coli' altre , e perciò non era pos- 
sibile il formarne una Storia comune e seguita, e le cui parti 
potessero felicemente connettersi insieme . 

A questa difficoltà, che è particolare alle Provincie, delle 
quali io prendo a trattare , un* altra se ne aggiugne comune a 
tutti gli scrittori di Storia di qualche Città . Vogliono essi ordi- 
nariamente alle civili vicende aggiugner la serie de* loro Ve- 
scovi , la fondazione delle Chiese e delle Case Religiose , V ori- 
gine de' luoghi Pii , e altre somiglianti ricerche dilettevoli ed 
vinili al certo, singolarmente pe' Cittadini, a istruzione e a pia- 
cer de' quali si scrive , ma che interrompon la serie de' pubblici 
avvenimenti , e che trattengon con dispiacere il Lettore avido di 
conoscere seguitamente le principali vicende della sua patria . Il 
quale inciampo, se offresi a chiunque scrive la Storia di qualche 
particolare Città , molto più dovea da me temersi , che di due 
Città Vescovili , e di più altre esse ancora copiose di tali no- 
tizie debbo tenere ragionamento . ' 

A sfuggire adunque gli scogli, a quali io poteva temere 
di urtare , ecco qual metodo mi e sembrato il più acconcio . 
Le Memorie Storiche Modenesi formano la prima parte dell' 
opera , in cui tutto ciò , che appartiene alle vicende di queste 
Provincie, all'antica lor condizione, a diversi loro governi, e 

a 



X xi. )( 

a Princìpi, che ne sono srati Signori, si vedrà unito e raccol- 
to . Nel che mi sono studiato di concatenare insieme i fatti , 
che alle due principali Città, cioè a Modena e a Reggio, ap- 
partengono , e que' delle altre ancora , quando i lor successi 
hanno avuta colte due suddette Città qualche relazione , riser- 
bando ad altro luogo que' punti della Storia loro particolare, 
che con quella generale delle Provincie Estensi non han con- 
nessione. In queste Memorie Storiche non parlerò né della se- 
rie de' Vescovi , ne della fondazione delle Chiese , se non ri- 
guardo ad alcune più antiche , perciocché la notizia di esse è 
troppo necessaria a ravvisar lo stato delle Città in que' secoli . 
Così il corso della Storia sarà più seguito, più breve e più in- 
teressante. E a ciò gioverà ancora il non diffondermi sulle co- 
se , che alla Storia general dell' Italia appartengono , ma il dar- 
ne solo que' cenni , che ad intendere le vicende di queste Pro- 
vincie son nece^sarii . Il titolo di Memorie Storiche mi è sem- 
brato più opportuno che quello di Storia , poiché le Città , che 
non sono state Capitali di vaste Provincie, non hanno comu- 
nemente una tal continuata serie di fatti importanti, che una 
compiuta Storia se ne possa formare. E il titolo di Memorie 
panni più adattato a un' opera , in cui altro non è lecito allo 
scrittore che V unire insieme i fatti più importanti accaduti nel- 
le Provincie , delle quali ei prende a scrivere . In esse adunque 
io abbraccerò le principali rivoluzioni delle Provincie Estensi, 
cominciando da tempi più antichi , ne' quali se ne trovano le 
prime notizie, e scendendo fino a primi anni del secolo XV., 
ne* quali il March. Niccolò III. avendo ricuperato il dominio 
di Reggio, si vide pacifico possessore di amendue queste princi- 
pali Città, e ne tramandò il dominio a suoi discendenti. D'al- 
lora in poi queste Provincie non ci offron cosa degna di Storia; 
e il sol tratto , che potrebbe esserne meritevole , è lo spazio di 
poco oltre a 15. anni, in cui al principio del XVI. secolo nel- 
le guerre d' Italia esse furon soggette al dominio Pontificio . 
Ma ciò, che ad esso appartiene, è stato gìk abbastanza svolto e 
spiegato dall' immortai Muratori nelle sue Antichità Estensi e 
ne' suoi Annali d'Italia, nelle quali Opere ancora tutte le altre 
notizie, che concernon la Storia recente di queste Provincie, si 
trovan raccolte in modo , che poco più oltre potrei io fare che 
copiarle e ripeterle . 

b 2 Dopo 



)( XII. )( 

Dopo queste Memorie dirette ad illustrare la Storia gene- 
rale di queste Provincie alcune altre ne seguiranno , che rav- 
volgerannosi su alcuni punti particolari. Esse saranno I. Le ri- 
voluzioni del Frignano, Provincia fercile e popolosa nelle mon- 
tagne di Modena soggetta già in gran parte ad alcune potenti 
famiglie , che or collegandosi col Comune di Modena , or con 
quel di Bologna , or soggettandosi agli Estensi , ora scuotendo- 
ne il giogo, furono a quella Provincia occasione di sanguinose 
guerre e di diverse vicende, finche al principio del XV. secolo 
gli Estensi videro il Frignano ancora pacificamente soggetto al 
loro dominio. II. La Serie de* Vescovi di Modena, in cui altre 
notizie s* inseriranno , che, senza aver relazione colla Storia Ci- 
vile , giovano a raccogliere lo stato delle cose Ecclesiastiche in 
questa Città , col qual metodo si darà ancora III. La Serie de* 
Vescovi di Reggio. IV. Le notizie degli Ordini Religiosi intro- 
dotti e de* Luoghi Pii fondati in Modena e ne' suoi sobborghi 
innanzi al secolo XVI. , che conterranno notizie interessanti e 
curiose sfuggite finora alle ricerche degli scrittor Modenesi . Del- 
le fondazioni posteriori, che meno interessano, si darà un cenno 
nella Serie de' Vescovi ; e alla stessa maniera si daranno V. Le 
Notizie degli Ordini Religiosi e de* Luoghi Pii stabiliti nella 
Città e ne* sobborghi di Reggio . VI. La Serie Genealogico- 
Storica delle Famiglie de' Pii e de' Pichi derivate da un comu- 
ne stipite , e Signore la prima di Carpi , la seconda della Mi- 
randola. Queste famiglie possono in antichità e in nobiltà ga- 
reggiare colle più illustri d' Italia . Meritavan esse perciò , che 
la lor discendenza e le loro vicende fossero illustrate e ripurga- 
te dalle favole più che non si è fatto finora. E allo stesso mo- 
do si darà VII. La Serie Genealogico-Storica de' Principi di 
Correggio , la famiglia de' quali parimenti non è finor conosciu- 
ta , quanto alla sua dignità si conviene. 

L'ultima parte dell'Opera , che non sarà la meno piacevole e 
interessante, conterrà un Indice Topografico - Storico di tutti i 
luoghi o grandi o piccioli eh' essi siano , e cosi pure de' mon- 
ti, de' fiumi ce. de* quali si trova menzione nelle carte del Co- 
dice Diplomatico. I Luoghi poco considerabili , e de' quali non 
si ha notizia alcuna distinta , saranno appena accennati . Degli 
altri , comprese ancora le Città secondarie , si parlerà più o 
meno, secondo che richiederà l'argomeneo. Molti Villaggi appe- 
na 



)( XIII. )( 

na or conosciuti furono una volta Castelli assai rinnomati per 
asscdii, per rivoluzioni, e per altre vicende. Molte nobili fami- 
glie vissero per lungo tempo ne* Castelli medesimi , e alcune 
anche vi ebber dominio . Le famiglie nobilissime da Montecuc- 
colo , da Montegarullo , da Savignano, da Ganaceto , de' Conti 
di Gomola ec. ebbero l'origine e il nome da luoghi anticamen- 
te da esse signoreggiati nel Modenese ; e così pure quelle de* 
Nobili da Fogliano, dalla Palude, da Sesso, da Canossa ec. nel 
Reggiano . Perciò questa parte dell' Opera darà occasione a mol- 
te curiose ricerche sulle vicende e sui domimi di queste e di 
altre famiglie , sui cambiamenti seguiti nel territorio , sulle 
Chiese di esso; ne vi sarà trascurato ciò, che appartiene alla 
Storia Naturale, quanto può bastare a quelli, che non voglio- 
no in tali studi profondamente istruirsi. 

Rimane a dire del Codice Diplomatico , il qual sarà com- 
partito ne' diversi tomi dell' Opera , sicché ogni tomo sarà 
composto parte di Memorie Storiche , parte di Diplomi e di 
carte . Saranno in esso unite le carte raccolte da molti Archivii 
da me ricercati dalla metà in circa dell' ottavo secolo fino alla 
fine del XV. Nelle più antiche avranno luogo anche alcune di 
quelle, che sembrano meno interessanti, e saranno esse pubbli- 
cate per intero; perciocché deesi questo, per cosi dir, privile- 
gio alla loro antichità e rarità; e sanno ben gli eruditi, quan- 
to avidamente sian cercate le carte , che precedono al mille . E 
non e picciola lode di questo Stato , che se ne sian trovate 
quasi 150. anteriori a quest' epoca, oltre le altre 100. da me 
pubblicate nel Codice Nonantolano . Cominciando però dal X. 
secolo, delle carte, che non son Diplomi Imperiali né Regii , 
o Bolle di Papi, ho pubblicate sol quelle parti, che ci offrono 
qualche notizia Scorica o Topografica , o per altro titolo inte- 
ressante, e dopo il mille mi sbn ristretto a dar luogo nel Co- 
dice Diplomatico a quelle sole , che eran più degne di venire 
alla pubblica luce. Ho creduto opportuno di pubblicare almeno 
in gran parte nuovamente ancor quelle , che erano già state 
pubblicate dairUghelli, dal Muratori, dall' Affarosi , dal C. Tac- 
coli, e da altri scrittori, sì perché avendole confrontate cogli 
originali, vi ho trovate più cose degne di correzione, sì perchè 
sarebbe stato gravoso a Lettori, che volesser vederle, l'andare 
a ricercarle in Opere voluminose , e che non son nelle mani di 

tutti. 



X xiv. )( 

tutti. Alle carte, e singolarmente alle più antiche, ho aggiun- 
te, ove il bisogno mi' parea richiederlo, alcune note, per ri- 
schiarar punti di Cronologia e di Scoria , i quali nelle Memo- 
rie Storiche non avrebbero potuto aver luogo , senza discostarsi 
di troppo dair oggetto lor principale . 

Avrei desiderato di poter io pure, come fanno gli altri co- 
munemente , dividere il Codice Diplomatico in modo , che a 
quello stesso numero di anni si stendesse in ciaschedun Volu- 
me, a cui si stenderanno le Memorie Storiche. Ma atteso il 
piano della mia Opera , ciò non era possibile ad eseguirsi . Per- 
ciocché i diplomi e le carte in parte appartengono alle stesse 
Memorie , in parte alla serie de 1 Vescovi , in parte alle famiglie 
de' Signori di queste Provincie, in parte al Dizionario Topo- 
grafico Scorico, e molti ancora appartengono insieme a diversi 
oggetti; e volendo perciò, come e necessario, serbar T ordin de* 
tempi nel pubblicarli , mi è convenuto necessariamente dipartir- 
mi dall' usato costume , e dividerli ne' diversi Volumi , come la 
lor mole permetterà , senza aver riguardo alle materie , che ne' 
Volumi medesimi si conterranno. 

lo so , che alcuni rimireran queste carte come un inutil 
ingombro de' tomi. Mi lusingo nondimeno, che pochi sian per 
essere quelli , che col dolersi di ciò mostrino di essere troppo 
mal provveduti di quel buon senso , senza cui è inutile T appli- 
carsi allo studio della Scoria . Lasciamo stare , che è ornai que- 
sto il costume comune a tutti i più esatti scrittori di Storie , e 
che gli amanti della vera erudizione dorrebbonsi a buon diritto, 
se alla Storia non vedessero aggiunto il Codice Diplomatico. E' 
certo, che uno scrittore non può trattenersi su ogni oggetto, 
senza condurre le cose a un'eccessiva lunghezza. Or supponga- 
si, come spesso avviene, che ad alcuno piaccia di conoscere^ 
personaggi di qualche nobil famiglia vissuti in questo o in quel 
secolo , le monete , che in diverse età furono in uso , il valor 
delle terre secondo diversi tempi , il metodo delle investiture , 
de' livelli, degli affitti ec. e mille altre somiglianti notizie, che 
talvolta alcuno desidera, né sa, ove ripescarle. Il Codice Di- 
plomatico le offrirà agevolmente a chi le ricerca; e senza esso 
cercherebbonsi inutilmente. Perciò a renderlo anche più utile, 
sarà esso corredato di copiosi ed esatti Indici , lavoro di ìncre- 
dibil noja , per chi lo sostiene , ma di incrcdibil profitto , per 
chi vuol farne uso. Ho 



)( XV. )( 
Ho esposto finora l'idea e il metodo di questa mìa Opera, 
colla qual mi lusingo , che tutto ciò, che appartiene alla Storia 
Civile ed Ecclesiastica di queste Provincie, debba venir rischiara- 
to assai più che non è stato finora. Cosi possa io compiacermi 
al vedere , che uguale alla fatica e alla diligenza da me usata 
in comporla, sia l'umanità e la gentilezza degli eruditi nell' ac- 
coglierla e nell 1 approvarla . 



IN- 



X xvi. x 

INDICE 

DEI CAPI 

Contenuti nel presente Volume. 

CAPO I. 

Dell' origine e delle vicende delle Provincie Estensi ne 9 tempi della 
Romana Repubblica pag. i. 

CAPO IL 

Delle vicende di queste Provincie ne tempi del Romano Impero e del 
Regno Gotico e del Longobardo pag. 31. 

CAPO III. 

Delle vicende di queste Provincie da tempi di Carlo Magno fino a 
primi anni del secolo XIL colla Storia del Patrimonio MatiU 
dico pag. 58. 

C A P O I V. 

Dello stato di queste Provincie dalla morte della Contessa Matilde fi* 
no alla pace di Costanza pag. 173. 



MEMO- 




MEMORIE STORICHE 
MODENESI. 



CAPO 



I. 



Delt origine e delle vicende delle Provincie Estensi ne* tempi 

della Romana Repubblica . 

^g* Io volessi seguir l'esempio di alcuni Storici, 
qual ampio campo mi si aprirebbe a far pompa 
di erudizione ! Le Provincie e le Città del Du- 
cato di Modena appartengono all' Italia . Dun- 
que convien prima cercare, chi fossero i più an- 
tichi abitatori della nostra Penisola, da qual par- 
te venissero essi , come si succedessero e si cac- 
ciasser T un Y altro , qual fosse la loro lingua , quale il loro go- 
verno . E forse non sarebbero queste ricerche aliene dal mi» 
istituto , se io abbracciar volessi Y opinione del Vedriani , comu- 
ne già agli antichi Scrittor Modenesi , che Modena fu fondata 
cinquecento anni prima di Roma , come > dice egli , dalle antiche 
9 vere Istorie si cava (i) . Ne egli vuole , che a lui solo il crc- 
Tom. L A dia- 




CO Stor. di Mod. T. I. p. 14. 



2 . MEMORIE STOR. MODENESI. 

diamo . Ei cita in margine i suoi garanti , e certo i più auto- 
revoli , che addur si possano , cioè Strabone , Livio , e Plinio . 
Convien dire , che a tempi del Vedriani non fossero i Lettori 
punto solleciti di verificare le citazioni , che trovavan ne' libri . 
Perciocché se alcuno provocato lo avesse ad additargli que' pas- 
si , ne' quali i suddetti Scrittori ragionano della fondazione di 
Modena, ei non avrebbe certamente potuto trovarli mai. Livio 
parla tanto della fondazione di Modena quanto di quella di Pie- 
troburgo . Plinio dice solo , che Modena è nell' ottava region 
delF Italia, e che è Colonia Romana (i); e Strabone pure la no- 
mina semplicemente descrivendoci queste Provincie. Come dun- 
que si possono allegare questi Scrittori , e sulF autorità loro as- 
serir francamente , che Modena è più antica di Roma di cinque 
secoli ? Ma altri autori non mancano al Vedriani per provar , 
che Modena esisteva a' tempi degli Etruschi tanto più antichi 
de' Romani ; che essi da Fiesole e da Luni mandaron una Co- 
lonia a questa Città, la quale allora era detta Mondinia, e che 
il governatore di questa Colonia nominavasi Tazio Morico . E 
qui veramente ha un autore a citare , cioè Curzio Inghirami 
ne' suoi Frammenti Etruschi. Ma se il Vedriani vivesse ora, e 
citasse questo Scrittore, si vedrebbe accogliere colle risa; per- 
ciocché non v' ha or chi non sappia , che mere imposture son 
que' frammenti da lui pubblicati non meno che gli Scrittori , 
che Annio da Viterbo volle far credere d* aver trovati , e queli' 
Omusio Tinca supposto Scrittor Piacentino , e tanti altri apo- 
crifi documenti dalla credulità de* nostri maggiori troppo sempli- 
cemente adottati . 

Alquanto più modesti furono gli Scrittori Reggiani. Anch' 
essi vantano origine Etrusca ; ma volendo per avventura rispet- 
tar Modena , si tengono un passo addietro , e son paghi di cre- 
dere la lor Città fondata da un certo Regio Etrusco 105 1. an- 
ni prima di Cristo , cioè circa trecent' anni prima di Roma , e 
ducent' anni più tardi di Modena . Questa è T opinione seguita 
dal Panciroli e dall' Azzari nelle loro Storie MSS. di Reggio; 
e ad essi ancora non mancano Scrittori autorevoli , a cui ap- 
poggiarsi , cioè Catone, Beroso, e gli altri a lor somiglianti, 
tutti usciti dalla cella di Annio da Viterbo . Ed io mi maravi- 
glie- 

i « i " i 1 1 ■ 1 11 — — ma — — — — — ba rti ■■ ■ ■ 

(x; L. III. n„ XX. 



C A P O I. 3 

glicrci , che il Panciroli , uomo per altro assai dotto, si lascias- 
se egli pure ingannare da quelle imposture, se non avessi ve- 
duto , che anche il gran Sigonio tanto più critico e più erudito 
dcPPanciroli non fu abbastanza avveduto per conoscer la frode. 

Ne qui finiscon le favole intorno alla fondazione di Reggio. 
Era già in Reggio una delle porte della Città , che dicevasi di 
Bernone o di Brennone, che fu poscia murata, quando il Duca 
Ercole II. fece fortificar la Città . Ed ecco tosto V etimologia 
di questo nome. Quella Porta fu così detta da Brenno Condot- 
tier de' Galli , il quale o fondò , o accrebbe Reggio . E perchè 
non bastava trovare un sol Brenno , se ne vollero trovar tre ; 
uno , che fu Capo de' Galli nella prima loro irruzione in Italia 
a tempi di Tarquinio Prisco ; 1' altro , che li condusse nella se- 
conda irruzione Tanno %6i. quando entrarono in Roma ( ed a 
questa sola occasione eran essi veramente guidati da un Brenno) 
il terzo venuto con Odoacre alla distruzion dell' Impero Roma- 
no . E il Panciroli ci assicura, che, prima che l'accennata Por- 
ta fosse murata , avea egli veduta sopra essa un' antica e corro- 
sa Iscrizione, che faceva indubitabil fede, ch'essa era opera di 
un Brenno o Brennone , che è il medesimo . Ma il Panciroli 
avrebbe dovuto in primo luogo darci copia di questa Iscrizione, 
e innoltre esaminare, di qual tempo essa fosse, e non ripetere, 
com' egli fa , la medesima fola , ove ragiona di ciaschedun di 
que' Brenni . 

Lasciam dunque giacer traila polvere , a cui sono ornai ab- 
bandonati e T Inghirami, e gli Scrittori di Annio, e tutti i so- 
miglianti parti di arditi impostori , e i Brenni , e le Iscrizioni 
di Porta Bernone , e confessiamo sinceramente , che ne di Mo- 
dena né di Reggio né di alcun altro luogo di questi Stati ab- 
biami memorie o documenti sicuri , se non più secoli dopo la 
fondazione di Roma. Forse esse esistevano prima; forse servi- 
ron di sede agli Umbri ; forse agli Etruschi , che cacciatili oc- 
cuparono le lor Provincie; forse a' più antichi Galli, che a tem- 
pi di Tarquinio Prisco cacciaron di là dall' Apennino gli Etru- 
schi . Ma tutto ciò è incerto ; ed è inutil perciò il voler parlare 
da Storico, ove non si posson produrre che favole e sogni. 

La prima menzione di Modena , che troviamo presso gli Anno dì E 
antichi Scrittori, è all'anno 534., o secondo altri Cronologi all' n.a 534, 
anno 555. di Roma. Era già cominciata la seconda guerra Car- 

A z ta- 



4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

taginese, e Annibale espugnato Sagunto, e valicato V Ebro, già 
accostavasi a entrar nelle Gallie , per passar da cssq in Italia ; 
Erano allora queste contrade abitate da Galli Boii , i quali in- 
siem cogli Insubri loro vicini erano stati pochi anni prima co- 
stretti a soggettarsi a Romani , ma serbavan contro di essi la 
nimicizia e 1' odio ereditato da* lor maggiori , ed accresciuto di 
fresco al vedere , che due nuove Colonie avean mandate i Ro- 
mani ad abitare le Città di Piacenza e di Cremona. Parve ad 
essi , che Annibale dovesse essere il loro liberatore; e allor che 
udirono , che egli , benché ancora da lungi , accostavasi all' Ita- 
lia > unitisi agli Insubri, presero le armi, e invasero quelle cam- 
pagne medesime del Piacentino e del Cremonese , che i Trium- 
viri spediti da Roma a formar le Colonie andavano allora di- 
stribuendo a' nuovi abitatori. Questi insiem co' Triumviri veg- 
gendosi improvvisamente assaliti , ne credendosi abbastanza sicu- 
ri in Piacenza , ove più facilmente avrebber potuto ricoverarsi , 
vennero a racchiudersi in Modena . Inseguirono i Galli , e cin- 
ser d'assedio questa Città. Ma inesperti nell'arte di espugnare 
le mura , e anche mal sofferenti delle militari fatiche , stavansi 
quasi oziosi intorno alla Città ; e forse sarebbe stato inutile il 
lor tentativo, se alla forza non avesser sostituita la frode. Fin- 
sero essi dunque di voler venir coi Romani a trattato di pace ; 
e alcuni inviati perciò usciron da Modena ad abboccarsi co' Gal- 
li . Ma questi contro ogni fede arrestatili , negaron di lasciar- 
gli andar liberi, finché i Romani non avesser rilasciati gli ostag- 
gi , che i Galli aveano lor dati a garanti della lor soggezione. 
Era stato frattanto spedito dalla Repubblica con forte esercito il 
Pretor Tito Manlio per opporsi ad Annibale , allor quando en- 
trasse nella Gallia Cisalpina. Egli avvertito di ciò, che presso 
Modena era avvenuto , e del pericolo , in cui era il presidio di 
questa Città di cadere in man de* nemici, colà si volse colle 
sue truppe . Erano allora le strade intorno a Modena ingombre 
di selve , e Manlio entratovi senza le dovute precauzioni , tro- 
vossi improvvisamente avvolto dalle schiere nimiche , che ivi si 
erano appiattate . Non picciola fu la strage , e Manlio a gran 
pena potè col rimanente dell' esercito uscire all' aperta campa- 
gna , e ivi fortificarsi . Non ardirono allora i Galli di assaltar- 
lo . Ma poiché i Romani ne uscirono per continuare la marcia , 
finché essi passavano per vie aperte , non incontravan nimici ; 

ma 



C A P O I. 5 

ma appena traversar doveano qualche selva , vedevansi da essi 
investiti ; e la retroguardia singolarmente ne fu malconcia per 
modo, che ottocento vi rimasero uccisi; e vi perderono sci ban- 
diere . Finalmente ridottisi in terreni più aperti continuaron 
tranquillamente il lor viaggio , e giunti a Tanneto , luogo vi- 
cino al Po , ivi si accamparono . 

Fin qui io non ho fatto che riferir la narrazione , che ci 
han lasciata di questa guerra Polibio (i) e Livio (2). Ma con- 
vien ora arrestarci , e far qualche riflessione sulle cose finor 
narrate . I Triumviri e i Coloni Romani ritiraronsi in Modena , 
ove più che in Piacenza si credevan sicuri . Non sol dunque 
esisteva allora questa Città , ma era cinta di mura per modo , 
che si poteva sperare di sostenervi un lungo assedio . Questo ci 
può servire d'indicio e di pruova , che già da qualche tempo, 
e forse da qualche secolo, esisteva, questa Città; benché mi sem- 
bri priva di fondamento V opinione del P. Bardetti , che volen- 
do a tutta T Italia Circompadana dare un* origine Gallica crede, 
che Modena fosse così nominata dalla voce Mouden , che in quel- 
la lingua significa rialto o alzata , a spiegare , che Modena sor- 
geva in mezzo alle paludi (3); etimologia, la qual più conver- 
rebbe alla voce Italiana Modena , che alla Latina Mutina , che 
allora si usava . Che direm poi di quella del Can. Mazzocchi , 
che per mezzo di stiracchiate e ridicole etimologie vuol, che Mu» 
tina sia voce formata da lingua Orientale (4) ? Lasciarti in dis- 
parte i sogni , e andiamo in cerca del vero . Modena dunque 
esisteva, e già da gran tempo, al sesto secolo di Roma. Io vo 
ancora più oltre , e credo di poter affermare ciò , che niuno ha 
detto finora, che Modena fin da quel tempo fosse Colonia Ro- 
mana. L'opinion comune si è, che solo Tanno 569. essa rice- 
vesse questo onore, sotto il qual anno dice veramente Livio, 
che due Colonie di due mila cittadini Romani furono mandate 
a Modena e a Parma, e furon loro divisi otto jugeri di terre- 
no per ciascheduno nel Parmigiano, e cinque nel Modenese, e 
che i Triumviri, che le condussero, furono M. Emilio Lepido, 
T. Ebuzio Caro, e L. Quinzio Crispino (5). Ma io penso, che 

fos- 



Ci) L. ili. n. 40. p 14?. 

(2) L. XXI. n 2^. (4) ivi p, 227- ec. 

(3; Della Linguai' primi Abit. d'Ital, (5) L. XXXIX, n. 55. 



6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

fosse questa , almeno riguardo a Modena , una rinnovazion di 
Colonia , come talvolta facevasi . Ed è troppo verisimile , che 
nel passaggio, che fece Annibale per queste Provincie , esse rima- 
nesser deserte per modo, che convenisse, finita la guerra, man- 
dar nuovi abitatori a popolarle . Ora a creder , che Modena fin 
dall'Epoca indicata poc'anzi fosse Colonia Romana, mi persua- 
de la risoluzion de' Triumviri di chiudersi in essa. Piacenza era 
certamente Colonia, e nondimeno essi non vi si crederono ab- 
bastanza sicuri. Dunque doveva esser Modena Colonia più anti- 
ca e di fedeltà più provata che Piacenza . Di fatto , se Modena 
non fosse stata Colonia, essa sarebbe stata abitata da' Galli , co- 
me il restante di queste Provincie; e sarebbe stato perciò trop- 
po imprudente il consiglio de' Triumviri di andarsi a racchiude- 
re in una Città abitata o da' lor dichiarati nimici , o almen da 
tali uomini , della cui fede non potevano abbastanza fidarsi . Fi- 
nalmente la mia opinione confermasi da Polibio , il quale nel 
narrar questo fatto dà a Modena il nome di Colonia : quumque 
Mutinam Romanorum Coìoniam se recepissero. E Polibio venuto a 
Roma circa cinquant' anni soli dopo quel tempo è scrittor trop- 
po autorevole, perchè non dobbiam crederlo ben informato. 

Deesi ancora far riflessione sulla qualità delle strade , che 
cran intorno a Modena. Livio e Polibio ci rappresentano queste 
strade come ingombrate di incolte selve , non però in modo # 
che a quando a quando non si uscisse in libero e aperto terre- 
no , come ci mostra il danno , che le truppe Romane soffriva- 
no , quando marciavan pe' boschi , e che cessava , allor quando 
ne uscivano . Io osservo però , che non si fa in. questo luogo 
menzione di sì vaste paludi, che rendesser troppo difficile il 
viaggio per queste Provincie . Anzi il vedere fin d' allor fabbri- 
cate , per tacer di altre più lontane , le Città di Bologna , di 
Modena ( e fors' anche di Reggio ) di Parma, e di Piacenza ,\ 
ci mostra, che aperta era la strada, che conduceva dall'una ali* 
altra Città , benché interrotta da selve , e meno agiata perciò 
e men sicura di quella , che Emilio fece aprire pochi anni do- 
po, e che dal nome di esso fu detta Emilia. Vedremo ancora, 
che vi s' incontravano spesso acque stagnanti , che ritardavano il 
cammino, e che furon poi tolte, quando fu aperta la Via Emi- 
lia, Ma vaste e profonde paludi non poteanvi essere certamen- 
te, perciocché in tal caso le truppe , che pur sovente passavano 

per 



C A P O I. 7 

per queste parti, avrebber tenuta altra via, o si sarebbe dagli 
scrittori spiegata la somma difficoltà , che nel passare incontra- 
rano , come non tacquer l'ostacolo delle selve, per cui dovea- • 
no aggirarsi . E molto meno si può ammettere ciò , che alcuni 
scrittori hanno creduto, che da Ravenna fin presso Modena si 
stendesse un' immensa palude detta Padusa. Perciocché in tal 
caso non sarebbero state queste Provincie sì abitate , come il 
fatto ci mostra, ch'esse erano veramente. Quindi se la Padusa 
era lago, e non piuttosto , come altri più probabilmente han 
pensato , un ramo del Po , essa dovea avere assai minore esten- 
sione . 

Questa riflessione sulla qualità delle strade tra Piacenza e Anno di 
Bologna ci conduce a un'altra quistione, cioè alla via, che ten- IU3ma 535< 
ne Annibale, per passare dalla Lombardia in Toscana, il che 
accadde nella primavera dell'anno seguente a quello, in cui Mo- 
dena fu assediata da Galli . Di ciò io ho parlato assai lunga- 
mente nel primo Discorso preliminare premesso alla Storia del- 
la Badia di Nonantola, ove ho ardito di proporre una mia con- 
gettura, che il celebre passaggio dell' Apennino fatto da Anni- 
bale debba credersi seguito a un di presso per quella via , che 
nuovamente aperta per ordine del Duca Francesco III. per le 
montagne di Modena conduce in Toscana . Io perciò a questo 
luogo ricapitolerò in breve ciò , che ivi ho più diffusamente 
esposto . 

Polibio Storico vicinissimo a que* tempi , e che volle esa- 
minar co' suoi occhi il teatro di quella celebre guerra , è la più 
certa guida, che noi possiam trascegliere, per accertare il vero. 
Ecco le parole , colle quali egli descrive, a qual via si attenesse 
Annibale : Qnum viarum rationem per contando a peritissimis qui bus- 
que cognovisset , ceteros in ditìonem hostìum adìtus ìongos & adver sa- 
rti s net os j udì e avi t ; eum vero , qui per paìudes in Etruriam ducebat y 
dijfficikm illuni quidem , sed brevem , <& qui Flaminium ipsa novi tate 
incepti percelleret (i) . Queste parole ci mostrano, a mio parer, 
chiaramente , che Annibale scelse un passaggio breve , un pas- 
saggio > per cui dovea traversare ampie e profonde paludi ( le 
quali di fatto a lui e all' esercito suo riusciron fatali ) e un pas- 
saggio > a cui i Romani non si attendevano. Quest'ultima cir- 

co- 

(0 L. £11. a. 79. 



8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

sostanza basta a dimostrare , non che a provare , che le palu- 
di , per le quali passò Annibale, non erano nella strada diritta 
da Piacenza per Parma e Modena e Bologna a Rimini , la qual 
fu poi detta Via Emilia, perciocché essa, come sopra abbiamo 
osservato, era allor frequentata, né avea sì profonde paludi; e 
tanto era lungi , che dovessero maravigliarsi i Romani , quando 
udissero , che Annibale scelta avea quella strada , che uno de* 
tre eserciti, eh* essi posero ne' tre diversi luoghi, pe' quali po- 
teva Annibale accostarsi a Roma, era accampato sotto il co- 
mando di Servilio a Rimini : così eran persuasi i Romani, che 
potesse esser questa una delle vie scelte da Annibale . Per la 
qual ragione medesima due altri eserciti eran posti , uno a Luc- 
ca, ove poteva giugnere Annibale, passando da Parma per quel- 
le montagne in Toscana, l'altro ad Arezzo, ov'ei poteva sboc- 
care, se avesse scelta la via, che conduce in Toscana per Forlì 
e per Meldola . Eran queste le vie più comunemente battute . 
Dunque niuna di queste fu scelta da Annibale, il quale, come 
dice Polibio , scelse una strada ignota , e che avrebbe riempito 
di maraviglia i Romani, quando avesser saputo, che per quella 
era Annibale passato in Toscana . 

Or tale era quella , che vi conduce per le montagne di 
Modena. Essa è breve, e certo, riguardo alla Toscana, più bre- 
ve assai, che quelle per Forlì e per Meldola. Essa era scono- 
sciuta , ne i Romani avrebbon creduto mai , che Annibale la 
scegliesse. Di fatto veggiamo, che a Pistoja non avean essi col- 
locate truppe di sorta alcuna. Rimane ora a provare, eh* essa 
era piena di ampie e profonde paludi . E se io proverollo , sarà 
dimostrato , che questa fu la via scelta da Annibale , finche non 
si pruovi , che un'altra via eravi paludosa egualmente e breve, 
e non solita a battersi dalle truppe. Che il terreno intorno a 
Modena fosse in general paludoso , ricavasi chiaramente e da 
ciò, che veggiamo anche al presente, mentre pure le acque ri- 
dotte entro a Canali e il terreno tanto più coltivato lo rendon 
più fermo ; e da quelle Isolette nuotanti , che dice Plinio , che 
vedevansi in questo territorio: Quaderni Insula semper jìuBuant , si- 
€ut in Atro Coccubo , & codem Reatino , Mutincnsi , & Stationcnsi (i). 

Ma 



Ci) L. IL C. XCV. 



C A P O I. g 

Ma prendiamo a esaminare singolarmente la strada , che da 
Modena conduce a Pistoja . Il primo tratto di essa , che dalla 
Città si stende fin presso Sassolo , anche nel secolo XIV. era 
tutto paludoso ; perciocché negli Statuti delle acque compilati 
Tanno 132,7. si fa menzione di questa Palude, e si ordina, 
che, cum famosi tas pahidis aerem totius Civitatis corrumpere posse vi' 
deatur , ognun possa fin presso Formigine scolare e asciugar quel 
terreno ; ita quod currus & ammalia transeundo commode ire & tran- 
sire possint (1) . E più altri documenti intorno a questa ampia 
Palude recheremo nel Lessico Topografico. Or se anche nel se- 
colo XIV. , quando queste Provincie erano sì popolose e fre- 
quenti , pur quel tratto di via era ancor paludoso , quanto più, 
dovea esserlo a tempi di Annibale ! Negli stessi Statuti delle Ac- 
que (1) si fa menzione di una Palude , che tuttora era presso 
Sassolo , ove pure il terreno è tanto più alto che presso la Cit- 
tà . Ma più ancora. Nelle sussq montagne, che conducono in 
Toscana , abbiam la Terra di Paullo , nome , che nelle carte 
de' bassi tempi equivale a Padulo o Palude . E ivi di fatto si 
veggon tuttora le vestigia di un vasto lago , che vi stagnava 
air intorno , e che essendo poi stato colmato dalla terra , che 
spesso cade dalle più alte montagne , appena or ne ritiene qual- 
che indicio . Aggiungansi altri Laghi , che trovansi in quelle e 
nelle vicine montagne , il Lago Santo , il Lago Baccio , il La- 
go di Scaffiolo , il Lago di Pratignano , il Lago della Feria , e 
le acque di Brandola, e i bagni d' Acquaria, e le frequenti mi- 
niere di olio di sasso , che trovansi nelle colline presso Monte- 
zibio . Forse ancora i nomi , che tuttor vi rimangono , di Roc- 
ca Pelago , Pieve Pelago , S. Anna Pelago ec. sono indicii di 
ampie e stagnanti paludi , che vi si vedevano alf intorno . E cer- 
to tutte queste acque , che or si scaricano nella Secchia e nel 
Panaro, o che riunisconsi in tanti piccioli laghi, doveano allo- 
ra , prima che la montagna si coltivasse e si abitasse , andar 
disperse , e stagnando qua e là rendere il terreno paludoso e dif- 
ficile a superarsi . Tutte queste osservazioni ci mostrano chiara- 
mente , che la via da Modena a Pistoja era piena di acque pa- 
ludose e stagnanti; e che essendo essa al tempo medesimo bre- 
ve e non frequentata , essa era appunto quella , che Annibale 
Tom. I. B cre- 



CO Lib. IV. (1) Rofar. CCCXX. 



io MEMORIE STOR. MODENESI. 

credette al suo bisogno opportuna, e che perciò egli scelse a 
preferenza delle altre . Ne può dirsi , che nuova del tutto sia 
quella strada; perciocché nel Codice Diplomatico a quest' opera 
aggiunto vedremo , che nel secolo XII. e nel XIII. si nomina 

più d' una volta la strada da Pistoja a Modena; via 

a civitate Pistoria: usque Mvitinam ; e si nominano i luoghi , pe' 
quali essa passava , alcuni de' quali sono i medesimi , pe' quali 
or passa , altri non ne sono molto discosti . E anche nel seco- 
lo XVI. Fra Leandro Alberti indica presso Ligorzano la molto 
stretta & aspera via da passare da questo lato in Toscana per Pi* 
stoja (i) . 

Furon dunque , s' io mal non avviso , le montagne di Mo- 
dena , per cui Annibale passò in Toscana ; passaggio , in cui fu 
d' uopo di tutto il coraggio e di tutta la robustezza per supe- 
rare gli ostacoli , che le frequenti e profonde paludi vi oppone- 
vano . Tre o quattro giorni vi impiegarono i Cartaginesi con 
gravissimi patimenti sempre in mezzo alle acque stagnanti , per 
cui non era possibile il ritrovare, ove adagiarsi e dormire se 
non allor quando morti essendo in gran parte per la enorme 
fatica i giumenti, e giacendosi essi co* lor bagagli nella palude, 
ma in modo che non vi erano del tutto immersi , potevano i 
soldati sopra essi sdraiarsi alquanto a prender riposo . Lo stesso 
Annibale , benché montato su un elefante , che solo era rima- 
sto fra quelli , che seco avea condotti dall' Africa , tanto ebbe 
a soffrire, che rimase cieco di un occhio (2). Ma pur finalmen- 
te uscito dalle paludi entrò in Toscana , e diede principio alla 
celebre guerra contro i Romani , per cui Roma si vide prossi- 
ma al suo estremo sterminio , dal qual nondimeno seppe risor- 
gere più gloriosa e più forte di prima. Essa non appartiene all' 
argomento , eh' io ho per le mani . Pare , che qualche parte vi 
avesse Modena , se basta un Poeta a farcene fede ; perciocché 
Silio Italico , annoverando le Città , che dieder soccorso a* Ro- 
mani , annovera tra esse Modena : 

Certavit Mutine quassata Piacenti a bello (3) . 
Ma non sappiamo precisamente, che avvenisse di Modena in quel 
frattempo; e per alcuni anni taccion ài essa le antiche Storie, 

che 



(1) Defcriz. àeìV Irai. p. 323. edit. (2) Polyb. 1. r. 

1550- (3) De Beilo Punic. L. VllLv.tfU 



C A P O I. ii 

che sole ci debbon servir di guida . Ne io veggo alcuna ragio- 
ne , per cui presso Modena più che presso qualunque altra Cit- 
tà della Gallia Cisalpina debba collocarsi quella Selva Litana, ia 
cui Tanno 536. alcune truppe Romane condotte da Postumio 
furono sconfìtte da Galli (1). 

La seconda guerra Cartaginese ebbe fine ¥ anno di Roma Anno di !U 
550., ma non ebbe con essa fine l'odio de' Cartaginesi contro i 55* 
Romani. Più volte eccitarono essi gli abitatori della Gallia Cisal- 
pina , e singolarmente i Boii , i Liguri , e gli Insubri a solle- 
varsi contro della Repubblica , e più volte dovette questa difen- 
dersi contro de' loro assalti (2) . E certo sovente dovetter passa- 
re per queste Provincie gli eserciti di amendue le parti. Ma ne 
di Modena ne di Reggio né di alcun altro Castello di questi 
contorni nelle Storie di quesce guerre non si fa motto , se non 
una volta sola all'anno 559. Avea il Console L. Cornelio Mc- 
rula condotto il suo esercito nelle terre de' Boii , e le andava 
scorrendo e predando , senza che essi ardissero di farglisi incon- 
tro . Cosi andavasi avanzando il Console , e uscito dalla loro 
campagna accostavasi a Modena, ed essendo in paese amico an- 
dava con minore cautela : Consul agro bostium excessit , & ad Mu- 
tinam agmine incauto, ut in ter pacatos , ducebat (3). Parole degne 
di riflessione , perchè pruovano sempre più chiaramente , che 
Modena fin d'allora era Colonia Romana. I Boii frattanto veg- 
gendo il nimico uscito da' lor confini , lo venivan lentamente 
seguendo , e in una notte passando oltre al campo Romano ap- 
piattaronsi in un bosco presso questa Città , per cui il Console 
dovea passare . Egli però se ne avvide , e disposto F esercito in 
battaglia, si fece innanzi a Boii , e si venne alle mani. Livio 
descrive a lungo il furioso ed ostinato combattimento, in cui 
un'ala de' Romani era gik rotta, e cedevate ne sarebbe seguita 
un' intera sconfitta , se nuove truppe non fossero state mandate 
a sostenerla . La Cavalleria Romana condotta da C. Livio Sali- 
natore decise della vittoria . I Boii dopo una lunga e coraggio- 
sa resistenza costretti a fuggire lasciaron sul campo quattordici 
mila uccisi, mille novantadue soldati prigioni , settecento cava- 
fi 2 lic- 



eo li* L. XXTir. n. 24. ' L. XXXIV. n. 46. ec. L. XXXV.n.40. 

(2) Ib. L. XXXI. n. io. e 11, L L. XXX VI. n< 36 
XXXII. 0. 85. L. XXXIII, a. 3é. ec. (j) Liv. L, KXXV. n. 4. 



i2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

lieri , tre Capitani, oltre un gran numero di stendardi e di car- 
riaggi . 

Fuor di questo non troviamo altro fatto d'armi, che pres- 
so Modena accadesse , se pur non vuoisi ammettere T opinion 
del Cellario , il qual crede , che il Castello Mutilo nominato da 
Livio (i) tra quelli de' Boii sia Medolla luogo del Frignano . 
Ma io non veggo argomento , che pruovi in favor di Medolla 
piuttosto che di Meldola o dì Modigliana , che altri ravvisano 
in Mutilo . Non così vuoisi passare in silenzio ciò , che avven- 
Anno di R. ne l'anno 565. Traile diverse Colonie, che componevano i Lì- 
365. guri, nazione sopra ogni altra di tutte le Gallie molesta a Ro- 
mani , perciocché racchiusa traile montagne , e armata leggier- 
mente sorprendeva all' improvviso e maltrattava i nimici , e po- 
scia chiusa ne' suoi alpestri Castelli ridevasi de' loro sforzi, fralle 
loro Colonie , io dico 5 erano i Friniati , de' quali non ci dice 
Livio , ove fosser posti precisamente ; ma certo erano di là dall' 
Apennino, come sarà manifesto da ciò, che ora diremo. Con- 
tro di essi mosse nel detto anno il Console C. Flaminio , e vin- 
tili in diverse battaglie, li costrinse a chieder la pace, e a sog- 
gettarsi a Romani . Ma la lor soggezione durava sol tanto , 
quanto era d' uopo a raccogliere nuove forze. Poiché sperarono 
di potere scuotere il giogo , cominciarono a muover tumulto . 
Flaminio accorse a punirli, e a ridurli al dovere. Alcuni di essi 
ritiraronsi su un monte detto Augino , altri si cacciarono in 
luoghi sì erti ed inospiti, che il Consoie non potesse inseguirli, 
e in tal modo fuggendo venner di qua ■ dall' Apennino , e qui si 
sostennero per qualche tempo difesi dall' altezza stessa de' mon- 
ti , in cui si erano ricoverati . Ma finalmente furon costretti ad 
arrendersi al Console , che condotto avea le legioni di qua dell' 
Apennino , e che togliendo loro tutte le armi li rese inabili a 
sollevarsi . E quindi volgendosi contro altri Liguri detti Apua- 
ni , posti ove ora e Pontremoli , i quali invaso aveano il terri- 
torio di Pisa , e poscia quel di Bologna , vinse essi pure , e 
soggettolli, e renduta in tal modo la tranquillità a queste Pro- 
vincie , per non tener oziose le truppe , occupolle in formare 
la via, che da Bologna conduce ad Arezzo , e che da lui fu 

detta Flaminia, 

Men- 



CO L. XXXilI. n. 37. 



C A P O I. 13 

Mentre il Console Flaminio soggiogava in tal modo i Li- 
guri Friniati e gli Apuani nelle montagne , V altro Console 
Emilio scorreva armato le lor campagne e le loro borgate , de- 
vastando e incendiando ogni cosa. Eransi essi ritirati frattanto 
su due monti detti Ballista e Suismontc; e perciò contro di essi 
si volse poscia Emilio; ed essendogli riuscito di trargli in luogo, 
ove si potesse combattere , gli assaltò e gli sconfisse . Erano es- 
si (per riguardo nostro) di là dall' Apennino; perciocché Livio 
dice, che Emilio, dopo avere di qua dalf Apennino , secondo lui, 
cioè, secondo noi, di là da esso, soggiogati i nimici col suo eser- 
cito, passò i monti, e venne ad assalire alcuni di que' Friniati , 
che , come abbiam veduto poc* anzi , eransi ritirati di qua da' 
monti , e contro de* quali non avea potuto muover le armi Fla- 
minio . Essi ancor furono vinti , e spogliati dell' armi , e dalle 
montagne condotti ad abitare nel piano . E indi diviso il suo 
esercito nelle Gallie , e imitando Y esempio del suo Collega , 
aprì egli pure una nuova via da Piacenza fino a Rimini, che 
da lui fu detta Emilia. 

Io ho seguito finora il racconto di Livio (1). Ma convien 
ora esaminare più attentamente le cose , eh' egli ci narra . E 
prima vuoisi avvertire, che ove Livio la seconda volta nomina 
i Friniati , alcuni invece di Friniates leggon Briniates , e ne fan- 
no un popol diverso dal primo; e così pure in altro luogo veg- 
gonsi da Livio nominati i Briniati (2). E vi ha, chi vuole in- 
dicarsi ivi gli abitanti di Brugneto Città sulla Riviera Orientale 
di Genova poco lontana dal mare, o, secondo il P. Bardetti (3), 
gli abitanti di Val di Prino nel Piacentino. Ma io penso , che 
sempre si debba legger Friniates , e che la voce Briniates vi sia 
corsa per error de' copisti. Perciocché Livio dice dapprima, che 
Flaminio vinse i Friniati , poscia che Emilio vinse que' Frinia- 
ti , contro i quali non avea potuto andare Flaminio , col che 
panni indicar chiaramente , che erano il medesimo popolo vinto 
in parte da Flaminio, in parte da Emilio. Ma ancorché voglia- 
si ammettere la voce Briniates, essa non può certo indicar Bru- 
gneto; perciocché in amendue i passi chiaramente Livio ci dice, 
eh* essi erano trans Apenninum , cioè, riguardo a noi, di qua 

dall' 



% 

CO L. XXXIX. n. 1. 2, (2) L. XU. n. 19. 

{$) Dslia lingua de' primi Abit, d' Ital. p. no. 



14 MEMORIE STGR. MODENESI 

dall' Apennino . Or questi Friniati , che cacciati da' Promani dal- 
le lor sedi vennero a stabilirsi di qua dall' Apennino , sono , a 
mio parere , i primi abitator del Frignano , che deserto pochi 
anni prima, e paludoso ed incolto, quando vi passò Annibale, 
cominciò da essi a popolarsi e a coltivarsi ; e divenne poi paese 
sì fertile e frequentato , che pochi paesi montuosi possono ad es- 
so paragonarsi . La somiglianza traile voci Friniates , con cui 
que' popoli si appellavano, e Frfnianwn, con cui fu nominata quel- 
la Provincia , e la circostanza del passaggio da que' popoli fat- 
to dall' Apennino ulteriore al citeriore , panni che rendano que- 
sta opinione assai probabile . 

I monti qui nominati da Livio meritano essi pure qualche 
riflessione. Il nome di monte Augino non ha somiglianza con 
alcun de' monti di queste Provincie , ed è inutile perciò il cer- 
care , come ora si appelli, non indicandosene chiaramente da Li- 
vio la posizione ; e panni , che troppo di qua lontano il ponga 
il P. Bardotti , volendo , che sia monte Occhino nel Piacenti- 
no (i). La somiglianza del monte Ballista con Valestra ha fat- 
to credere a molti , che questo monte posto nel Reggiano sia 
indicato da Livio; e che vicino ad esso fosse queir altro detto 
Suismontc , di cui per altro non sanno indicare V appellazione 
moderna , benché il P. Bardetti colle sue Etimologie Galliche vo- 
glia farci credere , che sia lo stesso che Bismantova (2) . Ma se 
essi avessero attentamente esaminato il passo di Livio , avrebbon 
veduto , che que' due monti erano di là dall' Apennino ; e che 
non debbonsi perciò ricercare ne nelle montagne Reggiane ne 
nelle Modenesi. 

Abbiam veduto per ultimo, che il Console Emilio fece in 
quest' anno aprire la via Emilia da Piacenza fino a Rimini , no- 
me da quella strada tenuto per molti secoli , finché ne' bassi 
tempi , come altrove vedremo , essa non più Emilia nominossi 
ma Claudia . Già abbiamo osservato poc' anzi , che da molto 
tempo dovea essere aperta una strada, la qual passasse per le 
Città, come or diremmo, della Romagna e della Lombardia, 
che fin d' allora si venivano seguendo con poco intervallo l'una 
dall' altra. Ma questa via era ingombra di selve, come pure si 



e 



(1) Della lingua de* primi Abit. d' Ital. p. 122. 
(2; Ivi p. 142, 



C A P O I. 15 

e avvertito, e anche di acque paludose e stagnanti , non però 
in modo , che ritardasser di molto il cammino de' passaggieri e 
delle truppe, che spesso per queste parti passavano. Al che al- 
lude Strabone, ove dice, che questa strada fu fatta juxta radi- 
ai Aìpium paludibm in gyriim circumventis (1) , soggiugnendo poi 
ciò, che abbiamo mostrato falso, che queste furono le paludi 
passate da Annibale . Fu dunque un riattamento e un miglio- 
ramento quello , che fece Emilio di questa via , acciocché più 
libero e più sicuro fosse il viaggio da Rimini fino a Piacenza , 
ne si avessero a temere le insidie , che nelle strade impedite da 
folte selve sono troppo frequenti. 

Non è improbabile, che allo stesso M. Emilio Lepido do- 
rcsse Reggio o la sua fondazione , o il suo ristabilimento . E' 
eerto, che questa Città ne fu debitrice a un Lepido: Kegienses a 
Lepido, dice Plinio (z)> e il nome stesso di Regium Lepidi , con 
cui fu comunemente appellato , e il nome ancora di JEmilia f 
ohe le fu dato talvolta , ce ne persuade . Molti furono gli Emi- 
lii Lepidi nel tempo della Romana Repubblica; né abbiam no- 
tizia precisa , qual di essi fosse il fondatore o il ristoratore di 
Reggio . Ma il vedere , che M. Emilio Lepido combatte in que- 
ste Provincie, che egli trasse alcuni Friniati dalle montagne ad 
abitare nel piano , e che egli aprì e riattò la strada, che da 
Piacenza conduce a Rimini , e che passa ancora per Reggio , 
sembra persuaderci, che a lui si debba attribuir questa lode. Né 
io penso però , che debba credersi al Panciroli , il qual vorreb- 
be persuaderci , che un sobborgo , che a' suoi tempi sussisteva , 
e dicevasi Emiliolo , avesse finallor conservato il nome di Emi- 
lio . Cotali etimologie non si accolgono ora dagli eruditi che 
colle risa . E così pur mi lusingo , che non faccia d' uopo di 
confutare V opinione del P. Bardetti , il quale vuole (3) , che 
Reggio fosse fondato dal detto Lepido , e eh' egli mandasse ad 
abitarvi parte de' Liguri da lui cacciati dalla montagna, e che 
questi perciò nominassero quella Città in lor lingua I^epid-Rbeg , 
cioè dono di Lepido . Ognuno comprenderà facilmente , che a 
una Città da lui fondata Lepido avrebbe imposto un nome La- 
tino e non un Gallico . Ho detto , che M. Emilio Lepido fu 

pro- 



Ci) t Y. (z) L. III. n. XX. 

(3; Dilla lingua de' primi Abitat. d' Itai. p. 137. ec. 



itf MEMORIE STOR. MODENESI. 

probabilmente o il fondatore o il ristoratore di Reggio; e con 
ciò ho mostrato di dubitare, se Reggio prima di questi tempi 
esistesse. Già ho fatto vedere poc anzi, che è favolosa V esi- 
stenza di Reggio a tempi degli Etruschi 9 e che non ha alcun 
fondamento 1' opinione degli Scrittori Reggiani, i quali voglio- 
no, che o un Brenno da essi ideato venuto co' Galli in Italia 
a tempi di Tarquinio Prisco, o 1' altro , che veramente vi ven- 
ne, ed entrò in Roma l'anno 362. fondasse la lor Città. Ciò 
non ostante può essere , che Reggio fin da' tempi assai antichi 
esistesse; ne io ho ragione a negarlo. Ma non posso pure af- 
fermarlo, finche noi vegga provato coli* autorità di qualche an- 
tico scrittore o di qualche autorevole monumento . 

E si lusingan di averlo alcuni scrittori Reggiani . Fra Mi- 
chel Fabrizio Ferrarmi Carmelitano diligente raccoglitor d' Iscri- 
zioni , di cui ho favellato nella Biblioteca Modenese, pubblicò 
Tanno i486, l'operetta di Valerio Probo intitolata: Significati* 
' antiquarum Litterarum , con cui insegna a leggere e ad intender 
le cifre e le abbreviature , che ne' codici e ne' marmi incon- 
transi. Or fra queste abbreviature vedesi questa ancora: M. Lep. 
C. Reg. Inst. , spiegata felicemente così : Marcus Lepidus Civita- 
tem Regii instauravit . Il documento è certamente autorevole, 
quando sia legittimo. Ma possiam noi come tale considerarlo? 
Io scorro il libro di Probo; e non trovo, che vi si rechi esem- 
pio di alcun' altra Città o fondata o ristorata da alcuno . Era 
dunque allora sì celebre sopra tutte le altre la Città di Reggio, 
che di essa sola dovesse farsi menzione ? e una cifra per essa 
sola dovesse formarsi a indicarne il benefico ristoratore? Io vo 
più oltre , ed osservo , che sembra , che Valerio Probo natio di 
Berito nella Fenicia non conoscesse altra Città al mondo fuor 
che Reggio . Ecco due altre cifre : M. Reg. cioè Mi liti x Regien- 
iium . R. Reg. cioè Rurum Regiensium ; né altre Ville né altre 
Milizie di altre Città vi si veggono indicate , fuorché le Milizie 
di Ravenna colla cifra M. R. Eran dunque sì deliciose le Ville , 
e sì celebri le Milizie Reggiane , che esse sole dovessero ram- 
mentarsi? Questa riflessione comincia già a muoverci dubbio, 
che il Ferra rini si lasciasse alquanto sedurre dall' amor della pa- 
tria , e inserisse a capriccio in queir opera diverse cifre , che ad 
essa si riferissero. Nondimeno, sci si fosse appagato di aggiu- 
gner le cifre già riportate, poteva forse restare occulta la sua 

im- 



C A P O I. i 7 

impostura. Ma una ve ne aggiunse egli, che Io rende inescusa- 
bile agli occhi anche de 1 meno eruditi . Perciocché vuole , che 
la sua famiglia già esistesse a tempi di Nerone , ne* quali Pro- 
bo scriveva: À\ Ferrarin. Rura Ferrar ììiornm. Troppo madornale è 
questa, per vero dire; e ci fa perdere ogni fede a chi è capa- 
ce d' interpolar per tal modo gli antichi codici . Ma egli stesso 
ci avea già avvertiti a non credergli interamente ; perciocché 
nella prefazione confessa, non sol di avere emendato il testo 
guaste e corrotto, ma di avervi anche aggiunte non poche co- 
se : multa etiam ipse adjecì , sine quibus piane non potuisset intclUgi* 
Ecco dunque chiaramente spiegata l'origine delle cifre spettanti 
a Reggio , che trovansi nelT Opera pubblicata dal Ferrarmi . Di 
fatto due codici dell'Opera di Valerio Probo ha questa Duca! 
Biblioteca, scritti uno nel XV. 1' altro nel XVI. secolo; e in 
essi non mai si nomina Reggio. Le edizioni dell'opera, che ven- 
nero in seguito, furon fatte comunemente su quella del 1483. 
proccurata dal Ferrarmi . E nondimeno il Mazzocchi , che dopo 
il Ferrarmi fu il primo a pubblicarla , benché ammettesse le 
Ville e le Milizie Reggiane, non ebbe coraggio di ammettere 
la ristorazione di Reggio; e solo vi pose la cifra M. JEmìlìus . 
Il Dausquejo e il Pustchio furono più cortesi verso del Ferrarmi, 
e la inserirono quale presso lui la trovarono . Niuno però fu 
semplice per tal modo da ammettere anche le Ville de* Ferra- 
rmi . 

Da tutto ciò raccogliesi ad evidenza, s io non m'inganno, 
che non si può fare alcun fondamento sull'autorità di Valerio 
Probo a stabilir con certezza , che M. Emilio Lepido ristorasse 
la Città di Reggio , e che solo per congettura possiamo crede- 
re, ch'egli o la fondasse o la ristorasse, e ottenesse con ciò , 
ch'essa prendesse il suo nome. Non dovette però essere ne' suoi 
principi! molto ragguardevole la condizione di questa Città , poi- 
ché é certo , che niun antico scrittore prima de' tempi di M. 
Tullio ne ha fatta menzione. E io mi riserbo a dirne a queir 
Epoca il poco , che intorno ad essa si può raccogliere . Solo 
deesi qui aggiugnere, che, secondo Tolommeo , Reggio ancora 
fu Colonia Romana , e come ci mostrano alcune Iscrizioni , che 
ne ha raccolte TAzzari nella sua Storia Ms. essa ancora, come 
vedremo di Modena , apparteneva alla Tribù Pollia . Il Panci- 
roli , a confermar sempre più l' antichità e lo splendore della 

Tom. I. C sua 



i.8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

sua patria, crede di trovare i nomi di parecchie Nobili famiglie 
Romane ne 1 nomi di parecchie Ville Reggiane , come de' Beb- 
bii in Bebbio &c Ma ognun sa , come sono ora accolte cotali 
origini. Egli avverte ancora, che in Reggio al par che in Ro- 
ma era il Campo Marzio , e che esso sussisteva ancora a suoi 
tempi, benché non fuor della Città, come prima, ma dentro 
le mura. Io temo però assai, che il Campo Marzio di Reggio 
avesse la stessa origine che quel di Modena, la qual certo non 
è molto gloriosa ; e che marcio dovesse scriversi e non Marzio . 
Ecco T etimologia di quel di Modena , qual ci viene descritta da 
Iacopino Lancillotto nella sua Cronaca MS. ove all'anno 1468. 
nominando el zar din del Signore , cioè quello , che ora è il vec- 
chio Giardino Ducale , avverte , che prima quello logo , dove fu 
fatto dito zardino , si se chiamava campo marzo , perchè quando se 
voleva am azzar e uno cavallo ho altra bestia per havere la pelle , se 
andava in quello logo , & li moriva . Ma torniamo alla Sto- 
ria. 

Abbiam veduto poc'anzi, che Tanno 569. fu mandata a 
Modena una Colonia di Cittadini Romani , la qual però , come 
abbiamo allora osservato, piuttosto che fondazione di una nuo- 
va Colonia par che fosse rinnovazion di un antica . Era costu- 
me , che le Colonie venissero ascritte a una delle Tribù , nelle 
quali era diviso il popol Romano , affinchè cssq pure potessero 
aver parte nelle assemblee popolari , ossia ne' Comizi , che ra- 
dunavansi in Roma. Modena fu ascritta alla Tribù Pollia, co- 
me ci mostrano alcune antiche Iscrizioni , che qui si conserva- 
no . Io non mi tratterrò a ragionare della forma , con cui reg- 
gevansi le Colonie , de' lor Decurioni , e degli altri lor Magi- 
strati , si perchè son cose agli eruditi già note , e poco inte- 
ressanti pe* non eruditi, si perchè Modena non avea in ciò co- 
sa alcuna, che la distinguesse dalle altre Colonie. Io debbo so- 
lo arrestarmi su quelle cose , che ci fanno conoscere le diverse 
vicende, a cui essa e le altre Città degli Estensi domini] furon 
soggette . 

Frattanto i Liguri tante volte da' Romani sconfitti, ma 

non mai abbattuti , continuavano a recar nuove molestie a' lor 

Anno di R. medesimi vincitori, e l'anno 572. eransi essi di nuovo raccolti 

5?i * su due monti Ballista e Suismonte , de' quali abbiam parlato 

poc'anzi; e Aulo Postumio avendogli ivi assediati, e chiusi per 

ogni 



19 



capo r. 

ogni parte, gli avea costretti alla resa (i). Ma tre anni ap- 
presso altri della stessa nazione , e forse que' medesimi detti 
Liguri Friniati , che , come si è già avvertito , eransi ritirati 
nella Provincia del Frignano , a cui diedero il nome , secsi più 
al basso accamparonsi nella pianura intorno al fiume Scoltenna, 
o , come or diciamo , Panaro , ne Livio ci dà alcun indicio a 
congetturare, in qual luogo a un di presso essi si collocassero. 
Il Console C. Claudio rivolse contro essi le sue legioni, e con 
tal impeto gli assaltò, che quindicimila Liguri rimaser morti 
sai campo, più di settecento furon fatti prigioni, e cinquanta 
bandiere furon lor tolte . Gli avanzi dello sconfitto esercito si 
ritiraron su monti , ne più furon veduti (2), Ma appena le 
Romane legioni eransi allontanate , e mentre il lor vincitore 
riportava in Roma il solenne onor del Trionfo , essi sollevatisi 
nuovamente, e raccolte nuove truppe, sceser da' monti, e spar- 
gendosi per le vicine campagne le andavano saccheggiando ; e 
assaltata improvvisamente la Città stessa di Modena se ne fecer 
padroni (3). C. Claudio allora Proconsole T anno seguente 
recossi ad assediarla , e in men di tre giorni riebbela colla 
strage di ottomila Liguri , e vi rimise i Coloni Romani , che 
n' erano stati cacciati (4) . Ne perciò i Liguri rimaser tran- 
quilli . Claudio raccolte nuova truppe entrò ne' loro confini , ed 
essi ricordevoli della sconfitta , che da lui avuta aveano presso 
il Panaro , occuparon due monti , cioè il Ballista nominato 
poc* anzi, e un altro detto il Monte Leto unito al Monte Balli- 
sta, che facevano un giogo solo e continuato, e a meglio di- 
fendersi contro i Romani vi si cinser di muro . Ivi inferociti 
alla vista dell'imminente loro rovina, uccisero barbaramente i 
prigioni , che seco da Modena avean condotti , e trucidarono 
ancor le pecore nel predare raccolte. Molti però de* Liguri, 
cioè circa mille cinquecento, essendo stati più lenti a ritirarsi 
su monti, vennero da' Romani sorpresi e uccisi. Frattanto il 
Console Q. Petillio, che trovavasi qui nella Gallia, temendo di 
non poter sostenere l'impeto de* nimici, fece avvertire il Pro- 
console Claudio, che a lui ne venisse, e ch'egli avrebbclo at- 

C 2 teso 



W Tiv. L. XL n, 41. (3) Ib. n. 14. 

(2) Ib, L, XLI. n. 12. (4; Ib. a. itf. 

/ 



2© MEMORIE STOR. MODENESI. 

teso a' Campi Macri . Colà condusse le sue truppe il Proconso- 
le, e vennevi poscia ancor dalla Liguria l'altro Console C. Va- 
lerio. Si divise allora l'esercito, e Petillio mosse col suo con- 
tro ì Monti Ballista e Leto. Poiché vi fu giunto, li fece inve- 
stir da due parti ; e in una si avanzavano felicemente i Roma- 
ni , ma neir altra parevan cedere e ritirarsi . Colà si spinse Pe- 
tillio per sostenerli ; e gli venne fatto di ricondurgli air assalto ; 
e i monti furono espugnati colla morte di cinquemila Liguri . 
Ma il Console , mentre col suo valore dà coraggio agli altri , 
trafitto da un dardo cadde e morì ; e V altro Console Valerio , 
che ad altre parti erasi recato , dovette volgere addietro , e riu- 
nire le sue truppe a quelle dell' ucciso Collega (i), colle quali 
poscia assaliti un' altra volta i nimici , e sconfittili , tornò a Ro- 
ma coli' onor del trionfo , 

Io ho finor compendiato il racconto di Livio , senza in- 
terromperlo per ricercare, quai sieno i due monti Ballista e Le- 
to , e i Campi Macri da lui nominati . Abbiam veduto poc an- 
zi, che il Monte Ballista insieme col Suismonte erano per ri- 
guardo nostro di là dall' Apennino; e ivi perciò dovea essere 
anche il Monte Leto, che da Livio dicesi unito al Ballista . 
Quindi , come ne abbiamo inferito , che Ballista non può essere 
il Monte Valestra , cosi dobbiamo ora inferirne, che il Monte 
Leto non può essere , come il Vedriani ed altri hanno creduto., 
il Monte di S. Pellegrino, anche perchè esso è troppo lontana 
dal Monte Valestra , ne in alcun modo forma con lui un sol 
giogo , come abbiam veduto che formavano i monti Ballista e 
Leto . Ma quali monti essi fossero , ne* gran cambiamenti , che 
i nomi hanno sofferto, non è possibile l'indovinarlo. I Campi 
Macri, o ,. come Strabone gli appella (2), Nacrti , erano nelle 
vicinanze di Modena e di Parma: Oves , dice Columella (3,) , qud 
circa Parmam & Mutinam Macrìs stabuìantur campi $ . Quindi alcu- 
ni hanno creduto , che vogliasi indicar Carpi , benché tra f un 
nome e l'altro non trovisi molta analogia. Maggior se ne tro- 
va da chi crede indicarsi ivi Magreda presso Sassolo . E sem- 
bra a questa opinione favorevole un altro passo di Livio , ove 

di- 



ro fb. n. 18. (3; L. VII. C, £L 

(2) L. V. 



e a p o r. 21 

dice (i): ProfcBiis in Galli am circa Macros Campos ad montcs Siri* 
minatn & Tapinnm stativa babuit . Non sappiamo , quai siano que- 
sti due monti. Ma Carpi non può dirsi vicino a qualunque sia- 
si monte, il che troppo meglio conviene a Magreda . 

Dopo le spedizioni contro de' Bdìì e de' Liguri flnor nar- 
rate , le quali ridussero quelle nazioni a non poter più sollevar- 
si , ne recar molestia a Romani , non troviamo per lungo spa- 
zio di tempo alcun cenno di Modena. E la prima menzione, 
che ne abbiamo , è un memorabil fatto di Storia naturale , che 
Plinio ce ne riferisce , dicendo di averlo tratto da libri della 
Disciplina Etrusca, ne* quali segnavansi le cose più prodigiose, 
che di quando in quando accadevano. Narra egli adunque (2), Anno di R. 
che T anno innanzi alla guerra Sociale , la qual ebbe principio 661. 
l'anno di Roma 662., e in cui queste Provincie non ebber 
parte alcuna , nel Consolato di Lucio Marzia e di Sesto Giu- 
lio , nel territorio di Modena si vider due monti scuotersi con 
grande strepito, e cozzare l'uri contro l'altro, or ritirandosi, 
ora accostandosi , mentre frattanto vedevansi da essi uscire gran 
nembi di fuoco e di fumo ; che di questo prodigio furono testi- 
moni molti Cavalieri Romani , i quali co' lor domestici e con 
altri viandanti andavano allora per la via Emilia ; e che a sì 
terribili scosse rovinarono tutte le Ville di que' contorni, e 
molti animali vi rimasero uccisi. Forse è esagerato il racconto; 
ma esaminata la natura de' monti Modenesi, esso non è del 
tutto improbabile. Trovansi in essi alcuni piccioli Vulcani, e 
son noti singolarmente quelli di Barigazzo. Evvi ancor quella, 
che volgarmente dicesi la Salsa di Sassolo , ove un picciol cra- 
tere sulla sommità di una collina fa talvolta con molto strepito 
le sue eruzioni di una specie di lava bituminosa mista a pietre 
calcane e a filamenti d* olio di sasso frequente in que' contor- 
ni. Son questi indicii di bitume e di zolfo, che nascondevi nel 
seno de' monti; e che può talvolta produrre somiglianti feno- 
meni. Lo stesso Plinio ci narra (3), che in questo territorio 
vedevasi talvolta uscir fuoco di sotterra , benché egli unendo alla 
osservazione la superstizione affermi, che ciò accadeva ne' giorni 

s&- 



(1) L XLV. (3) 1, n. e CW- 

(1) L il. C. LXXXUI. 



-22 MEMORIE STOR. MODENESI. 

sacri a Vulcano : exit , dice del fuoco , in Mutìnensi agro stati', 
Pukano diebus . Il celebre Dort. Ramazzine , esaminando questo 
passo di Plinio, propone una sua congettura. Osserva egli (i) , 
che a destra del Montezibio , vicino a Sassolo e alla suddetta 
Salsa , veggonsi due altri monti assai alti , e poco Y un dall'altro 
discosti; che di mezzo ad essi scende un ruscello, che dagli 
abitanti dicesi Schianca , nome, che presso essi significa smem- 
bramento e divisione , e che il dorso del monte , per cui si 
scende al ruscello , ha il nome di Rovina . E quindi ne inferi. 
sce , che verisimilrnente siano essi que' monti , ne* quali accadde 
il prodigio narrato da Plinio. Né io però ardirei di decidere , 
se bastino le circostanze indicate , per render probabile questa 
opinione . 

Poche notizie Storiche ci rimangon di Modena nel cor- 
Anno di so del settimo sccol di Roma, in cui avvenne il detto prodigio . 
Roma 075. E troviam solo , che nella guerra civile , che si accese dopo la 
morte di Siila accaduta V anno 675. trai due Consoli Q. Ca- 
ttilo e M. Lepido , M. Bruto padre dell' uccisore di Cesare , il 
quale in nome di Lepido teneva Modena , vi fu da Pompeo as- 
sediato, e costretto ad arrendersi, e poco appresso ucciso (2) , 
e che cinque anni dopo il celebre Spartaco, capo de' Gladiatori 
contro la Repubblica sollevati , presso Modena disfece le truppe 
del Console C. Cassio (3) . Riguardo però all' uccisione di Bru- 
to , Paolo Orosio (4) la dice seguita presso Reggio . Plutarco, a 
dir vero , autor più antico, sembra che meriti maggior fede . Si 
posson nondimeno conciliare insieme amendue , quando si dica , 
che Bruto fu ucciso tra Modena e Reggio . 

L' ultima menzion di Modena a tempi della Romana Re- 
Anno di Ro- pubblica C se pur ella potevasi ancora cosi appellare) e quella, 
ma 709, 71 0» , j f 1 .x 1 • *• H il 

che ad essa e la più gloriosa , appartiene alla celebre guerra , 

che si accese dopo la morte di Cesare 1' anno 709. tra Marco 
Antonio da una parte , e Bruto e Cassio e gli altri uccisori di 
Cesare dall' altra. Decimo Bruto uno de' capi della congiura era 
con alcune legioni nella Gallia Transalpina . Antonio Console 
allora , abusando della sua autorità , mandò comandandogli , che 
colle sue truppe si portasse in Macedonia. Ma Decimo preve- 
den- 



do De Petroleo Monris Zibinii . (5) Fior L. Iti. C, XX. 

(2; Pluurch. ia Vif. Pomp (4, Hitìou L. V. C. XXIL 



C A P O I. 25 

dendo f raggiri di Antonio, giunto in Italia, venne a chiuder- 
si in Modena, Città ricca, dice Appiano Alessandrino (1) , da 
cui trarremo in parte questo racconto , ove egli co' viveri rac- 
colti da' Cittadini mantener poteva T esercito , e fece innoltre 
salar molte carni, perche esso non soffrisse la fame, se mai so- 
stener dovesse un lungo assedio . Antonio di ciò sdegnato , rac- 
colte egli pur quelle truppe, che a lui ubbidivano, colà tosto si 
spinse , e circondò la Città . Questo assedio è un de fatti più 
memorabili della Storia di Modena , e vuoisi perciò considerare 
con particolare attenzione . 

Noi vediamo primieramente , che per testimonianza di Ap- 
piano era Modena Città ricca , e provveduta di viveri per tal 
maniera , che Bruto poteva sperare di sostenervi un lungo asse- 
dio, il che confermasi da Pomponio Mela, che insieme con Pa- 
dova e con Bologna V annovera traile ricchissime Città d' Italia' 
(2), e oltre la ricchezza dovea anch' essere Città forte e ben 
munita , se egli infra le altre la scelse per attendervi il nimico. 
Di fatto Cicerone nelle Filippiche in questa occasion recitate no- 
mina Modena fermissima e splendidissima Colonia del Popol Ro- 
mano, sostegno e difesa di Roma (3), e Colonia fiorentissima 
opposta quasi un freno al furore di Antonio (4). Dovea innol- 
tre Modena allora avere assai più vasta estensione, che non ha 
al presente, perciocché Decimo Bruto, come abbiamo da Ap- 
piano, vi condusse e vi alloggiò tre legioni, oltre un gran nu- 
mero di gladiatori (5). Or egli é certo, che le legioni erano 
allora composte almeno di quattro mila Soldati; e perciò alme- 
no dodici mila dovean essere quelli, che stavan racchiusi in Mo- 
dena; presidio, che non può soggiornare che in una assai vasta 
e spaziosa Città . E vuoisi anche qui avvertire , che allora il Pa- 
naro entrava in Città . Perciocché Frontino racconta (6) , che 
allor quando il Console Irzio venne per costringere Antonio a 
levar Y assedio , egli scriveva lettere a Bruto , che era assediato, 
per avvertirlo delle misure, che andava prendendo, in sottili 
laminette di piombo, e che legatele al braccio di qualche sol- 

da- 



(i) De Be!L Civil. L HI. (4) Philin. XIU. n IX. 

(2 ; L. II. C. IV. (e) Appiaa. de Beliis Civil. T.. Ili, 

(?) Philip. V. n. IX. X, Philip. VII. (6) Strstagemm, L. ili. G. XlXf. 
n. V. 



* 4 MEMORIE STOR. MODENESI, 
dato, questi passando a nuoto la Scoltenna, come allor diceva- 
si il fiume , recavale a Bruto. Del che avvedutosi Antonio fece 
appiattar reti nel fiume, affin di cogliervi i notatoti. Ma scoper- 
to T agguato , Bruto prese a valersi di alcune colombe , le qua- 
li portavan le lettere nascoste sotto le loro ali al campo de' 
Consoli (i). E nella stessa occasione, come narra il già citato 
Frontino (2) , essendo gli assediati in gran bisogno di sale , il 
Console Irzio mandonne loro alcuni vasi pel fiume stesso. Que- 
sto è il passo, in cui Frontino, secondo le comuni edizioni, in 
vece della Scoltenna nomina il Saniturno , nome sconosciuto 
a tutti gli antichi Geografi , e che perciò alcuni recenti Scrit- 
tori hanno immaginato , che fosse quel torrentello , che col 
nome or di Fossa , or di Formigine , viene ora indicato , che 
«ntrava una volta in Città presso la Porta ài S. Francesco , 
e che fu poi voltato nella Secchia . Nella nuova edizione del 
detto autore fatta dall' Oudendorpio in Leyden V anno 1731., 
egli osservando, che in diversi codici si legge divcrsamente j quel 
nome , cioè Saminum , Saturnurn , Samminìconim &c. , e che un 
Codice Mediceo legge Scaltennahi , ha cambiato il Saniturnum in 
Seuìtennam , perciocché , dice egli giustamente , il fiume nomina- 
to qui da Frontino debb' esser lo stesso che quello nel prece- 
dente Capo da lui rammentato , cioè , il Panaro , presso il qua- 
le era Irzio accampato . E' certo dunque , che esso è la Scul- 
tenna , ossia il Panaro , e non essendo verisimile , che fosse fin 
d* allora aperto il Canale , che ora comunica col Panaro , con- 
yien dire , o che il fiume avesse allora diverso corso , o che la 
Città si stendesse verso il Levante assai più che non fa al pre- 
sente, sicché il fiume, che ora da quella parte le è lontano tre 
miglia , le fosse assai più vicino , ed entrasse anche in essa . 

Questa è ancor T opinione di Francesco Panini nella sua 
Cronaca MS. di Modena , il quale ne reca in pruova il decreto, 
con cui V anno 1167. Gherardo Rangone Legato Imperiale in 
Modena e i Consoli della Città permisero al soprastante alla 
Fabbrica di S. Geminiano di scavare non solo per le strade e 
per le piazze della Città , ma anche fuor di essa per le pubbli- 
che vie e per le paludi e pe' campi fino alla profondità di 
quattro braccia; e di raccoglierne le pietre, che vi trovassero, 

per 



(0 Plin. Hist. L. X, C. LUI. (ij L. e, C. XIV. 



C A P O I. ^ 5 

per valersene nella fabbrica di quella Chiesa (i) . E deesi osser- 
vare , che per nome di pietre non debbonsi a questo luogo in- 
tendere puri sassi; perciocché a trovarli e a raccoglierli non fa- 
eoa d' uopo né di scavare il terreno, ne di chiederne a' Magi- 
strati licenza; ma debbonsi intendere marmi e sassi lavorati , che 
già avean servito ad altre fabbriche allora distrutte, e che per- 
ciò si giacevano sepolti sotterra . Una somigliante licenza diede 
il Vescovo Alberto Boschetti T anno 1242. Avea la Città di 
Modena determinato di far coltivare un gran tratto di terren 
paludoso , che dalla Porta detta ora di S. Francesco stendevasi a 
Mezzodì fin verso Formigine , e perciò dicevasi il Tatuilo (z) . 
Parte di quel terreno era proprio del Vescovo ; ed egli perciò 
con suo decreto de' 21. di Ottobre del detto anno permise al 
Soprastante alla medesima Fabbrica di S. Geminiano di scavar 
le pietre , e qualunque altra cosa trovasse in quella sua parte di 
terren paludoso fuor della Porta di Bazzovara , come allora di- 
cevasi ; e il Panini , che scrivea dopo la metà del secolo XVI. 
ci assicura, che anche a' suoi tempi scavavansi ivi marmi ed 
avvanzi di fabbriche. Or questi avvanzi di fabbriche fuori della 
Porta suddetta , e generalmente fuori della Città , come ci mo- 
stra il primo Decreto , sono una certa pruova , che F antica 
Modena stendevasi una volta , singolarmente a Levante e a 
Mezzodì , assai più che al presente . Anche Fra Leandro Alber- 
ti afferma, che a suoi tempi vedeansi tuttora vestigii, i quali 
provavano , che Modena anticamente stendevasi più verso i 
monti (3). 

E non solamente dovea allor Modena esser più stesa, che 
non è al presente , ma dovea essere ancora Città per magnifiche 
fabbriche rispettabile e illustre. Ne abbiam la testimonianza pres- 
so uno scrittor Modenese , che circa il principio del decimo se- 
colo deplorando f infelice condizione , a cui era allora condot- 
ta la sua patria, ci dice dapprima, quale essa era ne* tempi ad- 
dietro : Mutine magna quondam effulsit & inclita Inter JLVmiììa ur- 
bes y locuples & fertilissima , adijiciis murorum & turrium propugna- 
culis admiranda , facunda terris , flanicie incompar abili s & gloriosa , 
montanis vicina , & per omnia fruBifera , navium quoque conventi" 

Tom. L D cu- 



(1) Antiqu Ital. T. L col. 477. (3) Descriz, dall' Irai. p. 318. ediz. 1550, 
(*j Script Rer. Ital. T. XI. col. -37. 



i6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

tulis undiquc decorata (i) . Indi per ottener fede alla sua asserzio- 
ne , ce ne addita in pruova le magnifiche rovine , che tuttora 
se ne vedevano : Unde usque hodie multimoda lapìdum monstratur 
congerìes , saxa quoque ingenua pracelsis quondam adifìciis aptissima , 
tquarum crebra , ut diximus , inundatione submersa . Di fatto allor 
quando 1' anno 1099. cominciossi a innakar la fabbrica di que- 
sta Cattedrale, lo scrittore, che ne distese il racconto, ci nar- 
ra , attribuendo a grazia del Cielo , che scoprironsi sotterra bel- 
lissimi e grandissimi marmi all' ideato lavoro opportuni : Ecce ubi 
numquam ab aliquo auditum fuerat . . . . terram facis effbdi : mirai 
marmorum lapidumque congerie* ex multitudine misericordiarum tuarum 
dignaris ostendere .... erigitur itaque diversi operis machina , effo» 
diuntur marmora insignia (2). Ove dee avvertirsi, che queste ma- 
gnifiche fabbriche non dovean gik essere state innalzate dopo la 
decadenza e la rovina dell* Impero Romano , nel qual tempo 
troppo era infelice la condizione di queste Provincie, per poter 
fabbricare con tanta magnificenza; ma erano probabilmente av- 
vanzi della grandezza di questa Città z tempi della Romana Re- 
pubblica. Questo è ciò , che volendo attenerci solo a' sicuri do- 
cumenti , e alle probabili congetture , e non alle incerte popola- 
ri tradizioni , o alle fole di alcuni Scrittori, possiamo intorno all' 
antica Modena indicare . Ma torniamo all' assedio . 

Presso a quattro mesi durò esso , e Modena sarebbe stata 
finalmente costretta ad arrendersi a Marc' Antonio , se Irzio e 
Pansa Consoli nelF anno 710. non si fossero affrettati a soccor- 
rerla . Irzio era già accampato non lungi da Antonio, e Pansa 
si era mosso da Roma con altre truppe per recargli soccorso . 
Della battaglia, che allor segui trai due eserciti nimici , udia- 
mone la relazione, che Galba compagno di Pansa in queir in- 
contro, mandò a Cicerone. A XPL cC Aprile , dice egli (3), nel 
qual giorno Pansa dovea unirsi al campo di Irzio ( e io era con lui , 
perciocché eragli andato incontro a cento miglia per affrettarlo a veni- 
rt ) Antonio trasse fuor a due legioni , U seconda e la trentesima quin- 
ta , e due coorti Pretoriane , una sua , T altra dì Silano , e parte de- 
gli Evocati Volontariì . Con queste truppe ci venne incontro ; per* 
ciocché credeva , che noi avessimo solo quattro legioni di nuove leve . 

Ma 



(1) Jb. T. IL P. IL col. 691. (3) Ep. ad Fa.mil. L. X. Ep. XXX. 

(2) Tom. VI. col. 89. 



CAPO l 27 

Ma Ir zio la notte precedente 3 Wccìàccbì con maggior sicurezza venir 
potessimo a! suo campo , ci avea mandila la legion Marzia , che da 
me soleva essere comandata , e due coorti pretorie . Al comparire della 
Cavalleria di Antonio , m la legióne né le coorti poteron pili tratte- 
■si y e noi fummo costretti a sezuirlc > poiché non potevamo arre- 
starle . Antonio avea racchiuse nel Foro de % Galli le sue truppe ; e vo- 
leva occultarci , eh" egli avesse seco le legioni ; e sol lasciava vedere 
la Cavalleria e le truppe armate alla leggiera . Pansa , poiché -vide la 
legione Marzia suo malgrado avanzarsi , comandò a due legioni di se- 
guirlo . Poiché trapassammo le strettezze della palude e de boschi y 
schierammo /* armata formata di dodici coorti . Le due legioni non 
erano ancor giunte . Antonio allor prontamente trasse le sue truppe dal 
borgo , e tosto ci venne incontro . Dapprima si combattè con tal forza> 
che più non potevasi ; benché f ala destra > in cui io mi trovava con 
otto coorti della legion Marzia , avesse al primo impeto rispinta la 
trentesima quinta legione di Antonio più di mezzo miglio lungi dal 
luogo , ove trovavasi . Quindi io veggendo , che la Cavalleria nemica 
minacciava di circondare la nostra ala , cominciai a ritirarmi , e ad 
opporre i soldati armati alla leggiera alla Cavalleria de Mori , accioc- 
ché essa non assaltasse i nostri alle spalle. Frattanto mi avveggo di es- 
sere in mezzo alle truppe di Antonio , e che questi mi era poco da 
lungi . Spronai tosto il Cavallo verso quella legione di nuove leve , 
che veniva dal campo , e rigettai lo scudo alle spalle . Gli Antoniani 
mi inseguivano : e i nostri non conoscendomi mi minacciavan co dar- 
di . Pur fui tosto riconosciuto , e per buona sorte potei salvarmi . Sul- 
la via Emilia ancora , ove era la coorte Pretoria di Cesare , si com- 
battè lungamente . V ala sinistra già debole , ove eran due coorti del- 
la legione Marzia , e la coorte Pretoria , ave a cominciato a cedere , 
perchè temeva di essere circondata dalla Cavalleria > in cui Antonio è 
assai forte . Tutte essendosi ritirate le nostre schiere , cominciai io an- 
cora f ultimo a ritirarmi verso il campo . Antonio , riputandosi vin- 
citore , credette di poterlo espugnare ; ed essendovi giunto , perdette 
gran gente , né potè riuscire alt intento . Ir zio di ciò avvertito fecesi 
incontro con venti legioni veterane ad Antonio , che tornava al suo 
campo , e tutte ne sconfìsse e ne volse in fuga le truppe al luogo stes- 
so y ove si era combattuto , cioè al Foro de Galli . Antonio alle quattr 
ore di notte colla sua Cavalleria ritirossi al suo campo sotto Modena. 
Ir zio tornò a quel campo , onde era uscito Pansa 9 e O'Ve lasciate avea 
quelle due legioni , contro le quali avea combattuto Antonio , Così An- 

D 2 to- 



28 MEMORIE STOR. MODENESI. 

tento ha perduta la maggior parte delle sue truppe veterane ; né ciò 
però si è potuto ottenere senza qualche perdita delle nostre coorti Pre- 
toriane e della legion Marzia. Due Aquile e sessanta bandiere si son 
tolte ad Antonio; e la vittoria è stata nostra. 

Questo in compendio è il racconto , che della suddetta bat- 
taglia ci fa Galba , il qual vi era presente . E in esso si può os- 
servare , eh' ei dice , allor solo essersi cominciato a combattere, 
quando le truppe furono uscite dalla palude : Posteaquam angustias 
paludis & silvarum transivimus , acies est instrucla a nobis duodecim 
cohortium . . . . Repente Antoni us in aciem suas copias de vico prò» 
duxit , è 1 sine mora concurrit . Or leggasi Appiano Alessandrino , 
che assai a lungo descrive questa battaglia medesima (i),e veg- 
gasi, qual contraddizione trair uno e T altro. Secondo Galba, 
Antonio mandò innanzi la Cavalleria , e tenne le legioni ac- 
campate al Foro de' Galli; secondo Appiano, ei non volle usar 
de' cavalli ; perchè in una pianura paludosa e piena di fosse es- 
si non potevan giovargli , e appiattò le due legioni fralle can- 
ne , che ingombravano V un fianco e 1' altro dell' argine della 
palude , su cui dovean passare le truppe di Pansa. Ei descrive 
poscia assai vivamente il nuovo genere di fiera ed ostinata bat- 
taglia , che ivi si vide; perciocché le truppe di amendue le par- 
ti cacciatesi dentro le due paludi divise dall' argine , ne potendo 
ivi far impeto contro i nimici, combattevano corpo a corpo, co- 
me si fa nella lotta , e più sicuri e perciò più funesti erano i 
colpi , con cui si ferivano ; sicché tutta quella palude riempissi 
di cadaveri e d' armi . Aggiugne Appiano , che in questa batta- 
glia fu mortalmente ferito il Console Pansa, il che da Galba 
non dicesi . E pare , che . ciò accadesse nell' altro incontro , di 
cui diremo tra poco. Egli è evidente, che questi due racconti 
non possono in alcun modo conciliarsi insieme; ma ognun ve- 
de ancora, che assai maggior fede merita un Condottiere di 
truppe intervenuto all' azione medesima , che uno Storico vissu- 
to due secoli appresso. 

Ciò , in che convengono amendue gli Scrittori , si è , nell' 
indicarci un terreno paludoso , su cui doveano passar le truppe . 
Ma esso , secondo Galba , non era che un tratto , da cui usciro- 
no esse prima di azzuffarsi ; secondo Appiano, era una vasta pa- 

lu- 



(i) De Bellis Givi), L. HI. 



C A P O I. 29 

lude , in cui tre legioni , cioè almeno dodicimila uomini, e più 
altre truppe stavano immerse combattendo , benché quasi immo- 
bili , le une contro le altre . E qui ancora mi sembra , che a 
Galba assai più che ad Appiano debbasi prestar fede , si per la 
ragione suddetta, sì perchè non è verisimile, che Pansa volesse 
condurre le sue truppe per mezzo a una vasta palude, o che, se 
la via non era tutta paludosa , ma in gran parte piana e fer- 
ma , le truppe piuttosto che sopra essa volesser gittarsi a com- 
battere frallc poco discoste paludi . Dovea dunque la via battu- 
ta da Pansa aver tuttora qualche tratto paludoso sì e selvoso , 
ma pur non difficile a tragittarsi , e fu quello , da cui usciron 
le truppe di esso , prima di azzuffarsi contro quelle di An- 
tonio . 

La relazione di Galba distingue il combattimento seguito al 
Foro de Galli da quello seguito sulla Via Emilia. E ciò può gio- 
vare a mostrare non ben fondata Y opinion di coloro , i quali 
vogliono , che il Foro de* Galli fosse , ove ora è Castelfranco 
sulla via Emilia , e a render più probabile F opinione del Con- 
te Senator Savioli, il qual crede (1) , che ne fosse circa un mi- 
glio lontano a sinistra fra Castelfranco e Piumazzo , ove si di- 
ce , che ancor ne restino de' vestigi . Par dunque , che la posi- 
zion degli eserciti possa in questo modo idearsi . Antonio col 
suo esercito cingeva Modena . Irzio avea il campo qualche mi- 
glio da lui discosto , diremmo noi tra la Samoggia e Castelfran- 
co , e poco lontan dal Panaro , per cui mandava in Città e no- 
tatori con lettere, e vasi di sale. Pansa veniva per congiunger- 
si ad Irzio, e ne era poco lontano; poiché dovea unirglisi in 
quel giorno medesimo. Antonio non potendo andare direttamen- 
te contro di Pansa, se non passava per mezzo al campo d* Irzio, 
ne volendo a ciò cimentarsi , fece un giro verso il Foro de' Gal- 
li, ossia Piumazzo, per prender ne* fianchi le truppe di Pansa 
e impedirne f unione con Irzio. Seguì la battaglia parte presso 
il Foro de* Galli, e parte suir Emilia. Antonio dovette volge- 
re addietro, e nel ritirarsi fu assalito dalle truppe d* Irzio e 
sconfitto . 

La sconfitta ricevuta da Antonio non bastò ai determinarlo 
a lasciar 1' assedio di Modena. Convenne adunque combattere 

nuo- 



Ci) Ann. Boi. T. I, ?. I. p. io. 



3 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

nuovamente pochi giorni appresso. Questa seconda battaglia fu 
sanguinosa al par della prima. Irzio uno de' Consoli vi perde 
combattendo la vita; e T altro, cioè Pansa, mortalmente ferito 
fu portato a Bologna , ove fra pochi giorni morì ; e forse V esi- 
to di questo secondo fatto sarebbe stato funesto al partito di Ot- 
tavio, se Decimo Bruto uscendo a tempo colle sue truppe dall' 
assediata Città non avesse assalito alle spalle Ànconio , il quale 
circondato così da nimici , a stento potè coli' avanzo delle sue 
truppe fuggir verso T Alpi . Decimo Bruto insegui Ilo per qual- 
che tempo, e a 29. di Aprile era in Reggio , donde scrisse una 
lettera a Cicerone (1). Ma poscia cambiò pensiero, e lasciando 
tempo ad Antonio di riparar le sue perdite, diede occasione a 
nuove rivoluzioni , che cagionarono Y estrema caduta della Re- 
pubblica , e lo stabilimento della Monarchia. Ma ciò non appar- 
tiene a quest' opera. 

Abbiam veduto qui sopra farsi menzione di Reggio , ove 
era accampato Bruto . Della stessa Città avea fatta poco prima 
menzione Marco Tullio , che in una lettera scritta a Cassio , 
mentre Modena era assediata, nominando le Città amiche della 
Repubblica, prater Borioni am > dice (2), Regiurn Lepidi, Parmam , 
totam Galiiam tenebamus studi osi ssimam Reipublide, Questi sono i pri- 
mi passi di autori contemporanei , ne* quali si nomina Reggio , 
e si nomina senza indicarcene notizia alcuna particolare . 11 Pan- 
ciroli e T Azzari hanno proccurato di supplire con favolose tra- 
dizioni popolari al voto, che vedevano nella Storia della lor pa- 
tria , come abbiamo osservato . I Reggiani d' oggi giorno son 
troppo colti , per volere ad qssq appoggiare la gloria della lor 
Città , la quale non abbisogna di falsi e supposti documenti per 
esser celebre nelle Storie . 

Prima di metter fine a questa prima Epoca, vuoisi riflet- 
tere a un passo di Cicerone , ove descrive le vie , che da Ro- 
ma conducevano a Modena . Tres via sunt ad Mutinam , dice 
egli (}) . . . . a Supero mari Flaminia , ab Infero Aureli a , media 
Cassia . La prima dunque cioè la Flaminia costeggiava il mare 
Adriatico, detto da' Latini Superum , e giungeva fino a Rimini, 
ove cominciava X Emilia , che giungeva fino a Piacenza , e per- 



:iò 



(1) Cicer. Episf. Famil. L. XI. Ep. IX. (3) Philipp XII. n. IX. 
(0 lb. L. XII. Ep. V. 



e a p o r. 3% 

ciò conduceva a Modena ancora . La via Aurelia costeggiava il 
Mar di Toscana, e giungeva a Pisa. La Cassia, come Cicero- 
ne afferma , tagliava per mezzo la Toscana medesima , e secon- 
do gli antichi Itinerari! da Roma stendevasi fino a Bolsena , e 
quindi per Arezzo, Firenze, e Pisa giungeva a Lucca. E que- 
ste tre vie militari dovean non poco giovare al commercio , e 
quindi all'opulenza di questa Città, annoverata perciò allora, 
come abbiamo osservato , traile più ricche d' Italia . Vuoisi però 
avvertire , che per venire da Pisa e da Lucca a Modena con- 
veniva passare a Bologna , poiché gli antichi Itineraria non ci 
segnano alcun' altra via militare da quelle a questa Città , il che 
può giovare a intendere sempre meglio la posizion delle truppe 
neir assedio di Modena .. 

CAPO IL 

Delle vicende di queste Provincie ne tempi del Romano Impero 
e del Regno Gotico e del Longobardo . 

SCarse notizie intorno alle Provincie Estensi abbiam ritrovate 
ne' tempi della Romana Repubblica. Ma assai più scarse ce Ajnl di 
ne offrono ora i tempi dell'Impero Romano; o perchè pochi 
fatti in esse accadessero , che sernbrasser degni di Storia , o per- 
chè il picciol numero che abbiam di Scrittori , singolarmente do- 
po i primi dodici Cesari, ci lasci ignorar le cose, che ad esse 
appartengono . Né io perciò mi farò a riempiere questo voto o 
con favolosi racconti, o con incerte tradizion popolari , come 
altri han fatto ; né mi tratterrò a narrar le vicende , a cui 
T Italia fu in questi tempi soggetta, e in cui Modena e Reggio 
non ebber comunemente parte maggiore che le altre Città . 
Tutto dunque il lungo Impero d'Augusto, che cinquantasette 
anni dopo la morte di Cesare finì di vivere nell' anno 14. dell' 
Era Cristiana, e quello de' suoi successori Tiberio, Caligola, 
Claudio, e Nerone, il qual ultimo si die la morte Tanno 68., 
non ci offre cosa alcuna in queste Provincie, che debba essere 
ricordata . La morte di Ottone è il primo celebre fatto , che 
ad esse appartenga. 

Dopo la morte di Nerone il Senato Romano sforzandosi 
quasi di sorgere dal vergognoso avvilimento, a cui sotto i pre* 

ce- 



Crifto £?• 



3 2 MEMORIE STO R. MODENESI. 

cedenti Cesari si era lasciato condurre , avea eletto Imperadore 
Sergio Sulpicio Galba, che comandava allor le truppe in Ispa- 
gna , e venne tosto a Roma a prender possesso della nuova sua 
dignità . Ma per poco tempo seppe tenerla . Al principio del se- 
guente anno 69. le legioni Romane , che erano in Germania , 
gli si ribellarono , e acclamarono a Imperadore Vitellio ; e al 
tempo medesimo Marco Salvio Ottone , avendo ordita una con- 
giura contro di Galba, questi videsi abbandonato, e fu barbara- 
mente ucciso. Ottone acclamato Imperadore non poteva seder 
sicuro sul Trono, se non opprimeva Vitellio, che dalle legioni 
di Germania era riconosciuto a Sovrano , e condotto già verso 
Roma . Raccolto dunque un forte esercito partì da Roma ac- 
compagnato ancora da molti Senatori . Poiché egli giunse a 
Modena , ordinò a Senatori , che ivi si rimanessero , ed egli 
avanzandosi fino a Brescello, e forse non fidandosi abbastanza del 
suo proprio valore , ivi si arrestò , ordinando a suoi Generali , 
che continuasser la marcia fino ad incontrarsi coir esercito di 
Vitellio, e che venisser con lui a battaglia. Questa seguì circa 
i 15. d'Aprile del detto anno 69. presso una Villa detta Be- 
driaco , posta tra Verona e Cremona verso il fiume Oglio , ove, 
secondo alcuni, è ora la Villa di Canneto. Le truppe di Otto- 
ne vi furono interamente sconfitte, ed egli avvertitone in Bre- 
scello , senza mostrarsi punto abbattuto , anzi dopo aver dormi- 
ta , come si disse , tranquillamente la notte , si die con un pu- 
gnale la morte. 

Air avviso di sì funesta rivoluzione i Senatori rimasti in 
Modena turbati ed attoniti non sapevano , a qual partito appi- 
gliarsi . Erano circondati da' Soldati dell'estinto Ottone, i quali 
pareva, che volessero continuare la guerra; ma avean poco lun- 
gi Vitellio vincitore, di cui temevan lo sdegno, se non l'aves- 
sero riconosciuto . Tacito descrive vivamente il lor timore e il 
loro imbarazzo (1); e dice, che essi sdegnavansi quasi contro i 
Decurioni Modenesi , che ad alta voce chiamandoli Padri Co- 
scritti , parevano esigere , che decidessero , qual partito si doves- 
se seguire . Ma finalmente le truppe di Ottone , col dichiararsi 
esse pure in favor di Vitellio, permisero a* Senatori di uscire 

da 



(1) Hift. Lib. II. C. 49, 



C A P O TI. 33 

da sì intralciato spinajo, abbracciando il partito, che vedevano 
dalla forza militar sostenuto . 

Aggiugne Tacito , che , poiché Ottone fu morto , le Preto- 
riane Coorti ne accompagnarono onorevolmente il cadavere , e 
gli formarono un picciolo ma dure voi sepolcro : Othoni stpulcrum 
txstrhfìutn est modìcum & mansurum . Queste parole ci indicano, 
che ci fu sepolto a Brescello; e Plutarco dice di averne ivi ve- 
duto il sepolcro : Vidi ego , cum Brixilli essem , & modìcum monu- 
mentum , & inserì ptionem hujusmodi : Memoria M. Otbonìs (i) . Le 
molte medaglie d'oro, che in que' contorni trovaronsi nel 17 14. 
erano forse ivi state sepolte in quell'occasione. Quindi non pa- 
re , che possa ammettersi la tradizion tramandata da due Stori- 
ci Reggiani , il Panciroli e V Azzari , i quali dicono , che il 
cadavero di Ottone fu trasportato presso Reggio, e sepolto , ove 
fu poscia innalzato V antico Monastero di S. Prospero fuor del- 
le mura . La qual tradizione si sforza il Panciroli di sostenere 
dicendo , che uomini degni di fede aveangli narrato di averlo 
già ivi veduto , ma che era poi stato oppresso sotto la rovina 
di alcuni edificii , che il circondavano . Né io negherà , che 
qualche sepolcro vi fosse , ma come potevan essi provare , che 
fosse quello di Ottone ? 

Un altro fatto alla medesima occasione avvenuto sì narra 
ivi da Tacito , come conservato per tradizione presso que' po- 
poli, di cui però non sembra eh' ei voglia farsi mallevadore, e 
molto meno il sarò io; cioè, che in quel giorno, in cui com- 
battevasi in Bedriaco, videsi in un borgo assai frequentato presso 
Reggio un uccello di foggia non più veduta , e che per quanto 
fosse il concorso a vederlo , e per quanti altri uccelli gli vo- 
lassero intorno, non mai se ne andò, finché Ottone non si ucci- 
se . Non v' ha , chi non sappia , quanto superstiziosi osservato- 
ri fossero allora gli uomini comunemente , e quanto facilmente 
avvenisse, che una cosa, per poco insolita ch'essa fosse, si 
avesse in conto di prodigiosa , e quanto a farla riputar tale gio- 
vasse la prevenzione de' popoli, l'impostura de' sacerdoti, e la 
fantasia de' curiosi osservatori . 

Noi non abbiamo, di che riempiere il lungo intervallo di 

Tom. I. E ol- 



(0 In Othone. 



34 MEMORIE STOR. MODENESI. 
oltre a due secoli, m cui le antiche Storie non nominan punto 
ne Reggio ne Modena. Abbiam però le testimonianze di alcuni 
Scrittori di questa e della seguente età, ehe ne fanno qualche 
menzione , e parlati con lode del clima , delle produzioni e 
dell'industria degli abitanti di queste Provincie . Plinio parla de- 
gli uomini di età avanzata, che nel novero de' sudditi fatto a' 
tempi di Vespasiano e di Tito trovaronsi nell'ottava regione 
d' Italia , in cui esse eran comprese ; e furono cinquanta quat- 
tro , che giugnevano a cento anni , quattordici a cento dieci , 
due a centoventicinque , e fra essi uno in Brescello , quattro a 
cento trenta , altrettanti a cento trentacinque o cento trenta- 
sette, e tre a cento quaranta (i) . Lo stesso Plinio loda certa 
uva, che nasceva nel Modenese, detta Prasinia , la quale avea 
gli acini neri , e il cui vino nello spazio di quattro anni cam- 
biavasi in bianco (i); ed esalta i lavori Modenesi di creta, pa- 
ragonandoli a que di Traile nell'Asia (3). La lana ancora, che 
in questi paesi formavasi , per testimonianza di Strabone , era 
di gran lunga migliore di quella di qualunque altra Provincia 1 
Jan nm rnoìkm & omnium longe optimum producunt loca circa Muti" 
nani & Scutanam fi amen- (4) ; ove sembra certo , che legger si 
debba Scultennam. E Coiumella di fatto tra le più pregiate greg- 
gi e annovera quelle , qua circa Parmam & Mutinam Macris stabu- 
ìantur campis (5). E convien dire, che le lane e i panni Mo- 
denesi fossero in pregio. Roberto Stefano nel suo tesoro della 
lingua Latina alla voce Mutinensis reca queste parole di Varro- 
ne, ch'io però non ho potuto trovare: Color Mutinensis ;, idest 
pullus , a Mutinensibus lanis , ex quibus nativo colore panni fiumi . E 
abbiam da Marziale, che un purgatore di panni erasi in Mode- 
na arricchito per modo , che avea potuto donare alla stessa Cit- 
tà un solenne spettacolo di gladiatori : 

Sutor Cerdo dedit tibì , eulta Bononia y munus:- 
Fullo dedit Mutina : nunc ubi Caupo dabit (6) ? 
Questo passo di Marziale potrebbe darci indicio- a credere , 
che Modena avesse il suo Anfiteatro , se cotali giuochi vi si 
celebravano. Ma essendo questo il sol cenno, che ne abbiamo a 

non 



fi) Hifh Ltb. VTF. n. 49^ (4) Geogr. L. V. 

(2) Ib. Life XiV. C. 3. (5) De R. R. L. VII. G. If, 

(3) L. XXXV. C. 12. (ó; L. III. Ep. 59. 



CAPO II. 35 

non possiam dirne più oltre. Il Vcdriani (i) reca alcuni altri 
passi di Scrabone in lode della fertilità del tcrrcn Modenese , 
ma essi, a dir vero , appartengono generalmente a tutta l'Italia. 

Di Modena si fa anche menzione nelle Leggi del Munici- 
pio Velciate posto ne 1 contorni del Piacentino , e scritte a tem- 
pi di Trajano , un bel frammento delle quali conservasi nella 
R. Biblioteca di Parma; perciocché in esse si nomina questa 
Città, come una di quelle, in cui si tenevano pubblici giudizi, 
e vi si accennano le Leggi proprie, che essa aveva (2,), e se- 
condo le quali si giudicava . Or questo era privilegio proprio 
de' Municipii ; e questo passo perciò ci mostra., che Modena, la 
quale a tempi di Cicerone , come si è osservato , era semplice- 
mente Colonia, a tempi di Trajano era stata già sollevata ali* 
onorevole condizione di Municipio , ed avea perciò le Leggi sue 
proprie. In questo senso io intendo le parole di quel documen- 
to , piuttosto che credere , che Modena fosse stata abbassata al- 
la più spregevole condizione di Prefettura. Perciocché in esso 
chiaramente si indica , che Modena regolavasi colle proprie 
Leggi, il che era proprio de' Municipii, e se vi si nomina il 
TrefettOy ci sì mostra insieme , che così chiamavasi il Magistrato 
del Municipio : Prafe&usqm ejus Munìcipeì . 

Di Reggio non abbiamo menzione presso gli Storici di 
questi tempi. Ma due Iscrizioni una appartenente alla Città di 
Reggio, r altra al Fiume Secchia, non debbon qui ommettersi . 
E son queste le sole, ch'io qui inserisco per le particolari no- 
tizie , eh' esse ci han tramandate . Il Vedriani ha raccolte e ri- 
ferite nella sua Storia tutte quelle , che appartengono a Mode- 
na , e tutte quelle , che appartengono a Reggio , trovansi inse- 
rite nella Storia Ms. dell' Azzari . Ma se traggasene la notizia 
di alcuni Magistrati comuni a tutte le Colonie , e di alcuni 
impiegati nelle Milizie Romane , esse non ci danno tai lumi 
riguardo alla Storia, ch'io creda ben impiegata la fatica in rac- 
coglierle e pubblicarle di nuovo. Ma queste due han qualche 
pregio particolare per esser qui riportate. 

La prima , dice 1' Azzari , che fu trovata scolpita in bron- 
zo Tanno 1590. mentre facevansi alcuni scavi nelle Case de 5 

E z Conti 



(0 T. 1. p. 16?. 

(2; Fittareiii Efpofiz. della Tav, di Trajano p. 72. 



36 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Conti Cassoli in Reggio presso il Monastero di S. Rafaello * 
Essa ci mostra, che quella Città avea essa pur, come Roma, 
i Collegi delle Arti , e che questi avean ciascheduno il lor 
Tempio, in cui radunavansi pe' loro affari. Sotto il nome di 
Fabri intendonsi generalmente gli artefici di arti meccaniche ; 
alla qual classe appartenevano ancora i centonarii , che secondo 
la più comune opinione degli eruditi eran coloro , a quali spet- 
tava r apparecchiar le tende e gli altri arredi necessari a for- 
mare un accampamento militare. Questi Collegi aveano i Ma- 
gistrati lor propri , che dicevansi Questori , come veggiamo in- 
dicarsi anche in questa Iscrizione , e solevano scegliere un Pro- 
tettore del loro corpo , come veggiamo , eh* essi fecero nomi- 
nando a tal dignità Tutidio Giuliano con quel magnifico elo- 
gio , di cui l'osserviamo onorato. Vuoisi finalmente riflettere al 
voto, che vedesi traile parole AVRELIO e ANTONINO. Do- 
vea ivi essere inciso il nome COMMODO , perciocché di fatto 
Marco Aurelio Commodo Imperadore fu la sesta volta Console 
di Roma Tanno dell'Era volgare 190. insieme con Marco Pe- 
tronio Settimiano . Ma quando l'ultimo giorno dell'anno 191. 
fu ucciso Commodo , tanto era Y odio , in cui per la sua cru- 
deltà e per la sua dissolutezza egli era venuto presso i Roma- 
ni , che si ordinò che tutte le statue ne fossero atterrate e rot- 
te, e abolita ne fosse qualunque memoria (1) . Cosi fecesi anche 
al bronzo Reggiano, e veggonsi di fatto, dice l'Azzari, i segni 
delio scalpello , che ne tolse il nome di Commodo . Ma ec- 
co T Iscrizione a 



IMP 



(1) Murat» Ann. d'Ita], an. 193. 



C A P O IL 37 

IMP CAES M AVRELIO 

' ANTONINO AVG PIO 

FELICE"vl M PETRONIO SEPTIMI 
ANO COS 

X. K A L APRIL IN TEMPLO COLLEGI FABRVM 

ET C E N T O N A R I O R V M REG1ENSIVM 

QVOD REFERENT1B P. SAENIO MARCELLINO ET C. AVFIDIO 

DIALOGO QVAESTORIBVS V. F. 

TVTILIVM IVLIANVM VIRVM VITA ET MODESTIA 

ET INGENITA VERECVNDIA ORNATVM ET LIBERALEM 

OPORTERE COLLEGI NOSTRI PATRONVM COOPTARI VT 

SIT CETERIS EXEMPLO IVDICI NOSTRI TESTIMONIVM 

(^FPDERIC 

SALVBRI CONSILIO TAM HONESTA RELATIONE A QVESTORIB 
ET MAGISTRIS COLLEGI NOSTRI FACTAM ET SINGVLI ET VNI- 
TERSI SENTIMVS ET IDEO EXCVSANDAM FOTIVS HONESTO VIRO 
IVLIANO HVIVS TARDAE COGITATIONIS NOSTRAE NECESSITAT 
PETENDVMQ. AB EO LIBENTER SVSCIPIAT COLLEGI N PATRONAT 
HONOREM TABVLAMa AEREAM CVM INSCRIPTIONE HVIVS 
DECRETI IN DOMO EIVS PONI CENSVERVNT . 

L'altra Iscrizione appartiene al Ponte di Secchia tra Ru» 
biera e Marzaglia . Quando esso e da chi fosse ivi fabbrica- 
to , non ci è giunto a notizia . Solo dall' Iscrizione racco- 
gliesi, ch'esso dovea essere, almeno in gran, parte di legno, 
poiché fu consunto dalle fiamme , e che gli Imperadori Vale- 
riano e Gallieno Tanno dell'Era Cristiana 257., a cui appar- 
tiene il Consolato quarto di Valeriano e il terzo di Gallieno , 
il fecero rifabbricare . Delle vicende di questo Ponte parleremo 

più 



38 MEMORIE STOR. MODENESI 

più a lungo nel Dizionario Topografico. Qui avvcrtircm sola- 
mente, che l'Iscrizione a' tempi di Fulvio Azzari , che la ri- 
porta, era nella Chiesa di S. Faustino presso Rubiera. Ne fu 
poi tolta, e fatta in pezzi; e i più grossi furono da un igno- 
rante Parroco impiegati in formare il selciato innanzi alla sua 
Chiesa . I pezzi più piccoli furon gittati sotterra , a forma- 
re i fondamenti di una Colombaia . Quando il Sig. Giambatista 
dall' Olio , ora Maestro del Conto di questa Serenissima Corte , 
essendosi abbattuto a veder que marmi , e riconosciutivi carat- 
teri antichi, e quindi avendo fatti scavar gli altri ancora, e 
unitigli insieme , si potè formar nuovamente tutta l' Iscrizione , 
che ora vedesi in questo Ducal Museo delle Antichità . Essa è 
la seguente. 

IMP.CAES. P.LICINIVS 

VALERIANVS. PIVS. FEL. AVG. PONT. 

MAX. GERM. MAX. TRIB. POT. VII. CoS IIII 

P. P. procos. et Imp. CaeS. P. licjnivs 

Gallienvs. germ. Pivs. Fel. Avg. Pont. max. tris. 

fot. vii. cos, iii. p. p. procon. et. p, cornel1vs saloninvs 

VALERIANVS. NOBIL1SS. CAES. POKr. SECVL.VI.IgNIS.CONSVMPT. INDVLC 
S VA. RESTITVI. CVRAVERVNT. 

Queste sono le sole notizie , che abbiam delle Provincie , 
che or formano il Ducato di Modena ne* primi tre secoli dell' 
Era Cristiana, e ne' tempi da Cesare fino a Costantino. Questi 
sollevato all'Impero l'anno 307. dovette Fanno 312. volger 
Tarmi contro Massenzio, che occupata avea l'Italia. Traile Cit- 
An. gì», tà , che ne seguivano il partito, e che perciò espugnate furono 
da Costantino, si annovera anche Modena dal Retore Nazario 
in un Panegirico da lui recitato in lode del medesimo Impera- 
dore, ove aggiugne , che Costantino fecele poi avere un van- 
taggioso compenso del danno in queir occasione sofferto : Frate» 
ree te , Aquile] a , te , Mutìnd , ceterasque regiones , qui bus prof ter in» 
sccutas ìncredibilium honorum cemmoditates gratissima fitit ipsius op~ 

fu- 



C A P O IL 39 

rnatjonis ini urta (i) . Ma di questo assedio, e de* benefizi, che 
Costantino sparse poi sopra Modena, questo è il sol cenno , che 
abbiamo. Il Sigonio (2.) , e dopo lui gli altri scrittor Modenesi 
credono , che in memoria de' benefizi da Costantino ricevuti 
questi Cittadini gli innalzassero una colonna di marmo , che 
era già presso la Chiesa di S. Faustino fuor della Porta di 
S. Francesco , e che ora è stata trasportata al Ducal Museo 
delle Antichità . Ed essa è veramente in lode di Costantino ■> 
ed è la seguente . 

IMP. CAESARI. FLAVIO 

CONSTANTINO. MAXIMO 

VICTOR I. SEMPER. AVGVSTO 

CONSTANTI. FILIO 

BONO. R E I P. NATO. 

Ma il non esservì pur nominata questa Città, non ci lascia cre- 
dere , che fosse un monumento di gratitudine da essa a queir 
Imperadore innalzato . Anzi il Dott. Domenico Vandelli cre- 
de (?)> eh* essa non sia che una semplice colonna milliaria. 

Convien dir nondimeno , che o i benefizi di Costantino 
non fosser tali, che riparassero i danni del sofferto assedio, o 
che, benché i lor territori venissero popolati Tanno 377. sotto 
Graziano e Valentiniano II. da Taifali popoli barbari, che vinti A 
da Frigerido Genera! di Graziano furon da lui mandati ad abi- 
tare, e a coltivar le terre poste fra Parma , Modena e Reg- 
gio (4) , nuove sciagure nondimeno conducessero a una totale 
rovina queste Città, e con esse anche Brescello ( Città allora 
essa pur Vescovile , come si vedrà net Dizionario Topografico ) , 
Bologna , Piacenza , e tutto il paese air intorno , sicché esso 
giacessero allora quasi sepolte traile loro* rovine . Tale era il 
loro aspetto a' tempi di S. Ambrogio, che dopo Tanno 3 83; 
scrivendo a suo fratello Faustino gli ricorda il fiorente stato , 

in 



(1) Nazar. Paneg. Conflati t. n. XX-VIU. 

(2) De Occid. loop. L IH. 

(3) Meditaz. falla Vita di S. Cernia, p. 202. &c. 

(4) Amen. Marceli. L. XXXI* C X, 



n. *?7i 



4 o MEMORIE STOR. MODENESI, 

in cui avea pochi anni addietro vedute queste Città , e l' infe- 
lice condizione, a cui esse eran condotte, e da cui pareva che 
non dovessero risorger mai . Nempe de Bononia veniens urbe a ter- 
go Clatemam , ipsatn Bononìam , Mutinam , Rhezium derelinquebas : in 
dextera erat Brixillum ; a fronte occurrebat Piacendo, veterem nobili- 
totem ipso adhuc nomine sonans ; ad Iavam Apennini inculta misera- 
tili , & fiorentissimorum quondam populorum Castella considerabas , at- 
que affeBu iwlvebas . Tot igitur semirutarum urbium cadavera , ter- 
rarumque sub eodtm aspeSlu posita funera non te admonent , & pra- 
sertim cum illa in perpetuum prostrata ac diruta sint (i) ? Non e 

An. 387. inverosimile, che questa luttuosa rovina accadesse Tanno 387, 
quando il Tiranno Massimo occupata furiosamente V Italia co- 
strinse l' Imperadore Valentiniano II. a fuggirne (2) . Del qual 
fatto però non abbiamo se non brevi ed oscuri cenni presso gli 
Storici di que' tempi , che ci assicurano dell' invasione , ma non 
ne descrivono particolarmente le circostanze e gli effetti . 

An. 452. Quando e per qual modo Modena e Reggio e le altre Cit- 

tà fossero rifabbricate , e quali altre vicende avessero esse nel 
quarto secolo dell' Era Cristiana , non abbiamo ne memorie né 
monumenti, che ce lo additino. Il quinto secolo ci offre noti- 
zie ancora più scarse riguardo a queste Provincie , e fino alla 
mctk di esso non ne troviamo alcuna memoria. L' invasione di 
Attila, che accadde V anno 452. è celebre nelle Storie Modene- 
si , perchè vuoisi , che accostandosi egli a Modena col suo eser- 
cito determinato a saccheggiarla e a rovinarla , alle preghiere di 
S. Geminiano Attila non meno che i suoi soldati per divino 
prodigio acciecati passasser per Modena senza avvedersene , e 
quasi a lor dispetto la lasciassero intatta. I più antichi Scrittor 
Modenesi buonamente crederono, che il lor Vescovo e Protetto- 
re S. Geminiano vivesse ancora a que* tempi, e che egli stesso 
personalmente colle sue preghiere sottraesse la sua Città all' im- 
minente pericolo. Il Vedriani fu in ciò più cauto, e osservan- 
do , che S. Geminiano già da più anni più non viveva , alla in- 
tercessione del S. Vescovo glorioso in Cielo attribuì la liberazio- 
ne 



Ci) Oper. S. Ambrof. Edit. Maur. Ckflls 1. Ep. 39- 
(2) V. Murat. Ann. d' lui ad an. 387. 



C A P O IL 41 

ne di Modena (1). Ma anche contro questa opinione si può 
muovere qualche difficoltà . Se noi esaminiamo con attenzione i 
passi degli antichi Scrittori , ne' quali parlasi dell' invasione di 
Attila, veggiamo , che egli nella primavera del detto anno 452. 
entrò dalla Pannonia in Italia, che dopo un lungo assedio (il 
qual però non durò già tre anni , come alcuni favoleggiarono , 
ma sol qualche mese ) espugnò Aquileja , che indi scorrendo per 
le Città , che or diremmo dello Stato Veneto , giunse a Milano 
e a Pavia, le quali Città furon da lui devastate, e che poscia 
giunto al Mincio , Ove esso entra nel Pò , alle preghiere del 
Pontefice S. Leone , che gli si fece incontro , si volse addietro 5 
e tornò a' suoi Regni . Or secondo questo racconto Modena non 
può entrare traile Città , che furon corse da Attila e dal suo 
esercito distruggitore . Egli è vero , che Agnello scrittor delle 
Yitc de' Vescovi di Ravenna il fa giugnere fino a quella Città , 
ed ivi incontrarsi in S. Leone . Ma egli è autore vissuto quat- 
tro secoli dopo , e non molto esatto ne 1 suoi racconti , e meri 
degno perciò di fede che gli altri più antichi Scrittori. Crede- 
rem noi dunque favolosa del tutto la tradizione de' Modenesi ? 
Essa è certamente di qualche antichità , perciocché nelf Opusco- 
lo intitolato Mutinensis Urbis descriptio , che il Muratori , da cui 
è stato dato alla luce, crede scritto circa f anno 910. si affer- 
ma la cosa medesima, e di S. Geminiano si dice, che quondam 
ab Ungarorum Rege Attila suam liberaverat Eccksiam (2) ; e in un Co- 
dice di questo Archivio Capitolare , a cui lo stesso Muratori dà 
sette secoli di antichità , leggesi un ritmo in lode di S. Gemi- 
niano , ove si dice : 

Kam do Bus eras Attila temporibus 
Portas pandendo liberare subditos (3). 
E si può in qualche modo conciliar colla Storia là tradizione , 
dicendo, che Attila, mentre col maggior numero delle sue trup« 
pe teneva la strada sopraindicata, altri corpi qua e là ne man- 
dasse ad assaltare e a distruggere altre Città . Il che sembra iti" 
dicarcisi dall' Autore della Storia Miscella , in cui , secondo un 
Codice Ambrosiano , si legge : Deinde JEmilia civitatibus simili ter 
expoìiatis , novissime eo loco , quo Mincius fluvius in Vaàum influii + 
Tom. L F ca- 



(0 T. T. p 255. p. 692. 

(2; ScT-pt. Rer. Ita!. Voi. II. P. IL {3) Antica. Irai. Voi. I. p. 22. 



42 MEMORIE STOR. MODENESI. 

castrametati sunt (i). Potè dunque accadere riguardo a un di- 
staccamento dell' esercito di Attila ciò , che narrasi dell' eserci- 
to stesso. Ma certo ciò non potè accadere a' 2,6. di Gennajo , 
al qual giorno si è fissata nella Chiesa Modenese la memoria di 
questo fatto; perciocché Attila non entrò in Italia che nella pri- 
mavera, e nell' anno stesso ne usci. E noi vedremo altrove, 
che diversa è 1' origine e più recente 1' istituzione di quella fe- 
sta. 

Ventiquattro anni dopo 1' invasione di Attila 1' Italia fu 
Ànno47& esposta a un nuovo torrente di barbari , che innondandola fu- 
riosamente la riempiè di desolazione e di stragi , e atterrò il 
Romano Impero , che già da cinque secoli fra mille scosse e 
fra mille rivoluzioni erasi pur sostenuto , Odoacre raccolta un 
immensa moltitudine di Eruli , di Turcilingi e di altri popoli 
barbari 1' anno 476. entrato in Italia, espugnata, saccheggiata, 
ed arsa la Città di Pavia , occupata Ravenna e Roma , fatto 
prigione e confinato in un Castello della Campania 1' ultimo in- 
felice Imperadore Augustolo , e conquistate per forza quelle Cit- 
tà , che spontaneamente (come fecero la maggior parte) non 
gli apriron le porte , divenne in poco tempo padrone dell' Italia 
e della Sicilia. Or in questa occasione vuoisi, che Modena e 
Reggio ancora fossero esposte, benché in diversa maniera, al 
furore de barbari. E questo è un punto, che merita di essere 
diligentemente esaminato. Cominciamo da Modena . 

Tutti gli Storici di questa Città , e tra essi 1' immortale Si- 
gonio (2), hanno creduto e affermato, che Modena da Odoacre 
fosse interamente distrutta, e che allora i Cittadini si ritirasse- 
ro a Città nuova . Ed è certissimo , che questa Città giacque 
lungamente, benché non interamente, sepolta fralle sue rovine; 
e che quello fu il tempo , nel qual Città nuova divenne il rico- 
vero de' Modenesi costretti a fuggire dalla desolata lor patria . 
Ma che ciò accadesse a' tempi di Odoacre, e che a tempi me- 
desimi debba assegnarsi la fondazione di Città nuova , non è 
ugualmente certo; e non ostante il rispetto, ch'io ho per l'au- 
torità del Sigonio e degli altri , che hanno seguita questa opi- 
nione , io credo di dovermene allontanare , Tra essi non solo 

!" ha 



(*) L. XV. 

(1; De Occhi, Imp. L. XIV*. De Regno ItaL L. Vili. 



CAPO TT. 4 j 

T ha abbracciata , ma con quella erudizione , di cui era in sin- 
goiar modo fornito , f ha sostenuta e difesa il Dott. Domenico 
Vandelli nelle sue Meditazioni sulla Vita di S. Geminiano (i) . 
E io debbo perciò esaminar le ragioni , alle quali egli si è sin- 
golarmente appoggiato. 

Comincia egli dall' esaminare le antiche e rozze sculture in 
marmo, che tuttor veggonsi sull' Architrave della porta piccola 
della Cattedrale presso la Torre , la qual dicesi comunemente la 
Porta della Pescherìa vecchia, ed egli ce le ha ancor date esat- 
tamente incise . Sulla sommità dell' arco vedesi una fabbrica , 
che indica probabilmente Modena , o la Chiesa di S. Geminia- 
no , con mura merlate, e a fianchi di essa due altre fabbriche, 
che sembrati torri, e presso ad esse una donna da una parte, 
un uomo dall' altra. In tutto poi il contorno veggonsi uomini 
a cavallo armati di lancia , che sembrano altri combatter tra lo- 
ro, altri inseguirsi. Sopra di essi leggonsi scolpite queste paro- 
le: iSDERNVS. AR.TVS DE BRE . TA . NI . A .BVR. MAL. 
TVS. WINL.OGE.TE MARDOC CARRADO GALVAGIN . 
GALVARIVN CHE. Il Vandelli perciò congettura, che si in- 
dichi in queste parole Artus, o Arturo Re della Brettagna : Ar- 
ias de Br et ani a , che fu Re di queir Isola sul principio del sesto 
secolo , e eh' egli in età giovanile insieme cogli altri nelle scul- 
ture nominati seguisse Odoacre in Italia, e venisse a Modena, 
e che di ciò siasi voluto lasciar memoria in quel marmo. Ma 
ancorché ciò fosse vero , né nelle sculture né nelle parole ad 
esse aggiunte non vi è indicio o cenno di distruzione , che al- 
lor seguisse di Modena, e ove pure vi fosse, 1' autorità non sa- 
rebbe di molto peso . Perciocché queste sculture non possono 
certamente esser più antiche della Cattedrale , e perciò possono 
appartenere al più presto al principio del duodecimo secolo , cioè 
sei secoli e più dopo la supposta distruzione della Città . Ne pos- 
son perciò esse somministrar pruova alcuna della distruzione me- 
desima . 

Sembra però al Vandelli , che un' altra più certa pruova ce 
ne suggeriscano gli antichi Annali di Modena coli' indicarci la 
fondazione di Città nuova, stabilita la quale ne seguirebbe , che 
circa T epoca stessa fosse Modena rovinata e distrutta. Osserva 

F 2 egli 

^^^^^■^■^^ — - ■ - i H ._ i - i r- _ui i m. ' " ww^m» « ì* ■ ■ ■ ■ » « w ■ ■ ■ ■— m ■ ■ ■ ■ ■ i ■ ^i»<o*u 

(I) p. 2S8, &C 



44 MEMORIE STOR. MODENESI. 

egli dunque , che: ne' detti Annali si legge (i) : De anno MCCCXìlL 
die XX, Aprilis Turris Ci tt anova idest Plebis CittanovaTurris, solo aquata 
fuit , qua , ut in marmotte scripto repertum fuìt , adificata fuerat an- 
tea anno DCCCXI, Così leggesi questo passo nell' edizione del Mu- 
ratori; e il Vandelli opportunamente alla sua opinione lo spiega 
in questo modo, che Città nuova era stata fondata 8 ir. anni 
prima, cioè Tanno 502., da cui al 1313. passano appunto 811. 
anni . Ma nelle due copie MSS. che degli antichi Annali ha que- 
sta Ducal Biblioteca, leggesi chiaramente non DCCCXI. ma 
MCCCXI. E così leggesi pure, nella Cronaca di Bonifacio da Mo- 
rano , ove però il Vandelli vuole , che per error del Copista sia- 
si scritto o in numeri o in parole MCCCXI. in vece di 
DCCCXI. errore , che potrebbe credersi veramente seguito , se 
fosse solo in questa Cronaca ; ma il trovarsi il medesimo nume* 
r,o anche nelle due copie degli antichi Annali , ci fa vedere , 
che veramente così fu scritto ; e che perciò o convien credere 
ciò, che niun certamente varrà adottare, cioè che quella Torre 
fosse stata fabbricata nel secondo anno dell'Era Cristiana, o dee 
spiegarsi 1' Iscrizione in questo senso , che la Torre fosse stata 
edificata due anni prima, cioè nel rjr 1. 

Non vi ha dunque ne autorità di Scrittori , ne documento 
di sorta alcuna, che ci comprovi, o anche ci accenni la distru- 
zione di Modena a tempi di Odoacre. Questo però non sarebbe 
che un argomento, come sogliamo dir, negativo, per cui si 
mostrerebbe non certa la distruzione , ma non mostrerehbesi cer- 
tamente falsa .. Ma io mi lusingo di aver dimostrato nel Discor- 
so, preliminare premesso alla Storia della Badia di Nonantoia (2), 
che non fu, il furore de' barbari , che distrusse Modena, ma una 
orribile innondazione di acque , e io qui ripeterò, più. in breve 
ciò , che ivi ne ho detto .. 

L' antica descrizione di. Modena, pubblicata dal Muratori*" (3) 
è il fondamento, principale della mia opinione. Esso è il docu* 
mento Storico più antico, che abbiamo, intorno a questa Città, 
perciocché, come il medesimo Muratori ha provato , fu scritta 
circa T anno 910. , e chi la scrisse aveva Modena sotto i suoi 
occhi, ne vedeva il misero- stato , e ne osservava V origine e le 



con- 



dri ScrÌDt. Rsr. Itali Voi. Xf. col. 79. (l) p. 17. &c« 
\l) Script, Ker. Ital. Voi. II. P. IL p. 692. 



CAPO IL 45 

conseguenze. Comincia egli dall' osservare Y antica felice e ono- 
revole condizione di Modena : Ut enim antiquorum relatione compe- 
ri mus , ipsiusque Civitatis ruina testantur , eadem Mutino, magna quon- 
dam cffulsit & inclita tritar ALmilia. urbes , locuples & fertilissima , 
adifìciis murorum & turrium propugnaculis admir ancia* , fccctmda terris, 
piamele incom par abili s & gloriosa , montanis vicina , & per omnia 
ir nel: fera , navìmn quoque conventiculis undique decorata. Quindi do- 
po aver descritto il modo , con cui da successori degli Apostoli 
Modena fu istruita nella Fede Cristiana, e dopo aver ragionato 
della santità di S. Geminiauo, passa a descrivere V infelice sta- 
to, in cui allor Modena si giaceva, e a raccontare, qual ne 
sia stata T origine : Si quis requirat , ut quid non ejusdem Civitatis 
operosa monstrentur adificia spe&aculo hominum condigna , Capitolia 
quoque, ut in aliis assolet , triumpbalia , veridica ei respondetur asse?» 
tione , quod in eadem , dum viguit „ urbe multiformi a lapidum insi- 
gnia y innumera quoque fuere prastigia . Sed quod comprobatur esse ve* 
rissimum , ut assidue cernitur , sapedi&a Urbis solum nimia aquarum 
soler ti a enormiter occupatum 3 rivis circumflueniibus , & stagnis & pa~ 
ludi bus excrescenti bus , incoli s quoque aufugientibus noscitur esse deser- 
ium . Un de usque hodie multimoda lapidum monstratur congeries ,. saxa. 
quoque ingenita prxcelsis quondam adifìciis aptissima aquarum crebra- y 
ut diximus , inundatione submersa . Veruni quaiis modo est , ab omni- 
bus cernitur , quanta vero fuerit } monstratur. Possiam noi desidera- 
re una più chiara e più sicura testimonianza, a persuaderci , che 
non fu già il furor de' barbari, ma una spaventosa innondazio- 
ne , e forse anche replicata più volte , che rovinò ed oppresse 
questa allora infelice Città. ? E una nuova conferma possiam ri- 
cavarne dall' osservarne la stessa, attuale situazione . Essa si pud 
dir fabbricata sulle acque; tanti sono i Canali,, che ora sotto 
essa si aggirano , moki de' quali a di nostri, e più altri ne" 
tempi addietro, erano scoperti, e davana, e danno anche al pre- 
sente il nome alle strade, che ne eran bagnate. Or tutte queste, 
acque , che or sono racchiuse in canali , e che prima probabil- 
mente andavan vagando qua e là , ove il lor impeto stesso le 
conduceva, ingrossate da continue e straordinarie, pioggie , quan- 
to facilmente potevano a. questa Città recare distruzione, e rovi- 
na.' Noi veggiamo anche al presente, che ed éntro il recinto 
della Città , e ne' suoi contorni , se il terreno scavasi a pochi 
palmi, sgorgano, assai sovente acque, come si dicon ,. sorgive. , 

in- 



4 6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

indfcio di vaste paludi qui sotto raccolte , e delle quali sappiamo 
di fatto, e abbiam già veduto, e vedremo anche altre volte, 
che pieno era all' intorno il terreno. Gli scavi medesimi, che 
si fanno sovente per aprir nuovi pozzi ( le cui acque però han- 
no altra origine, come e la loro profondità, e la forte volta 
cretosa , sotto cui van chiuse , ci persuade ) , ci danno un* altra 
pruova di questa opinione. Perciocché all' altezza di quattordici 
piedi s' incontran sovente non sol macigni e avanzi di fabbriche, 
di tase , e di botteghe atterrate , ma piante ancora , altre tut- 
tora in piedi, altre stese a terra, ma disposte in modo, che ben 
si vede, eh' esse non furon già tagliate , ma da qualche violen- 
to urto abbattute , come suol fare un' impetuosa piena di acque . 
E benché la profondità, a cui trovansi tali indicii di innonda- 
zion rovinosa, sia tale, che non può questa assegnarsi, che a 
secoli più rimoti, essi però ci mostrano la disposizion del terre- 
no ad esser soggetto a somiglianti disastri. Un' altra pruova del- 
la mia opinione traesi dalla risoluzione , che presero i' Modenesi 
di trasportarsi in gran parte a Città nuova . Quando una Città 
vien distrutta dal furor militare , essa o vien rifabbricata nel luo- 
go medesimo , o trasportata in parte , ove ne sia a nemici più 
diffidi T accesso . Or quanto pazzo sarebbe stato il consiglio de* 
Modenesi , se invece di ristorar le rovine della lor Città , fosser 
passati a fabbricarne una nuova in un luogo situato esso pure 
sulla pubblica via Emilia , ed esposto ugualmente alle scorrerie 
de' barbari / Se al contrario essa fu distrutta dalle acque , si in- 
tende agevolmente, come essi abbandonassero T antica Città, ove 
potevan temere, che si rinnovasse la stessa sciagura, e sì portas- 
sero ad abitare in altro luogo, che dovea parer loro meno es- 
postò a sì furiose innondazioni . Finalmente un' antica tradizio- 
ne esisteva già di un tal fatto; perciocché Fra Leandro Alberti 
riporta un verso di un rozzo Poeta , che egli non nomina , e in 
cui dice : 

Mutìna subversa fuit oìim gurgitìs tinda (i) . 
Parmi dunque di aver dimostrato , che non dal furor de' bar- 
bari , ma da una o da più orribili innondazioni fu questa Cit- 
tà rovinata. Né io credo però, che ciò accadesse ne' tempi, de' 

qua- 



(i) Defcriz. deli' hai. p. 318. edit. 1550. 



C A P O IT. 47 

quali ora ragiono, ma assai più tardi, cioè circa il principio del 
settimo secolo; e Eni riserbo a favellarne tra poco. 

11 favoloso racconto della distruzion di Modena fatto da 
Odoacre ha data occasione ad altre più ridicole favole . In una 
vecchia Cronaca attribuita a Tommasino Lancillotto si narra, 
che 1' anno 474. i Modenesi tornarono ad abitare la lor distrut- 
ta Città , e che Antellano Magnoni uno di essi esortò le più 
nobili e più ricche famiglie ad innalzar ciascheduna di esse una 
Porta, e a cingere di steccato, o, come dicevasi , di palancato 
lo spazio tra 1' una e T altra . Così fu fatto , continua egli , e 
nove furon le porte , che da nove delle principali famiglie fura- 
no fabbricate , cioè la Porta di Saliceto da Boschetti , la Porta 
di S. Pietro da Signori di Fredo, la Porta Saragozza da Grasso- 
ni , la Porta Rcdecocca da Signori di Gorzano , la Porta Baz- 
zovara da Signori di Sassolo , la Porta di Città nuova da Si- 
gnori di Savignano , la Porta di Ganaceto da' Vendramini , la 
Porta di Albareto da Pichi , e la Porta di S. Giambatista da' 
Signori di Rodeglia . Chi non ride ora a tali racconti ? Anche 
il Vedriani conobbe , che il narrar tali cose era un esporsi alle 
beffe degli eruditi . Quindi ei non ebbe coraggio di inserirle a 
questo luogo nella sua Storia. A lui parve però, che la notizia 
delle nobili famiglie ristoratrici di Modena fosse un tesoro da 
conservarsi gelosamente, e perciò la inserì all' anno 1055. (1) , 
al qual tempo egli fissa la nuova edificazione di questa Città . 
Ma noi vedremo a suo luogo , che questa edificazione ancora è 
favolosa; e indicheremo più piecisamente, a qual tempo essa ap- 
partenga. 

I Reggiani gareggiarono co' Modenesi nelF inventar favole 
air occasione dell' invasion di Odoacre . Secondo 1' Azzari ( e 
troppo mi spiace, che anche il Panciroli abbia in parte adotta- 
ta la medesima popolar tradizione ) un certo Brenno , che è il 
terzo di questo nome , che gli scrittori Reggiani introducono 
nelle loro Storie , uno de' Capitani di Odoacre , venuto a Reg- 
gio trovò la Città totalmente deserta , e due soli Sacerdoti in 
essa rimasti a custodire la Cattedrale. Egli gli interrogò, onde 
tal solitudine ; e udì rispondersi , che il timore di tanti armati 
stranieri avea indotti i Cittadini tutti a fuggire , e a ritirarsi su 

un' 



(i y t. ir. p. 13. &C. 



48 MEMORIE STOR. MODENESI. 

un'alta e quasi inaccessibile Ròcca, detta allor Pietra Situla, ed 
ora Bismantova. Brenno allora spedì suoi Messi ad invitare i 
Reggiani a ricornare all'abbandonata Città , promettendo loro, 
che non riceverebber molestia di sorta alcuna. Tornaron dun- 
que essi , e poco appresso diedero una maggiore estensione alla 
lor patria; ed essi ancora alle più nobili lor famiglie affidarono 
la fabbrica delle Porte , cioè a' Cambiatori quella di S. Stefano, 
quella di S. Gosmerio detta ancor di S. Cosmo , e la Clodia 
detta ancora Bernona o Brennona; la Porta di Castello a Rug- 
gieri , la Porta di S, Nazzaro a que' della Carità , la Porta di 
S. Pietro e il Ponte Levone agli SclatarinL Ma lasciamo ornai 
le favole, e passiamo alle più certe notizie. 

Odoacre tenne il Regno a Italia fino all'anno 493., in 

Anno 4P?, cn * f u vi nto ed ucciso da Teodorico Re de' Goti . Cominciò 
allora il regno di questa nazione, che fu Signora dell'Italia fi- 
no all'anno 555,, in cui fu ucciso l'ultimo lor ReTeja. Assai 
frequenti guerre ebbero essi a sostenere co' Greci, i quali trop- 
po mal volentieri vedevano una sì bella parte del loro Impero 
caduta in mano de' Goti , e ai quali venne poi fatto coir ac- 
cennata uccisione di Teja di riacquistarne , benché per breve 
tempo, il dominio. Ma in tutto questo frattempo né di Mode- 
na né di Reggio non trovasi memoria alcuna ; ne parte alcuna 
dovettero avere queste Città e i lor territori nelle guerre ora 
accennate. 

Non così nelle guerre, che i Greci ebbero poco appresso a 
sostenere co' Longobardi. Questi condotti dal loro Re Alboino 

Anno 56^. entrati furiosamente in Italia ne occuparon presto gran parte , e 
il cominciamento del loro Regno si fissa dal Muratori all' anno 
569. Mentre Alboino stringeva tuttora Pavia, che per più di 
tre anni ne sostenne l'assedio, egli con altre sue truppe occupò 
il restante dell' Italia fino alla Toscana , come abbiamo da Pao- 
lo Diacono (1); e perciò Modena ancora e Reggio dovettero a 
lui soggettarsi , benché non abbiam notizia del modo , con cui ciò 
succedesse, né sappiamo, se spontanea fosse la lor soggezione, 
o sforzata. Dopo H breve Regno d'Alboino e di Cleto, uccisi 

Anno 575. il primo l'anno 575. il secondo nel 575. il Regno de' Longo- 

• bar- 



(1) De Geftis Longob. X- II. C. XXVI. 



CAPO ir. 49 

bardi si divise in molti Ducati, altri di una, alni di più Città. 
V Azzari vuole , che Reggio avesse il suo proprio Duca detto 
Rodano , e che da lui sì denominasse il picelo! torrente di que- 
sto nome. Ma egli non sa indicarcene alcuna pruova. E' certo 
però , che Reggio ebbe il suo Duca , come tra poco vedremo ; 
ma di Modena non ne abbiamo sicura pruova . In Brescello an- 
cora veggiamo un Drottulfo Svcvo di origine , e da Longobardi 
sollevato alla dignità di Duca; e di lui perciò potrebbe dubitarsi, 
che su qualche parte di questo tratto d 1 Italia esercitasse il co- 
mando . Egli a tempi del Re Autari ardì di ribellarglisi , e di 
unirsi a Greci, e temendo il furore de' Longobardi ritirossi in 
Brescello , Città allor forte e munita . Ivi di fatto fu da essi 
assediato, e dopo aver fatta una lunga e coraggiosa difesa, non 
potendo più sostenersi, se ne fuggì lasciando Brescello in mano 
de' Longobardi, che lo spianarono interamente (i) . 

L'anno 590. l'Imperador Greco Maurizio fece un più va- 
lido sforzo per cacciare i Longobardi d'Italia, collegato a tal Anno 590. 
fine con Childeberto II. Re de' Franchi , e le truppe Cesaree 
riportaron di fatto non pochi vantaggi sopra i loro ninnici. Il 
Du Chcsne ha pubblicate due lettere in quest' anno medesimo 
scritte a Childeberto , una da Romano Esarco di Ravenna , 
l'altra dallo stesso Maurizio (2), e in amendue si dice, che 
f esercito Greco espugnate avea le Città di Mantova , di Par- 
ma , di Reggio , e di Piacenza , e parlando di Modena dice : 
Deus Mutinensem Czvitatem nos pugnando ingredì fecit , e aggiugne 
Romano , che i Duchi di Parma , di Pveggio e di Piacenza eran 
venuti a Mantova a soggettarglisi . Egli è dunque evidente , che 
Modena non era ancora distrutta , e che anzi era in istato da 
potersi difendere, come essa fece, contro gli aggressori. Nondi- 
meno il Dott. Vandelli persuaso, che Modena fosse già stata 
atterrata da Odoacre , sostiene , che per Modena deesi ivi in- 
tendere Città nuova, a cui pure il nome di Modena potea con- 
venire, essendosi colà ritirati i Modenesi. E la risposta potreb- 
be aver forza, se due troppo gravi difficoltà non le si oppones- 
sero . La prima si è , che non si troverà un esempio indubitato 
e sicuro , in cui a Città nuova si dia il nome di Modena; ma 
sempre essa si vede nominata Città nuova, o Città Geminiana. 

Tom. I. G La 



fi) ib L |V. C. XVIU. 

(:) Script. Frane. Voi. I, 



5 o MEMORIE STQR. MODENESI. 

La seconda si è, che quella Modena:, in cui entrarono le armi 
Greche , era fortificata , poiché per entrarvi fu necessario il 
combattere. Or noi vedremo, che Città nuova non fu cinta di 
mura , che a tempi di Liutprando , il qual cominciò a regnare 
l'anno 712., e di essa perciò non può intendersi il passo poc' 
anzi recato, ma di Modena, che solo dopo quest'Epoca dovet- 
te esser distrutta . 

Gli Imperadori Greci rimaser padroni di queste Provincie 
fino al principio del settimo secolo. Era allora Re de' Longo- 
bardi Agilolfo marito della celebre Regina Teodolinda, il quale 
1' anno 603. espugnò Cremona e Mantova , e un Castello detto 
Anno 603. Vulturina, di cui è incerta la situazione. Bresceilo ancora, che 
da Greci era stato nuovamente cinto di mura , fu da lui occu- 
pato; perciocché le truppe Imperiali , che lo custodivano , all' 
udir le conquiste de' Longobardi, fuggirono , e ritiraronsi a Ra- 
venna (1). Non sappiamo, se Modena e Reggio ancora rica- 
dessero sotto il dominio de' Longobardi. Ma certo esse erano 
in lor potere l'anno 642. in cui Isacio Esarco di Ravenna vo- 
lendo opporsi alle loro conquiste , che sempre più andavano di- 
latandosi , venne ad assalirli con forte esercito, ed incontratosi 
coli' armata del Re Rotari presso il Panaro, ma non sappiamo 
precisamente In qual luogo , fu da' Longobardi sconfitto per 
modo , che lasciati sul campo ottomila de' suoi , cogli avanzi 
dell'esercito ritirossi precipitosamente a Ravenna (2). Se dunque 
Rotari venne colle sue truppe fino al Panaro, egli e evidente, 
che egli era pacifico possessore del Reggiano e del Modenese al- 
meno fino alle sponde del fiume. Par nondimeno, che i Greci 
ricuperassero poscia almeno in gran parte queste Provincie , e 
che solo il Re Liutprando, che cominciò a regnare l'anno 7*2. 
se ne rendesse pacifico possessore . Di lui racconta Paolo Dia- 
cono , che espugnò Castra JErnilìt Feronìanum & Montebellìum , 
Buxeta , b Persiceto , Bononiam &c. (3), o, come dice Anastasio 
Bibliotecario : Minili* Castra , Feronianus , Montebellì , Verablum 
cum suis oppidis , Buxo & Persiceto (4) . Questa conquista si asse- 
Anno 728. gna all'anno 728. ($) , e noi vedremo altrove, che Feronìanum 

era 



Ci) Paull. Diac. L IV. C. XXIX. (4) Script. Rer. Ital. T. III. P. I. 

(2) Ib. C XLVIT. p. i<>6. 

(3; L. VI. C, LIV. (5) Murat. Annal. d' Ital. ad h. a. 



CAPO lì. 5 i 

era un Castello presso Vignola; che Montcveglio non ne è 
molto lontano; che Pcrsiccto à S.Giovanni in Persiccto , amen- 
due Castelli ora del Bolognese , ma anticamente del Modenese , 
che a questo territorio pure apparteneva Verabolo, che era ne' 
contorni medesimi , e che perciò poco da questi luoghi discosto 
dovea essere ancora quel Busso o Busseto , e che non può cre- 
dersi in alcun modo , che ivi si indichi la Città di Busseto ora 
nel Ducato di Panna. Dopo queste vittorie di Liutprando non 
troviamo , che i Greci ricuperassero mai queste Provincie; ed 
egli perciò dee rimirarsi come il primo , che stabilisse in esse 
costantemente il dominio de' Longobardi . 

E questi è quel medesimo Liutprando , a cui deesi la fon- 
dazione o almeno la fortificazione di Città nuova . E di essa 
perciò dobbiam qui favellare. Ho provato poc anzi , che Mo- 
dena non fu distrutta da Barbari , ma dalle innondazioni , che 
impetuosamente assalendola la rovinarono. Ma quando accadde 
sì funesta desolazione? Più volte ci parlan le Storie de' bassi 
tempi di piogge straordinarie, e di torrenti ingrossati, che re- 
caron gran danno alle vicine Provincie . Ma di una singolar- 
mente avvenuta circa Tanno 600., e che fu forse la più fata- 
le fra tutte, ci ha lasciata memoria Paolo Diacono: Eo tempore 
fuìt aqua diluvium in finibus Veneiiarum & Liguria , seu ceteris 
regioni bus Italia , quale post Noe tempus credi tur non fuisse <. Fati a 
sunt lavina ( al. lacunae ) possessionum seu villarum bomtnumque pa- 
rìter & animantium mainus interitus . Destrutla sunt itinera : ^ dissi- 
pata sunt via &c. (1). Non è dunque improbabile, che in que- 
sta occasione questa Città più delle altre per la sua situazione 
soggetta ad essere danneggiata dalle acque , e probabilmente an- 
cora ridotta dalle passate guerre a stato infelice , soffrisse quelle 
rovine, che già abbiam veduto narrarsi dall'autore della descri- 
zione di Modena. Par nondimeno più verisimile, che solo a' 
tempi di Liutprando sorgesse Città nuova, o che almeno, se i 
Modenesi, abbandonata in gran parte la rovinosa lor patria, co- 
minciarono a ritirarsi in que' contorni , i quali , benché essi 
pur paludosi, dovean nondimeno credersi più sicuri, questo luogo 
però non prendesse forma di Città , e fosse anzi esposto a que' 
pericoli, a cui le guerre sì frequenti a que 9 tempi sogliono es- 

G z por- 



CO L in, C. XXIIL 



Si MEMORIE STOR. MODENESI, 

porre, prima che Liutprando o lo riducesse a forma di Città , 

o io cingesse di mura . Questo è ciò , che sembra indicarci la 

seguente Iscrizione , che vedesi nella facciata esteriore di quella 
Chiesa. 

HAEC XVS FVTvDAMINA POSVI FVI>DATOR 

REGE FELICISSIMO LIVTPRAND PER EVM CEleberrimO 

HiC VBI INSIDIAE PRIUS PARABANTVR Piena 

FACTA EST SECVRITAS VT PAX SERVETUr 

SIC VIRTVS ALTISSIMI FECIT LONGIBARDGrum. 

TEMPORE TRANQVILLI ET FLORENTISSÌmi 

CMNES VT VNANIMES INPLE^TES PRINC . . . . (a) 

Par dunque certo, che dopo Tanno 728. o si fabbricasse, o af- 
men si fortificasse Città nuova , e al tempo medesimo dovette 
ivi innalzarsi la Chiesa dedicata a S. Pietro. Io mi riserbo a 
dire delle vicende df Città nuova nel Dizionario Topografico , 
ove si vedrà , che il primo suo nome fu quello di Città Gemi- 
niana, a cui poi sottentrò presto quello di Città nuova; che il 
Re Ildebrando ne fece dono alla Chiesa di Modena; e che il 
Vescovo Gottofredo al principio del decimo secolo vi innalzò 
un Castello , e tutte si raccoglieranno quelle notizie , che a 
questa una volta Città, or semplice Villaggio, appartengono. 

Ma un altra quistione ci si offre qui a trattare , cioè se la 
fondazione di Città nuova facesse restar Modena abbandonata del 
tutto e deserta. Questa è l'opinione del più volte lodato Dott. 
Vandelli (1), il quale vuole , che essa rimanesse solitaria per 
modo , che il corpo stesso del S. Vescovo Gemihiano fosse tras- 
portato a Città nuova , e che ivi col Capitolo risedessero i Ve- 
scovi , e ivi pure tutti abitassero 1 Cittadini , fino all'anno 1055. 
in cui soltanto egli crede, che Modena cominciasse a riedificarsi. 
Ma in ciò ancora io sono costretto ad oppormi a questo per 
Mtro esatto ed ingegnoso scrittore. Io proverò tra poco con in- 
dubitabili monumenti, che Modena fu ristorata verso l'anno 
900. Ma anche in quel tempo, che corse traila sua distruzione^ 

ac- 



(a) Le lettere fcrìfte in caratteri piccioli mancano nel marmo , e Cono aggiunte 
per congettura • 

Ci) I" c » P« 205, &c. 31$. &c. 



C A P O I I. 53 

accaduta', come sembra, circa Tanno 600., e la sua ristora- 
zione , essa tu bensì Città rovinosa e deserta; ma non fu de! 
tutto abbandonata; e la Chiesa Cattedrale vi stette sempre in 
piedi, e ivi fu sempre il corpo di S. Geminiano. L' autore dell' 
Opuscolo sulla traslazione del corpo di S. Geminiano fatta l'an- 
no 1106. cel mostra, a mio parer, chiaramente. Curri septin- 
riti qui ti qii agìrit a anni & amplius transissent , dice egli (1) , quod 
pater nostcr Gcminianus e vivis migravit , Ecclesìa , in qua corpus 
siami a San 80 Severo undecimo Ravennati s Ecclesia Archiepiscopo bo- 
llori fìc e reconditum est , longo annorum si tu & multa aitate confefla , 
crebri s sci ssuri s multi sque rimis a fundamentis videbatur mini tari rui- 
n.\m . E siegue dicendo , che determinossi perciò d' innalzare la 
nuova Cattedrale. Or non è egli evidente da questo passo, che 
l'antica Chiesa, ove il corpo del S. x Vescovo era stato riposto y 
sussisteva tuttora l'anno 1099. in cui si pensò a fabbricarne 
una nuova, e che ivi le sacre spoglie di S. Geminiano sempre 
eransi conservate ? Che se ivi era la Cattedrale , non lungi do- 
vea esserne l'abitazione del Vescovo, e il Clero ancora, ben- 
ché probabilmente in iscarsissimo numero , dovea avere abita- 
zione nella Città per celebrarvi i Divini Ufficii . Di fatti nel 
Codice Diplomatico pubblicheremo diverse carte degli anni 813» 
816. 841. 856. 869. 876. &c. che hanno la data ASlum Moti- 
na , o Mutine , e in alcuna delle quali si fa anche menzione di 
Città nuova , fralle quali pregevole è singolarmente quella cir- 
ca il 796. in cui il Vescovo Gisone vedesi risedere in domo 
Sancii Gernmiani in Mutina\ e con ciò mostrasi non sussisten- 
te la risposta del Dott. Vandclli y il qual vuole , che ove tro- 
vasi nominata Modena, debba intendersi Città nuova. 

Sembra però allo stesso scrittore , che due validi fonda- 
menti abbia la sua opinione. Il primo e la descrizione da me 
pure citata dell' infelice stato di Modena scritta verso 1' anno 
910., in cui di essa si parla come di Città fralle sue rovine 
interamente sepolta. Ma io credo, che quest'opuscolo stesso at- 
tentamente esaminato combatta, e non comprovi, la sua opinio- 
ne medesima. Perciocché esso ci mostra, che la Cattedrale tut- 
tor sussisteva, e che ivi serbavasi il corpo di S. Geminiano. 
L'autore dopo quella patetica descrizione soggiugne : Deprecemur 

ita- 



(i) Script. Rer. Irai. T. VI. col. 8?. 



54 MEMORIE STOR. MODENESI. 

itaque Deum . ... * ut . . . . . psr meritum SanBi Confessoris & 
Epìscopi Geminiani , cujus inibì San Slum Corpus ambi tur , ab omni 
visibilium hostium incursu sua potimi dextera nos defendat. Quella 
voce inibì non -si riferisce ella apertamente alla vecchia Modena 
da lui poc'anzi descritta? E non ricavasi egli perciò ad eviden 
za da questo passo medesimo, che la Chiesa Cattedrale era tut- 
tora in piedi, e che in essa, e non in quella di Città nuova, 
serbavasi il corpo di S. Geminiano ? Siegue poscia narrando ciò , 
che addivenne nell'invasione degli Ungheri circa Tanno 900., 
di cui diremo tra poco, e dice, che il loro esercito ad Muti- 
nense devenit Episcopìwm , quo San&issimi Patris Geminiani tumula- 
tur corpusculum . E qui ancor chi non vede , che il Vescovato 
ossia la Cattedrale , in cui serbavasi il corpo di S. Geminiano , 
è quella stessa, di cui ha parlato poc'anzi, cioè di quella, che 
era veramente in Modena ? Anzi questo passo medesimo pruova 
sempre più ad evidenza, che Modena allora non era del tutto 
disabitata; perciocché gli Ungheri non si sarebbon curati di en- 
trare in. una Città ., che fosse vota di abitatori , e si giacesse 
totalmente sepolta . Lo stato rovinoso di Modena , di cui parla 
l'autore della citata descrizione, deesi dunque intender nel mo- 
do, ch'io ho indicato, cioè ch'essa fosse desolata e ridotta a 
infelicissima condizione , avuto riguardo singolarmente al flore , 
in cui essa per l' addietro era stata; ma che non fosse però del 
tutto priva d'abitatori. 

L* altro documento , a cui il Vandeili si appoggia , è un 
Diploma di Arrigo III. Imperadore dell'anno 1055. con cui sem- 
bra , che permettasi al Vescovo di Modena Eriberto di rifabbri- 
care la desolata Città. Io l'ho pubblicato interamente (1); ma 
ho insieme recate molte ragioni , per cui il Diploma mi sembra 
supposto. Lasciamo stare, che il diploma non ha data di sorta 
alcuna, cosa che assai di raro negli Editti Imperiali di questi 
tempi s'incontra; che dopo la sottoscrizione di Arrigo III. viene 
quella di Arrigo IV. Imperadore, che succedette bensì al padre l'an- 
no MLVI. ma non ebbe il titolo d'Imperadore che nel MLXXXIV., 
e che la sottoscrizione del Cancelliere è totalmente diversa dallo 
stile consueto ; e esaminiamo invece il tenore dello stesso Di- 
ploma . Dicesi in esso , che il Vescovo Eriberto co 1 suoi Citta- 
dini 

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(i) Stor. Nonant. T. II, p. 18S. 



C A P O II. 55 

dfni gli aveano esposto, quod eorum quondam nobilissima & anti» 
muìssims Urbi Mulina fere dcstru&a esset ; e che T aveano perciò 
pregato a permetter loro di riedificarla , di fortificarla , e di 
stenderla ; e che egli avea determinato di accondiscendere alle 
loro preghiere . Chi non crederebbe , che dopo questo comin- 
ciamento non dovesse venire in seguito la facoltà conceduta al 
Vescovo e a Modenesi di far risorgere dalle rovine la lor Cit- 
tà ? E nondimeno tutt' altre sono le grazie , che T Imperadore 
loro concede. Egli permette al Vescovo di livellare i beni della 
sua Chiesa, e di riscuotere le Gabelle nel Diploma indicate; gli 
dona il muro della Città (il qual pure fin dal MXXXVIIL era 
stato donato da Corrado I. (i) al Vescovo Ingone ) e dodici 
braccia di terreno intorno al muro sì dentro che fuor delle fos- 
se , a patto che il muro e. le fortificazioni si conservino a di- 
fesa della Città - y e permette ancor la derivazione delle acque 
della Secchia e del Panaro, e lo scavo di un canale. Qui dun- 
que non sol non si parla di rifabbricar la Città , ma. si suppo- 
ne anzi essa già cinta di mura , come gik supponevasi ancora 
fin dal MXXXVIII. nell' indicato diploma di Corrado I. E per- 
ciò io temo , che questo diploma o sia supposto , o almeno al- 
terato per modo, che in confronto di tanti documenti gik ri- 
feriti o accennati, che ci mostrano Modena verso la fine del 
nono secolo ristorata gik , e in qualche modo cinta di mura , 
non possa aver forza a distruggere la nostra opinione . E lo 
stesso dee dirsi di un'altra informe carta del MXCIL, che con- 
servasi nell'Archivio Capitolare, in cui il Vescovo dà a' Citta- 
dini a perpetuo livello le case,, che la Chiesa di Modena posse- 
deva , affine che la Città si possa ampliare, la qual carta ha 
molti non dubbi segni di falsità e d'impostura. E vedremo tra 
poco, che assai prima era stata Modena rifabbricata. Ma tor- 
niamo ora a' tempi de Longobardi , da quali il discorso di 
Città nuova ci ha allontanati .. 

1 Re di quella nazione mostrar;- ? alla Chiesa di Modena 
assai favorevoli; e benché niun loro iiploma sia fino a noi per- 
venuto ( trattone un frammento di Astolfo , con cui dona a que- 
sta Chiesa la Corte di Gena , del qual però mostrerò altrove i 
motivi, che mi costringono a crederlo supposto) li veggiamo pe- 



rò 



(l; Mura;. Ant. Irai. Voi, I. p. 446. 



56 MEMORIE STOR. MODENESI. 

rò indicati in un diploma di Lodovico Pio dell' anno 822. pub- 
blicato dal Muratori (1), cioè uno del Re Cuniberto, che avea 
regnato dall' anno 678. fino air anno 700., con cui donata 
avea alla Chiesa di S. Geminiano una villa detta Puziofo e al- 
cuni altri diritti; uno del Re Liutprando intorno ad alcuni ser- 
vi della Chiesa medesima, uno del Re Ildebrando nipote e suc- 
cessore di Liutprando, uno del Re Rachis , e uno dell' ultimo 
Re Desiderio , tutti concernenti diversi privilegi e diritti alla 
Chiesa stessa accordati . Riguardo alla Chiesa di Reggio non ab- 
biamo accertata memoria di alcun particolare diploma per essa 
spedito da Re Longobardi. Solo nel diploma in favor di essa 
segnato da Carlo Magno 1' anno 781. , si dice, che il Vescovo 
Apollinare aveagli mostrato i privilegi da Re Longobardi alla 
sua Chiesa già accordati (2), e in quello di Lottano I. dell'an- 
no 8$$. si conferman generalmente i privilegi, che essi le avea- 
no conceduti (3). 

An. 750. E* e * Re Ast °tf° non sappiamo, che facesse alcun dono, 

accordasse alcun privilegio a queste Chiese . Ma con due fonda- 
zioni reco egli non ordinario vantaggio a queste Provincie . La 
prima fu quella del celebre Monastero di Nonantola. S. Ansel- 
mo già Duca del Friuli, la cui sorella Giseltruda era moglie di 
questo Re, avea abbandonato il mondo, e spogliatosi delie uma- 
ne grandezze verso 1' anno 750. erasi ritirato sulle montagne 
di Modena a Fanano , ed ivi con alcuni altri a lui aggiuntisi 
fondato avea un picciolo Monastero . Dopo tre anni cambiò sog- 
giorno, e sceso alla pianura si fermò in Nonantola, luogo allor 
deserto ed incolto cinque miglia lungi da Modena , ed ivi fon- 
dò un nuovo Monastero , che poi divenne sì rinnomato. Dopo 
S. Anselmo si può dire che fondatore ne fosse il Re Astolfo 
per la gran copia de' fondi , di cui gli fece dono , e de' privi- 
legi , di cui arricchillo. Ma io ne ho parlato abbastanza nella 
Storia di quella insigne Badia, e non giova perciò il ragionar- 
ne qui nuovamente . 

L' altra fondazione fatta da Astolfo fu quella della Chiesa 
di Carpi. Di essa pure non abbiamo il primo documento, che 



ci 



(1) I e. T. I. col. 77 r, 

(2) 1 e, T. Ili co!. 85, 

(3) Ughell. Ita!. Sacr. T. II. col. 247. 



C A P O II. 57 

ci dimostri il tempo, in cui ebbe principio. Ma abbiamo una 
Bolla di Callisto II. dell' anno 1123., che originale conservasi 
nel Segreto Archivio Estense , diretta all' Arciprete Federigo , e 
agli altri Canonici della Pieve di Carpi, e che dal Muratori è 
stata già pubblicata (1), in cui sì esattamente descrivesi il mo- 
do , con cui Astolfo tbndolla , e tanti documenti autentici ad es- 
sa spettanti si accennano , che sembra non possa rimanerne al- 
cun dubbio. Dicesi adunque in essa, che il Re Astolfo fondò 
in un Borgo del suo Regno detto Carpi una Chiesa in onore 
della B. Vergine , che per sottrarla a qualunque molestia potes- 
se essa ricevere da due Vescovi confinanti , cioè da quel di Mo- 
dena e da quel di Reggio , donò loro alcune possessioni poste 
in quel distretto medesimo, che per tal modo ottenne, che quel- 
la Chiesa fosse immediatamente soggetta alla Chiesa Romana, e 
che impetrogliene il privilegio dal Pontefice Stefano , cioè dal 
secondo di questo nome , che sedette sulla Cattedra di S. Pietro 
dall' anno 752. fino al 757., e che questo privilegio le fu poi 
mantenuto da tutti i suoi successori , e che altri le ne furono 
conceduti da Gregorio VII. e da Urbano II. e da Pasquale II. 
Cosi fu fondata allor questa Chiesa, la quale , benché non fos- 
se allora onorata della dignità Vescovile , alla quale è stata poi 
sollevata a dì nostri , ne godette nondimeno per circa dieci se- 
coli la giurisdizione e Y onore. 

Queste sono le sole memorie, che nel corso di quasi otto 
secoli noi troviamo riguardo a queste Provincie . Io non ho fat- 
ra menzione di una guerra, che dal Panciroli e dall' Azzari di- 
cesi mossa da' Reggiani uniti co' Modenesi contro de' Mantova- 
ni circa 1' anno 520. a cagione del dominio sul Pò, che questi 
pretendevan di avere. Nella qual occasione dicono, che i Reg- 
giani edificarono due Castelli sulle rive del Pò , uno detto Ri- 
va Rezù\ e poi Revere, 1' altro detto Mirasole . Aggiungono, 
che i Mantovani uniti poi co' Bresciani sconfissero i lor mini- 
ci ; e che per ultimo interpostisi i Ferraresi e i Parmigiani si 
stabilì tra essi la pace , cedendosi da' Reggiani a Mantovani il 
contrastato dominio sul fiume. Cotali racconti , che non sono 
appoggiati all' autorità di alcun antico scrittore , e che non so- 
no punto conformi alle circostanze di que' tempi , ne' quali non 

Tom. I. II 



era 



(0 Antiqu. Trai. T. V. col. 821. 



S 8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

era ancora introdotto nella Città il governo Repubblicano , pò- 
tevansi tollerar nelle Storie , quando esse trovavan lettori faci- 
li a prestar fede agli Storici . Ma ora non si possono udir sen- 
za risa ; e appena e lecito il farne un cenno per rigettarli ; e 
noi vedremo , che altri Scrittori differiscono questa guerra a se- 
coli posteriori , e che ciò non ostante essa non lascia di essere 
dubbiosa ed incerta. 

CAPO III. 

Delle vicende di queste Provincie da tempi di Carlo Magno 

fino a primi anni del secolo XII. colla Storia 

del Patrimonio Matildico . 

Ab. 773. IT? Ran già corsi due secoli e più, dacché i Longobardi avea- 
1 -i no invasa F Italia , e una gran parte ne possedevano tran- 
quillamente . Il lor desiderio di spinger sempre più oltre le lor 
conquiste aveali più volte fatti rivolger coli' armi contro gli Sta- 
ti posseduti dalla Chiesa Romana . E forse ne sarebbono essi di- 
venuti padroni, se i Papi non avesser trovata protezione e dife- 
sa ne' Re Francesi , i quali seppero alla lor divozione per la Se- 
de Apostolica opportunamente congiungere i loro vantaggi . Car- 
lo , soprannomato poi Magno , salito sul trono de* Franchi F 
anno 768., invitato dal Pontefice Adriano I. venne F anno 773. 
con forte esercito in Italia contro il Re Desiderio , che non cu- 
rando le sue replicate promesse negava di rendere alla Chiesa le 
Città da lui occupate; e conquistatane una gran parte strinse 
con forte assedio il Re stesso in Pavia, e finalmente F ebbe nel- 

Àn. 774 le sue mani F anno 774. , e mandollo a finire i suoi giorni pri- 
gione in Francia. Il Mabillon e il Muratori, veggendo , che 
neh' antica vita di S. Anselmo fondatore del Monastero di No- 
nantola si racconta , eh' ei fu mandato in esilio dal Re Deside- 
rio , ne raccolgono per congettura , eh* ei si fosse dichiarato in 
favor del Re Carlo ; e che perciò fosse esiliato . Ma io mi 
lusingo di aver confutata la loro opinione , mostrando coli' au- 
torità della vita medesima, che S. Anselmo fu esiliato sette an- 
ni prima, che Carlo movesse contro F Italia (1). 

Se 



(1) Stor, Nonant. T. I. p. 72, 



CAPO III. 59 

Se queste Provincie fossero da Carlo conquistate coli' armi, 
o se a lui spontaneamente si soggettassero, ci è ignoto; così scar- 
si sono gli Scrittori di questi tempi , e cosi sterili e digiune le 
loro Croniche. Abbiam però qualche indicio, che alcuni alme- 
no in queste Provincie gli si opponessero; e ce ne fa pruova 
un diploma di Carlo dell' anno 808., in cui dice, che alcuni 
Lombardi era egli allora stato costretto a condurre in Francia 
prigioni , e a confiscare i lor beni ; e che poscia ad istanza del 
Re Pippino suo figlio aveali liberati , e rimessi nell' antico loro 
stato, tra quali dice, che fu un Manfredo Reggiano. Vedremo 
innoltre nella serie de' Vescovi di Reggio , che il Vescovo di 
questa Città fu egli pure allora con que' di Pisa e di Lucca con- 
dotto prigione in Francia , il che ci mostra , eh' egli era credu- 
to favorevole a Longobardi . Ma ciò non pruova , eh* egli asse- 
diasse questa Città . Certo ei passò probabilmente per Reggio e 
per Modena , quando , mentre le sue truppe assediavan Pavia , 
egli andossene a Roma ; e il Vedriani , citando la Storia MS. 
del Briani , il quale non parla punto di ciò, dice (i) y eh' ei fu 
accolto da' Patricii Modenesi attendati sulle rive della Secchia; 
e che corteggiato da essi sen venne a Modena fra '1 comune ap- 
plauso , e per tre giorni vi si trattenne , e ne partì ricolmo di 
ricchi doni. Mancava solo, che il Vedriani ci dicesse, in qual 
casa fu alloggiato, di quali vivande gli fu imbandita la mensa, 
e quali addobbi ne ornavan le camere . Così era facile agli Sto- 
rici de' tempi addietro il supplire colla feconda lor fantasia alla 
mancanza delle autentiche e sicure notizie. Lo stesso dobbiam 
dire di ciò , che ei poscia soggiugne , che Carlo assegnò a* Bo- 
lognesi una gran parte del territorio , che prima era de' Mode- 
nesi ; col che certo egli avrebbe mal corrisposto alle gentili ac- 
coglienze da questi Cittadini usategli. Il Vedriani cita il Sigo- 
nio , ma io nulla ne trovo presso questo scrittore . E ove pure 
ei T affermasse , io non gli presterei fede , s' ei non me ne ad- 
ducesse in pruova qualche antico scrittore o qualche autentico 
documento. Or nulla di ciò io credo, che si possa produrre. 
Solo abbiamo un diploma di Carlo all' anno 781. con cui fissa 
i confini, che separano la Diocesi di Reggio da quella di Parma, 
di Luni e di Modena. Ma ivi non si parla de' confini di Mo- 
li 2 de- 

(x) T. I. p. 35 8. 



eo MEMORIE STOR. MODENESI. 

dena e di Bologna, e benché il cambiamento della maggior par- , 
te de' nomi non ce li lasci or più ravvisare , par nondimeno , 
che alla Diocesi stessa di Reggio non rechi quel Diploma alcun 
pregiudizio . 
An, 781. Egli è questo il primo sincero Diploma, che abbiamo di 

Carlo Magno , in favor della Chiesa di Reggio; ed esso è se- 
gnato in Pavia il giorno 8. di Giugno del detto anno 781., nel 
qual giorno medesimo un altro ne accordò in favore della stes- 
sa Chiesa e del suo Vescovo Apollinare. In favore ancora della 
Chiesa di Modena ne spedì uno 1' anno seguente 782. Ne altri 
ne abbiamo di questo Principe , che appartengano a Modena e 
a Reggio . Io non parlo a questo luogo de' quattro diplomi da 
lui segnati in favore della Badia di Nonantola, uno de' quali 
fit spedito da prati presso Gaggio f anno 7.76. , un altro sul 
Ponte di Reno presso Bologna V anno 801. mentr' ei tornava 
da Roma, ove nella precedente solennità di Natale era stato co- 
ronato Imperadore , perché di essi già ho favellato, e gli ho 
ancor pubblicati nella Storia di quella Badia , ne io voglio qui 
ripetere ciò , che ad essa appartiene . Quasi tutti gli Imperadori 
discendenti da Carlo Magno , e detti perciò Carolingi , furono- 
liberali di Diplomi in favore di queste Chiese, ma è inutile il 
qui ricordarli . Li pubblicheremo a suo luogo , e avvertiremo al- 
lora , se ha in essi cosa degna di osservazione . 

Ciò, che non dee qui ammettersi, è, che negli ultimi anni 
di Carlo Magno, il quale fini di vivere Y anno 814. comincia- 
mo a vedere i Conti in queste Provincie . Cosi nomiti avansi i 
personaggi , a* quali dagli Imperadori affidavasi il governo di una 
Città , o di qualche parte del suo territorio; e i primi dicevansi, 
a cagion d' esempio , Comes Mutìnensis &C. , i secondi Comes Comi- 
latus Mutinensìs &c. Il Muratori crede (1) , che amendue queste 
espressioni significhino, almen talvolta, lo stesso. Ma forse gli 
esempi, ch'egli ne reca, son di persone, ch'essendo al medesi- 
mo tempo Conti della Città e del Territorio , potevano con 
amendue questi titoli indicarsi . E forse ancora errò il copista 
di quelle carte, essendo facile ad accadere, che, ove nella per- 
gamena si legge, a cagion d* esempio , Comes Comtt. Varmen. , il 
copista scriva Comes Varmen. Eransi questi titoli introdotti fino 

dà- 



(x) V, Antiqu. Irai. T. I. col. 416. 



CAPO ITI. 6r 

dagfi ultima anni dell' Impero Romano, e anche sotto I Goti e 
i Longobardi se ne trovano esempi (i). Non erano essi assoluti 
Signori delle Città o delle Terre, che loro affidavansi ; anzi noti 
potevasi dire nemmeno , qh* essi le avessero in feudo; percioc- 
ché nella forinola, con cui concedevasi tal dignità, si ordinava 
espressamente , che le pubbliche rendite passassero al regio era- 
rio , ed era anche lecito al Principe il togliere la Contea a chi 
ne era stato investito, ne il padre poteva tramandarne il diritto 
al figlio . Il loro dovere era quello singolarmente di render giu- 
stizia e di conservare la pubblica tranquillità; e talvolta aggiu- 
gnevasi loro ancora il militar comando. Col progresso però del 
tempo i Conti stesero maggiormente i confini del lor potere, al- 
lor quando singolarmente Y autorità Imperiale cominciò ad esser 
poco curata in Italia , e le Città vennero insensibilmente acqui- 
stando quella libertà e quella indipendenza , che nella pace di 
Costanza fu poscia loro interamente accordata. E oltre il mag- 
gior potere alla dignità di Conte annesso , questa divenne an- 
che comunemente ereditaria, e senza contrasto trasmettevasi dal 
padre al figlio e a lor discendenti . 

In queste Provincie non trovasi , come ho accennato , me- 
moria di alcun Conte fino a' tempi di Carlo Magno. E i primi 
due, che a me è avvenuto di osservare nelle antiche carte, so- 
no un Gherardo Conte di Reggio, e un Riemperto Conte di 
Città nuova, che si veggon presenti a un Atto di Rataldo Ves- 
covo di Verona all' anno 813. presso F UghclhYz). Abbiam qui 
adunque un Conte di Reggio, il qual però non sappiamo chi 
fosse, né di qual famiglia, ne per quanto tempo tenesse la sua 
rfignità . E lo stesso dee dirsi del Conte Riemperto di Città nuo- 
va. Osserva a ragione il Muratori (3), che dee qui intendersi 
quella Città nuova , che fu innalzata a ricovero de' Cittadini 
Modenesi cacciati pel furore dell' acque dalla lor patria; perchè 
Città nuova nelF Istxia non esisteva ancora , il che pur vale ri- 
guardo all' altra Otta nuova nella Marca d' Ancona. Non è in- 
verisimile , che essendo in Città nuova raccolta una gran parte 
del popolo di questa Città , vi si stabilisse un Conte per ammi- 
nistrar la giustizia. Egli è però questi il solo, di cui troviamo 

me- 



CO l 1 . T, t. col. ><??. ec. (3) Antiqu. ItaL T\I. col. 194. 

(2; La'. S^cr. Voi. V. in Ep. Veron, 



62 MEMORIE STOR. MODENESI. 

memoria, e così pur non troviamo altro Conte in Reggio fino 
al secol seguente . 

In Modena non abbiam certa notizia di alcun Conte nel 
nono secolo, se pure non vogliam credere a un racconto , che ci 
fa T autor deli* Epitome delle Cronache Casinesi pubblicata dal 
Muratori (i) . Narrasi ivi, che V anno 856. Angiiberga moglie 
dell' Imperadore Lodovico II. ardeva d' amore per Ucpaldo , o 
Ucpoldo , o Tucpoldo Conte Palatino , che più volte tentò ella 
di farlo condiscendere alle sue brame, e che vedendolo fermo 
nel rigettare le sue istanze , trasportata dallo sdegno accusollo 
all' Imperador medesimo suo marito, come reo di avere atten- 
tato alla sua onestà ; che Y Imperadore , troppo facilmente pre- 
stando fede alla moglie , fece uccidere il Conte ; ma che poscia 
per opera di Andalberta vedova dell' infelice Ucpoldo istruito 
dell' innocenza di esso , che ella gli provò coli' allora usato spe- 
rimento del fuoco, per dargliene, come poteva, un onorevol 
compenso nominò Duca della Liguria e della Toscana e Conte 
di Modena e di altre otto Contee un akro Ucpoldo di lui fi- 
glio . Al Muratori sembra , e ben a ragione , favoloso questo 
racconto. Egli è vero, che circa F anno 850. troviamo un Uc- 
poldo Conte del Sacro Palazzo (2) . Ma se f Imperadrice An- 
gilberga si fosse renduta rea di sì gravi delitti d 5 infedeltà con- 
iugale e di infame calunnia , Y Imperador Lodovico le avrebbe 
certo fatto provare il suo risentimento . Or noi veggiamo al 
contrario, che dopo quel!' epoca egli non cessò d* arricchirla di 
nuovi doni , come ci mostran molti diplomi in favor di essa spe- 
diti negli anni 864. 868. 869. 870. 874. (3). 

Più probabile sembra al medesimo Muratori , che fosse Con- 
te di Modena un certo Auteramo Conte ex genere Francorum , al- 
la cui Vedova Agelburga consecratasi a Dio il Vescovo di Mo- 
dena Leodoino concedette in enfiteusi F anno $76. un Oratorio 
in onor di S. Desiderio posto traile due Ville vicine a Modena 
di Ramo e di Fredo . (4) Molte memorie di questo Conte Au- 
teramo conservansi nelF Archivio Capicolare di Parma , che dal 

ce- 



CO Script. Rer. Irai. Voi. II. P. I, 343. 27. T. II. col. 119 453. Tcm. I. 

p. ?7°- col. 93?. 
(2; Antiqu. Ital. T. II. co!. 951. (4; Ib. T. IL col. 242, 

(S) ib. T. II. col. 241. T. VI. col. 



CAPO IIL 65 

celebre P. Ireneo Affò mi sono state gentilmente comunicate . 
E pare , eh 1 egli dapprima abitasse nel Vercellese ; perciocché in 
una carta dell' anno 823., in cui egli non è ancor nominato 
Conte , egli assegna secondo il costume della Legge Salica in do- 
te alla sua moglie Agelburga una corte in villa Jiaviasco , in re- 
gno salico, in pago Vèrcelkmis ; e la carta e segnata Gandulfo villa 
uve félacium regis • In un' altra carta dell'anno 848. lo veggiam 
nominato col titol di Conte : Auteramo glorio sus Comes , e lo veg- 
giamo abitare in Sabbione nel Reggiano: In Curte mea in Sablu- 
ne . Nel Dizionario Storico-Topografico accennerò altri stronfien- 
ti , i quali ci mostrano gli acquisti, che il Conte Auteramo e 
Agelburga sua moglie avean fatto non solo in Sabbione ( la qual 
Corte passò poi a un Conte Rodolfo esso pure Francese di na- 
scita ) ma anche in Marzaglia nel Modenese. In niuno' però di 
questi documenti egli è detto Conte della Città o del territorio 
di Modena o di Reggio. Anzi in una carta dell'anno 848. egli 
è detto Auterami Comite Clumino ; la qual Contea io non saprei 
additare , ove sia posta. 

Un altro Conte troviamo nel territorio di Reggio , in una 
parte però , che allora era compresa nel territorio e nel Conta- 
do di Parma. Il Muratori ha pubblicata una carta, in cui 1' Im- 
perador Lodovico II. V anno 862. concede a Suppone suo Vas- 
sallo e Consigliere , strenuo vasso dileEloque Consiliario nostro , due 
Corti nel Contado di Parma e nel distretto di Bismantova , ora 
nel Reggiano, dette Fellina e Malliaco (1) . Egli non ha qui il 
titol di Conte , ma quel di Vassallo e di Consigliere ; ma il veg- 
giamo poscia sollevato alla dignità di Conte. Perciocché essendo 
egli morto verso V anno 88 8. Berta gid sua moglie ossecrata- 
si a Dio , come dicesi in una carta del detto anno dell' Archi- 
vio Capitolare di Parma , V. Berta , que fuit reiitla qu. Supponi , 
qui fuet Comes , qui modo veste velamen san Eie dei geni tri eh marie 
induta esse videtur , diede in enfiteusi ad alcuni certe sue terre in 
Fogliano, ove la carta e segnata, e ave dovea pagarsi il Cano- 
ne : in ipsa Curte mea in Follano ; il che ci mostra , eh' essa avea 
fatto 1' acquisto di questa Corte , dalla quale poi ebbe 1' origine 
e il nome la nobilissima famiglia da Fogliano. Il Re Berenga- 
rio f anno 890. confermò il possesso delle due Corti di Fellina 

e Mal- 



0) Ib. T. I. coi. 5*9. 



64 MEMORIE STOR. MODENESI. 

e Malliaco ad Unroch suo parente figliuol di Suppone : Unroch 
cons angui neus noster filìus quondam Supponis ìncliti Marchionis (i) . 
Di questo Suppone, che fu veramente 'Marchese o Duca di Spo- 
leti, parla il Muratori . Ma poiché egli ebbe bensì in dono quel- 
le due Corti , ma non troviamo , che la sua dignità gli desse 
diritto alcuno su alcuna parte di queste Provincie , basterà V a- 
verlo qui accennato . Anche di Unroch figliuol di Suppone non 
sappiamo , che avesse in esse giurisdizione alcuna . Potrebbe cre- 
dersi , eh' ei fosse padre di un altro Suppone, che Tanno 931. 
era Conte nel Contado di Modena, e risedeva in Renno. Neil' 
Archivio Capitolare di Parma conservasi un Placito da lui tenu- 
to , che così comincia : Dum in Dei nomine villa Renno Judicìaria 
Mutinensis in casa propria petri per ejus data licentia in judicio resi- 
deret Stipo Comes ejusdemque Comitatu & Missus do minor um Regum 
singulorum hominum justitiam faciendi , ac deliberandum &c* Ma in 
un' altra carta dello stesso Archivio Capitolare di Parma ei si 
dice figlio di un Radierio Conte e nipote per parte di madre di 
Ardingo Vescovo di Brescia . Ben egli ebbe un figlio detto Ro- 
dolfo , come ci mostrerà un documento dell' anno 941. Roàul* 
fus filius quondam Unrocbi Comes , a cui fu donato il dominio uti- 
le della Chiesa di S. Faustino presso Rubiera . Nella carta me- 
desima dell' anno 931. si nomina un Raimondo Conte di Reg- 
gio .- Ragimundus Comes Regiensis . Ma di esso pure non abbiamo 
alcun' altra notizia , e qualche altro parimenti mal conosciuto ci 
sarà da altre carte additato . Anche nel Contado trovansi soven- 
te de' Conti non solo in questo , ma anche ne' secoli susseguen- 
ti . Così vedremo in una carta dell' anno 1073. nominarsi Gui- 
do & Ardoinus atque Odo germani filli quondam Comitis Guidonis de 
Comitatu Regiensi ; da' quali forse discendeva un altro Conte Ar- 
doino , che è nominato in una carta del Monastero di Marola 
dell' anno 1146. Più altri Conti vedremo indicati nelle carte del 
Codice Diplomatico; ma de' quali non possiamo assicurare , se 
in queste Provincie avessero giurisdizione. 

Noi frattanto coli' andare in traccia di questi non ben co- 
nosciuti Conti , che nel Modenese e nel Reggiano ebbero o giu- 
risdizione o possedimenti , ci siamo innoltrati oltre il Regno de' 
Carolingi , e siamo entrati in un' epoca , che fu sorgente di 

mol- 



(1) Ibid p. 27?. 



CAPO HI, 6$ 

malte guerre e di gravissime calamità air Italia . I discendenti 
di Carlo Magno temici V Impero e il Regno d' Italia per poco 
oltre ad un secolo, e la lor linea finì in Carlo Grosso venuto 
a morte 1' anno 888. Sotto il lor Regno queste Provincie furori 
tranquille; e niuna cosa vi accadde, che degna sia di special 
ricordanza; né altra memoria lasciarono essi del ior governo, che 
i diplomi spedici a favor della Chiesa e di qualche lor favorito. 
Lottario figlio di Lodovico il Pio rivolse il pensiero alle scuole ^ n * 88Sé 
d' Italia, e ne istituì in alcune Cittk principali ; ma i Modene- 
si e i Reggiani non' gli furon molto di ciò tenuti , perchè ei 
gli costrinse ad andare fino a Cremona, se volevano essere istrui- 
ti (i). Ma dopo la morte di Carlo -il Grosso Y Italia finallora 
soggetta all' autorità Imperiale divenne Y oggetto dell' ambizio- 
ne' di molti Principi. Berengario Duca del Friuli fu il più feli- 
ce di tutti, ed eletto nel!' anno medesimo Re d' Italia, seppe 
coraggiosamente difendersi e sostenere il combattuto suo trono 
contro di Guido e di Lamberto padre e figlio Duchi di Spoleti , 
e contro di Arnolfo Pve di Germania , e contro di Lodovico di 
lui figliuolo , benché tutti onorati della Corona Imperiale . Ab- 
battuto da essi più volte risorse sempre più forte e più potente 
di prima, finche 1' anno 915. morto Y Imperador Lodovico III. 
già da lui fatto acciecare più anni addietro , videsi finalmente 
pacifico possessor dell' Italia , e fu sollevato nell' anno stesso 
alla dignità Imperiale.. Ma sei anni appresso un nuovo avversa- 
rio chiamato da alcuni Principi Italiani , cioè Rodolfo Re della 
Borgogna Transjurana, scese a contrastargli il Regno, e Beren- 
gario , dopo avere più volte con lui combattuto , fu ucciso a 
tradimento in Verona Y anno 914. 

Premesso questo breve prospetto dello stato delle cose d' Ita- 
lia, veggiamo ora, <]ual fosse frattanto quello di Modena; giac- 
che di Reggio, fuor della serie de' Vescovi, che daremo altro- 
ve, non abbiamo memoria alcuna, che meriti di essere qui ri- 
portata. Giaceva, come si è detto, sepolta Modena nelle sue 
rovine, benché non in modo, che fosse interamente deserta, e 
la maggior parte de' Cittadini eransi ritirati a Città nuova, e vi 
aveano innalzati edificii assai ragguardevoli , come ci mostrano 
gli avanzi , che spesso se ne van discoprendo . Sulla fine del no- 

Tom. 1. I no 



(0 Rer. Ital. Sa.pt. T. I. P. II. p. 152. 



66 MEMORIE STOR. MODENESI. 

no secolo era Vescovo di Modena Leodoino , che tenne questa 
Sede dall' anno 871. fino all' anno 892. almeno e probabilmen- 
te alcuni anni dopo. Vedeva questi lo stato infelice della Città, 
e desiderava ardentemente di ricondurla all' antico splendore . Al 
desiderio si aggiunse il bisogno; perciocché nelle guerre , che do- 
po la morte di Carlo il Grosso si accesero tra pretendenti al 
Regno d' Italia , frequenti erano le scorrerie de' due contrarii 
partiti , e una Città rovinosa ed aperta da ogni parte era espo- 
sta continuamente al loro furore. Egli adunque 1' anno 892. 
nel qual tempo Guido coronato Imperadore F anno precedente 
Am 892 era riconosciuto in quasi tutta V Italia , e il partito di Berenga- 
rio giaceva oppresso, a lui si rivolse, e ne ottenne un favorevol 
diploma pubblicato dal Sillingardi (1) . In esso dice Guido, che 
Leodoino SanSìa Mutìnensis Ecclesìa Episcopus ,. qua est construSìa in 
honorem SanSìi Gemini ani , avealo pregato a confermare 1 diritti e 
i possedimenti della sua Chiesa , il che da lui gli vien concedu- 
to , e innoltre conferma e concede alla Chiesa medesima loca, in 
quibus Civitas fradicia construSta fuerat ; e gli permette di poter 
innalzar porte, scavar fosse, metter molini , e porre in istato di 
difesa la Città per un miglio all' intorno , e gli fa dono de' Pon- 
ti , delle Porte , e di tutti i diritti , che solevansi al Fisco Re- 
gio pagare , mentre la Città era nel suo antico stato : quicquid 
ex antiquo jure incolumi civitate de hiis regia auSìoritati per procura- 
tores Reìpublica persolvebatur + 

Il Dott. Vandelli , non potendo negare, che qui si parli di 
Modena e non di Città nuova, e che il Vescovo Leodoino cer- 
casse di rifabbricarla, dice, che tale fu certo 1' intenzione dell* 
ottimo Vescovo , ma eh' ei non potè eseguire il suo disegno. 
Ma troppo chiare ed evidenti sono le pruove , eh' ei Y eseguì 
veramente. Nel Codice antichissimo dell' Archivio Capitolare , 
che abbiam rammentato nel parlar di Attila, leggonsi questi ver- 
si , de' quali non si può trovare più sicura tescimonianza a mo- 
strare , che Modena fu allor cinta di mura : 

Dum premer et patri am rabìes miserabìlis istam 
Leudoìnus san Sì a Motinensi Presul in aula 
His tumulum portis & ereSìis aggere vallis 
Firmavit positìs cìrcum latitantibus armis 

Non 



(ij Series Epifc. Mut. p. 19. 



CAPO' III. 67 

Kon contra Domimi erettus corda sereno* 
Sed cives proprio* cupiens dt fender e tettos (1). 
Vn aitra non men convincente ripruova del n'storamento di Mo- 
dena fatto per opera del Vescovo Leodoino abbiamo in due al- 
tri Diplomi T anno 898. dagli Impcradori Berengario e Lamber- 
to conceduti al Vescovo Gamenolfo successore di Leodoino (2). 
Guido nel suo diploma dell' anno 892. avea conceduti e confer- 
mati alla Chiesa di Modena /oca , in qui bus pr adi ti a civitas con* 
strutta fuerat ; mostrando chiaramente con questa forinola , che 
Modena giacevasi allor rovinata . Al contrario Berengario e Lam- 
berto confermando la medesima concessione non dicon più loca, 
in quibus civitas con strutta fuerat , ma loca , in quibus Civitas con- 
strutta est , colle quali parole ci fan vedere , che la Città risor- 
ta dalle sue rovine era allora in piedi . Finalmente vedrem tra 
poco nominarsi le mura di Modena all' occasione delle invasio- 
ni degli Ungheri . Ed è perciò incontrastabile , che Modena tra 
T anno 892. e Y anno 898. fu veramente ristorata, per quanto 
potevasi in quegli infelici tempi , e che non si aspettò a ciò fa- 
re fino alla metà dell' undecimo secolo . Qual fosse allora lo sta- 
to della Città , ci riserbiamo a esaminarlo, ove si dovrà ragiona- 
re dell' ingrandimento, che ad essa si diede sulla iìne del seco- 
lo XII. 

Le Città Italiane divise in diversi partiti soffrivano in que- 
sto frattempo tutti i disagi e i danni delle guerre civili. E qua- 
si ciò non bastasse a renderle infelici , circa il principio del se- 
colo decimo cominciarono gli Ungheri , nazione allora incolta 
e feroce , a gittarsi sopra V Italia , non come ambiziosi conqui- 
statori, ma come lupi famelici, che avidi di rapina sbranavano 
furiosamente chiunque lor si opponeva . Più volte invasero essi 
or F una or l' altra Provincia , e lasciarono in ogni parte luttuo- 
si segni del lor furore. Queste Provincie non furono esenti da 
questa spaventosa irruzione. L'anno 899., come abbiamo neli* 
antico Catalogo degli Abati di Nonantola , gli Ungheri secsi 
nel mese d' Agosto in Italia , e incontratisi presso la Brenta 
nelle truppe, che loro oppose il Re Berengario, le volsero in 
fuga, e quindi entrate nella Lombardia, e correndola furiosa- 

I 2 men- 



Co Antiqu. ftal. T. I. col. ?2. 

(2) Silling. p. 31. 33. Amiqu. hai. T. IL col, 342, 



68 MEMORIE STOR. MODENESI. 

mente, giunsero al Monastero di Nonantola , ove uccisero quan- 
ti Monaci caddero nelle lor mani, diedero il Monastero e la 
sua Biblioteca alle fiamme, e tutti devastarono que' contornile 
al solo Abate Leopardo con pochi Monaci riuscì dì sottrarsi 
fuggendo al loro furore (i) . E in questa occasione dovette pure 
avvenire ciò , che narrasi nell'antico' Opuscolo della traslazione 
del Corpo di S. Geminiano-, cioè che accostandosi gli Ungheri 
a Modena , ri Vescovo , il Clero y e il popolo atterriti, fuggiro- 
no dalla Città ; ma che gli Ungheri entrativi , e qui trattemi 
tisi un giorno , ne partiron poscia senza recar danno alcuno . 
Il qual fatto è certo che accadde in Modena , e non in Città 
nuova, come ha creduto il Vandelli , perciocché qui parlasi del- 
la Chiesa, in cui era sepolto il corpo di S. Geminiano, e ab- 
biam poc'anzi provato ad evidenza, che esso fu sempre serbato 
nell' antica Cattedrale . Di questa irruzione abbiamo ancora un 
pregevole monumento in due ritmi , che si leggono in un anti- 
chissimo codice di questo Archivio Capitolare, e che sono stati 
pubblicati dal Muratori (2) , uno de' quali contiene una pre- 
ghiera a S. Geminiano , perchè difenda dagli Ungheri questa 
£ittk 1 

Confessor Christi *, pie Dei famuìè , 
Gemini an e , exorando supplica , 
Ut hoc ftagellum y quod meremur miseri; 
Ccelorum R-egis evadami grafia .• 



Nunc te- rogamus ,• li e et servi pessimi r 
Ab Ungervrum nos de f endat j acuii s . 
L'altro contiene una cantilena, che cantar doveasi da' sol- 
dati , che vegliavano^ sulle mura della Città : 
tu qui servas armis ista moenia , 
Noli dormire , moneo , sed vigila &c* 
E' probabile , che in questa occasione rimanesse Modena 
per qualche tempo nuovamente in gran parte deserta, e che il 
Vescovo e i Cittadini si ritirassero a Città nuova forse meglio 
fortificata che Modena, poiché abbiamo parecchie carte del Ve- 
scovo Gottifredo de' primi anni del secolo X. segnate in Città 

nuo- 



ci) Stor. Nonant T. I. p. 87. Òtc. 

(2; Antiqu. (tal. Tom, I, col, %u T* III. col. yo$. 



CAPO TTT. 60 

nuova , benché pure altre ancora ne abbiamo segnate in Mode- 
na. Ed è ancora probabile, che effetto di questa invasione fos- 
se il sorgere che allor fecero al piano ugualmente che al mon- 
te nel Modenese e nel Reggiano molti Castelli , affip dì Ivi 
racchiudersi in sicurezza, e di sostenervi, se facesse d' uopo,. 
T impeto di que' barbari . Certo a questi tempi -, cioè verso Tan- 
no 904. fu innalzato dal Vescovo Gottifredo il. Castello di Cit- 
tà nuova , come vedremo neh' Indice Topografico , ove di essa 
si dovrà ragionare . Gli Storici Reggiani raccontano , che ali' 
occasione di questa prima irruzione degli Unghcri fu ucciso il 
lor Vescovo Azzo,. Ma poiché per una parte la mentovata irru- 
zione non accadde che nelT Agosto dell'anno 899. e per l'altra 
abbiam documenti autentici, che fin dal Gennajo- del detto an- 
no ci mostrati Vescovo di Reggio non più Azzo, ma Pietro o 
Petronio, come altrove vedremo , questa tradizione si convince 
di falsità,. Anzi egli è certo, che la morte del Vescovo Azzo 
accadde prima dell'invasione degli Ungheri, perciocché abbiamo 
un diploma del Re Lodovico, che fu poi Imperadore , de' 31. 
di Ottobre dell' anno 900. , in cui dice , che dopo la morte di 
Azzo , oh sunte Azzone pie recordationis-. Regiense Episcopo , la Cat- 
tedrale di Reggio era stata incendiata; e che in tal occasione 
eran periti i diplomi ad essa accordati ; e perciò il Re concede 
al nuovo Vescovo Pietro di poter circondare di alte e ben .mu- 
nite mura la. sua Chiesa, e di poter anche a tal fine disporre 
delle piazze e delle vie della Città, e anche fuori di essa, co- 
me più gli piacesse. De' danni sofferti dalla Chiesa di Reggio 
nell'invasione degli Ungheri abbiamo ancora un'altra pruova in 
un diploma del Re Berengario , con cui V anno 904^ donolle al- 
cuni beni-, per compensare depredatone* atque incendia, qua a fero* 
ci s sima gente Hùngrorum passa est (1). 

Mentre F Italia e la Lombardia singolarmente era in tal 
modo travagliata da' barbari , una potente famiglia venuta dalla 
Toscana in queste Provincie vf si stabili, e dilatovvisi per tal- 
maniera, e crebbe tanto in autorità e in potere, che giunse ad 
acquistarne il dominio. Parlo degli Antenati della Contessa Ma- 
tilde. Il primo di essi, che qua trasportò la sua famiglia, £1 
Sigifredo. Donizzone Monaco di Canossa, che viveva a tempi 

del- 



(1; Antiqu, Irai. T\ I. col. 199. 



7 o MEMORIE STOR. MODENESI 

della Contessa Matilde , e che meglio di tutti dovea conoscer 
la Storia e le vicende di quella illustre famiglia , ce ne ha la- 
sciata distinta memoria (i). Ei narra adunque, che Sigifredo fa 
insigne Principe del Contado di Lucca: 

de Sigsfredo 
Principe frac laro Lucenti de Comitatu . 
'Queste espressioni non ci spiegano chiaramente , se Sigifredo 
fosse veramente Principe o Conte nel Contado di Lucca, o se 
solamente egli era di principale e illustre famiglia. Il Muratori 
rimase su ciò dubbioso, e non ardì di decidere, singolarmente, 
perchè osservò , che nelle carte , in cui si nomina Sigitredo co- 
me padre di Azzo , ei non è mai indicato col titol di Conte (2). 
Il costume di que' tempi di dare un sol nome,senz:a aggiugner 
cognome ovver soprannome alcuno , sparge grandissima oscurità 
nelle carte, e non ci lascia ben distinguere un personaggio 
dall'altro. Quel Sigifredo, di cui noi ricerchiamo, dovea fiori- 
re sulla fine del nono secolo o sul principio del decimo , poi- 
che alla metà del decimo vedrem fiorire Azzo di lui figliuolo. 
Or circa questi tempi noi veggiam nominarsi air anno 900. e 
a seguenti un Sigifredo Conte in Milano, e poscia Marchese, e 
che sembra il medesimo, che fu ancora Conte di Piacenza (3). 
Ma questi non può essere il Sigifredo Lucchese , perciocché né 
di questo né de' suoi figli leggiamo , che avesser mai in Mila- 
no o in que' contorni giurisdizione o possedimento di sorta al- 
cuna . Ma oltre esso noi veggiam nominarsi in una carta dell* 
anno 899. un Sigefredus ilìustris Comes , il quale ottenne dal Re 
Berengario la donazione di alcuni beni nel Contado Ai Parma 
alla Chiesa di S. Nicomede de Fontana Broculì (4) ; un Conte Si- 
gifredo in una carta del*. anno 900. un Sigifredo gloriosissimo 
Conte in un'altra dell'anno 901. (5); e un Sigifredo Conte del 
Sacro Palazzo all'anno 904. ("6), e lo stesso distinto ancora col 
titolo di suo Consigliere in un diploma del Re Lodovico dell' 
anno 900. presso T Ughelli (7) in favor della Chiesa di Reggio, 
a cui pure appartiene l'accennato diploma dell'anno 904., e que- 
sta 



(1) Script. Rer. Irai. T. V. p. 343, &c. 

(2 y \nriq. Ira'. T. I. col. 429 

(3) Giulini Mem. di Mil. T. If f p, 82. %6. 80. <?*. voo. -n& 

(4, Ant. trai. Voi. I. vcol. 083. (6) Ib. Voi VI. col. 109. 

{5) ib. col. 87. $65. (7) Ital. Sacr. Voi. II. p. 255. 



CAPO III. 71 

sta circostanza potrebbe renderci in qualche modo probabile, che 
qui si trattasse del Sigifredo Lucchese, venuto a fissare nel Reg- 
giano la sua dimora, giacché, comunque il P. Affò giustamente 
osservi, che raro è, che si scorga impetrati da Monarchi di que tem- 
pi Diplomi col mezzo di saggetti aventi qualche interesse ne' distretti , 
cui i Diplomi riguardino (1), ne abbiam però alcuni esempi, e ve- 
drem fra gli altri il C. Azzo Adalberto interessarsi in favor 
della Chiesa di Modena, ove egli era Conte . Ma la pruova non 
è sì chiara, per potercene assicurare. Anzi il vedere, che nelle 
carte di Azzo Adalberto di lui figlio il padre non ha mai il ti* 
tol di Conte , potrebbe farci credere , che il Sigifredo Lucchese 
nulla avesse che fare con alcuno de* Conti Sigifredi finor no- 
minati . 

Certo è , che Sigifredo , come affermasi da Donizzone , era 
uomo di illustre nascita. Ma quali ne furono* gli Antenati ? Ciò 
ancora, è incerto ed oscuro. Il Valesio congetturò, che queir 
Azzo, di h cui dicesi nel Panegirico di Berengario, che venne- 
Tanno 889. ai soccorso di questo Principe, fosse il padre di 
Sigifredo, e che fosse uno degli Antenati de' Marchesi d'Ester 
Advocat Azo ferox subigens in bella sodales , 
ncinoque suas cogens ab limine tirrbas- (z) . 
Ma a credere questo Azzo padre di Sigifredo non basta la 1 
pruova ( poiché altra non se ne arreca ) del nome di esso ri- 
petuto nel nipote Azzo figlio di Sigifredo . E anche la comunj 
discendenza delle due famiglie della Contessa Matilde e degli Esten- 
di da un medesimo capo , benché non sia priva di congetture „ 
che la rendano non del tutto improbabile * al Muratori stesso però 
non e sembrata abbastanza fondata per poterla stabilire con si- 
curezza (3). Solo sembra innegabile, che amendue le famiglie 
discendessero da Longobardi, perciocché la lor legge veggiamo 
comunemente professarsi da essi a titolo di nazione . E 1 certo 
ancora , che Sigifredo ebbe un fratello detto Attone o Azzo ,. 
che stabilissi nel Parmigiano , e da cui nacque un figlio del 
medesimo nome; perciocché abbiamo una carta dell'anno 958. 
in cuf Atto filius quondam idemque Attoni de Comitatu Parmense fa- 
una 



■r 



fi) Sror. di Parma. T. I. P. 200. 

(2; Script. Rer \ tal. T. IL P. f. p. 39*. 

(j y Ant. Eft. T. I. p. 226. 



7 i MEMORIE STOR. MODENESI. 

una vendita ad Azzo Adalberto figlio di Sigifredo , e suo conso- 
cino ( i ) . 

Chiunque fosse , e da qualunque famiglia scendesse Sigifre- 
do , dal Contado di Lucca , come siegue a raccontar Donizzo- 
ne , ei venne in Lombardia ; e seco condusse tre figli j Sigifre- 
do il primo, Azzo il secondo, Gherardo, allor fanciullo, il 
terzo , e qui stabilitosi cominciò a guisa di vite a stendere in- 
torno intorno i suoi tralci; e giunse coli' industria non men che 
coli' armi ad acquistare ampio dominio: 

Hi e prope sic valde distendit se procul atque , 
Nam sub se terras & gentes ri te gubernat , 
jfc sub tutela prof ria muhos retinebat . 
Il li us error ( L t errar ) naiorum maxime ferro 
Gentes diversa prdstraverat atque catervas . 
Tre cose veggiamo affermarsi in questi versi, che Sigifredo go- 
vernava moke Città , che aveva molti sotto la sua protezione , 
e che egli co' suoi figli avea riportate vittorie sopra molti ni- 
nnici; il che più brevemente si accenna dall'altro autor anoni- 
mo della vita della Contessa Matilde: muhas Civitates , gentes, & 
oppi da conquisivi t, sibique subegìt (2) . E il Cronista Giordano , di 
cui diremo fra poco, dice più chiaramente, che Sigifredo Muti- 
ne Regìique proxima Castra multa recepì t , £? non nulla oppi da in 
Comitatu Parmensi . Il Muratori nelle sue annotazioni aggiunte 
a Donizzone spiega que' versi dicendo , che Sigifredo "ottenne la 
Signoria e il governo di moke Città e di molti luoghi , o com- 
perandoli e facendoli per tal modo suoi beni allodiali , o rice- 
vendoli a titol di feudo da Vescovi o da Re d' Italia; che pre- 
se ancora il titolo di Avvocato di moke Chiese, il* che recava 
seco autorità e giurisdizione, e che ebbe sotto di se molti Vas- 
salli, de* quali pure ei dovea essere difensore e tutore. Le guer- 
re poi , che da Donizzone si accennano , dovettero avvenire pro- 
babilmente in occasione, che diversi Principi sul principio del 
decimo secolo , come abbiamo osservato , contendevan tra loro 
pel Regno d' Italia , nelle quali Sigifredo seguendo un partito a 
preferenza dell'altro dovette riportare molti vantaggi, e ottener 

per- 



(x) Antiq. Ita!. T. I. co/. yjj c 
(zj Script. R. I. 1. e. p. j8_£. 



CAPO III. 73 

perciò dal Sovrano, per cui combatteva, il dominio e il go- 
verno di molti luoghi. Ma si poco è ciò, che sappiamo di Si- 
gifredo, che non é possibile avere una chiara idea del modo, 
con cui egli in queste Provincie giunse a farsi ricco e potente . 
Ciò che diremo de 1 suoi figli e de' suoi discendenti , ci farà 
meglio conoscere ciò, che di lui pure possiamo credere. 

Siegue dunque a dir Donizzone , che, poiché Sigifredo fu 
morto , i tre figli da lui lasciati si divisero f uno dall' altro ; e 
che Sigifredo il giovane e Gherardo stabilironsi in Parma, e vi 
furon capi di due illustri e potenti famiglie , cioè de' Giberti e 
de' Barati . Così Donizzone , il quale attribuisce V origine delle 
due suddette famiglie a due fratelli Sigifredo e Gherardo figli 
del vecchio Sigifredo. Al contrario nella Cronaca di un certo 
Giordano pubblicata dal Muratori (i) si dice , che esse vennero 
da' due figli del giovane Sigifredo detti Giberto e Baratone . Ma 
poiché questo Cronista è autore del secolo XIV. come il Mu- 
ratori medesimo ha osservato, più che a lui par che debba cre- 
dersi a Donizzone . Hanno molti creduto e scritto , che nomi- 
nando la famiglia de' Giberti abbia Donizzone voluto indicar quel- 
la de* Signori di Correggio , in cui frequentissimo era il nome di 
Giberto; e che da essa uscisse il celebre Antipapa di questo nome, 
e il Muratori non si è mostrato lontano dall' abbracciare questa 
opinione . Ma nella Serie Genealogica e Storica de' Signori di 
Correggio , che daremo a suo luogo , ne mostreremo V insussi- 
stenza in ciò che appartiene alla famiglia da Correggio , e ve- 
dremo, che ad essa non appartenne l'Antipapa Giberto. Né qui 
dobbiam trattenerci più oltre su questi due fratelli , le cui geste 
non appartengono al nostro argomento . Solo non vuoisi tace- 
re , che secondo il suddetto Giordano Gherardo V ultimo de' fi- 
gli del vecchio Sigifredo fu padre di Adelardo Vescovo di Reg- 
gio , di cui diremo tra poco , il che però né da altro Scrittoi* 
antico , né da alcun documento confermasi , anzi da ciò , che 
osserveremo, mostrerassi falso. Il secondo di essi detto Àttone, 
o Azzo , o anche Azzo Adalberto, è quegli, intorno a cui ci 
conviene occuparci più lungamente. 

Di lui narra il sopracitato Donizzone , che stabilitosi sulle 
montagne Reggiane fissò lo sguardo in una scoscesa e s$ssosa 

Tom. L K ru- 



(i) Antiq. Ital. T, IV. col. 955. 



74 MEMORIE STOR. MODENESI. 

rupe, detta Canossa, e che ivi fabbricò un forte Castello, e fc- 
celo suo: 

V rospi ci ens nudam si lìcerti me stare Cario ss am , 
In proprium castrum me susctpit Comes Atto . (i) 
Il Muratori crede , che ei prendesse Canossa in feudo dal Ves- 
covo di Reggio Adelardo (2). Ma l'espressione di Donizzone : 
in proprium Castrum me suscepit , par che indichi proprietà e non 
feudo ; ed è probabile , che Azzo Adalberto non altro diritto 
avesse sopra Canossa che quello del primo occupante , come 
dovea allora assai spesso accadere . Di fatto nella nota de' feu- 
di , che il March. Bonifacio nipote di Azzo Adalberto teneva 
dalla Chiesa di Reggio , in cui dovean esser segnati ancor quel- 
li, che ricevuti ne aveano i suoi maggiori, si nomina bensì 
una Cappella di S. Prospero presso Canossa , ma di quel Ca- 
stello non si fa alcuna menzione . E vedremo tra poco , che il 
Vescovo Adelardo confessò egli stesso di non avere alcuna Roc- 
ca in suo dominio ; il che non avrebbe detto , se fosse stato di- 
retto Signor di Canossa. 
Ann- pso. Appena la fortezza di Canossa era stata fabbricata , che una 

bella occasione si offerse ad Azzo Adalberto di far conoscere , 
quanto opportuna essa fosse a sostenere qualunque più forte as- 
salto . Era morto Tanno 950. Lottano Re d'Italia, senza la- 
sciar prole maschile da Adelaide sua moglie , e figlia di Ridol- 
fo II. Re di Borgogna . Berengario Marchese d' Ivrea fino 
dall' anno 945. era stato invitato da Principi Italiani a rapire il 
Regno a Ugo padre di Lottano, e benché Ugo , e poscia dopp 
la morte di esso accaduta f anno 947. Lottarlo ritenessero 
il nome di Re d' Italia , e ne esercitassero qualche atto , 1' au- 
torità però ne era quasi interamente presso Berengario, il qua- 
le poscia nel detto anno 950. insieme con Adalberto suo fi- 
glio fu eletto a succedergli, e con lui coronato . Berengario te- 
mendo forse, che la Vedova Reina potesse macchinare qualche 
sollevazione , fattala arrestare Tanno seguente, condennolla a 
strettissimo carcere nella Rocca di Garda sul Lago del medesi- 
mo nome ; e alla prigionia aggiunse gli strapazzi e gli insulti 
di ogni maniera . Il solo conforto , che fra tanti patimenti le 

ri- 



Ci) L. e. p. 146. (2) Ann. d* Itti, ad an. 951. 



CAPO III. 75 

rimaneva i era la compagnia di una sua iida donzella, e di un 
Prete detto per nome Martino insieme con essa racchiusi in car- 
cere . E al secondo dovette ella la sua salvezza. Il buon Sacer- 
dote tanto si adoperò, e affaticossi tanto, che vcnncgli fatto fi- 
nalmente di tare un' apertura nel muro della prigione , e per 
essa trattane fuora la Reina colla donzella , e vesticele da 
uomo , perché non potessero essere riconosciute, condussele fino 
al Lago di Mantova . Trovarono ivi un pescatore , il quale 
istruito , dopo averne esatto il giuramento di serbare il segreto , 
chi fossero i personaggi , con cui parlava , non sol tragittolli 
senza volerne mercede, ma fece anche lor dono di un grosso 
pesce troppo opportuno a ristorarne le forze. Giunti all'opposta 
riva si nascosero entro una selva ; donde uscendo ogni giorno 
il Prete, andava accattando all'intorno, di che sostentarsi, ivi 
si stetter penando una settimana intera, finché la Reina, acuì 
pareva quasi di essere ivi nuovamente racchiusa in carcere , ri- 
cordossi , che Adelardo Vescovo di Reggio avea in addietro mo- 
strato un fedele attaccamento a lei e al suo defunto marito ; 
e sperando, eh' ci fosse per recarle opportuno soccorso, pregò 
il Prete ad andarsene a lui , e ad esporgli V infelice stato , in 
cui essa trovavasi . Egli , benché stanco da' patimenti sofferti , 
andossene nondimeno al Vescovo , ed esploratone prima Y ani- 
mo col finger , che la Reina fosse già morta , e conosciuto al 
dolor che mostronne , quanto ei Y amasse , le espose il fatto , 
e pregollo a ricoverarla in qualche Rocca , ove essa fosse sicu- 
ra contro il furore e le forze di Berengario . Rispose il Vesco- 
vo , che niuna Rocca egli avea a ciò opportuna; ma che cono- 
sceva un suo vassallo ( a cagion delle Terre , che aveane rice- 
vute in feudo ) cioè Azzo Adalberto , il quale era Signore della 
Rocca fortissima di Canossa , che a lui poteasi rivolger Marti- 
no, e che egli sperava, che con tal mezzo Y infelice Reina 
nulla più avrebbe a temere . A lui dunque andossene il Prete 
Martino, e tentatone l'animo collo stratagemma medesimo, che 
usato avea col Vescovo Adelardo , e scopertolo favorevole alla 
Reina , gliene espose le infauste vicende , e pregollo ad aver 
pietà di una Principessa degna di miglior sorte . Non indugiò 
egli punto a soccorrerla , e raccolti alcuni cavalli , e recatosi 
ove tuttora stava nascosta Adelaide , lei e la sua donzella con- 
dusse a Canossa . Tutto questo racconto è del Monaco Donino- 
li z ne 



76 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ne . Ma prima di avanzarci , dobbiamo esaminar qualche pun- 
to non abbastanza ancor rischiarato . 

Abbiam veduto , che il Vescovo Adelardo consiglio il Pre- 
te Martino a rivolgersi ad Azzo Adalberto , cui nominò suo 
vassallo : vneus miks . Or questo pruova chiaramente , s* io non 
m inganno , che quel Vescovo non era figlio di Gherardo figlio 
del vecchio Sigifredo, perciocché in tal caso ei sarebbe stato ni- 
pote di Azzo Adalberto , e con tal nome F avrebbe questi indi- 
cato piuttosto che con quello di suo vassallo . Il Vescovo stesso 
però era amico della Reina , come abbiamo udito da lei stessa 
affermarsi , e a lei e al suo defunto marito era sempre stato at- 
taccato . Di fatto abbiamo alcuni diplomi de Re Ugo e Lottano 
in favor della Chiesa di Reggio , e non è perciò a stupire , 
che il Vescovo di quella Chiesa si mostrasse riconoscente a' be- 
neficii da lor ricevuti , e che perciò la Reina Adelaide Vedo- 
va di Lottarlo si lusingasse di sperimentarlo protettore ed ami- 
co . Questa disposizion favorevole del Vescovo Adelardo riguar- 
do alla detta Reina , e F impegno e il coraggio , con cui ad 
istanza del Vescovo prese Azzo Adalberto a difenderla e a so- 
stenerla contro di Berengario , dovette giovar non poco ali* in- 
grandimento dello stesso Azzo Adalberto in queste Provincie , 
perciocché grande essendo allora anche nel temporale F autorità 
de* Vescovi , é probabile , che il favor di Adelardo gli aprisse , 
e gli spianasse la via a queir alto grado , a cui vedrem fra 
poco eh' ei giunse . E vuoisi qui correggere un errore dello 
Storico Liutprando , il quale narra (i) , che Adelardo era un 
Cherico di Manasse Arcivescovo di Arles , e che aveva an- 
che occupati i Vescovadi di Trento , di Verona , e di Manto- 
va; che Berengario, volendo assicurarsi il regno d* Italia , pro- 
misegli il Vescovado di Como , se avessegli ottenuto perciò il 
favore di quel potente Arcivescovo , e che poscia invece del 
Vescovado di Como diedegli quello di Reggio. Benché non pic- 
ciola sia T autorità di Liutprando , qui certamente egli ha erra- 
to . Perciocché la mossa di Berengario non avvenne che F anno 
945. , e Adelardo era Vescovo di Reggio fin dall' anno prece- 
dente, come ci mostra F autentico e originai documento, che ne 
pubblicheremo . Anzi se Adelardo é lo stesso che Aribaldo, 

com* 



CO HI(L U XV. C. XII, & XIIL 



CAPO Ut 77 

corri io mi lusingo di dimostrare nella serie de* Vescovi di Reg- 
gio , egli sedeva su quella Cattedra fin dell' anno 942. E innol- 
tre noi veggiamo Adelardo costantemente attaccato ai Re Ugo 
e Lottarlo , e da essi perciò favorito ed amato . 

Non ugualmente felice per Azzo Adalberto dovea essere la 
disposizione del Vescovo di Modena. Era questi Guido, di cui 
trovasi fa prima memoria all'anno 944. Quando l'anno seguen- 
te il Marchese Berengario si mosse per togliere il Regno d' Ita- 
lia a Ugo ed a Lottano , Guido se gli dichiarò favorevole , e 
ne ebbe per ricompensa la promessa della Badia di Nonantola . 
Sdegnato a tal avviso il Re Ugo mandò nello stesso anno 945. 
ad assediare il Castel di Vignola, che era proprio del Vescovo, 
ma fu costretto poscia di abbandonarne V assedio abbandonato 
egli pure da' Principi Italiani (1). Dovette allora il Vescovo 
Guido riconciliarsi coi Re Ugo e Lottano, e vedrem di fatto 
una donazione , che il secondo di essi in ricompensa gli fece 
l'anno 947. Ma poiché questo Principe finì di vivere Tanno 
950. Guido dichiarossi apertamente per Berengario e per Adal- 
berto , e ne ebbe in ricompensa una donazione fatta alla sua 
Chiesa, e riportata dal Sillingardi (2) ; e ne ebbe ancor poscia 
circa otto anni appresso la Badia di Nonantola già in addietro 
promessagli (3) . Da un Vescovo adunque dichiarato fautore di 
Berengario non poteva Azzo Adalberto sperar favore ed ajuto ; 
ne troviamo di fatto , che prima dei tempi di Ottone I. egli 
avesse nel Modenese possedimento di sorte alcuna. 

Qualche riflessione vuoisi ancor fare su quel Cherico Mar- 
tino , che con tanto zelo adoperossi a salvare la Reina Ade- 
laide . Presso altri scrittori di que tempi trovasi il fatto mede- 
simo, ma con qualche diversità di circostanze, su cui non gio- 
va il trattenersi. Tra essi l'autor della Cronaca della Novalesa 
invece di Martino nomina Varino (4) , da cui dice, che la Rei- 
na fu incontrata , allor quando fuggiva colla sua donzella , e 
con racconto, che ha tutta l'aria di favoloso, narra, eh' ei 
finse di volerne tentar l'onestà; e poscia conchiude, che non 
molto dopo per opera, della Reina stessa ei fa fatto Vescovo 

di- 



co ib. 

(i, Epifc. Matin. p. 42. 

($) Stor. Nonanr. T. I p. 91. &c. 

(4) Script. Rer. tal. T. IL P. II. p. 734. 



7 8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

di Modena. Nel che l'autore è caduto in un grave anacronis- 
mo; perchè il Vescovado di Varino non cominciò che circa 
Tanno 1002., più di cinquanta anni dopo la fuga della Reina , 
e dopo la morte di essa, che accadde Tanno 999. Ma tornia- 
mo a Canossa, ove abbiam veduto, che da Azzo Adalberto ri- 
coverata fu Adelaide . 

Siegue dunque a narrar Donizzone (1), che non sì tosto 
ebbe Azzo Adalberto posta in salvo T infelice Reina, spedì se- 
gretamente al Pontefice Giovanni , sponendogli ciò , eh' era ac- 
caduto , e chiedendogli il suo consiglio intorno al disegno > 
ch'egli avea formato, di proporla in moglie a Ottone Re di Ger- 
mania , che il Papa approvò di buon animo questa risoluzione , 
che allora Azzo Adalberto mandò ad offerire questa sposa ad 
Ottone , e che egli venuto segretamente in Italia , e giunto a 
Verona, e fatta colà condurre Adelaide, la prese in moglie, e 
tornossene in Allemagna ; che Berengario , il quale avea final- 
lora ignorata la fuga della Reina , e il luogo , ove essa si era 
ricoverata , informato di ciò ne arse di sdegnp ; e raccolte le 
truppe, affin di punire Azzo Adalberto, venne ad assediare Ca- 
nossa . Tutte le quali cose da lui raccontami come accadute 
nello stesso anno 951. in cui Adelaide era stata racchiusa in 
carcere . Ma il Leibnizio , che fu il primo a pubblicare il Poe- 
ma di Donizzone , e poscia il Muratori , hanno giustamente av- 
vertito, che in alcune circostanze quel Monaco ha preso erro- 
re . Perciocché in primo luogo era allor Papa Agapito IL a 
cui solo Tanno 956. succedette Giovanni XII. Innolrre è favo- 
losa la segreta venuta in Italia del Re Ottone . Ei prese il pre- 
testo di un viaggio divoto, che far voleva a Roma; ma la di- 
vozione era accompagnata da tal corteggio d' armati , che giun- 
to a Pavia, se ne fece padrone nel detto anno 951. e tanto 
accrebbe il suo partito e le sue forze, che Berengario e Adal- 
berto furono nel seguente anno costretti a riconoscer da lui in 
feudo il Regno d'Italia. Il matrimonio del Re Ottone con Ade- 

AM10951. laide fu solennemente celebrato in Pavia nello stesso anno 951. 
e dopo esso ei la condusse in Allemagna. Finalmente T assedio 

Adiio 953, di Canossa non cominciò che Tanno 953. Perciocché allora Bc- 

ren- 



(0 ib. T. V. p. 347 



CAPO III. 79 

rcog&rio , vcggendo Ottone avvolto in una pericolosa guerra 
conerà il suo proprio figlio Lodolro , abbracciò l'opportuna oc- 
casione di vendicarsi di Azzo Adalberto , e raccolte copiose trup- 
pe , e le più forti macchine usate allor negli assedii , recossi 
improvvisamente a stringer Canossa . Le quali epoche si posson 
vedere con incontrastabili documenti provate dal Muratori (i) ; 
ne io ho creduto di dovermi stendere lungamente su ciò , che 
da quel valentuomo già era stato chiaramente provato . 

La più forte piazza d' Europa non sosterrebbe ora un sì 
formidabile e sì lungo assedio come quello , che allor sostenne 
Canossa ; perciocché tre anni e mezzo fu ivi racchiuso Azzo 
Adalberto . Donizzone racconta assai lungamente le vicende tut- 
te di questo assedio; ma a fatti certi molti ne aggiugne o favo- 
losi od incerti. Ne é possibile il diffinire sempre con sicurezza, 
ove egli meriti fede. Berengario, secondo lui, venne personal- 
mente sotto Canossa , e pose il suo campo presso Lavachiello o 
Lavadello . La situazion della Rocca su un nudo ed erto sco- 
glio difendevala dagli assalti e dalle macchine militari, e perciò 
non rimaneva altro mezzo di espugnarla che quel della fame . 
Traendo perciò in lungo V assedio , Azzo Adalberto scendeva 
talvolta a pie di una torre , e ivi trattenevasi a ragionare con 
alcuni degli assedianti . Seppesi ciò da Berengario , che volle 
giovarsi di questa occasione per arrestarlo . Ma Azzo Adalberto 
ne fu avvertito da un de' nimici medesimi ; e tennesi poscia 
lontano dal pencolo . Un* altra circostanza di questo assedio nar- 
rasi nell'antica Cronaca della Novalesa, la quale, benché in più 
parti sia ingombra di favole , ci dà nondimeno parecchi bei lu- 
mi . In essa dunque si narra (2), che Azzo Adalberto aveva 
una figlia maritata in Manfredo figlio di Ardoino soprannoma- 
to Gabrione Marchese di Susa , il cui nome non indicato dall' 
autor della Cronaca è stato scoperto dal Ch. P. Affò in un do- 
cumento dell'anno 991., in cui essa é detta Prangarda (3). 
Atdoino adunque, secondo la detta Cronaca, venuto in soccorso 
di Azzo Adalberto non colf armi ma col consiglio , e ottenuto 
da Berengario la facoltà di parlargli , gli persuase di far uscire 

dal- 



(i) Ann. d' Ttal. ad an 951. &c. 

(1) Script. Rfr. Ital. T. II. P. ir, p„ 734. &c. 

(3) Srox. di Parma T. I. p. 369, 



So MEMORIE STOR. MODENESI. 

dalla Rocca un cignale prima ben pasciuto e riempito di grano; 
il che avendo egli fatto, ed essendo stato il ci^n^le preso dallo 
stesso Ardoino, e portato a Berengario, questi fattolo aprire , e 
vedutolo sì pieno di grano, ne inferi l'ottimo stato, in cui era 
la Rocca , e cominciò a disperar di espugnarla . Checché sia 
di questo fatto, che ha tutta l'apparenza di favoloso, Azzo Adalberto 
ben conosceva , che senza V altrui soccorso sarebbe stato un 
giorno costretto dalla fame ad arrendersi. Vennegli fatto di spe- 
dire segretamente un Messo ad Ottone , e questi raccolto pron- 
amente un esercito scese in Italia , e passato il Po , si rivolse 
verso Canossa . Berengario vennegli incontro colle sue truppe ; 
e i due eserciti si azzuffarono presso un luogo detto Pratofon- 
tana non molto lungi da Reggio . Ottone ne uscì vincitore , eb- 
be in sue mani prigione il Re Berengario , e il condusse in 
Allemagna , ove il trattenne fino alla morte . Così Donizzone . 
Annone. La venuta di Ottone in Italia deesi riferire all' anno 956. , in 
cui sappiamo , eh' egli spogliò quasi interamente Berengario del 
Regno d' Italia (i). Ma della prigionia di esso, che pur sareb- 
be stata sì memorabile , niun altro Storico fa menzione ; ed è 
poi certamente falso , eh' ei più non rivedesse f Italia , perchè 
egli poco appresso cresciuto in forza , e ripigliata V autorità > 
continuò per più anni a reggere queste Provincie, né fu total- 
mente privato del Regno, che Tanno 964. 

Più favoloso ancor sembra ciò, che sieguc poscia narrando 
assai lungamente il Monaco Donizzone . Dopo la prigionia di 
Berengario , dice egli , regnò Adalberto di lui figliuolo , e que- 
sti nuovamente strinse d' assedio Canossa . Azzo Adalberto spedì 
un'altra volta per ajuto ad Ottone, e questi inviogli in soccor- 
so Lodolfo suo figlio , con cui erasi riconciliato ; ed egli uni- 
tosi con Azzo Adalberto venne a battaglia contro il Re Adal- 
berto in un luogo presso Carpineto detto Prato Antognano. La 
battaglia fu funesta a Lodolfo , che vi rimase ucciso ; ma ciò 
non ostante Azzo Adalberto diede sì memoranda sconfitta al Re 
Adalberto, che questi costretto a fuggire abbandonò 1' Italia, ne 
più vi fece ritorno . Allora Azzo Adalberto preso il corpo dell' 
infelice Lodolfo , dopo averne tratte le viscere , che onorevol- 
mente fece riporre nella Chiesa di Prato Antognano , mandollo 

in 

T - I II - ■ - ■ ■ - - - - ■ T - "I ~ 1 ' " ' " 

(1) Murator. Ann. d ? Ital. ad h. a. 



C A P O III. 8i 

In Atlcmagna al Re Ottone , confortandolo sulla perdita fatta del 
figlio, e animandolo a scendere armato in Italia sicuro di conqui- 
starla senza ostacolo alcuno. Edi fatto Ottone venuto in queste 
Provincie vi fu accolto con plauso > ed ebbe ancor dal Pontefice 
la corona Imperiate . Ma tutto questo racconto è pieno di ana- 
cronismi e di errori . Fra moki Storici di quei tempi , che nar- 
rati la morte di Lodolib accaduta Tanno 957. non ve n'ha pur 
uno, che il dica morto in battaglia, ma ne attribuiscon la mor- 
te a una febbre , che il tolse dal mondo in età giovanile , e 
taluno anche lo dice ucciso con veleno per opera di Berenga- 
rio . Cli egli combattesse contro del Re Adalberto, affermasi 
da Ermanno Contratto ; ma ei non nomina né Canossa né 
Azzo Adalberto. Tanto poi è lungi dal vero, che dopo la mor- 
te di Lodolfo il Re Adalberto fuggisse , e Ottone scendesse in 
Italia , e se ne facesse Signore , che anzi in quell'anno mede- 
simo Berengario e Adalberto non avendo più in Italia chi lor 
si opponesse , vi riacquistarono T autorità già perduta ; e solo 
sulla fine dell'anno 961. Ottone venuto in Italia vi fu ricono- A 
sciuto e coronato Re . Berengario si tenne chiuso nella Fortez- 
za di S. Leo fino all' anno 964. in cui fu costretto a rendersi 
prigioniero ad Ottone.- Adalberto di lui figlio viveva ancora 
nell'anno 968. (1) , e or in Italia, or fuori di essa non cessò 
mai, finché visse, d' eccitar nuovi torbidi contro di Ottone. Di 
tutte le cose adunque , che narransi da Donizzone , noi possiam 
credere con sicurezza il lungo assedio di Canossa , perciocché 
essendo ivi egli Monaco circa un secolo e mezzo dopo , poteva 
facilmente saper la sostanza de' fatti ivi accaduti . Ma quanto 
alle circostanze é probabile , che molto ei si fidasse alle tradi- 
zioni popolari dubbiose sempre e comunemente esagerate oltre 
il dovere . 

L'innalzamento di Ottone ai Regno d' Italia e ali* Impero 
recò non poco vantaggio all' autorità e al potere di Azzo Adal- 
berto , a cui egli dovea la salvezza della sua sposa Adelaide 5 e 
in gran parte ancora il Regno e T Impero . Di fatto Donizzone 
racconta , che Ottone gli fu liberale di molti doni e di alcu- 
ne Contee : 

Tom. L X- Mu- 



(1) Murat. Ann. d' Ital. ad h a. 



82 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Muntribus fnagnh Attonern dìtat 6' aìtis , 
Cui nonnullos Comitatus contuli t ultra , 
Per quem regnabat , nil mirum si peramabat . (i) 
Parole degne di riflessione , perchè ci additano il modo , con 
cui Azzo Adalberto giunse a queir alto stato di ricchezze e di 
onori, eh' ti tramandò poscia a suoi discendenti. Due cose di- 
ce ivi Donizzone , cioè , che Ottone lo arricchì di molti e pre- 
gevoli doni, e che lo investì di alcune Contee. Ove a me sem- 
bra , che per doni debbansi intendere i poderi , le Viìk , e an- 
cor le Rocche e i Castelli , de' quali Ottone cedette interamen- 
te la proprietà e il dominio ad Azzo Adalberto, sicché potesse 
liberamente disporne come di suoi beni allodiali ; e per Contee 
debbasi intendere il governo di alcune Città e Provincie , che 
Ottone gli confidò, nelle quali sol come Vicario dell' Imperado- 
re esercitar doveva autorità e giurisdizione; e delle quali. perciò 
non era egli libero a trasferire in altri il dominio; distinzione, 
che dovrem ricordare sovente, e che è troppo necessaria a ben 
intender le cose , che ci avverrà poscia di raccontare . Quai fos- 
sero i beni allodiali da Ottone donati ad Azzo Adalberto , non 
abbiam documento, che espressamente cel mostri. Ma le fonda- 
zioni da lui fatte de' Monasteri di Brescello e di Canossa ci 
mostreranno , eh' essi eran posti principalmente nel distretto , 
che or forma e formava anche allora in gran parte il territorio 
di Reggio. Quanto al titol di Conte, egli avealo avuto fin dall' 
\anno 958. almeno; perciocché con tal titolo egli è indicato in 
un documento di quell'anno (2), ed è probabile, eh' egli lo avesse 
da Ottone, allor quando questi spogliò Berengario del Regno. 
Abbiam poscia una carta dell' anno 961. , mentre Berengario 
ricuperato il Regno dominava in Italia , e in essa egli è detto 
semplicemente Aklbertus qui & Atto filini bona memoria Sigi' 
/redi de Comi tam Lucerne, il che sembra indicarci, che al risor- 
gere di Berengario ei deponesse quei titoli. Ma poscia in un'al- 
tra dell' anno 962., egli è detto Adelbertus , qui & Atto Comes 
filius &c. (1) . E in un diploma di Ottone finora non pubblica- 
lo dell' anno medesimo in favor della Chiesa di Reggio più 

chia- 



(z) Anriqu. Ira!. T. V- coL 777- 

(5; Bacchini Stor. del Mon, di Polir. App. p. 6. £• 



C A P O ITI. R 3 

chiaramente si indica, che di, due Città gli era stato affidato il 
governo , cioè di Reggio e di Modena : Ade/berti incliti Comìtis 
regensis sive motinensìs fi.klis nostri; il che pure ripetesi in un al- 
tro Diploma dell' anno seguente pubblicato dall' Ughelli (i), in 
una carta di Ravenna dell' anno 967. , in cui è detto Atto Co- 
mite Modmensi (1) , e in altre carte di quel tempo . E sembra 
perciò , che appena Ottone conquistato ebbe nuovamente il Re- 
gno d' Italia, rendesse ad A zzo Adalberto la sua dignità . 

Il Muratori ha parlato a lungo de' Conti , e dell' autorità 
eh' essi aveano nelle Città al lor governo affidate (3) . E io 
pure ne ho ragionato poc'anzi, ed ho provato, che ad essi era 
commesso il reggimento politico e militare delle Provincie . Il 
che però doveasi intendere in questo modo , che Y Imperadore 
vi esercitava , ove cosi gli piacesse , la suprema sua autorità . 
Ne abbiamo una indubitabile pruova nella sopracitata carta dell' 
anno 962.* pubblicata dal P. Bacchini , poiché, benché in essa 
Azzo Adalberto sia già nominato Conte , un Messo nondimeno 
di Ottone tiene un Placito in Reggio, e a lui si presenta lo 
stesso Conte, per ottener la conferma di un cambio di terre da 
lui fatto T anno precedente . Né ciò solamente . Anche 1' util 
dominio delle Città , e le lor pubbliche rendite concedevansi 
spesso ad altri . Così veggiamo , che nell' accennato diploma 
di Ottone dell' anno 962. , in cui Azzo Adalberto è nominato 
Conte di Reggio e di Modena , 1' Imperadore ad istanza della 
sua moglie Adelaide e dello stesso Conte Azzo Adalberto con- 
cede , anzi conferma , ad Ermenaldo Vescovo di Reggio: omnem 
terram ipsius Comitatus if pubblicani funcionem cum teloneo & 
strategico , & muris in circuì tu , & fossato, & alveum aqux a qua- 
fuor miliariis intrimecus & extrinsecus , sursum & deorsum , servis 
ér anciììis&c. E più altri diplomi ancora dovrem produrre, ne' quali 
somiglianti donazioni si fanno a' Vescovi di Modena, e quello 
fra gli altri di Lamberto Imperadore dell'anno 898. in cui a' 
Vescovi di Modena dona loca , in quìbus fradicia Civitas commi- 
tla est . . , r . vias quoque, pontes , portas , & quidquid antiquo ju- 
re eidem civitati ac curatoribus Reipublica solvebatur ; e quello dell' 

L 2 Im- 



(1) Trai. Sacr. Voi. If. p. 2^9 

(2, Amad. fi Archiep. Ra verni T II. p. 255. 

(?) Antiqu. ital. T. 1. DÌO". Vili. m* > * 



$4 MEMORIE STOR. MODENESE 

Imperadore Ottone I. dell'anno 5 ^70. iti cui agli stessi conòN 
de tutti i regii diritti sopra le acque e sopra la navigazione. 
Dal che mi sembra raccogliersi ad evidenza, che i Conti altra 
autorità non aveano* comunemente che quella di render giusti- 
zia in nome dell' Imperadore, di invigilare alla pubblica tran- 
quillità, e di condurre le truppe, ove il bisogno lo richiedesse. 
In questa maniera adunque ebbe Azzo- Adalberto la digni- 
tà di Conte di Modena e di Reggio . Era allora Vescovo di 
Modena quel medesimo Guidò, che abbiam veduto poc' anzi di- 
chiararsi seguace di Berengario, quando egli mosse la guerra a' 
Re Ugo e Lottano per toglier loro V Italia. Egli aveane avuto 
in premio, come- abbiam detto, la Badia di Nonantola ,. e fu 
ancora da lui sollevato alla dignità di suo Arcicancelliere , col 
qua! titolo egli ci si mostra in alcuni diplomi di Berengario e 
di Adalberto , il primo de quali è de' 9. di Settembre dell' anno 
952. (1) . AHor quando i due Re furono interamente da Otto- 
ne spogliati del Regno d ? Italia , egli seppe maneggiarsi sì destra- 
mente , che dal nuovo Imperadore ottenne e di: essere conferma- 
to nel : possedimento della- sua ricca Badia , e di essere, nuova- 
mente sollevato alla dignità di Arcicancelliere, del qua! titolo 
Aanoprfz. ei vedesi investito fin dal primo anno di- Ottone, cioè dal 
962. (2). Ma troppo ingrato egli mostrossi al suo nuovo bene- 
fattore . Ne' torbidi , che per più anni continuò Adalberto ad 
eccitare in Italia contro di Ottone , il' Vescovo Guido , fingen- 
do fedeltà e attaccamento ali 1 Imperadore , favoriva segretamen- 
te i disegni di Adalberto , e forse a lui dovettesi il mostrarsi 
ch'ei fece Fanno 965-. in Lombardia, ove assalì, ma con poco 
felice successo , alcune truppe Imperiali , che scendevan pel Pò. 
Ottone avvertito del tradimento, o almen della dubbia fede del 
suo Arcicaneellierc, e fattolo venire alla sua Corte in Sassonia, 
e poscia congedatolo senza dargli udienza , mentre Guido tor- 
nava in Italia , il fece arrestar presso Coirà , e racchiudere in 
una Fortezza. Intorno a ciò veggasi il Muratori (3), che colla 
testimonianza di autori contemporanei ha- rischiarato questo fat- 
to . E ad essi si può aggiugnere un codice Nonantolano , in 

cui 



(D Amici. Ttal. T. I. col. 4,81, 
ti) Lb. T\ VC. col Jtr. 

(3) Ann. d' [tal. a4 an. 965» 



capo ni. 85 

cui si contiene la serie di quegli Abati , e vi si parla fra essi 
del Vescovo Guido . Le sette lince , in cui di esso ragionasi , 
sono state cancellate e rase; ina pur vi si leggono queste parole: 
ab Imperiare ctptus est , le quali nella mia Storia di quella Ba- 
dia (1) , non avendo cognizione di questo fatto, non seppi, co- 
me potessero applicarsi al Vescova Guido . Ma ora ne è chiaro 
il senso , e con esse confermasi la disgrazia e la prigionia da al- 
tri scrittori narrata di questo Vescovo . Ei dovette però octene- 
rc la sua liberazione ; perciocché veggiamo , eh* egli intervenne 
Tanno 967. a un Placito tenuto du Ottone in Ravenna (2.) , 
ed egli viveva ancora ed era nel suo Castello di Vignola nel 
Giugno deir anno 968. , come ci mostrerà il codice Diploma- 
tico-. 

La condotta tenuta dal Vescovo Guido fu probabilmente la 
cagione, per cui il Conte Azzo Adalberto, benché su amendue 
le Città esercitasse giurisdizione in nome dell' Imperadore , a 
Reggio nondimeno si mostrasse più favorevole che a Modena;, 
e che in quel territorio o in luoghi ad esso vicini egli stabilis- 
se le due pie fondazioni , che ne rendon tuttor celebre il nome , 
cioè le Chiese é i Monasteri di Canossa e di Brescello . Della 
Chiesa di Canossa da lui fondata , e delle Reliquie de Santi Vit- 
tore, Corona e Apollonio, che egli ottenne, e in essa ripose, 
parla a lungo il Monaco Dotiizzone (3) , da cui ancora sappiamo, 
che un Proposto con dodici Sacerdoti vi furon da lui collocati , e 
delle opportune rendite arricchiti , perché vi celebrassero i Divi» 
ni Ufficii . Ed essi vi si manteniTero, finché la Contessa Beatri- 
ce sostituì' loro i Monaci . Il Monastero- di Brescello ancora 
dovette ad Azzo Adalberto e ad Ildegarda di lui moglie ( di cui 
rgnoriam la famigliarla sua origine, Così affermasi da Doniz- 
zone , e così più chiaramente si narra negli atti antichi dell 8 
Invenzione del Corpo di S. Genesio pubblicati dal P. Affò (4/). 
Da essi- abbiamo, che Azzo Adalberto veggendo, che il luogo, 
ove era anticamente posta la Città di Brescello distrutta poscia 
da Longobardi, cominciava a popolarsi nuovamente, e conoscen- 

dolo' 

(ì) T. f. p. 02. 

(.a) Arnadefi Archiep. Ravénn, T\ II. p. 25$. 

(3) S-ript iteri Tra'. T. V. p. 350. 

(4; liluftraz. di uà amico piombo» Parma 1790; 



S6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

dolo a suoi vantaggi molto opportuno per la sua situazione su! 
Pò, e per la vicinanza al suo territorio di Reggio ( perciocché 
allora Brescello apparteneva a quello di Parma ) determinossi 
di farne 1' acquisto . Era allor quel distretto proprio del Mona- 
stero di S. Paolo di Mezzano nella Diocesi di Piacenza ( non 
di Milano, come per errore dell'Amanuense leggesi negli Atti); 
e da quell' Abate perciò ottenne , che a titol di cambio glielo 
cedesse . Ne si tosto ne ebbe il dominio , che cominciò ad al- 
zarvi un Castello, e insieme col Castello vi fondò un Monaste- 
ro . Accadde allora lo scoprimento del corpo di S. Genesio già 
Vescovo di Brescello , e questo animò sempre più la pietà di 
Azzo Adalberto e di Ildegarda a compire il cominciato lavoro . 
Intorno a che reggasi la sopracitata opera del Ch. P. Affò , -il 
quale tutto ciò , che alla Storia di quel Monastero appartiene , 
ha svolto con molta esattezza . Oltre questi due Monasteri io 
credo , che Azzo Adalberto avesse ancor formato il disegno di 
fondarne un terzo assai più rinnomato , cioè quello di S. Be- 
nedetto di Polirone , che fu poi fondato , come vedremo , dal 
Marchese Tedaldo di lui figliuolo . Io ne traggo la congettura 
dall' osservare , che egli fin dagli anni 961. e 962,. acquistò a ti- 
tol di cambio dal Vescovo di Mantova una Cappella in onor di 
S. Benedetto posta in una Isoletta presso il Pò , che dal Santo 
medesimo prendeva il nome , e dalla Chiesa Cattedrale di Reg- 
gio acquistò pure a titol di cambio molti terreni , che essa vi 
possedeva , e poscia dall' Abate dtl Monastero di S. Benedetto 
di Leno ottenne col medesimo titolo un' altra Cappella in onore 
di- S. Benedetto posta in Gonzaga ; e questi acquisti fece ancor 
confermare da alcuni Placiti Imperiali , come ci mostrano i do- 
cumenti pubblicati dal P. Bacchiai (1) . I quali contratti sem- 
bran diretti a qualche stabilimento , eh' egli avesse ideato di fa- 
re in que' contorni in onore di S. Benedetto. Ma forse impe- 
dito dalla morte non potè eseguire il disegno, e dovette lasciar- 
ne il pensiero al suo figlio Tedaldo. 

In qual anno precisamente morisse il Conte Azzo Adal- 
berto , ci è ignoto . Solo possiamo accertare , eh' ei viveva an- 
cora non solo T anno 970. , come pruova il P. Bacchini con 

una 



(1) Stor. del Mon. di Polir. Ap?. p. 3. &c. 



CAPO III. 87 

una carta del suddetto Monastero di Polirone (i), ma anche 
l'anno 976* come ci mostra un frammento di Bolla di Bene- 
detto VII. in favor della Chiesa di Canossa pubblicato dal Mu- 
ratori (1) . Esso a prima vista sembra indicarci, che Azzo Adal- 
berto fosse già morto , perciocché vi si dice , che Teudaldus Co- 
mes fiìfus Ada/berti jam Comitis era in nome di suo padre venu- 
to a Roma per ottener la conferma della fondazion da lui fat- 
ta della Chiesa e della Canonica di Canossa; ove quelle pa- 
role fam Comitis sembrano equivalere al quondam Comitis , usa- 
to per indicare un defunto . Ma io credo , che sia ivi cor- 
so error nella copia , e che invece di jam debba leggersi item> 
come si suole scrivere , quando il padre e il figlio amendue vi- 
vi hanno la medesima dignità . Perciocché io non trovo, che si 
usi jam per quondam ne' documenti di quell' età , se non in al- 
cuni , che si hanno solo in copie scorrette, ove è corso il me- 
desimo errore ; e innoltre tre altre volte si nomina in quella 
Bolla il padre , e non mai vi si aggiugne il quondam , o altra 

somigliante espressione : ex parte sui patris quam ipse Adal- 

bertus Teudaldì Comitis snique patris . Viveva dunque allora 

il Conte Azzo Adalberto, anzi una carta dell'anno 981. pub- 
blicata nel Bollario Casinese (3) cel mostra vivo anche in quell' 
anno, e forse visse ancora più anni; poiché non abbiam carte, 
che appartengano a Tedaldo anteriori all'anno 989. E Donizzo- 
ne , che avrebbe potuto istruircene , ci dice solo , che Ildegarda 
di lui moglie morì in un giorno di Sabbato , che era gli 11. 
non dice di qual mese, ma sembra voler dir di Febbrajo, nel qual 
mese soggiugne, che a'q. morì Azzo, e che i corpi di amendue 
furon sepolti nella Chiesa di Canossa (4). Quindi osservando, che 
l'anno 982. la Pasqua venne a' 16. di Aprile, e che perciò agli 1 1. 
di Febbrajo in quell'anno era giorno di Sabbato, il Ch. P. Affò ne 
raccoglie, che la lor morte debba fissarsi al detto anno 982. (5), 
il qual calcolo è giusto , quando sia certo, che Azzo morisse 
T anno medesimo , in cui morì Ildegarda . 

Dal- 



( j ) Stor. cir. p. i ?. 

ii) Anriq. Crai. T. V. col. 207. 

T. (1. Ccnft. 61* 
• 4) L. e p. 3S2. 
(5; Stor. dì Panna T. I, p. 252. 



U MEMORIE STOR. MODENESI. 

Dallo stesso Donizzone sappiamo , che tre figli ebbe il Con- 
n * 9 u te Azzo Adalberto, Rodolfo il primo, che mori in età giovani- 
le prima del padre , il secondo Gottifredo , che fu Vescovo di 
Brescia, il terzo Tedaldo, che fu fra tutti il più celebre, e di 
cui dobbiamo ora parlare . Lo stesso Donizzone in poche parole 
di lui si spedisce dicendo , eh' ei nan solo mantenne T onore al- 
la sua famiglia proccurato da suoi maggiori , ma che accrebbe- 

10 ancora dilatando la sua giurisdizione , e aumentando le sue 
ricchezze , che fu caro a Sovrani e al Romano Pontefice , da 
cui ebbe la Signoria di Ferrara , che amò anch' egli il Mona- 
stero e il Castel di Canossa, che fondò, come sopra si è accen- 
nato, il celebre Monastero di S. Benedetto di Polirone , e che 
morendo fu sepolto insiem col padre in Canossa. Fra queste cir- 
costanze quella, che è più degna di riflessione, è il dominio di 
Ferrara, che Donizzone dice dato dal Papa a Tedaldo; percioc- 
ché è questo uno de' punti , che sono stati chiamati in contro- 
versia nelle dispute tra il Fontanini e il Muratori intorno al do- 
minio temporale della Sede Apostolica . Io non entrerò a dispu- 
tar lungamente ài questa materia ; perciocché la Storia di Fer- 
rara non entra nel mio argomento , ma riporterò le ragioni , 
che su questo punto si sono da amendue le parti prodotte , e 
osserverò, quali mi sembrino aver forza maggiore. 

Donizzone dice chiaramente parlando di Tedaldo: 
Romanus Taf a quem sincere peramabat , 
Et sibì concessi V , quoà ei Ferrar e a servii (1) . 

11 che pure confermasi dall Autore anonimo della vita in prosa 
della stessa Contessa , il quale anzi aggiugne , che fu un Gio- 
vanni quel Papa, che fece quella donazione a Tedaldo : cui Joan« 
nes Fonti/ex multa sibi dikBione conjunEìus civitatem concessit feria- 
rum (i Ferrariam) (2) , cioè o Giovanni XIV. che per nove me- 
si soli tenne la Cattedra tra f anno 983. e *i 984.., o più pro- 
babilmente Giovarmi ,XV. che tennela dall' anno 986. fino al 
996. Dell' autorità di questi due Scrittori (i quali però ridu cen- 
si a un solo , perciocché lo Scrittore in prosa non fece che com- 
pendiare con picciole variazioni il poema di Donizzone) si valse 
il Fontanini per dimostrare , .che anche a -que' tempi Ferrara 

era 



(1; L. e. p. 350. lk P 39** 



CAPO IH. 89 

èra soggetta al Romano Pontefice (1) . E ad essi può aggixU 
gnersi anche quel Giordano, della cui Cronaca ha pubblicati il 
Muratori alcuni frammenti (2). Ma dell' autorità di esso non 
può farsi gran conto, perciocché ci visse quasi tre secoli dopo, 
e scrisse in quel tempo appunto , in cui , occupata Ferrara dalle 
armi Pontificie, i Marchesi d' Este furon costretti ad adattarsi 
alle circostanze de' tempi, e dovettero 1' anno 1329. riceverne 
p- r la prima volta l'investitura dal Papa. Non parvero al Mura- 
tori tali i suddetti argomenti da doversene atterrire. Egli osserva 
dunque dapprima (1) , che Donizzone v'isso più d'un secolo do- 
po il tempo , di cui ragiona , e che perciò in que' tempi , in 
cui la Storia non appoggiavasi che ad oscure tradizioni, e in 
cui era recente la memoria delle contese tra il Papa e gli Impe- 
radori per la giurisdizion temporale , un Monaco di Canossa po- 
teva facilmente essere persuaso , che Ferrara dipendesse dal Pa- 
pa , e che dal Papa e non da altri potesse Tedaldo averne rice- 
vuta la Signoria. E aggiugne innoltre , che dall' anno 983. fi* 
no al 996. non solo fu vacante 1' Impero, ma anche in certa 
maniera il Regno d' Italia; perciocché, benché il fanciullo Ot- 
tone III. ne fosse eletto Re fino dal detto anno 983. nondime- 
no , non avendone egli ricevuta ia corona che tredici anni ap- 
presso, molti documenti di quegli anni di mezzo non hanno T 
epoca del Re d' Italia. Or non ignorano gli eruditi, che men- 
tre V Impero e il Regno d' Italia vacavano , credevano i Papi , 
che fosse di lor diritto il supremo dominio delle Provincie all' 
Impero e al Regno soggette; e ne vedremo noi pure qualche 
esempio nel corso di queste Memorie . E perciò ammettendosi 
ancor per vero il fatto , che da Donizzone raccontasi , esso dee 
attribuirsi alla circostanza del tempo, non al diretto dominio, 
che il Papa avesse sulla Città di Ferrara . Questo argomento a 
me par che abbia gran forza, e non veggo, che siagli stata da- 
ta finora soddisfacente risposta . 

Ma lasciando da parte le controversie , che allo scopo di 
quest' Opera direttamente non appartengono, egli è certo , che 
T autorità di Tedaldo fu assai maggiore e più estesa , che quel- 
la di Azzo Adalberto di lui padre . Questi non ebbe mai altro 

Tom. I. M ti- 



(1) Dominio tempcr. &c. p. 245. (.2; Ant. Ital. T. IV. col. 949. 
(3, Piena efpofiz. p, 14A1. &c. 



$o MEMORIE STOR. MODENESI 

titolo che quel di Conte ; e benché in una carta di Tedaldo 
pubblicata dal P. Ab. Bacchini ei dicasi Teudaldus Marchio filius 
quondam Adelbertì itemque March ioni s (i), sembra , che debba ciò 
attribuirsi a error del Notajo; perciocché nelle carte, che ap- 
partengono allo stesso Azzo Adalberto , ei sempre vien detto 
Conte . Fu dunque il primo Tedaldo ad avere il titolo di Mar- 
chese , che significava allora più ampia giurisdizione; perciocché 
il Conte non aveva comando che sopra una o due Città , il 
Marchese avea a se soggetta una Marca ossia una Provincia. La 
prima carta, in cui a Tedaldo sì dà il titolo di Marchese, é 
quella dell' anno 989. pubblicata dal Campi, e poscia dai Mu- 
ratori (z), in cui leggesi Donno Teodahlì Marchio & Comes Comi- 
tatu Motinense . Or qual era la Maica ossia la Provincia, che era 
soggetta al Marchese Tedaldo ? Alcuni hanno* creduto , eh' ei 
fosse Marchese di Toscana. Ma il Muratori ha ad evidenza con- 
futata la loro opinione (3) . Egli era Signor di Modena , come 
T accennata carta ci mostra . Era pure Signor di Reggio , come 
pruovasi da un' altra carta deli 1 anno^ 1001. (4). Era Signor di 
Ferrara , per qualunque titolo- egli V avesse , come si é detto 
poc anzi. Era Signcr di Brescia, come io ho provato con una 
carta Nonantolana del detto anno 1001. (5). Il C. Savioli sos- 
petta (6),, eh* ei fosse ancora Signor di Bologna ; perciocché da 
lui dovette prendere il nome quel Castel Tedaldo, che era già 
fuor di Porta Ravignana; e certo da lui dovean dipendere alcu- 
ni distretti del Bolognese, che diconsi posti territorio Bononisnsi , 
judiciaria Motinensi , de' quali diremo altrove. Alcuni aggiungo- 
no ancora al dominio del March. Tedaldo le Città di Parma e 
di Mantova. Ma quanto alla prima io non veggo qual pruo- 
va se ne possa arrecare, e il P. Affò pruova chiaramente il con- 
trario (7), e quanto alla seconda ancora la cosa é almeno mol- 
to dubbiosa, e gravi son le difficoltà, che contro questa opinione 
ha recate il diligente ed esatto Storico Dott. Visi (8) , il quale 
ha confutate a lungo le molte favole, che intorno al March. 
Tedaldo e al Conte Azzo Adalberto di lui padre hanno adotta- 
te 



(t) Stor. del Monaft. di Polir, App. p. ìó. 

(2) ^nriqu. /tal. T. L col. ^05. (?) Ibid. col. 298. 507. 

(4j ib. col. 407. (5) Stor, Nonant. T. IL p. i?4» 

(6) Ann. di Boi. T. I. P. I. p. 124. ec. (7; Stor. di Parma T. I p. 247. 

(V) Stor, di Mant. T. I. p. 535. ec, , e T. II. p. 11. 



CAPO III. 91 

te e sparse gli Scrittor Mantovani. Sembrami solò, eh* ei non 
dovesse far gran conto di una delle molte ragioni, eh' egli ad- 
duce a difesa della sua opinione, tratta da' diritti Regali, che 
in quella Città aveano i Vescovi . Perciocché noi abbiamo vedu- 
to poc* anzi , che di essi godevano ancora i Vescovi di Mode- 
na e di Reggio, benché sia indubitabile, che il March. Tedal- 
do e il Conte A zzo Adalberto di lui padre esercitassero giuris- 
dizione a nome dell' Impero su amendue quelle Città . 

Eran dunque le Città e i Territori di Ferrara , di Modena, 
di Reggio, e di Brescia, che formavan la Marca del Marchese 
Tedaldo. E questa congiunta a' molti beni allodiali, eh' ei pos- 
sedeva , rendevalo potente in Italia ; e ne faceva perciò ricerca- 
re 1' amicizia e 1' alleanza anche da' potenti Sovrani . Di fatto A „ _„_ 

r An. 1002. 

allor quando dopo la morte di Ottone III. Imperadore accaduta 
r anno iooi. si accese guerra pel Regno d' Italia tra Arrigo 
Re di Germania e poi Imperadore e Ardoino Marchese d' Ivrea 
e figlio di una sorella di Manfredo Marchese di Susa , e per- 
ciò nipote di Prangaida sorella di Azzo Adelberto e moglie del 
detto Manfredo (i)„ il Marchese Tedaldo, benché stretto di pa- 
rentela con Ardoino, fu uno di quelli, che apertamente si di- 
chiararono in favore di Arrigo, a cui pure fu favorevole il Ve- 
scovo di Modena, che era allora Varino; e allor quando 1' an- 
no 1004. il Re Arrigo venendo in Italia fu giunto a Verona, 
vide ivi venirsi incontro il Marchese Tedaldo insieme con Boni- 
facio suo figlio, che fu poscia sì celebre, e di cui diremo tra 
poco (2); e il favore di Arrigo dovette giovar non poco a ren- 
der sempre più rispettabile e ferma Y autorità del Marchese Te- 
daldo. 

Pochi documenti nondimeno abbiamo, ne' quali egli ci si 
mostri in atto di esercitare la sua autorità in queste Provincie , 
giacché di esse sole noi dobbiam ricercare. Nella Storia della 
Badia di Nonant-oJa abbiam prodotto un Placito da lui tenuto 
1' anno 1001. in favore di quella Badia per una Cappella , che 
essa avea in Solata nel Modenese (3) . Neil' anno stesso un al- 
tro ei ne tenne in Carpi per un podere , che il Monastero di 

M 2 S. 



(O V. la tavo ! a Genealogica della C. Adelaide prfflo il Terraneo Jdelaìdc Illu- 
[ir. T. T. p. 1*5. li) V. Murat. Ann. d' Ital. an. 1005. 1004. 

(3) Stor. Nonant, T. IL p. 134. 



92 MEMORIE STOR, MODENESI. 

S. Giulia di Brescia aveva presso il Castello di Migliarina ne» 
lungi da Carpi (i). Egli è ancor nominato in un diploma dell' 
anno 1003. pubblicato- dall' UghelH, in cui il Re Arrigo a istan- 
za del Marchese Tedaldo dona a Sigifredo Vescovo di Parma e 
a' Vescovi di lui successori la Badia di Nonantola. Ma nella 
Storia di essa si è dimostrato , quante ragioni concorrano a du- 
bitare dell' autenticità di quel diploma (2) . La* cosa , che ren- 
dette più celebre il Marchese Tedaldo , fu la fondazione del Mo- 
nastero di S. Benedetto di Polirone, detto ora comunemente S. 
Benedetto di Mantova.. Già abbiam veduto , che i! Conte Azzo 
Adalberto avea acquistati que' luoghi, ne' quali il Monastero fu 
poi fondato , e che sembra , che n avesse ei medesimo forma- 
ta r idea . Ma 1' esecuzione ne era riserbata al March. Tedaldo, 
il quale verso E anno 1004. fondò il Monastero, e poscia fan* 
no 1007. con istromento segnato in Canossa pubblicato dal P. 
Ab* Bacchini (.3.) ne confermò la fondazione , e ordinò , che nel- 
la Chiesa, di S. Benedetto da lui fatta innalzare nell' Isola Mo- 
ricola si stabilissero i Monaci dell' Ordine di quel S. Patriarca ,• 
e assegnò beni pel loro sostentamento. Moki luoghi di que' con- 
torni appartenevano allora al territorio di Reggio, come ci mo- 
strerà a suo tempo il Dizionario Topografico , che pubblichere- 
mo, e nell' Isola medesima, in cui fu posto il Monastero , avea 
più beni la Cattedrale di Reggio, come' si è detto poc' anzi. 
Ma il Monastero dovea esser compreso nella Diocesi di Manto- 
va, e mi sembra , che non ce ne lasci alcun dubbio la carta di 
fondazione ora accennata; perciocché in essa si ordina, che 1" 
Abate, il quale sarà eletto, debba dal Vescovo di Mantova ri- 
cevere la benedizione e la consecrazione , il che non sarebbesi 
ordinato, se quel distretto fosse stato compreso nella Diocesi di 
Reggio. E innoltre il luogo, in cui il Monastero fu innalzato, 
era stato ceduto a Monaci dal Vescovo di Mantova. 
Aa. 1007. Questo- è T ultimo atto da noi conosciuto della vira del 

Marchese Tedaldo', e credesi comunemente , che ir\ quest' anno 
medesimo egli morisse. li Monaco Donizzone, che solo- de' gior- 
ni della morte di questi Principi ci dà notizia , e non si cura 
di indicarcene gli anni, dice, eh' egli morì agli 8. di Maggio, 

La- 



ro Antiqu. Trai. T. T. col 407. (2) T, I. p. JOI. ec, 
(jj Star, del Mon. di Polir, p. 16. 



CAPO ITT. 91 

La qual data se è giusta , ei non potè certo morire nel detto 
anno 1007., perciocché ci viveva ancora nel Giugno, in cui fu 
segnata la carta della conferma della fondazione del Monastero 
di S. Benedetto. Di fatto osserva il Muratori (1) , che il P. Bac- 
chiai ha prodotta una carta dell' anno 1012,. \w cui il March. 
Bonifacio dicesi figlio del March. Tedaldo, senza X aggiugnervi 
il quòndam o altra simile espressione, che lo indichi già defun- 
to. Ei fu sepolto in Canossa, ove pure era stata sepolta Gui- 
glia o Villa di lui moglie premortagli , come ci mostra £ atto 
della fondazione poc' anzi accennato. Il Muratori tratta da so- 
gno T opinione del P. Pagi, il qual credette, che Guiglia fosse 
reila di Ugo Duca e Marchese di Toscana (2) . Ne io dirò, 
che ve n abbiano sicure pruove . Ma osservo x che Donizzone 
dice ; 

Vxor Tedaldi fit Guitti a di Sta Ducatrix . 
Avea dunque Guillia il nome o soprannome di Duchessa . Or 
come avealo essa, se non era figlia o sorella di qualche Duca? 
Non è dunque inverlsimile , che essa fosse sorella del detto Ugo 
Marchese e Due?, di Toscana; e forse ancora T esser figlio di 
Guillia uscita dalla famiglia de' Duchi di Toscana giovò al Mar- 
chese Bonifacio , per ottener poi quel Ducato , come tra poco 
vedremo. Da questo matrimonio nacquer tre figli, Tedaldo Ve- 
scovo di Arezzo , lodato da Donizzone per le sue rare virtù 5 e 
pel favore, che prestò al celebre Guido d'Arezzo nel perfeziona- 
re la musica, Corrado, e Bonifacio il piìr famoso tra tutti, dì 
cui perciò dobbiamo a questo luogo più diffusamente parlare . 

Ma innanzi di entrare a ragionare di questo celebre perso- 
naggio, ci conviene rivolgerci alquanto addietro, per non di- 
menticare alcuni avvenimenti particolari, che riguardan la Stor- 
na di queste Provincie. E primieramente noi veggiamo sotto V 
anno 975. cominciare i contrasti per cagion de* confini tra Mo- 
dena e Bologna. Chi osserva ora Y ampio territorio di questa 
seconda Città, facilmente si persuade, che fin da secoli più an- 
tichi essa ne godesse . Ma la cosa non fu così . Scarse e man- 
canti son le memorie di Modena fino al duodecimo secolo,, e 
scarse e mancatici son quelle di Bologna ugualmente; e ne fan 
pruova gli Annali di quella Città ultimamente con erudizione e 

con 



(ij Ann. ri' [tal. an. 1012. (2) Ivi an. 1003, 



94 MEMORIE STOR. MODENESI. 

con eleganza scritti dal C. Senator Savio!* , il quale avendo pur- 
gata la Storia della sua patria dalle molte favole , di cui la cre- 
dulità degli antichi Scrittori V avea ingombrata , in poche pagi- 
ne ha dovuto ristringere ciò , che appartiene alla Storia Bolo- 
gnese de* tempi più antichi. Nella mia Storia della Badia di No- 
nantola (i) ho trattato a lungo di questo argomento, e ho mo- 
strato, che fino al XII. secolo tutto il distretto allora vastissi- 
mo di S. Giovanni in Persiceto , detto 1' Agro Persicetano , com- 
prendendovi ancora Crevalcuore , S. Agata , Sala ec. , era nel 
territorio di Modena; che alla giurisdizione di questo Comune 
era pur soggetto un altro distretto , che chiamavasi Saltuspano , 
e che abbracciava Galiera, Surizano, Dalmanzatico ec. , e nell 
undecimo secolo quello, che dicevasi Pago Cerere , che compren- 
deva il Farneto , Casalecchio de' Conti, Varignana, Castel S. 
Pietro ec. , che molti luoghi ancora della Collina e della Mon- 
tagna, che or sono nel Bolognese, eran soggetti a Modena, co- 
me Bazzano, Monteveglio, S. ApolLnare , Rocca Cometa ec. , 
sicché si può stabilir con certezza , che la Samoggia era una 
volta il confine de* due territorii , e che in qualche tratto il 
Modenese stendevasi ancor più oltre . Io non ripeterò qui le co- 
se alJor dette, anche perché dovrò ragionarne nuovamente, ove 
que' luoghi si indicheranno nel Dizionario Topografico- Storico. 
Solo non vuoisi tacere una leggiadra risposta dell' Ab. Calindri. 
(i), il quale non potendo negar, che que' luoghi apparteneva- 
no al Modenese, dice, che fu questa una violenza usata al tem- 
po de' Longobardi , sotto il regno de' quali i confini del Mode- 
nese s' innoltrarono a forza d' armi nel territorio di Bologna . 
Se a provare una cosa , basta f affermarla , come fa qui 1' Ab. 
Calindri , io dirò ugualmente , che al tempo de' Goti i Bologne- 
si avevano invaso il territorio de' Modenesi. Ma non è questo il 
modo, con cui le controversie di questo genere si debbon tratta- 
re. I documenti, e non le asserzioni, son quelli, che debbono es- 
sere il fondamento delle opinioni di uno Storico ; e chi non li 
produce , e non cita che le sue opere proprie non mai pubbli- 
cate, non può esiger fede. 

Un confine si steso, come era quello del Modenese , dovea 

na- 



to T. I. p. 454. 

(2, Dizion. della Pian. Boi. T. I. p. 72, 



C A P O ITI. 95 

naturalmente risvegliar gelosia ne* Bolognesi; ed è verisimile, 
che più volte traile due Città confinanti nascessero controversie 
e quistioni. E se noi vogliamo prestar fede agli Scrittori Mode- 
nesi e Bolognesi de* due secoli precedenti , esse cominciarono 
circa la metà dell' ottavo secolo a tempo di Rachis Re de* Lon- 
gobardi. E il racconto, eh* essi ci fanno, del modo, con cui fu 
decisa la controversia, se dovesse ammettersi per vero , ci mo- 
strerebbe la rozzezza di quell* età . Ognuna delle due Città scel- 
se uno de' suoi , che si credesse opportuno al bisogno. Doveano 
essi al punto medesimo muoversi un da Bologna, T altro da Mo- 
dena, e correre F un 'verso 1* altro, e ove essi s* incontrassero; 
ivi dovea fissarsi il confine. I Modenesi furono si felici nello 
scegliere il lor campione, che questi era appena giunto alla Muz- 
za a cinque miglia a un di presso lungi da Modena , che incon- 
trò il campion Bolognese , che in ugual tempo avea fatto un 
viaggio almen tre volte più lungo. Di questa controversia e del 
suo esito si stipulò 1' atto solenne, ed esso conservasi nel pub- 
blico Archivio di Bologna; e il Muratori 1* ha pubblicato (i) 
mostrandone però la sciocchezza e Y impostura. Ne io produr- 
rollo di nuovo, per non dar principio al mio Codice Diploma- 
tico con un monumento supposto . Non vuoisi però tacere , che 
questo leggiadro modo di fissare i confini dicesi, che fosse gih 
adoperato da Cartaginesi e da Cirenesi; e che i primi facessero 
riguardo a* secondi ciò , che i Bolognesi fecero riguardo a* Mo- 
denesi , non però perchè i loro campioni corresser più presto, 
ma perchè mosser dal segno prima de* Cirenesi. Di che dolen- 
dosi questi, e non volendo i Cartaginesi arrendersi, quegli pro- 
posero a questi, o che dovesse rinnovarsi la corsa, o che i cam- 
pioni Cartaginesi dovessero lasciarsi sepellir vivi nel luogo , ove 
erano giunti, se volevan , che quello fosse il confine. Alla qual 
proposta i due Campioni Cartaginesi , che eran due fratelli detti 
Fileni , con maraviglioso coraggio, che non sarebbe forse stato 
imitato da' Bolognesi, si lasciarono ivi sepellir vivi (z). Mag- 
gior fede sembra doversi a un altro documento , che trovasi nell* 
Archivio di questa Comunità, e da cui si raccoglie, che nel 
detto anno 975. mentre T Imperadore trovavasi in queste parti , 

i Mo- 



(i) Anriqu. Irai. T. V. col. ^5. 

(1) SaiiusL de Delio Jugurc. n. LXXXf. 



9 6 MEMORIE STOR. MODENESI. 
i Modenesi e i Bolognesi vennero innanzi a lui a quistione in- 
tórno a loro confini . Non abbiamo su questa contesa che le- 
deposizioni di alcuni testimoni (i), ne vi si aggiugne la decisio- 
ne dall' Imperador profferita. E i luoghi ancora nelle deposizio* 
ni indicati avendo in gran parte cambiato nome, non si può 
ora indicare la loro situazione. Nondimeno nel riprodurre que- 
sta carta, e più ancora nel Dizionario Topografico mi studierò, 
quanto mi sarà possibile, di rischiararla. 

Un altro memorabile avvenimento dicesi qui avvenuto l'an- 
no 996. mentre regnava Ottone III. Imperadore , giovane allo- 
ra di circa diciotto anni . Esso è in somma lo stesso , che ab- 
biam veduto poc' anzi narrarsi dell' Imperador Lodovico II. e 
dell' Imperadrice Angelberga , se non che qui al Conte Ucpoldo 
si sostituisce un Conte di Modena, che abitava in un luogo det- 
to AmuU , e di cui era invaghita T Imperadrice Maria moglie 
di Ottone . E V esito ancora è lo stesso , se non che in questo 
secondo fatto V Imperadore fece arder viva in gastigo la propria 
moglie, e a figli dell' infelice Conte ucciso donò tre Castelline* 
confini della Toscana . Goffredo da Viterbo vissuto circa due se- 
coli dopo è stato il primo a raccontare un tal fatto (2,) , che 
dal Sigonio stesso è stato troppo facilmente adottato (3). 11 Mu- 
ratori muove contro esso alcune difficoltà , ma accenna ancora 
alcune ragioni, che potrebbero confermarlo (4). A me par, che 
esso debba assolutamente rigettarsi traile favole, sì perché chia- 
ramente si vede , eh' esso è copia dell' altro favoloso racconto 
sopra accennato , sì perchè ài una Imperadrice arsa viva tutti 
gli Scrittor di que' tempi avrebber parlato ; e non si sarebbe as- 
pettato due secoli a ragionarne , si perchè finalmente era allor 
Conte di Modena Tedaldo, il quale visse almeno fino al 1007. 
e certo non morì arso vivo . 

Più degna d' essere qui ricordata è la fondazione del primo 
Monastero, che in questa Città si vedesse, cioè di quel di .S. Pie- 
tro . L' anno 983. Ildebrando Vescovo di Modena con suo de- 
creto avea conceduto a un Prete di nome Stefano il luogo , ubi 

jam 



O) Antiqu. Ttal. T. II. col. 221. 

Ci) Script. Rer. Trai. T. VII. col. 436. 

(> t ) De Regno Ital. L. Vii. 

(4) Script. Rer. Ital. T, IV. col. 50. Ann. d"' Ital. an. $96 t 



CAPO III. 9 7 

jam Fccksia Beati Tetri Apostoli fuit edificata , acciocché potesse 
ivi fabbricare un Oratorio , e impiegarvisi al Divino servigio , al 
qual fine ancora gli avea fatto dono di qualche terreno. Quelle 
parole , ubi jam Ecclesia ór. , ci mostrano chiaramente , eh' era 
ivi già una Chiesa dedicata al Principe degli Apostoli, la qual 
poi nelle rovine dalle innondazioni recate a Modena dovea esser 
perita. Ma quando essa fosse innalzata, non abbiamo né mo- 
numento né congettura, che ce lo additi. Né io so, qual fon- 
damento abbia la popolar tradizione , che il Vescovo S. Gemi- 
niano dalle sue stanze per una via sotterranea venisse di notte- 
tempo ad orare in questa Chiesa. Giovossi Stefano della licen- 
za accordatagli , e innalzò una nuova Chiesa , il cui possedi- 
mento a lui e a suoi successori fu confermato l'anno 988. dal 
medesimo Vescovo . Questo secondo decreto ci mostra , che Ste- 
fano avea allor preso V abito Monastico , e che un Monaco No- 
nantolano nominato Pietro avea scaltramente cercato di enfiare 
per metà al possesso di quella Chiesa; perciocché unitosi a lui 
con facoltà avutane dal Vescovo Ildebrando gli tolse destramen- 
te dalle mani il decreto ottenuto , e recatosi innanzi al Vesco- 
vo stesso tentò ogni via per impetrarne , che la metà della Chie- 
sa fosse a lui conceduta . Ma sdegnatone il Vescovo dichiarò nul- 
lo il primo decreto accordato a Stefano , € rubato da Pietro , e 
a Stefano un altro ne concedette. Otto armi appresso, succedu- 
to essendo frattanto Giovanni al Vescovo Ildebrando , egli de- 
terminossi a fondare ivi un Monastero di Monaci della Regola 
di S. Benedetto , e fondollo di fatto con suo decreto dell' anno 
996. col quale innoltre donò molti beni al Monastero medesi- 
mo , che più altri poscia ne ricevette e da lui medesimo e da' 
suoi successori . Convien -dire , che il Dott. Vandelli non abbia 
posta mente a questo decreto , quando affermò , che Modena non 
era stata rifabbricata che l' anno 1055. Perciocché in esso chia- 
ramente si dice , che il Monastero era juxta Mutinmsem Civita- 
tern . Né qui ei potrà dire, che intendasi Città nuova, perché 
il Monastero di S. Pietro è sempre stato prima presso la Città , 
poi dentro il suo ricinto . Or se Modena fosse stata del tutto 
deserta , non ivi , ma in Città nuova fondato sarebbesi il Mo- 
nastero . 

L' esempio del Vescovo di Modena fu tra pochi anni imi- 
tato dal Vescovo di Reggio. Era questi Teuzone, il quale per 

Tom. L N lun- 



98 MEMORIE STOR. MODENESI. 

lungo spazio di tempo occupò quella Sede, cioè dall' anno 978. 
fino al 1032. Ed egli ancora volle a vantaggio della sua Città 
introdurre in essa un Monastero dell'Ordine di S. Benedetto . 
Ma questa fondazione ci obbliga a risalire alquanto indietro, e 
ad entrare in una intralciata quistione, che per lungo tempo e 
con molto calor di partito si è agitata traila Basilica di S. Pro- 
spero della Città di Reggio e il Monastero del medesimo no- 
me , che una volta era fuor delle mura, e che trasportato po- 
scia in Città cambiò il titolo in quello di S. Pietro. Io proc- 
curerò di spedirmene in breve , perchè cotali controversie non 
interessano se non que pochi , che vi hanno parte ; e come 
niun motivo mi spinge a favorir più l'una che l'altra sentenza, 
io dirò sinceramente ciò , che a me sembra più verisimile . Ma 
ad esaminar diligentemente le cose , convien premettere alcune 
notizie sullo stato antico di quella Città . 

Che la Chiesa di Reggio riconosca per suo principal Pro- 
tettore il suo Vescovo S. Prospero , e che da esso ancor pren- 
da il nome , è cosa da non potersi avocare in dubbio . Fin 
dall' anno 822. il Vescovo Norberto , dando in enfiteusi alcuni 
beni della sua Chiesa , comanda ,.* che il canone se ne paghi 
nella festa di S. Prospero. E in un diploma di Carlo il Grosso 
dell'anno 879. ei dona nuovamente Y Isola di Suzzara Ecclesie 
B. Prosperi Confesssris Còristi Regiensis videlicet Episcopi , cui Paulus 
fenerabilis Ponti fex preesse cognoscitur . E perciò ancora S. Pro- 
spero è detto Capo del Vescovado di Reggio in una carta dell* 
anno 899. in cui si danno in enfiteusi alcuni beni, che erano 
stati donati ad honorem Beati S. Prosperi Confessori* caput Episco- 
pati ipsius Sanfle Regiensis Ecclesie. Anzi credevasi certamente, 
che nella Chiesa , che* ajlor serviva da Cattedrale , fosse riposto 
il corpo del S. Vescovo. Così in una carta dell'anno 844. si 
donano alcuni beni Domine sanBe & cum omnem reverentiam seo 
dileSìionem nominande venerabilem Ecclesia S. Prosperi ubi & ipso 
sanBo corpore requiescit . E nel diploma dell'anno 872., in cui 
l' Imperatore Lodovico IL dona la suddetta Isola di Suzzara al- 
la Chiesa di Reggio, e ciò alle preghiere fattegliene dal Vesco- 
vo RofFredo , ei dice di donarla SanBe Ecclesie Regiensi , in qua 
B. Prosperi Christì Confessoris corpus bumatum jacet ; il che pur ri- 
petesi nel diploma, con cui Carlo il Grosso l'anno 882. con- 
fermò la medesima donazione. Anzi quasi due secoli dopo, che 

la 



CAPO III. 9 p 

la nuova Basilica , dì cui direni tra poco , era stata innalza- 
ta , e più anni dappoiché la Canonica di S. Prospero era stata 
trasportata dentro il Castello , e la Chiesa suburbana del me- 
desimo nome era passata a Monaci, veggiarn nondimeno la Chie- 
sa medesima nominarsi come titolare del Vescovado : Episcopio 
Ecclesie Beati Santi i Prosperi Confessor ts Cbristi , ubi . . . . umatum 
corpus requicscìt prope urbcm Regio : Così leggesi in un documen- 
to dall'anno iojj. I (juai documenti ci mostrano in modo a 
non dubitarne , che X antica Cattedrale di Reggio avea il nome 
di Chiesa di S. Prospero , e che in essa credevasi serbato il 
corpo del S. Vescovo . 

Frattanto il Vescovo Sigifredo verso V anno 857. una nuo- 
va Canonica e una nuova Chiesa avea fondata in Reggio , a 
cui 1' Imperadore Lodovico II. confermò l'anno suddetto la do- 
nazione di molti beni, che il Vescovo fatta le avea. Nel di- 
ploma perciò spedito egli dice , che il Vescovo V avea pregato a 
confermare quasdam res ejusdem sue Ecclesie , quas ipse in Canonico- 
rum ibidem Deo militantium usibus cotidianis ad utiliorem ordinem 
transferjerts divina inspiratane constituit . "Quindi venendo a indica- 
re i beni ad essa donati , i primi , che si nominano , sono : pre- 
fate res , ubi ipsa Canonica prefatus Sigefredus Episcopus a fundamen- 
tis edijjcavit , Ecclesia videlicet Sancii Peregrini , nec non ér alia 
Sancii Michaelis Arcbangeli , ter ti a quoque Santi Faustini , si quidem 
& Sancii Vitalis Basilica .... Ecclesia denique Sancii Ambrosii ère. 
Le quali espressioni , che sono anche ripetute in un diploma di 
Carlo il Grosso dell'anno S83. , non debbonsi , a mio parere, 
incendere in questo senso , che tutte quelle cinque Chiese ve- 
nissero atterrate per fondare la nuova ; perciocché non sembra 
possibile , che a que' tempi potesser cinque Chiese trovarsi così 
vicine 1' una all'altra, che sulle loro rovine se ne innalzasse 
una nuova , ma che i lor beni si unirono alla nuova Chiesa e 
alla nuova Canonica. Pare anzi, che il luogo scelto alla nuova 
fabbrica fosse la Chiesa di S. Michele , e che la nuova Chiesa 
prendesse il titolo di S. Maria , ma che vi restasse una Cap- 
pella col titolo di S. Michele. Così sembra indicarci una carta 
dell'anno 881. in cui il Vescovo Paolo dona alcuni beni Basili* 
ce Sancii Michaelis ,sita infra Canonica Sanale Marie , ubi Teopertus 
Canonicus esse videtur . Il P. Affarosi ha interpretate quelle paro- 
le infra Canonica &c. come se volesser dire, che la Basilica di 

N z S. Mi- 



ìoo MEMORIE STOR. MODENESI. 

S. Michele fosse al * di sotto della Canonica di S. Maria (i):» 
Ma chi è versato nelle formole diplomatiche sa troppo bene , 
che infra ne* bassi tempi vuol dire intra , di che si potrebbon 
recare infiniti esempi . Di fatto veggia-mo , che la nuova Chiesa 
fu detta di S. Maria e di S. Michele. In un diploma, con cui il 
Re Berengario Fanno 898. confermò le donazioni del. Vescovo 
Sigifredo , si dice : res Ecclesie sue , quas quondam beate memorie Si- 
gefredus ejusdem Ecclesie Ponti f ex in Canonicorum ibidem Dto Beate' 
que Dei genitrici semperque Virgini Marie sanEloque Michaeli Aicban- 
gelo Dei milìtantium &c. E così pure in una carta dell'anno 961. 
Canonice S. Marie ó* S. Michaelis siti Regio (z) . Il diploma dell^ 
anno 857. è il primo documento, che abbiamo, in cui si faccia 
menzione di Canonici in Reggio . E* certo però ,. che V antica 
Cattedra! di S; Prospero dovea essa pure avere il suo Clero , 
benché non avesse ancora il titolo di Canonica, di cui anche 
nelle altre Chiese non si trova menzione ne* primi secoli .. Se 
[1 Vescovo Sigifredo trasportasse alla nuova Canonica, parte 
del Clero della Chiesa di S. Prospero , o lo formasse con altri 
Sacerdoti, e con altri Chetici , i documenti noi dicono , e ta- 
cendone essi , non possiamo in ciò accertar cosa alcuna. Ciò 
che è certo si è, che la fabbrica della nuova Chiesa e della 
nuova Canonica non distrusse l'antica; e noi abbiam troppo 
chiare testimonianze , che amendue sussistevano al tempo me- 
desimo . L' anno 890, il Vescovo Azzo (eco: un cambio di terre 
con Martino Diacono e Proposto della Canonica, di S. Maria > 
e in questo- cambio gli cedette alcune terre , che erano state 
donate alla Chiesa di S. Prospero. Era dunque diversa 1' una 
Chiesa dall'altra, se l'una coli' altra potevano a vicenda cam- 
biare i lor beni; e così pure Tanno 989. Giovanni Diacono e 
Proposto della Canonica di S. Maria e di S. Michele ( co' quali 
nomi viene sempre indicata la nuova Canonica fondata dal Ve- 
scovo Sigifredo ) cambia terreni- con Giovanni Prete e Proposto 
della Canonica di S. Prospero. E questo è il primo documento, 
in cui alla Chiesa di S. Prospero si vegga dato il nome di Ca- 
nonica , il qual prima soleva darsi soltanto a quella di S. Ma- 
ria e di S. Michele . La distinzione delle due Chiese viene an- 
che 



fi) Memor del Mon. di S Prolp. T.. 1. p. 2Z« 
(2; Bacch. Stor. di Polir. App. p. à. 



CAPO IIL ioi 

che indicata In un diploma del Re Lottano dell'anno 946., con 
cui dona alcuni beni Saniti Dei genitrici Marie , nec non Beati 
Prosperi , QUORUM domicilia commorantur in urbe sacra Regiensi . 

Questo stesso diploma sembra opporsi alla mia opinione ; 
perciocché come potevano gli stessi beni esser comuni a due 
Chiese ? A intendere lo scioglimento di questa difficoltà , che 
gioverà ancora a dichiarar meglio la cosa, conviene osservare , 
che altri beni donavansi in particolare o all' una o all' altra 
Chiesa; altri donavansi generalmente alla Chiesa di Reggio, os- 
sia al Vescovado . La Chiesa di Reggio era , per così dire ,. 
composta di due Chiese, di quella di S. Maria e di S. Miche- 
le , e di quella di S. Prospero , che potevano in certo modo 
chiamarsi Concattedrali . Quindi allorché donavansi beni alla 
Chiesa ossia al Vescovado di Reggio , nominavansi comune- 
mente amendue. Così Tanno 904. il Re Berengario donò alcu- 
ni beni in SanSìam Regiensem Ecclesìam in honorem SanSle Dei gè" 
nitricis Ma-rie atque Beati Cbristi Confessoris Prosperi; il che pure 
ei ripece in un altro diploma dell'anno 915. Nel 912.. il Con- 
te Vilfredo fu costretto a render fa Chiesa di S. Maria in Tor- 
ricella da lui occupata ficariis Sanile Marie é 3 San&i Prosperi f 
quorum videbatur eise proprietas . E così pure i Re Ugo e Lotta- 
rio l'anno 942., e Ottone I. Imperadore negli anni 96 2. e 964. 
confermando i suoi beni alla Chiesa di Reggio la dicono : in 
honore Dei genitricis Marie & S. Prosperi entritele. E verso la me- 
tà dell' undecimo secolo il Vescovo Sigifredo dolevasi , che U 
Chiesa di Reggio fosse da* suoi Proposti , cioè da quello di S. Ma* 
ria e di S. Michele e da quel di S. Prospero, dilacerata e distrutta 
colle alienazioni de' suoi beni, e ordinò, che né all'uno ne all' 
altro fosse lecito 1' alienarli senza il consenso de' lor Capitoli . E 
lo stesso Vescovo donando alla sua Chiesa 1' anno 1042. la 
Corte di S. Stefano, disse, ch'ei la donava ad communtm utìlita-> 
tem Canonicorum fratrum nostrorum presentium oc futurorum SanSle 
Dei genitricis SanBique Prosperi Ecclesie famulantium . Par nondime- 
no , che la Chiesa principale fosse quella di S. Prospero , e 
che forse ancora presso alla medesima abitasse a que' tempi il 
Vescovo. Io certo non trovo alcun documento, nel quale il Ve- 
scovo faccia acquisti o contratti per la Chiesa di S. Maria e di 
S. Michele, i cui beni si veggon sempre amministrati dal Propo- 
sto o dall'Arciprete; ma ben se ne trovano alcuni da lui fatti 

Der 



~N, 



io2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

per la Chiesa di S. Prospero . Il Vescovo Pietri f anno 905» 
comperò alcuni beni ad jura & potestate Ecclesie S. Prosperi , e lo 
stesso veggiamo farsi dal Vescovo Fredolfo l'anno 920. ad jura 
& proprietatem S. Prosperi . 

Una nuova maniera di esprimersi riguardo alla Canonica di 
S. Prospero troviamo nelle carte degli ultimi anni di questo se- 
colo; perciocché in due documenti degli anni 992. e 998. del 
mese di Luglio abbiam donazioni fatte Ecclesie Canonice S. Pros- 
peri suburbium Regio. Al contrario in una donazione fatta nel 
detto anno .998. alla Basilica di S. Maria e di S. Michele , que- 
sta si dice sita infra castro civitate Regio , e in un altra ante- 
riore délT aano 991. essa si dice posta infra castro & clausura 
Regio . Or ne il Castello né il sobborgo di Reggio veggonsi mai 
nominati nelle carte degli anni addietro; e io credo perciocché 
nel corso del decimo secolo si innalzasse un Castello , ossia che 
la Città si cingesse di mura in modo, che somigliasse a un Ca- 
stello , essendo forse state distrutte le antiche nelF invasion de- 
gli Ungheri , e che perciò quella parte, che restava fuor del re- 
cinto , si dicesse sobborgo . Di fatto avea il Re e poi Impera- 
dor Lodovico III. fin dall' anno 900. conceduto al Vescovo Pie- 
tro di circondare di mura la Chiesa sua Cattedrale , acciocché 
non fosse un altra volta esposta a' gravissimi danni , che dalle 
scorrerie degli Ungheri avea allora sofferti. Ma é probabile , che 
le pubbliche calamità non permettesser sì presto di prevalersi di 
tal concessione , e che solo verso la metà del secolo si innal- 
zasse il Castello. Veggiamo anche, che comincia poco appresso 
a distinguersi Ja Città nuova dalla vecchia , perciocché produr- 
remo due carte , dell' anno 943. e dell' anno 946., in cui la 
Chiesa di S. Tommaso si dice posta in Regio Civis vetere ; e un 
altra dell' anno ^027., in cui si nominan più volte beni posti 
in loco ubi nominatur Cives veteres , e in prefato loco Civitate vete- 
ri ; e ivi .ancora si pomina Murus Civitatis . Pare anche , che 
con diverso nome si distinguesse la Città nuova dalla ■vecchia,. e 
che ritenendo quella il nome di Reggio, questa dal nome dell' 
antico suo fondatore o ristoratore si nominasse Emilia . Così ci 
mostra la Bolla, con cui 1' Antipapa Giberto l'anno 1092. con- 
fermò a Canonici di Reggio i loro possedimenti; Et decimam in 
Civitate , epue vocatur Regium ....... & omnes res ? que sunt in 

e ir- 



CAPO III. 105 

circuitu Civìtatis > qu£ vocatttr JEmilìa (1). Col qua! nome di Emi- 
lia reggiamo indicarsi Reggio anche da Donizzone nella sua Vi- 
ta della Contessa Matilde (z) . 

E' probabile , che allor quando fu cinta di nuove mura la 
Città di Reggio, sicché somigliasse a un Castello, e che la Ba- 
silica di S. Prospero rimase per qualche tempo ancora nel sob- 
borgo, i Vescovi per maggior sicurezza passassero ad abitare 
presso la Chiesa di 3. Maria . E veggiamo di fatto in unn car- 
ta dell' anno 1058. il Vescovado di Reggio prendere il solo ti- 
tolo di S. Maria, perchè presso quella Basilica era la Sede del 
Vescovo : S.r,icle Matris Ecclesie Episcopio Sanale Dei genitricis sito 
Regio . (1) E più chiaramente in una carta del Vescovo Pietro 
de' 4. Aprile 1191. Atìum infra palatii porticum domni ditli Epis- 
copi in anelilo juxta mururri Ecclesie SanBe Marie ; ove sembra in- 
dicarcisi , che il Palazzo Vescovile fosse a un di presso ove è 
anche al presente . A racchiuder dunque la cosa in breve , sem- 
bra , che T antica Cattedrale di Reggio avesse il titolo di S. Pros- 
pero , che poscia verso Y anno 857. il Vescovo Sigi fredo fondas- 
se la nuova Basilica di S. Maria, e vi stabilisse i Canonici, che 
continuasse nondimeno la Basilica di S. Prospero ad essere con- 
siderata essa pure come Cattedrale , ed avesse essa parimenti i 
suoi Canonici, e che presso essa risedesse il Vescovo comune- 
mente , finché ridotto a Castello il tratto della Città, ove era 
la Cattedrale di S. Maria, colà trasferisse il Vescovo la sua se* 
de, ed ivi poi stabilmente si rimanesse.. 

Or mentre questi cambiamenti facevansi in Reggio, il Ves- 
covo Teuzone formò ed eseguì il pensiero di fondarvi un Mona- 
stero deir Ordine di S. Benedetto, e di porlo nel luogo medesi- 
mo, ove era V antica Chiesa e Canonica di S. Prospero. Non 
abbiam 1' epoca precisa di questa fondazione. Ma per una parte 
abbiam veduto, che l'anno 998. ivi era tuttor la Canonica, e 
per T altra abbiamo una carta dell' anno 1006. che ci mostra 
già fondato il Monastero di S. Prospero : Ecclesie Sancii Prosperi 
Confessori s , ubi ejus san Bum qui esci t corpus , 6* Monasterium est con- 
gregatimi , quod Dominus Teuzo vir venerabilis SanBe Regiensis Ec- 

eie- 



ma 



(1 Ant.qu. : tal. T. TI. col. 125, 
d Script Rer. (tal, T. V. p. 372. 
(3) Antiqu. Ital. T. iV. coi. £03. 



io 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

deste Episcopus congregavi t sito prope Castro Givi tate Regio (i). E 
abbiamo anche una donazione fatta ai Monastero medesimo dal- 
lo stesso Vescovo fondatore, in cui dice, che per le pubbliche 
calamità non avea ancor potuto condurne la fabbrica a total 
compimento (2) . Ma essa non ha data , ne possiamo conoscere, 
a qual anno precisamente appartenga. 

Colla fondazione del Monastero di S. Prospero , che per 
lungo tempo stette fuor delle mura , non fu soppressa la Cano- 
nica, che ivi era; ma fu trasportata entro il Castello, che poco 
prima , come si è detto , era stato fabbricato ; e cominciò allor 
quella Chiesa ad esser detta S. Prospero di Castello . Fra molti 
documenti, che produrrò a suo luogo, e che confermano que- 
sto trasporto, e 1* esistenza del Monastero fuor di Città, e del- 
la Canonica dentro essa, basti accennarne uno deir anno 1027. 
in cui si fa un cambio di terre inter Domnus Mmnus Abbas Mo- 
nasterii SanBi Prosperi sito non longe da ipsa civitate ..... nec 
non & inter Johannes Diaconus & Pr eposi tus Canoni ce Ecclesie jam 
di Eli San Sii Prosperi, que est posi t a infra Cast-rum Regio . E così pu- 
re in tutte le carte seguenti , ove si nomina la Canonica di S. 
Prospero, si dice sita Regio , o in Castello Regio; e se questa tras- 
lazione della Canonica accadde veramente, come a me sembra 
indubitabile , egli è evidente , che non può sostenersi V opinione 
di alcuni , che dalla Chiesa Cattedrale si staccassero , e separas- 
sero alcuni Canonici per passare al servigio della suddetta Cano- 
nica; la quale anzi essendo più antica della Canonica di S. Ma- 
ria, ed essendo stata lungamente la Cattedrale, anche dopo la 
traslazione della Sede Vescovile alla Basilica di S. Maria , potè 
a ragione pretendere i diritti e Je prerogative di Chiesa Con- 
cattedrale . 

Tutte le cose finor narrate non soffrono difficoltà . Ma qui 
nasce la gran quistione , se colla Canonica fosse ancor traspor- 
tato entro il Castello il corpo del Santo Vescovo Prospero, con 
quelli di S. Venerio e di altri Santi . Così afferma TUghelli nel- 
la sua serie de' Vescovi di Reggio , il quale dice , che 1' anno 
997. mentre il Pontefice Gregorio V. passava a Pavia, ove ce- 
lebrò un Concilio , giunto a Reggio consecrò la nuova Basilica 
£ 24. di Gennajo, e vi trasportò le accennate sacre Reliquie 9 

e ne 



(.1; Afurofì Mem. P. I. p. 44. (2; Ib. p. 42. 



I 

capo m. io 5 

e ne reca in pruova alcuni rozzi versi , che scolpiti in un sasso 
già ivi vedevansi , e ne' quali tutto ciò si racconta. Ma, a dir 
vero, non si può tare alcun conto sulf autorità di que' versi. 
Gregorio V. andò a Pavia dopo il Gennajo del 997. , ne partì 
T anno seguente, e nel mese dì Febbrajo era già in Roma (1). 
Or abbiati] veduto poc' anzi , che nel Luglio dell' anno 998. la 
Canonica di S. Prospero era tuttor nel sobborgo; e perciò non 
era ancor seguita la sua traslazione, e Gregorio V. né nelT an- 
dare ne nel tornar da Pavia non potè consecrare la nuova Ba- 
silica. Il P. Affò non crede del tutto apocrifi i versi; ma giu- 
dica probabile , eh* essi vi fosser posti qualche tempo dopo , e 
che perciò si prendesse errore , e che invece di fissar la conse- 
crazione della Chiesa all' occasion del ritorno del Papa , si fis- 
sasse air occasione del primo passaggio , in cui certo essa non 
potè aver luogo (2.). Ma se nel mese di Luglio la Canonica era 
ancor ne' sobborghi, non potè la nuova essere consecrata nel 
precedente Gennajo. E ancorché voglia concedersi, che egli la 
consecrasse , il trasporto ad essa del corpo di S. Prospero non 
può da un buon Critico ammettersi in verun modo. Nel Codi- 
ce Diplomatico produrrò molti atti appartenenti al Monastero, e 
altri appartenenti alla Basilica di S. Prospero. Ne 1 primi, e in 
quelli ancora, che son certamente originali, si usa spesso V es- 
pressione Monasterio Smeli Prosperi , ubi ejus umatum quicscit cor- 
pus , ne' secondi non trovansi mai somiglianti parole. Se dopo 
ciò rimanga ancor luogo a dubbio , io lascio anche a* meno es- 
perti nelT arte critica il deciderlo . E ciò basti aver detto su » 
questa traslazione . Più altre contese su ciò si eccitarono ne' se- 
coli susseguenti , ma io non mi tratterrò a parlarne per non ri- 
toccare argomenti , de* quali è pericoloso al pari che inutile il 
disputar lungamente . 

Il Monastero di S. Prospero non fu il solo , che dovesse la 
sua fondazione al Vescovo Teuzone . Un altro di Sacre Vergini 
ancora fondonne egli; e abbiamo il decreto dell* anno 1015. con 
cui alla Badessa Liuza da lui a quella dignità nominata , e alle 
altre Vergini, che a lei volevansi unire, concede la Basilica de' 
SS. Martiri Vito e Modesto presso un luogo detto Scantianum , 

Tom. L O e i 



Ci) Murar. Ann. <T luì. an. 998. 
{ij Stor. di Guaft. T. I. p. 73, 



io6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

e i beni di essa proprii . Ivi dunque si unirono le Sacre Ver- 
gini , ed ivi stettero per alcuni anni , finché il medesimo Ve- 
scovo Teuzone avendo preso a innalzar presso Reggio una 
nuova Basilica in onore di S. Tommaso , ove già era stato 
T antico'; Monastero al Santo medesimo dedicato , egli ne fece 
lor dono V anno 1027. (0 • Quando la Chiesa fu condotta 
al suo termine, colà furon trasportate le Monache, delle qua- 
li era tuttor Badessa Liuza ; e abbiamo un decreto di Sigi- 
fredo successor di Teuzone, con cui f anno 1038. donò al- 
tri beni a quel Monastero . E nella donazione esso è detto 
Monacbarum ccenobium novi ter a predecessore nostro bona memoria 
Tenzone Episcopo ad omnipoìentis Dei & Sanali Tboma apostoli ser- 
vicium rebedificatum , olim ab infidtlibus funditus destruclum (2) . 
Questo passo ci mostra 1' antichissima origine del Monaste- 
ro di S. Tommaso di Reggio» che era stato distrutto dagl'i In- 
fedeli , cioè dagli Ungheri , allor quando essi verso V anno 900. 
innondarono e desertarono queste Provincie. Di fatto da un al- 
tro documento già pubblicato dal P. Mabillon (3) sappiamo, eh 9 
esso era stato fondato da Cunegonda vedova di Bernardo Re d' 
Italia, e figlio naturale di Pippino pur Re d' Italia, e perciò 
nipote di Carlo Magno. Avendo poi Cunegonda fondato il Mo- 
nastero di S. Alessandro in Parma , ad esso donò e soggettò il 
Monastero di S. Tommaso V anno 835. il quale nel detto do- 
cumento da lei si dice: Monasterium foris muros civitate Re^io non 
longe ab ipsa Civitate, La Chiesa però non fu totalmente distrut- 
ta, perciocché essa è nominata in alcuni documenti degli anni 
943. e 946. come posta nella Città vecchia. E anche il nuovo 
Monastero riedificato colia nuova più magnifica Chiesa dal Ves- 
covo Teuzone era fuor delle mura > come ci mostrano i docu- 
menti di queir Archivio : Monasterio $. Tboma sito- foris prof e Ci- 
vitate Regio leggesi in carte degli anni 1060. 1066. 1067. ec. 
Anzi il luogo , ove esso era , ed è stato fino a dì nostri , era 
quella parte, che dicevasi la Città Vecchia; perciocché in una 
carta dell' anno 1070. si dona al Monastero di S. Tommaso 
sito foris civitate Regio un terreno in civitate vetere prope di 80 Mo- 
nasterio », ed era anche vicino* al Castello: Monasterio S. Tbomt 

Apo- 



(1) Amiqu, Irai. T. V. col. 541. 543* (2 Ib col. 545. 
(3) A&a SS. Ord. S. Bened. Voi. II. App. p. 740. 



CAPO III. 107 

Apostoli fvopz Castro ipsim CivìtAtis , ditesi in una carta dell' an- 
no in.. Ma delle cose Reggiane basti il detto fin qui, e ri- 
mettiamoci ornai sul sentiero , venendo a ragionare del celebre 
Marchese Bonifacio . 

Egli succedette a suo padre Tedaldo nel governo degli Sta- Anno roit. 
ti; anzi Donizzone racconta (1), che il padre volle, che, men- 
tre egli ancora vivea , i sudditi tutti e i principali tra essi e i 
Conti medesimi ( perciocché a Marchesi eran soggetti i Conti di 
qualche particolar distretto ) giurassero fedeltà al suo figlio Bo- 
nifacio . Pare , che questo atto seguisse poco innanzi alla mor- 
te del Marchese Tedaldo . Veggiamo nondimeno , che fin dall' 
anno 1005., vivente ancora il padre, Bonifacio prende il titolo 
di Marchese (2,) ; e non sarebbe perciò inverisimile , che o il 
padre fin d' allora gli cedesse almeno in parte il governo , o 
che a lui fosse conferito, mentre ancora viveva Tedaldo, il go- 
verno di Mantova , della qual Città , come osserva il Dotu 
Visi (3) , pare che circa questo tempo ei cominciasse ad esser 
Signore. E forse ancora fu questo premio del dichiararsi che fe- 
cero Tedaldo e Bonifacio in favore di Arrigo, allor quando egli 
Tanno 1004. scese in Italia. Il Muratori dubitò, se il Marche- 
se Bonifacio fosse ancor Signore di Modena e di Reggio , come 
era stato il Marchese Tedaldo; e io ancora avvertii di non aver- 
ne trovato alcun documento; anzi il vedere, che l'anno 1038. 
per diploma dell' Imperador Corrado ( se pur esso dee ammet- 
tersi per sincero ) il Contado di Modena era stato conferito a 
Ingone Vescovo di questa Città, mi avea persuaso, che vera- 
mente il March. Bonifacio , qualunque ragion ne fosse , non 
avesse il governo di Modena (4) . Ma ho poscia indicato un 
Placito da lui tenuto Tanno 105 1. nel luogo di Spillambcrto 
nel Modenese (5), segno indubitabile della giurisdizione, che in 
queste Provincie esercitava. E innoltre , come abbiamo veduto, 
che mentre Azzo Adalberto avolo di Bonifacio era Conte di 
Reggio , il Vescovo Ermenaldo avea per Imperiai concessione 
tutte le Regalie di quella Città e di quel Contado , così potè 
ancora avvenire, che il governo, come or diremmo, politico e 

O 2 mi- 



fi) I- e. p. 351. 

Ci IV.cchin. \ e. p 20, 

(?) Stor. di Maw. T. I, p, 3 5% 



(4) Stòr, Ncnant T. L p. 28. 

(5) Ivi T> tU p. 143. 



i63 MEMORIE STOR. MODENESI. 

militare di Modena fosse presso al Marchese Bonifacio, e il do- 
minio utile fosse proprio del Vescovo . In Brescia non trovo , 
che il March. Bonifacio esercitasse giurisdizione , come fatto 
avea il Marchese Tedaldo . Ma ben T esercitava in Ferrara , co- 
me ci mostra fralle altre cose un Placito da lui ivi tenuto V an- 
no 1015. e pubblicato dal Muratori (1) . Ei fu poscia ancora 
Duca di Toscana , del qual Ducato crede il Muratori , eh' egli 
acquistasse la Signoria l'anno 1027. (2). Ma io non debbo ar- 
restarmi se non sulle cose , che a queste nostre Provincie ap- 
partengono ; e al più si può accennare riguardo alle altre ciò , 
che rende più chiara la storia, che abbiam traile mani. 

Donizzone ci narra, che il March. Bonifacio diede comin- 
ciamento al governo con un atto di generosità , che dovette 
concigliargli 1* amor de' popoli . Nella camera , in cui era mor- 
to in Canossa il Marchese Tedaldo suo padre , trovò egli dodi- 
ci sacchi pieni di diverse monete; ed egli tosto fecegli distribui- 
re in dono. Questi lieti cominciamenti furon seguiti da più an- 
ni di tranquillità e di pace , in cui non troviamo , che le Pro- 
vincie dal Marchese Bonifacio possedute fosser soggette a disa- 
stri e agli incomodi della guerra . Solo la domestica pace frai 
due fratelli Bonifacio e Corrado fu per breve tempo turbata, 
come abbiam dal medesimo Donizzone. Racconta egli (3), che 
una gran parte de' Conti di Lombardia veggendo , che la con- 
cordia de' due fratelli rendevali troppo potenti , cercaron di spar- 
ger tra essi la disunione ; che offriron perciò a Corrado una 
sposa di una delle loro famiglie ; e che egli sedotto dalle loro 
lusinghe segretamente , e senza farne motto al fratello , recossi 
a loro per conchiuder 1' affare ; ma che mal soddisfatto di essi , 
e avvedutosi probabilmente de' rei loro disegni , tornò a riunirsi, 
e sempre più strettamente si congiunse al fratello. Chi fossero 
questi Conti di Lombardia, e quale la sposa da essi promessa a 
Corrado, e quando ciò accadesse, Donizzone noi dice, ed essen- 
do egli il solo , da cui questo fatto ci è stato tramandato , in- 
vano ci studieremmo di ricercarne più distinte notizie . Pare , 
che esso precedesse le prime nozze del Marchese Bonifacio , il 
quale prese in isposa Richilda figlia di Giselberto Conte del Sa- 
cro 



Ci) Script Rrr. T tal. T. T. P. P. p. 11. (3) L. e. p 351. 
(2) Ann. d* Ital. ari. 1027. io?2, f 






CAPO III. 109 

ero Palazzo in Italia. Il Muratori ha confutata l'opinion dei 
Sigonio , che all'anno 1011. avea fissate queste nozze, ed ha 
mostrato, che l'anno 1016. Richilda era già moglie di Bonifa- 
cio.. Anzi da un'altra carta dell'anno 1010. da me pubblica- 
ta (l) raccogliesi , che essa avea prima avuto un altro marito, 
benché V esser essa in gran parte corrosa e guasta non m' abbia 
permesso di rilevarne il nome. Con essa visse il Marchese sino 
all'anno 1036., ed essendogli poi essa morta, senza lasciargli 
figli, in Nogara Terra del Veronese, egli prese in seconda mo- 
glie Beatrice , di cui diremo più sotto . 

I primi anni del governo del Marchese Bonifacio , come si Ann. io^o. 
è detto, furon lieti e tranquilli. Ma il crescer, eh' ei faceva 
sempre più in autorità e in potere , destò invidia negli altri 
Conti e Signori potenti di Lombardia , de' quali però non dice 
Donizzone , ne altronde saper possiamo , quai fossero . Solo egli 
ci narra che unitisi essi insieme , e raccolto gran numero di trup- 
pe armate , vennero fin presso la Villa di Coviolo poco lungi da 
Reggio , che i due fratelli Bonifacio e Corrado fecersi loro in- 
contro , e si azzuffarono co* nimici ; e che Bonifacio , dopo aver- 
ne fatta non picciola strage, ritiravasi contento della vittoria, 
ma che animato da Corrado tornò insieme con lui ad insegui- 
re i nimici , e diede loro una totale sanguinosa sconfitta ; che 
terminata poi la battaglia Corrado si avvide d'esser ferito; e che 
ritiratosi in Reggio , fu ivi opportunamente curato; ma che tras- 
curando egli poscia la sobrietà nel vitto , che gli era stata pre- 
scritta , alcuni anni appresso, circa l'anno 1030. fini di vive- 
re , e che il corpo ne fu trasportato a Canossa , e unito a 
quello de' suoi Maggiori . Tutto ciò narrasi a lungo da Doniz- 
zone ; ma se nel racconto egli è ugualmente esatto, che ove 
dice, che la spada di Corrado era lunga quasi cento cubiti, ri 
converrà credere, che quel fatto non fosse che una piccola zuffa 
da lui poeticamente esaggerata e ingrandita , 

Non furon però le due accennate battaglie la sola occasio- 
ne, nella quale il Marchese Bonifacio desse pruova del suo guer- 
riero coraggio. Abbiam veduto, che, mentre ancor viveva il 
Marchese Tedaldo , questi insieme col figlio diehiarossi in favo- 
re 



(ij Stor. Ncnant. T. II. p. 140, 



no MEMORIE STOR. MODENESI. 

re del Re Arrigo nella contesa , che era tra lui e il Marchesa 
Arduino pel Regno d'Italia. A lui si mantenne sempre fedele 
il Marchese Bonifacio, e poiché Arrigo fu morto Tanno 10.14.. 
e fu eletto a succedergli Corrado detto il Salico , coronato poi 
Irnperadore Fanno 10x7., il Marchese Bonifacio a lui pure ser- 
vì fedelmente . E due occasioni singolarmente se gli offrirono , 
in cui dargli pruova della sua fedeltà non meno che del suo 
coraggio . La prima fu nella guerra , che ebbe a sostenere Cor- 
rado contro di Oddone Duca della Champagne a cagione della 
Borgogna, a cui pretendevano di aver diritto amendue . Doniz- 
zone , il qual però con anacronismo differisce questa guerra a 
tempi di Arrigo III. , parla a lungo (1) dell' espugnar che fece 
il Marchese Bonifacio un Castello detto Muralto , che finallora 
resistito avea agli sforzi delle truppe nimiche . Ma nel darci un 
saggio del valore del suo Eroe , egli ci dà insieme un saggio 
della sua crudeltà . Perciocché narra , che avendo egli fatti mol- 
ti prigioni , ordinò , che a tutti fosser troncate le nari e le orec- 
* chie , e che fattine caricare e coprire tre scudi con essi barba- 
ramente trionfando tornò al campo. Questo fatto sembra che 
accadesse 1* anno io 34. (2.) . L' altra occasione fu T assedio di 
Parma; la quale essendosi sollevata Tanno 1037. contro lo stes- 
so Corradcj , ei rivolse contro di essa le armi e le truppe del 
Marchese Bonifacio, e con tal mezzo costrinse i Parmigiani a 
soggettategli nuovamente . E allora fu , dice il medesimo Do- 
nizzone (3), che vicendevole alleanza si strinse fra T Irnpera- 
dore e il Marchese ; il qual atto dovette consistere nel giura- 
mento di fedeltà da Bonifacio rinnovato a Corrado, e nelle pro- 
messe da Corrado giurategli di mantenergli gli onori e le di- 
gnità , delle quali godeva . Di fatto dice Donizzone , che T Irn- 
peradore giurò al Marchese , 

Quod Marchia servi et ipsi ; 
il che non deesi intendere in questo senso, che allor Corrado 
il dichiarasse Marchese , della qual dignità già da tanto tempo 
addietro era ei rivestito , ma che in essa il confermasse nuova' 
mente. Ed e anche probabile, che in questa occasione alle al- 
tre Città da Bonifacio governate egli aggiugnesse ancor quella 

di 



■■«*« 



(r) L. e. p 354. ec, V1T1 Stor. di Mant. T. II. p. 44. 

(2) Murat. Ann. ti* Ita!, an. 1034. (3) L. e. 



CAPO MI. in 

di Parma , in cui sembra che esercitasse giurisdizione la Con- 
tessa Matilde di lui figliuola . 

Frattanto il Marchese Bonifacio vedovo della prima sua ^n. J0 ^o t 
moglie Richilda , che lasciato avealo senza prole , pensò alle 
seconde nozze , e recatosi in Allemagna alla Corte di Federigo 
Duca della Lorena supcriore ottenne di averne in moglie la fi- 
glia detta Beatrice , il che è probabile che avvenisse nello stesso 
anno iogó. , in cui gli era morta Richilda, o nel seguente. 
Grandi cose raccontansi da Donizzone della magnificenza da Bo- 
nifacio usata in queir occasione (i) . Nel recarsi eh* ei fece ali* 
Corte di Federigo volle, che molti cavalli l'accompagnassero, 
e questi invece di ferri aveano a piedi lastre d'argento, e d'ar- 
gento pure erano i chiodi, e non ribattuti; sicché movendosi i 
cavalli facilmente qua e là si spargesse V argento , e si potesse 
raccogliere da passaggieri . E convien dire , se Donizzone non ha 
esaggerato , che immensa copia d' argento recasse ei seco , poi- 
che assai spesso in viaggio sì lungo sarà convenuto rinnovare 
le ricche armature de' loro piedi a' cavalli . Quando poi colla 
sposa fece ritorno in Italia , arrestossi in una villa del Manto- 
vano detta Marengo , ed ivi per tre mesi tenne banchetto aper- 
to e solenne. I preziosi aromi vedevansi ivi profusi come acqua; 
da* pozzi cavavasi vino , e a cavarlo usavansi secchi e catene 
d' argento . D' argenta e d' oro era parimente tutto il vasellame, e 
questo recavasi alla mensa su' cavalli nobilmente bardati . I tim- 
pani , le cetre e ogni altro musicale stromento rendevan più 
lieto il conviro , e anche dalle più lontane parti d* Italia accor- 
revasi a veder feste sì splendide e inusitate . Un' altra occasione 
presentossi a Bonifacio di far pompa delle sue insigni ricchezze. 
L'anno 1046. sceso il nuovo Re Arrigo in Italia, ove fu poi Annoio^, 
coronato Imperadore , e giunto a Piacenza , spedì al Marchese 
Bonifacio chi gli significasse la brama , eh' egli avea di gustar 
dell'aceto, che avea udito farsi perfettissima in Canossa. Ap- 
pena ebbe il Marchese udito il desiderio di Arrigo, che fatto 
fabbricare un botticella d' argento , e due buoi e un carro pari- 
menti d'argento, e posto tutto su un carro, il fé condurre in- 
nanzi all' Imperadore,. il qual ne rimase altamente ammirato e 

sor- 



ti) L. e. p-, 353. 



ii2 MEMORIE STOR. MODENESI - 

sorpreso . Farmi però a questo luogo assai giusta la riflessione 
del Dott. Visi (i), il quale pensa, che e in questo fatto e nel 
precedente , ove si nomina oro ed argento , debbasi .forse inten- 
dere di metallo dorato o inargentato . E certo non par possibi- 
le, che a que' tempi potesse aversi sì gran copia d 1 oro e d' argen- 
to , che bastar potesse alla gran profusione , la qual dicesi fatta- 
ne da Bonifacio . 
Anno 1047. ^ n ' a ' tra P ruova delle ricchezze di Bonifacio ebbe 1' Impe- 

radore in Mantova 1' anno seguente 1047. quando già coronato 
fece ritorno da Roma . Era in Mantova Visconte ossia Vicario 
del Marchese Bonifacio un ricco Signore detto per nome Al- 
berto, che io congetturo, come altrove vedrassi, che fosse uno 
de' progenitori delle nobilissime famiglie de' Pii e de' Pichi . Egli 
dunque, allorché furono giunti in Mantova Arrigo e la Impera- 
drice Agnese sua moglie , mandogli in dono cento cavalli e du- 
cento astori , se pur così deesi intendere il barbaro e oscuro sti- 
le di Donizzone , che forse potrebbe anche spiegarsi di ducente 
cavalli e cento astori . Sorpresa Y Imperadrice alla veduta di sì 
splendido dono , e chi è mai , disse , che possa giugnere a tan- 
to? A cui Arrigo rispose, che il Marchese Bonifacio solo po- 
teva aver servi e ministri sì grandi. Fattosi allora venire innan- 
zi Alberto, gli chiese, che cosa bramasse da lui, e a qual fine 
mirasse quel suo sì generoso dono ; e dovette certo maravi- 
gliarsi , quando si udì rispondere , che nuli' altro egli chiedeva , 
se non che f Imperadore accordasse il Real favore al Marchese 
suo padrone. Volle Arrigo, che Alberto sedesse seco alla men- 
sa , ed egli non potè sottrarsene . Ma pien di timore , perchè 
ben conosceva , che il Marchese Bonifacio si sarebbe sdegnato , 
che un suo servidore sedesse alla mensa di sì' gran Principe , 
appena potè gustare alcun cibo ; e poiché , levate le mense , 
Arrigo ebbegli fatto dono di molte ricche pelliccie , Alberto cor- 
se tosto al Marchese , e messogli a* piedi il dono dall' Impera- 
dor ricevuto , e aggiuntavi una pelle di cervo piena di monete , 
gli chiese perdono del fallo quasi a forza commesso di sedere 
all' Imperiai mensa , e V ottenne . 

Agli occhi d' un Principe timido e sospettoso la munificen- 
za e la liberalità di un privato per poco non prende F aspetto 

di 



ri) Sror. di Mant. T. IL p. 58. 



CAPO III. IX j 

Ji ribellione. Parve ad Arrigo, che troppo ricco e troppo po- 
tente fosse il Marchese Bonifacio, e Jetcrminossi di opprimerlo. 
Mandò a chiamarlo, e ordinò a' suoi Cortigiani, che non più 
di cinque persone lasciassero entrar con lui . Bonifacio o avvi- 
satone o insospettito recossi ad Arrigo accompagnato da nume- 
rosa schiera d'armati. Al vederlo con tal seguito, gli furon 
chiuse le porte in faccia; ma egli, fattele romper con forza, 
presentossi ad Arrigo dicendo , che non in altro modo ne con 
minore accompagnamento avea egli mai costumato di presentarsi 
agli Imperadori . Dissimulò Arrigo lo sdegno, di cui sentivasi 
acceso ; ma pochi giorni appresso mandò dicendogli , che venis- 
se una notte privatamente a Corte , ove avrebbegli comunicati 
gravi e segreti affari . Non facea d' uopo di grande accorgimen- 
to per sospettare di nuova frode . Vi si recò Bonifacio , ma col 
seguito di molti suoi famigliari , che sulle aste portavano dop- 
pieri accesi , e con questo accompagnamento andossene a Cor- 
te . Conobbe allora T Imperadore , che Bonifacio non era uomo 
a lasciarsi sorprendere sì facilmente , e tornossene in Allema- 
gna (i) . 

Le cose fin qui narrate ci mostrano , che il Marchese Bo- 
nifacio era giunto a tal segno di autorità e di ricchezze , che 
poteva rendersi rispettabile anche a* potenti Sovrani . Oltre il 
governo di una non picciola parte d' Italia , avea egli un gran 
numero di Castelli , di Terre , e di beni suoi propri , e venuti 
in sua mano o in quella de' suoi maggiori , altri per dono de' 
lor possessori , altri per compera, altri pel diritto del primo oc- 
cupante , che in que secoli era il più frequente ad usarsi . Ma 
non pago di ciò egli stese , quanto più gli venne fatto , le ma- 
ni su i beni Ecclesiastici , secondo il costume ài quell'età , in 
cui le Chiese e i Monasteri investivan sovente a titolo di enfi- 
teusi de' loro beni i Principi e i potenti Signori , affine di aver- 
ne la protezione . Quando ragioneremo tra poco del patrimonio 
della Contessa Matilde, ch'essa avea ricevuto dal padre, vedre- 
mo , quanto esso fosse ampio e disteso , e vedremo ancora nel 
Codice Diplomatico , quanto fosse grande il numero de' Castelli 
e delle Chiese , che egli ricevute avea in enfiteusi da Vescovi 
di Reggio, e ravviseremo anche l'arte da lui usata talvolta di 

Tom. L P chic- 



il) Don'iu L» e. p. 3 5 6. 



ii4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

chiedere a Vescovi in enfiteusi que' Castelli e que'beni, che de- 
siderava di acquistare , di offrir loro in vece a titol di dono al- 
tri suoi beni , ma a patto di riprenderli poi a titolo di enfiteusi 
da Vescovi stessi , e di stendere sempre più in tal modo i suoi 
vasti possedimenti . Altra sorgente di ricchezze pel Marchese 
Bonifacio a que' tempi pur troppo usata era la Simonia , ven- 
dendosi le Chiese a coloro , che maggior prezzo offrivano per 
entrarne al possesso . Il Monaco Donizzone , dopo aver farti 
grandi elogi della pietà di Bonifacio , confessa , che in questo 
egli ancora peccò , e che ravveduto poi del suo fallo , e reca- 
tosi al Monastero della Pomposa nel Ferrarese , si prostese a* 
piedi dell' Ab. Guido ,. gliene chiese perdono , e. snudate le spal- 
le lasciossi da lui flagellare , promise di non ricader mai più in 
sì grave delitto , e fece voto ancora di andare in Terra Santa , 
il qua! voto però prevenuto dalla morte non potè eseguire (i). 
An 1052. Ma frattanto l'insaziabile avidità di ricchezze, e gli ag- 

gravi , co' quali è probabile , che opprimesse a tal fine i suoi 
sudditi y aveanlo ad essi renduto odioso . Di fatto veggiamo , 
come osserva il Muratori (2) , che da qualche Scrittor di que' 
tempi egli è indicato col nome di Tiranno , e che pochi anni 
appresso furon soppresse come perverse ed ingiuste alcune gra- 
vezze , eh* egli avea imposte a* Lucchesi . E forse questa fu la 
cagione della violenta sua morte . Donizzone non volle dirci, di 
qual morte il suo Eroe morisse , e solo ce ne indica il tempo 
dicendo : 

Ipse die sexta Maii post quippe Kalendai 

Deseruit t erravi &c B 

Tunc quinquaginta duo tempora mille Dei stant (3) > 
cioè il giorno 27. di Aprile dell'anno 1052. Ma altri Scrittori 
contemporanei o vicini a que* tempi più sinceramente ci narra- 
no ,. che Bonifacio fu ucciso a tradimento. Lo Storico Milanese 
Arnolfo racconta, che, mentre egli passava per un bosco, fu 
con una saetta avvelenata ucciso (4) . Ermanno Contratto nella 
sua Cronaca il dice ucciso con saette da' due soldati, che gli 
tesero insidie . E in un' altra vita della Contessa Matilde citata 
dal Muratori nella Prefazione ai Poema di Donizzone racconta- 
si , 



fi) I e. p. 357. (3) L e p. 357. 

(2) Ann. <f Ital. an. 1052. (4) Script. Rer. Itali T, IV. p. 22, 



CAPO ITT. 115 

si, che un certo Scarpetta de' Canevari offeso in qualche modo 
dal Marchese Bonifacio , atteselo al varco in luogo di là dall* 
Olio detto S. Martino dell 1 Argine nel Cremonese , per cui do- 
vea passar Bonifacio , e che ivi con alcune saette avvelenate 
T uccise . Checche sia delle circostanze da questo ultimo Scritto- 
re narrate , par ceito , che il Marchese Bonifacio morisse di 
morte violenta. E il Muratori, che avea già dubitato (1) , che 
questa tragica morte dovesse credersi di un Marchese Bonifacio 
di Monferrato , e non del padre della Contessa Matilde , cambiò 
poi opinione (2,). Il corpo ne fu sepolto in Mantova; e ciò die- 
de occasione al Monaco Donizzone di fingere un leggiadro dia- 
logo in versi tra Mantova e Canossa , in cui van disputando 3 
a qual di esse si debba la preferenza (3) . 

Tre figli in tenera età lasciò il Marchese Bonifacio mo- 
rendo , Federigo e Beatrice, i quali eran già morti nel seguen- 
te anno 1053. , come ha provato il Dott. Visi (3), e la cele- 
bre Contessa Matilde , di cui dovremo ragionar lungamente . 
La Vedova Beatrice rimaritossi Fanno seguente con Gottifredo 
Duca di Lorena, e credesi da molti, che in quella occasione sì 
stabilisse anche il matrimonio della fanciulla Matilde sua figlia 
con Gottifredo soprannomato il gobbo figlio del Duca. Irritato 
da queste nozze Tlmperadore Arrigo, a cui parver contrarie e 
pregiudicievoli a' suoi diritti, scese armato in Italia l'anno 1055. 
e fatta arrestar Beatrice , e posto al bando dell' Impero il Duca 
Gottifredo, costrinselo a ritirarsi nella sua Lorena. Ma morto 
Tanno seguente 1056. Tlmperadore Arrigo, e succedutogli Ar- 
rigo IV. di lui figlio, Gottifredo riconciliossi con lui, e insie- 
me con Beatrice fu rimesso al governo degli Stati posseduti già 
da Bonifacio . Per più anni goderono queste Provincie di una 
costante tranquillità non mai turbata né da esterne guerre ne 
da domestiche turbolenze ; e di questa pace si valse la Duches- 
sa Beatrice, per impiegare le sue ricchezze in opere di pietà „ 
Perciocché ad essa si dovette la fondazione della celebre Badia 
di Frassinoro dell'Ordine di S. Benedetto, a cui ella l'anno 
107 1. fece una magnifica donazione non solo di molti beni, 

P 2 che 



(1) Anrich F.ft. T. f. p. zói. (^ L e p ?1S. 

r i) Ann. <T ltal, an. 1052. (4; Notiz. di Maat. T. IL p, 73. 



irtf MEMORIE STÒR. MODENESI. 

tna ancor ài molte Corti e di molti Castelli ; e fu essa pure , 
che a' Canonici già stabiliti in Canossa sostituì i Monaci , de* 
quali due Monasteri parleremo a luogo più opportuno. 

Circa il tempo medesimo , in cui la Contessa Beatrice fon- 
dò il Monastero di Canossa , ebbe principio in Modena il più 
antico , che qui fosse fondato a uso di sacre Vergini , cioè quel- 
lo di S. Eufemia. Una carta finora non osservata da alcuno, 
che conservasi originale nell' Archivio Capitolare , ci dà V epoca 
della fondazione di questo celebre Monastero. Contiene essa un' 
enfiteusi di diversi terreni della sua Chiesa fatta 1' anno 1072. 
dal Vescovo Eriberto a un certo Fulcone da Rubbiano, in cui 
egli ordina, che il pattuito canone annuo di sei denari Pavesi 
si paghi dal livellarlo al Monastero di S. Eufemia dal Vescovo 
stesso fondato: Dati & consigliati denarii ipsi .... domne Abba- 
iasse puellaris Monasterii sanSle virginis eufemie adiacentis Ecclesie at- 
que civitati eiusdem patroni nostri' geminiani , quod prediSìus beriber* 
tus dei grafia mutinensis Ecclesie venerabilis Episcopus atqus oportumts 
patronus paupercule urbi deditus ad dei scrvicia more solito respiciens 
ex sua largì tate constituit . Qui dunque veggiam chiaramente es- 
presso , che il Vescovo Eriberto prima dell'anno 1072. avea 
fondato il Monastero di S. Eufemia. Io so, che l' opinione de- 
gli scrittor Modenesi e la tradizione di quel Monastero è 
contraria a questa mia asserzione. Vuoisi, ch'esso fosse fonda- 
to fin dall'anno 68 y. da una Donna vedova con sette sue fi- 
glie; e che il luogo ad esse perciò conceduto fosse, ove era 
prima il Palazzo della Comunità , e che ventotto anni appresso 
cioè l'anno 715. essendo aliar Modena senza Vescovo, il Ve- 
scovo di Mantova le ponesse sotto la regola di S. Benedetto. 
Ma una carta originale e autentica, qua! è quella da me pro- 
dotta , dee antiporsi- a tutte le tradizioni e a tutte le Storie, 
quando esse non san fondate su altri autorevoli documenti. Or 
egli è certo, che niuno ve n'ha in questo Monastero, che 
comprovi l'accennata tradizione. Ed essa ancor rendasi inverisi- 
mil del nitro dalla circostanza del Palazzo della Comunità , che 
vuoisi che allor fosse in Modena , mentre non v' ha idea a 
que tempi di tali Palazzi e di tali Comunità , e dall' altra del 
Vescovo di Mantova, che dà la regola alle Monache, perchè 
Modena non avea allor Vescovo . Perciocché benché la serie de 9 
Vescovi di Modena prima della metà dell'ottavo secolo sia oscu- 
ra 



CAPO III. 117 

ri ed incerta, è certo però, ch'essa fino dal quarto secolo al- 
meno avea i suoi Vescovi ; e una breve vacanza della Sede tra 
un Vescovo e l'altro non Jovea esser bastevol motivo, per con- 
fidar la giurisdizione a un Vescovo straniero. E' dunque indu- 
bitabile la fondazione del Monastero di S. Eufemia verso il 1072., 
ma è anche indubitabile , che nel luogo medesimo fin da' primi 
anni dello stesso secolo XI. esisteva un ospizio col titolo di S. 
Eufemia. Ne abbiam la pruova in una carta dell'Archivio Ca- 
pitolare de' 2. di Febbrajo dell'anno 1029. in cui il Vescovo 
Ingone dando in enfiteusi alcuni beni della sua Chiesa, ordina, 
che l'annuo Canone ne sia pagato ad ospìcio SanBe Eufemie de 
suprascripto loco motina . E forse si può in qualche modo conci- 
liare la fondazione del Monastero fatta dal Vescovo Eriberto 
colla tradizione della sua più antica origine , dicendo , che csi" 
stesse ivi molto tempo , e forse qualche secolo , prima un ospi- 
zio, in cui alcune pie donne vivessero ivi raccolte nella pratica 
degli esercizi di religione, senza esser legate a voti; e che po- 
scia il Vescovo Eriberto desse loro l'abito regolare , e cambiasse 
l'ospizio in regolar Monastero. 

Gottifredo marito di Beatrice morì l'anno 1070., e sem- 
bra, che allora Matilde fosse già sposata all'altro Gottifredo di Anno 1070, 
lui tìglio nominato poc' anzi (1) , seppur non deesi anticipare 
all'anno 1069. la morte del padre e il matrimonio del figlio, 
come ad altra occasione dovrò osservare (2) . L'anno 1076. Ma- 
tilde perdette prima il marito ucciso a tradimento nel Febbrajo 
in Sassonia , poscia fa madre morta in Aprile nella Città di 
Pisa . Non è di quest 1 opera il parlare della disunione , che era 
nata tra Gottifredo e Matilde , né il ricercare , se essa serbasse 
nel matrimonio intatta la Verginità , come alcuni hanno asseri- 
to. Io non iscrivo la vita di questa celebre Principessa, che da 
tanti autori è stata già illustrata, e perciò ancora io non tesse- 
rò la storia di tutte le guerre , che ella sostenne , e delle di- 
verse vicende , che in diversi tempi l' accompagnarono . Io non 
debbo uscire dalle Provincie, che son l'oggetto di questa mia: 
opera ; e perciò pago di accennar brevemente le cose , che ad 

esse 



Ci) ivi p. 106. 

(i) Dkion. Topog. Art. S. Vmceattt Mons . 



n8 MEMORIE STOR. MODENESI. 

esse non appartengono, mi arresterò soltanto su quelle, delle 
quali queste Provincie furono il teatro . 

Già da più anni cominciavano a germogliare le troppo ce- 
lebri controversie tra '1 Sacerdozio e l'Impero. La Simonia pub- 
blicamente introdotta ed autorizzata, per cui, dice il Murato- 
ri (i), il Re Arrigo IV. vendeva pubblicamente {Vescovadi e le 
Badìe a chi più offeriva , e a più d'uno lo stesso Beneficio , e a gen- 
te anche per altro indegna del sacro Ministero , avea determinato il 
Romano Pontefice a toglier la novità introdotta da molti anni , 
cioè le investiture de' Vescovadi e delle Badie , che i Re da- 
vano agli Ecclesiastici , con porger loro il pastorale e V anello ; 
e questa legge era stata intimata l'anno 1075. da Gregorio VII. 
in un Concilio tenuto in Roma (2) , in cui ancora si rinnova- 
ron le leggi più altre volte stabilite contro i Cherici concubina- 
ri! , che era X altro abuso già da molto tempo nella Chiesa in- 
trodotto , contro del quale sempre , ma finallora inutilmente , 
declamato aveano i Papi . Il Re Arrigo risentissi altamente air 
avviso della prima legge; e poiché terminata ebbe la guerra co' 
Anno 1076. Sassoni a lui ribellati, l'anno 1076. raccolta una Dieta in Vor- 
rnazia, e invitati ad essa i Vescovi a lui favorevoli, adoperossi 
per modo , che Gregorio VIL vi fu dichiarato Pontefice illegit- 
timo, e scomunicato. Gregorio nell' anno stesso radunato un al- 
tro Concilio in Roma dichiarò Arrigo decaduto dalla Reai di- 
gnità, e prosciolse i sudditi dal giuramento di fedeltà, che pre- 
stato gli aveano. In tal modo scoppiò questa funesta discordia,, 
che poscia per tanti anni travagliò ed afflisse la Chiesa. I prin- 
cipii però ne furon poco felici ad Arrigo. Molti Principi d'Al- 
lemagna, da' quali egli era già sommamente odiato , abbrac- 
ciando la favorevole occasione, che lor ne porgeva la sentenza 
del Papa , radunati in Dieta con moltissimi Vescovi e co' Le- 
gati Pontificii già pensavano di eleggere un nuovo Re. Atterri- 
to Arrigo alla nuova di sì inaspettata rivoluzione non ebbe al- 
tro mezzo a sostenersi , che il ricorrere a' Principi e a' Vesco* 
vi stessi, promettendo di secondare i lor desiderii , e di dare al 
Pontefice la dovuta soddisfazione . La sommissione di Arrigo 
piegò l'animo dell'assemblea, e determinossi di tenere nel Feb- 

bra- 



(1) \nn <f ftal. an. ioi%, 

(2) Ivi &S. 1075. 



CAPO III. ic 9 

brajo dell* anno seguente una Dieta in Augusta , a cui si pre- 
gherebbe ad intervenire lo stesso Pontefice , e che ivi si esami- 
nerebbe la controversia, e si starebbe al giudizio , che il Papa 
ne profferisse. 

Si mosse dunque Gregorio da Roma verso la fine dell'an- 
no stesso per recarsi in Augusta; e, secondo alcuni scrittori se- 
guiti dal Muratori , la Contessa. Matilde a lui unitasi accompa- 
gnollo fino a Vercelli; ove, udito avendo, che Arrigo, invece 
di aspettare la Dieta d'Augusta, erasi improvvisamente incammi- 
nata verso T Italia, ne ben sapendo , con qual animo egli ve- 
nisse , volse addietro insiem col Pontefice, e si racchiuse nella 
sua Rocca fortissima di Canossa. Ma Donizzone , il qual sem- 
bra , che di questo fatto dovesse meglio che gli altri essere Anno 1077. 
istruito , racconta (1) , che il Re Arrigo medesimo pregò la 
Contessa sua cugina a persuadere al Papa di venire in Lombar- 
dia , ove egli ancora si sarebbe recato per dargli la convenien- 
te soddisfazione. Checché sia di ciò > è certo, che nel Gennajo 
dell'anno 1077., ,n CU1 corse un verno freddissimo, Gregorio 
VII. e il Re Arrigo colla Contessa Matilde trovaronsi in Ca- 
nossa . Con essi ancora vi si trovarono Adelaide Marchesana di 
Susa suocera di Arrigo , il Conte Amedeo di lei figliuolo, il 
Marchese Azzo uno degli Antenati della Casa d' Este e di 
Brunswic , e molti Vescovi e Signori di alto stato ; talché il 
Monaco Donizzone, introducendo a ragionar la Rocca di Ca- 
nossa, le fa dire, che allora parevate di essere un'altra Roma. 
E certo cottvien dire , che Canossa fosse allora un Castello as- 
sai più magnifico e più ampio che non è al presente , se pote- 
rono ivi essere alloggiati il Re y il Papa ,, e tanti altri Principi 
e illustri Signori . 

Canossa fu allora il teatro , in cui si vide la memorabile 
scena , tanto da alcuni lodata , biasimata tanto da altri , di un 
Re prosteso e umiliato a piedi del Papa in atto di chieder per- 
dono de* suoi errori . Alquanto diverse sono presso diversi 
scrittori le circostanze del fatto . Io riporterò tradotte nella 
volgar nostra lingua le parole , con cui il Papa medesimo con 
sua lettera ne diede avviso a' Vescovi e a Principi dell'Allemagna^ 

Se* 



— ■ "* 1 1 r ■ 



(1) L. e. p. 365. 



no MEMORIE STOR, MODENESI. 

Secondo ciò , dice egli (i) , che crasi convenuto co Legati dalle vr 
sire farti speditici , noi arrivammo in Lombardia circa venti giorni 
prima del termine , in cui alcuni Duchi doveano venirci incontro alla 
Chiusa y aspettando la lor venuta , per trar ferirci cola noi pure . Ma 
trascorso già il termine ci fu riferito , che per molte difficoltà , come 
facilmente crediamo , non era loro possibile venirci incontro ; e perciò 
non avendo noi il modo , con cui venircene a voi , eravamo sospesi 
ed incerti di ciò , che ci convenisse di fare . Frattanto sapemmo di 
certo y che il Re veniva in Italia; ed egli prima ancora di entrarvi 
aveaci mandati innanzi alcuni ambasciadori , per supplicarci , e prò- 
metterci y che in ogni cosa avrebbe data soddisfazione a Dio , a S. 
Pietro 5 e a noi, e che nelT emendare in meglio i costumi ci avrebbe 
interamente ubbidito , purché potesse da noi impetrare la grazia deli 
assoluzione e deli Apostolica benedizione . E mentre noi differendo a 
rispondergli , e consultando maturamente , non cessavamo per mezzo 
de suoi medesimi ambasciadori di riprenderlo de suoi eccessi y egli fi- 
nalmente y deposta ogni apparenza di ostilità e di ardire , venne con 
foco seguito a Canossa , ove noi ci siam trattenuti . Ivi per tre gior- 
ni innanzi alla porta deposto ogni reale ornamento , e in atteggia- 
mento dì chieder pietà , perciocché scalzo e vestito di lana y non cessò 
di implorare con molte lagrime f Apostolica clemenza ; finche tutti 
quelli y chi eran presenti , mossi a compassione di sì doloroso spettacoli 3 
cominciarono con preghiere e con lagrime a interceder per lui f mara- 
vigliandosi tutti della non usata durezza del nostro cuore y e dicendosi 
tinche da alcuni , che non era quello rigore di Apostolica severità _, ma 
crudeltà quasi di feroce tirannia .. Finalmente mossi a pietà della sua 
compunzione e delle calde preghiere de\ circostanti , proscioltolo dalla 
scomunica > lo riammettemmo al seno e alla grazia della S. Madre 
Chiesa , dopo aver ricevute da lui le promesse , che vedrete qui sotto, 
e che furono ancor confermate dali Abate di Clugny , dalle dilette no- 
stre figlie Matilde e Contessa Adelaide y e da altri Principi 3 Vescovi ._, 
e Laici y che ci son sembrati a ciò opportuni . Siegue poscia dicen- 
do Gregorio, che fra non molto verrà in Allemagna, per con- 
certar meglio ogni cosa, che giovar possa alla Chiesa , e per 
decider con essi , se egli debba rimettersi sul trono , e man- 
da loro la formola della promessa di Arrigo, il guai promette 

di 



(i) Manfi Conci!. Coli. T. XX. col. £i8. 



CAPO III. in 

di sottomettersi al giudizio , che nelle controversie fin allora 
agitate pronuncicrà il Pontefice. Questa formola è segnata in 
Canossa a 2,8. di Gennaio; e sembra perciò, che la memoria 
ingannasse il Monaco Donizzone, quando scrisse, che questo 
tatto era accaduto serte giorni innanzi al fin di Gennaio. 

Aggiugtie il medesimo Donizzone , che dopo V assoluzione- 
di Arrigo il Pontefice cantò Messa, e ammise il Re alla Co- 
munione, e che poscia si assiscro insieme a mensa. Altri rac- 
contano, che nell'atto, che il Pontefice teneva la sacra ostia 
in mano, giurò di essere innocente de' delitti appostigli, pre- 
gando Dio, che'l punisse di morte subitana ? se in ciò menti- 
va; che esortò poscia il Re a far, se il poteva, il medesimo 
giuramento; ma ch'egli destramente se ne schermi. A me fa 
maraviglia , che di questa circostanza , la quale alla causa di 
Gregorio recava sì gran vantaggio , ne egli nella sua lettera , 
ne il Monaco Donizzone non faccian parola. E panni anche 
strano , che il Pontefice, dopo avere accordata la pace ad Arrigo, 
volesse esporlo a questo cimento, che poteva subito romperla. 

Ma essa fu di troppo breve durata . Arrigo uscito da Ca- 
nossa passò a Reggio , ove trovò Guiberto Arcivescovo di Ra- 
venna, uno in addietro de' suoi più dichiarati fautori contro il 
Pontefice. I rimproveri, che l'Arcivescovo dovette fare ad Ar- 
rigo per 1' umiliazione , a cui erasi assoggettato , e la disappro- 
vazione , con cui seppe , che ne parlavano tutti i suoi partigia- 
ni nella Lombardia , il fece pentire del passo fatto , e deliberò 
di vendicarsi della sua medesima debolezza. Sd giorni appresso 
andossene a Bianello , Castello vicino a Canossa , e soggetto es- 
so pure alla Contessa Matilde, e dissimulando l'interno suo sde- 
gno venne ivi a nuovo abboccamento col Papa e colla Con- 
tessa , e pregolli a venir seco di là dal Po ad un* amichevole 
conferenza^Accettarono essi l'invito; e Arrigo andossene il pri- 
mo per tender loro insidie , ed arrestarli , se gli venisse fatto , 
amendue . Anche il Papa e la Contessa passarono poscia senza 
alcun sospetto il fiume ; ma avvertita Matilde da un suo fedel 
servidore dell'inganno, che macchinava Arrigo, rivolse addietro 
col Pontefice i passi, e ritirossi ne* monti Reggiani, ove avea 
molti forti Castelli (1) . Di fatti le lettere di Gregorio cel mo- 

Torn. L Q stra- 



(0 Doraz. L e. p. 366, 



i2i MEMORIE STOR. MODENESI. 

strano per alcuni mesi comunemente in Terre dalla Contessa 
possedute . Nel principio del mese di Marzo il veggiamo in Car- 
pineta ; a' 19. del medesimo mese in Carpi; a 21. e ne' giorni 
seguenti fino a 6. di Aprile in Bianello ; a 12. di Maggio a 
Figarolo nel Ferrarese; a' 31. dello stesso mese e indi fino a 
28. di Giugno di nuovo in Carpineto , donde poscia passar do- 
vette a Firenze , ove il troviamo a primi d' Agosto (1) , e sap- 
piamo ancora , che nello stesso anno ei celebrò la Pasqua in 
Nonantola (2) . 

Benché la condotta tenuta da Arrigo facesse chiaramente 
conoscere, che la sua sommissione era srata sforzata, e benché 
i Principi d' Allemagna mal soddisfatti di lui eleggessero in que- 
sto anno medesimo un nuovo Re nella persona di Pvodolfo Du- 
ca di Svevia , Gregorio VII. nondimeno tennesi neutrale fino 
An. 1080. a ^' anno 1080. nel quale avendo Rodolfo riportata una solenne 
vittoria contro di Arrigo, Gregorio, a cui Legati non avea Ar- 
rigo voluto mostrarsi docile e ubbidiente , dichiarossi in favor di 
Rodolfo, scomunicò nuovamente Arrigo, e un' altra volta ne 
prosciolse i sudditi dal giuramento di fedeltà . Irritato a tale av- 
viso Arrigo , radunata un* assemblea di Vescovi a lui favorevoli 
in Bressanone , vi fece eleggere Antipapa Guiberro Arcivescovo 
di Ravenna. Molte delle Città di Lombardia il riconobbero; e 
preser 1' armi in difesa di Arrigo e dell' Antipapa . Il rispetto e 
la divozione , che la Contessa Matilde portava alla S. Sede , 
T indussero a prender 1' armi essa pure in difesa del Papa ; riso- 
luzione tanto più coraggiosa,- perché fu essa la sola tra Principi 
d' Italia ( trattone il Regno di Napoli ) che abbracciasse il par- 
tito di Gregorio VII. I principii però della guerra non furono 
a lei troppo felici, perciocché a 15. di Ottobre di quest' anno 
medesimo le truppe della Contessa venute a battaglia con quelle 
di Arrigo presso un luogo del Mantovano detto la Volta vi fu- 
ron rotte e sconfitte . E ciò che al Pontificio partito fu più 
dannoso , nel giorno stesso venuti alle mani in Germania i due 
Re, Rodolfo vi fu mortalmente ferito, e morendo poco appres- 
so lasciò libero il campo ad Arrigo ; che non avendo più ivi 
competitore e nimico scese' con potente esercito in Italia V anno 
seguente 108 1. per opprimer Gregorio e i suoi difensori. Non 

è di 



(1) Manfi 1. e col. 218. 237. (2) V. Stor. Nooant. T. I. p # 107. 



CAPO III. J23 

é di qucst' Opera il tesser la Storia di questa funesta guerra; e 
io debbo ristringermi solo alla parte, che vi ebbero queste Pro- 
vincie. Arrigo occupato intorno a Roma, non potè per più an- 
ni recarsi coli' esercito in Lombardia; e la Concessa Matilde, la 
quale, vivendo in mezzo a popoli in gran parte favorevoli all'An- 
tipapa , non poteva senza pericolo assentarsi, per dar pure qual- 
che ajuto al Pontefice , mandògli ducento libbre cT argento pre- 
se dal ricco tesoro della Chiesa di Canossa (i) . Dovette questo 
essere il primo dono, ripetuto poscia più volte, perciocché in 
un'altra memoria autentica abbiamo (2) , che tutto ri tesoro del- 
la Chiesa di Canossa mandato per soccorso a Gregorio giunse 
a settecento libbre d' argento , e nove d' oro , pel quale poi eb- 
be essa altri compensi , come altrove vedremo . Il che pur fece 
riguardo al Monastero di Nonantola , il cui teso«ro parimenti fu 
ella costretta a impiegare in questa guerra . Al Monastero anco- 
ra di S. Benedetto di Polirone a lei sopra ogni altro caro dovette 
essa volgere il pensiero , perciocché T Abate Guglielmo propter 
persecutioncm Enrìci Tiranni , come essa dice (3) , avea dovuto 
fuggirsene, ed erasi ricoverato in sicuro ne* Castelli , che la Con- 
tessa avea in queste montagne . E perciò per dare al Monaste- 
ro qualche compenso, coli* indicato decreto delP anno 1092. gli 
fece dono di un Palazzo e di una Chiesa dedicata a S. Prospe- 
ro , che avea in Castellarano , e di altri beni. 

Ciò che teneva maggiormente sollecita la Contessa Matil- 
de , era V infelice condizion delle Chiese nel suo dominio com- 
prese . Perciocché lo scisma erasi dilatato talmente , che molti 
Vescovi ancora si eran lasciati o intimorire o sedurre . Erano 
allora Vescovi Eriberto di Modena , Gandolfo di Reggio . Eri- 
berto era stato chiamate? a Roma E anno 1075. da Gregorio 
VII. insieme con Guglielmo Vescovo di Pavia , a cagione del 
dubbio insorto intorno alla validità del matrimonio del March. 
Azzo uno de* progenitor degli Estensi con un altra Contessa 
Matilde sorella del detto Vescovo di Pavia; ed erano stati chia- 
mati amendue , dice lo stesso Gregorio , perché essi propinquità- 
tem muìieris sciunt (4) . Era dunque egli allora unito al Pontefi- 
ce , e così pure dovea essere quello di Reggio . Ma allor quan- 
ti 2 do 



(l) Do*;2. ]. e. p 3É?. App. p. 32 

(*) Ib - P ?85 ( 4 ) Manfi Concil. Coli. T, XX. col. 

(3; Bacch. Stor. del Mon, di Polir. 135. 



i2 4 MEMORIE STOR. MODENESI. 

do nel 1077. scoppiò la funesta discordia tra '1 Sacerdozio e 
1! Impero , sembra , che tutti i suffragane! dell' Arcivescovo di 
Ravenna primario sostenitor dello scisma a lui aderissero , per- 
ciocché abbiamo una lettera da Gregorio scritta a z$, di Genna- 
io dell'anno seguente a tutti i Vescovi a lui soggetti, in cui si 
duole, che essi siansi lasciati sedurre dall'Arcivescovo, e gli in- 
vita ad un Sinodo, che tener doveasi in Roma nella prima Do- 
menica della Quaresima (1). Se i Vescovi di Modena e di Reg- 
gio vi si recassero , e se si soggettassero al Romano Pontefice , 
non abbiam documenti , che ce! dimostrino . Gandolfo pare che 
stesse fermo nel suo Scisma , e che deposto dal Papa ricusasse 
per qualche tempo di ubbidire , finché poscia T anno 1079. in 
un altro Concilio tenuto in Roma egli pure mostrò di arrender- 
si , e giurò di ubbidire al Papa , e di cedere dentro otto gior- 
ni , se cosi Gregorio volesse , il suo Vescovato : Ego Gandulphm 
Regiensem Epi scopatimi cantra interdi Bum vestrum a ut cestri Legati 
Gufo diebus non tenebo , ncque aliquo inveniam studio , quo vestrx le- 
gationi resistatur (2) . Ma breve fu il suo pentimento ; e presto 
gittossi di nuovo nel partito dell' Antipapa . Quindi Gregorio VII. 
Aa. ioSì. verso T anno io£z. depostolo dalla sua Sede confidonne T am- 
ministrazione e il governo al celebre S. Anselmo Vescovo di 
Lucca, che da lui era stato dato per Consigliere e Direttore al- 
la Contessa Matilde . Certo nel detto anno egli era Vicario del 
Papa in Lombardia, e governava il Vescovado di Reggia, come 
ci mostra il racconto del tesoro di Canossa allor mandato a 
Roma pubblicato dal Muratori (3) : Anno Domini MLXXX1L Co- 
mìtissa Matiìdis cum Episcopo Anselmo, qui & Vicariai erat Papa 
Gregorii VII. in illis diebus in Longobardi a &C , e poco appresso : 
supra nominatus Vicarius , qui & hunc Episcopatum tunc jussi&ne Pa- 
px regebat &€. Gandolfo ciò non ostante ostinato nel suo errore 
non solo non si piegò , ma volle anche sostenerlo coli* armi , 
e il vedremo tra poco nascondersi vergognosamente e fuggire 
in una battaglia Tanno 1084., c possi** morir poco tempo ap- 
presso . Ma non perciò ebbe fine in Reggio lo Scisma ; percioc- 
ché , benché Tarmo 1092. fosse Vescovo di Reggio un Eriber- 

to . 



(1) Ib. col. 247. (3) Script, Rer. Ita!. T, V. p. 385. 

(2) !b. coi. 526. 



CAPO III 125 

Co, riconosciuto per tale dalla Contessa Matilde (1), par non- 
dimeno, che i! Capitolo tutto fosse favorevole all'Antipapa; co- 
inè ci mostra la Bolla , con cui questi nelf anno medesimo ne 
confermò i privilegi (z). 

Eriberto Vescovo di Modena dichiarossi egli pure in favor 
di Arrigo e dell' Arcivescovo di Ravenna; ma non ne sappiamo 
precisamente il tempo . Le carte dell' Archivio Capitolare cel 
mostran tranquillo in Modena dall'anno 1077. fino all'anno 
1081. dopo il qual tempo fino all'anno 1092. non trovasene 
piìi alcuna memoria. Potrebbe ciò essere indicio , che nel detto 
frattempo ei fosse ancora unito al Pontefice. Ma potrebb* essere 
ancora , eh' egli colla sua autorità e col suo esempio inducesse 
la Città tutta a seguir l'Antipapa, e che perciò ei vi rimanesse 
sicuramente. E certo veggiam , che parte di queste Provincie 
era nel partito di Arrigo, e parte ad esso contraria; perchè 
sappiamo, che Tanno 1083., o secondo altri Tanno 1084. la 
Contessa Matilde fu costretta ad assediare Nonantola (3) , e che 
Tanno 1083. 1' Iixip. Arrigo assediò il Castello di Carpi (4), 
che essendo allodiale della Contessa dove a esser guardato dalle 
sue truppe. Del qual fatto però non abbiamo che un cenno, 
senza che si indichi , qual ne fosse T effetto . E io inclino a 
credere, che poco dopo Tanno 1077. Eriberto si dichiarasse in 
favore di Arrigo , e che deposto dal suo Vescovado continuasse 
nondimeno arditamente a mantenervisi . E mei persuade la ma- 
niera , con cui ne parla Bertoldo da Costanza , ove narra T ul- 
timo eccesso , a cui si condusse Eriberto ; perciocché fu egli uno 
de' due Vescovi , che T anno 1084. solennemente consccrarono 
l'Antipapa; del che parlando il suddetto Bertoldo, benché con 
errore T assegni all'anno 1083., dice, che ir Vescovo di Mode- 
na già da pìii anni era stato deposto e scomunicato . E' probabi- 
le, che, come a Reggio, così a Modena ancora, avesse il Pon- 
tefice dato per amministratore S. Anselmo . A Modena però ei 
diede un nuovo Vescovo , cioè Benedetto , prima ancor della 
morte di S. Anselmo; perciocché nella Vita di esso scritta da 
Autor sincrono si racconta , che alla sua morte accaduta in Man- 
to- 



KM* 



(1) Becchini Stor. del Moa. di Polir. ($) ;7 ". Stor. Nonant. T I. t>. T07. 
App. p. }?. (4) Ssript. Rer, Ita]. T. XV. col. 

(2) Antiqu. Etal. T. IL col. 185. 555. 



V. 



i*6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

tova l'anno 1086. tra gli altri Vescovi assistette ancora Bene- 
detto Vescovo di Modena . Il qual però é probabile , che dalla 
forza del suo avversario fosse costretto a star lontano dalla sua 
Sede, perciocché niuna memoria ne abbiamo più fino all'anno 
1092. nel qual anno abbiamo un' enfiteusi da lui fatta e segna- 
ta nel Castello di Savignano; ed abbiam pure un'altra carta di 
Eriberto , la qual però ha alcuni caratteri- di supposizione. Ma 
poscia veggiam Eriberto certamente in Modena in due carte 
dell'anno 1094. non sappiamo, se ancora scismatico, o riuni- 
tosi al Papa, e solo all'anno 1096. troviam Benedetto eserci- 
tare tranquillamente , forse dopo la morte di Eriberto , il suo 
ministero . 

Le cose dette fin qui ci mostrano chiaramente , che le Cit- 
tà di Modena e di Reggio eran comunemente favorevoli all' An- 
tipapa, e che la Contessa dovette perciò difender Gregorio e i 
suoi successori non sol conerò Arrigo, ma contro i suoi proprii 
sudditi contro di lei sollevati . Lo stesso Donizzone confessa , che 
quasi tutta T Italia e la Liguria , cioè la Lombardia , singolar- 
mente , ribellossi a Matilde : 

Pro qui bus adversum se commovi t fere regnurn 
Italìcum totum , Ligurum sed maxime totum (1) . 
Fu ella di fatto costretta a prender V armi , e talvolta condusse 
essai medesima le sue schiere, e mostrossi valorosa Eroina. E il 
primo incontro , eh* ella ebbe a sostenere coi suoi nimici , fu 
presso Sorbara, Villa del Modenese. Donizzone racconta prima 
A 108* * a mort:e di Gregorio VII. che accadde V anno 1085., poscia la 
" battaglia di Sorbara, e indi la morte di S. Anselmo, che avven- 
ne T anno 1086., e viene in conseguenza a fissar V epoca del- 
la detta battaglia in uno di que' due anni. Bertoldo da Costan- 
za e 1' antico autore della Vita di S. Anselmo la fissano all'an- 
no 1084. e ciò che siamo per dire ci rende più probabile que- 
sta opinione . Trai fautori di Arrigo era un Marchese Oberto , 
che il Muratori non osa decider (z), chi fosse, il quale raccol- 
te numerose truppe, e unitosi ad Eberardo Vescovo di Parma, 
e a Gandolfo Vescovo di Reggio , andavane a Roma per recar 
soccorso ad Arrigo, il qual però frattanto ne era partito. En- 
trato nelle Terre della Contessa incontrò presso Sorbara V eser- 

ci- 



(1) L. e. p. 368. (2) Antich. Eftenf. T. I. p 249. 



CAPO III. iz 7 

cito da lei raccolto, di cui però Donizzone ragiona in modo, 
che noti ben s' intende , se il comandasse ella in persona , o se 
tosse condotto da alcun de* suoi Generali. Erano ivi accampati 
amenduc gli eserciti, quando quello della Contessa, avvedutosi, 
che il nimico viveva tn una indolente tranquillità , assaltollo im- 
provvisamente a' due di Luglio, e ne fece sanguinosa strage. Il 
Marchese Oberto vi rimase o ucciso o ferito per modo, che non 
potè più combattere per Arrigo ( giacché il testo di Donizzone 
qui ancora è oscuro); il Vescovo di Parma vi fu fatto prigione; 
quello di Reggio corse ignudo a nascondersi fralle spine, e vi 
stette appiattato tre giorni. Gli altri Capitani o furon fatti pri- 
gioni , o si salvaron fuggendo . Questa segnalata vittoria atterrò 
allora il partito di Arrigo, che trovavasi in Verona, e tornos- 
sene nelT Agosto del detto anno in Allemagna . A ciò si ag- 
giunse la morte avvenuta, secondo Bertoldo da Costanza, 1' 
anno 1085. de' principali capi degli Scismatici , cioè de' due Ves- 
covi di Reggio e di Parma , de' due Marchesi Adelberto e Rai- 
nero, e di un Conte Bosone, la quale lini per allora di scon- 
certare ed abbattere il partito di Arrigo per tal maniera, chela 
Contessa ricuperò le terre, che le si erano ribellate, e potè, co- 
me narra lo stesso Bertoldo , metter Vescovi Cattolici nelje Cit- 
tà di Modena, di Reggio, e di Pistoja. 

Frutto di questa vittoria fu la pace , di cui queste Provin- 
cie goderono per qualche anno, nel qual frattempo, benché non 
cessasser le guerre tra '1 partito Pontificio e quello dell' Antipa- 
pa Guiberto, i territori però di Modena e di Reggio ne furono 
esenti. Ma il matrimonio fatto F anno 1089. dalla Contessa Ma- ^ n « Iog 9« 
tilde con Guelfo V. figlio di Guelfo IV. d' Este Duca di Bavie- 
ra, e nipote del Marchese Alberto Azzo d' Este, irritò mag- 
giormente Arrigo, il qual vide con tal matrimonio unirsi e col- 
legarsi insieme tre troppo potenti famiglie , quelle cioè de* Du- 
chi di Baviera, dei Marchesi d 1 Este, e della Contessa. Con- 
vien dire , eh' essa circa questo tempo medesimo facesse qualche 
nuovo movimento d' armi in favore del Papa ; perciocché negli 
Annali d' Hildcsheim si fissa all' anno 1091. F aperta dichiara- 
zione di guerra fatta dalla Contessa ad Arrigo; Mahtbilàa de Lon- Ah# I091, 
gobardia Heinrìco Regi rebellat. Arrigo però fin dall' anno prece- 
dente 1090. raccolto un potente esercito era sceso in Italia. I 
primi sforzi dello sdegnato Imperadore furono contro Mantova, 

da 



ni MEMORIE STOR. MODENESI, 
da' cui dovettero uscire la Contessa e il suo nuovo marito, e ri- 
tirarsi a forti loro Castelli nelle Colline di Reggio. Quella Cit- 
tà resistette per lungo tempo ad Arrigo, e solo per tradimento 
de' Cittadini potè egli entrarvi nell' Aprile dell' anno 1091., 
nel qual sembra che ancor Ferrara si ribellasse alla Contessa , le 
cui truppe furono anche sconfitte presso Tricontai nel Veronese 
nel verno dell' anno 1091. Io accenno in breve tai fatti, che 
direttamente non appartengono ai mio argomento , e che si pos- 
son vedere più diffusamente narrati da tutti gli Storici , e sin- 
golarmente negli Annali del Muratori. Lieto Arrigo per sì se- 
gnalati vantaggi lusingossi di stringere per tal maniera la Con- 
tessa Matilde, eh' essa più non potesse resistergli. Nella state 
Ah. 1092. dunque deli' anno 1092. si volse contro le montagne Modenesi, 
de' cui Castelli egli ambiva, dice Donizzone (1), d' impadronir- 
si. La parte, per cui egli entrò in questo territorio, fu quella, 
che confina col Bolognese , a cui anzi ora appartiene . Tre Ca- 
stelli erano ivi sulle Colline , uno detto di Montcmorello , che 
è probabilmente quello, che or dicasi Sassomolare , e che fu oc- 
cupato senza difficoltà , f altro detto di Montealfredo , che do- 
vea essere presso Bazzano ; e questo fu espugnato dopo qualche 
contrasto, in cui la Contessa ebbe il dispiacere di veder fatto 
prigione un Ufficiale di nobil nascita , e da lei molto amato , 
detto Gherardo. Restava quello di Monteveglio , detto or vol- 
garmente Montevio , che era il più forte di tutti , e intorno a 
cui consumò inutilmente Arrigo tutta la state; se pur non dee 
questo assedio differirsi all' anno seguente , come abbiam nella 
Cronaca di Giovanni da Bazzano, ove si dice, che Arrigo do- 
po aver fatta la Pasqua in Nonantoia (che doveva allora essere 
nel suo partito) passò ad assediar Monteveglio (z). Mentre fa- 
cevasi questo assedio , f Antipapa Guiberto recossi al campo dell' 
Imperadore , per concertare il piano di questa guerra, e Monte- 
veglio ebbe 1' onore di veder sotto le sue mura abboccarsi due 
de' più gran personaggi, che allor vivessero. Pareva frattanto, 
che quel Castello non potesse più lungamente difendersi . E per- 
ciò i Cortigiani e i Consiglieri della Contessa cominciarono a 
persuaderla di venir con Arrigo a trattato di pace. Non ricusò 
ella di farlo, e si esplorò, a quali condizioni ei fosse per accor- 
dar- 



ci; L e, p. $72. (2> Script. Rer. hai. T. XV. col. 555. 



capo in, 129 

darla. Ma poiché si riseppe, che nati ad altro patto sarebbesi ei 
ritirato, se non che la Contessa riconoscesse Giliberto per vero 
Papa , ella ricusò sdegnosamente di entrare in trattato . Quelli , 
che bramavan la pace, si volsero ad Arrigo, e pareva, ch'egli 
non fosse lontano dall' accordarla a patti più convenienti . Ma 
la Contessa non volle determinar cosa alcuna , senza prima udi- 
re il consiglio de' Vescovi e de' Monaci . Fatta adunque in Car- 
pineto una radunanza di Ecclesiastici, ella li chiese del lor con- 
siglio intorno a ciò,, che si convenisse di fare. Eriberto Vescovo 
Cattolico di Reggio perorò in favore della pace, e la Contessa 
?ià mostravasi ad essa inclinata* Quando Giovanni Abate del 
Monastero di Canossa prese a parlar con tal forza contro que- 
sto consiglio , che gli parve vile e indegno d' upm Cristiano , e 
con tal eloquenza animò la Contessa e tutti i circostanti a con- 
tinuare la guerra, che trasse tutti nel suo partito, e concorde- 
mente fu stabilito di non far mai pace con Arrigo . 

Parve , che questa ardita risoluzione facesse cambiar aspetto 
alle cose . -Una macchina militare , con qui il Re travagliava il 
Castello di Monteveglio , fu incendiata; ed ei vide innoltre un 
suo figlio,, di cui non dicesi il nome , e che probabilmente era 
illegittimo., cader morto , mentre combatteva contro un Forte 
detto Cucherla presso Monteveglio . Afflitto Arrigo per tali per- 
dite, e veggendo, che non era sperabile 1 espugnazione di quel 
forte Castello, dopo aver mandato a Verona il cadavero del fi- 
glio , a cui fece ivi innalzare un onorevol sepolcro , abbandonò 
le colline , e venne a Reggio Città a lui ubbidiente e divota .. 
Trattenutovisi qualche giorno , ne partì coir esercito fingendo di 
andare a Parma; ma poscia si volse improvvisamente verso Ca- 
villano detto ora S. Paolo poco lontan da Canossa. Sapeva egli., 
che in quest* ultimo Castello era chiusa la Contessa , e lusio» 
gossi di sorprenderla air improvviso, e di arrestarla, e di ven- 
dicarsi così dell' umiliazione , che quindici anni addietro aveva 
ivi sostenuta,. Ma la Contessa avvertitane, lasciate in Canossa 
alcune truppe, con altre andò a chiudersi in Bianeilo . Queste 
avvennersi a passar poco lungi dalle truppe ; di Arrigo ; percioc- 
ché, mentre le prime costeggiavano un monte detto Vimigna, 
le seconde eran su un altro ad esso vicino detto Lintregnano, e 
la vicinanza era tale , che si udiva il calpestio di amendue gli 
eserciti . Una folta nebbia però non permise loro il vedersi , e la 
Tom. L K Con- 



i 3 3 MEMORIESTOR. MODENESI. 

Contessa entro tranquillamente nella Rocca di Bianello . Arrigo 
continuò il suo cammino verso Canossa, e giunto sotto le mura 
cominciò a premerle e ad assaltarle. Ma la nebbia, che conti- 
nuava ad esser foltissima, non permetteva di ben condurre l'im- 
presa ; e frattanto alcune delle truppe della Contessa volgendosi 
addietro assaltarono alle spalle Arrigo , e recarongli non leggier 
danno; ed ei vide fralle altre cose un figlio di quel Marchese 
Oberto nominato poc anzi , che portava 1' imperiale stendardo , 
cader a terra , e lasciar lo stendardo in mano a nemici , che 
trionfalmente il portarono a Canossa . Arrigo troppo mal sod- 
disfatto di questo suo tentativo ritirossi a un luogo detto Baja- 
no , e quindi il giorno seguente passato il Po entrò nel territo- 
rio di Mantova. La Contessa gli tenne dietro, e prevalendosi 
del vantaggio , che le sue vittorie le davano , ricuperò alcuni 
luoghi di quel territorio; ma non le venne fatto di ricuperar la 
Ciak se non molti anni dopo. E Arrigo frattanto sempre più 
sconcertato 1' anno seguente per la ribellione di Corrado suo fi- 
glio , e per la fuga dell' Imperadrice Adelaide , detta anche Pras- 
sede, sua moglie > che da lui trattata, troppo crudelmente fuggi 
da Verona, e ritirossi a Canossa presso la Contessa Matilde (i), 
benché egli non abbandonasse del tutto i' Italia che F anno 
1097. non potè più nondimeno travagliar la Contessa coli' armi, 
e queste Provincie si rimaser per più anni tranquille , e solo 
As. 1095. veggiamo, che V anno 1095. ella chiamò in soccorso le truppe 
Modenesi per liberar dall' assedio Nogara Castello del Veronese, 
che Arrigo tentava di espugnare » e che fu di fatto liberato; 

Mox accersìtos Motinensès carpare firmos 

Eridmum tretnsit (2) . 
Seguì in quesco frattempo, cioè nelf anno stesso 1095. la disu- 
nione della Contessa Matilde dal suo secondo marito Guelfo V„ 
Duca di Baviera, sulla quale tanto si è scritto da' lodatori non 
meno che da' biasimacod di quella celebre Donna. Io potrei om- 
mettere di favellarne , come di punto , che direttamente non in- 
teressa la Storia di queste Provincie . Ma nondimeno esso vi ha 
relazione per le controversie , che poscia nacquero pel' patrimo- 
nio della Contessa, in cui v eran compresi molti Castelli singoiar* 

men- 



(i) Doniz. I. e. p, 395. 
(3) Ib. p. 374» 



CAPO III. M i 

Bicnte del territorio di Reggio ; e mi conviene perciò il dirne 
pur qualche cosa . Due soli sono gli autori contemporanei , che 
di questo fatto ragionano , Cosmo da Praga nella sua Cronaca 
ài Boemia 1 e Bertoldo da Costanza nella sua Cronaca. Ma il 

primo si mostra troppo mal informato; perciocché dovrebbe cre- 
dersi, secondo lui, che pochi giorni stesse Matilde con Guelfo, 
e che essa da se villanamente il cacciasse avendol trovato impo- 
tente , mentre è pur certo, che sci anni stettero insieme . Ber- 
toldo non ce ne arreca alcuna ragione ; e dice soltanto , che 
fu il medesimo Guelfo , che separossi dalla Contessa , afferman- 
do , che lasciavala intatta; cosa, soggiugne egli, che essa a- 
vrebbe sempre tacciuta , s* egli stesso non V avesse imprudente- 
mente palesata : Welpbo filius Wtlpbonis Ducis Bajoarix a conjugio 
Dominx Matbildis se penitus sequestravi t , asserens Uhm a se omnino 
immunem permansi sse , quod ipsa in perpetuum retkuisset , si non ipse 
prìor illud satis inconsiderate publicassei . Io non entro qui a cerca- 
re , se da queste parole comprovisi la verginità della Contessa 
maritata due volte , perciocché questo punto non ha alcuna con- 
nessione col mio argomento. Ma solo rifletto, che, secondo 
■queste parole di Bertoldo , fu lo stesso Guelfo , che si divise dal- 
la Contessa, e che sembra perciò, che qualche dissapore nasces- 
se tra essi . Siegue a dire Bertoldo, che Guelfo il padre avuto 
avTiso di tal disunione venne sdegnato in Lombardia , e che 
molto per lungo tempo adoperossi a riconciliare insieme il figlio 
colla Contessa, e che non avendo potuto ottenerlo, si rivolse air 
Imp. Arrigo (di cui in. addietro era stato irreconciliabil nemico), 
e con lui collegossi affin di costringer Matilde a dare i suoi be- 
ni a Guelfo di lei marito e suo figlio , benché ei l'avesse lascia- 
ta intatta: linde pater ipsius in Longobardi am nimis irato animo per- 
venti , & frustra din muhumque prò bujusmodi re-conci li at ione ìabora- 
vit . Ipswn etiam Hznricum sili in adjutorium adscivit contra Domi- 
nam Macbtìldam , ut ìpsam bona sua fi J io ejus dare compelleret , quam- 
vis nondum Uhm in maritali opere cognosceret . linde din frustra la- 
boratum est . 

Da questo passo sembra raccogliersi ad evidenza, benché 
Bertoldo paresse prima indicarci il contrario , che fu la Contes- 
sa , la qual volle separarsi da Guelfo ; e che perciò egli insiem 
con suo padre sdegnati contro di essa si gittarono nel partito di 
Arrigo. Ma quai furono i motivi di tal disunione? Questo è il 

R z pun- 



*i% MEMORIE STOR. MODENESI. 

punto, su cui Bertoldo e gli altri Scrittori ci lasciano all'oscuro; 
giacché anche la Cronaca di Weingart non fa che accennar questo 
fatto dicendo , che Guelfo nescio quo interveniente divortio ripudiò 
la Contessa (i); e su cui perciò i moderni hanno^ fatte quelle 
congetture , che secondo il partito da essi abbracciato sono sem- 
brate loro le più verisimili . I panegiristi delia Contessa ne in- 
colpati Guelfo dicendo, che essa V abbandonò, e da lui si divi*, 
se, allor quando conobbe , eh' egli avea cambiato 5 partito, ed 
erasi fatto seguace di Arrigo. Ma, a dir vero,, non sembra, che 
Guelfo si volgesse al partito Imperiale se non per vendetta dell' 
ingiuria , che gli parve di ricevere dalla Contessa con questo di- 
vorzio. Il~ Muratori due altre ragioni ne arreca (2) , la prima 
delle quali non è molto onorevole alla Contessa, cioè che essa 
si tenesse unita con Guelfo , e gli mostrasse rispetto ed amore , 
finche gliene fu necessario V ajuto contro di Arrigo; ma che al- 
lor quando- vide il partito Imperiale abbattuto in modo, che non 
potea più risorgere , cominciò^ a non curarlo., e più- no! volle a 
suo^ compagno neh 1 ' autorità e nel comando-. Sarebbe questa una 
macchia assai grave al nome della Contessa; e a me sembra , 
che non sia lecito a uno Storico il destar sospetti contro la pro- 
bità e T onore di: personaggi , che godetter vivendo di ottima 
fama, se non se ne hanno autorevoli fondamenti. E lo stesso 
vuol dirsi dell' altra ragione, che dal Muratori si adduce, cioè, 
che allor quando ella maritossi con Guelfa 1' anno 1089. gli 
promettesse di nominarlo erede di tutti i suoi beni , e gli oc- 
cultasse la donazione, eh- essa fatta ne aveva fin dali 7 anno 
1077. alla Chiesa Romana-, carne tra poco vedremo. Sarebbe 
stato questo un troppo biasimevole inganno ; e innoltre non par 
verisimile, che Guelfo ignorasse una donazione, che era stata 
ratificata e eseguita pubblicamente nel Palazzo di Laterano e al- 
la presenza di molti nobili e ragguardevoli personaggi , Certo è 
nondimeno, secondo Bertoldo , che F eredità della Contessa fu o 
il motivo o. il pretesto di questa disunione; e che il vecchio 
Guelfo unissi allor con Arrigo affiti* di costringere la Contessa a 
dare i suoi beni al giovane Guelfo suo figlio, benché questi 1' a- 
vcssq lasciata intatta. Ipsum etiam Henrkum , dice il suddetto Sto- 
rico 



f'i) C. IK. 

(i; Atea, d' Ital. an. 1095. Anticli. Efbnf* P. I. G. IV, 



CAPO TTL .!<& 

fico parlando dì Guelfo il padre,, come abbiàm riferito poc' an- 
zi , sibi in a-ljutorium adscivit , ut ipsam bona sua filio ejus dire 
coppellerei, qu.nnvis noinimn illuni in maritali opere copiose er et * E di 
fatto vedremo, che gli Eredi e i discendenti di Guelfo ottenner 
poscia di esser messi al possesso dell' eredità di Matilda. Egli è 
dunque questo un di que' punti di Storia sì intralciati ed oscu- 
ri , che appena si può sperare di rischiararli . Forse potrebbe im- 
maginarsi, che la Contessa nelf atto di prender Guelfo a suo 
sposo gli promettesse di adoperarsi presso il Pontefice , accioc- 
ché non ostante la già seguita donazione ella potesse disporre o 
di tutti o di parte de suoi beni in favor del marito , e che po- 
scia o indugiando essa a mantenere ciò r che avea promesso, o 
provando^ difficoltà ad ottenerlo, Guelfo sdegnato si ritirasse, e 
si volgesse ad Arrigo; e che la Contessa perciò più non pensas- 
se ad ottenere la facoltà- mentovata, anzi alcuni anni dopo con- 
fermasse la donazione fatta alla Chiesa. Qualunque ragion si 
fosse di questa, disunione , la Contessa più non riunissi con Guel- 
fo; né questi potè avere da Arrigo il soccorso , che desiderava;, 
perciocché egli costretto, come si disse, a uscir dall'Italia Tan- 
no 1097. più- non vi pose il piede, e finì poi di vivere F anno 
1106. 

Della tranquilla , di cui godettero* per più anni dopo la & nm . TQeQt 
partenza di Arrigo queste Provincie, giovaronsi i Modenesi per 
eseguire un disegno, che forse aveano da più anni formato; ma 
che le turbolenze de' tempi non aveano loro permesso di con- 
durre ad effetto . Dopo la morte del Santo lor Vescovo Gemi- 
niano accaduta circa V anno 347., era il suo sacro corpo giac- 
ciuto nel luogo , in cui era stato allora ripasta, nella Chiesa 
Cattedrale di questa CSt^àv Ma essa dopo un sì lungo volger di 
anni, e dopa le inmondazioni , dalle quali, come si è detto , 
era stata Modena desolata e distrutta , già da gran tempo mi- 
nacciava rovina. Il Clero , adunque ed il Popolo insieme comin- 
ciarono a pensare, come provveder si potesse all' imminente pe- 
ricolo , e di unanime consenso fu stabilito,, che dovea la Catte- 
drale medesima rifabbricarsi in forma più- bella e grandiosa. Si 
volle però prima udirne il parere della Contessa Matilde, a cui 
Modena era soggetta , ed ella approvò e commendò altamente 
la pietà de' Modenesi. A ben condurre ad effetto un sì lodevoli 
disegno , conveniva trovare un valente Architetto , che dirigges- 



134 MEMORIE STOR. MODENESI 

se la fabbrica , e fu scelto a tal fine un certo Lanfranco avuto 
in concetto d' uomo eccellente nella sua professione. Disposte 
adunque tutte le cose, cominciossi a 23. di Maggio dell' anno 
1099. a scavare i fondamenti e ne fu posta solennemente la pri- 
ma pietra a 9. del mese seguente . Andatasi avvanzando felice- 
mente il lavoro , quando nacque il timore , che i marmi e i sas- 
si a tal uopo raccolti non bastassero a continuarlo . Ed ecco , 
che , ove men si pensava , se ne scoperse scavando il terre- 
no un* immensa copia , per cui fatti coraggiosi gli artefici , do- 
po averli lavorati e scolpiti secondo il bisogno , andarono solle- 
citamente avvanzandosi nella fabbrica. Ed essa era giunta a tal 
segno, che l'Architetto Lanfranco disse, eh* ei non voleva an- 
dar più oltre , finché il corpo del S. Vescovo Geminiano non 
fosse dall' antico luogo, in cui si giaceva, trasportato al nuo- 
vo per esso apparecchiato . Non piaceva a molti , come troppo 
immatura , questa risoluzione. Ma finalmente determinossi di ac- 
An. 1 106. condiscendere al pio desiderio dell' Architetto. L'anno 1106. fu 
quello, in cui eseguissi la traslazione delle sacre spoglie. Un 
gran numero di Vescovi, di Sacerdoti, di Abati, di Monaci, 
di Nobili concorse dalle vicine e dalle lontane Città. Vennevi 
ancora colle sue truppe la Contessa Matilde; e la folla del Po- 
polo da ogni parte raccoltosi era sì grande , che ne tempio né 
piazza alcuna bastava a capirla . Convenne dunque raccoglierlo 
in un' aperta campagna, ove alcuni de' Vescovi esortarono pre- 
dicando queir immensa moltitudine alla contrizione de' loro fal- 
li , e ne diedero la generale assoluzione . La traslazione cele- 
brossi con solennissima pompa a 30. di Aprile; e trattossi po- 
scia di consecrare l' altare , sotto cui il corpo del S. Vescovo vo- 
lea riporsi . Ma qui nacque grande controversia , se il corpo me- 
desimo dovesse in tal occasione scoprirsi. Ne fu chiesto il pare- 
re alla Contessa Matilde, la quale saggiamente decise, che, poi- 
ché tra non molto il Pontefice Pasquale IT. dovea a queste par- 
ti recarsi, per tenere un Concilio in Guastalla, se ne attendesse 
la venuta, e a lui sì rimettesse la decisione. Giunse di fatto il 
Pontefice sul cominciar dell' Ottobre a Modena, ed ivi perciò 
raccolta nuovamente la gran moltitudine, che era già intervenu- 
ta alla traslazione , e venuta ancora a questa Città la Contessa 
Matilde, tornò a disputarsi, se dovesse scoprirsi il corpo del 
Santo. Era in que' tempi comune un pio fanatismo di rubare le 
sacre reliquie; e una Città vantavasi di aver sopra un' altra ri- 
> por- 



CAPO III. 135 

portata una solenne vittoria, quando era giunta a involarle se- 
gretamente un corpo santo. Non era dunque irragionevole il ti- 
more de* Modenesi, che, scoprendosi il corpo del Santo lor Ves- 
covo , potesse taluno usar di frode o di violenza a rapirlo . Si 
prese perciò lo spediente di sceglier sei Cavalieri e dodici Citta- 
dini , i quali con giuramento si obbligassero a custodire e difen- 
dere quel sacro deposito. Ciò fatto innanzi air immensa folla di 
Popolo accorsa a sì grande spettacolo , levossi il primo coper- 
chio dell' urna , in cui il corpo di S. Geminiano era riposto ; e 
trovossi , che un' altr' urna era entro alla prima racchiusa. Un 
riverente e dubbioso timore si sparse allora nel Popolo, che du- 
bitò forse, che all' aprirsi dell' altra urna le sue speranze rirna- 
nesser deluse, e non vi si trovasse il bramato tesoro. Ma final- 
mente a persuasion del Pontefice , e in mezzo alle fervenri pre- 
ghiere e a' divoti canti de' Vescovi , del Clero, e del Popolo 
tutto , scoprissi la seconda urna , e trovossi il corpo del S. Ves- 
covo , che da Buonsignore Vescovo di Reggio e dall' Architetto 
Lanfranco fu a tutti mostrato, e parve, che spargesse all'intor- 
no un soavissimo odore. Egli è agevole a immaginare, di qua- 
li voci di giubbilo echeggiasse tutto quel Tempio; e qual fosse 
T affollamento del Popolo a rimirare più da vicino quelle sacre 
reliquie. Acciocché potesse ciò farsi con maggior agio, il Pon- 
tefice differì al giorno seguente la consecrazion dell' altare, che 
era stata fissata al giorno medesimo. Agli otto di Ottobre adun- 
que fecesi dal Pontefice collo stesso concorso e con lietissima so- 
lennità la consecrazione del detto altare , sotto cui era stato ri- 
posto il corpo del Santo Vescovo ; a cui ricchi presenti offriro- 
no e la Contessa Matilde, che o mollo di oro e d' argento e di 
ricchissimi palili , e Dodone allor Vescovo di Modena, di cui fu 
donc un calice d' argento ornato d'oro, e di lavoro per que* 
tempi maraviglioso, ordinando, che non potesse mai essere in 
altri usi impiegato . 

Io ho riferita in. compendio la Storia di questa celebre tras- 
lazione > quale più diffusamente raccontasi in un opuscolo scrit- 
to a quel tempo medesimo, e pubblicato dal Muratori (1). Ma 
alcune cose voglionsi ora osservare più attentamente. Il Vedria- 

ni 



(1) Script. Rer. hai. T. VI. p. 89. ec 



ij6 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ni (i) ed altri recenti Scrittori Modenesi han voluto indicarci! 
di qua! famiglia fosse & Architetto della Cattedrale , e dicono , 
che egli era Lanfranco Facci o Romengardi . Ma io ho altrove 
mostrato (2) , che non vi ha documento alcuno , a cui ciò si 
appoggi, trattane qualche Cronaca non molto antica,, e che ai 
fine del secolo XI. quando appena le più cospicue famiglie co- 
minciavano ad aver cognomi , che le distinguessero , non è ve- 
risimile , che un Architetto ne avesse non solo uno , ma due . 
Ivi ancora ho parlato a lungo deli* Architettura di questo Tem- 
pio, che sente la rozzezza del secalo, in cui fu innalzato, e 
delle sculture , con cui fin d' allora fu ornato, e che furono 
epera di un Guglielmo; ho riferite le rozze iscrizioni, che vi 
furon poste, ed ho innoltre congetturato, che circa il tempo 
medesimo, in cui cominciossi questa fabbrica, o certo non mol- 
to dopo, si cominciasse ancora la fabbrica della gran Torre; 
giacche sarebbe ora un esporsi alle beffe de' critici e degli uo- 
mini di buon senso V adottare V opinione del Vedriani e di 
altri antichi Scrittor Modenesi , dì essa fosse innalzata a tem- 
pi di Desiderio Re de Longobardi. Né è verisimile, che un la- 
voro sì magnifico e sì dispendioso s intraprendesse molti anni 
prima di quello della Cattedrale , perciocché troppo infelice era 
allora lo stato di questa Città , che appena cominciava a sorge- 
re dalle sue rovine. Ma non è pur verisimile, che si tardasse 
molto a intraprenderlo, perché certamente la parte inferiore e 
quadrata di essa era già da qualche tempo compita V anno 
1224 <j). 

Vuoisi ancora dir qualche cosa sul luogo , ove era 1* anti- 
ca Cattedrale , intorno a che diverse, ma tutte confuse ed in- 
certe, sono le tradizioni popolari . Io son di parere , eh' essa 
fosse a un di presso , ove e la presente, e molte cose me ne 
persuadlono . Perciocché nell' Opuscolo sopracitato , si parla ben- 
sì delle diligenze usate per iscegliere 1' Architetto, per trovare i 
sassi opportuni ec. , non si parla punto di alcuna ricerca , che 
si facesse a fissarne il luogo; e si usa sol Y espressione di fab- 
bricare la Chiesa. Innoltre, ove si parla delia traslazione dei 

cor- 



Tri Pittori , Scultori ec. p. 14. 

(2) BihI. Moden. T. VI. p 449. 

Ci) Script. Rcr. ita!. T. XL col. 58, T. XV. co!» 359* 



CAPO III. i 37 

corpo di S. GemJmano, non si fa alcun motto di processione, 
che perciò si facesse, come sarebbe stato necessario, se la nuo- 
va Cattedrale fosse stata in luogo diverso dall' antica . Final- 
mente in questo Capo medesimo abbiamo accennato, e vedrem 
meglio nel seguente, che il Monastero di S. Eufemia, il quale 
non ha mai cambiata situazione , anche più anni prima , che la 
nuova Cattedrale si fabbricasse, era vicino all' antica. Il che 
mostra evidentemente , che questa dovea essere a un di presso 
ove è la presente , a cui appunto il detto Monastero è vicino . 
Ma da questa necessaria e non inutile digressione rimettiamoci 
sul sentiero , e ritorniamo alla Contessa Matilde . 

All' occasione della venuta di Pasquale II. , di cui or si è 
ragionato , Donizzone racconta , che la Contessa lo accolse con. 
molto onore (1); ma non ci dice, in qual luogo precisamente 
ciò accadesse, e se il Castel di Canossa o quel di Bianello , che 
erano il suo più usato soggiorno , avesser la sorte di rimirare 
traile lor mura quel Papa. E' ancor probabile, che in alcuno 
di questi Castelli essa ricevesse il Pontefice , allor quando r a n- A<a§ If0 _ 
no seguente .1107. ei ritornò dalla Francia. Certo egli era in 
Modena il 1. di Settembre, come ci mostra una sua Bolla ac- 
cennata dal Muratori (2) . Nella Cronaca di Giovanni da Bal- 
zano si dice (3), che nelf anno stesso agli 11. di Ottobre il Pa- 
pa trovossi in Carpi . Ma o nelf anno o nel giorno debb* esser 
corso errore; perciocché, come abbiamo veduto , il 1. di Settem- 
bre esili era in Modena, e a 18. dello stesso mese era in Fie- 
sole , come ha osservato il medesimo Muratori , né più rivide la 
Lombardia . 

Un nuovo onore ebbe il Castello di Bianello cinque anni 
appresso nelf accogliere Arrigo V. succeduto 1' anno 1106. ad 
Arrigo IV. suo padre da lui in queir anno medesimo detroniz- 
zato . Il nuovo Sovrano volle por fine alle luttuose discordie , 
che da tanto tempo dividevano il Sacerdozio e l'Impero; e ven- 
ne a tal fine in Italia f anno ino. Era sì grande la fama del- An* ino. 
la Contessa Matilde pel raro coraggio , con cui ella avea resi- 
stito alle forze di Arrigo IV. , che molti de' principali Signori , 
che accompagnavano Arrigo , da lui staccatisi vennero innanzi 

Tarn. I. S per 



(1) L. c./p. $-7. (2) Aon. cP ItaL an. jt 107, 

(3; Script. Rer. ItaL T. XV. col. 555, 



138 MEMORIE STOR. MODENESI. 

per avere il piacer di conoscerla , e anche probabilmente per es- 
plorare, quai sentimenti ella nudrisse per Arrigo. Venner poscia 
alcuni da lui espressamente mandati, per trattar con essa di pa- 
ce , ed ella , che da Canossa era allor passata a Bianello , per- 
suasa , che Arrigo non con altro fine fosse venuto che di con- 
chiudere un amichevcle accordo col Papa, gli promise alleanza 
e óikss, contro di tutti fuorché contro il medesimo Papa (1) . 
Nella Cronaca dell' Urspergense si aggiugne , che Arrigo confer- 
mò allora alla Contessa il governo degli Stui a lei già. affidati. 
Ma sembra, che ciò, secondo Donizzone, accadesse al ritorno. 
Io non debbo qui ricercare di ciò , che accadde in Roma tra '1 
Pontefice e Y Imperadore , ove parve dapprima , che rinuncian- 
do Pasquale a moki diritti , che i suoi Predecessori aveano fer- 
mamente sostenuti e difesi , fosse per ottenere da Arrigo, come 
gli era stato promesso, la rinuncia delle Investiture, ma poscia 
sconvolta ogni cosa , con incolparsi a vicenda della fede violata 
amendue i partiti , il trattato di pace finì colla prigionia del Pa- 
pa, e colla forzata cessione, che questi dovette fare dei diritto 
delle Investiture , la qual poscia da lui rivocata F anno seguen- 
te diede T origine ad altre gravissime turbolenze , che per più 
anni travagliarono il Sacerdozio e f Impero . Solo non vuoisi 
tacere , che tra Prelati in queir occasione insiem col Papa im- 
prigionati da Arrigo furono anche S. Bernardo Vescovo di Par- 
ma , e Buonsignore Vescovo di Reggia , di cui , dice Donizzo- 
ne , (2) non era allora Ecclesiastico più semplice; ma che Ar- 
duino dalla Palude, celebre Capitano al servigio della Contessa 
Matilde, fattosi innanzi ad Arrigo-, e ricordatigli francamente i 
patti stabiliti colla Contessa , da cui amendue dipendevano , ot- 
tenne , che fossero rilasciati . 

Frattanto Arrigo lieto della riportata vittoria, e ottenuta 
ancora dal Papa la corona Imperiale, rivolse addietro i passi per 
tornarsene in Allemagna, e dovendo ripassare per la Lombardia, 
volle ad ogni modo conoscere di presenza la Contessa Matilde , 
ciò che nel primo viaggio non eragli riuscito. Giunto dunque a 
Reggio , e udito ivi , che la Contessa era nel suo Castello di 
Bianello, accompagnato da molti Principi e Signori colà recossi 
a 6. di Maggio dell' anno un. L' accolse Matilde coli' usata 

sua 

-Il ■■■ Il I ' HI 1. ■ l'I ll.l l» ! | I II ■ - I ■ ' ' * ^ 

j Ufc p. 378. (a) Ib. p. 37?, 



CAPO III. t i9 

sua magnificenza, e poiché ella intendeva e parlava assai bene 
Ja lingua Tedesca, non fu bisogno d' interprete. Rimase V im- 
pcradorc soddisfatto e stupito per modo al conoscere da vicino 
Uaa sì celebre Donna, e le rare doti, ond'essa era adorna , che 
chiamolla col nome di Madre, e protestò di non aver veduta 
Donna , che a lei potesse paragonarsi , e per darle un pegno del- 
la sua stima le conferì , o , a dir meglio , le confermò il go- 
verno in suo nome della Lombardia: 

Cui Liguris regni regimen dedit in vice Kegis (i). 
E dopo essere stato con essa tre giorni, e avere stretta con essa 
nuova alleanza, fece ritorno in Allemagna . 

Questo è l'ultimo memorabil fatto nella Vita della Contessa Annouu. 
Matilde. Nel mese d'Aprile dell'anno 1 1 14. trovavasi nella Rocca 
di Carpineto, come ci mostra una carta, che sarà pubblicata; e 
indi passò a Monte Baranzone, ove nel Mese di Giugno fece una 
donazione al Monastero di S. Benedetto (2,), Mentre ivi trovavasi, 
fu presa da grave malattia, e corse anche voce, che fosse mor- 
ta . Della qua! fama comunemente creduta giovandosi i Man- 
tovani , un'altra volta le si ribellarono. Ma essa in breve tem- 
po ricuperate le forze , spedì le sue truppe contro di essi , e ob- 
bligò la Città a inviarle supplichevoli messi , e a soggettarsele 
nuovamente . Era essa allora ritirata in un Castello suo pro- 
prio nella Diocesi di Reggio detto Bondeno de' Roncori o Bon- Annona 
deno del Diacono , ove celebrò la festa del Santo Natale . E 
poco appresso caduta inferma , dopo una malattia di più mesi , 
in cui ebbe assistente a' suoi fianchi Buonsignore Vescovo di 
Reggio, finì piamente di vivere a' Z4. di Luglio dell'anno 11 15. 
in età di 6 6. anni. Il corpo ne fu condotto al suo prediletto 
Monastero di S. Benedetto di Polirone ; donde poi Tanno 1635. 
fu trasportato a Roma . 

Così finì di vivere questa celebre Donna , di cui tanto si 
è scritto, e tanto ancora si scriverà, secondo il diverso spirito, 
che anima le penne degli scrittori, Essa certo vivendo fu in al- 
tissima stima anche presso de' suoi nimici , come dalle cose fin 
qui dette è palese. E fra i molti elogi, che dagli scrittor di 
que' tempi o poco da essi lontani le furon fatti, io accennerò 

S z solo 



(0 Ih p. 3S0. 

(2) Margar. Ball. Cafri. T. II. Confi. CXL. 



i 4 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

solo quello, che va in seguito all'Opuscolo della traslazione di 
S. Geminiano pubblicato dal Muratori (i). Dicesi in esso, che 
ella fin dalla fanciullezza cominciò a maneggiar le armi , e si 
ricorda la guerra da lei sostenuta contro di Arrigo . Si aggiu- 
gne , ch'era Donna eloquentissima nel ragionare, avvedutissima 
ne' suoi consigli, e affabil con tutti; che onorava le persone di 
Chiesa , e che tanto ella era onorata da' più grandi Signori ad 
essa soggetti , che stavano innanzi a lei a ginocchia piegate , 
che l' Imperador Greco, i Principi della Puglia, i Re d' Alle- 
magna, di Francia, d'Ungheria l'onoravano della loro amici* 
zia, e conchiude dicendo, che Iddio le diede tempo a far pe- 
nitenza de' suoi falli nella lunga malattia, da cui fu travaglia- 
ta. Il Vedriani racconta (2) , che fino a' suoi tempi eransi con- 
servate in uno de' Quattro Castelli nel Reggiano due forti ar- 
mature di ferro usate dalia Contessa; e che esse l'anno 162,2. 
furono con altri arnesi di guerra vendute sulla piazza di Reg- 
gio. Ma poteva egli assicurarci , che esse avessero veramente 
servito a questa insigne guerriera ? 

Io ho accennate finora di seguito le principali e le più illu- 
stri azioni della Contessa Matilde, che ebbero per teatro queste 
Provincie, senza ragionare della celebre donazione da essa fatta 
alla Chiesa Romana . E di essa ho differito fin qui a trattare , 
per unir tutto insieme ciò, che ad essa appartiene. Che la Con- 
tessa Matilde donasse tutti i suoi beni alla Chiesa, è cosa, di 
cui un buon critico , anzi un uomo anche sol di buon senso , 
non può dubitare. Ne abbiamo, per tacer di molte altre, la 
testimonianza di Donizzone , il quale dopo aver raccontato il 
celebre abboccamento fatto in Canossa di Gregorio VII. di Ar- 
rigo , e della Contessa Tanno 1077. soggiugne : 
Propria clavigero sua subdidit omnia Vetro-: 
Janitor est C&li suus hmres r ipsaque Vetri : 
Accipiens scriptum de cunfcis Papa henignus &c. fa). 
Questa donazione fu dalla Contessa fatta, come ci indica 
il medesimo Donizzone , in Canossa o in Bianello /. E perchè 

lo 



(1) Script. Rer. ftal. T. VI. col. $3. &c. 

(2) Stor. di Mod. T. IL p. 19. 

(3) L. e. p. 366. 



CAPO UT. t 4 i 

lo stromento allor fattone venne smarrito, la Contessa medesi- 
ma rinnovollo l'anno noi. Questo e il documento, che tut- 
tora ce ne rimane fatto in Canossa a 17. di Novembre del 
detto anno , di cui non trovasi , è vero , o almen finora non 
si è scoperto, l'originale, ma di cui si hanno più copie anti- 
chissime, e quella singolarmente del Codice detto Albiniano, di 
cui parla 1' Ab. Cenni (r) , e un frammento ancora se ne con- 
serva nelle Grotte Vaticane , che è stato pubblicato secondo la 
forma de' suoi caratteri da Monsignor Borgia, ora Cardinal de- 
gnissimo di S. Chiesa , nelle sue Memorie di Benevento (z) . Il 
Sig. di Saint-Marc, che abbraccia volentieri ogni occasione per 
oscurar la fama de' personaggi più celebri nella Storia della Re- 
ligione , afferma , che questa seconda donazione non fu fatta 
con buona fede (3); ed ceco le ragioni, ch'egli ne porta. In 
essa, ei dice, si suppone, che la prima donazione seguisse so- 
lennemente in Roma nella Basilica., Lateranese alla presenza di 
molti autorevoli personaggi, che vi son nominati. Or si è ve- 
duto, che essa seguì in Canossa o in Bianello.- Ciò e verissimo-. 
Ma qual ragione avea la Contessa per mentire in questa occa- 
sione? Qua! frutto veniva alla Chiesa dall'essere stata fatta la 
donazione in Roma piuttosto che in Canossa ? Eran pur ivi 
ancor molti , che potevano smentire il fatto. Sembra dunque 
più verisimile, che l'apparente contraddizione debbasi conciliare 
in tal modo, che Fatto della donazione seguisse in Canossa; e 
che poscia o per se medesima o per altri la Contessa colle so- 
lite formalità, e alla presenza de' personaggi indicati, desse in 
Roma alla Chiesa il possesso degli stessi suoi beni . Pare anche 
al Signor di Saint-Marc, che sia un'impostura raffermare, che 
si era smarrito l'atto della prima donazione, perciocché, dice 
egli , la Corte di Roma non è sì trascurata nel conservare i ti- 
toli de' suoi possedimenti. Ma se noi rifletteremo alle turbolen- 
ze di Roma a' tempi di Gregorio VII. e de' Papi seguenti , 
quando quella Città fu per alcuni anni in potere di Arrigo e 
del suo Antipapa Guiberto , vedrem facilmente , quanto fosse 
agevole ad avvenire , che si perdessero carte e diplomi , come 

tan- 



fi) Cod. Card. Pr^f. p. XXV;F„ 

(1) T II. p . 9< m 

0; Abregé d 1 Hift. d? l'hai. T. 17. p. 1285, 



A 



i 4 2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

tante volte è accaduto. Non pago di accusar di menzogna la 
Contessa Matilde e il Pontefice Pasquale, il Sig. di Saint -Marc 
vuole indicarci i motivi , che ad usarla gli indussero . La prima 
donazione, come dicesi nell'atto della seconda, era stata fatta 
per interventum Domini Gregorii Papa VIL, e la espressione per in- 
terventum , secondo il nuovo Lessico del Sig. di Saint-Marc 
non vuol già dire per mezzo, o per mano, ma per istanza, o per 
suggestione. Dubitavasi dunque, che perciò potesse sembrar nullo 
quell'atto, e si volle rinnovarlo togliendone quelle voci. Ognu- 
no vede, qual leggiadra maniera d'argomentare sia questa . °Vo- 
ler , che siasi rinnovato un atto per toglierne un' espressione 
equivoca, e dover confessare ciò non orante, che nel rinno- 
var l'atto si affermò, che si era usata quell'espressione. Ma 
queste sono puerilità , e ogni uomo di buon senso riconoscerà \ 
che per interventum è lo stesso che per manum Domini Gregorii , 
come si soggiugne poco appresso due volte. Finalmente dice 
colla sua usata modestia il Sig. di Saint-Marc, ch'egli sospet- 
ta , che nel primo atto avesse la Contessa donati nominata- 
mente tutti i suoi beni alla Chiesa comprendendo anche i feu- 
dali , e che temendo , che il comprendervi questi potesse render 
nulla la donazione , ella vi sostituisse 1' espression generale di 
tutti i beni suoi propri, colla quale non veniva chiaramente ad 
includere i feudali, ma dava ansa al Pontefice a pretendere, 
che vi fossero inclusi. Quando egli ci mostrerà l'atto della pri- 
ma donazione, noi vedremo, se sia ragionevole ii suo sospetto; 
ma finche egli non ce lo addita, noi abbiam tutta la ragione 
di chiamarlo non sospetto ma sogno . 

Che la Contessa Matilde adunque donasse i suoi beni alla 
Chiesa Romana, è cosa indubitabile. Ciò, di che si dubita, è, 
di qual natura fossero i beni donati. Io ripeto qui ciò, che 
più altre volte ho avvertito, ch'io non debbo, né voglio uscir 
da' confini, che a questa mia opera ho prescritti; e che perciò 
non debbo ne voglio parlare dell' eredità della Contessa , se non 
in ciò , che appartiene alle Provincie , la cui Storia ho intra- 
preso a rischiarare . La Contessa Matilde avea giurisdizione e 
dominio nelle Città e nei Territorii di Modena e di Reggio , e 
in tutto quel tratto, che forma il presente Ducato di Modena, 
come avuto l'aveano i suoi Antenati. Ma non in ogni parte 
era dello stesso genere il dominio, ch'ella ne avea* Dall' Im- 

pe- 



CAPO III. 145 

pero, a cui erari soggette queste Provincie, avea ella avuta la 
giurisdizione sopra di esse , e non era essa perciò libera a dis- 
porne a suo talento , come liberi non sono i Governatori ne 
i Feudatari Imperiali, a disporre delle Provincie loro affidate. 
Essa poi innoltre o per eredità de' maggiori, o per acquisto da 
essa fattone, o per altrui donazione, era padrona di molte Ter- 
re e Castelli e di molti cerreni in queste Provincie, i quali, 
benché fossero essi pure soggetti quanto al supremo dominio 
air Impero, eran però beni suoi propri, e, come dicesi, allo- 
diali , de* quali poteva essa fare queir uso , che più le piacesse , 
e venderli e donarli come le fosse in grado. Ne dee far mara- 
viglia , che i Castelli ancora e le Rocche si considerassero co- 
me allodiali, e cali fossero veramente; perciocché un documen- 
to dell'anno 948. ci mostra conceduta dal Re Lottarlo a Man- 
fredo Conte la facoltà di innalzare Rocche ne* terreni suoi pro- 
pri ed allodiali , le quali perciò dovean prendere la natura de* 
terreni medesimi, ed essere parimenti allodiali. Comedimus ei in- 
super .... ìicentiam in suis proprietatibus , ubi illum opportttnum 
fuerit , turres & Castella edificandi cun meruììs <& fropugnacuìis & fos- 
sati* ad ostìum incursiones vitanda* '. Or ciò, che da Lottano fu 
conceduto a Manfredo, potè da altri Re e Imperadori conceder- 
si ad altri, e la licenza conceduta ad alcuni potè facilmente con- 
durre altri ad innalzar tali Rocche su' lor terreni, anche senza 
ottenere la Regia approvazione; e queste Rocche perciò veni- 
vano in tal caso considerate come allodiali . Questa distinzione 
è la chiave ad intender , qual fosse la donazione da essa fatta 
alla Chiesa, e convien perciò stabilirla in modo, che non am- 
metta eccezione . 

Non vi ha, chi non sappia, che le Città di Modena e di 
Reggio eran comprese nel Regno d' Italia, e perciò al par d'es- 
so soggette agli Imperadori ; né potrà mai dubitarne , chi porrà 
mente a tanti diplomi Imperiali, che si vedranno raccolti in que- 
sto codice Diplomatico , in cui osserveremo gli Imperadori sten- 
dere le lor provvidenze su queste Città , accordar privilegi , da- 
re investiture &c. Potrebbesi dunque sol dubitare, se la Contes- 
sa Matilde o alcuno de* suoi Antenati avessero in dono dagli 
Imperadori queste Città e i lor Territori , sicché potessero dis- 
porne a lor piacimento , e trasferirne anche in altri il dominio. 
Ma oltrecchè gli interpreti del Diritto pubblico negheran forse , 

che 



144 MEMORIE STGR. MODENESI. 

che sia lecito agii Imperadori il fare un assoluta alienazione 
delle Provincie e delle Città all' Impero soggette , noi abbiamo 
chiare testimonianze a provarci , che la Contessa Matilde e i 
suoi Antenati non ebber dall' Impero che il governo di queste 
Provincie . Donizzone , che certo nulla ha dissimulato di ciò 
che tornava ad onore della Contessa, dice, che Y Imp. Ottone 
investì Azzo Adalberto di lei bisavolo di alcune Contee : 

Cui nonnullo s Corni tatus contuli t ultro (i) , 
dandogli cioè Y autorità propria de* Conti , i quali certo non pò- 
tevano alienare le lor Contee. E parlando di Bonifacio, dice, 
che l'Imp. Arrigo promisegli, quod Marchia sarviet ipsi (z) , mo- 
strando con ciò, che dall' Imperadore dipendeva il fare, che la 
Marca fosse o non fosse a lui soggetta. E più chiaramente nel 
passo poc'anzi recato, ove abbiam veduto, che Arrigo il gio- 
vane nominò la Contessa sua Vicaria nel Regno d' Italia: 

Cui Liguri s Regni regimen dedit in wce Regis . 
Anche Tolommeo da Lucca scrittore del secolo XIII. afferma , 
che dall' Impero riconosceva Matilde il suo dominio in Toscana 
e in Lombardia : llac ameni Comitissa fili a Domini Bonifacii Mar- 
cbionis Tbuscia & Lombardi ai secundum or dinati onem Imperatorum (3). 
E' dunque certissimo , che la Contessa Matilde e i suoi 
Antenati non erano che Governatori per l'Impero in queste 
Provincie. E di fatto veggiamo, che Y Imperadore riteneva. sem- 
pre il supremo dominio, come ci mostra il diploma di Ottone 
dell'anno 962. citato in addietro, in cui, mentre Azzo Adal- 
berto era Conte di Reggio , egli concede al Vescovo di quella 
Città tutte le regalie di essa e del suo territorio; e abbiam una 
somigliante concessione fatta al "Vescovo di Modena a tempi del 
Marchese Bonifacio. Veggasi ciò, che abbiam detto parlando di 
Azzo Adalberto e del detto Marchese. Non poteva dunque la 
Contessa donare ciò, che non era suo. Ed è ciò evidente per 
modo , che la stessa Chiesa Romana non ha mai preteso di 
avere il diretto dominio di Modena e di Reggio; ed ella ha 
bensì prodotta la donazione di Matilde per provare il suo do- 
minio sopra altri Stati; ma non mai su queste Città. E vedre- 
mo 



(1) L. e. p, ?49. 

U *b. p. : 5*1. 

{$) Script. Rer. Ital. T. XI. col, 1251, 



CAPO III. . i 45 

ino di (mo , che i Papi dicdcr bensì a diversi l'investitura dj 
diversi Castelli e di molti beni del Modenese e del Reggiano ; 
ma ne ninno mai chiese loro , né essi mai accordarono ad al- 
cuno T investitura di Modena e di Reggio . Ne vale il dire , * 
come ha fatto V Ab. Cenni , che la prepotenza degli Imperadori 
fui quella , che non permise a Pontefici il dare la mentovata 
Investitura ; perciocché vedremo in seguito , che le Investiture 
furon talvolta accordate col consenso degli Imperadori medesi- 
mi; e innoltre , come era lecito a' Papi l'investire chi lor pia- 
ceva di molti Castelli posti nel territorio di Reggio , così avreb- 
bero anche potuto investire della Città medesima e di quella 
di Modena; il che essi non fecer mai, mostrando saggiamente 
in tal modo, ergessi erano alieni dall' usurparsi ciò y che non 
era loro dovuto. 

Le stesse espressioni , delle quali fa uso la Contessa Ma- 
tilde in questa sua donazione , ci mostrano chiaramente , s' io 
mal non avviso , eh' essa intendeva sol di donare i beni suoi 
propri , cioè gli allodiali : omnia bona mea jure proprietario , tam 
qua tunc babueram , quam ea qua in antea acquisitila eram , sive ju- 
re sucecssionis , sive alio quocumque jure ad me pertinent . E poscia : 
omnia boria mea , tam qua mine habeo , tam qua in posterum De® 
propiti § acqui si tur a sum sive jure b ereditario , sive alio quo- 
cumque jure &c. E per ultimo : Qua autem ista mea bona juris mei 
superius diSìa una cum accessionibus sive cum superioribus & inferio- 
ribus suarum &c. Io non credo certo, che troverassi esempio di 
donazione fatta di Città o di Stati con queste espressioni , le 
quali si usan soltanto parlando di fondi , di terreni , e di altri 
beni , de' quali non si cede il supremo dominio , ma solo f uti- 
le e la proprietà . Veggiam di fatto , che f eredità dalla Con- 
tessa Matilde ceduta alla Chiesa fu indicata più volte col nome 
di AUodium , della qual voce fu il primo in questo senso ad usa- 
re il Pontefice Innocenzo li. Tanno x 1 3 3. come osserveremo 
tra poco . Il Cenni vorrebbe persuaderci , che sotto questo no- 
me si possano ancora intender gli Stati con suprema autorità 
posseduti (1) . Ma egli stesso confessa , che difficilmente trovasi 
esempio di questa voce usata nel senso , eh' egli le assegna . 
E il solo , eh' egli ne reca per pur provare il suo assunto , è un 
Tom. 1. T pas- 



Ci) Cod. Carol. T. IT. p. 204. 



146 memorie stor. modenesi. 

passo di Federigo II. in cui dice : Si autem in nostro solo & allo- 
dio sunt palatici Episcoporum &c. ove la voce allodio si può anche 
intendere nel senso ordinario e comune . Con altri titoli veg- 
giamo indicarsi i beni dalfa Contessa Matilde donati alla Chie- 
sa , cioè Domus , Terra , Podere , tutte voci atte ad esprimere be- 
ni allodiali , ma non mai usate a spiegare assoluto dominio . Il 
Cenni dice, che talvolta le si dà anche il nome di Comitatus . 
E se ciò ancor fosse vero , potrebbe opportunamente spiegarsi ; 
perchè può farsi la donazion di un Contado senza conferirne il 
supremo dominio . Ma io non trovo , che prima de' tempi d' In- 
nocenzo III. siasi mai usata tal voce a spiegar V eredità della 
Contessa . Per ultimo il medesimo Donizzone par che espressa- 
mente voglia indicarci , che solo i beni suoi propri ed allodiali 
la Contessa donò alla Chiesa: 

Propria clavigero sua sub di di t omnia Petro . 
e altrove : 

Cui propria sortem telluris subdidit omnem . 
A ristringer dunque le cose in poco , la Contessa era Signora e 
Governatrice di molti Stati in Italia , e questi ricadder sotto 
i' autorità di chi ne avea a lei affidato il governo ; e come ri- 
guardo a Modena e a Reggio ( giacche delle altre io non deb- 
bo cercare ) essa avealo ricevuto dall' Impero, a questo ne ri- 
cadde il dominio . Ella era padrona assoluta di molti terreni , e 
di molte Ville &c. e tutti questi beni passarono, per donazione 
da essa fattale , alla Chiesa Romana . 

Due cose però mi sembrano strane in questa donazione e 
assai difficili a spiegarsi. La Contessa coir atto dell'anno hojj. 
e poi nuovamente con quello del 1102. dona fin da quel gior- 
no tutti i suoi beni alla Chiesa a presenti die dono & offero ; ne 
dà ad essa il possesso , e le permette di farne queli' uso , che le 
piacerà : faciendum exinde pars ipsius Ecclesie a pre- 
senti die quicquid voluerìt . Ne vi si aggiugne clausola alcuna, con 
cui si dichiari , che questa donazione non dee avere effetto se 
non dopo la sua morte , ovvero con cui ella sia di nuovo in- 
vestita degli stessi suoi beni , come allora sovente si usava , 
a titolo di livello o di enfiteusi ; del che solo abbiamo qualche 
tenue indicio , come vedremo tra poco . Or se la Contessa fin 
dal 1077. s * spogliò de' suoi beni allodiali , come visse ella con 
quel decoro e con quella magnificenza , che al suo grado si con- 

ve- 



capo ni. i 4 7 

veniva nello spazio di 3S. anni , che sopravvisse alla sua dona- 
zione ? Forse potrebbesi erodere , che a ciò bastassero o gli sti- 
pendi , che per avventura le si pagassero dall' Impero , come a 
sua Vicaria in Italia , o i diritti Regali , de* quali le fosse per- 
messo di godere . Ma nella lunga guerra , che essa ebbe a sos- 
tener con Arrigo, nulla certamente poteva essa da lui sperare; 
e allora Lucca, Mantova, e Ferrara 1 e fors' anche altre Città 
erano a lei ribellate , e lo scisma prevaleva ancora e in Mode- 
na e in Reggio; e in altre parti d'Italia, e perciò poco o nul- 
la dovea ella raccogliere da suoi Stati . Come dunque poteva el- 
la allor provvedere e al decoroso suo sostentamento e alle spe- 
se gravissime di sì lunga guerra ? Certo a ciò non potean ba- 
stare i tesori de' Monasteri di Nonantola e di Canossa , che in 
quell'occasione ella rivolse a suo uso e a difesa del Papa. 

In secondo luogo la Contessa Matilde fin dall' anno 1077. 
dona tutti i suoi beni alla Chiesa , e si toglie con ciò il pote- 
re di disporne ad altri usi . E nondimeno dopo quell' anno ab- 
biamo circa trenta atti di donazioni da essa fatte a diverse Chie- 
se , a diversi Monasteri , Spedali ec. Ma con quale autorità po- 
teva ella donare ciò , che non era più suo ? Egli è vero , che 
abbiamo una carta dell'anno 1103. con cui essa dona al Mona- 
stero di Nonantola alcuni Castelli e alcuni terreni nel Bologne- 
se e nel Ferrarese in compenso del tesoro di quella Chiesa , che 
essa avea speso in difesa del Papa . In essa ella dice , che que- 
sti beni per la sua donazione appartenevano alla Chiesa Roma- 
na , da cui essa aveali poi riavuti a titolo di enfiteusi ; e per- 
ciò ordina a Monaci di pagare in avvenire al Pontefice quell' an- 
nuo canone , di cui essa eragli debitore , cioè di un bisanzio . 
E in un'altra donazione fatta l'anno n 04. al Monastero di 
S. Benedetto comanda , che esso paghi ogni anno al Papa tre 
libbre di pepe (1). In alcuni altri documenti ella dice di far tali 
donazioni col consenso del Card. S. Bernardo Vicario del Papa . 
Ma in tutti gli altri ella dona liberamente e assolutamente , sen- 
za appor condizione di sorta alcuna. Qual donazion dunque era 
questa , dopo la quale ella toglieva alla Chiesa ciò , che dona- 
to le avea , e concedevalo ad altri ? 

Io confesso , che non so trovare scioglimento, che mi sod- 

T 2 dis- 



(1) Bacchiai Stor. del Monu di Polir. App. p. 55. 



14S MEMORIE STOR. MODENESI. 

disfaccia , di questo nodo . Non può dirsi , che la Contessa al- 
tro con quest'atto non intendesse, che di porre i suoi beni sot- 
to la protezion della Chiesa , perchè espressamente ella usa le 
parole dono & offero , si spoglia colla forinola consueta del pos- 
sesso , che essa ne aveva, e il trasferisce nella Chiesa, e ad 
essa permette il farne qualunque uso le piacerà : faciendum pars 
ipsius Ecclesie quulquìd vohterit . Non si può dir parimenti , che 
forse , benché non ne esista l' atto , il Pontefice permettesse al- 
la Contessa di donare ad altri i suoi beni , purché essi ne rico- 
noscessero nella Chiesa il diretto dominio . Questa risposta può 
valere riguardo a que' documenti poc' anzi accennati , ne' quali 
ella comanda, che chi ne riceve il suo dono ne paghi un annuo 
Canone al Papa . Ma tutte le altre donazioni sono libere , ed 
assolute , né vi si fa menzione alcuna della Chiesa Romana . 
Potrebbe credersi , che un segreto accordo passasse tra la Con- 
tessa e il Pontefice Gregorio VII. , a cui tempi fu fatta la pri- 
ma volta tal donazione , per cui non solo egli la investisse a 
titolo di enfiteusi de' beni stessi già donati alla Chiesa , ma an- 
che le permettesse di disporre delle sue cose anche dopo quest* 
atto , come più le piaceva . Ma sarebbe stata questa una dona- 
zione di nuova foggia , e che potevasi rendere del tutto inutile, 
poiché la Contessa poteva donare ad altri ciò, che donato avea 
alla Chiesa . E innoltre questa convenzione segreta da essa fat- 
ta con Gregorio VII., e poi con Pasquale II. e ignorata dagli 
altri Papi , poteva dare occasione a mille controversie , e dopo 
la morte della Contessa poteva qualche Papa pretendere , che 
nulle fossero tutte le donazioni da essa fatte dopo V anno 1077. 
Questa spiegazion nondimeno, benché a me non sembri del tut- 
to soddisfacente , è forse la sola , che in qualche modo possa 
sciogliere il nodo . E potrebbesi anche credere , che di questa 
convenzione segreta si lasciasse negli Archivi Pontificii qualche 
memoria , per impedire le controversie , e che per essa fosse le- 
cito alla Contessa non solo il goder de' suoi beni , finché essa 
viveva, ma anche far nuove donazioni delle cose già donate al- 
la Chiesa , o con imporre un canone da pagarsi alla Chiesa me- 
desima , o anche liberamente e senza condizione veruna , come 
più a lei fosse in grado. Ma della qualità di questa celebre do- 
nazione basti il detto fin qui, e noi passiamo ora a vedere, quai 
ne fosser gii effetti dopo la morte della Contessa Matilde . 

L* Imp» 



CAPO III. 149 

L' [mp. Arrigo fu avvertito prontamente della morte della 
Contessa, e invitato da Signori Italiani a prenderne l'eredità; 
Intere* diredi ab Italia nuncii obìtum illius inclita Matti Idi s nun- 
ciani , ejusque prxdiorum terrai amplissima bareditario jure possidendas 
Casarem invitante (1) Di fatto rimpcradore venuto in Italia Tan- 
no seguente 11 16. ne prese possesso. Così abbiamo nella Cro- 
naca ora citata : In Italiani se una cum Regina totaque domo sua 
Céntulit y a e circa T aduni n egoti is insistens Regni &C. E così pure 
Anselmo Abate Gemblacense Scrittore contemporaneo : Henricus 
Imperato? in Italiam secedit propter asperos motus Regni , & maxime 
propter Marchila Mathildis cognata sua , qua recens obierat , txredita- 
tem . (1) E finalmente Pietro Diacono Scrittore certamente non 
mai contrario a Pontificii diritti : Henricus Imperator , qui defunga 
Matti Ida tane apud Liguriam degebat gratia disponendarum rerum il- 
iius (3) . E di fatto ei mostrò di essersi impadronito dell' eredità 
della Contessa non solo con un Diploma segnato in Spira 1' an- 
no 11 15. a' 20. di Decembre, con cui conferma al Monaste- 
ro di S. Benedetto di Polirone tutte le donazioni , che la Con- 
tessa Matilde fatte gli avea (4) , ma con un altro ancora , se- 
gnato in Governolo a* 12. Maggio dell'anno seguente, con cui 
di più altri beni da lui per mezzo di questa eredità conseguiti 
gli fece dono (5); e Donizzone non oscuramente ci indica, ch'ei 
prese possesso della Rocca di Canossa (6) . E in Canossa egli 
era a 17. d' Aprile dell' anno stesso 11 16. nel qual giorno 
spedì un diploma, che sarà da me pubblicato, in favore di quel 
Monastero . Anzi veggiamo, che anche la Reina Matilde figlia 
di Arrigo I. Re d'Inghilterra, e moglie dell' Imperadore, tenne 
l'anno seguente 11 17. un Placito in Carpineta, e, ciò che è 
più, in esso si esprime, che era sua propria la Casa, in eui 
alloggiava : in Rocca Carpineta casa Domnicata e staada l' anno 
medesimo in Reggio donò al Monastero di S. Rafaello della 
stessa Città un molino in Rubiera , il che ci mostra , che eran 
que' beni considerati da' due Augusti come allodiali ... 

Con qual diritto entrasse Arrigo al possesso deli' eredità 
della Contessa Matilde r non e sì facile a stabilirlo. Egli nel pri- 
ma 



CD Urfnergenf Chron. ad aa. 1115. ( 4 ) Murar. Anrich Eft. T. 1 . p. ift. 

(2 Contin. Chron Sigeberr. (5) Antiqu. Ital. T. I. col. 601. 

(3) Chrott. Cairn. L. IV. C. LX. (é) Script. Rer Ital T. V. p. 383, 



i5o MEMORIE STOR. MODENESI. 

mo de 1 due Diplomi ora accennati dà alla Contessa il titolo di 

sua nipote : oh memoriam neptis nostra Mathildis Comitis- 

S(£. Ma s ci fosse stato citato a render ragione di questa sua pa- 
rentela , difficilmente avrebbe potuto provarla ; perciocché , co- 
me riflette il Muratori , quel titolo è assai strano e bisognoso di 
una larga interpretazione (i) , né io voglio trattenermi in triche 
genealogiche per dimostrare , che la Contessa non era parente 
di Arrigo che in grado molto lontano. Nondimeno era egli for- 
se il men lontano di tutti; perciocché non essendovi altri figli 
o figlie né di Bonifacio suo padie , né di Tedaldo suo avolo , 
né avendo ella avuti figli da suoi mariti , i parenti di Beatrice 
sua madre, per ragione della quale ella avea parentela con Ar- 
rigo , erano quelli , che più d' appresso le appartenevano . Ciò , 
che é più strano si è , che né il Pontefice Pasquale II. , il qua- 
le avea dalla Contessa ricevuta la conferma della sua donazione 
fatta alla Chiesa, né Guelfo marito già di Matilde, il qual pre- 
tendeva di aver su que' beni un diritto , che fu poscia rivendi- 
cato da' suoi discendenti , non si opposero punto allora al pos- 
sesso, che Arrigo prese di questa insigne eredità. Dicono alcu- 
ni, che la potenza di Arrigo fu quella, che non permise il re- 
sistergli ; e ciò potea valere riguardo a Guelfo . Ma per riguar- 
do a' Papi , allor quando Arrigo, dopo aver lungamente fomen- 
tato lo Scisma, riconciliossi finalmente con Callisto II. 1' anno 
ii 22. , pareva, che questi potesse esigere, che ei desse alla 
Chiesa il patrimonio della Contessa . E nondimeno di ciò non 
fecesi motto. 

Qualunque fosse la ragione di questo silenzio , dopo la mor- 
te di Arrigo accaduta Tanno 1125. il Pontefice Onorio II. do- 
vette mettersi al possesso deir eredità della Contessa Matilde , e 
investirne un Alberto , che prese in conseguenza i titoli di Mar- 
chese e di Duca, e che perciò in un documento dell'anno 1128. 
accennato dal Muratori si dice : Albertus Dei gratia Marchio & 
Dux lege vivens Salica cooperante gratia & Beati Petri & Domini 
Papa Honorii ejus Vicarii munere ad hujus honoris prove Bus fasti' 
già (2) ; col qual documento ei conferma i suoi possedimenti al 
Monastero di Polirone , anche in suffragio dell' anima della Con- 
tes- 



ti; Antich. Eft. T. I. 1. e. (2) Antich. Ed. T. I. p. 293. , 



CAPO Iti. - 151 

tessa Matilde ; e con questa espressione confermasi sempre più , 
ch'egli era stato investito de' beni allodiali della Contessa. E ciò 
pruovasi ancora da un* altra carta dell'anno 1119. pubblicata dal 
medesimo Muratori (1) , in cui egli vedesi risedere nel palazzo 
di Carpineto , il principal dei Castelli in queste Provincie nelT 
eredica nominata compresi . Il Muratori non ha potuto chiara- 
mente indicarci , chi fosse questo Marchese Alberto ; né io ho 
lumi a conoscerlo ; ne all' idea di questa mia opera giova ora 
il cercarlo . Ma pare , che non fosse del tutto pacifico il possedi- 
mento , eh' ei tenne, di questa eredità. Era morto verso l'an- 
no 1 1 io. Guelfo marito della Contessa Matilde , e non avendo 
egli figli , eragli succeduto nel Ducato di Baviera Arrigo di lui 
fratello soprannomato il Nero , il quale poco appresso abbando- 
nato il mondo , e ritiratosi tra' Monaci di Veingart , ivi finì di 
vivere circa il 11 27. lasciando due figli Arrigo IV". e Guelfo VI. 
Arrigo, che ebbe anche il Ducato di Sassonia, Tanno 11 27. 
prese in sua moglie Geltruda figlia di Lottano già Duca di Sas- 
sonia, succeduto nel 11 25. ad Arrigo V. ne' Regni di Germa- 
nia e d'Italia, e poi coronato Imperadore Tanno 1 1 3 3. Unitisi 
dunque insieme Lottano ed Arrigo , o fosse allora ancor vivo 
il Marchese Alberto , o fosse già trapassato , pretesero , che ad 
essi fosse dovuto il patrimonio della Contessa Matilde . Il Pa- 
pa al contrario fondato sulla donazione da essa fattane alla 
Chiesa, rimiravalo non altrimenti che come suo. La contro- 
versia agitossi per lungo tempo , e finalmente alT occasione del- 
la venuta di Lottano in Italia per ricevere la corona Imperia- 
le , vennesi a un' amichevole convenzione in questo modo , che 
il Pontefice Innocenzo II. desse T investitura di quel patrimo- 
nio all' Imperadore e all' Imperadrice Richenza di lui moglie , e 
insiem con essi ad Arrigo genero di Lottano e a Geltrude di 
lui moglie. Il Breve perciò spedito dal Papa Tanno 1133. si 
può vedere negli Annali Ecclesiastici del Baronio (2) . 

In questo Breve non si annoverano distintamente le Città , 
i Castelli , i beni , che formavano quel patrimonio ; e solo vien 
esso indicato col termine generale di allodio : Allodium bona 
memoria Comitissa Matilde y quod utìque ah za D. Tetro constat esse 
collatura \ e più sotto : eamdem terram . Non abbiamo alcun atto 

eser- 



CO Antiqu. hai. T. II. col. 781. (2; Ad an. 1133, 



i 5 2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

esercitato da Lottano o da Arrigo come posseditori di questo 
patrimonio; e forse morto Lottano Tanno 1137. e morto pure 
nel 1139. Arrigo, e succedutogli Guelfo VI. di lui fratello, 
questi avvolto in lunga e pericolosa guerra contro Corrado suc- 
ceduto nel Regno di Germania e d' Italia a Lottano non ebbe 
agio ad occuparsi negli affari d' Italia. Ma morto Corrado Tanno 
11 5 2. e succedutogli Federigo Duca di Svevia celebre nelle Storie 
col soprannome di Barbarossa , nipote di Guelfo VI. perchè fi- 
glio di Giuditta di lui sorella, Guelfo conobbe esser giunto il 
tempo opportuno per prevalersi de* suoi diritti . E ne ebbe uà 
potente sostenitore in Federigo suo nipote . Perciocché questi fin 
dal principio del suo regno diede a Guelfo T investitura della 
Marca di Toscana „ del Ducato di Spoleti , del Principato di 
Sardegna , e della casa , cioè del patrimonio della Contessa Ma- 
tilde . Qui , dice il Monaco di Weingart (1), parlando di Federi- 
go alT anno 1153., avunculo suo Guelphoni Mar chiara Tuscia , Du~ 
catum Spoleti , Principatum Sardinia , Dornum Comi ti ss a Mathiìdis in 
benefìcio tradidit . Di fatto in molti documenti pubblicati dal Mu- 
ratori (2) ei si intitola : Guelfus Dux Spoletanus , Marchio Tuscia , 
Princeps Sardinia , & Dominus Domus Comitissa Mathilda . Aggiu- 
gne il Monaco , che Guelfo ricevuta da Federigo T investitura 
venne tosto in Italia a prenderne possesso , e a dare gli oppor- 
tuni regolamenti . Igitur dignitatibus pranominatis susceptis Italiam 
ìntrat , ac civitates , castella , seu villas per totam Domum Mathiìdis 
pertransiens negotia terra civilit-er pertratlat &c. La venuta però 
del Duca Guelfo in Italia , che anche dal Muratori si assegna 
alla fine delT anno 1152. àcesi certamente differire d'alcuni an- 
ni . Io pubblicherò di nuovo T atto , con cui i Capitani del Fri- 
gnano T anno 11 56. si collegarono col Comune di Modena, e 
giurarono di difenderlo contro qualunque nimico , exceptis tamen 
iìlis , qui juraverunt fidelitatem Duci Guelphoni , sì venerit in Longo- 
bardi am , & hahebit dominium possessioni s Comitisse Mathiìdis . Egli è 
dunque evidente, che Tanno 1156. non era Guelfo venuto an- 
cora in Italia , ma solo avea esatto il giuramento di fedeltà da 
coloro , che abitavan terre comprese nel patrimonio della Con- 
tessa Matilde . E vuoisi ancor riflettere , che non tutti i Capi- 
tani del Frignano avean prestato tal giuramento , ma alcuni sol- 



tan- 



to Chron, C. Xilf. (2) Antich Eft. T, I. p. 897. ec. 



capo irr. 



15 



■> 



15 



tanto, nuovo argomento a provare, che, benché la Contessa fos- 
se srata Signora di tutto ciò , che ora forma il Ducato di Mo- 
dena, nel suo patrimonio però non era tutto compreso, ma so- 
lo alcuni Castelli, come erano Montebaranzone , Rocca S. Ma- 
ria &c. La stessa eccezione fecero ncll' anno medesimo i Capi- 
tani di Baiso nel collegarsi essi pure col Comune di Modena : 
Sscramentis illorixn > qui jur avermi Duci Guèlfoni, perchè Gu- 
glielmo da Baiso era uno di que 1 Capitani , come vedremo in 
un documento dell 5 anno 11 78. che dicevansi de Domo Comhiss* 
Mathìldìs , perchè erano stati investiti di alcuni Castelli o di al- 
cuni fondi del suo patrimonio . E così pure vedremo , che la 
medesima eccezione fece V anno 1 1 7 5. Gherardo da Carpinete, 
perchè questo Castello entrava in quel patrimonio ; anzi ne era 
qua. c ;i , in queste Provincie , la Capicale , come tra poco ve- 
dremo. 

Par nondimeno , che poco dopo V atto sopra indicato deli* 
anno n 56. Guelfo scendesse in Italia, e che o per avidità di 
denaro , o per desiderio di farsi partigiani e seguaci , egli alie- 
nasse non picciola parte del patrimonio della Contessa. Radevi- 
co da Frisinga parlando della venuta in Italia di Federigo I. 
l'anno 11 58. dice, che un degli oggetti di essa fu f ordinare 
le cose , che al patrimonio della Contessa Matilde apparteneva- 
no : Cum Brtdani fluenta ad disponendo, regalia pradia Domiti Ma- 
thiìdis transptearet (1) . E poscia aggiugne , che avendo egli tro- 
vati molti di que' fondi e di que' diritti alienati 'da Guelfo e da 
altri , tutti egli ricuperolli , e avendoli migliorati a lui li ren- 
dette , e ne accenna l'estensione e l'opulenza: Reditus quoque 
Imperi ai es , qua die un tur Domus Mathildis , a Duce Guelfone seu ab 
aìiis distraci os & dispersos congregavit , quos postmodum eidem nobi- 
lissimo Principi adunato s et melioratos liberali restituitone noscitur 
reddidisse . Quorum pradiorum multitudinem ejusque terra copiosam opu- 
lenti am , qui ripas Eridani per agrati sunt , non ignorant (2) . Egli è 
dunque verisimile, che sulla fine dell'anno 11 56. o nel seguen- 
te Guelfo scendesse in Italia, che allora alienasse moki de* be- 
ni della Contessa, e che poscia Federigo l'anno 1158. li ricu- 
perasse, e a lui li rendesse. E quanto ampia fosse l'estensione 
del patrimonio medesimo raccogliesi da ciò, che narrasi dall' 

Tom. I. V Ursper- 



()) Script, Rcr. irai. T. VI. col. 780. {2) Ib. poi* 792. 



154 MEMORIE STO R. MODENESI. 

Urspergense , cioè che nell'aiuto, che Guelfo diede all' Impcra- 
dor Federigo nelle sue guerre in Lombardia , dalle sole Terre 
della Contessa raccolse due mila soldati : qui pr&ter alias divina- 
rum & militum opuìentias ex possessione Comitissx Matiìdis habebat 
duo milita . A quest'anno ancora dee appartenere ciòcche narra 
Giovanni da Bazzano , benché ei lo fissi per errore all' anno 
1157., c ' l °è che i' Imp. Federigo diede a' Carpigiani l'investitu- 
ra di tutti i buoni usi , cioè de' privilegi , di cui essi godevano 
al tempo della Contessa Matilde, poiché quel Castello era com- 
preso ne' suoi allodiali (1) . Guelfo ritenne pacificamente il pa- 
trimonio della Contessa , di cui ancora per qualche tempo die- 
de r amministrazione a Guelfo VII. suo figlio, fino all'anno 
1167., in cui, mortogli in età immatura il suddetto suo figlio, 
cedette i suoi stati e i suoi diritti all' Imp. Federigo . Intorno 
alla qua! cessione , di cui a me non appartiene il ricercare 1' o- 
rigine e le circostanze , veggansi il Muratori e gli autori da 
lui citati (2) . 

Nel tempo , che il Duca Guelfo tenue e governò il patri- 
inpnio della Contessa Matilde , egli fece uso dd suo potere , in- 
vestendo altri 'di alcune delle Terre in esso comprese . Così veg- 
giamo , che l'anno 1566. trovandosi egli in Castellammo diede 
1* investitura della Corte eh* Gavassa nel territorio di Reggio a 
Gherardo Rangone in premio della fedeltà e del zelo , con cui 
1' aveva servito ^3) . E altri documenti produconsi dal Muratori 
di altre investiture da lui accordate ; ma che non appartengono 
a queste Provincie . Da Guelfo innoltre sì accordò anche f inve- 
stitura di una delle principali parti di quel patrimonio, cioè del- 
ia Rocca e della Corte di Carpineta. Pare, che questa fosse 
come la Capitale del patrimonio Matildico in quella parte , che 
era compresa nel territorio di Reggio ; perciocché veggiamo , 
che essa è sempre nominata la prima in tutte le Investiture sì 
Pontificie che Imperiali ; e anzi in quella di Federigo IL del 
1245. di cui poscia diremo, se ne parla come di una Contea, 
che abbracciasse tutto quel patrimonio . Perciocché dopo avere 
annoverati tutti i luoghi in esso racchiusi nel Reggiano, nel 
Modenese e nel Bolognese , si aggiugne : cum omnibus hominibus , 

di- 



\ 



(11 Script Rer. Trai. T. XV co 1 , 5^. (3) Murat. Amidi. Ed. T. f. p. 29?. 
{%) Anticli. Efh T. I. p. 310. 



CAPO III. 155 

-, Curiti &c. età loca Uffa spsSlifitìbus , 6' Comitatu spe? 

mte ad prxdiSìum ìocum Carpinete. E di fatto in un documen- 
to dell'anno 1178. in cui si annoverano molti di quelli, che 
erano investiti di qualche parte del patrimonio Matildico, e che 
diceansi perciò de dono Corniti ssx Alathiìdis , il primo , che dopo 
il Vescovo di Mantova si annovera, è Gherardo da Carpine* 
to (1) . Questi e probabilmente quel Gherardino nipote di Ghe- 
rardo di Bosonc da Carpinete , che comincia a nominarsi in 
una carta del 1145. E noi lo veggiamo padrone di Carpineto 
fin dall'anno 1168. , perciocché una donazione, che si fa in 
queir anno al Monastero di Marola di beni posti in Pantano , 
villa soggetta a Carpineto , viene autorizzata per Hcencìam Domi- 
ni Jtrardi de Carpineta . Neil' anno medesimo abbiamo un Laudo 
de' Comuni di Piacenza e di Cremona, con cui si ordina a* Reg- 
giani di conservare a Gherardo da Carpineto e ad altri Capi- 
tani le esenzioni , delle quali solean godere . E che vasta fosse T 
estensione de' luoghi da lui posseduti , raccogliesi dal giuramento , 
ch'egli prestò l'anno 1169. a ^ Comune di Reggio nell'atto di 
prenderne la Cittadinanza ; perciocché egli promise fralle altre 
cose , che avrebbe fatto giurar fedeltà allo stesso Comune da 
quelli tutti , che erano a lui soggetti , così nella montagna co- 
me nel piano (2). Prese egli poscia nel 1 1 7 3. la Cittadinanza 
anche di Modena , ed è degno di osservazione , che nel giurar 
eh' egli fa di difendere questo Comune contro qualunque nemi- 
co , ne eccettua T Imperadore e il Duca Guelfo (3), mostrando 
con ciò , di aver ricevuta da Guelfo l'investitura de' suoi feudi. 
E i Modenesi dal canto lor gli promisero di mantenergli tutti 
i suoi possedimenti ab Aìpibus usque ad Vadum . Gherardo mori 
l'anno 1180. essendo Podestà in Cremona, e fu sepolto in un 
avello di marmo presso quella Cattedrale ; giacché io credo , 
che Gerardus de Carpeneta , e non de Carpenia , debba leggersi 
nella breve Cronaca di Cremona pubblicata dal ^Muratori (4), 
e in questa opinion mi conferma il vedere, che ivi si aggiugne, 
che Manfredo Fante de' figli di Manfredi genero dello stesso 
Gherardo compiè l'anno della Podesteria del suocero, e fatto 

V 2 poi 



(O Antiqu. Ftal. T. X. col, 60?. (3) Anr'qu. Ita!. T. TV. col. T (58. 

fi) Taccoli Mem, T. II. p. 358. (4) Script. Rer. ftal. T. VII. col. $34. 



i56 MEMORIE STOR. MODENESI 

poi Podestà egli stesso Fanno seguente 1181. fabbricò il Castel- 
lo , che dal nome di esso fu detto Manfredo . 

Il possedimento però di Gherardo non fu senza contrasti., 
e vedremo altrove , che Garpineto fu più volte stretto d' assedio 
ed espugnato . Ma le violenze non iscemano il diritto . E anche 
dappoiché Gherardo fu morto, il distretto e la grurisdizione di 
Garpineto continuò a dirsi il poder di Gherardo. L'anno 1182,. 
soggettossi al Comune di Reggio Alberto da Banzola co' suoi 
Castelli , e nelF atto di promettergli difesa contro chiunque lo 
assaltasse , ne eccettuò F Imp. Federigo , x\rrigo di lui figlio , e 
quello , qui fuerit èominm de poderio Gerard! de Carpeneta per Impe- 
ratore-m . E alia stessa maniera e nella stessa occasione F anno 
ii8S. Guakerino da Dallo eccettuò F Imperadore, & illum > qui 
esset Dominus podere Gerardì de Carpineta. Queste espressioni ci mo- 
strano, che la giurisdizione di Garpineto consideratasi allora qua- 
si come un dominio staccato, di cui F Imperadore potesse in- 
vestire chi più gli piaceva, e che allora non v' era, cbi ne fos- 
se investito. Occuparonlo per qualche, tempo i Marchesi Alberto 
e Guglielmo Malaspina , e quando essi nel 1102. si unirono in 
alleanza co' Modenesi , questi promise r loro eos adjuvare , recu- 
perare Carpenetam , & totum podere , quod fuit Gerardì de Carpeneta , 
quod est in Regino Epìscopatii (1). Ma non par eh' essi F ottenes- 
sero. E non veggiamo , che alcuno- fosse investito di Carpineto 
fino a' tempi di Salinguerra, di cui diremo tra poco, dopo che 
avrem veduto, qual condotta tenesser frattanto i Pontefici ri* 
guardo a lor diritti sul patrimonio Matildico-. 

Non vi ha documento, da cui chiaramente raccolgasi, che 
Guelfo avesse anche dal Papa F investitura del patrimonio Ma- 
tiidico . Ne abbiamo nondimeno un assai forte indicio ne- 
gli atti di una contesa risvegliatasi F anno 1169. tra M Mona- 
stero di Canossa e quel di Marola per un podere , su cui amen- 
due pretendevamo di aver diritto . Era esso stato da Guelfo il 
figlio donato acquei di Marola, e poscia con altro atto contra- 
rio o da lui medesimo o da suo padre donato a quel di Canos- 
sa. Or Alessandro III. in una sua Bolla del detto anno afferma, 
che Guelfo per investitura da lui ricevuta era padron di quel 
fondo : Tradì Bus Dux .... prescript am terram . . . a nobis tene- 

bat 



(1) Antlqu. Ita!. T. IV, col. 3^, 



CAPO ITI. 157 

bat (1). Sembra dunque, che Guelfo, il quale fu sempre attac- 
cato e divoto a' Romani Pontefici, non pago dell' investitura 
avuta da Federigo, la volesse ancora e F ottenesse dal Papa. 
Ma Federigo non curossi di averla ; e persuaso di essere e per 
la sua dignità e per la cessione di Guelfo assoluto padrone 
del patrimonio Matildico , ne dispose a suo piacere liberamente, 
come vedremo . 

Non tacquer però i Pontefici. Fin dall'anno n 58. comin- 
ciò Adriano IV. a mettere in campo i suoi diritti (2) , ma non 
sappiamo, con qual successo allora il facesse. Quindi allor quan- 
do dopo !e lunghe discordie, che furon tra Alessandro III. e 
Federigo, questi V anno 11 77. riconciliossi col Papa in Vene- 
zia, un degli articoli, de' quali trattossi, fu il patrimonio Ma- 
tildico. L' Imperadore, dice Romoaldo Salernitano (3), che fu 
presente a questi atti , avea per mezzo de' suoi Ambasciadori 
promesso al Papa , che in man di esso e della Chiesa avrebbe 
rimessa la Terra della Contessa Matilde, ch'egli avea occupata. 
Chiedeva perciò , che gli si permettesse di goderne i frutti per 
quindici anni , cioè finche durava la pace stabilita col Re di Si- 
cilia; erre passati quegli anni sarebbesi esaminato-, di cui ragio- 
ne essa fosse , perciocché ci pretendeva , che per giusto diritto 
appartenesse all' Impero . Il Papa per riguardo al Re di Sicilia 
da lui molto amato permise all' Imperadore di goderne le ren- 
dite pel tempo richiesto, a patto però, che trascorso quel tem- 
po quella Terra tornasse in poter della Chiesa , e che allora , 
se 1' Imperador volesse far esaminare la causa , la Chiesa volere 
tieri gli avrebbe fatto render giustizia. Non sappiamo , se Fede- 
rigo si piegasse su questo articolo al voler del Pontefice. Ma 
pochi anni dopo rinnovossi la controversia; e in un abbocca- 
mento, che T anno 1184. ebbero insieme in Verona Lucio III. 
succeduto tre anni prima ad Alessandro e F Imp. Federigo , trat- 
tarono nuovamente di quel patrimonio , di cui era in possesso 
F Imperadore dicendo , eh' ei possedevalo per testamento della 
Contessa. Il Pontefice al contrario affermava che alla Chiesa 
avealo essa donato . Si produssero in pruova diversi documenti > 

pe' 



(1) Ari icju. Ita], T. iV. co!. 203. 

1.2, Script. Rer. hai. T. VI. col. gio. 

(3) V. Barca. Ano. Eccl. ad an. 1177. n, LV. 



158 MEMORIE STOR. MODENESI, 

■pe quali T Imperadore voleva provare la verità del testamen- 
to della Contessa ( che certo niun finora ha veduto ) , e il Papa 
voleva provarne la donazione, e il ragionamento ebbe fine , sen- 
za che cosa alcuna si conchiudesse (i). Nuove doglianze ne fe- 
ce F anno 1186. il Pontefice Urbano III. succeduto 1' anno pre- 
cedente a Lucio III. dicendo, che Federigo avea ingiustamente 
occupato il patrimonio della Contessa (2) . Ma Federigo conti- 
nuò, come avea fatto in addietro, a disporre liberamente de'be- 
ni del patrimonio Matildico , e fissò anche un Giudice , che do- 
vesse decider le cause a quel patrimonio spettanti, e il Mura- 
tori accenna una sentenza segnata in Carpineto Tanno 11 87., 
che comincia : Ego Roger ius Judex de Guastalla ex mandato 6' 
prtcepto Domini Henrici de Lutra Imperialis Aule Marescalchi , ó' 
in podere Comitisse Matilde Legati , cognitor de causa &c. (3) , E 
anche dopo la morte di Federigo accaduta 1' anno 11 90. tro- 
viam , che Filippo di lui figliuolo e Duca di Toscana confer- 
mò r anno 11 93. al Monastero di Poiirone i beni tutti ad es- 
so conceduti a Comitissa Matilda & ejus patre Bonifacio ac ejus Avo 
Teudaìdo & Alberto Marchionihus & Duce Wdphone (4). 

Da ciò noi veggiamo > che il patrimonio Matildico era al- 
lora amministrato non da Arrigo VI. succeduto nell' Impero a 
Federigo I. suo padre , ma da Filippo fratel di Arrigo . E ab- 
biami ben un diploma di Arrigo, con cui comanda, che al- 
la Chiesa di Reggio si rendano alcune Corti , che date in enfi- 
teusi al Marchese Bonifacio e alla Contessa Matilde, dopo la 
morte di questa doveano ricadere alla Chiesa , e un altro , con 
cui conferma le donazioni, che il Marchese Bonifazio avea fat- 
te alla Chiesa medesima, ma in questi due diplomi non trattasi 
del patrimonio della Contessa, il cui dominio, o almeno Y am- 
ministrazione, dovea essere presso Filippo» Ma poiché Y anno 
11 98. fu sollevato alla Cattedra di S. Pietro Innocenzo III., 
egli , come rivolse il pensiero a ricuperare gli Stati posseduti già 
dalla Chiesa, e poscia ad essa rapiti, così non trascurò il patri- 
monio della Contessa Matilde. Benché Federigo e poi Filippo di 

lui 



»««— l»irilf 



(1) } b an. z»??. n. 11. Murat. Ann. d' Irai. an, 1184 

U) Arnold. Lubec Chron- L. IÌI. C. 16. (3J Antich. Eilenk T. L p, 3*0. 

(4; Buliar* Cafin. T. l'i* Cor/fi. 218. 



CAPO III. 159 

lai figliuolo ne avesscr preso possesso , come abbiam detto poc' 
anzi, le Città di Lombardia nondimeno, che da molto tempo 
scosso aveano il giogo Imperiale , e che nella celebre Pace di 
Costanza stabilita T anno 118 3. aveano ottenuta quella libertà 
e indipendenza, per cui sì lungamente aveano combattuto, con- 
siderandosi come Signore de' lor territori! , eransi impadronite di 
que' Castelli e di quelle Ville, che formavano quel patrimonio; 
e le Città di Mantova, di Modena, di Reggio e di Bologna, 
nelle quali principalmente esso era situato , doveano in ciò ave- 
re esercitata queii' autorità assoluta , di cui credevansi rivestite. 
Innocenzo III. avvertitone fin dal principio del suo Pontificato 
intraprese di ricuperare i diritti della sua Sede. L' autore della 
Vita d' Innocenzo pubblicata dal Baluzio e poi dal Muratori (1) 
racconta, eh' egli mandò alcuni Legati a chiedere alle Città, 
che occupavanle, le Terre della Contessa Matilde; che le Città 
eran pronte a riconoscere sotto alcune condizioni le Terre me- 
desime dalla Chiesa; ma che non parendo al Pontefice ragione- 
voli e giuste le condizioni da esse richieste, ei non volle loro 
accordarne veruna parte , trattone ciò , eh' ei concedette al Ves- 
covo di Mantova, differendo ad altro tempo la conclusione di 
questo affare . E io produrrò di fatto la lettera di Innocenzo 
( la qual però non appartiene al principio del suo Pontificato, ma 
all' anno settimo, cioè al 1204.) con cui permette al detto Ves- 
covo di prender possesso a nome della Chiesa delle Terre , che 
già erano della Concessa Matilde , poste dentro la sua Diocesi , 
o ad essa contigue , e di goderne i frutti. 

A render più validi i diritti del Romano Pontefice sopra il 
patrimonio Matildico avrebbe dovuto giovar non poco il testa- 
mento di Arrigo VI. Imperadore figlio e successore di Federigo, 
e morto f anno 11 97. Il sopradetto autore della vita d' Inno- 
cenzo III. racconta (2), eh' esso fu trovato Y anno 1200. nelT 
equipaggio di Marquardo , creato da Arrigo Marchese d'Ancona, 
allor quando le sue truppe furono sconfitte dalle Pontificie pres- 
so Palermo nella guerra da lui mossa per impedire al Pontefice 
Innocenzo la tutela del giovane Federigo , che fu poi Imperado- 
re, a lui affidata dall' Imperadrice Costanza Vedova di irrigo* 

mor- 



..0> Scfipr. Ree (tal. T. EH. P, [. p. 489. 

(2; IX p. 45, 1. 



i6o MEMORIE STOR. MODENESI. 

morta V anno 1198. Di questo testamento ci ha dato un tran- 
sunto lo Scrittore medesimo; e in esso, per lasciar da parte al- 
tre cose, che al mio argomento non appartengono, ordinava 
Arrigo, che il Papa e la Chiesa dovesse confermare V Impero a 
Federigo suo figlio; e che , quando ciò accadesse , il patrimonio 
Matildico dovesse rendersi al Papa e alla Chiesa , trattene Me- 
dicina e Àrgelata nei Bolognese, eh* ei concedeva con altre Pro- 
vincie a Marquardo , a patto però , eh' ei le riconoscesse dal Pa- 
pa : De Imperio ordinamus , quod Dominus Papa & Ecclesia Romana 
ìllud fi Ho nostro confirment , & prò bac confirrnatione Imperli & Re- 
gni iioìumus y quod tota 'Terra nostra Comitatus Mathildis resti tuatttr 
Domino Papa & Romana Ecclesia: prater Medicinam è 3 Ar gelai am cum 
earum pertinentiis .... Insuper pracipimus Marcualdo Senescako no- 
stro , ut Ducatum Ravenna , Terram Brittonorii , & Marchiam Anco- 
nitanensem recipiat a Domino Papa & Romana Ecclesia , & recognoscat 
etiam ab éis Medicinam & Argelatam &c. Il Conte Senator Savioli 
ha mosso qualche dubbio (1) sulla legittimità di questo Testa- 
mento ; e certo sembra strano , che il Testamento d' un Impe- 
radore stesse celato tre anni, e non si scoprisse che accidental- 
mente all' occasione di una battaglia. Ma queste ricerche sono 
estranee al mio argomento . Certo non sembra , che Innocenzo 
ottenesse pienamente e tranquillamente il possesso del patrimo- 
nio Matildico; perciocché allor quando l'anno 1208. Ottone IV. 
cominciò a chiedere, e poscia f anno 1209. ottenne la Corona 
Imperiale, trai patti, co' quali s' obbligò al Pontefice, fu la 
conservazione o la restituzione degli Stati £ de' beni della Chie- 
sa , e fra essi dei patrimonio suddetto (2). Di fatto abbiamo una 
lettera <T Innocenzo de' 25. di Febbrajo dell' anno 1209. al Pa- 
triarca d' Aquileja, in cui gli ordina di ripeter da Ottone quel 
patrimonio, eh' egli avea promesso di rendere alla Chiesa (3); 
e a ciò ha relazione la venuta a Modena del Patriarca medesi- 
mo , che si accenna nella Cronaca di Giovanni da Bazzano all' 
anno 1208. (4) Ottone non fu molto fedele mantenitore di sue 
promesse , e alcuni vogliono , che da lui avesse Salinguerra il 

pa- 



ri) Ann. Bologn. T. IL P. I. p 229. 

(7) Murar. Ann. d' fra!, an. 1109. 

(?) De Riibeis Monum. Eccl. Aqiu'L col, 660* 

(4) Script. Rer. Ital. T, XV. col. 557. 



CAPO III. 161 

patrimonio Matildico. Ma io non trovo antico scrittore, che ce 
ne faccia lede, e V autorità del Gavitelli e del Chiaramonti , 
che sole si arrecano, non basta a persuadercene. E panni per- 
ciò più verisimile , eh' ei non T ottenesse dapprima che da In- 
nccenzo III. , il quale in virtù di questo Testamento o in altro 
modo entrò in possesso delle Terre della Contessa Matilde. 

Eran già più anni, dacché Salinguerra contrastava col Mar- 
chese Aldobrandino d' Este pel dominio di Ferrara, e dopo di- 
versi successi , de' quali non è di questo luogo il parlare , 1' an- 
no 121 3. si venne a un trattato di pace, per cui si stabilì, che 
fosse ad amendue comune il dominio di quella Città , ma che 
Salinguerra dovesse riconoscerlo dal Marchese come a titolo di 
feudo (1) . Dovea ben conoscere Salinguerra, che non poteva 
una tal convenzione durar lungamente; e che Aldobrandino tan- 
to più potente di lui avrebbelo finalmente costretto a rinunciare 
a diritti, che per quel trattato avea ottenuti. Dicdesi egli adun- 
que a cercar tutti i mezzi , per accrescere il suo potere in mo- 
do da sostenersi contro del suo temuto rivale. E parvegli a ciò 
opportunissimo il dominio di que' Castelli di queste Provincie , 
che in esse formavano il patrimonio della Contessa Matilde. Ri- 
volsesi egli adunque al Pontefice Innocenzo III. , e avendolo 
trovato favorevole a suoi desiderii, ottenne ciò, che bramava; e 
a 7. di Settembre del 1215. prestògli il consueto giuramento di 
fedeltà, annoverando iti esso i beni, de quali dal Papa era sta- 
to investito . Il giuramento di Salinguerra è stato pubblicato dal 
Rinaldi (2) e da altri, ma così scorrettamente, che quasi tutti 
i nomi propri vi son travisati . I Castelli e le Ville , che in es- 
so sì dicono conceduti a Salinguerra, sono Medicina, e due parti 
di Argelata nel Bolognese, Carpi, Montebaranzone, e la Pieve del- 
la Rocca S. Maria nelle montagne di Modena, Carpineto , Bis- 
mamova, Mandria, Bianello , Castellarano , Fosdondo, Mozole , 
Bondeno di Arduino, e Pigognaga, oltre molti altri beni appar- 
tenenti al medesimo patrimonio, che erano sparsi in più altri Ca- 
stelli del Modenese e del Reggiano. E per questa investitura Sa- 
linguerra promise di pagare ogni anno alla Chiesa quaranta mar- 
che d' argento , e di prestar colle sue truppe ajuto al Pontefice 

Tom. L X nel 



(1) Antich Eli. T. I. p. 4><*. 

(2; Ann, Eccl. ad an, 112 5. 



i6ì MEMORIE STOR. MODENESI. 

nel conservare o nel ricuperare secondo il bisogno le altre parti 
del pacrimonio Matildico e gli altri Stati alia Chiesa stessa sog- 
getti. V atto solenne del giuramento di fedeltà, e dell* investi- 
tura in seguito di esso a Salinguerra accordata , fu celebrato nel- 
la Chiesa di Carpi. Pellegrino Cappellano dei Papa diede Y in- 
vestitura, e vi furon presenti Niccolò Vescovo di Reggio , Mai- 
nardino Vescovo d' Imola , Arrigo Vescovo di Bologna , gli Ar- 
cipreti di Carpi e di Quarantola , alcuni Abati e molti Nobili 
delle più illustri famiglie di Reggio . 

Il Castello di Carpi era stato finallora compreso nel terri- 
torio di Reggio. Ma esso era troppo vicino a Modena, perchè 
non dovesse spiacere altamente a' Modenesi il vederlo in mano 
di Salinguerra, contra del quale avean dovuto guerreggiare due 
anni addietro, come altrove vedremo. Sdegnati all' avviso di 
ciò, che era seguito in Carpi, il qual Castello, come più vici- 
no a Modena, pareva scelto a queir atto da Salinguerra per in- 
sultarli , presero le armi, e colà accorsi furiosamente ne caccia- 
rci* le truppe , che Salinguerra aveavi poste a difeso, . Quindi re- 
catisi alla montagna, da Montebaranzone ancora, e probabil- 
mente, benché nelle Cronache non si nomini espressamente, dalla 
vicina Pieve di Rocca S. Maria costrinsero a fuggire gli altri soldati 
da lui collocativi. Lo sdegno de' Modenesi eccitò quel del Pon- 
tefice , a cui dovette ricorrere Salinguerra , ed egli perciò fulmi- 
nò sopra la Città V interdetto, e dichiarò scomunicati il Pode- 
stà e i Magistrati. Il Comune di Modena spedi suoi Messi al 
Pontefice F anno seguente 1216. e morto frattanto nel Luglio 
Innocenzo, e succedutogli Onorio III., questi si mostrò più fa- 
cile verso de' Modenesi , e pago , che in attestato della lor sog- 
gezione essi depositassero nelle mani di Obizzo Vescovo di Par- 
ma suo delegato i due suddetti Castelli , e che gli chiedessero 
T assoluzione delle incorse censure , con suo Breve de' 23. di 
Decembre dello stesso anno consegnò a titolo di custodia al Co- 
mune di Modena i due Castelli medesimi, col peso d'un annuo 
canone da pagarsi alla Sede Apostolica, e perciò lo stesso Pon- 
tefice rinnovando nel 1217. a Salinguerra V investitura del pa- 
trimonio Matildico ne eccettuò Carpi e Montebaranzone : salva 
tamen disposìtione nostra circa ipsum Carpum & Montebaranzone . 

Fu dunque scemato alquanto quel patrimonio coir escluder- 
ne Carpi e Montebaranzone. Par, che i Reggiani ancora si op- 

po- 



CAPO III. 163 

ponessero in parte ali* esecuzion di questa Investitura; perche 
essi T anno 121 2. strinsero alleanza col Comune di Cremona 
per mantenere il possesso di alcune Terre lor contrastate da' 
Mantovani, cioè Pigognaga , Gonzaga, Suzzata, Bondeno de* 
Roncoli , e Bondeno d' Arduino , alcune delle quali Terre 
eran comprese nel patrimonio Matildico. Ne in questo docu- 
mento si fa menzione alcuna della concessione, che a Salinguer- 
ra aveane fatto il Papa , come se di essa non si facesse alcun 
conto . I Bolognesi restrinseso anche maggiormente ]' investitu- 
ra di Salinguerra, col continuare ad occupare Argelata e Medi- 
cina , benché il Pontefice proccurasse colle censure di costrin- 
gerli a cederle (1) ; ma due anni appresso furon più docili, e 
le consegnarono al Papa (2). E ciò, che è più degno d' osser- 
vazione, si è, che Onorio nella sua Bolla del uii., di cui 
diremo fra poco , dopo aver detto , che il Cardinal Vescovo d' 
Ostia suo Legato avea ricevuto da' Bolognesi que' due Castelli , 
soggiugne , che per suo ordine il Cardinale medesimo .affidata 
aveane la custodia ad Arrigo da Paragnano Suddiacono ; e di 
Salinguerra non fa alcuna menzione , come se niun diritto aves- 
se egli sopra di essi 5 e nulla fosse V investitura, eh' egli stesso 
glien' avea accordata. E par veramente, che il Papa, o perchè 
Salinguerra ne avesse incorso lo sdegno , o per altra qual che si 
fosse ragione, non si curasse più di mantenerlo in possesso del 
patrimonio, di cui V avea investito. E forse ancora, essendo 
que' Castelli occupati in gran parte da Comuni delle Città, ne 9 
cui territorii eran poste, e non avendo Salinguerra bastevol for- 
za a conquistarli , ei ricusò di pagare al Papa il censo pattuito 
per beni , di cui non godeva, e Onorio perciò tentò altri mez- 
zi per rientrarne al possesso . 

Certo è , che Onorio si rivolse a Federigo , allor quando 
egli si apparecchiava a scendere in Italia Y anno 1220. per ri- 
cever da lui la Corona Imperiale, e pregollo a rendere alla Chie- 
sa il Contado Matildico , il quale da molte e diverse persone era inde- 
bitamente occupato, come narra lo «tesso Pontefice in una sua Bol- 

X 2 la 



(?) Savoli Ann. Boi. T. II. P. II. p ?8<5. 
(3) ivi P, 1. p. 395. 



164 MEMORIE STOR. MODENESI. 

la de' 18. di Febbrajo del 1221. (1) Di fatto abbiam su ciò un 
diploma di Federigo segnato nel suo campo presso S. Leone nel 
Mantovano a 24. di Settembre del 1220., che conservasi nell' 
Archivio della Comunità di Reggio , e che sarà da me pubbli- 
cato . In esso egli dice, di aver già dato ordine, che tutto il 
Contado e il podere della Contessa Matilde si renda alla Chiesa; 
mette al bando dell' Impero i figli de' Conti Alberto di Casaloldo 
e Verisi , i quali ostinatamente anche dopo i replicati comandi 
volean ritenere il Castel di Gonzaga da essi occupato, ( il qua! 
però non è nominato nelle Investiture ) e aggiugne , eli egli- ha 
già fatto consegnar a due Capellani Pontifìcii, detti Alatrino e Ri- 
naldo, a ciò scelti dal Papa, il formale possesso de' Castelli di 
Gonzaga, dì Pigognaga, de' due Bondeni e di tutto- il rimanente 
patrimonio Matildico. Questo fatto medesimo e la restituzione già 
seguita delle suddette Terre confermasi da Onorio III. nella Bolla 
poc anzi accennata dell' anno 1221. , k\ cui racconta le cose me- 
desime, che abbiam veduto narrarsi da Federigo; e aggiugne, che 
in conseguenza di questa restituzione molti Baroni, Cavalieri, ed 
altri, che occupate aveano quelle Terre, gli avean prestato il giu- 
ramento di fedeltà, riconoscendo di tenerle dalla Chiesa. Ora né 
nel Diploma di Federigo, ne nella Bolla di Onorio si fa men- 
zione alcuna di Salinguerra , a cui sì gran parte delle Terre Ma- 
tildiche era stata conceduta; indicio evidente, che o 1' Investi- 
tura, non era mai stata recata ad effetto , o era stata poco ap- 
presso rivocata . Cosi avendo il Pontefice ottenuta da Federigo 
la restituzione del patrimonio Matildico , ei cominciò a dispor- 
ne. In un antico Inventario da me veduto delie Scritture delia 
Nobil famiglia Canossa^/Si indica sotto V anno 1221. V inve- 
stitura del podere Matildico data dal Legato Pontificio a Guido da 
Canossa; la quale però non dovett* essere stesa a tutto il patri- 
monio, ma solo a quella parte, che quella famiglia ne possede- 
va, e di cui secondo le circostanze de tempi ella chiedeva l' in- 
vestitura ora all' Imperadore , ór al Pontefice . Di fatto si sog- 
giugne ivi la nota di un' istanza fatta da Guido al Pontefice 
Onorio F anno 1224. per essere investito nella parte, che avea- 
no Albertino e Rolandin da Canossa defunti ne' Castelli di Ca- 
nossa, di Bianello, di Gesso, e quella dell' investitura di fatto 

ac- 



10 Anticiuit. [tal. T. I. col. 175, 



CAPO UT. 165 

accordata dallo stesso Pontefice. Ma questa famiglia medesima, 
che in questa occasione riconobbe il dominio del Papa in quel- 
le Terre, a tempi di Arrigo VII. a lui ebbe ricorso > e da lui 
ricevette V anno 131 1. t investitura di Bianello, come ci mo- 
stra il citato Inventario. 

Poco tempo durò la concordia fra il Papa e l'Imperadore, 
e delle dissensioni, che presto tra essi si accesero, dovette gio- 
varsi Salinguerra , per ottenere efficacemente da Federigo ciò , 
che dal Pontefice o avea inutilmente ottenuto , o gli era presto 
stato ritolto . Non abbiamo diploma alcuno di Federigo , ^con 
cui accordi a Salinguerra l'investitura del patrimonio Matildico. 
Ma eh' ci l'ottenesse, affermasi primieramente dall'autore della 
picciola Cronaca Ferrarese pubblicata dal Muratori, ove circa 
l'anno 1240., dopo aver raccontato, che Federigo tratto avea 
Salinguerra nel suo partito, aggiugne : In cujus rei perniciosa sihi 
premium Salinguerra accepìt a Federico Curiam Carpineta cum Castel" 
lo, qua stint in Territorio Regiensium (1). E ciò ricavasi innoltre 
da un altro diploma di Federigo in favor di Jacopo Torello fi- 
glio di Salinguerra, il qual si conserva ri» copia nel Regio Ar- 
chivio di Mantova. Dopo varie vicende, nelle quali Salinguerra 
ora avea perduta, ora ricuperata, la Signoria di Ferrara, cadu- 
to finalmente nelle mani de' suoi nimici l'anno 1240. fu con- 
dotto prigione a Venezia, ove finì di vivere pochi anni appres- 
so. L'epoca della morte di Salinguerra non è stata finora de- 
terminata con esattezza, dicendosi solo, ch'ei morì circa il 
1245. Nel segreto Archivio Estense ho trovata una lettera scrit- 
ta da Venezia a Gaspare Sardi , in cui un Fra Francesco , di 
cui non ho potuto sciferare il cognome , gli scrive di essere sta- 
to alla Chiesa di S. Niccolò al Lido , e di avervi trovato il se- 
polcro di Salinguerra con questa Iscrizione : Sepitlcrum Magnifici 
Domini Salinguerre de Ferreria primi qui ohiit die XXf. Julli 
M.CCXLUIL Quella voce primi però è indicio, che questa Iscri- 
zione non è di quel tempo . Ora essa più non ritrovasi nella 
detta Chiesa ; ma essa eravi anche al principio del secolo scos- 
so, quando Gio. Giorgio Palfero Tedesco raccolse tutte le Iscri- 
zioni , che potè trovare in Venezia , e le unì in un codice , 
che è tra quelli di Apostolo Zeno, come mi ha avvertito il 

Ch. 



(0 Script. Rer, Irai. T. Vili. col. 4S4, 



i66 MEMORIE STOR. MODENESI. 

Ch. Sìg. D. Jacopo Morelli . Ivi però in vece di primi leggesì 
pini y la qual voce non veggo qual senso possa avere. Lasciò 
egli un suo figlio , cioè il detto Jacopo , ma ben diverso dal 
padre ; perciocché quanto questi era stato accorto , coraggioso , 
ed intraprendente , altrettanto melenso e infingardo ne era il fi- 
glio, che fu perciò dagli Storici di que' tempi soprannomato il 
fatuo. Ciò non ostante o egli stesso, o chi per lui adoperavasi, 
dopo la morte di Salinguerra ebbe ricorso a Federigo , per otte- 
ner la conferma de' feudi, che già erano stati .conceduti a suo 
padre. Federigo trovandosi in Verona Tanno 1245. nel mese di 
Giugno concedetegli il richiesto Diploma . In esso è degno di 
osservazione, che non si nomina più il patrimonio Matildico , 
ma esso viene indicato col nome di Contado di Carpineto , che 
come luogo principale è nominato anche nelle Pontificie Inve- 
stiture di quel patrimonio , e poscia in seguito a Carpineto si 
aggiungono la maggior parte degli altri luoghi , che eran com- 
presi nel patrimonio ( e vi si nominano ancora Carpi e Mon- 
tebaranzone ) e pia altri ancora , che prima non vi jeran com- 
presi , e de' quali forse avea ottenuto Salinguerra di esser posto 
al possesso , per istendere sempre più la sua autorità e il suo 
potere . Federigo adunque investe a titol di Feudo Jacopo To- 
rello di tutti i suddetti luoghi , qua diEìus quondam pater ejus eo 
die , .quo ultimo ad fidem nostrum & Imperii devenit , juste tenui t & 
possedit .. 

Questo diploma però non potè assicurare a Jacopo il co- 
stante e pacifico possedimento di questi suoi Feudi . Innocenzo 
IV. che era allora Pontefice , e che in quell'anno medesimo 
avea fulminata nel Concilio di Lione la sentenza di scomunica 
contro di Federigo, avea un nipote in Reggio della nobilissima 
famiglia da Fogliano nominato Tommaso, il quale avea per sua 
moglie una figlia naturale di Paolo Traversari Signor di Ra- 
venna , legittimata dallo stesso Innocenzo . Di questa notizia 
sconosciuta anche al Rossi Storico Ravennate siam debitori alla 
Cronaca inedita di Fra Salimbene , e piacemi di recar qui il 
passo , in cui egli coli' usata sua sincerità ne ragiona . Dopo 
aver narrata la mor^e di Paolo Traversari accaduta l'anno 1240.^ 
ex quo , prosiegue , remansit filia non Jegitime nata , qua dìSla est 
Traversaria . . . . Hanc sape vidi, & fuit pukherrima domina , & 
bene morigerata ..... Hanc Papa Innocentius 111L legitimavit , ut 

pos- 



CAPO IIL 167 

posset ber e di t^re , & dedit e ani in uxorem D. Tbomasia de Foli ano , 
qui erat de Regio, & attinebat sili , & in Romagnola Comitem fecìt; 
& pì.uuìt Ravcnnatibus . Genuit autern Tbomasius ex ea filium nomi- 
ne Fanfara .... qui cum pcrvenisset ad bivium pytbagorica littera 
uìtimum diem cìausit . Di fatto fin dall' anno 1149. veggiamo , 
che Innocenzo confermò a Tommaso da Fogliano suo nipote e 
Maresciallo le Regalie, che Guglielmo Re de' Romani ( eletto 
per opporlo all' Imp. Federigo ) aveagli concedute nelle Città e 
ne' distretti di Cervia e di Bertinoro (1). E da un altro Breve 
dell'anno 1253. raccogliamo, che Bonifacio fratel di Tommaso 
era Rettore o Governatore del Ducato di Spoleti. Un'altra 
pruova del suo affetto avea già data Innocenzo a Fogliani , per- 
ciocché con un suo Breve de' 24. di Aprile del 1250., dopo 
aver rammentati i servigi da. essi prestati alla Chiesa, e le esen- 
zioni da ogni gravezza, ch'egli avea loro accordate, concede 
anche ad essi la giurisdizion temporale sopra i loro Castelli . 
Ma con qual diritto accordava loro Innocenzo tal privilegio, ei 
che non era Signore della Città di Reggio, e di quel territorio? Io- 
credo, ch'egli usasse allora di quell'autorità , ch'ei credeva com- 
petergli, cioè di sostener le veci dell' Imperadore ,. allor quando 
era vacante l'Impero. E vacante dovea egli crederlo allora do- 
po la deposizione di Federigo fatta l'anno 1245, Or Tommaso 
unitosi con altri della sua famiglia » cioè con Alberto, Guido, 
e Ugolino, e ben sapendo di far cosa grata al Pontefice, asse- 
diaron la Rocca di Carpineto occupata o dal figlio di Salin- 
guerra o da altri di lui alleati , e seguaci dell' Imp. Federigo . 
Quindi Innocenzo, per mostrare la sua riconoscenza, commise 
loro con suo Breve de' 6. di Novembre del 1254. la custodia e 
la difesa di quella Rocca e sue pertinenze a nome della Chiesa 
Romana, finché essi vivessero. In questo Breve medesimo In- 
nocenzo rivoca ed annulla non solo le Investiture dalla Chiesa 
Romana gik accordate a Salinguerra e a' suoi eredi , ma qua- 
lunque altra ancora, che fatta si fosse, e singolarmente una, 
di cui non abbiamo altra notizia , fatta a' figli di P. da Bai- 
so della Villa di S. Cassiano e di Guiligua, che erano nel di- 
stretto di Carpineto . Quindi con altro Breve del giorno mede- 
simo, affinchè essi potessero più agevolmente difendere la Roc- 
ca 



(i; Murar. Piena Efpeilz. &c. p. 5Ó3, 



i6S MEMORIE STOR. MODENESI. 

ca di Carpinete , investilli di tutti i beni e di tutti i diritti 
che la Chiesa Romana aveva ne' distretti di Bianelio, di Fano' 
di Fosdondo , di Mazola , e in altri luoghi della Diocesi di 
Reggio. E poco appresso con un'altra parte del patrimonio Ma- 
tildico, cioè co* Castelli di Carpi e di Montebaranzone volle In- 
nocenzo beneficare un altro suo nipote , cioè Ugo da Sanvita- 
le. Con suo Breve de' 6. di Fcbbrajo dell'anno stesso ordinò ai 
Comune di Modena di richiamare da Carpi i suoi Uffiziali . E 
quindi Ugo colà recatosi ne prese possesso a 24. di Decembre 
dell' anno stesso. Del rumore, che perciò levossi in Modena, 
e del modo , con cui i Modenesi cacciarono Ugo , come già cac- 
ciato aveano Salinguerra, e delle censure, con cui dal Papa fu- 
rono fulminati , e da cui furon poscia prosciolti , diremo a luogo 
più opportuno. Par nondimeno, che il Papa si riservasse, benché 
ciò non sia chiaramente espresso, il diritto a quel censo, che 
soleva il Comun di Modena annualmente pagargli per Carpi e 
per Montebaranzone, perciocché Urbano IV. l'anno 1264. vo- 
lendo provvedere a Manfredo Roberti Reggiano da Alessandro 
IV. eletto Vescovo di Verona, ma rigettato dal Clero, e poi an- 
che fatto prigione da Gibellini , gli assegnò in compenso omnia 
jura omnesque jurisdiBiones fruBus reddìtus ac froventus , & cetera 9 
%ue Romana Ecclesia in Castro de Carpo ejusque territorio... obtinet . 
La concession d'Innocenzo era ristretta alla vita di Tom- 
maso e degli altri Fogliarli, che erano stati investiti di Carpi- 
lieto . 1 lor discendenti nondimeno continuarono a tenerne il 
possesso . Anzi essendosi quella famiglia stranamente moltiplica- 
ta , nacquer controversie tra essi. Era la Rocca di Carpineto 
Tanno 1287. in. man di Bernardo, che era insieme Proposto di 
quella Chiesa, e di Francesco di lui fratello, quando Matteo, 
Bertolino e Niccolò figli di Ugolino uno degli investiti da In- 
nocenzo IV. la espugnarono e se ne fecer padroni (1). Durò 
lungamente la guerra civile , né è qui luogo di ragionarne . 
Finalmente Fanno 1320. i Fogliani , che finallora ricevuta avea- 
no l'investitura di Carpinete da' Romani Pontefici , si rivolsero 
per ottenerla all'Impero. Era questo allora vacante, perciocché 
dopo la morte di Arrigo VII. divisi gli Elettori in due contrarii 
partiti , uno di esii avea scelto a Re de' Romani Federigo Du- 



(j, S.rJpr, Rcr, Ita]. T, V'IH. col. 1168. 



CAPO III. 169 

ca d'Austria, l'altro avea scelto Lodovico il Eavaro. Contesero 
essi lungamente tra loro , e il partito de Guelfi era favorevole 
a Federigo, quel de' Gibellini al Bavaro . Reggio allora regge- 
vasi a parte Guelfa; ma non tutti i Reggiani erano di quel 
partito , e la famiglia medesima de' Fogliani era divisa , per- 
ciocché nel detto anno veggiamo , che furono condennati come 
ribelli Bernardino, Simone, e Giovanni figli del fu Francesco, 
Guglielmino di Giovanni, Alberto, Rolandino , Bcchese e Man- 
fredino figli di Simone , Bernardo , Almerico, Francescano e 
Niccolò detto Guercio del fu Guglielmello , e alcuni figli natu- 
rali di Francesco e del detto Simone (1) . Nel partito Guelfo 
al contrario erano Guido Savina, Guglielmino e Niccolò del fu 
Matteo, Tommasino, Guido Riccio, Giovanriccio , Giberto, 
Guglielmino, e un figlio di Paolo, detto Niccolò, tutti fratelli 
e figli del fu Niccolò fratello del suddetto Matteo. Or questi 
nell'anno medesimo 132,0. ricorsero al Re Federigo, e a' 25. 
di Marzo ne riportaron diploma , con cui vennero investiti ad 
feudo di Carpinete e delle sue dipendenze , che diceasi vacante 
dopo la morte di Salinguerra ; e perchè que' del partito loro 
contrario potevan muovere controversie , e pretender diritto al- 
la medesima investitura, i secondi ottenner da' primi, probabil- 
mente collo sborso di grossa somma , la rinuncia e la cessione 
delle loro ragioni (2) . Non parve però ad qssì per avventura , 
che fosse abbastanza sicuro il loro possesso , e perciò V anno 
1321. ricorsero al Pontefice Giovanni XXII. e ottennero con 
Breve segnato in Avignone agli 2. di Maggio di esserne inve- 
stiti co' lor discendenti in perpetuo a titolo di feudo coli' obbli- 
go di pagare ogni anno due fiorini d' oro . L' investitura era 
stata accordata a Guglielmo, a Guido Savina, e agli altri nomi- 
nati poc'anzi. Ma poscia Fanno seguente Guido Riccio co' suoi 
fratelli per mostrarsi grati a' servigi loro prestati da Guido Sa- 
vina e da Niccolò di lui fratello, cederon loro i diritti, che 
ad essi spettavano in molte Ville e in molti luoghi , come per- 
tinenze della Corte di Carpinete , cioè in Gavardo , S. Eleuca- 
dio, Caderoggia, Dinazzano , e Gesso de' Malapresi. Così i 
Fogliani ottennero di stabilirsi sempre più fermamente ne' vasti 
Tom. I. Y loro 



(i) Taccoli T. III. p. 723. 
(2; Ivi p* 49. 



i 7 o MEMORIE STOR. MODENESI. 

loro possedimenti. E anche allorché i Gonzaghi nel 1335. oc- 
cuparono il dominio di Reggio, togliendolo a Fogliani , che 
per qualche tempo f avean tenuto, convcnnesi, che la Rocca di 
Carpineto sarebbe restata in lor potere. Di fatto nell'Archivio 
Vaticano conservasi la memoria del censo da essi pagato per la 
Rocca di Carpineto gli anni 1336. e 1338., ne essi certo 
l'avrebbcr pagato, se non ne fossero stati al possesso. Ed essi 
continuarono a posseder quella Rocca per lungo tempo, anche 
dappoiché Reggio l'anno 1371. cadde in poter de' Visconti, 
perciocché tra Castelli , il cui possedimento Barnaba Visconti 
assicurò a Guido Savina da Fogliano, fu Castrum & Rocha Car* 
fSneti cum Fillis de Carpineto , de Busanella & S. Donino , de Pan" 
tana, de Alo zolle , de Pontono 3 de S agaza , de Pivago , de Palestra, 
de yillalbara . Nel 138$. Carenza figlia di Aimerico da Fogliano 
vendette ai Sessi la parte , che avea di sua ragione nella Terra, 
nella Rocca, e nelle Case di Carpineto (1) . Gli altri Fogliani 
dovettero tenerne il possesso fino all'anno 1409. in cui abbat- 
tuto il forte loro partito da Niccolò III. Marchese di Ferrara , 
i loro- feudi in gran parte furono confiscati. E sembra anzi , 
che essi fossero, anche spogliati de' beni allodiali , che vi posse- 
devano ; perciocché il March. Borso nel 145 z. confermò al Co- 
mune di Carpineto l'usofrutto de' beni,; che già erano stati de' 
Nobili da Fogliano (2) i 

I Gonzaghi nondimeno, benché nell 5 accennato trattato del 
1335. avesser promesso a' Fogliani di rilasciar loro, e rilasciasser 
di fatto la Rocca di Carpineto colle sue pertinenze , alcuni an- 
ni appresso tentarono di privameli . Nel Regio Archivio di 
Mantova conservasi un diploma di Carlo. IV. Imperadore se- 
gnato in quella Città a 28. di Novembre del 1354., in cui 
narra , che Guido Filippo e Feltrino fratelli e figli di Luigi 
Gonzaga , Vicarii Imperiali in Mantova e in Reggio , aveangli 
esposto, che Federigo IL avea investito Jacopo Torello figlio di 
Salinguerra della Rocca di Carpineto e delle sue pertinenze , ma 
che essendo mancato Jacopo senza legittimi successori , e non es- 
sendo state chieste altre Investiture Imperiali ( giacché di quel- 
la di Federigo d' Austria non tenevasi alcun conto ) era essa 

de- 



Ci) Arch. Puhbl. di Reggio. 
O) Arch. Segr, Ertenfe . 



CAPO III. r 7 i 

devoluta al Fisco, e perciò egli ne investe i tre suddetti fra- 
telli. Vuoisi qui avvertire all'arte da Gonzaghi usata per otte- 
nere rinvestitura. Non dovean essi ignorare, che Jacopo, ben- 
ché uomo di senno debole, avea da Maria Morosini Veneta 
Gentildonna sua moglie avuto un figlio detto dal nome dell' avolo 
Salinguerra, e che viveva allora Torello nipote di quest' ultimo 
Salinguerra, e marito di Isabella dal Carretto, da cui questa no- 
bilissima famiglia si è fino a* nostri dì propagata . Quindi non 
potendo, senza esporsi a pericolo di mentita, affermarsi, che 
Jacopo non avesse avuti legittimi figli y si usò l'equivoca espres- 
sione di legittimi successori, la quale poteva giustificarsi col dire, 
che tali non erano i discendenti di Jacopo , perchè non avendo 
essi chiesta l'Imperiale Investitura, non poteansi rimirare come 
legittimi successori ne* feudi. Ma l'Imperiai diploma con quest' 
arte ottenuto , non ostante il poter de' Gonzaghi Signoti allora 
di Reggio , non ebbe effetto , e i Fogliani continuarono , come 
si è detto, a tener la Rocca di Carpinete), finche abbattuta la 
lor famiglia l'anno 1409. , quella Rocca con tutto il territorio 
di Reggio venne in poter degli Estensi , e più non si fece pa- 
rola d' investitura particolare di Carpineto o di altre Terre del 
patrimonio Matildico . 

Io ho annoverate finora , e con più esattezza , se mal non 
m'appongo, che non siasi fatto finora, tutte le vicende dell' ere- 
dità e degli allodiali della Contessa Matilde . Ma or ci conviene 
volgerci di nuovo addietro , ed esporre quasi in un punto di vi- 
sta il risultato delle cose diffusamente narrate . Noi abbiam ve- 
duti i Papi e gli Imperadori disputarsi il diritto sopra questo pa- 
trimonio , e or gli uni or gli altri accordarne l'investitura, se- 
condo che i tempi e le circostanze erano or agli' uni or agli 
altri più favorevoli . Né ciò solamente . La Contessa Matilde 
non avea potuto disporre in favor della Chiesa, che di que' be- 
ni , eh' ella avea o per eredità ricevuti , o acquistati per lei me- 
desima; e di essi avea bensì la proprietà e il dominio utile, e 
poteva trasferirlo in chi le piacesse ; ma il dominio supremo era 
presso l'Impero, a cui queste Provincie sono state in ognitem- 
po soggette , ne la Contessa poteva alienare queste Città , il cui 
governo erale stato dall'Impero affidato. Potevan dunque i Pon- 
tefici in virtù della donazion di Matilde rimirarsi come investiti 
della proprietà e dell'utile dominio delle Terre e de' beni allo- 

Y z diali 



i7* MEMORIE STOR. MODENESI. 
diali della medesima; ma non potevano in virtù di essa preten- 
der di averne il supremo dominio. E gli Imperadori similmen- 
te, come capi dell'Impero, potevan rimirarsi come Sovrani delle 
Terre comprese nel patrimonio Matildico , ma non potevan to- 
gliere né alla Contessa, né a chi da essa ne era stato investito, 
il dominio utile e il diritto di proprietà . E nondimeno veggia- 
mo spesso confondersi una cosa coir altra; e nelle Bolle de' Ro- 
mani Pontefici troviamo espressioni , che non convengono che 
a supremo Signore , e nelle Investiture Imperiali ne troviamo 
altre, colle quali si dispone del dominio utile e della proprietà . 
Ma tale era la condizion di que' tempi, quando non ancora 
ben dichiarati i veri principii del diritto , né distinti ancor bene 
i diversi titoli, co' quali si poteva avere il dominio, confondevasi 
una cosa coir altra per modo, che tutto era pieno di oscurità e 
di contraddizioni. E se chi chiedeva, o chi dava le investiture, 
fosse stato richiesto a spiegar chiaramente, che cosa avesse egli 
voluto concedere, difficilmente, avrebbe potuto, soddisfare a tale 
inchiesta . 

E' degna ancora d* osservazione la diversità de' nomi , con 
cui il patrimonio Matildico viene in diversi tempi indicato . 
A' tempi dell' ìmp. Arrigo, che fu il primo ad impadronirsene, 
essa chiamasi semplicemente' eredità. A' tempi d'Innocenzo II. 
veggiarno sostituito il nome di Allodio , poscia quello di Casa', 
sicché chi ne era investito dice vasi Dominus Domus Comitissx Stfa- 
ibìldis , e de Domo Comitissa AUthildis dicevansi quelli , a' quali 
qualche parte ne era stata conceduta, e talvolta ancora nello 
stesso secolo e nel seguente si adoperò il nome di possessione , e 
di podere , e di patrimonio », tutte espressioni , le quali, a dir ve- 
ro , son più adattate a spiegare i beni allodiali e patrimoniali, 
che il supremo dominio su qualche Provincia . Innocenzo HI. 
fu il primo a nominare distintamente i Castelli e le Terre nel 
Modenese , nel Reggiano , e nel Bolognese , che nel patrimonio 
Matildico erair comprese; e <C tempi di questo Pontefice a no- 
mi ài patrimonio, di allodio &c. finallora usati si sostituì il 
più autorevole nome di Contado Matildico . I Brevi di Onorio 
III. furon gli ultimi , in cui quelle Terre si indicassero come 
patrimonio della Contessa Matilde . Federigo II. , senza fare al- 
cuna menzion di Matilde, nominò il Contado di Carpinete, e 
ìe altre Terre da esso dipendenti, e ad esso congiunte, e lo 

stes- 



CAPO ITI. X73 

sresso fece 1' Imperador Carlo IV. nell'Investitura accordatane a* 
Gonzaghi . E cosi pure Innocenzo IV. e Giovanni XXII. nel 
dare il possesso or di Carpi , or di Carpineto e di altre Terre 
appartenenti già a quel patrimonio, disser soltanto, che esse 
erano proprie della Chiesa Romana, senza indicare, per qual 
diritto le avesse ella acquistate . Questa incostanza di formalità 
e di espressioni è una nuova pruova dell' infelice stato , in cui 
era allora la Giurisprudenza , per cui non sapevasi dare alle pa- 
role il lor giusto valore , e ne nascevan perciò controversie e 
dubbi , che , se le idee fossero state più precise e più chiare , 
non sarebber mai nari . Ma noi col parlare del patrimonio Ma- 
tildico siam venuti scendendo a tempi troppo più bassi dall' E- 
poca, a cui siamo restati; e ci convien perciò rivolgerci di nuo- 
vo addietro, e tornare a' tempi, che vennero appresso alla- rnor~ 
te della Contessa Matilde 

CAPO IV, 

Dello staio di queste Provincie dalla morte della Contessa Matilde 

fino alla face di Costanza* 

DOpo la morte della Contessa Matilde non sappiamo-, a chi 
dall'Impero fosse affidato il governo di queste Provincie. An. jruj ; 
Anzi non abbiam cenno di alcun Conte o Marchese, che iti 
nome di esso le reggesse. Arrigo VI. Imperadore venne tosto 
in Italia. Ma, come già abbiamo osservato , par che più solle- 
cito ei fosse di mettersi al possesso dell'eredità della Contessa 5 
che di stabilire e di assicurare il suo dominio. E qualche Placi- 
to da lui tenuto è il solo atto di autorità , che in quelle Pro- 
vincie , delle quali io ragiono, veggasi da lui esercitato. E ve- 
ramente come in tutta la Lombardia, così qui ancora aveano già 
da gran tempo cominciato i popoli a scuotere il giogo Imperia- 
le, e a farsi liberi e indipendenti .- Il Muratori combattendo 
l'opinion del Sigonio , il qual pensò, che solo al principio del 
XII. secolo dopo la morte di Arrigo IV. si desse principio a 
questa rivoluzione , osserva (i) , che fin dagli ultimi anni del 
decimo secolo , mentre Ottone III. ancor fanciullo era Imperan- 
do-- 



idi. . . 



(0 Antiq, Ita!. T. IV. col, j. &c, 



i 74 MEMORIE STOR. MODENESI. 

dorè , cominciarono a giovarsi di quella a lor favorevole circo- 
stanza, per regolarsi come più loro piacesse; e che molto mag- 
giore fecesi- poscia 1' indipendenza, allor quando dopo la morte di 
Ottone sorser le guerre tra Arrigo li. e Ardoino pretendenti al 
Regno d' Italia , le quali nel corso di quel secolo stesso si rin- 
novaron più volte tra diversi pretendenti al Regno medesimo . 
Perciocché allora divise le Città Italiane in diversi partiti , e 
abbracciando quale V una qual l' altra parte , venivano spesso a 
guerra 1' una contro dell' altra. Ora in tale stato di cose dovea- 
no esse necessariamente prender forma di Repubblica, determi- 
nare, chi volesser riconoscere a loro Sovrano, raccoglier truppe 
per sostenerne i diritti, imporre gravezze, affin di stipendiarle, 
ed esercitare altri somiglianti atti di autorità e di giurisdizione . 
Ne i Sovrani potevano a ciò opporsi, perchè in tal guisa essi 
avrebber perduto il favore di quelle Città , senza cui non pote- 
vano lusingarsi di salire al trono. Anzi essi medesimi, per aver- 
le lor favorevoli, concedevano ad esse esenzioni e privilegi, co' 
quali speravano di assicurarsi la corona , e di abbattere i loro 
avversari; ma veramente venivan con essi a stringersi essi me- 
desimi tra que' ceppi , di cui invano avrebber poscia proccurato 
di sciogliersi. Ciò, che accadde più volte in somiglianti contese 
trai pretendenti al Regno d'Italia, accadde poscia ancora più 
volte all'occasion delle controversie, che si eccitarono tra '1 Sa- 
cerdozio e l'Impero. Molte Città veggendo Y Imperador fulmi- 
nato dalle Ecclesiastiche censure, si credetter lecito, anzi si ri- 
putaron tenute a scuoterne il giogo, e a negargli ubbidienza, 
e abbiam veduta la Contessa Matilde , che dall' Impero avea 
avuto il governo' di queste Provincie, prender l'armi contro di 
Arrigo, e muovergli guerra. E quindi ancora dovea necessaria- 
mente avvenire , che in tale sconvolgimento di cose le Città 
Italiane prendessero quelle risoluzioni , che sembravan loro più 
opportune, e che provvedessero esse medesime alla lor sicurez- 
za. Veggasi tutto ciò stesamente provato dal Muratori, il quale 
produce diversi trattati fatti dagli Imperadori e da' Re d'Italia 
con diverse Città, co' quali si conccdon loro tai privilegi, che 
sembran quasi riconoscerle come indipendenti . 

Un' altra ragione io credo , che concorresse a stabilire que- 
sto nuovo sistema di governo in Italia , cioè la molta autorità 
.dagli Imperadori a* Vescovi conceduta. Abbiam veduto, che Ot- 
to- 



CAPO IV. 175 

tone I. Tanno 964. accordò alla Chiesa di Reggio tcrram ipsìus 
Cotnitatus & piibìicam fmiFUojwm cum str.uatico & nutris in tircuìtu t 
& fossa: , & alvcwn aqux a quatuor milìiariìs intrìnsecas & extrin- 
secus sursum & dcorsum , servfs & ancilìis ère. e che similmente 
Corrado I. donò l'anno 1038. al Vescovo lngone tutto il Con- 
tado di Modena , e tutti i regali diritti , che erano di sua ra- 
gione ; e che perciò a' Conti , che in nome dell' Impero gover- 
navano queste Provincie , rimaneva solo il diritto di ammini- 
strar la giustizia, e di condurre le truppe in tempo di guerra. 
I vastissimi allodiali , che qui possedeva la Contessa Matilde , e 
che prima di essa posseduti aveano i suoi Antenati , ne rende- 
vano rispettnoile l'autorità, e perciò gli abbiamo veduti gover- 
nare quesce Provincie non altrimenti che come Sovrani. Ma in 
ciò ancora abbiamo una pruova del decadimento dell' autorità 
Imperiale. Perciocché la Contessa Matilde, benché dall'Impero 
ricevuta avesse Y autorità e la giurisdizione , credettesi lecito 
nondimeno , per sostener la causa de' Romani Pontefici , il ri- 
volger l'armi contro Y Imperador medesimo, e sostener contro 
lui > come abbiamo osservato, una lunga e ostinata guerra. 

In tal maniera il diritto del più forte era il solo , che al- 
lora si conoscesse, e l'ignoranza universale, che allora era in 
ogni parte, concorse a sconvolger sempre più ogni cosa. Il do- 
minio utile non distinguevasi dal dominio diretto , e chi aveva 
avuto il primo, credevasi investito ancor del secondo. I Conti, 
1 Vescovi , le Città contendevan tra loro sulla giurisdizione , o- 
gnuno produceva in suo favor privilegi , che sembravan com- 
battere l' un contro V altro , sì perché i loro 'estensori non sa- 
pevan spiegar giustamente i limiti, entro i quali si dovean ri- 
stringere, sì perché essi da ognuno intendevansi, come gli riu- 
sciva più vantaggioso . Quindi quelle tante controversie , che ve- 
drem poscia nascere in Modena e in Reggio tra 1 Vescovi e i 
Comuni , le quali non ebber fine , che sugli ultimi anni del se- 
colo XIII.,. e quelle tante carte, che sembrano contraddirsi l'u- 
na all'altra, mentre un luogo e un diritto medesimo or sem- 
bra donato ed accordato ad uno, ora ad un altro. 

Q.iindo cominciassero Modena e Reggio a reggersi a for- 
ma di Repubblica , non possiamo precisamente determinarlo .. 
Secondo la Cronica di Giovanni da Bazzano l'anno 1057. men- 
tre T Imp. Corrado trovavasi in Parma y fu ivi stretta un allean- 
za 



i 7 6 MEMORIE STOR. MODENESI, 

za tra i Parmigiani e i Modenesi (i) . Ma forse il Cronista scri- 
vendo di cose a lui anteriori di tre secoli ha qui preso errore ■ 
perciocché in queir anno medesimo il Marchese Bonifacio con- 
dusse le sue truppe ad espugnar Parma sollevatasi contro Arri- 
go , come altrove si è detto; e perciò j Modenesi dovettero in 
quella occasione esser nimici anzi che alleati de* Parmigiani 
E' certo però , che circa quel tempo esisteva, già il palazzo di 
questa Città , e ciò ci mostra, che vi si radunavano i Cittadini 
a trattare de pubblici aifari. Una carta di enfiteusi fatta dal 
Vescovo Viberto agli 8. di Marzo dell'anno 1046. ha la data : 
ASìum infra palacio Mutino, . E perchè potrebbesi dubitare , che 
s'intendesse il palazzo del Vescovo, più chiaramente spiegasi in 
un' altra carta de' 5. di Marzo del 1056., che contiene una do- 
nazione di terre fatta da alcuni alla Chiesa di S. Geminiano , 
ed è segnata : ABum in palacio de a'vis ( voce usata ne* secoli 
bassi per civitatis ) Motina . E in un'altra del primo di Aprile 
del 1105. ABum in palatio de civitate urbe Mutina ; e iti akra 
del 1108. ABum in palatio urbis Mutine . Il non trovarsene men- 
zione che in alcune carte fa , che non possiamo indicarne pre- 
cisamente la situazione. Ma è verisimile, che non fosse molto 
discosto dalla Cattedrale né dal Vescovado^ e perciò a un di 
presso , ove é al presente. 

Non troviamo però alcun atto, in cui ci si mostri stabilito 
e veramente formato sì presto né in Modena né in Reggio il 
governo Repubblicano. Ma pur ne osserviamo qualche comincia- 
mento all'anno 997. in cui Giovanni Vescovo di Modena fon- 
dando questo Monastero di S, Pietro , dice che il fa col con- 
senso non solo del suo Clero, ma ancora de' Militi , ossia de* 
Nobili e potenti, come ci mostra il documento, che ne ho pub- 
blicato . E cosi pure in una donazione, che l'anno 998. fece 
quel Vescovo al medesimo Monastero , accenna il consenso a 
ciò dato dal Clero, da' Militi, e dal Popolo . Non veggiam però 
nominati i Consoli di Modena che air anno 1135. come tra po- 
co vedremo , e il primo Podestà , che in questa Città ci si of- 
fre , é Gherardo Rangone all'anno 115 6.., il qual poscia fu ri- 
vestito della dignità di Legato Imperiale. Ma di ciò parleremo 
più a lungo altrove. Le guerre frali' una e l'altra Città d' Italia 

co- 



■ ■■ . , 1 " ' . ' i ■■ r 



(i; Script. Rer. Ita!, Te XV. coi 555. 



CAPO IV. 177 

cominciaron più presto; e una delle prime fu quella de' Milane- / La# nii § 
si contro i Comaschi, che ebbe principio Tanno 11 18., e non 
terminò che l'anno 1127. colla rovina de' secondi . I Milanesi 
chiamarono in loro ajuto molte delle Città Italiane ; e tra esse 
fu Modena ancora , come abbiamo nel Poema su quella guerra 
pubblicato dai Muratori : 

Min ina cum multi 's venit bue armata sagittìs fi) . 
Un' altra guerra dovrebbe qui aver luogo , se volessimo seguire 
l'autorità del Platina nella sua Storia di Mantova (.). Abbiam 
veduto poc'anzi narrarsi da alcuni sotto Tanno 1025. l'unirsi 
che fecero insieme, benché con poco felice successo, i Modene- 
si e i Reggiani per contrastare a Mantovani il dominio sul Po. 
E veramente a quell'anno la fissa il Platina. Ma il Lambecio 
nel pubblicarne la Storia ha avvertito , che e corso errore nel 
MS. , e che la serie medesima delle cose , che da lui si raccon- 
tano , ci fa vedere , eh' essa secondo questo Scrittore accadde 
Tanno 1115. Il Platina la descrive assai lungamente e con 
molta eloquenza , inserendovi ancor T orazione , eh' ei finge te- 
nuta nel Senato, com'ei l'appella, di Mantova dagli Ambascia- 
dori di Parma e di Ferrara , per indurlo a far pace co' suoi ni- 
mici . Ma dobbiam noi credere questo racconto ? Ognun sa , 
quanto sia favolosa e romanzesca la Storia del Platina, e quan- 
to poco convenga fidarsi a questo Scrittore, ove ragiona delle 
cose più antiche . E traile favole io credo certo , che annoverar 
debbasi questa guerra , di cui niuna Cronaca antica e niun do- 
cumento di quelT età fa menzione . Di fatto ne il Muratori ne' 
suoi Annali , né il Dott. Visi nella recente sua Storia di Man- 
tova , non ne fanno pur cenno . E noi vedrem poscia, che dee 
essa differirsi alTanno 1225. 

La prima occasione adunque , a mio credere , nella quale 
i Modenesi cominciarono a prender T armi in difesa de' loro di- 
ritti e della lor patria, fu Tanno 1x31., e ne fu il soggetto la 
celebre Badia e il Castel di Nonantola . Di essa ho parlato a 
lungo nella Storia di quella Badia (3) , e qui perciò ne ragio- 
nerò più in breve , ristringendo in poco ciò , che ivi ho stesa- 
mente provato . La detta Badia cominciava a destar gelosia e 

Tom. 1. 7j ti- 



(T Script. Rer. 7 tal. T. V. p. 45^, (3) T, I. p. 112, &c. 

(2; Ib. T. XX. col. 653. &c. 



i 7 S MEMORIE STO R. MODENESI. 

timore nel Vescovo non meno che nel Comune di Modena . 
Essa stendeva la sua giurisdizione spirituale insieme e temporale 
non solo su quel Castello a poche miglia distante dalla Città , 
ma su molti altri Castelli e su molte altre Chiese all' intorno ; 
e i privilegi, di cui i Romani Pontefici e gli Imperadori 1* avea- 
no arricchita , la rendevan troppo potente agli occhi de' Mode- 
nesi . I Vescovi di questa Città avean più volte tentato di sce- 
mare T autorità degli Abati , e al Vescovo Dodone riuscì V an- 
no ri 21. di ottener dal Pontefice Callisto II. una Bolla, con 
cui molte Chiese , che finallora erano state soggette alla Badia 
di Nonantola , dichiaravansi di ragione del Vescovado di Mode- 
na; e in quelle, che lasciavansi al governo dell'Abate, veni- 
vasi a ristringerne di molto f autorità . I Monaci nondimeno si 
adoperarono per modo , che I' anno 1 1 24. ottennero dallo stes- 
so Pontefice un* altra Bolla , con cui venivasi tacitamente a ri- 
vocar quella dell' anno 1121., perciocché egli lor confermava 
con essa tutti i privilegi , che i precedenti Pontefici aveano a 
quella Badia conceduti . Dovette ciò innaspar maggiormente gli 
animi de' Modenesi , e questi perciò cominciarono a infestare , 
e a molestare in ogni maniera che lor fosse possibile i Nonan- 
tolani , singolarmente col deviar le acque dal lor territorio . Co- 
nobber questi , che non era loro possibile il sostenersi più lun- 
go tempo contro una Città troppo più potente di essi ; e che 
altro mezzo loro non rimaneva a difendersi , che il cercar la 
protezione e V ajuto di un* altra Città , che potesse opporsi alle 
violenze de* Modenesi . 

Perciò nel Dicembre dell'anno 1131. i Sindici Nonantola- 
ni insieme con due Monaci a ciò destinati dal loro Abate Ilde* 
brando vennero a Bologna , e ivi nella Chiesa di S. Ambrogio 
si strinsero in alleanza con quel Comune. Promisergli i Nonan- 
tolani a nome ancora di tutti gli altri , che abitavano in Terre 
alla Radia sottoposte , di conservare e di proccurare gli onori e 
i vantaggi del Comune medesimo , e di portarne anche i pesi , 
come se fosseso ascritti a una delle quattro Porte della Città ; 
di ricorrere alla Chiesa di Bologna in tutto ciò , a che non 
giungeva V autorità degli Abati , cioè per riceverne il Crisma e 
T Olio Santo ; di pagare ogni anno per ciascheduna casa sogget- 
ta alla Badia quattro denari Lucchesi , e di non far mai cosa 
alcuna a danno del Comune di Bologna , anzi di recargli ajuto 

con- 



CAPO IV. i 79 

contro chicchessia, trattone contro l Imperadore, e di non far 
tregua co' Modenesi senza il consenso de* Bolognesi . E si ag- 
giungono poscia i patti consueti intorno al numero e allo sti- 
pendio de' soldati da mandarsi in ajuto del Comun di Bologna . 
Un somigliante giuramento fecero ancora i Cattanei , ossia i 
Capitani del Castel di Nonantola ; e i Bolognesi a vicenda ob- 
bligaronsi a difendere i Nonantolani contro tutti i loro nimici , 
trattone contro del loro Abate , e di non far tregua o pace co" 
Modenesi senza il loro consenso , e spiegarono essi pure le con- 
dizioni e il modo degli ajuti, che colle lor truppe avrebber loro 
somministrati . Era da temersi , che questo fatto dovesse innas- 
pare per modo gli animi de* Modenesi , che prese le armi cor- 
resser tosto a danni de* Nonantolani e de* lor protettori. Ma pa- An. II s lu 
re , che il venir , che fecero in queste parti 1' anno seguente il 
Pontefice Innocenzo II. il qual fu anche in Nonantola nell' Ot- 
tobre , e con nuova Bolla confermò i privilegi di quella Badia, 
e poscia il Re Lottano già Duca di Sassonia , il quale 1* anno 
1125. era succeduto ad Arrigo V. ne* Regni d'Italia e di Ger- 
mania, e venuto nel 1131. in Italia, ebbe poi in Roma l'an- 
no seguente la corona Imperiale , sospendesse per qualche tem- 
po l' indegnazione di questo Comune . Ma appena egli nella sta- 
te dell'anno 1133. fu tornato in Allemagna , dall'una parte e ' ll 2*' 
dall' altra si venne all' armi . E già i Bolognesi uniti a Nonan- 
tolani e a que' del distretto di S. Giovanni in Persiceto eran più 
volte entrati , se crediamo al Sigonio , nel territorio di Modena 
predando tutto ciò, che veniva loro alle mani; e i Modenesi a 
vicenda , colto il tempo opportuno , fecero una furiosa scorreria 
su' territorii di Nonantola e di S. Giovanni , e carichi di ricca 
preda se ne tornarono a casa . I Monaci Nonantolani temendo 
forse, che i Modenesi non dovessero in questa guerra rimaner 
superiori a loro nimici , e far pagare ad essi la pena dell' allean- 
za stretta co' Bolognesi , ebber ricorso al Pontefice Innocenzo II., 
ed esponendogli 1* infelice lor condizione , e i danni , che con- 
tinuamente ricevevano da* Modenesi , ottennero , eh' egli con re- 
plicati Brevi gli ammonisse a desistere da tali violenze, e li ci- 
tasse a render ragione al suo Tribunale . Inutili furono per al- 
lora le Pontificie minaccie , e i Modenesi continuarono ad in- 
festare il territorio Nonantolano . Di che sdegnato il Pontefice 
a 24. di Giugno del 1135. da Pisa, ov' ei si trovava, con suo 

Z 2 Bre- 



i8o MEMORIE STOR. MODENESI. 

Breve diretto al Clero di Modena fulminò la scomunica contro 
i Consoli di questa Città ( de' quali abbiam in questo Breve la 
prima menzione ) minacciando ancora di gittar l'interdetto sulla 
Città , se i Consoli non si fossero al suo voler sottomessi . Ma 
essi allora si sottomisero , e nel Settembre dell' anno stesso con- 
chiuser la pace co' Bolognesi e co' Nonantolani . Questo tratta- 
to , che è interamente a vantaggio de' secondi , è stato pubbli- 
cato dal C. Senator Savioli (i). In esso promettono i Modenesi 
di non recare più alcun danno ne al Comune di Bologna né 
all' Abate e al Popolo di Nonantola riguardo agli articoli tra 
essi convenuti l'anno 1131. , che di là dalla Villa di Camura- 
na non avrebbon fatto nel fiume Secchia lavoro alcuno , che 
impedisse alle acque lo scorrere liberamente; che di qua da Ca- 
murana, se avesser dovuto far qualche lavoro alla lor naviga- 
zione opportuno, 1' avrebbon fatto senza recar danno alle spon- 
de, e senza pregiudizio della Chiesa Nonantolana; che negli al- 
tri fiumi nulla avrebbon fatto di nuovo , senza il consenso dell' 
Abate o del popolo di Nonantola, e senza la decisione del Pon- 
tefice o dell' Imperadore ; che avrebbero obbligati i lor Cattanei 
e Valvassori ad osservare i patti medesimi ; e così pure avreb- 
ber esatto dal Comune di Panzano allora soggetto a Modena . 
Più altri articoli si aggiunsero riguardanti il perdono delle pas- 
sate ingiurie , il rifacimento de' danni , e il vicendevole ajuto da 
prestarsi dall' una parte all' altra contro i violatori di questi pat- 
ti . E così parve stabilita una ferma e durevol pace, se pur fer- 
mo e durevole poteva essere un Trattato , che i Modenesi non 
poteano non rimirare come troppo a* loro interessi dannoso . 
An. u-*6 . La venuta in Italia dell' Imperador Lottano e dell' Impera- 

drice Richenza sua moglie, che accadde nel seguente anno 1136. 
giovò a impedire aline n per qualche tempo nuove ostilità. Ver- 
so la fine dell' anno trovaronsi amendue in queste Provincie . 
L' Imperadrice era in Reggio fin dal Settembre, e a nome dell' 
Imperadore rendeva giustizia a chi a lei ricorreva . Cosi veggia- 
rao , che i Monaci di S. Pietro di Modena nel detto mese le 
presentarono una doglianza contro alcuni usurpatori de' loro be- 
ni (z) ; e che nel Novembre e nel Decembre ella tenne ivi due 
placiti , uno in favore del Monastero di Nonantola contro di 

al- 



Cx) Ami: di Boi. T. I. p. 189. (2) Antiq. Itah T. VJ. col. 235. 



CAPO IV. 181 

alcuni t che occupato aveano nel Reggiano il luogo della Cella, 
che era del medesimo Monastero , f altro contro alcuni usurpa- 
tori de' beni della Chiesa di Reggio (i). E di Lottano parimen- 
ti abbiani due Diplomi, uno nel Decembre dello stesso anno in 
ravor della Chiesa di Reggio, segnato in Episcopati Kcgii , l'al- 
tro in favore del Monastero di S. Prospero spedito nei seguente 
Gennajo , e segnato in Episcopatu Mutinensi . (2) 

L' Imperadore Lottano venne a morte sulla fine dell' anno 
stesso, mentre tornava in Allemagna, e fu eletto l'anno se- 
guente a succedergli Corrado fratello di Federigo Duca di Sve- 
via , il quale non venne mai in Italia. E poco appresso, cioè, 
secondo le Cronache di Faenza, l'anno 1140, ricominciò la 
guerra , e i Faentini uniti co' Bolognesi vennero devastando il Aa. 1142. 
territorio di Modena singolarmente ne' contorni di Nonanto- 
la (3) . Ma secondo le Cronache Modenesi e Bolognesi , i Mo- 
denesi tardarono a ripigliar Tarmi fino all'anno 1142., dopo 
la morte d'Ildebrando Abate di Nonantola, che forse avea ami- 
ci e protettori troppo potenti , per potere impunemente venir 
con lui a contrasto . Neil' Agosto del detto anno i Modenesi 
condotti, dicono, non so su qual fondamenro , il Briani e il 
Vedriani, da Filippo dal Forno, avanzatisi colle lor truppe fin 
dentro alla Valle del Reno vennero a battaglia co' Bolognesi , 
ma ne ebber la peggio , e molti vi rimasero uccisi , molti feriti , 
e tra gli altri vi perdetter la vita Alessandro de' Petrezzani Ca- 
valiere, e due della nobil famiglia Guidoni , della quale tre al- 
tri caddero in mano de' vincitori . Questo fatto si narra dalle 
Cronache Modenesi e dalle Bolognesi (4) , nelle quali però non 
si fa menzione di Nonantola . Ma il Sigonio aggiugne , che 
quel Castello da' Modenesi era stato assediato , e che forse sa- 
rebbe caduto nelle lor mani , se V accennata sconfitta non gli 
avesse costretti a ritornarsene fuggendo a Modena . 

Non abbiam notizie di altro fatto d' armi , che allora acca- 
desse . Ma i Nonantolani e i Bolognesi continuarono a render 
più forte in ogni possibil maniera il loro partito . I Monaci ot- 
ten- 



ni) Ib. T. I. col. 61$, T. VI. col. (?) Mit:areII. Script, Favent. p. 210. 

*?}. (a) Script. Rcr. IcaL T. X(. col. 5$. 

(* Ughell. Tf. Sacr. T. TI. p. 288. T. XV III. col. 106. 
Affarofì Mem. ài S. Profp. T. I. p.87. 



iJi ^MEMORIE STOR. MODENESI 

tennero dal Pve Corrado Tanno 1144. un onorevol diploma, 
con cui egli riceveva sotto la Real sua protezione la lor Ba- 
dia , e prometteva all' Abate di rivendicarle tutti gli antichi pos- 
sedimenti, de' quali ne' due secoli precedenti era stata privata. 

An. 1145. E i Bolognesi, stendendo sempre più i loro confini, ottennero 
nel seguente anno 1145. che gli uomini di Savignano , Castel- 
lo del Modenese, ove confina col Bolognese, ad imitazione dì 
que' di Nonantola loro si sottomettessero (1) . Ed è probabile, 
che circa questi tempi medesimi i Bolognesi , o per volontaria 
dedizion di que' popoli , o a forza d' armi , occupassero il distret- 
to Persicetano e di Crevaicuore , ed altri luoghi di que' con- 
torni , i quali in addietro erano stati compresi nel territorio di 
Modena , come si è diffusamente provato nella Storia della Ba- 
dia di Nonantola (2) . Ma ciò non bastava a far , che i 
Modenesi cessassero dall' infestare la stessa Badia ; anzi ne ac- 
cendeva maggiormente lo sdegno ; e ne faceva ad essa provar 
gli effetti sempre più dannosi e funesti . L' Abate Alberto , che 
allor reggeva quel Monastero , ebbe ricorso al Pontefice Euge- 
nio III. , che era passato in Francia , ove nella Quaresima dell' 
anno 1148. tenne un Concilio in Rheims . E il Papa a 26. di 

An. 1148. Febbrajo dell' anno stesso diresse un Breve a Capitani Vassalli 
della Badia, in cui, dopo avere descritto lo stato infelice , a cui 
essa era condotta , caldamente gli esorta a volerla soccorrere , 
e a liberarla dalle persecuzioni de' suoi nimici . Ma tanto fu lun- 
gi , che questo Breve producesse 1' effetto , che si bramava , che 
i Modenesi maggiormente irritati corsero nell' anno stesso sopra 
Nonantola, e la distrussero interamente. Questo fatto nella Cro- 
naca del Bazzano narrasi all'anno 1149. Ma, come jho osser- 
vato nella Storia della Badia (3) , esso dee certamente fissarsi 
all' anno 1 148. 

Il Pontefice altamente sdegnato per sì grande ostinazione 
de' Modenesi nel molestar la Badia , determinossi a punirli con 
memorabil gastigo , che servisse anche agli altri d' esempio . E 
perciò con sua Bolla soppresse il Vescovado di Modena , coman- 
dando , che mai più in avvenire si desse Vescovo a questa Cit- 
tà . Non abbiamo la Bolla su ciò pubblicata dal Papa , ma ne 

ab- 



(1) Savioli Ann. Boi. T. IL P. il. (2) T. I. p. 454." 
p. ut. (3) T. I. p. 48. 



CAPO IV, 183 

abbiamo parecchi altri indubitabili documenti. Trovandosi egli al 
ritornar dalla Francia in Brescia a' 24. d'Agosto dell'anno stes- 
so, scrisse un Breve a Gherardo Vescovo di Bologna, in cui 
gli rende grazie, perchè abbia animati, secondo l'ordine, che 
da lui aveane avuto, i Consoli e il Popolo di Bologna a recar 
soccorso a' Nonantolani contro V oppressione de* Modenesi, e lo 
esorta a fomentare in essi questa risoluzione. Aggiugne , ch'egli 
ha avvertiti con sue lettere i Reggiani e i Parmigiani a non 
recare a' Modenesi soccorso di sorta alcuna. E finalmente con- 
chiude dicendo, che col parere de' Cardinali, di Pellegrino Pa- 
triarca d' Aquileja , e di molti Vescovi , egli ha privata per 
sempre Modena del Vescovado , e ha ordinato , che ne nella 
Città né nella Diocesi possa in avvenire esser Vescovo (1). 
Quindi l'anno seguente all'occasion di una Bolla da lui spedita 
da Viterbo agli 8. di Febbrajo in favore di questi Monaci di 
S. Pietro , ei parla di questo medesimo severo gastigo , con cui 
punita avea la pervicacia de' Modenesi, privandoli del Vescova- 
do , e dividendone la Diocesi frai Vescovi più vicini . Il Mura- 
tori , che l'ha pubblicata (2), l'ha assegnata all'anno 1148. , 
che vi è di fatto notato . Ma egli non ha avvertito , che nelle 
Bolle Tanno comincia a* 25. di Marzo, e che perciò nel Feb- 
brajo del 1149. doveasi segnare il 1148. E di fatto, come si è 
osservato poc'anzi, nel Febbrajo del 1148. il Pontefice era an- 
cora in Francia. Finalmente con Breve scritto dal Tusculano 
agli 8. di Aprile dello stesso anno 1149. e diretto a dieci Arci- 
preti di questa Diocesi , egli gli avverte , che avendo soppresso 
il Vescovado di Modena , e avendo a se riservate alcune Chiese 
di questa Diocesi , cioè quelle , a' cui Rettori è diretto il Bre- 
ve , essi dovranno in avvenire esser soggetti al Vescovo di Reg- 
gio (3). 

Era allora Vescovo di Modena Ribaldo; e le carte, che di 
lui conservansi neil' Archivio Capitolare , confermano ciò , che 
abbiam detto intorno all' epoca della soppressione del Vescova- 
do. Perciocché veggonsi investiture da lui accordate nel Febbra- 
jo e nel Maggio del 1148. Anzi se ne ha una ancora segnata 
in Savignano a 28. di Settembre; quando almeno fin dal mese 

di 



CO Savioii Ann Bologn T. i. P. IL p. 216. 
(2) Ant. Ttal T. IV. col. 1*5. 
($J Taccoli Meni. T. IX. p. 743. 



184 MEMORIE STOR. MODENESI. 

di Agosto era stata pubblicata la sentenza del Pontefice Euge- 
nio . Questo sembra indicarci, che il Vescovo ritirato nel suo 
Castello di Savignano , il qual convien dire , che presto si fosse 
staccato dall' alleanza de' Bolognesi , pensasse di opporsi al Pon- 
tificio decreto, e di mantenersi al possesso della sua Sede. Ma 
poscia, comunque andasser le cose, di lui non troviam più me- 
moria ; e par , eh* egli cedesse all' autorità del Pontefice . Le in- 
vestiture de' beni Capitolari veggonsi agli anni seguenti fatte dal 
Proposto Ubaldo insiem col Capitolo, e ciò fino all'anno 1154. 
in cui si cominciano a fare dal Cardinal Ildebrando, non come 
Vescovo , ma come amministratore della Chiesa Modenese ; e i 
titoli , eh' egli prende , sono i seguenti : D. Ildebrando Pei grafìa 
Sanffa Romana Ecclesìa Cardinali* Piaconus , & Mutinensis Ecclesìa 
ReSlor & procurator . Era questi il Cardinal Ildebrando Crasso 
Bolognese prima Canonico di S. Maria di Reno, a cui il Pon- 
tefice fidato avea il governo di questa Chiesa. E benché le car- 
te Capitolari di lui non faccian menzione che all'anno ii54> 
le carte Bolognesi però indicate dal C. Savioli cel mostrano am- 
ministratore di questa Chiesa fin dall'anno 1148. (1), mentre 
non era ancor Cardinale; ed egli continuò a reggerla fino air 
anno 1156. E alla fine di quell'anno, o al principio del se- 
An. 1156. g Uen te 1157. il Pontefice Adriano IV. successore di Eugenio 
rendette a Modena il Vescovado, e nelle carte del detto anno 
1157. veggiam nominato il Vescovo Arrigo. Questa riconcilia- 
zione de' Modenesi col Papa dovette essere effetto della pace da 
essi conchiusa co* Nonantolani e co' Bolognesi nel Settembre 
dell'anno n 56., la qual certo non fu molto onorevole a' Mo- 
denesi , perciocché essi non sol promisero di essere confederati 
co' Bolognesi , e di non recar loro molestia alcuna , ma che 
ancora nel caso , in cui i Bolognesi fossero mal soddisfatti del- 
la condotta de' Nonantolani, e volesser perciò punirli, i Mo- 
denesi in verun modo non si sarebbero opposti . E convien cer- 
to credere , che a mal partito fosser giunte le cose di questa 
Città , se le fu forza accondiscendere a tal condizione . 

Abbiam veduto poc'anzi , che il Pontefice Eugenio avea 
esortati i Reggiani e i Parmigiani a non dare soccorso di sorta 
alcuna a* Modenesi. E i Reggiani dovettero in ciò essere divo- 
ta- 



fij Savioii Ann. Boi. T. I. P. i, p, 285. 



CAPO IV. i8j 

tamente libbMitttfi al Pontificio comando; e ne ebbero in pre- 
mio V assegnamento al lor Vescovado delle dieci Pievi accenna- 
te , le quali però col rimettersi della Vescovil Sede in Modena 
tornarono a riunirsi all'antica lor Madre. Ma i Parmigiani co- 
minciarono allora a mostrare quella sincera amicizia pe' Mode- 
nesi , che mantenne* poi sempre costantemente. Essi con loro 
unironsi a danno de' Nonantolani e de' Bolognesi, e il Ponte- 
fice perciò sdegnatone privò essi pure del Vescovado , e il ga- 
stigo durò per essi fino al 115.4. Intorno a che veggasi ciò, 
che ho osservato nella citata mia Storia (1) . E* però cosa de- 
gna d'osservazione, che niun altro scrittore prima dell'Ange- 
li (2) ha l'atta menzione di questo fatto. Ne abbiam nondimeno un 
indicio nell'antica Cronaca di Parma, la quale all'anno 1151. 
ci mostra in guerra i Parmigiani contra i Reggiani , e nar- 
ra (3) y che nella festa di S. Agapito i primi cavalcarono sul 
territorio Reggiano fino alla Secchia guastando e incendiando 
ogni cosa, e che nel tornare addietro rispinsero fino alle mura 
della Città i Reggiani venuti loro incontro , e quasi tutti li fé- 
cer prigioni. Anzi un'altra Cronaca Ms. , che conservasi presso 
il P. Affò , aggiugne una circostanza ingiuriosa agli infelici 
Reggiani fatti prigioni , cioè , che i Parmigiani tenuerunt eos ibi 
trìbus diebus , & quarto die dimiserunt eos danies singulìs unum bacu* 
ium album in manu , & unam in f uhm in capite 16. Augusti y in cu- 
jus memoria dabant singulis unam scupazatam . Questo fatto narrasi 
ancora dall' Angeli (4). Sembra, che a questa occasione si stabi- 
lisse l'anno 115 1. quell'alleanza fra i Parmigiani e i Modene- 
si, il cui atto è stato pubblicato dal Muratori (5). Ma nel ri- 
produrlo ch'io farò a suo luogo, accennerò qualche ragione, 
che mi fa dubitare di errore corso nel segnar l'epoca di que- 
sto trattato . 

Una grande e memorabil rivoluzione andavasi frattanto 
apparecchiando in Italia. Le Città , e quelle della Lombardia 
singolarmente , come già si è osservato , cominciato aveano da 
lungo tempo a scuotere il giogo Imperiale , e a prendere il go- 
verno Repubblicano . I due Arrighi più occupati a combattere 

Tom. I. A a con- 



( 1 ) T. l . p. 1 20. 

(z) Stor, di Parma L. f. p. 77. 

(3) Script. Rer. Ital- T. IX. col. 760. 

(4) Stor. di Parma L. I. p. 78. (5) Antiq. Ital. T. IV, còl. 53, 



i86 MEMORIE STOR. MODENESI. 

contro de' Papi, che a mantenere o a ricuperare i loro diritti 
sulle Città d'Italia, co' privilegi accordati a quelle, che erano 
lor favorevoli, aveano anzi aumentata che frenata la loro indi- 
pendenza . Lottano III. successore di Arrigo V. parve destinato 
a rivendicare l'autorità Imperiale; e negli anni 1136. e n?7. 
vide quasi tutte le Città della Lombardia a lui soggettarsi . e 
Bologna stessa, , dopo un lungo assedio, dovette arrendersi. Ma 
mancato di vita al fine delio stesso anno 1137. ebbe in Corra- 
do un successore, che nulla curando gli affari d'Italia, in cui 
dopo la morte di Lottano non pose mai piede , diede alle Città 
di Lombardia quanto agio potean bramare, per rendersi forti in 
tal modo , che , se qualche altro Imperadore o Re d' Italia vo- 
lesse a se soggettarle, trovasse l'intrapresa oltre modo difficile 
e perigliosa. E ciò fu a' lor disegni opportuno, perciocché a 
Corrado l'anno 1152. succedette Federigo Duca di Svevia so- 
prannomato Barbarossa di lui nipote, ma troppo da lui diverso. 
Principe d' animo grande , di finissimo accorgimento , di non 
ordinario coraggio, sdegnossi al vedere una sì bella parte dell' 
Imperiale dominio, qual era l'Italia, fatta quasi indipendente e 
ribelle, e l'anno 1154. vi scese per soggiogarla, e l'anno n<5. 
ebbe in Roma la corona Imperiale. A me non appartiene il ri- 
tesser la lunga storia della guerra, eh' ei mosse alle Città, che 
sdegnavano di riconoscerlo , e a Milano principalmente, le cui 
vicende di questi tempi a quella illustre Metropoli così gloriose 
sono a tutti notissime . Io non debbo uscire dalle Provincie , 
che son l'oggetto di queste Memorie, e de' fatti altrove acca- 
duti debbo toccare sol quanto basta a ben intender le cose , che 
ad esse appartengono . 

Modena e lìeggio , benché avesser cominciato esse pure a 
An, 1157. reggersi a foggia di Repubblica, non fecer però opposizione al- 
cuna a Federigo ? forse anche, per ciò che appartiene a Mode- 
na , perché un furioso incendio, da cui ella fu rovinata l'anno 
11 57- (0 non l e permise allora di pensare alle armi, seppur 
questo non deesi anticipare all' anno 1148. a cui da altri si as- 
segna (2). Checché sia di ciò 3 allor quando Federigo trovavasi in 

Ita- 



(1) Script. Rer. Ital. Voi. XV. col. 556. 

(2) Ib. T. XI% col. 54. 



V 



CAPO IV. 187 

Italia T anno 1 1 5 5. ebbe al suo proprio servigio anche le trup- 
pe Modenesi , e un privilegio da lui in queir anno accordato al 
Monastero di S. Sisto di Piacenza ha la data : Dat. in campo Mu- 
nsium (1) . L' anno 1158. tornò la seconda volta in Italia; 
e prima di entrarvi spedi innanzi due Legati Imperiali, cioè Ri- ^ n * ll 5%* 
naldo Cancelliere e Ottone Conte Palatino di Witclspack ; e veg- 
giamo , eh' essi fissarono il lor soggiorno in Modena , e che ivi 
ricevettero i due Nuncii, che il Papa spediva innanzi all' Impe- 
radore (2) . E quando egli nel!' anno stesso, soggiogati i Milane- 
si , contro de' quali con molte altre Città anche Modena e Reg- 
gio mandarono le loro truppe (3), raunò la celebre Dieta di 
Roncaglia sul Piacentino , veggiamo , che tra' Vescovi ad essa 
intervenuti trovaronsi ancora que' di Modena e di Reggio , Ar- 
rigo ed Alberio (4), e 1' anno seguente 1' Imperàdore celebrò in 
Modena la solennità della Pasqua (5) , e in essa pure accordò 
un Diploma in favore di questo Monastero di S. Pietro (6) , e 
due altri 1' anno 11 60. in favore delle Chiese di Modena e di 
Reggio (7). Fu celebre f accennata Dieta tenuta in Roncaglia, 
perchè in es^a f Imperàdore, affine di rendere, com'egli diceva, 
la tranquillità all' Italia , volle , che i più celebri Giureconsulti 
ivi da lui radunati decidessero chiaramente , quali erano i dirit- 
ti, che alla Regia e Imperiale autorità erano necessariamente 
congiunti. Erano essi quattro Professori dell' Università di Bo- 
logna, Bulgaro, Martino, Ugo, e Jacopo. Ne Federigo ebbe 
occasion di dolersi della sua scelta. Essi, col consenso ancora 
di ventotto Giudici raccolti da molte Città d' Italia, decisero, 
per usare il transunto della lor sentenza datoci dal Ch. Conte 
Senator Savioli (8), che agli Imperadori per loro diritto appar- 
tenevano i Ducati, le Marche, i Contadi, il Consolato, le pub- 
bliche vie, f acque navigabili, i porti, i pedaggi, le pescagioni, 
i molini , le saline, la monetazione, gli armamenti , il teloneo, 
il fodero, le confiscazioni , i beni non occupati, il Palagio nel- 
le Città , e a tacer d' altre cose V annuo tributo sulle terre e 

A a 2 su- 



(1) Affò Stor. di Guaflalla T. I. p. 340 

(2) Script. Rer. I tal. T. VI. col. 7^8. 759. 

(3) *b. col. 1180. (*) J-b. col. 784. (5) Ib. col. lo$. 

(6) Ant. Ita). T. VI. col. 247. 

(7) Ib. T. VI. p. 249. Sillingard. Ep. Mut. p. 81. 

(8) Ann. Bologn. T. I. P. I. p. 319. 



188 MEMORIE STOR. MODENESI. 

sugli individui . Se dopo ciò fossero stati richiesti que' dottissimi 
Giureconsulti, qua! cosa rimanesse , che non fosse di Cesare, 
forse a questa seconda dimanda più difficilmente avrebber rispo- 
sto che alla prima. 

Se Federigo luiingossi di esser con ciò divenuto assoluto ar- 
n * ll & m bitro dell' Italia, egli si avvide presto, che le sue speranze non 
erano ben fondate. I Milanesi e i Bolognesi furono i primi a 
sollevarsi, quelli V anno seguente 1159. questi V anno 11 60. 
Ma due anni appresso soggiogata e distrutta la Città di. Milano, 
quella ancor di Bologna dovette implorarne pietà e perdono . 
Circa lo stesso tempo rinnovaronsi le antiche discordie tra '1 Sa- 
cerdozio e V Impero ; e il Card. Ottaviano sollevatosi 1' anno 
11 59. e fatto Antipapa contro di Alessandro III. eletto allora 
successor di Adriano trovò in Federigo un dichiarato e potente 
sostenitore „. L' Italia fu allora divisa in due contrarii partiti , se- 
guendo alcune Città quello di Alessandro , altre quel di Ottavia- 
no. Alessandro tentò dapprima di persuadere a Federigo la le- 
gittimità della sua elezione , ma essendosi egli dichiarato aper- 
tamente per Ottaviano, il Papa nel Giovedì Santo dell' anno 
ilio, dichiarollo scomunicato. Fino a quel tempo Modena e 
Reggio avean seguito il partito di Federigo , ed egli probabil- 
mente, affine di ottenerne il favore al suo Antipapa, avea fatti 
spedire i due accennati diplomi neh 1 ' anno 11 60. , uno a' 13. di 
Febbrajo in favore delia Chiesa di Modena, Y altro a' 15. di 
Aprile per quella di Reggio .. Egli è vero , che all' Enciclica de' 
Vescovi Scismatici scritta in Pavia nel Febbrajo del detto anno, 
qual si riporta da Radevico da Frisinga (1), non veggiam sot- 
toscritto né il Vescovo di Modena né quel di Reggio . Ma se- 
condo T edizione di Monsignor Mansi veggiam nominarsi tra* 
detti Vescovi Mniìnus Epìscopus (z). , se pur non è ivi corso er- 
rore di stampa. Checché sia di ciò, par che allora queste Pro- 
vincie favorissero Federigo, perche T anno n6z. lo veggiam 
risedere, come in luogo 1 amico, in Sa vignano Castello del Mode- 
nese (3). E 1' anno seguente 1163. veggiamo Ermanno Vesco- 
vo di Werden e Legato Imperiale risedere in Modena, e alla 

pre- 



CO Script. Rer. Irai T. VI. col. $50. 

(2) Concil. T. XXf. col. ii}8. 

(3; fUbeus Hift. Raveun, L„ VL col. 850* 



CAPO IV. >i8 9 

presenza del Vescovo Arrigo decidere una contesa delle Mona- 
che di S. Tommaso di Reggio contro Corrado figlio del defun- 
to Re Arrigo; il che sembra indicarci, che queste due Città 
avessero anche abbracciato lo Scisma. Tornò poscia 1' Impcrado- 
re in Allemagna, e frattanto V oppressione, da cui i Ministri 
Cesarei tenevano aggravate le Città Lombarde , le irritaron per 
modo , che rinnovossi presto la ribellione . Molte Città della 
ftlarca Trevigiana furon le prime a darne V esempio Y anno 
ii 64. e Bologna nell' anno stesso uccise il Vicario Imperiale. 
E ben conoscendo , che a ben difendere la pubblica causa con- 
veniva por fine alle discordie colle confinanti Città, i Bolognesi 
r anno 1166. rinnovaron la pace co' Modenesi; e benché già 
fosse palese la lor ribellione, voller nondimeno, che nelF atto 
si facesse menzione della fedeltà all' Imperadore dovuta (1) . 

L' anno 1167. ^ u quello, in cui veramente scoppiò la con- * . 

giura delle Città Lombarde contro di Federigo , e in cui comin- 
ciò la guerra da lui mossa per soggiogarle. Bologna fu nell'an- 
no stesso nuovamente costretta a soggettarsi air Imperadore , il 
qual però ebbe di questa vittoria un troppo disgustoso compenso, 
nel veder sorgere a suo dispetto dalle rovine coli' ajuto delle 
Città circostanti quella di Milano y e la stessa Bologna con più 
altre Città scuoter nuovamente il suo giogo. Modena e Reggio 
non furono traile prime ad entrar nella Lega; e T anno stesso 
1167. nel mese di Maggia veggiamo, eh' era in Modena coli' 
onorevole titolo di Legato Imperiale Gherardo Rangone,il qua- 
le nel detto mese unitamente coi Consoli della Città permise a' 
soprastanti alla Fabbrica della Cattedrale di scavare il terreno 
nella Città e ne' contorni di essa, per trarne i marmi al com- 
pimento della Fabbrica necessari!*; nel qual decreto eglf s' inti- 
tola : Dominus Gerardids Rangomts Imperatoria Majestatis per Mutine 
Episcopatum & Comitatum Legdtus (1) . Il C. Sa violi crede , che so* 
lo all' anno 1170; queste due Città si unissero alle Collegate 
(3), e che sia corso errore in un atto del Dicembre del 1167. 
in cui tra esse si nomina Modena, e il credo io pure. Ma un 
documento finora non osservato dell' Archivio di Reggio ci mo- 
stra, che al più tardi verso la fine dell' anno 11 68. aveano es- 
se 



(1) Antiquit. ttal. T. IV. col. 33?. 

M Antiq, hai. T.. t. col. ijf m ( s ) Ann. di Boi, T. II. P. I. p. & 



190 MEMORIE STO R. MODENESI. 

:se pure seguito V esempio delle Città confinanti . Prima però di 
entrare a parlarne, ci convien vedere, per quali mezzi si ap- 
parecchiassero esse a rendersi potenti in modo , che non avesse- 
ro a temere lo sdegno e la potenza Imperiale. 

I territori di Reggio e di Modena così nel piano come nel 
monte erano sparsi di Castelli e di Rocche, che aveano i lor 
proprii Signori , o perchè essi abusato avessero delle loro ricchez- 
ze e della loro autorità per erigersi in padroni di qualche di- 
stretto, o perchè co* loro servigi gli avessero ottenuti in dono 
dagli Imperadori o da' Re d' Italia . E furono essi indipendenti 
dalle Città , al cui territorio appartenevano , finché queste rimi- 
randosi come suddite dell' Impero non si curarono di stendere 
i lor confini; il che allora appena avrebbe ad esse recato verun 
vantaggio . Ma poiché cominciarono a scuotere il giogo , e a 
considerarsi come libere e indipendenti , conobber tosto , che 
troppo dannoso sarebbe lor riuscito f avere nel lor territorio 
tanti al.tri Signori, piccioli sì e di pochissime forze, ma pur 
bastevoli a turbare la lor giurisdizione , quando singolarmente si 
unissero insieme ; e che al contrario non picciol vantaggio ne 
avrebbon esse raccolto , se que' Castellani si fossero ad esse con- 
giunti con trattati ài amicizia e di alleanza, la quale potevasi 
anche sperare, che si cambiasse presto in ubbidienza e in sog- 
gezione. E anche a' Castellani medesimi poteva riuscir vantag- 
giosa questa alleanza , perciocché per una parte non potevano 
essi sì facilmente sperare di essere uniti gli uni agli altri , e i 
contrarli loro interessi potevano cagionare fra essi frequenti guer- 
re, e in seguito di esse la lor propria rovina. E per l'altra par- 
te unendosi a' Comuni delle vicine Città potevano lusingarsi di 
trovar in essi protezione ed ajuto contro de' loro nimici. 

I primi ad eseguire questo piogetto furono i Reggiani, e 
le prime a secondarlo furon due Donne . Bianello è uno di que' 
Castelli , che formano il feudo detto de' quattro Castelli , e che 
era stato occupato, non sappiam da chi, i' anno 1147. , e due 
Donne dette Egina e Coalia , le qua^.i probabilmente appartene- 
vano alla nobilissima famiglia da Canossa, che insiem con que- 
sto Castello era ancor padrona degli altri quattro , pretendevano 
di aver diritto sopra esso. Esse dunque indotte probabilmente 
dalle insinuazioni de' Reggiani , o dal bisogno di difendersi con- 
tro gli usurpatori de' loro diritti , nel Novembre del detto anno 

in 



CAPO IV. 191 

In Monte Giovanni promisero solcnnememenre a Consoli di Reg- 
no a nome ancora de' loro figli, i quali doveano essere pupilli, 
di abitare in Reggio un mese ogni anno in tempo di pace, due 
in tempo di guerra, di ajutare a proprie spese i Reggiani , quan- 
do fossero in guerra con altri , di esigere questo medesimo giu- 
ramento (il qual però non dovea obbligare che fino al prossimo 
Carnevale) da loro sudditi, di cedere al Comune di Reggio la 
metà di ciò , che esse aveano o avesser poscia nel Castello e nel- 
la Corte di Bianello , e di combattere a proprie spese nella guer- 
ra , che conveniva intraprendere per occupar quel Castello. I 
Reggiani per parte loro promisero di ajutarle essi pure a proprie 
spese nel ricuperar Bianello , e di dar loro quelle truppe , che 
fossero necessarie a difendere Monte Giovanni Castello vicino a 
Bianello, che dovea essere in potere di Egina e di Coalia , quan- 
do esse volessero di là trasportare il presidio a Bianello. Questo 
è il primo atto, che trovasi di tali alleanze, e somiglianti ad 
esso, cambiate le circostanze, sono gli altri, de' quali poscia di- 
remo . E vedesi ad esso, e così pure agli altri, finché non fu 
formata la lega, aggiunta la clausola, che eccettua la fedeltà 
all' Imperadore dovuta , la quale non doveasi mai violare . Non 
sappiamo , qual fosse poscia 1' effetto di questa alleanza. 

L' esempio delle nominate due Donne non ebbe allora se- 
guaci , e niun altro atto di tal natura abbiam più fino air an- 
no 11 56. Fu memorabil queir anno al Comune di Modena, per- 
chè vide allora per la prima volta gli abitanti di una vasta e 
montuosa ma fertil Provincia , cioè del Frignano , allearsi con 
esso . Non tutti furono , a dir vero , ugualmente pronti a strin- 
gere questa unione; perciocché de' due partiti , in cui era allo- 
ra quella Provincia divisa , detto V uno de' Corvoli , Y altro de' 
Guallandelli , il primo solo entrò in trattato co 1 Modenesi . Ma 
di ciò diremo più stesamente , ove ragioneremo a parte delle Ri- 
voluzioni del Frignano. Qui aggiugneremo solamente , che i Ca- 
pitani di Baiso, benché questo Castello appartenga al Reggiano*, 
perchè nondimeno essi possedevano anche Costrignano Castel del 
Frignano, riguardo a questo si allearono co' Modenesi nell' an- 
no medesimo , e cedendo al Comune di Modena la proprietà di 
quel Castello, furon paghi di riaverlo a titol di feudo (1) . E 

que- 




(x; Antiqu. Ital. T. 17. col. 101. 



r 9 2 MEMORIE STOR. MODENESI. 

questo documento medesimo ci dimostra , che alcuni di que* Ca- 
pitani avean prestato il giuramento medesimo di alleanza e di 
unione al Comune di Reggio, perciocché nell' atto, in cui prò- 
mettono di difendere i Modenesi contro qualunque nimico , ag- 
giungono: Saivis juramemis iììorum , qui jur avermi Reginensibus . 

Queste furono le alleanze, che precederono Tanno n68., 
in cui , come ho accennato , Modena e Reggio entrarono nella 
Lega Lombarda contro V Imperadore. Pare, che al principio di 
quest' anno cominciasse a vacillare la fedeltà de' Modenesi ver- 
so di Federigo . Erano allora già molto diramate e potenti le 
diverse famiglie, che prendevano il nome comune de' figli di Man- 
fredi , benché poscia indicate con diversi cognomi de* Pii , Pi- 
chi, Manfredi, Papazzoni ec. , come vedremo più stesamente, 
ove dovrem fare di questa nobilissima discendenza un particola- 
re ragionamento. Alcuni di essi adunque a 16. di Gennajo dei 
ii 68. giurarono co* soliti patti di esser Cittadini di Modena , di 
difendere questo Comune in ogni incontro, di non impedire, che 
gli uomini de' lor poderi pagassero ad esso le consuete gravezze, 
e di seguire alla guerra i Consoli Modenesi, quando ne fosser 
richiesti. Aggiungon poscia: Et de negotio Domini Imperatoris cum 
Mutìnensibus usque ad finem stabo ....... & hoc salva fidelitate Irri- 
der atoris . Nec ab Imperatore & ab ejus Kuntio de sacramento me ulto 
modo extrahi faciam (i). Parole equivoche, colle quali, mentre 
sembra volersi intatta la fedeltà all' Imperadore dovuta, si pro- 
mette però di seguire la determinazione de' Modenesi in ciò , 
che ad esso appartiene, ^ di non fare annullare dall' Imperado- 
re medesimo il giuramento , con cui stretti ti erano co' Mode- 
nesi. Nella qua! maniera ài favellare si riconosce, s'io mai non 
avviso , una prossima disposizione a scuoter quel giogo , a cui 
volevasi ancor fai" mostra di soggiacere. 

Abbiamo tre altri somiglianti giuramenti prestati nel Mag- 
gio al Comune di Modena, ma in essi non si fa menzione al- 
cuna dell' Imperadore , il che parmi indicare , che questa Città 
si fosse allora già dichiarata in favor della Lega. Io osservo di 
fatto, che nelf atto de' 16. di Gennajo eran Consoli in Mode- 
na quel Gherardo Rangone, che V anno innanzi era stato Le- 
gato Imperiale, Alberto di Grasolfo, e cinque altri; e che niu- 

no 

(z; S;ript. Rer. Ital. T. XIV. p. 774. 



C A P O IV. i 9J 

no di questi si nomina più negli atti de' mesi seguenti , in cui 
nuovi Consoli ci si tanno innanzi, il che ci mostra, che col 
cambiarsi governo eransi anche cambiati i Consoli , o perchè es- 
si spontaneamente si ritirassero , o perchè fosser costretti a ces- 
sar dall'impiego. Ciò, che è strano, si è, che questi tre giura- 
menti io favor del Comune di Modena tutti appartengono al 
Reggiano ; perciocché nel primo Alberto da Varana con un al- 
tro Alberto suo nipote , e Ranuccino pur da Varana cedono al 
Comune di Modena tutti gli uomini e tutti i beni , eh' essi han- 
no nel territorio di Reggio. Lo stesso fan nel secondo stromen- 
to Alberto e Duce fratelli di Godo , e nel terzo que' di Pigne- 
to Castel del Reggiano prendono coi soliti patti la Cittadinanza 
di Modena . Ciò mi fa sospettare , che Modena prima che Reg- 
gio entrasse nella Lega Lombarda, e che perciò coloro , che nel- 
la Città o nel territorio di Reggio erano già animati contro di 
Federigo, venissero ad unirsi co' Modenesi. 

Ma alla fine dell' anno stesso è manifesta la confederazione 
di amendue le Città colla formidabil Lega Lombarda . Molti Ca- 
stelli del Territorio Reggiano aveano , come si è detto, i lor 
propri Signori , i quali non eransi ancor soggettati al Comune 
di Reggio , né con esso alleati ; e continuavan perciò a rego- 
larsi colle lor leggi, come fatto aveano in addietro, e appena 
in alcuna cosa riconoscevan la Capitale. Il Comune di Reggio , 
che cominciato avea esso pure a stendere intorno intorno la sua 
giurisdizione , voile anche ad alcuni di que' Castelli e a' lor Si- 
gnori farla sentire , e imporre ad essi gravezze , come se fosser- 
gli pienamente soggetti . Ma se i Reggiani studiavansi di dilata- 
re i loro diritti , gli altri non eran men solleciti di ritenerli . La 
controversia era singolarmente co' Signori di Cavriago che diconsi 
della famiglia Buini, a' quali anche Federigo I. avea pochi anni 
addietro confermato il dominio di quel Castello , e nella contro- 
versia medesima avean parte anche i Nobili di -Canossa, della 
Palude , di Carpineto ec. A deciderla furono scelti due Consoli 
di Cremona e uno di Piacenza, i quali unitisi in Brescello a s 
14. di Dicembre del detto anno 11 68. comandarono a' Consoli 
e ad altri Reggiani ivi presenti , che cessassero dal molestare la 
Terra e gli uomini e i Signori di Cavriago , e che permettesse- 
ro loro di governarsi secondo le antiche loro consuetudini , che 
que' del distretto di Cavriago, che erano nel territorio di Reg- 

T9m. L B b gio 



i94 MEMORIE STOR. MODENESI. 

gio ( perciocché esso in parte apparteneva al territorio di Par- 
ma ) dovessero dare ajuto a Reggiani in tempo di guerra (trat- 
tine però gli abitanti delia Terra medesima); e che i Reggiani 
non potessero imporre loro gravezza alcuna, fuorché F obbligo 
a que, .che abitavan nel piano, di recarsi allo scavo delle fosse 
di Reggio; che lo stesso decreto valesse riguardo a Signori e 
agli uomini di Canossa, e a Signori della Palude, e a Gherar- 
do da Enzola ; e che per ultimo il Comune di Reggio non po- 
tesse imporre gravezza alcuna a Gherardo da Carpinete , e agli 
altri Capitani , Vavassori e Nobili , che presa avevano la Citta- 
dinanza di Modena. Quindi si aggiugne, che Albertone Conso- 
le di Cremona coram omnibus dixit palam , qued hac omnia prace- 
pta faciebat prò concordia decem & novem Civitatum Societatis Lom- 
bardia , qua sibì commiserunt & dederunt potestatem faciendì , prasen- 
tibus Consulibus Tarma & Regii , nec Regini ex hoc verbo discorda- 
veruni . Et insuper Albertonus pracepit Reginis & Parmensibus & 
Mutinensibus , ut pacem inter se teneant , & ìnter se adjuvent , sì 
fuerint requisiti , salvi s hiis , qua supra diala sunt . Ed ecco la Le- 
ga Lombarda composta di diciannove Cirtà , che già esercita la 
sua giurisdizione, e prescrive ciò, che al buon regolamento del- 
le cose pubbliche é opportuno. Osservisi ancora , che il Murato- 
ri ha pubblicato un atto della Lega de' tre di Maggio 'dell' an- 
no stesso ii 68. , in cui, perché allora Modena e Reggio non 
eransi ancora apertamente dichiarate, diciasette Città solamente 
si nominano, cioè Cremona, Milano, Novara, Vercelli, Pado- 
va, Verona, Bologna, Alessandria, Lodi, Piacenza, Parma % 
Mantova, Asti, Brescia, Bergamo, Como, Tortona. Aggiun- 
gaci a queste Modena e Reggio, che poco appresso entrarono 
nella Lega, ed ecco le diciannove Città, onde essa era compo- 
sta, e che si nominano nel documento da me indicato. 

Allorquando i Modenesi e i Reggiani si aggiunsero alla Le- 
ga , Federigo non era più in Italia . Nel Marzo dell' anno stes- 
so ii 68. veggendo sempre più crescere il numero de' suoi ni- 
mici , né credendosi abbastanza sicuro in Pavia Città a lui fede- 
le , partitone improvvisamente , e quasi a foggia di fuggitivo , 
tornossene in Allemagna, e fino all' anno 1174. non ebbe co- 
raggio di rimetter piede in Italia , e diede agio con ciò alle Cit- 
tà collegate di stabilire sempre più fermamente la indipendente 
lor libertà . 

Di 



CAPO IV. 195 

DI questi sci anni di calma giovaronsi opportunamente le 
Cittk di Modena e di Reggio per accrescere sempre più le loro ll6 9* 

alleanze e la loro giurisdizione; e parevan gareggiare tra loro, 
a chi stendesse più oltre la sua autorità , e rapirsi quasi 1' una 
all' altra gli aderenti e gli amici. Abbiam veduto poc' anzi , che 
molti delle famiglie de' figli di Manfredo , e i Capitani di Bai- 
so , e Gherardo da Carpinete giurata aveano la Cittadinanza di 
Modena. Or essi nel Giugno dell' anno 1169. giurarono simil- 
mente la Cittadinanza di Reggio; e con essi oltre più altri giu- 
rolla Gherardo Rangone già Legato Imperiale e poi Console in 
Modena nel precedente anno 1168. Alla Città di Reggio si strin- 
sero parimenti con giuramento F anno 1 1 73. Raimondino da 
Magreda , e Y anno seguente i Consoli delle suddette famiglie 
de' Manfredi a nome di tutti quelli, che le componevano. A 
Modena pure si unirono col giuramento consueto T anno 1171. 
Rolandino da Mongennaro e moltissimi altri abitatori , come 
sembra, delle montagne, e i Signori di Balugola, di Gomola , 
di Varana. E nel 11 73. rinnovò il giuramento dell' alleanza co' 
Modenesi Gherardo da Carpineto , ed essi pur gli promisero as- 
sistenza ed ajuto; e, ciò che più dovette essere vantaggioso a 
questo Comune, nello stesso anno 1173. tutte le non poche 
Terre , che la Badia di Frassinoro avea nelle montagne di Mo- 
dena , insieme coli' Abate medesimo , entrarono in alleanza co' 
Modenesi ; e Gherardo da Montecuccolo con più altri Capitani 
del Frignano giurarono similmente la Cittadinanza di Modena . 
Questi ultimi atti furono allora opportuni , perchè tra Modena 
€ Bologna eransi T anno 11 70. eccitate nuove discordie per ca- 
gion del Frignano e di Monteveglio , come vedremo altrove ; e 
troppo era necessario il conservare la vicendevol concordia tra 
queste Città in un tempo, in cui facea d' uopo difendersi con- 
tro di un formidabil nimico, il quale delle Ior divisioni avrebbe 
saputo usare a suo proprio vantaggio. Così stabilita la pace, an- 
davasi con nuovi parlamenti e con nuovi trattati sempre più rin- 
forzando la Lega Lombarda. E un di essi si tenne in Modena 
neir Otrobre dell' anno 1173. innanzi a due Cardinali , cioè al 
Cardinal Ildebrando Legato, e al Cardinal Teodevino del titolo 
di S. Vitale, e ad Albricone Vescovo di Reggio. Vi interven- 
nero i Rettori della Città di Milano, Brescia, Piacenza, Cre- 
mona, Parma, Reggio, Modena, Mantova, Rimini, e Bolo- 

B b 2 gna , 



igó MEMORIE STOR. MODENESI. 

gna , e nuovi provvedimenti vi si stabilirono ad assicurar sem- 
pre più V unione della Lega, ad introdurvi altre Città, che fi- 
nallora non vi erano ascritte, e a prevenire, che a niun fosse 
ÌQcko T entrare in privato trattato con Federigo , e il tradir la 
eausa comune (i). 

E troppo necessaria- era questa scambkvol concordia , per* 
/4 ' ciocche allora appunto disponevasi Federigo a scender nuova- 
mente in Italia con potentissimo esercito , con cui lusingavasi 
di domar finalmente i ribelli Lombardi. E vi scese egli di fatto 
nel verno dell' anno 1174., e diresse i primi suoi sforzi contro 
l'odiata Alessandria, che coraggiosamente ne sostenne l'impeto 
per più mesi, aiutata dalle truppe Lombarde , fralle quali veggia- 
mo indicarsi ancora le Modenesi e le Reggiane (2). E troviam 
pure le truppe medesime in ajuto del Castello di S. Cassano 
nella Romagna assediato nel 1175. da Cristiano Arcivescovo di 
Magonza e Cancelliere di Federigo I. (1). Continuò- la guerra, in. 
cui però non troviamo, che i territorii' di Modena e di Reggio 
. 1 fossero involti , fino a 29. di Maggio dell'anno 1176. nel qual 

giorno Federigo vide il suo esercito totalmente sconfitto e dis- 
fatto dalle truppe Lombarde presso Legnano sul Milanese , e fu 
allora costretto a rivolgersi a pensieri di pace. Aveane egli mos- 
so trattato fin dall'anno precedente, e le Città di Modena e di 
Reggio inviati aveano anch' esse i lòr Deputati a stabilirne gli 
articoli (4) . Ma Federigo cercava allor solamente indugio e tem- 
po per poter raccogliere nuove truppe. La rotta dell'anno- ri 76* 
gli fece rinnovarne più seriamente il trattato . 

L' anno 1-177. era uno ^e' Rettori della Lega Lombarda 
Pio da Modena (5), ed egli perciò dovette avere non picciola 
parte nella conclusion dell'affare. Il solenne congresso tra'l Papa, 
rimperadore, e i Deputati delle Città Lombarde si fece nel* det- 
to anno in Venezia. Si stabilì la pace tra Alessandro e Federi- 
go; e dopo molti contrasti, questi conchiuse co' Lombardi una 
tregua per sci anni , durante la quale , cessando ogni ostilità , 
dovessero disporsi le cose a cambiare la tregua in durevol pace. 

Al 



(1) Anriqu ftal. T. TV. col. 271. 

(2, Script Rer. . Ital. T, Vi. col. 119-2. (3) Ib. T. XVIIL col. 244, 

US Antiqu. Ital. T, IV. col, 275* 2770 

CS) Ib. col. 336, 



CAPO IV. 197 

Al giuramento, che prestò Federigo per l'osservanza di questa 
tregua, fu presente tra gli altri Albricone Vescovo di Reggio (1), 
e Antemanno da Reggio fu un de' Consoli , che giurarono per 
la Lega (2). Cosi assicurata almen per sei anni la pace all'Ita- 
lia, vollero anche i Comuni di Modena e di Bologna assicurar 
la pace tra amenJue le Città, e Pio Podestà della prima, Pi- 
namonte della seconda , giurarono solennemente di tenere da 
una e dall'altra sgombere e aperte le loro strade, e di opporsi 
a chiunque ardisse di turbarne la tranquillità e la sicurezza (2) . 

Prima di passar oltre, vuoisi esaminare un atto di questo 
Archivio Capitolare de' zo. di Giugno dell'anno 1176. per 
l'idea, ch'esso ci dà del governo Civile di Modena a questi 
tempi . Era morto un certo Oderico, e nel suo testamento avea 
lasciata Erede Giuletta sua madre. Essa dunque viene innanzi 
ad Ugo Vescovo di Modena, il quale s'intitola Conte: Corani 
Domino Ugone Epìscopo Mutinensi Comite illius Civitatìs ; e il prega 
a permettergli di pubblicare il testamento. Ed egli esaminati i 
testimoni , che ne comprovavano f autenticità , il permette . li 
veder qui il Vescovo prendere il titolo di Conte , ed esercitare 
un atto di autorità civile, ci fa vedere, che anche a* tempi 
della Lega Lombarda continuavano i Vescovi ad avere gran 
parte della Giurisdizione Civile , e davasi loro talvolta il titol 
di Conte , del che però egli è questo 1' unico esempio , che in 
Modena mi sia avvenuto di ritrovare . Così ancora veggiamo 
che Tanno 1182. era Podestà di Reggio il Vescovo Albricone (4), 
il quale per tal modo riuniva in se stesso la Civile e la Eccle- 
siastica autorità . 

Stabilita la tregua, non si cessò dal porre in opera tutti i An. n 7 g # 
mezzi , che a convertirla in onorevole e stabil pace si richiede- 
vano . Un* adunanza delle Città Collegate tennesi nel Settembre 
dell'anno 11 78. in Parma, a cui tra gli altri intervennero Gui- 
dotto da Reggio e Pio da Modena (5) , e un'altra nell'anno 
stesso se ne fece, senza che ne sappiamo il luogo, a difesa sin- 
golarmente delle Città di Bologna, Modena, Reggio, Parma, 

Bb 3 con- 

(j} Ib. col. 285. 

(2) Du Mont Corp, Diplom. T. I. p. 101. 

(3) Antiqu. (tal. T. IV. ed. 239. 

(4) Script. Rer. Ital. T. VHI. col. 1076. 

(5) Puricel!. Monum. Bafil. Ambr. n. 573* 






19S MEMORIE STOR. MODENESI. 

contro chiunque ardisse di molestarle (i). E perchè l'amicìzia 
tra i Bolognesi e i Modenesi non era mai ferma per modo , 
che non si temesse continuamente di vederla violata, si strinse 
essa maggiormente con un nuovo trattato Tanno 1179. In esso 
7y ' si promiser di nuovo vicendevole ajuto amendue le Città colle 
sciite condizioni riguardanti il numero delle truppe, il tempo 
dd servigio , la riparazion delle ingiurie , i diritti de' Cittadi- 
ni &c. Ma i Modenesi promisero a* Bolognesi di dar loro soc- 
corso, non solo per rifare il Castello di S. Cassiano , ma anche 
singolarmente contro quelli del Castello di Monteveglio, il qua- 
le una volta era comoreso nel territorio di Modena , e da non 
molti anni addietro era passato in potere de' Bolognesi; i Bolo- 
gnesi al contrario promisero a' Modenesi il soccorso contro 
chiunque gli assalisse, trattine i Nonantolani (2). Così i Mode- 
nesi impegnavansi a portar 1' armi contro gli antichi lor sudditi, 
affin di costringerli ad ubbidire a Bolognesi , e questi non po- 
tevano esser costretti a prender Farmi, per obbligare i Nonanto- 
lani a tornare sotto l'ubbidienza de* Modenesi. I patti non eran 
molto uguali , ma forse le circostanze de* tempi persuasero i 
Modenesi ad usar di questa condiscendenza . Ed essi furono fe- 
deli mantenitori della promessa . Perciocché avendo i Mòntcve- 
gliesi verso questo tempo medesimo rotta la tregua , e prese 
T armi contro de' Bolognesi , questi ebbero in loro soccorso le 
truppe de' Modenesi, e quelle del Commi di Ciano, che simil- 
mente era entrato a parte di quel trattato, e col loro ajuto il 
Castello di Monteveglio fu espugnato e distrutto (3) . 

Frattanto il Comune di Modena andavasi sempre più rin- 
forzando con nuove dedizioni de' popoli del Territorio; e all' 
anno 1178. abbiamo quella de* Consoli di Galliato , e di que' 
di Sassolo; e all'anno 11 79. de' Consoli di Pompeiano e di al- 
tri luoghi della Montagna ; e cosi pure il Comune di Reggio 
l'anno 11 79. vide ricercare la sua alleanza da' Signori di Ma- 
greda , che in addietro già si erano uniti al Comune di Mode- 
na; e nel 11 So. da' Signori di Dimazzano . Ma tanti sono gii 
stromenti di tali alleanze fatte sulla fine di questo secolo da 

mol- 



't Ss vidi Ann. di Boi. T\ If, P, IL p. 94, 

fi) Sa violi f. e. p. 99, 

(3; Ivi T. IL P. I. p. 88, &c. 



CAPO IV. 199 

molti de' più potenti Signori del territorio con amendue le Cit- 
tà , che nojoso sarebbe il tesserne qui il catalogo ; e potrà ve- 
dersene tutta la serie a suo luogo nel Codice diplomatico. 

Lo stesso Codice ci mostrerà in questo frattempo il Comu- 
ne di Modena stringer trattati di commercio con altre Città . 
L'anno 1179. essendo Podestà di Modena il più volte nomina- 
to Gherardo Rangone , si venne a un amichevole accordo tra 
questo Comune e quel di Ferrara su una controversia tra essi 
insorta. Pretendevano i Ferraresi, che qualunque cosa de Mo- 
denesi giugnésse al Bondeno e a Ferrara dovesse pagare certe 
gravezze , e i Modenesi , come ben poteva aspettarsi , ricusava- 
no di pagarle . Isnardo Contrario scelto ad arbitro della contesa 
decise, che nulla pagar si dovea da' Modenesi al Bondeno, ma 
che qualunque lor nave venisse o andasse a Ferrara dovesse pa- 
gare tre soldi Imperiali , salve però le gravezze imposte pel sa- 
le e pe' pesci (1) . Un altro trattato abbiamo traile Città di 
Lucca e di Modena conchiuso Tanno 1182. , con cui si prò- ^n. Ilg 
mettono vicendevole ajuto e difesa, e in esso si fa ancora un' 
oscura menzione di un soccorso di soldati a cavallo, che i Mo- 
denesi avean mandato, non sappiamo in quale occasione, e che 
trovandosi in. quei territorio era stato da' nimici assai maltratta- 
to . Perciocché a compensa del danno ivi da' Modenesi sofferto 
si impone alle merci Lucchesi una tassa, la qua! debba durare, 
finche il danno non sarà compensato . Cominciamo ancora di 
questi tempi a veder sorgere le quistioni intorno a' privilegi de- 
gli Ecclesiastici . Avea il Comune di Modena fatte alcune leg- 
gi , che sembravan loro contrarie ; e quella singolarmente , che 
venendo a morir senza maschi le famiglie investite per enfiteusi 
o per feudo de' beni di Chiesa , potessero essi passare anche al- 
le femmine . Il Vescovo insieme col Capitolo , V Abate di S* 
Pietro e la Badessa di S. Eufemia , che erano allora le sole ca- 
se Regolari , che fossero in Modena , si opposero a questa leg- 
ge . A terminare amichevolmente la controversia , furono scelti 
di comun consenso sci arbitri , ed essi decisero , che le leggi 
dovesser mantenersi in vigore , che al Vescovo si pagassero per 
compenso trecento lire, e che frattanto gli si cedesser le rendi- 
te de' ruolini del Comune, finche da essi ricevuta avesse la ótt^ 

ta 



(1) Anriqu. [tal. T« IL col. 33, 



200 MEMORIE STOR. MODENESI. 

ta somma ; al Capitolo e a due Monasteri furono assegnate In 
compenso alcune decime, come più chiaramente vedrassi dal do- 
cumento medesimo , che a suo luogo sarà pubblicato . 

Frattanto, mentre si stavan disponendo le cose per la pace 
generale d' Italia , una guerra particolare si accese tra due delle 
Città collegate , cioè fra Parma e Reggio ; e alla prima unissi 
secondo il consueto la sua costante alleata ed amica Modena , 
Qual fosse la cagione di questa guerra noi dicon le Cronache . 
Veggiamo solo, che a z6. di Febbrajo dell'anno n8z. rinno- 
varonsi i soliti patti di amicizia e di unione fra Modena e Par- 
ma (i) . E leggiamo nel Memoriale de Podestà di Reggio, che 
il giorno innanzi i Parmigiani condotti dal Marchese Moroello 
Malaspina erano stati dalle truppe Reggiane sconfitti (2) . Ma 
poscia il primo d' Aprile dell' anno medesimo le truppe Parmi- 
giane condotte dallo stesso Marchese cavalcarono a Carpineto 
sulle montagne Reggiane , T espugnarono a forza , e vV fecer 
prigioni alcuni de' Consoli di Reggio , e più altri anche de' più 
ragguardevoli Cittadini , che eran corsi a difendere quel Castel- 
lo , e tutti furono condotti nelle carceri di Parma (1). La guer- 
ra durava ancora nel seguente anno 1183. . in cui agli 11. di 
Marzo i Parmigiani rinnovarono il giuramento d' essere alleati 
de' Modenesi, finche durasse la guerra, che aveano contro de* 
Reggiani , e amendue le Città promisero di non far pace con 
quella di Reggio se non di comune consenso , Ignoriamo , qual 
fosse 1' esito di questa guerra . Ma è probabile , che il bisogno 
che aveano k Città collegate di Lombardia di essere vicendevol- 
mente unite per trattar di pace con Federigo , le inducesse a 
troncare le particolari discordie , che le dividevan tra loro * 
Ah. 11-83. Di fatto alla primavera dello stesso anno 1183. radunatisi 

in Piacenza ì Deputati delle Città Collegate , traile quali espres- 
samente si nominano Modena e Reggio, insieme co' Ministri 
Cesarei, ivi finalmente dopo lunghi contrasti ri stabiliron gli ar- 
ticoli della pace; ed essa fu tale, che le Città collegate non po- 
tevan bramarla più vantaggiosa, se avesser saputo usar saggia- 
mente di quella liberta, che collo spargimento di tanto sangue 

avea- 



(1) Antiqu. Ftal. T. fV. co!. 5?. 

<2) Script. Rer. Ital. T. Vili, col. 107 & 

(3) Ib. T. IX. coi. 7 tf> 



C A P O IV. 201 

aveano comperata . Le Regalie tutte , che nella celebre adunan- 
za di Roncaglia dell'anno 1158. erano state dichiarate di di- 
ritto Imperiale, furono alle Città concedute, e ad esse fu per- 
messo il fortificarsi a lor piacimento , e il raccogliere e mante- 
ner truppe a loro difesa. Ad esse pur fu rimesso tutto ciò, che 
appartiene a giudizi civili non meno che a criminali . All' Impera- 
dore rimaneva il diritto del supremo Dominio , e quello delle 
Appellazioni , e quello dell' Investitura de' Consoli delle Città , 
ove i Vescovi non aveano il titolo e la dignità di Conti, nelle 
quali da essi V avrebbono ricevuta. Questi patti si posson vedere 
più ampiamente distesi presso quegli Scrittori , che han trattato 
a lungo di questo argomento , e singolarmente presso il Carli- 
ni (1). Cosi stabiliti gli articoli radunossi nel Giugno dello stes- 
so anno la celebre Assemblea in Costanza , a cui per Modena 
intervennero il Giudice Arlotto e Ranieri de' Boccabadati , per 
Reggio Alberto Cambiatore e Rolando dalla Carità . La pace 
sotto le condizioni accennate vi fu solennemente giurata dall' 
una parte e dall' altra; e scelti i Consoli in ciascheduna Città 
ne ebbero dall' Imperadore , che ivi era presente, l'investitura; 
e per Modena e per Reggio la ricevettero due de' lor Deputati , 
cioè Arlotto per Modena , per Reggio Rolando dalla Carica . 
Così ebbe fine quella sì rinnomata adunanza , la quale sembra- 
va eh' esser dovesse la più felice epoca , che avesse mai avuta 
l' Italia , e che fu al contrario 1' infausta sorgente delle più lut- 
tuose calamità , traile quali ella fra poco trovossi avvolta , co- 
me in breve vedremo., 



M * ■' " ' ■ » 1 ■>. ■ ■■ 1 ■ >■ > 11 f i ■■ > 1 ■ 1 11 1 ■cct— 3— p» I l | H 1 ■ y il Hh m^mbico 



(1; De Pace Conlhnnse , Veron. 1763, 



CODI C E 
DIPLOMATICO 



A 



I. 

Nno regni Domini noftri Defiderii & Adelchi* regcsfi) regni eorum un- 
_ decimo & nuno die fcxto de menfì decembri per indióUonem VI. fe- 
Jicitcr (z). DilcclifTima nobis fempcr donna Aniefperga a Dto dikóìa Ab- 
batitta Monafterii domini Salvatun hta in Civitate Brexia quod dominus 
Defiderius Rcx a fundamentis edificavet (3), ideoque nos Jobhdui fubdiaco- 
nus Amantio filius Liberi Martinorum Stcphano niius Albino Beatus Lupi- 
Cenus ac Martino cognati Jobiani Bencnato donatoris prefens prefentibus di- 

xi illas iura quod & fpontanea confentur voluntate feri ve re providi- 

mus Beatitudini tue ex notòri duno & concidere vili iumus fortis no- 
tò ras quas ex integro in loco ubi noncupatur Rio Torto Territorio Feronia- 
nenlì per defignata loca, ideft de uno latere Rio qui tcnet fine inter ipfis 
donatis & Martino gatòaldius, & de alio latere Rio qui currit Cluza uno 
capo tenente in ipfa Cluza, & de alio capo Johannes filius Dominici haben- 
te, & infra defìgnata loca nobis nichil reiervamus, fet in tua que fupra 
Anfelperge Abballile confirmamus potefìate ut habeas & pofiideas & tuis 
juris defen Jas , aut quod exinde facere, aut indicare volueris in vetòram tri- 
buimus potetòatem , & nunquam nobis liceat nulle quod voluimus de rem 
fimul vobis conceda fed omnia ficut fuperius legitur ... . . . nus inviolabiliter 

confervare promittumus . 

Aéìo in Vico Bisbetuni [ /. Bisbetum (4) ] feliciter. *ì* Ego Jobianus 
Subdiaconus in hac cartula donationis a me faóta manu fubfcripii . 

Tetòes &c. 

Scripfìt ego Godefcalco notarius potò tradita coram teftibus relegi com* 
pievi & dedit . 

Tom. I. A II. 



Ci) Due altre carte più antiche di que- efTo correva l' Indizione V*. Ma è noto 
fta avrei io potuto produrre , oltre quel- agli eruditi , che la Indizione ufata co- 
le , che ho pubblicate nella Storia della munemente ne 7 badi tempi in Italia era 
Badia di Nonantola , cioè quella , che l'Indizione Coftantinopoìitana , che co- 
appaitiene alla fuppofta determinazion mmeiava non col cominciare dell' anno, 
de' confini , che tra Modena e Bologna ma col precedente Settembre, 
dicefi fatta circa Tanno 745., e quella, (3) li Monaftero di £• Sal^adore det- 
che comprende la donazione delia Corte to anche di S. Giulia in Brefcia era fta- 
di Gena fatta dal Re Aftolfo a Lopici- to fondato dal Re Defiderio e dalla 
do Vefcovo di Modena. Ma io ho rao- Reina Anfa di lui moglie ; e lor figlia 
ftrata fuppofta la prima in quefto Tomo era Anfefperga o AnfeUerga, che ne fu 
medefimo p. 95 , e la feconda ancora la prima BadelTa . ( V. Murat. Ann. 
nel!' accennata mia Storia ( T. I. p. 25?. £ hai. art. j66. ) 

&c. ) ; né io ho voluto dar principio al (4) Quefto luogo mi è feonofeiuto del 

Codice Diplomatico Modenefe con due tutto . Degli altri in queft* atto e in 

carte fuppcfte. tutte le altre cane indicati, e che ap- 

(2) V anno undecimo del Re Defìde- partengono al Modenefe , fi parlerà neli' 

rio , e il nono di Adelchi o Adelgifo Indice Topografìco-Stoiico , 
di lui Figlio ci indicano Tanno 7 £7. in 



F 



IL 

772. 
Lavius Defìderius & Adelchis Piiflimi Reges. Monafterio Domini & 
Redemptoris Salvatoris conftituto intra Civitatem noftram Biixianam fi). 
Quae Regiam noftram poteftatem Deo auxiliantc, & Excellentiflìma Anfa 
Rtgina diiecìa Conjux & Genitrix noftra e fundamentis conftruxit ; in quo 
Anlèiperga Dco dicata Abbatiffa dik£h Filia & Germana noftra , qua* O i- 
perga Abbatiffa effe nofcuntur, per praefèntem prsceptum poteftaris Regni 
noitri, ob amorem & retributionem ipiius Redemptoris no fi ri , & qua? ani- 
ma? noitrae mercedem , & ftabilitatem gcntis iftius Longobardorum donamus 
atque Jargimur in Jura de ipfo Monafterio ex Gagio noftro Regirnfe, qua* 
nuncupatur Terra, Silva, Roncora , & Prata infimul ad menfura jufta juges 
numero quatuor millia , per designata & determinata loca a Bono Valdeman 

fupra fcripti Gagii ncftri ideft de uno Jatere de mane quaerentes 

Cìaufura Curtis prsedi&i Monafterìi de Brixia, quae dicitur Miiiarina de 
op'o tecìato inter terra de Leonis, & Monafterio fuprafcripto de Brixie 
exiente per longo per Seclade, inde per runcoras ufque in cornale Ugnato, 
& exinde in carpeno groffo, vel oplo per rovere tabentes Literas Omega 
in rovere arfa , ufque in alia rovere verde pertuiata per limitxs, & terra in 
via, quae venit da Ariolas , & deinde per ipfa via percurrentes per arbores 
teclatos, habentes literas Omega ufque in foffa Scaveriola exiente in Braida 
de Noventa, tenente capire in terra & fylva, fuprafcripti Monafterii de Bn- 
xia , qua? inibi advenit de Cunimund , & de capite ipfo per foffato de ho- 
mines de Vico Beduliio, per prato in Itilo ficìo, & pero teclato , & per 
runco in furca fiéìa , ufque in pero fìmilis teciato , dtinde in ftilo & rovere 
teclata, & fciente in Frafeneto per prato in Terra Attoni , & ipfo Frafene- 
to appeliatur Tofeto , & per longo de alio latere da San&a Maria de F«bre- 
ga percurrente finga'dia inter fine Campaniola, & Silva de Viniolo de ftilo 
in ftilo terminales inficio per prato, ufque in Terra Garibaldi, & alio ca- 
pite da fera de fine Garibaldi ufque in Rovere teclata percurrente in fine 
ufque in Rivo, oc exiente de ipfo Rivo ufque in fine de inter Curte prasdi- 
£ìi Monafterii de Brixia, qua? dicitur Miiiarina & ufque Oplo qui eft te- 
cìato inter fines de fuprafcripto Monafterio Leonis & fine jam dicli Mona- 
fterii de Brixia, & omnia fuperius adnexit, ficut fuprafcriptas quatuor mil- 
lia juges terra? , fìlva, roncora, & prata ad jam di£ìo Bono Vualdeman no- 
ftro defìgnatac atque determinata funt, & Breve per ipfìus Aboni manus re« 
fcriptum legere probatur in integrum fìcut poteftati noftra? vel Palacii noftri 
pertinuerant , in ipfo Dei Ccenobio per hoc tranquillitatis noftrae donationis 
praeceptum ibidem cedimus atque donamus, futurifque temporibus poffiden- 
dum firmamus . Et ut vera firmitas in iam nominata metuenda loca omni 
tempore maneat , propriis manìbus noftris faepedicìas quatuor millia juges 
terra, filva, runcora, & prata, tradimus poflìdendum , quatenus ab hac die 

ha- 



(1) Quefto diploma è così pieno di ora appartengono a' diftretti di Carpi e 

errori, che in moiri piffi noa fi può in- di Correggio, mi ha dererminato a pub- 

tenderne ilfenfo. Nondimeno lamenzio- hlicario nuovamente qual elfo leggefi nel 

ne, che vi fi fa di molti luoghi, che Bollano Cafinefe., 



3 

habentes hoc noftrum donationis praeceptum iccuro remine ipf.is fanflbs Mo- 
naftenas valcat polli d ere . Dantcs denique in mandacis omnibus Ducibus, 
cunctis Comitibus, univerfiique Gaftaldiis, cseterifque Agentibus noftris , ut 
rulus eorum contra ea , qux nollra donavit atque confìrmavit poteftas , ul- 
umquam temporibus in aliquo audeat moleftari ; (ed noftris feliciflìmis & 
futuri S temporibus no(ìra donatio in ipla metuenda loca vobis , quarum fu- 
pra Anfdpefge, leu Oiipcrgas Abbatiflae, Vcl fucceflarum veftrarum , ftabiJis 
debeat permanere . Ex diéto Domini Rc^is per A n dream & ex ipfius diesa- 
to refenpiì Grofo. Notavius. Aólo Ticino in Palatio , quarta decima die men- 
fis Junii, Anno felicifTimi Regni noftri quarto decimo, & duodecimo, per 
Indizione decima, feiiciter. (i) 

III. 

772. 

IN nomine Domini Dei Salvatoris noftri Jefu Chrifti. Regnantibus Do- 
mno Defiderio & Adelchis excellentiflimis Regibus , Anno pietatis Re- 
gni eorum in Dei nomine Sexto decimo & Tertio decimo, primo menfe 
Julio, Indizione X. feiiciter. (2) Scripfi ego Stephanus Notanus rogatus & 
petims ab Jobanne in Dei nomine Duce, (3) iplo prefente, adirante, mi- 
chique diesante, quique fatetur fé inite bone fìdei viro optimo & legibus 

lub dupl 'bone condicionibus , fed ò*c regi quoque infraferipte me- 

Jiorate que tu ex ratione habitu diftraxifTe & diftraxi vendidifTe & vendi- 
dit . Ego fupraferiptus Johannes in Dei nomine Dux a praefenti die vobis 
Dcmne AnfeJperge in Dei nomine Abbatiffe, vel cunóìe Congregationis in 
Monafterio Domini Salvatoris fito infra muros Civitatis Brixise , ideft in 
funderas feu cafalias, qui rejace trans Muda, qusa nobis prò dono & prece- 
prò a Regia potevate concefTa funt ad. pertica Jegitima de pedes duodecim 
plenarios ufque ad menfura completa ad rationem fa&a juges duodecenros in- 
fra Redducìo in Territorio Motinenfe: ubi inter adfincs ab uno latere da 
Oriente Mutia percurrente; & ab alio latere da Meridie Monafterium Do- 
mini Salvatoris fito in Leonis habente* feu tertio latere da Occidente Mo- 
nafterium Sancìorum Apoftolorum & Sancii Silvcftri habente; (4) atque a 

A 2 quar- 

• 3 *— — — - 1 ■ 1 j 1 1 1 , i n n.i ■ , u m — — Mi 11 n — mmm »— i— 

Ci) L'Indizion X. ci indica l'anno giorno, in cui è fegnata la carta, comin- 
772. Ma in efìfo correva Tanno XV(, dava l'anno decimo qusrro del fuo Re- 
di Defiderio, e il XIV. di A del gi fo : gno. Il Muratori ha oflervato , che fon 
errore , che deefi aggiugnere a tanti al- molto incerte le Epo.he di quelli due 
tri, di cui quefta carta è piena. Re {Ann. & hai an. 758.) 

{%) Nel Documento dell' anno 767. (?) Quelli è quel G ovanni Duca di 
abbiamo oflervato , che nel Dicembre Perficeto , che di tanti beni fu liberale 
del derto anno correva l'anno undecimo alla Badia di Honantola, come nella 
di Defiderio, e il nono di Adelgifo . Storia di efìfa fi è dimostrato. 
O-a velame all'anno decimo fefto di (4) II Monastero di S Safvadore Cito 
Defiderio, cioè all'anno 772. corrifpon- in Leonis è quello di Leno nel Brefcia- 
dere non il decimo quarto , ma il deci- no , che avea un ricco Priorato in Pan- 
ino terzo di Adelgifo . Da ciò fi racco zano ora Bolognefe, e altri beni nel ter- 
gile, che Adelgifo dovea eflere ftato no- ritorio di Modena , come altrove vedre- 
minato Re dopo il primo di Luglio dell' an- mo . Q^el'o de' SS. Apoftoli e di S. Sii— 
no 759., e che perciò folo dopo quel veftro è quel di Nonantola. 



4 

quarto latcre ab Occafu Liti polito, qui nunc funt: & fi quis ali* 

aufìnes iunt, vel ab origine fuerunt , quotquot ex poblicis finibus , termini- 
bus, campis, pratis, pafcuis , filvis, fale£tis , lacionalibus, viis , fontibus, 
aquis perhennis, vel omnibus infra fé habente, & infra fuprafciipta coeren- 
tia vendimus vobis fuprafcriptos duecento* juges: precio autem placirum & 
defìnitum ficut inter nos convenit, in auro folidorum duodecentos. Ec re- 
promitto me ego fuprafcriptos Johannes Dux una cum fìliis & heredibus vo- 
bis Donine Anfelperge Abbatiffe, vel cunóta Congregatione Monafteni Do- 
mini Salvatoris fito infra Civitate Brixia infra eaidem cocrentia fuprafcriptos 
duocentos juges ab omni quemque nomine defenfare; & fi defendere minime 
potuero promitto me vobis componere fuprafcriptos duodecentos juges talis, 
& alios talis unaqucque inibiajvobis edificavit aut melioratione fuerit in duplo. 

Acìo in Curte mea in Aquaria Monte Bellio Territorio Bononienfe 
fub die Regum, & Indicione fupraferipta feliciter. 

*jf Johannes in Dei nomine Dux in hanc Cartula manu mea propria 
fubfcripfi . 

Signa manus Autelmoni germano Theoderoni Caftaldius teftis . 

Stephanus notarius Scnptor iitius Gartule vendicionis poft roborata te- 
ftibus tradita ea compievi & dedi • 

IV. 

781. 

CArolus gratia Dei Rex Francorum & Langobardorur^i , ac patricius Ro- 
manorum (1) . Quicquid enim iocis fanétorum venerabilium ob amorem 
Dei noftris au&oritatibus confìrmamus, & damus , regiam confuetudinem 
extreemus, & id in poftmodum manfurum effe credimus . Igitur comperìat 
omnium fidelium noftrorum indufìria, qualiter venerabilis vir Apolienaris 
Ecclefiar Regienfis Epifcopus pietatis ncftras clementiam adierit, ut omnes res 
ipfius Epifcopii , quas antiquitus vel modernis temporibus tam de datiombus 
Regum quamque Reginarum feu reliquorum Deum timentium, vel quos in 
antea additum, vel delegatum fuerit, vel quicquid jufte & rationabiliter pof- 
fidere dinoicitur , fub emunitatis noftrae tuitione per noflram aucloritatcm 
predicato loco facro corroboraremus . Quatinus nullus iudex publicus ibidem 
caufas audiendas, vel freda exigenda , ieu manfionaticas , vel paratas facien- 
dss, nec fideiulTores tolleudos, neque ullas redibitiones publicas requirendas, 

feu 



(1) Molte ragioni mi fan temere, verun altro indicio . Per ultimo vi fi 
che quefto diploma fia fuppofto o a;m;*- veggoa parecchie efpreffioni, che non fo- 
no interpolato . In prirx/o luogo non no proprie del fecolo, anzi che diffi di- 
veggo , per qual ragione il Vpicovo A- mente fi troveranno in altri diplomi , 
pollinare voi effe chiedere tre diplomi in come quelle five in /al/o five in àttici; 
diverfe date , uno a' 2<>. di Maggio , e e quella : & fi non habet , unàt exfol- 
due altri agli 8. di Giugno ; e nel fé- vat , -àt vita componat ; e alcune altre • 
condo de' quali , che è fincero, non fi fa La parte però del diploma , che concer- 
ie ripetere in parte cib, che fi era àtt- ne la donazione di una Selva in Bif- 
to nel primo. In fecondo luogo quelle mantova , fu confermata da Ottone I. 
Saline , che qui fi fuppone , che il Ifef- P anno $64, , come a fuo luogo vedre- 
covado di Reggio abbia in Comacchio , mo • 
mi giungon nuove j né trovafene pofga 



5 

cu etiara per Padum furfum vcl dcorfum navigando, ripnticum tollendo, 
lìcu'i eft Fcrrarias , aut Cr mmeaclim , ubi fupradiótus Jocus facer faiinas di- 
nofcitur habere. Inltiptr etiam teloneum in nullo foro exigendo, vcl rotati- 
cum , aut Pontenaticum, vel ubi ubi u'Ius exaelor aliquam oppreflìonun vel 
violenti» vim inferra prcfumtrct. Pctiit etiam quandam iìlvam juris noflri 
iìtam in Comitiitu Parmenfe, in finibus Bifmanri in loco, qui dìcitur La- 
ma Fraolaria, cujus fnes lùnt de uno latere a flumine Sica» furfum per 
ftratam ufque in finibus Tulciae , inde vergente in rivum AiboJum ufque ad 
flumcn Sichr, inde quoque juxta Siclam deorfum pcrvenit in flumen Auzo- 
\x . Cujus petitionibus prò divina remuneratone annuentes fua* Ecclefisc pre* 
fatam Silvam in perperuum habendam conceflìmus, atque exinde ei hoc fìr- 
miratis noftrae preceptum fieri juflìmus, per quod decernimus , atque ffatui- 
mus , ut nullus quislibet judex tirannica potevate in Curtis vel rebus ipfius 
Epifccpii, aut caufi.s audiendas , nec freda exigenda , feu manfionaticas , aut 
paratas faciendas, vel fijeiuflòres tollendos neque ullas redibitiones publicas 
requirendas, vel in propriis domibus Sacerdotum vel clericorum fuorum po- 
tentati ve aut tirannice aliquod exerceat. Infuper etiam omnem ripsticum, five 
in fallo, five in dui i , atque teloneum in omnibus foris nundinum , feu ro- 
taticum , aut pontenaticum ltpedicìs Sanóìa» Ecclefiae Regienfi abfque ullo con- 
tradi&ore imperpetuum perdonamus. Quod fi aliquis , quod minime credi- 
mus scontra hoc donationis vel emunitatis noftrs firmamentum obire con- 
tenderit , aut infringtre temptaverit , triginta libras auri optimi coa&us ex- 
folvat, medietatem Palatio noftro , medietatem Ecclefise, cui vim intulit , & 
fi non habet, unde exfolvat, de vita componat. Et ut noftre donationis, vcl 
emunitatis indicìarn prefentibus & futuris temporibus inviolabiliter, & inau« 
daéler taclum permaneat , oc ab omnibus catholicis diligentius obfcrvetur 
rnanu firmitatis noftras fubter affignavimus atque anulo inpreflionis noffrs in« 
figniri juffimus . 

Signum +ì* Caroli Gloriofiflìmi Regis. 

C. Jacob ad vicem Radoni. 

Data die V[[L Kalendas Junias Anno XIIL & VII. Regni noftri • 

Aclum Papia Civitate in Dei nomine feliciter. Amen. 



K 



V. 

75*- 
Arolus gratia Dei Rex Francorum & Langobardorum ae Patritius Ro- 

manorum. (i) Ecclefiarum Dei fervitoribus iargitionis ac benignitatis 

rnu- 



Ci) li Muratori nel pubblicar quefto alla difefa dell'autenticità del diploma, 
Documento ne ha rivocata in dubbio il qual per altro da me veduto nel Se- 
l'Eautert ci à , fondato fui figlilo di cera, greto Archivio Eftenfe mi è fembrafo di 
che pare appiccato con arte, e fvelto da carattere conforme a quello degli altri di 
altro diploma , full' errore dell' Indizio- Carlo Magno , e fanno gli eruditi , che 
ne, perciocché correva l'anno 781. Fin- talvolta fi trovan diplomi finceii , benché 
dizion Iv\ e non la X. qui (egnata, e non efenti da qua'che grave d fficoltà . 
full' efpreflìone Anguftalis ExceHcntt* , Oflferva il P. Affo ( Star* di Guafialla 
che non gii fembra convenire a Car?o T. I p 22. ) che quefio diploma fu ri- 
non ancora Imperadcre . Io non entrerò conofciuto come autentico da Carlo il 
ali' efame di tutte quefte difficoltà , né Groflfo in un fuo diploma originale deli* 



6 

munificentiam impartimur, eorumquc votis Jibcnter annuimus, id nobis ad 
Auguftalis Excellenciae culmen proficcre credimus: infuper (quod cunébs pre- 
tiolius eft dignitatibus), aeternae retributionis pracmium capcflere non diffidi- 
mus. Induftriam igitur omnium fancìae Dei Ecciefiae fidelium, noftrorumque 
prseientium fcilicet ac futurorum notte volumus Patrem noftrum Apollinarem 
reverentifiìmum fanóìae Regienlìs Ecciefiae Praefulem noftram adiifie clemen- 
tiam, nobifque retuliffe, quod accidente negligenza & incuria, crepirantibus 
fiammis, Ecclefiarum aedificia in Regicnfi Urbe cremata fuennt : cum quibus 
ctiam alìqua inftrumenta chartarum , & monumenta in favillam redaóìa fìnt • 
habebatque prae manibus praecepta Regum ÌLangobardorum , quorum auóìori. 
tatibus jam farà Ecclefìa , ne pravorum hominum opprefìiones aut invafio» 
num detrimenta pateretur, undique fulcita erat ac munirà. Poftulans fi qui- 
dem, ut & nos ob divinum amorem eandem Ecclefiam cum omnibus facul- 
tatibus, quas ha£r.enus acquifivit , vel deinceps futuris temporibus fideJium 
oblationibus adquifierit , cum rebus & familiis utriutque iexus , cunéìoque 
Ciero inibi quotidie famulante, fub noftrae defenfionis reciperemus prote elio- 
ne : quod feci mus, & per hanc noftri Praecepti paginam praecipimus & jube- 
mus , ut nulla unquam magna parvaque perfona res aut famiiias ejufdem Ecciefiae, 
fed neque venerabilem ipfius loci Clerum in aliquo inquietare, vel moleftare 
praefumat. Et quia termini ejufdem Ecciefiae in confiniis Mantuanis, Bono- 
nienfibus , Mutinenfibus, & Lunenfibus, vel Parmenfibus , feu & Ticinenfi- 
bus, & Cumanis (i) res ipfius Epifcopii conjacent, Apologeticum idem Pon- 
tifex habebat, in quo omni remota dubitatone res jam fatae Ecciefiae per lin- 
gula loca & vocabula, terminique & confinia infita erant. Ideoque prò teme- 
rariae praefumptionis invafione cavenda, nec non & prò Francorum gente no- 
viter in Itaiiam a nobis introdu&a, petiit Excellentiam noftram, ut eofdem 
terminos huic noftro Praecepto inferi juberemus , ne fraudem aliquam eadem 
Ecclefia de fuis rebus aut confiniis ab invaforibus patiatur. Cujus dignam 
ac rationabilem confiderantes petitionem , & Lunenfium & Parmenfium con- 
finiis ficut in ipfo Apologetico indita erant, omnes terminos annotare jufli- 
mus. A meridie itaque per Montana verfus Occidentem conjacent fines, ter- 
mi- 



anno 882. dai Re Ugo e Lottario in un cefi di Reggio è poira . Si nominano i 

loro diploma parimenti originale dell' an- confini di Bo'ogna , che non toccan mai 

no 942. , anzi il fu ancor prima da Lot- que' di Reggio , e quelli di Pavia e di 

tario l, nipote di Carlo 'Magno , in un Como, che ne fono tanto lontani. Si 

altro atto dell'anno 8^8. , i quali diplòmi nominano anche i Manto/ani, che fen 

faranno in quel' Opera riprodotti. Po- veramente uniti a' Reggiani; ma pofeia 

trebbe nondimeno rifpondere chi voleffe non fi fpiega , come fi fa degli altri , 

muovere nuovi Hubbii, che non lappiamo, quali elfi fieno. I confini Luncnfi fon 

fé il Diplomi efibito a quegli Imperadori que' , che ora corrifpondono alla Diccefi 

foffe quefto medefimo ; perciocché non di Sarzana. Quella indicazion medefima 

vien da elfi riportare letteralmente. Ma fu poi replicata nel Diploma da Otto- 

fe il carattere è veramente, come a me ne l. fpedito in favor della Chefa me- 

fembra , uniforme .fieli altri di Carlo Ma- defima Tanno 962. E per non ripeterla 

gno , quefte d.fficoltà perdon molto del allora inutilmente ho aggiunte tra pa- 

loro pefo . renrefi alcune varianti , che vi s' incon- 

( 1) Molto inefatta è quefta generale trano. 
indicazion de* confini , tra' quali la Dio- 



7 

minique venientes de Prato Mauri in Montcm de Menfa , inde in Centro- 
crucis (al. Gentrocrucis] , ac deinde in A:pem ( al. Aqunm ) marinarti, inde 
in Montcm He Potei, defeendentes in rivum Niteram , qua* dtfluit in flu- 
vium Inciam , iicut ipfa Incia dtfeendit a iumma Villa Monticulo , decur- 
rens ex tranfvcrfo in Bircham, & dtfluit deorium per Agidam (al. Aidam) 
ad Aquilonarem (ai Aquilone m) partem in rivum Campigenem, & exinde 
in Tegolariam in fluvium Padum (al. indeque per Padum) & Zaram , fitut 
Padus dcfìuit in Burianam . Item per meridiem ad Orientalem plagam ince- 
dunt fìncs per Pratum majorem in Montcm Rufulum, (al. Rululo) per Al- 
pem in Fazoiam , deinde per Alpem ufque in Thermas Salonis. Fines vero, 
qui iunt inter Thufciam & Regenfem & Mutinenfem , de Thermis Salonis 
perveniunt in Tendam Regis, inde ad Fontem Silvani, & inde in Rivum 
Sanguinarium, & deinde ad Lacum (al. locum) de Carpene & inde in viam 
novam , inJeque in Locum Motivum ( al. Modivum), deinde in locum, qui 
dicitur Laverna, deinde per Montem Laurentii dtfeendens venit in fluvium 
Dullum , indeque per Silvam de Mallo, & inde in Collinam , deinde in Pra- 
tum longum, ac deinde per Rivum, qui decurrit de Lupatio in fluvium Si- 
glarci ( al. Sicla >, inde per Siglam ufque Dullum, ac deinde afeendit per Di- 
mnaticum in Carciola (al. Cafiìola ) , & inde defeendit per Ssrram de Mau- 
riano ( aL Mainano) & pervenit in fluvium Rafennam , & inde afeendit in 
Piriniana (al. PerinianaJ indeque in montem fuper Valles ulque in Anti- 
quum; deinde defecndens in Pifcariolam venit in fluvium Siglam, ac deinde 
per Cjuzam currentem per Montem Cerradi ufque dum venit fub Monte 
Merelii {al. Morelli), & inde venit per Silvanum : deinde decurrit per Sai- 
fulam, & inde per Montem Monticulum, indeque per Campum Miliatium 
( al. Miiiacium j ad Septcntrionalem plagam per Paludes Civitatis Novae 
ufque Stratam , ac deinde in Aquamlongam, ufque dum venit in Burianam . 
Infra iftos praenominatos fines, fìcut a Sanóìis Patribus & idoneis ac Ca- 
tholicis hominibus antiquitus in ipfa Ecclefìa conftitutum fuiffe reperimus, 
omnia pars ipfìus Ecclefìae fecure ac quiete noftra Regali au&oritate perenni- 
ter poffìdeat . Retulit eciam praelibatus Pontiftx, quod cuidara Fratri fuo 
Anlperto nomine quaedam Oratoria juris San&ae Regienfis Ecclefìae, unum 
quidem in Luciana inter Padum & Bundenum in honore Sancii Georgii, & 
aliud in Gabiana fimiliter inter Padum & Bundenum in honore Sancii An- 
drea; conftru&um, cunéfr's diebus vitae fuae per decretum conceffum habuif- 
{tt . Sed cum poftmodum idem Anfpertus Monaflerii Nonantolanenfìs por- 
tum peteret, ipfa Oratoria prò fuo introitu praedi&o Monafterio dederat. Prae- 
nominatus vero Pater ApolJenariis Epifcopus, ne Ecclefìa fua damnum pate- 
retur, cum fuo Advocato in praefentia Ducis noflri Goeradi, cum Anfelmo 
jam dicli Monafterii Abbate in judicium convenit. DirTenfìo vero, quae in- 
ter duo venerabilia loca creverat , abfque vicinorum Epifcoporum audientia 
nullatenus diffiniri poterat . Ideoque datis induciis tres Epifcopi, Petrus fei- 
licct Bononienfis, Geminianus Mutinenfìs, & Petrus Parmenfis cum a'iis 
idoneis & Catholicis viris convocati funt. Quibus cum jam fato Duce Goq* 
rado in judicio refidentibus , Apollenaris Epifcopus, & Abbas Anfelmus af- 
fuerunt: quorum querimoniae fubtiliter difcuffae Ecclefìa Regienfìs, cui debi- 
to jure jam fata Oratoria iubjeéh erant, canonico ac legali ordine acquifi- 
vit. Et ob firmiorem fecuriratem Notitiam fcriptam teitibulque roboratam 
cum ipfo decreto faepe nominatus Pater praefentiae noftrae obtulit ,po(tulans, 

ut 



8 

ut nos inviolabili noftro Praecepto cani firmantes cmnem contentionis nae* 
vum abftergeremus. Cujus petitiuni annuentes, per hoc noftrum praecepr.um 
praedióìae Sanclae Ecclefiae ipfa Oratoria confìrmamus, atque line uilo tontra» 
di£tore reftituimus. Praeterea & Gajum noihum, quod in eodtm ioco juxta 
res ipfius Ecclefiae in Luciaria cotfjacct , & nunc noviter excolitur, co poitu- 
lante, Oratorio San&i Georgii per hoc noftrurn Praeceptum jure proprio ob 
animae noftrae falutem concedimus cum Pifcatiombus per Padum oc Bunde- 
num , Paludefque & laeus conjacentibus . Simiiiter quoque & Oratorio Sanólì 
Andreae donamus terram & Sylvam juris Regni notòri, quae circa rcs ejuf- 
dem Ecclefiae inter Padum & Bundenum in Gabiana conhftit, cum Pifcatìo- 
nibus per Padum & Bundenum, Paludefque Se Lacus; ut iaepe nominata 
lància Regienfìs Ecclefìa haec omnia jure proprietario ttneat atque poiìideat 
abfque alicujus Poteftatis contradiélione . Concedimus etiam , ut lì contentio 
de rebus ac familiis ejufdem Eccleiìae fuerit horta , liceat inquiiitio fieri per 
bonos & ingenuos homines circumquaque manentes ufque ad iacramentum . 
Habeantque libi Pontifices ipfius Ecclehae Advocatos duos veì tres, fi necef- 
fé fuerit, quos ipfì elegerint> qui caufam ipfius Eccleiìae diiigenter inquirant 
& cxaminent . Ipfi vero advocati ab cmni publica exaótione fmt immunes . 
Si quis autem hanc noftrae conftitutionis auótoritatem irritam facere tentave- 
rit, emunitatis mulótam , ideft argenti libras triginta parti Sanclae Regienlis 
Ecclefiae perfolvere cogatur. Et ut hoc noftrae largitionis, & emunitatis ac 
defenfìonis, feu inquifitionis vel advocationis Praeceptum diuturnis tempori- 
bus in fua robore permaneat, atque ab omnibus verius credatur , & diligen» 
tius obfervetur, manus noftrae lubfcriptione fubter annotaviraus, anuloque 
noftro figillare jufTimus . 

. . . ignum %< Karoli gloriofìflimi Regis . 

Giiibertus ad vicem Radonis recognovi . 

Data in Menfe Junio die optavo. In Anno tertio decimo & feptimo 
Indizione decima . 

Aóìum Papia Civitate in Dei nomine feliciter. Amen. 

VI. 

781. 

CArolus gratia Dei (1) Rex Francorum & Langobardorum, ac Patncius 
Romanorum. Maximum Regni notòri in hoc augere credimus monimen- 
tum, fi beneficia opportuna, quae prò compcndiis Servorum Dei locis vene- 
rabilibus largita vel condonata funt, noftro munìmine confìrmamus regiam 
inquid exercimus confuetudinem , & hoc nobis ad remedium animae noftre in 
Dei nomine pertinere confidimus . Igitur compertum fit omnium veftrorum 
magnitudini, qualiter venerabiiis vir Apollenaris Ecclefiae Regienfìs Epifco- 
pus una cum Clero & populo praedi&ae Ecclefiae clementiam Regni noftri pe- 
tiit ut eleclionem ex clero praefatae fuae Ecclefiae omni tempore concedere- 
mus. Tnfuper & pctiit, ut omnibus rebus ipfius Epifcopati , quas moderno 
tempore tam de datione Regum quamque Reginaium feu reliquerum Dco 

ti- 



fi) Scorre*riffimo è quefto diploma per drale Hi Reggio. Altri dip ! orri , che pò- 
V ig* oranza di chi ne traffe la cojv'a . la Ara pubblicheremo , ci faran meglio co* 
quale confervafi neirArchivio della Catte- nofeerc il fenfo dì quello • 



9 

timentium hcmìnum , vcl quuci in antca additum vcl delrgatum fucrit , & 
jufte & r.itionabihter poflidcre dinofcitur , fub cmunitatis nomine per no- 
ftram auóWitatem ad predióìum fanólum Jocum concedere vel confermare de- 
beremus . Quatenus nullus judex publicus ibidem ad caufas audicndas vel 
freta [ J. fodra) exigenda feu manfìones vcl parata* facicndas ncc fidejuffo- 
ris tollendos , neque niillas redibutiones publicas requirendas ingrederc, nec 
cxaclare penitus non preiumcrct . Cujus petitionem prò divino intuitu dene- 
gare noluimus, fed ita elecìionem concefìiffe omni tempore fuae Ecclefiae, 
atquc in omnibus confirmafle cognofeite. De cetero & emunitatem noftram 
ei confcribcre juffimus, per quam omnino jubemus , ut nullus quislibet de 
vobis ncque de judiciaria potevate in cartis vcl rebus ipfìus Epifcopati ad 
cauias audiendas nec freta ( 1. fodra) exigenda feu manfiones aut parata* 
facicndas, vel fidejufToris tullendos, neque nullas redibutiones publicas requi- 
renddS ingrederc, ncc exaólare ullo umquam tempore nullatcnus prefumatur, 
fed fub emunititis nomine cum omnes fretas conceda* valeat memoratuE 
Epifcopus fuique fucceflòrcs omnique tempore quieti vivere ac refederCt 
quatenus melius deJeclct ipfos fervos Domini, qui ibidem Deo famulare vi- 
dentur, prò nobis uxorique noftra etiam proles Domini miicricordiam ju« 
giter exorant . Et ut haec clecìis emmunitas fìrmior habeatur , oc diuturni6 
temporibus melius confervetur , manus noftrae fubfcriptionibus fubter ctiara 
anotavimus , & de anulo noftro figillare juflìmus. 

Signum >ì< Caroli GloriofifTimi Regis. 

Gilebcrtus ad vicem Rachoni recognovi &c. 

Dati in menfe Junio die o£Uvo in anno tertio decimo & feptirno . 

Aclum Papia Qvitate in Dei nomine felieiter. 

VII. 

7S2. 

CArolus gratia Dei Rcx Francorum & Langobirdorum ac Patricius Ro- 
manorura omnibus Epifcopis Abbatibus Ducibus Omnibus Ga* 
fbldis atquc omnibus monafteriis Deum timentibus praefentibus Se futuri*. 
Maximum Regni noftri in hoc augeri credimus monimentum, fi petitioni- 
bus Sacerdotum ac Servorum Dei, in quo noftris auribus fuerint prolate, 
libenti animo obtemperamus atque ad effecìum perducimus. Quapropter no» 
vcrit folertia vcftra , qualiter nos ad petitionem vencrabilis viri Geminiani 
Sanétae Mutinenfìs Ecclefiae Epifcopi, quae cft conftru&a in honorem praecio» 
fidimi Confefforis Ghrifti Geminiani Antiflitis ipfìus Ecclefiae , tale circa 
ipfum San&um locum beneficium conceflìflc, ut in monaftheria & fmodochia 
feu Ecclcfìas Baptifmalcs vel reliquas pofleffiones , quae ad ipfum Epifcopa- 
tum afpiciunt, tam datione Regum quamque Reginarum feu reliquorum 
Dcum timentium hominum , unde moderno tempore ipfa Cafa Dei iurte re- 
veftita cft, aut qu«d Divina pietas ibi amplificare voluerit, nullus Judex 
publicus ad caufas audiendum, vcl freda undique exigendum , feu manfìones 
aut jparatas faciendum ncc fidejuffiones tollcndum, neque hominibus ipfìus 
Epifcopati diftringcndum , nec ullas redibutiones publicas requirendum Ju« 
diciaria poteftas ibidem quoquo temport ingrederc nec exaélarc pcnitus non 
praefumat. Propterea hanc emmunitatem confcribere juffimus, per quam fpc« 
cialiter decernimus ordinandum, ut nullus quislibet de vobis ncque de iu- 
nioribus veftris amodo & deinceps , ut diximus , in manafteria vcl xenodo- 
Tem. L £ cfcia, 



IO 

ehia feu Ecclefias Bsptifmales vel reliquas pofTefliones , quae ad ìpfum Eoi- 
fcopatum , ut diximus, de datione Regum yut Keginarum feu reliquorum. 
Dcum timentium hominum afpiciunt, nulius Judex publicus ad caufas au- 
dicndum, vel freda undique exigendum, leu manfioncs aut parata facien- 
dum , nec fideiufììones toìlendum , nec ulhs redhibitionts pubiicas rtquiren- 
dum vel ex^&andum Judiciaria poteftas ibidem quoquo tempore ingrcdiere 
nec exaóWe penitus non praefumat, kd (ub emmunitatis nomine cum omni 
fraeda conceria valeant omni tempore Rcéìores ipfius Epiicopati, homineique 
eorum quieti vivere & refidere. Et ut haec auóìontas firmior habvarur vel 
diuturnis temporibus ccgnoicatur , manu propria fubter eam decrevimus ro- 
borari . 

Signum Caroli Gloriofìflimi Regis . 

Wigbaìdus ad vicem Radoni recognovi . 

Dal. Sexto Cai. Octobris anno quarto decimo & nono Regni noftri. 

Vili. 

circa jgó. ft) 

GTso per mifericordiam Dei Mutinenfìs Epifcopus omnibus filiis noftrae 
JEcclebx. Norum effe vobis volumus, quia reddentibus nobis in do- 
mo Sancii Geminiani in Mutina Anno Impcrii Domnorum noftrorun Ca- 
roli & Pipini gloriofìflimorum Regum in Dei nomine Vigefimo Quinto & 
Stxrodecimo die quarto decimo Menfe O&ubris per Indióìioncm Quartana 
decimam concedimus ordinantes Piebem noftram in Sicculo, quse nominatur 
Sancii Petri , confentiente Sacerdotio & Clero noftro nec non iEcclefse ip- 
iius Populo , Viclori Archipresbytero noftro: ea fi quidem ratione, ut ipfe 
Jocum regiminis teneat, & fecundum Canonicam au&oritatem minifterio Ar- 
chipresbiteratus fungi in omnibus non obmittat (a). Ideft in fartateétis Tem- 
pli reficiendis, in Glericis congregandis , in Schola habenda, & Pueris edo- 
cendis. Cujus locum ita firma riabilitate ei concedimus, ut fecundum Cano- 
nicam aucloritatem a nullo SuccefTorum noftrotum ftatus tjus ordinis violar! 
poflìt, nifi talia perpetraverit quae digna fint JEcciefiaftico p)e£li judicio. 
Annualem autem ipfius Plebis nobis & fuccefiòribus noftris debitam penfio- 
nem, qua? eft Solidorum triginta & quinque per fingulos annos, ftatuimus 
per hanc noticiam , ut in Patca Domini annualiter perfolvatur, de quibus fi 
neglegens fuerit , duplici datione, ut leges judicant, puniatur. 

Gi. 



fi) li Copifta ha commeffi più errori chia di S. Pietro in Siculo , che qui il 

neMe note Cronologiche. L'anno 25. di Vefcovo gli concede. Il Muratori ha 

Carlo Masino ci indica 1' anno 798. Il creduto, che quelle efp^eflfioni in farta 

decimo ftfto di Pippino V anno ygó, V uEiis templi refictendh &c, fi riferivano 

Indizione XTV. 1' anno 791. Ed è dif- alla Pieve di S. Pietro in Siculo. Ma 

fàcile il combinare in/ìeme epoche così potrebbe dubitarfi per avventura , eh' ef- 

diverfe. fé non fi doveflero riferire alla Chiefa 




— — — — j _ _ f r ^ 

era qui l' Arcipretura della Cattedrale, cilmente foftenere le fpefe alla fua di- 
di cui già godeva Vittore, e la Parrò- gnità addoflate. 



II 

6ifo Epìfcopus Mutincnlìs flìcciefiae in hoc Privilegio manu mea fub- 

fcriph . 

Ego Martinus Presbyter manu mea fubfcripfi. 

Ego Marinus Diaconus manu mea fubicripfì . 

h^o Johannes Diaconus manu mea iubfcripfi. 

Ego Gifelpertus Diaconus & Notarius Sanótae Mutinenfìs iEcclefiae fcrip- 

tor iftius Priviiegii poiitratiita compievi & dedi . 

IX. 

3o8. 

IN Nomine Patri» & Filii & Spiritus Sancii . Karolus Sereniffimus Au- 
guitus a Deo coronatus pacificus Lmperator Romanum gubcrnans Impe- 
riami qui &. per mifericordiam Dei Rex Francorum & Langobardorum. 
Nocum ftt om.uum fidelium noftrorum magnitudini, praeientium feilieet & 
futurorum, quaiiter nos Deo favente oc San&orum Principum Apoftolorum 

merita inter , Regnum Langobardorum adquefivimus, & prò ere* 

dendis (i) aliquos Langobardos foras Patriam in Francia duòtos habuimus, 
quos inpoftmodum ad d:precationem dilec~t.i Filii noftri Pippini glorio!! Re- 
gis ad Patriam remilìmus , oc eorum legitimam hereditatem, quam habui- 
mus, in fcripto revocatam reddere aliquibus juffimus. Ex quibus unus ex il- 
lis nomine Manfredus de Civitate Regia (2] ad noftram accedens clementiam 
ferenitati noftrae petiit, ut per Pra*ceptum auóV)ritatis noftrae omnes res quaf- 
cumque tunc remporis jufte & rationabìiiter in hereditate legitima poffiderc 
vìdebatur, quando in F rancia duóìus eft, & Nos ei inpoftmodum reddere 
juffimus, denuo plenìffima deliberatione redere & confirmare deberemus. Cu- 
jus petitionem denegare noluimus, fed p»*o mercedis noftrae augmentum & 
aelemofìna antedicli Fidi noftri ita conceffiffe & in omnibus confirmatfe co* 
gnofcite . Praecipientes ergo jubemus, quod p?«*petualiter circa eum manerc 
voiumus, ut quandiu Nobis ac dile&o Filio noftro fidejiter defervierit, cm« 
nes res, ut dixmaus, propnetatis fuae , undecumque tunc tempore jufto tra- 
mite veftitus fuit, quando in Francia per juffionem ncftram du&us eft & 
nos ei inpoftmodum reddere juffimus, deinceps per hanc noftram auétorita- 
tem jure fìrm>ffimo teneat atque poffideat, ut vel quidquid txinde face- 
rc voìuerir liberum in omnibus perfruatur arbltrium. Er ut haec praereptio 
atque confìrmatio noftris futurifque temporibus invioiara permansa t , manu 

B 2 prò- 



Ci) Quefta efprf Alone pra credoidìs par- hVrnza, ottenrffe dal Padre ad alcun" di 
rebbe che dovette fpiegarfi come per o/W- elTi ìa fato! à di tonnare alla lor pinria , 
gioy o per ficurtà. Ma fé 2 tal fine fol- e di rientrare al pò fletto de' loro beni, 
tanto ei voiie condurre in Francia aicu- '2) Da quefto Manfredo porrebbe cre- 
ili de' priocipili Lombardi, fembra , che derfi per congettura, che difeendeflero quei- 
non avrebbe dovuto confìfeare i lor he- le tante famiglie, eh? D'efeo il coinnn 
ni , come da quefto Diploma raccoglie/i, nome di figli di Manfredo. fVTa ben-hè 
eh' egli fece. Par dunque, che qualche ette fieio anri^lWTìm? - c:»m a a ùo far*. 
fofpetro o qualche pruova e$Ii ave/Te de?- g vedremo, non abbi a m perq qa«'o 
la loro infedeltà ; e che pofeia allorquin- ba(h per unir con cer:e<z n quefto iVLm- 
do T anno 781. ei dichiaro Re d' Cnlia fedo a^li altri di quale famiglie, che 
il fuo figlio Pipplno . quefti per dar prin- fiorirono appieifo. 
ci pio al fuo Regno da un atto di bene- 



propria fubtus corroborare decrevimus, 8c de anulo noftro figillari juflimus. 
Signum *$* Domni Karoli piiffimi ac Sereniflìmi fmperatoris. 

Locus Sigilli *Jf cerei deperititi . 
Hado ad vicem Ereanbaldi fcripfi oc fubfcripfì . 

Data XVI. Kalendas Auguftas Anno Vili. Chrifto propitio Impe* 
rii noftri & XL. Anno Regni noftri in Francia & XXXVIII. in Italia 
Indizione Prima . (i) 

A&urn Aquisgrani Palacio noftro in Dei nomine feliciter. Amen. 

X* 

8u. 

IN Nomine Domini Dei Salvatoris noftri Jefu Chrifti. Regnante Domno 
Karolo viro excellentiflimo Rex Francorum & Langobardorum in Italia, 
anni pietatis Regni ejus in Dei nomine Tregifimo Ottavo , die prima men- 
fìs Novembri© , Indizione quinta (z). Petimus a vobls Domno Ghifone 
Epifcopo fan&e Motinenfis Ecclefie feo & a cun&o Presbiterio, m vel ( fic) 
clero ejufdem Ecclefie (3) , uti nobis Scoiaftici , Johanni , & Petroni germa- 
nis filiis quondam Faftaldi, nec non Stavelini fìiio quondam Afteri , & Ur« 
fini filio quondam Armati , & umnium heredum noftrorum mafculini tantumo- 
do per enfiteotecario jure concedere dignetis de casa Florentiatica & de fun- 
do Adventiaticus forte nobis conpitente in integro, quas nobis de inter fra- 
tres & confortes noftros pertinent, una cum cafis, terris, campis, prati s, 
vineis, filvis, falccìis, ftalariis, vel cum omni jure fuper fé abente; fimui 
etiam & concedere nobis dignetis in fundo Macinano de uncias oéìo forte 
nobis compitente in integro, quas nobis de inter fratres & confortes no- 
ftros pertinent, una cum cafis, terris, campis, pratis , rineis, fiJvis , fale- 
éìis, ftalariis, vel cum omni jure fuper fé habente. Quas conftitutas Cafa» 
lias in Salicto & Malfa Salarienfi terreturio Motinenfis jure nominate (an- 
ele veftre Motinenfis Ecclefie, quod eft inter adfìnis de uno latere de Cafa 
Florentiatica & de fundo Aventiatico , da mane parte Cafali Meleto , & da 
fera Cafali Quinquagenario, da meridie & de fubtus Palude Currente, & in* 
ter adfines de fundo Macinano ad duobus lateribus Cafale CapriJiano & Ti« 
entolas, & a tertio latere loco, qui dicitur Salario, ad quarto vero latere ad 

fi- 



CO il Muratori ha moffo qualche dub- ne di quefta carta. E per altra parte il 
bio full' originalità e autenticità di que- Muratori medefimo otterrà ( Antiqu. hai. 
fto Diploma fondato fingolarmente full' 7\ I. col. 280.^.), che anche ne' Di- 
anno XXXVIII. del Regno d' Italia di plomi , fu quali non pub cadere alcun 
Carlo Magno, che non pub convenire dubbio, incontranti talvolta cotali errori, 
all' anno Vili, dell' Impero e all' In- (2) V anno 81 r. correva i' Indizione 
dizione I. cioè all' anno 808. , in cui IV. Ma è noto agli eruditi , che nelle 
nel mefe di Luglio ne correva folo non carte de' baffi tempi efla fi comincia fo- 
il XXXIV. come egli fcrive , ma il venre non dal Gennajo ma dal prece- 
XXXV. Ma per una parte io non veg- dente Settembre. 

go , a qual fine voleffe fingerfi quello (?) Oflervifi , che qui non fi fa men- 

diplorna , di cui niuno ha mai fatto ufo zione né di Capitolo né di Canonici ; 

finora, perchè di tutti quelli, che hanno ma folo di Prtsbittrte e di Clero. Più 

fcritto finora delle famiglie de' figli di tardi cominciarono a ufarfi quelle voci f 

Manfredo, non v'ha chi faccia menzio- come vedremo a fuo luogo* 



T 3 

fine fluvio Muclcna, ut iupra diximus; inter iftas defignatas fìnes fortes no* 

bis compitcntc in integro, dum nos nominatis Scoiaftico , Johanni , & Petro 
germanis, Stavelis, & Urlò & umnium heredum noftrorum malculini tantum- 
modo divina gratia in hac luce juflTcrit conlervare vita, concedere nobis di- 
gnetis abendum , tenendum, cultandum , paftenandum , & fincs defenfandum, 
& in omnibus memorandum ex noftris propriis expenfis feo laboribus, & ni* 
chil nobis acloribusque fanéle veftre Motinenfis Ecclefie inferius adfixa ptn- 
fìone rtpotare debeamus, predante quoque nobis nominatis indefinenter fecun* 
dum pagina pctitionis noftre penfione omni Martio Menfe inferre debea- 
mus in Arcivo Sanale veftre Motinenfis Ecclefie per norainatas portiones in 
integro, qualiter fuperius Jegitur, in auro vel argento Mancufo uno (i) tan- 
tum, nullamque tardietate aut necleóìum tam ad inferenda nominata penfio- 
ne, quamque & meliorare & fines defenfare fuperius di&as portiones face- 
re debcamus; fed nec aliquando adverfus fan&am veftram benefaétrictm no- 
ftram Motinenfem Ecclefiam contra juftitia traclare aut agere nifi caufa no- 
ftra fi contigerit prò juftitia tantummodo ventilare debeamus. Et vobis Doni- 
no Ghifoni Epifcopo tuifque Succeflbribus regalis juffio advencrit de ofte 
vel de ponte (2), nos vobifcum vel cum Miflìs veftris ad ejus fervido fa- 
eiendo parati effe debeamus . Et fi menime fecerimus tam nos nominatis 
vel univerfis heredibus noftris de hec omnia qualiter fuperius Jegitur, tunc 
licentia fit vobis Domno Ghifoni Epifcopo tuifque fucceflbribus adque Mit- 
lls veftris per vos ip(os nos diftringere & pignerare fine publica auclori- 
tate. Quod fi in aliqua tardietate aut neclcóìum vel controverfia inventi fue* 
rimus extra agere de ea, que fuperius adfixis conditionibus , tunc non folum 
de hoc Preceptum recadere, verum etiam exaòìa a nobis pena, que in no- 
ftra petitione adfixa eft . Et fi non perfolverimus multotiens dicìa penfione 
infra biennium , ut Leges cenfeunt, tunc licentia fit acìoribus fan£re veftre 
Motinenfis Ecclefie nos exinde expellere, & qualiter previderit ordinare. 
Set & poft tranfitum noftrum qui fupra Scholaftici, Johannis, Petroni ger- 
manis, feo & Stavelini & Urfuni, & univerforum heredum noftrorum mafeu- 
lini, quando Domino pheuerit, ipfas noftras portiones cum omnibus ad fé 
pertinentibus , cultas, defenfatas, reftauratàs, melioratas, & quidquid in ibi- 
dem ad nos addetum melioratumque fuerit ad jus dominiumque fanóne ve- 
ftre Motinenfis Ecclefie revertatur, cujus eft proprietas. Promittens preterea 
nullis temporibus vite noftre nominatis Scola fti ci , Johanni , Petroni germa- 
nis, feo Stavelini & Urfuni vel univerforum heredum noftrorum, textus 
hujus Cartule petitionis noftre violare, fet inviolabiliter modis omnibus con- 
fervare nos in. hujus convenientie petitionis noftre Gartula , ut fuperius pro- 
mifimus , minus nemdaturi nos oromitimus pene nomine in auro uncias 
duas , fet oc poft pene folutionis manente in hanc cartula petitionis in 
fua nihilominus firmitate ', fìcut fuperius legitur , abfque ullum dolum , 
vim , metum , circumferiptionem . Cenfante { ftc ) Raginaldus Clericus 
& Notarius fanóìe Motinenfis Ecclefie fcrivere rogavimus , in qua & nos no- 
mi- 



(1) Nella Storia Nonanrolana ho of- livellarli fian tenuti a concorrere alle 

fervato ( T. TI. p. 17. ) che i Mancofi -fpefe , che il Vefcovo dovette fare in 

d'oro equivalevano quafi a un zecchino tempo di guerra, o per gittar qualche 

Romano . ponte fui vicin fiume • 

(1) Pare, che debba intender/! , che i 



minatis Scolaftico , Johanne , & Petro germanis , feo Stavile & tJrfo , fubter 
manibus noftris fublcripfìmus , & fìgnum iancte Crucis feumus, & telìibus 
ad nos rogitis obtulìmus roboranda. 

A£lo Die Regni & Indizione nominata feliciter. 

Signum +f* manus Scolatici, qui hanc Cartula petitionis fieri rogavit. 

Ego qui lupra Johannes in adi Cartula peticionis ad me facla manus 
mea (ubfcripfit. 

Signum 4f manus Petroni germano nominati Scolaftici & Johaanis, qui 
hanc Cartula petitionis fieri rogavit. 

Signum *r> manus nominati Stavelini, qui hanc Cartulam petitionis fie- 



ri rogavit. 



Signum *J* manus Urfuni, qui hanc cartulam petitionis fieri rogavit. 

XI. 

813. 

IN Nomine Domini. Regnante Domno Karolo & Bernardo viris exceilen» 
tiffimis Regibus in [taiia Anno pietatis Regni eorum in Dei nomine 
quadragli rno & primo die decimo menfe Augufto Indictione Sexta (ij. Pia- 
cuit adque cunvinit inter Dcmnus Dcusdedit Epifcopo Sancì:* Mutine Eccle* 
fie, fet etiam & inter Dominico Montanario libero nomine, ut in Dei no» 
mine ego qui fupra Dominico feo filiis mcis refedere & laborare debeamus 
in terra vei cala Sancii Vincentii loco qui dicitur Colegaria in medietate de 
omnes rcsillas, quas ante hos dies per livello de quondam Marino Epifco* 
pò (2) ad manutenere vifus fui, & ipfas res obvinet in nominata Ecclefìa 
Sancii Vincentii de Urfune & Marione & deminiano & Donarine, nec non 
& Ermoaldo filiis quondam Dominici , & lubtus ftrada ad modia duodice . 
In Decanìa (3) quondam Rufticiani , quod in Cafa Sancii Vincentii obvinet 
de Teodeperto & Roderà de Campolongo & in nominata Colecaria. In De- 
gania Gaufperti modia duo fextaria fex. In Degania Lupuni modia duo ter- 
rola feminature. In Decania Lamp. modia trea terrola femi nature. In Deca- 
nia quondam Rufticiani modia duo terrola laminature. Et in Decania nomi- 
nati Lupuni modia quatuor terrola feminatura . Et in nominata Decania 
Gaufperti modia dua, femodio uno terrola feminatura. In Decania Stavcli fe- 
modia trea terrola feminatura & lex modia terrola feminatura . Quod ego ip- 
fé Dominico in cafa Sancii Vincentii emifì . Set ut diximus hec omnia no* 
minatas res medietatem habeamus. In eo vero tinore, ut lupra ipfas res re- 
fe- 



(1) Il Muratori da quefta Carta affai be- (ima fi raccoglie, che Carlo Magno fe- 

ne raccoglie, che Bernardo Figlio na- gaò talvolta gli anni del fuo Regno de' 

turai di Pippino Re d'Italia morto Pan- Longobardi fin da' primi d' Agptto dell' 

no 8(0. era (tato da Carlo Magno no- anno 77}., poiché veggiamo, che a' ie. 

minato egli pur Re d' Italia prima di di quefto mefe deli' anno tij. ei fegna 

queft' epoca de' io. d' Agoito dell' an- 1' anno quarantefimo primo, 

no 813. Anzi innoltre ( /. e. col. 512. (2) V. la Serie de' Vefcovi di Mo- 

& Ann. d'hai, an. 812.) egli ha mo- dena. 

(irato , che fin dall' anno precedente era (O II Muratori crede, che Decanta o 
fiato onorato di quello tito'o , del che Befania fignifichi un diftretro di dieci fa- 
diremo tra poco. Ma egli poteva anco- miglie. a cui prefi«deva uno, che dice- 
ra avvertire, che da quella Carta mede- vafi perciò Decano* 



f* J're & Ianorarc, feo c^fas & canales edificare, vinca paftennndum , propa» 
ginandum, & in omnibus mliorandum ulque ad annis venientibus viginti &. 
nove . Et exinde per omnem anno circoli & per tempus tributum perfol- 
vere debeamus vobis Deusde.iit Epiicopo vcl ad (ucceflorcs vcftros ex omni 
genere grano modio quarto, milica, panico, inilia modio quinto, lino man- 
na quarta, vino anfora tertia , exenias vero per omnem anno in fetta fancli 
Pctri berbice uno vaJience rremjfle medio, puilo par uno, ovas dece, ope- 
ras vero per omnem anno cèto, quatuor cum boves, & quatuor manualis ad 
anona dermica. Ev<c~tum omnem redditum oc operas vel exenias ad cafa 
Sancii Vincermi facere & condonare debeamus vobis vel ad miffis veftris,5c 
miffo Domini fu per area & Canales fufeipere debeamus cum omni onore. 
Prado abeatis Jicentia ad modia dua . Et fi hec omnia non complcverimus qua- 
Jifer iuperius Iegitur, licentia fit vobis Deusdedit Epiicopo vel veftros lue* 
ceffores per vos ipfìs vel veftris Miffis diftringere & pignerare debeatis . 
Pena vero ambas partis inter nos poffuimus, ut quifquas pars tam vos quam 
fucccflToribus aut heredibus noftris ante nominatis annis viginti & nove de ip- 
id terrola vel cafa foris exire aut menare volueritis , nec lem (i) aut frau- 
dem fecerimjs, aut aliqua fuper pofìtione facere quefierimus, & non conple- 
verimus hec omnia, ficut fuperius legitur, tunc conponat pars partis , cui 
cuìpi inventa fuerir, pene nomine in argento folidos treginta . Et poft pena 
eonpofita hos livello in fua permaneat firmitate. Unde duos livello conven* 
tione uno tinore conferì pti flint. 
A ciò Motina feliciter. 

Signum *£ manus Dominici Montanarii , qui hunc livellum fieri ro« 
gavit. 

Signum *ì* manus Qaidaldi de Sorba de Vico de Colecaria exercitalis 
(*) tefte. 

Signum *fc manus Hingeperto filio Gifeperti de Colecaria exercitalis 
tefte . 

Signum *3* manus Sigeperti de Vico Colecaria exercitalis tefte. 

*!♦ Ego Ratpertus Presbiter & Notarius Sanóte Motinenfis Ecclefie fcri- 
ptor iftius Cartule livelli convenientie, quam poft tradita complevit oc 
dedit . 

xn. 

Sió. 

IN Dei nomine regnante domno noftro bernardus viro excellentiffimo an- 
ni regni ejus in dei nomine quarto fub die iexto Kal. Martias Indicalo» 
ne nona (3). Manifeftus fum ego grimoaldo filio quondam dominici cervo- 
li 



(1) Quefta abbreviatura fpiegafì giufta- (?) li Muratori coli' autorità di alcu- 
aiente dal Muratoci per Lefionem . ne carte ha provato, che V epoca del 

(2) Exercitalis fpiegafì dal du Cange Regno d' Italia del Re Bernardo dee 
come titolo dato a' Soldati, a' quali af- cominciar dall' Ottobre dell' anno 8 1 ?. , 
fegnavanfi terre da coltivare, e che così in cui fu mandato in Italia da Carlo 
nonrnavanfì , perchè cxcrccbant ttrram . Magno, benché non avefl? il titolo di 
lo credo, che per quefta ragion medefi- Re che l 5 anno fegueme { Antiqu. ItaL 
ma pofla applicar/i quefto nome anche a' 7". /. col. 5**. )• È quefta carta de' 24. 
femplici agricoltori. di Febbrajo e la feguente de' io. d' A- 



io 

li (i) vobis vvilHareni & vvillcperti presbiteri* vidclicct germanis, co quod 
abuiftis cum judicio de res, qui fuerunt quondam domena turi bar- 
ba vefter, unde ego cartula abuit de quarta portìonem in integro de res 
quondam nominata domena turi; led vos germanis oftendediftis mihi in ju- 
dicio cartolam anteriore de res quondam domena turi; & ego vobis prò ju- 
dicio reveftivit de ipià quarta portionem de res quondam domena turi. Sed 
ego qui fupra Grimaldo venumdata abebat de ipfas res quondam domena tu- 
ri per fingulas peciolas ufque ad modios o&o. Sed petivit ego qui fupra 
grimoaldo ad vos nominatis germanis, ut dicnatis fuifletis recipere prò ipfa 
in alio locum alia tanta terrola, ficut obaudiftis mea petitionem . Proinde 
modum ego qui fupra Grimoaldo damus atque firmamus in vobis jam dicìis 
germanis presbiteris, ideft peciole oóìo terre femenature, quod mihi per car- 
tolam donationc obvinet de quondam Lufiune. Prima peciola eft hic in fini- 
bus Civitatis geminiane in locis ubi dicitur bajoaria, abente intra fé ipfa no- 
minata peciola ad modio uno terrola feminatura, quod eft inter adfinis ipfa 
peciola da mane nominatis presbiteris germanis, da meridie venerandi, da 
fera & de fuptus adfìne Alia verum peciola ibique prope abente in- 
tra fé fimiliter ad modio uno terrola femenatura, quod eft inter adfinis da 
mane parte adfìne Lupuni Poffedonio. Tertia peciola ipfo locum abente in- 
tra fé iextaria quatuor terra femenatura, quod eft inter adfinis da mane he- 
rcdes quondam Lupareni, da meridie confòrtis, da fera via percurrente, de- 
fubtus adfìne aginaldi. Quarta vero peciola ad foffa petrufa abente intra fc 
ad modio uno terrola femenatura , quod eft inter adfinis da mane adfìne con- 
fortis , da meridie adfìne paufoni , da fera terra fanóni Petri (2) . Quinta pe- 
ciola eft fuper fridoina cercada (ftcvid.) in decania adroaldi abente intra fé 
fextaria deccm cum filva fuper fé abente terrola femenatura, quod inter ad* 
finis ipfa peciola da mane & de fuptus adfìne garibaldina meridie terra fan« 
£ti petri . Sexta peciola ibique prope abente intra fé modio uno terrola fé- 

me* 



prile dell 9 anno Si 5., in cui vtdefi fé- cui continuava 1' anno terzo, fegnifi il 
gnato V anno quarto di eflfo , conferma- quinto. Ma cotali errori trovanfi non di 
no quefta opinione. Ma ad effe viene rado anche nelle carré originali, 
in feguito un' altra de' 3. di Dicembre, (iy Oflervitì, c©rae fin d' ora cornin- 
one appartiene allo fteffo anno 81 6., cianfi talvolta a tre vare cognomi ofo- 
benchè vi fi fegni non più 1' Indizion prannomi . Qui veggiam nominarfi Gri- 
IX. fegnata nelle due prime, ma la de- moaldo filh qu. Dominici Cervcli . Nel- 
cima, cominciata nel precedente Settem- la carta dell' $13. abbiam trovato un 
bre . Or il efla ancora fi continua a no- Dcminico Montsnario ; e ne vedremo pia 
tare V anno quarto di Bernardo, il che altri Quefti però eran probabilmente fo- 
jarrebbe indicarci , che 1' epoca di effo prannomi perfonali , che non paflavano 
dovefle avere cominciamento trai ?. di ancora in cognome di famiglia, come 
Decembre deli' anno 812. e i 24 di Feb- poscia fi fece . 

brajo dell' anno 813. Quanto all' epoca (2) Deefi qui intendere la Chiefa di 

di Lodovico Pio fegnata nelle due carte S. Pietro di Città nuova, ne' cui con- 

feguenti dell' anno 8 il. egli era fucce- torni eran pofti i terreni qui nominati, 

duto a Carlo Magno fuo padre a' 28. di Ma poco appreffo fembra diftinguerfi la 

Gennajo dell'anno 814,» e perciò a' io. Chiefa di S. Pietro dalla Chiefa del S, 

d'Aprile dell' anno 816. fi fegna giufta- Apoftolo, né io faprei indovinare, che 

mente il terzo anno; ma non intendo, fi indichi fotto quello general nome, 
come nella carta de' 3. di Dicembre , in 



*7 

niellatura quod eft Inter adfinis da tres partis terra fb n £ì i Petri, de fubtus 
terra Sancii Apoftoli. Septima peciola ibique prope abente intra le modio 
uno terrola femenatura , quod inter adfinis da mane Damiani & Johnnnaci, 
da meridie via pubiica percurrente, de fera terra dom. reg. d. {Jìc J. Oclaba 
vero peciola ibique locum abente intra fc modio uno terrola femenatura , 
quod cft inter adfinis, da mane adfinc dracoli , da meridie Luceperti , da fe- 
ra coniortis; de fuptus tcufpaJdo feclario. Menfurata nominata peciola ad 
pertica Jegitima de ptdis XII., quod faciunt infimul per fingulas pctiolas ad 
modio lepte itxtaria iex terrola femenatura. 

Hec omnia nominata debo atquc trado ego qui fupra grimoaldo vobis 
jam diclis vvilliareni & vviJleperti presbiteris prò nominata manifeftationem 
ad prefenti die; unde modum ipundeo atque repromitto me ego qui fupra 
grimoaido quam vel meis heredibus vobis qui fupra vvillareni & vvilleperti 
presbiteris vel ad veftris heredibus ipfa nominata petiola de terrola, quali- 
ter fuperius legitur, omni tempore ab omni homine defenfare. Quod fi mì- 
nime defenfare potuerimus aut contra hanc cartolam manifeftatioms rtpromif- 
fionis caulare aut removere voluerimus , tunc componam ipfas nominatas pe« 
cioLs terrole cum omni jure fuper fé abente in dublo re meliorata in confi- 
mile locum fub extimationem predi. Haclum Motina felicitar . 

+$* Signum manus Grimoaldì qui hane cartulam qualiter fuperius legitur 
fieri rogavit . 

Signum >ì< manus ageperti decano de ftrada exercital. tefte. 

Signum ffc manus apollenari fcario de curte quiniente tefte. 

Signum >$< manus domareni filio quondam dominici de Villa Albareto 
tefte. 

Signum >f< manus gumperti videlicet filio quondam munoaldi tefte. 

Signum ìì* manus Lamerioni videlicet filio quondam gaudiofì tefte. 

Scripta Cartola qualiter fuperius legitur per mano Launoni notario Ci» 
vitate nova poftquam tradita compievi & dedit. 

XIII. 

S16. 

magno Imperator & Bernard, veris cxcellentiffimis Re- 
gibus hic in Italia anni pietatis regni eorum in dei nomine tertio & quarto 
die decima mcnfis abrilis Indiclione nona. Placuit atque convinet inter doni- 
no deusdedit gratia Dei Epifcopus fanóne Ecclefie motintnfs nec non & in- 
ter petrune filius quondam gaufarini , ut in dei nomine intc-r nos cemuracio- 
ne de terra facerct deverimus ficut ad prefenti dies ita cft factum: & in pri- 
mis dedit domno deusdedit epifcopus ipfis pctiuni ideft terra hic 

& fundo Civitatis Gcminiane peciolas duas in loco comutationis caufa in 
Calegaria: prima peciola de terra abente intra fé fextaria decim terra femi- 
natura; & cfr. inter fiois ipfa nominata peciola de terra da mane adfine via 
pubblica percurrente, da meridie & de fubtus adfine adfp-rti: da (ira adfine 
terra Sancii Benedifti (ij, & illa alia peciola de terra cft in degania quon- 
Tom. L C dam 



fi) To non fo , qual Chiefa voglia averte tal ti*o f o . Forte itren-iffi il Mo- 
quì iniicarfi, perciocché in quefti con- nadero di Non?nfola, per la r^ola di 
terni ncn «avene allora alcuna, che S. Benedetto, che vi fi piofdfava. 



i8 

dam vatielmi abeunte intra fé ad fextaria fex terra feminatura, quod eft In- 
ter finis ipfa nominata peciola da mane adfine petruni, da meridie & de- 
fubtus adfine de confortisj da fera adfine terra fan£H geminiani abente am- 
bas duas peciolas de terra infimul ad modiorunt dua terra feminatura ad per- 
tica legitima de pedis duodecim menfurata. Et recipit his ipfe domno dcuf- 
dedit epifcopus da predióìo petrune ad modiorum dua terra feminatura uno 
tenente in nominata calecaria in degania domineci ad ipfa pertica legitima 
de pedis Xlf. menfurata, & eft inter finis ipfa nominata peciola de terra dà 
mane adfine terra fanóli giorgi (2) y da meridie adfine terra fan£ìi geminia- 
ni , da fira & defubtus ^d^int terra fanelli giorgi . Et repromitto atque fpun- 
deo me ego qui fupra petro quam vel meis heredibus vobis qui fupra dom- 
no deusdedit epifcopus quam vel ad veftrifque fubcefforis ipfa nominata co- 
mutacione, qualiter fuperius legitur, omni tempore ab unoquemquem nomi- 
ne defenfare. Quod fic menime defenfarc potuerimus, aut contra hanc car- 
tulam comutationis caufare aut removere queherimus, tunc componam ego 
^ui fupra petro quem vel meis heredibus vobis domno deusdedit epifcopus 
quem vel ad veftrifque fubcefforis, ideft pina nomine folidos duodecima pofl: 
pina folutionis cartola comutationis in fua permaneat firmitate. Undc duas 
cartolas comutationis uno tinore confcriptas fant ambas partis fub die regni 
indizione predici. 

+f* Ego Petro filius quondam Gaufarini in hac cartola comutacionis ad 
me fa£la mano mea fubfcripfi . 

Signum *Jf manus Leopardi de Sorbaria teftis » 

Signum *$* manus Ageberti germana nominata Leopardi de 

Sorbaria exercit. teftis. 

Signum *ì+ manus aguftuni filius quondam autielmi de padule 

exercit. teftis. 

*$* Scripta Cartula comutationis per mano urfuni notario feu compievi 
& dedi . ^ 

XIV. 

8i6. 

IN nomine domini regnantibus dominis noftris Lodohicus & Bernardus 
viris excellentiflìmis regibus anni pietatis regni eorum in dei nomine hic 
in Italia quinto & quarto die tertio menfìs decembrio Indiélione decima. 
Petimus a vobis dom. Deusdedit epifeopo fancìe ecclefìe Motinenfìs feo & 
ad facerdotio & clero ejufdem ecclefìe, uti nobis Johanni & vvalperge con- 
iuge mee feo & Launeperti clerico filio noftro per infiteotecario jure con- 
cedere nobis dignetis rem juris veftre ecclefìe motinenfìs, ideft terra ad mo- 
dia viginti in loco qui dicitur ponticelli prope Civitate Nova , quod vobis 
in cafa fancli geminiani per cartulam vendicionis obvinet de bone memorie 
guidoaldo fiio quondam maraldi . Ut fupra diximus, ipfa nominata terra 
una cum vitis vel cum omnem iure fuper fé habente in integra nec non 

& 



(H Forfè fi indica la Chiefa di S. Chtefa di S. Giorgio in Modena non pa- 
Giorgio dì Ganaceto , che è una delle re che allora fu ìsiftefTc . 

più antiche di quella Diocefi . Certo la 



*9 
Se concedere nobis dignetis reddifum & operas ve! exenias de mattano 
vedrò nomine garipaldo, qui reftdet in loco qui dicitur Macreta , omnia 
quidquid v>)bis ad pjrte lancia veftre ecclefìe motinenlis facere & reddere 
deber; vcrum etiam & conc-dere nobis dignetis jam nominatis Johanni Se 
vvalperge conju^i mee Se launeperti clerico nlio noftro ideft omnes res il- 
las , quas ego nominato Johannes per cartu!a vindicionis in cala fancli petri 
cmifi omnia in integro, qualiter ipi'a cartula vindicionis legitur, ditbus vite 
noftre tanrummodo, nani (ì nomata vvalperga poft meum deceffum qui lu- 
pra Johannes remanferit, & ad aliurn ambulaverit maritum, vacua & inanis 
ab hac petitione permancat; ut fupra diximus per infiteotecario jure conce- 
dere nobis dignetis habendum , tenendum , cultandum , paftenandum, fincfque 
defenfandum , & in omnibus memorandum , nam in potenti majori vel mi- 
nori perfone nulJummodo transferendum non habeamus licentiam; & de prò- 
priis expenfis noftris feo Jaboribus nominatas res melioratas faciamus , Se ni» 
hil nobis a&oribufque fanéte veftre ecclefie motinenfis inferius adfixa pendo- 
ne reputare debeatis, predante quoque nos nominatis indefìnenter fecundum 
pagina petitionis noftre penfione nomine omne martio menfe infra indiétis 
( fi:) inferre debeamus in archivo fancle veftre ecclefìe motinenlis per nomi- 
natas res in integro, quaìiter fuperius legitur, in argento denarios duo- 
decim, nu'lamque tarditatem aut nccle&um tam ad inferendum nomina- 
tam pèofionem, quamque Se meliorare & defenfare fuperius dióìas res fa« 
cere debeamus . Sed nec aliquando adverfus fanótam veftram benefa&ricem 
nominatam motìnenfem ecclefìam contra juftitia tramare aut agere nifi caufa 
noftra, fi contigerit, prò juftitia tantummodo ventilare debeamus. Quod fi 
in aJiqua tardietate aut negleéhim vel controverfia inventi fuerimus, Se con- 
tra hagerc de ea que fuperius adfixis conditionibus , tunc non folum de hoc 
preceptum recadere, verurn etiam exacta a nobis pena , que in noftra petitio- 
ne adfixa eft, Se fi non perfolverimus multotiens dióìa pendone infra biennium, 
ut leges cenfeunt, tunc licentia fit vobis acìoribufque far eie veftre . ecciefie 
motinenfis nos exinde expellere, & quaìiter providerit ordinare. Sed Se pofl 
tranfitum noftrum qui fupra, quando domino placuerit, ipfam jam diétas res 
cum omnibus ad fé pertinentibus cultas , defenfatas, reftauratas, Se quidquid 
in ìbidem ad nos addetum melioratumque fuerit, ad jus dominiumque fan- 
eie veftre Ecclefìe motinenfis revertatur, cujus eft proprietas : promittens 
preterea nos qui fupra Johannes Se vvalperga conjuge mea fìve Launeperto 
filio noftro vobis dcm. Deufdedit epifeopo feo Se ad fuccefforibus tuis nullis 
temporibus vite noftre textus hujus cartule petitionis noftre violare, fed in- 
violabiliter modis omnibus confervare, nrs in hujus convenicntie noftre car- 
tula ficut fuperius legitur, minus nrmdaturi ( fic ) promittimus pene nomi- 
ne in argento folidos centum. Sed Se poft pena folutionis manente hanc car- 
tulam petitionis noftre in fua valeat perfiftere firmitate; quam enim cartu- 
lari! petitionis noftre ratpertus presbiter Se notarius fancìe ecclefìe motinenfs 
Icrivere regavimus, in qua Se nos nominati Johannes Se Lruncperfo fi'io 
meo fubter manibus noftris fubfcripfimus. Se ego vvalperga per igrorantia 
Jitterarum fìgnum fancìe crucis feci, & teftibufque ad nos rogiti obtulimus 
roboranda. Acìo Motina die regni Se indizione nominata fdiciter. 

♦$* Ego Johannes in hac petitione a me fa&a manu mea fubfcripfì. 

Signum *fr manus walperge conjuge nominati Johannis, qui hac peti- 
cione fieri roga vi t. 

C 2 * Ego 



20 

tf* Ego Launepertus clcricus fan&e ecclcfìe motinenfis in hac peticione 
a me fa&a manu mea fubfcripfi . 

*f* Signum manus garialdi bulfodri cxercitalis civit. geminiana tede. 

+i* Signum manus agiperti degani excrcitalis civit. geminiana tefte. 

*$* Signum manus Lupuni filio grimoaldi de civitate nova cxercitalis 
tefte. 

t& Ratpertus presbiter & notarius fancìe ecclefie motinenfis fcriptor 
iftius cartulc peticionis quam poft tradita compievi 8c dedi . 

XV. 

822. 

IN nomine domini dei falvatoris noftri Jhefu Chrifti imperante dom. Hlu- 
dovvicus perpetuo augufto imperatore anno imperii ejus decimo menfe 
Aplelis die quinto decimo indizio quinta decima feliciter (1). Petivi ego 
Johannes de vico monteclo a vobis domno Nordberto Epifcopo ut rmhi & 
ad coniuge mea ftaudelperga infitheothccario nomine concedere deberetis res 
illas iuris veftre fancìe regienfis ecclefie que funt in loco qui nominatur 
monteglo, & da me ipfo iohanne ex comparationem obvenit in ipfa farcia 
ecclefìa; & vos fecundum meam pcticionem conceflìftis mihi Johanni & ad 
conjuge mea ftaudelperga infitheothccario nomine diebus vite noftre una cum 
confenfu facerdotum veftrorum concefiiftis mihi & ad conjuge mea ipfas iam 
diclas res & cafas cum campis pratis vineis filvis omnia quantum ego Jo» 
hanne per cartola venditionis vobis in ipfa fancìa ecclefìa dedi habendas te- 
nendas deftndendas in omnibus meliorandas farcite&as reftaurandas in noftris 
propriis expenfis feo laboribus nihilque inferius ad fì&am penlionem repo- 
tantes. Quoque nos indefinenter fecundum pagina peticionis noftre inferrere 
debeamus per fuprafcriptas res & cafas omnem feftivitattm farcii prcfperi in- 
fra ipfa indizione argento denario fex fine aliqua rardittate , ita ut poft 
tranfito meo Johanne & conjuge mea ftaudelperga, quando deo placuerit, fu- 
prafcriptas res & cafas ad ius dominiumque ecclefie veftre vel fucctiToruna 
veftrorum revertatur cui & jura eft. Promittentes nos Johannes & ftaudel- 
perga conjuge mea vobis domni Nordberti epìfcopi vel ad fuccefforibus ve- 
ftris nullis temporibus vite noftre per qualibet argumentis aut exquiil tis oc- 
canfionibus textum huius cartole in violare fed inviolabiliter confervare pro- 
mittimus nos Johannes & Staudelperga, & fi in vita noftra nominatas rc-s 
& cafas non laboraverimus , aut ipfam penfionem menime dederimus , & non 
adimpleverimus omnia, qualiter fuperius legitur, tunc promittimus compe- 
ri ere nos Johannes & Staudelperga vobis dora, nordberti epifeopi vel ad fuc« 

cef- 



(1) Qui V Epoca dell' Impero di Lo- ri affermano , che la prima proclamazio- 

dovico Pio comincia dall'anno 8i?. , e ne di Lodovico a Imperadore fegui nell* 

fi vede da quefta carta, che egli era flato Agofto del fuddetto anno 81?. , ma fé 

eletto e proclamato imperadore prima in quefta carta non è corfo errore , effa 

de' quindici d'Aprile del detto anno, e ci pruova, che deefi anticiparne l'Epoca 

che perciò in quel giorno dell'anno 822. di alcuni meli, e che forfè invece di 

era già cominciato I 1 anno decimo del fuo Agofìo dee fcriverfi Aprile • 
Impero . Il Muratori e più altri fcritto- 



2* 

ceflbribus veftris pena numero folidos quinquaginta , & prefens cartola infi- 
rheoi's ìq fua permaneat firmitatem , qualiter iuperius legitur. Quas & ego 
palchalis indignus presbiter ab ambas partis uno tinorc icripfi • Aclo re* 

gilepido felkiter. 

Signum +f* manus Johannis, qui hanc infitheofis fieri rogavi. 

Signum*!* manus Arioaldi filio petroni de gambaritico in hanc infitheo- 
fis rogatus tefte . 

Signum +$* manus Radoaldi in hanc infifheolìs rogatus ad Johanne tefte. 

Signum ^ mar us Grafelperti in hanc infitheofi rogatus ad Johanne tefle « 

E:]o Launo rogatus ad Johanne in hanc infith. me tefte fubfcripfi . 

Scripfi ego Palchalis ctfi indignus presbiter & notarius fanale regie nfis 
ecclefie ìftius cartole infiteofìs ex juffione Domni Nordbcrti Epifcopi poft 
ttadita compievi & dedi. 

XVI. 

822. 

IN Nomine Domini Dei & Salvatoris noftri Jefu Chrifti . Hlodcvvicus 
divina ordinante Providentia Imperator Auguftus. Si petitionibus Sacer- 
dotum ac Servorum Dei divini cultus amore aurem accomodamus, id no- 
bis non iòlum ad ftabilitatem Regni noftri , verum etiam ad aeterna prae- 
nia facilius adfequenda plurimum pertinere confidimus . Idcirco notum fieri 
voìumus omnibus fidelibus Sanólae Dei Ecclefiae ac noftris praefentibus fei- 
licet & futuris, qualiter Vir Venerabilis Deusdedit Ecclefiae Mutinenfis Epi- 
feopus quia prò feneclute & infirmitate corporis ad nos venire non poterat, 
mìfìt quendam Presbiterum fuum nomine Willihiarium , per quem nobis 
fuggeffìt petendo de rebus ad Ecclefìam fuam pertinentibus, quas reges Lan« 
gobardorum propter amorem & timorem Dei & Domini noftri Jefu Ghrifti, 
& Sancii Geminiani Confeflòris ejus eidem Ecclefiae vel donaverunt vel ab 
aliis datas confirmaverunt, ut infpeólis eorumdem Regum Praeceptis & con» 
firmationìbus eafdem res five pofTefiiones ad eandem Ecclefìam noftrae au- 
cloritatis praecepto confirmar^mus. Gujus petitioni quia juxta & ratione fub- 
nixa videbatur aurem libenter accomodare & adfenfem praebere nobis pla- 
cuit. Infpecl's igitur & releclis praediclorum Regum Langobardorum Praece- 
ptis vel Confirmationibus , complacuit nobis donationcs & conceffiones five 
confirmationes eorum hoc noftrae au&oritatis Praecepto juxta petitionem me- 
morati Epifcopi ad eandem Ecclefìam confirmare . Ideft in primis confirma- 
tionem , quam Cunipertus Rex fecit ad Ecclefiam Sancii Geminiani de Vil- 
la Puziolo, five tributum vel fuccidiales atque angarias quas Servi ejufdem 
Sancii Geminiani ad ipfum Cafalem laborandum & excolendum habuerunt . 
Similiter & Praeceptum, quod fecit Liutprandus Rex ad fupraferiptam Ec- 
clefiam de Servis & Aldionibus ad jus Ecclefiae Sancii Geminiani pertinenti- 
bus & in fine Saleólina refidentibus in Villis, quarum Vocabula funt Gala» 
niticum, Gabellum Caftellum cum fuis pifeariis, quod fuit ab antiquo tem- 
pore Mafia Sancii Geminiani, fuper quibus & Praeceptum Ratgi fi Regis nobis 
oftenfum eft , fimiliter & Defiderii : nec non & Praeceptum Hildibrandi Re- 
gis, quod fecit ad Ecclefism Sancii Geminiani propter petitionem Joannis 
Eoifopi de Ecclefia Sancii Petri intra muros Civitatis Geminianae, quae 
nunc Nova vocatur, cum omnibus rebus atque appendiciis, quae ad ipfam 

Ec* 



22 



Eeclefiam pcrtinent, vel quod ibi juftae adquaefitum fuerit (t). SimiJiter & 
donationem quam fecit piae recordationis Domnus & Gcnitor noftcr Karoìus 
Imperator de Plebe Sancii Thomae , quae cft polita in Gandaceto juxta rlu« 
vium Lama cum omnibus libi pertintntibus five Canonica arque Decima. 
Similiter & donationem, quam fecit Domnus & Genitor nofter Karolus Im- 
perator petente Gemìniano Mutinenfe Epifcopo de Molendino prope Stratam 
cum accezione fua five aquario , qui pertinebat ad Curtem Regis Ovitatis 
Novae; nec non & res, quas duo Romani homincs Gundoaldus videiictt & 
Conftantinus & uxores eorum Maria , & Agr.ita ad Eeclefiam Saróti 
Geminiani donaverunt . Item Oratorium Saniti Apolenaris in Stagnano 
iìtum intra Judiciaria Montebelienfem , five Oratorium Sancii Domnini con- 
ftruóium prope Cluxiam fuper fluvium Nizianam, nec non & Oliveta juxti 
muros Caftri Montebelienfis pofita, & ad eandem Eeclefiam pertinentia. Has 
res five pofTefiìones memoratae Mutìnenfis Ecclcfiae vel Sancii Geminiani 
juxta petitionern praedicìi viri venerabilis & Oratoris noftri Deusdedit Epi- 
feopi , quas vel Reges donaverunt vel confìrmaverunt, five alii devoti ac 
Deum timentes homìnes ad eandem Eeclefiam folemni donatione contulerunt, 
& modo in ejufdem Ecclefiae jure tenentur, vcl inde injufle ac vio'.enter 
alienatae funt, ifto noftrae au&otitatis Praecepto ad eandem Ecclcfiami confìr- 
mare placuit. Quapropter praecipimus atque jubemus , ut nullus Judex pu- 
blicus jvel Comes vel Gaftaldius five qualibet Poteftate praedita perfona 
memoratum Epifcopum vel fuccefTores ejus atque Eeclefiam Sancii Gemi- 
niani de fupraferiptis rebus ac poffefTionibus quas fupranominati Reges ad 
eamdem Eeclefiam confìrmaverunt, & nos hac noftra auóìoritate confìrma* 
mus , inquietare aut injufte pulfare, aut aliquid ex his contra rationis ordi- 
nem abftrahere aut alienare, aut eis calumniam ingerere praefumat; fed ii- 
ceat eas memoratae Ecclefiae & Reèloribus ejus fub noftra iuccefforumque no- 
ftrorum defenfione quieto ordine tenere ac poflidere abfque cujuslibet, fitut 
jam diximus, injufta contrarietate. Conceffimus etiam hoc Privilegium me- 
moratae Ecclefiae, ut fi poft deceflìonem Epifcoporum ipfius Sedis talis in 
Clero inventus fuerit, qui fecundum Ganones Epifcopatus honorem & cflfr- 
cium habere poflit, licentiam habeant eligendi inter fé. Et ut haec au&ori- 
tas firmior habeatur & nodris ac futuris temporibus Domino protegente va- 
leat inconvulfa manere , manu propria fubfcripfimus, & eam de annulo no- 
ftro fubter figillari juffimus, violatorem duabus libris auri obrizi condem- 
nantes. 

Signum Hludovici Sereniflìmi Imperatoris. 

Duraldus Diaconus ad vicem Fridugerii recognovi (2). 

Data VL Idus Februarias Anno diritto propitio IX. Imperii Dom- 
ai Hiudovici piiflìmi Augufti [3] Indiclione XV. 
Aòlum Aquifgrani Palatio Regis in Dei Nomine feliciter. Amen. 

4 5 B XVIL 



(1) Quefti diplomi de' Re Longo- (?) T Maurici autori del Nuovo 
bardi, e così pure i due, che pofeia fi Trattato di Diplomatica ( T. V. p 700. ) 
accennano, di Carlo Magno, fon tutti nominano Fridugifo in vece di Fridu- 
periti . gerio trai Cancellieri di Lodovico Pio, 

(2) In quefio Diploma fi fegue l'or- e Durando invece di Duraldo trai No- 
dinaria Epoca di Lodovico , che comin- tai , de' quali quefto Cancelliere fervi- 
da da' 28. Gennajo dell'anno 814. vafi • 



*3 

xv ir. 

Si). 

IN Nomine domini noftri Jhtfu ChrifH . Hludoovicus & Lutharius divi- 
na providentia fmperatores augufU anni imperii eorum in Chnfti nomi- 
ne decimo & quarto die vigeiìmo primo menfe Junio Indicìione prima (i). 
Codftat me polla filia quondam dominici, quia una per coniènlo & data li- 
ccncia vicluri filio & mundualdo meo, feo cum notitia guidoaldi & ragefrit 
germanis & neputis nominate femine, qui juxta legi interfuerunt , & con- 
ien'um prebuerunt res fuas venundarey ìdeft vendidilTe & vendedit tibi ma- 
rini videlicet erupture terole, ideft peciole tres terrole feminatura hic infra 
fìnibus civitat.'s geminiane locis ubi dicitur bajoaria in decania quas nomi- 
natur Langobaidorum : prima peciola abente intra fé per longitudo perticas 
fex & ex travedo perticas duas, quod eli inter adfinis da mane parte adfi- 
ne tanti geminiani <ae gifeperto vindimale, da meridie da fera nominato erri- 
pturc , delubtus adfine gariperti : alia viro peciola ibique locum abente intra 
le fimiliter per longitudo perticas fex Se ex traverfo perticas duas in nomi- 
nata decania, quod ed inter adfinis da mane parte, da meridie, da (era ad* 
flue nominati empture, de fubtus nominati gariperti: tercia quidem peciola 
ibique locum per longitudo perticas o£ìo & ex traverfo perticas duas pedis 
quinque, quod eft inter adfinis ipfa nominata peciola da mane parte, da fe- 
ra adfine lancli geminiani de quondam gifeperto vindimale, da meridie via 
de confortis, deìubtus adfine gariperti & teufperti germanis. Menfuratas no- 
minata peciola ad perticas legitima da pedis duodicim. Pretium placitum & 
defìnitum , lìcut inter eos bona voluntatem convinet, prò jam dièta peciolas 

de ferola ideft valiente dinarii quaranta tantum , finitura pretium , 

quem recipet nominata vend. ad nominato emture. Unde modum repromit» 
to atque fpondeo me ego que fupra polla ut fupra vend. quam & meis he* 
redibus tibi qui fupra marini videlicet emture meus vei ad tuis heredibus 
ipfa nominata peciola de terrola omni tempore ab omni nomine defenfare* 
Quod fi menime defenfare potuerimus, feo contra hanc cartulam. .».*.. 
aut caufare voluerimus, tunc componam ipfa nominata peciola de terrola 
qualiter fuperius legitur cum omni jure fuper fé abente in dublo fé meliora* 
ta in confinale locum fub extimationem pretii. Ha£ìum Gi vitate geminians 
felici ter. 

Signum i%< manus nominate polle qualiter fupra qui hanc Cartulam ven« 
ditionis fieri rogavit. 

Si- 



«■*< 



(i) Quefta carta, in cui a* 21. di circa il principio di Febbraio fu nomi- 
Giugno deìi'snno 82}. fi feena il deci- nato Re d' Italia, quefìa carta conferma 
mo anno di Lodovico, pub adattarfi e l'opinione deli' eruditifsimo Canonica Lu- 
air Epoca ordinaria , che comincia da' pi , il quale pruova ( Codtx Dipìom EccL 
28. di Gennajo dell'anno 81-4., e anche Btrgom. p. 66j. &c* ) che l'Epoca del 
all'altra indicata dal Muratori, che ha Regno d' ftalia fu in quelle parti la pia 
principio al precedente Agodo. Quanto comunemente feguita . E veggiam qui di 
a quella di Lottarlo, il qualq l'annodi?, fatto, che nel Giugno dell'anno 82J. fi 
era (iato affociato ali'Irnpero di Lodo vi- fegna il quarto anno di Lottano. 
co fuo padre , e che poi ali' anno 820. 



14 

Signum S manus nominati vitali filio & mundualdo ipfìs feminc qui 
juxta lege ci convenir 

Signum ffr >fr manus nominati Guidoaldi & ragefrit germanis qui ad 
«orni nata femina confenferunt 

Signum >$< manus Alperti filio quondam Gariperti exercitalis tettis. 

>X< Ego Johannes filius quondam pertuni rogatus ad nominata polla & 
ad nominato vitali filio & mundoaldo ejus in hanc cartolam venditionis ma- 
nti mea me tette (ubfcripfi . 

jfl Ego Aderpertus rogatus ad nominata polla & filius Tuo in hac car- 
tola venditionis me tede fubfcripfi. 

>$H Scripta Cartola venditionis qualiter fuperius legitur per mano Launo 
Notano polì tradita compievi & dedit. 

xvm. 

82,8. 

DEusdedit per mifericordiam Dei Mutinenfis Epifcopus. Omnibus filiis 
noftra JEcclefia? notum ette volumus , quia relidentibus nobis in Curte 
noltra Solaria in Plebe Sancii Geminianì Anno Domnorum noitrorum Lo- 
dovvici & Lotharii filio ejus Decimo V. & Septìmo, die quarto decimo 
menfe Augutto per Indiéìione fexta (1) donavimus ordinantes Plebem no- 
ftram in Siculo , que dicitur Sancii Petri , confentiente Sacerdotio & Glerc 
noftro nec non ipfius ^Ecclefia* Populo, Leoni Archipresbitero noftro (2.), 
ea fi quidem ratione , ut ipfe Locum regiminis teneat, & fecundum Cano- 
nicam oóìoritatem minifterium Archipresbiteratus fubminiftret , ideft in far* 
tate&is /Ecclefiis rettali randis, in Glericis congregandis, in Schola habenda , & 
Offitio divino perfolvendo, cujus locum firma ftabilitate ei concedimus , ut 
fecundum Canonicam aucloritatem a nullo Succeflbrum nottrorum nuilatenus 
ex hujufmodi firmitate poffit amoveri, nifi forte talia perpetraverit, qux di- 
gna fint Canonico juditio examinari . Annualem autem ipfius Plebis nobis oc 
luccefforibus noftris debitam penfionem, que eft Solidos trigìnta per fingulos 
annos , ftatuimus per hanc noticiam , ut in Pafcha Domini annualiter perlol- 
vatur, cuftodita folita confuetudine, falvo patto, quod prò circanda Parroc- 
chia femper tertio anno nobis donetur (3) . De quibus fi neglegens fuerit , 
duplici datione, ut Leges cenleant , puniatur. 

Deuf- 



(1) L' epoca qui fegnata di Lodovico tedrale di Modena. Ma il vederlo no- 

non forfre difficoltà. Non così quella di minato nofiro Arcipreti mi fa credere, 

Lottario ; perciocché , fé effa pren deli dall' eh' ei fotte Arciprete della Cattedrale , e 

anno 820., in cui fu dichiarato Re d' che, acciocché (ottener meglio potette gli 

Italia, correvagli allor 1' anno nono; fé obblighi del fuo impiego, il Vefcovo gli 

dall' anno 813. , in cui neli' Aprile fu confentte ancor quetta Pieve . Veggafi 1* 

coronato Imperadore, correvagli V anno altra fnvettitura fomigliante del Vefcovo 

fetto , non il fettimo . Ma non ettendo Gifone . 

quetta carta originale, non è maraviglia, (3) Il Muratori ha giuttamente ofler- 

che qualche errore vi fia corfo . vato , che da quetto patto raccogliefi il 

(2> Potrebbe dubitarli, fé quetto Ar- cottume allora introdotto, che il Wfco- 

ciprete Leone , a cui il Vefcovo Dioda- vo ogni tre anni cercale , cioè vifitafle la 

to conferifee la Pieve di S Pietro in fua Diocefi , e che i Parrochi in queir 

Siculo , ora di S. Pietro in Elda , fotte occafione dovettero mantenerlo dei necef- 

Arciprete di que3a Pieve, o delia Cat- fario vitto. 



*5 

Deufdedit Epifcopus fanche Atcckfif Motincnfis huic privilegio fub- 

ieri pfi . 

Ego Gariperrus Presbiter manu mea fubfcripfi. 

Leo Diaconus manu mea iubfcriplì. 

Epo Johannes Subdwconus manu mea fubfcripfi. 

L>o Marinus Clericus manu mea iublcripfì. 

Ratpertus Fresbiter & Notarius Sanòìae Aecclefiae Mutinenfis Scripror 
iQius Privilegio, poftquam tradito complevit & dedi. 

XIX. 

$p. 

IN nomine domini noftii Jhefu Chrifli Ludovvicus & Lutharis Divina 
providentia imperi (/te) augufti anni imperli eorum in Chrifli nomine 
feptimo decimo & undecimo die vigifimo fecundo de menfe cclubrio Ind. 
nona. Jchanne presbiter farete motinenfìs ecclefie filio b. m. geminiani pre- 

fers preientibus dixit. Divina nobis aliqua menulcolo de rebus 

autem in locis fanclorum difpofuero, ficut divina eloquia infti- 

tuit [Jtc) dicens qui in hoc feculo dat parum , & in fanóìa accepit 

magna, pio terrena celeftia oc prò temporalia fempiterna. Quapropter ficuti 
in domino confidimus mifericordi , ut noftra relaxit peccata libera- 
ras qui multos peccatores ab inferno fubtraxit , tunc me peccatore 

adjuvare digneris colatum . Et ideo in dei nomine ego qui fupra Johannes 
presbiter vìdelicet donatur & offertor do dono a prefenti die mancipo in Ora- 
torio Sancii Johannis & Suffie, qui eft edifìcatas hic infra fìnibus Civitatis 
Geminiani locis ubi dicitur bajoario terreturio motinenfe, ideft parva fubftan- 
tia mea quas habere vifu fum hic infra fìnibus Civitatis Geminiani, finis 
ftrada & finis fluvio Panario & Cludia percurrente feo fluvio Siccula inter 
nominatas defignatas finis, ut dixit, omnes rebus fubftantie mee, quod ab 
hac die ad manus mea abere vifu fum, veJ quod domino propicio inter iftas 
defignatas finis die bus vite mee adquirere potuero ad prefenti die per textus 
hujus Cartole donationis confirmo & trado in nominato horatorio fanéìi Jo- 
hannis & Suffie, ut dixit, prò remedio anime mee, & quidquid ibidem prò 
tempore cuftus fuerit ordinatis faciant exinde Cannonice ordine quid aut qua- 
Jiter voluerit , unde credo prò ideo da vvilliarine archipresbiter (i) infiteo- 

fis abere de omnes res ipfas parvas feo cafas, quas in eis manus 

tradedit quondam mercario prò tale convenentia hec omnia fuperius fcripta 
dono & firmo, & ncque ego qui fupra Johannes Presbiter neque aliquis de 
heredibus aut parentibus meis contra hanc cartolam mee donacionis feo ofTer- 

fionis numquarn die fi caufare aut removere voluerimus aut ab 

omni nomine omni tempore menime defenfare potuerimus domini dei omni- 
potentis incurret judicium , & corrumpere nullatinus poflìt j kt quod femel 
a me acìum vel confcriptum eft inviolabiliter confervare promitto, & ip(is 
rebus in dublo componere, quam enim cartolam donacionis, qualiter fuperius 
legitur, fcrivere rogavimus. Haòìus ad nominato horatorio feliciter. 

Tom. I. D ^ Ego 



(lì Quefto Williarino dovea eflere Ar- reno col patto allor frequenti/lìmo di ria- 
ciprete della Pieve di Bazzovara, a cui il verlo a titolo di enfueufì , 
Prete Giovanni faceva dono del fuo ter- 



%6 

>{< Ego Johannes presbìter in ac cartola a me f«£h manu mea fubfcripfi. 

Signum >fi manus Johanni domnelli de pratelli tette. 

Signum >J< manus Martini filio natali de Campanie]* t«fte. 

>fc Ego Garibaldo rogatus ad nominato Johanne presbìter in hae cartola 
me tefte iubfcripfi . 

Scripta cartola offerfionis qualitcr fuperius legitur per mano Launo No- 
tano compievi & dedi. 

XX. 

835. 

QUisquìs ex rebus propriis vel facultatibus aliquid impertitur aut tri- 
buitur in praetenti Sasculo bonam laudem pertiuere, adque in futurum 
ixcuìo a Deo optimam retnbutionem recipere credimus. Ideo ego in 
Dei nomine Cunicunda relióìa quondam Bernardi Incliti Regis, cogita ns prò 
mcrcedem & remedium animae Seniori meo Bernardi vel mea, feo Filio 
meo Pippino fi), ut aliquid de rebus meis dare volo in Monafleiio Sarclse 
Dei G^mtricis Manae & Sancii Alexandri Martyris Chrifti , fuum infra 
muras Civitate Parmenfis, quod in noftris propnis rebus conftruere, vel 
aedificare vifa fmrius a praefenti die dono, cedo, trado, mancipo, adque trans» 
firmo: ita ut ab hac die habeat ipfum San cium meum Monafterium cmnes_ 
verum rebus meis, quas nunc tempore ad manum meam habere vifafum hic 
in finibus Parmenfis, leu Regienfs, Morinenfis, tam Monafterias & Cur- 
tis, feu maflarieiis rebus meis. In primo Monafterias duas, unum vero Mo- 
nafterium infra hanc Muros Civitatem Parmenfis, qui eft ad honorem San- 
cii Barrholoman Apoftoli. Alium namque Monafterium foris muros Civita- 
te Regio non longe ab ipfa Civitate , qui eft ad honorem Sancii Thoma»i 
Apoftoli cum omnibus Cafis, & rebus, feu Maflarieiis, Servis , & Anciliis, 
Aldiones , & Aldianas, & omnibus ecrum adjacentiis, & pertincTjtiis per 
quocumque ingenio, feu 6c Curte mea ad quatuor Arcss cum omnia sdja- 
centia <k] pertinentia fua, quod mihi per cartulas & comparatici s adve- 
nit de Ermericus & Anspertus Presbyteris, & Petrone filio beata memoria» 

Ari- 



Cr) Cunegonda, di cui ignorafi la fa- Modena. In Parma fondò il Monaftero, 
miglia, moglie dell'infelice Bernardo Re che tuttora fufifrfte, di S, AJeffandro, e 
d' Italia acciecato per ordine di Lodovi- due -altri ancora fondonne , che poi fos- 
co Pio l'anno 8r8.,e morto pochi gior- gettò al Monaftero medefimo con quella 
ni appretto, fo pravi ffe molti anni alma- carta, cicè quello di S, Bartolommeo 
rito, come raccoglie^ da quella carta, in Parma , che era è Chiefa Parrochiale 
che conferva nel Monaftero di S. Alef- dipendente dal Monaftero medefimo , e 
fandro di Parma. Dal Re Bernardo avea quePo di S, Tomn:aro in Reggo, che 
ella avuto un figlio, che dal nome dell' diftrutto al principio del decimo fecolo 
avo'o fu detto Pippino; e quefti ebbe dagli LTngheri , fu rinnovato nel fecoio 
poi tre figli, Bernardo, Pippino, ed Xl. , ma fenza rinnovarne la dipenden- 
Eriherto , da' quali vuolfi eh? fi propa- za da quello di S Aleffandro EfTa non 
gaffe la Jinea deg'i antichi Conti di Ver- dice qui veramente di aver fondati an- 
mandois. Pare , che ella dopo la morte che quefti due Mon atteri • Ma fé ella 
del marito fi ritirarle a Parma, e che non ne era la fondatrice, qual diritto 
molti beni acqui (hfle nei territorio di aveva ella di foggettarii al Monaftero di 
quella Città , e in quel di Reggio e di S. Aleffandio ? 



*7 

Arimundi, feu Se alia Curtc mea in Fabrurc fimiliter eum Tua adjacemia , 
quod mihi per Cartulas exeomparationis advenit de Lamperto, adque Tor- 
cia Curte mea in loco ubi nominatur Ceredo, juxta Pluvio, qui vocatur 
Sieda cum omnia fua pcrtinentia, & mihi expertinenttm per quemvis ordi- 
navi . In integrimi etiam rebus illis in Farmadaco cum fuas adpendiccs , quod 
mihi advenit ptr Charrulas exeomparationis de Aiiìulfo & Rcmoaido, ad- 
que in Marcellas , qui regitur per Joanne hbeJl. nom., feu in Puteo aito, 
qui regitur per Agimundo libell. nom., & etiam in Noceto, qui regitur per 
Reginoldo libell. nom. feu & in Benaena, quod Nobis exeomparationem ad- 
venit de fupraferipto Reginoldo, & in Garfaniana, quod Benedico nob s per 
cartulam venundavit; feu in ceJJuJas, quod de quondam Ugone nobis per 
cartulari^ exeomparationis advenit & res meas in Metafìano cum fuos ad- 
pendices, quod Donum Dei per cartuJam Nobis venundavit. Infìmul Se 
quod Vivencius cum Tuo germano fimiliter venundavit in pra*di6t.o loco, ck 
etiam in Galegana , quod nobis per cartulam exeomparationis advenit de Ale- 
tro , feu in Tarabiano, & in Gambaritico juxta ipfa cartula 5 feu ck in Fole- 
niano, & in Vezano cum appendiciis fuis, quod conquifivimus per cartulam 
cemparationis de Gumperto & Joanne, vel etiam in Vico Sambulani, quod 
Leo & Valderico in nobis una cum Geriberto cartulas vindicionis emife- 
runt, adque Se res illas in Parentineas quod nobis per cartu). exeomparationis 
advenit de Luponem Clericum , feu Se res illas ad Molino- antoni , quod 
nobis Teufperto per cartul. venundavit, adque in Sorbulo, qui regitur per 
Ttufperto, & ipfe nobis per cartul. venundavit, vel quod ibidem nobis adve- 
nit de Anfprando, & res illas in Berutto, quod per Valperto libell. nom. 
direcìas fiunt , feu rebus maffaricias in Finguarda, quod nobis de fingulis 
hominibus per cartul. exeomparationis advenerunt, qui regitur per Aufperto, 
& Ganteperto, feu Agiperto atque Joanne, feu Domnino per libellcs, vel 
etiam res illas in Melitulo, qua? reétas fiunt per Petronem & Teodonem 
libell. nom., feu rebus & ri-pas vel pifeationibus in loco, ubi dicitur Sacca, 
juxta Fluvio Pado, & res illss in Berutto, ficut ad ncs ipfas ripas, vd pif- 
cacionibus fuerunt poffeffcs ck defenfatas , atque in Curaliano cum fucs ad- 
pendices, quod ne bis per cartul. exeomparacionis advenit de Podelberto, vel 
ubi ubi, per fingulis locis nobis legibus modo pertinent, & ad fupraferiptas 
Monafterias, & Curtes, feu Villas, & Cafalis fubjtóìa funt, omnia in inte- 
grum cum cafis , cum edificiis fuis, Curtis, Arcis, Areis , Claufuìis, Cam- 
pis, Pratis, Vineis, Sylvis , vel ufum acquarum , acceffionem , fluminibus, 
oc fentaneis, feu Molendinis, & Pifcacionibus, divifum , ck indivifum , fini- 
bus Se tei minibus, Se cum cmnes integritate fua in ipfs finibus Parmenfìs, 
feu Regienfìs, rdque Mutinenfis, quicquid facere vcluerit pars ipfìus Mona- 
fierii ì^v.cìx Maria? Se Sancii Alexandri, liberam in omnibus habere pote- 
ftatem ex mea pleniflima donatione vel tradicione. Scd tamen volo ut dum 
DomLus mihi vitam concefferit, de ipfis omnibus fupraferiptis cafs Se re- 
bus, ut fuperius in ipfum noftrum Monafterium inftitui habete, in mea fìt 
r/oteftate de ipfs fru . . . perfonas, vel redditus, quod Dominus exinde 
annue dederit faciendum , exinde quicquid melius mihi pra?vifum fuerit tan- 
tum ad ufumfrucìuandum, nam non ipfas Monafterias, Se Cafìs , Se omnibus 
rebus fuperius cemprehasniìs, vendendi , nec donandi , nec commurandi , nec 
alknandi , nec oblicandi per nullumvis ordinem , nifi tantum ut dixi diebus 

D 2 vitse 



28 

vira mea; ad ufumfrucìuandi . Poft autem veruni meum deceflum , vo ? o & 
Judico, atque inftituo, ut habere debeat iplas Monafterias, & Caiìs, & rebus 
ad eas pertincntibus ipfe filius meus Pipinus, & Filiis Fiiiorum cius, & 
eorum hsredibus ac proha»rccàbus legitimis malculini , qui propinquiores 
inventi fuerint. Et hanc Percamena cum atramentario de terra levavi, & 
Arefìndo Notario Civitatis Parmenfìs ad fcribendum , adque cum ftipuia 
fpopondi, ut ei Auóìor confcriptionis omnibus effem , nec non & teftibus 
obtulit roborandum , & firmiorem omni tempore obtineat roborem . Et fi 
quis vero, quod futuium effe minime credo, fi fuero ego ipià, quod abOt, 
aut ullus de hasredibus ac prohaeredibus meis, aut quaelibet Perfona, qua: 
contra hanc meam Donationem , & Inflitutionem quandoque temptaverit, 
vel aliqua calumnia leu reperitionem generare praefumpferit , ilJud, quod re- 
petiit, non vindicet, & iniuper fìt culpabilis in ipfo Monafterio, vel Filio 
meo Pipino, ejufque haeredibus , & ad fiiiis fiiiorum eorum legitimis rnaf- 
culinis qui propinquiores inventi fuerint, una cum quogente Fifco auri Jibras 
triginta, argenti pondera centum , & hsec mea Donatio, five tradirlo adque 
inftitutio, vel bonorum hominum manibus roborata,inconvulfa diururnis ma» 
neat ftipulatione fiibnixa . 

Acìum in Parma Civitas regnantibus Dominis noftris Hludovico, & 
Hluthario Imperatoribus , Anno vigefimo fecundo, & fexto decimo XV If. 
Kaiendas Julias, Indi&ione XIII. 

Signum ffc m. Cunicundae qui hanc Cartula traditionis fieri rogavit, & 
manibus fuis iignum Crucis fecit [i], & teftibus obtulit roborandum. 

%* Ego Lantbertus Epifcopus rogatus ad Cunigunda manu mea fub« 
fcripli [2] . 

>J< Ego Nordbertus Epifcopus rogatus ad Cunicunda manu mea fub» 
fcripli [3]. 

i%< Adaighifus Cornis rogatus ad Gunicunda manu mea fubfcripfi [4] . 

>p Ego Haribertus Archidiac. rogatus ad Cunicunda, manu mea fub- 
fcripfi . 

Signum *$* m. Jacob Gaftaldio ex Genere Francorum teftis. 

Signum ^ m. Herchenberti Gaftaldio ex Genere Francorum teftis. 

Signum !%< m. Fu'perti Gaftaldio ex Genere Francorum teftis. 

Signum %< m. Wifegeri Gaftaldio ex Genere Francorum teftis. 

Signum >J< m. Garcioardi ex Genere Francorum teftis. 

Signum ^ m. Lecnci Francho teftis. 

if( Ego Nanchbaldo Gaftaldio rogatus ad Cunicunda me tefte fubfcripfi * 

)ì< Ego Leone gadus rogatus ad Cunicunda manu mea fubfcripfi . 

* Ego 






(i) Ecco una Regina che non fapeva cui fi parlerà nella ferie de' Vefcovi di 

fcrivere , e con un fegno di Croce for- quella Città . 

mava la fottoferizione : ignoranza comu- (4» Quefto Conte Adelgifo è forfè quel 

ne allora anche a gran psrfonaggi . medefimo , che veggiam nominato col ca- 

(z) Lamberto Vefcovo di Parma (UghelL rattere di Meffo di Lodovico IL Imp. 

Ep. Parm. l'ai* Sacr. VoL IL col. 145.) in una carta dell' anuo 853. pubblicata 

(3; Norberto Vefcovo di Reggio , di dal Muratori ( Anùqu. Irai T. VI, coL 

S94.^ 



^ Ego Mainberto rogatus ad Cunicunda me tette fubfcripfi . 
HE* Ego qui fupra Arelindo {cripta hujus Cartola; traditionis coram hanc 
tefìibus poli traditam compi. & d. 



XXL 

840. 

IN nomine Domini. Regnante domno Lodowicus & Lotharius divina or- 
dinante providentia Imperatori auguri anni imperii eorum in dei nomine 
vigitiìmo feptimo ex: vigiffimo primo die quarta de menfe Junio Indizione 
tertia [1]. PJacuit adque convenit inter domno Jonas gracìa Dei Epifcopo 
fancle ecclefie motinenfis > (ed etiam & inter guido fiiio quondam gifeperti 
d« colegaria, ut in dei nomine inter nos commutationem de terra facere de- 
beamus, ficut ad prefente die fecimus. In primis dedit ego nominato guido 
vobis domno Jonas epifeopi ad partis Eccitile Motinenfe terra in comrnuta- 
cionem hic infra finibus Civitatis Geminiana, peciola una loci ubi dicitur 
ad griciacula , abente ipfa nominata peciola de terra intra le modia tria ter- 
ra feminatura , & eft inter adfinis de ipfa nominata terra da mane parte fine 
heredes quondam Johanni Mafantani & Sumani , da meridie via pubiica cur- 
rente, da lira adhne parte iarcTti geminiani & nominati heredes Johanni, 
defubtus fine heredes quondam anferini. Et ad invicem recepii ego nomina- 
to guido ad vobis domno Jonas Epifcopo da parte jam dióle Ecclefie moti- 
nenlis fìmiliter alia tanra terra in cummutationem in pecia una loci ubi di- 
citur Colegaria, abente ipfa intra fé fìmiliter modia tria terra feminatura; & 
eft inter adfinis da mane parte fine me ipfo nominato guido, da meridie ad- 
fìne parte fanóìi geminiani & heredes quondam Garifafi , da fira fine via 
pubiica currente, de fubtus fine Jabiani , & eft menfurata ipfa nominata com- 
mutationem ab ambas partis ad pertica legitima de pedis duodecim . He© 
omnia predi&is capitolis ipfa nominata commutacionem inter nos ad invi- 
cem tradavimus; 6c penas verum ambas partis inter nos pofuemus, ut qui 
de nos nominati feo fuccefforibus aut heredibus noftris ipfa nominata com- 
mutacionem conrumpere voluerimus, aut ab omni nomine omni tempore me- 
nime defenfare potuerimus, tunc ^amponat unus alterius, cui culpa inventa 
fuerit , pena nomine folidas trieginta ; & hanc nominatam cummutacionem 
omni tempore in fua permanest firmitatem. Ha£Uim feliciter. 

Signum ì£< manus nominati guidoni, qui hanc cartola cummutacionis fie- 
ri rogavit. 

Signum >Jf manus fumani de griciacula tefte . 

Signum *$+ manus gumperti filio quondam gundeperti de curtenido tede. 

Sigaum *J« manus guidoni de griciacula tefte . 

*fr Scripta Cartola commutacionis per mano vvalperti notar*. 



XXIL 



Ci) Lodovico Pio finì di vivere Tedici correva V indizion terza , e T ann© 
giorni dopo la dita di quefta carra , cioè XX^TII. del fuo impero, 
a' 20. di Giugno dell' anno 840. , in cui 



30 

XXII. 

840. 

IN nomine Domini noftri Jhefu Chrifìi Dei aeterni H'otharius divina or- 
dinante providentia Imperator Aug. Dignum eft , ut Auguftaiis excellen- 
tia re&oribus Aeclefiarum Dei aurts fuae pietatis indulgeat, votaque eo- 
rum ac preces exaudiat, quatinus id agendo eos fuae fidditati promptiores 
reddat, infuper & ab aeterno arbitro indcficientem retributionem percipiat. 
Omnium igitur Sanóke Dei E cciefiae fidelium, noftrorumque praefentium fci- 
licet ac futurorum follertia noverit. Qualiter vir venerabiiis San&ae Regen- 
fis Aecclefiae Preful Vitaiis detulit preceptum bone memorie avi noftri Ka- 
roli , & divae recordationis genitoris noftri Domni Hludovvici , in quibus 
continebatur, quodem (J. quod idem) Pontifex oftendifTet eis precepta Lan« 
gobardorum , in quibus legebatur quod cafu accidente AeccJeiiarum fancìae 
Re^ienfis Ecclefìae fuerint igne cremata, & quaedam kartarum flammis exu« 
fìa * & ne forte res ejufdem Aecciefiae pravorum hominum moleftatione in» 
vaderentur, aut facrilega (ìffione tra&arentur, omnem ejus Aecclefie caufam 
ipfius Epifcopi poftulatu fub eorum defenlìone & munitatis vigore recepii- 
fent. Quorum jure fatus avus & genitor nofter fequentes veftigia fimiliter 
ejufdem Preiuìis petitione cun£ìas Epifcopii ejus facultates ac familias, aldio* 
nes , oc libellarios , ac commenditos cum Clero in eadem Ecclefia Deo fer- 
vicnte cum terminis conftitutis per Parrochiarum Diocelìm coniacentibus fub 
eorum tuitione ac defenfione fufeeperunt, emunitatem quoque & inquilino» 
nem per bonos & idoneos homines & aduocatores, fi ita res exegerit 9 duos 
vel tres, quos Pontifices ejufdem Aecelefìe elegerint, ab omnibus publicis ne- 
gotiis exoratis, divino freti amore, concefletunt . Pro ampliori tamen fecu- 
ritate noftram expetivit clementiam , ut & nos eadem precepta noftra au- 
cìoritate confirmaremus, tam in defenlìonibus & municionibus , inquificioni- 
•bus etiam & aduocationibus , largicionibus infuper & reftitucionibus , ficut 
in iifdem continebatur preceptis. Quod & fecimus , omnes , quae in ifdem 
preceptis funt inferta, invioiabiliter confirmamus. Omnibus etiam notum effe 
volumus, quod prò caufis incommodis cum precin&u bclico Italicorum fines 
aggreflì fìnt , & quia exercitus nofter iubitaneo motu & itineris afperitate 
fracvtus erat, & ahmoniarum fumptus caeteraque fubfidia ei defecerant,^ Ec- 
clefiarum praedia feneravimus , ex quibus miiicie noftre cetum ad fìdelitatis 
augumentum confortare mus . Inter que ex predióìa Regienfi Eccjefia duas cct» 
tes, una qua? vocatur Maxenciatica cum CapeJla in honore Sancii Donnini, 
& altera, qux nominatur Luciaria cum capella Sancii Gcorgii cuidam fideli 
noftro Richardo nomine in beneficium aliquandiu. conceflìmus. Pro quibus 
jam nemìnatus Epifcopus frequentar reclamai, Se Ecclefie lue caufa lepius 
Nos comonuit . Migrante auttm predi&o Richardo de . hoc fecu]o jam fa- 
tas cortes S^nòle Reipublicae pertinere de eifdem cortibus exiftimetur per 
noftrum preceptum nefeuarium Dei hereditate poftìdeamus , (ì prasfati Pon- 
tificis perenniter reftituimus, atque ita perdonamus , ut nullus fuccefìbrum 
noftrorum quafi ma!a noftra ^uctoritate in fuorum rebus prefumentes deinceps 

temptent: nos qui talibus ne ìram illorum quorum funt pertinentia 

aut fucceftbres noftri incorrente s minime prefumantur. Nos autem prò Dei 
Omnipotentis timore pariter & amore territi. Si quis autem contra hoc 
noftre contributionis decretum inire temptaverit juxta legem Ecclefarum 

Dei 



3i 

D i parti jom dicìe Ecclcfiae libras triginta multitifs perfolvat . Infuper 
& hoc preccprum in ino rotore pcrmaneat . Et hoc nofhe auòloritatis indi- 
cìum in Dei nomine prelibatimi remancat, ac a fide li bus noftris p^efentibus 
& futun's diligentius credatur, & venus obfervttur, m.mu fi miratis noftre 
fjgnatum annotavimus, anulique noftri impresone intigniti julìimus . 

Signum Oom ii Hlothani Imperatorìs Augufti . 

Veardus Sub^iacoi us ad viccm Agilmani recognovi . 

Data XVI. K.d. S< ptembris Anno Chnfto propitio Imperii Domni 
Htotharii piiffimi Aug. XVIUI. India. IL (i) 

A cium Curte AurioJa palacio Regio in Dei nomine feliciter . Amen. 

XXIIL 

842. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti . H'utharius divina ordinantes prò- 
vidcncia Imperator augultus hic in Italia anni pietatis regni ejus deo prò- 
tegente vigefimo tercio, die nonodecimo de menfe feptembrio Indizione 
quinta. Puimus a vobis domno Jonas grafia dei epileepus fan£te ecclefìe 
motinenfs , ieo & ad lacerdotio & clero ejufdem Ecclefie, uti nobis Leodhoi- 
ni ga'ta'dio ùo & crifteberge jugalibus, nec non & ad fìliis noftris mafculi- 
ni , & ad nepotibus noftris maiculini , qui de fiiiis noftris mafculini de ccm- 
mune amp'exu rune nati vel procreati fuerint tantummodo, per infiteoteca- 
rio jure concedere nobis dignetis, ideft omnes res illas, quas ego qui fupra 

Leodhoino per cartulam donationis prò remedio amme fa farcii 

geminiani emifi , tmma in integrum , quaiiter in ipfa cartula legitur; nec 

non & concedere nobis dignetis omnes res àlias in Cafale Cent. 

que rebus & in fioibus faltu fpano, cum omnia fua pertinencia , quod vo- 
bis in eccleda Sancii geminiani legibus pertinet, ideft terris, 

vi ipis , pratis, pafcu's, paludibus, filvis, fale&is, fa 

limitibus, ulum putei aque, omnia & in omnibus, quaiiter fuperius legi- 
tur, in integrum accedere nobis dignetis habendum , tenendum , cultan- 
dum , finefque defenfandum, & in omnibus memorandum; nani in potenti 

ma- 



fi) Diffi: ; ii a fpiegsrfì fon q'iefte da di cui nell' Agofto dell'anno J40. corre- 
te. Il d'piomi cer:am?ate fu icritto do- va l'anno X'-'HI., [fioche Terrore non 
pò la morte d?l!' Imp Lodovico, come è che di un anno; e di un anno pure fi 
ci molrano quelle prole, dtvae rec^f- è errato nell'Indizione, perciocché larer- 
d*ùoni$ gennor'ts nc/ìrt Domni Hludoy- za correva allora , non la feconda , che 
vici e queftj morì nel G'ugno dell'anno è chiara me n*e fegnata nell'originale. Un 
840. Per fiffcr dunque, qua! fia i' anno altro intralcio ci offre quefto Diploma, 
common Hen te all'anno XIX. dì Lotfra Dice in effo Lottario , che ce' tempi ad- 
rio nel dipomi (ignaro non fi può pren- dietro avea dovuto mandare truppe in 
der l'Epoca dell'anno ^17., in cui pò- ftalia per guerreggiarvi, e che coftretto 
clamato fu *m3eradore: perchè Tanno dalla nereftìtà avea per mantenerle occu- 
840. corredane g ; à Tanno XX' V., né pati alcuni beni Ecclefiaftici . Or io non 
quella dell' anno fcio. in cui eb v -e i 1 Re trovo menzione di alcuna guerra, che da 
gno d'i-alia, poche corr-va^e Tanno Lotario fi face fife iu Italia. Defiiero, 
XXI. Pare percò, che l'Epoca meno che trovinfi un giorno lumi opportuni 
inverifimile fia quella dell'anso 82?. in alio fcioglimento di quelli enimmi. 
cui in Roma ebbe la corona imperiale, 



3* 

majori vel minori perfbne nullo modo transferendum non abeamus licerti*, 
& de propriis cxpenfìs noftris feo laboribus nominatas res meliorafas facia- 
tfius j & nihilque vobis au&onbufque faróte veftre ecclefic motinenfjs infe- 
rius adfixa penlìone rcportare debeamus; predante quoque nobis indefinen- 
ter fecundum pagina infiteofin noftre penfionis nomine omne marcio infra 
indici:!, f fio ) interré debcamus in arcivo favole veftre motinenfis ccclefie per 
nominate res in integrum in argento denarits duodeeim tantum s nullamque 
tardietate aut ncclecìum, tam ad inferendum nominata penfìone, quamque 
etiam meliorare & def enfiare fuperius diótas res facere debeamus . Scd etiam 
nec aliquando adverfus fancla veftra benefattrice noftra motmenfcm cccleham 
contra jufticia traòlare aut agere , nifi caufa noftra prò juftitia tantummodo 
ventilare debeamus . Quod fi in aliqua tardietate aut. neckéìum vel contro- 
verfia inventi fuerimus extra agere de ea, que fuperius adfixis condicioni- 
bus, tunc non foJum de hoc prcceptum recadere, verum etiam exaélà a no- 
bis pena, que in noftra petitione adfìxa eft , & fi non perfolverimus multo- 
ciens dieta penfione infra biennium, ut leges cenfeunt, tunc licentia fit iSio* 
ribufque fan&e veftre ecclefie motinenfis nobis exinde expellere, & qualiter 
previderit ordinare. Sed & poft tranfitum noftrorum qui iupra , quandoque 
domino placuerit, ipfas jam di£las res cum omnibus ad fé pertinentibus cui- 
tas, defenfatas, reftauratas , & quicquid in ibidem ad nos addetum vel con- 
quifitum melioratumque fuerit ad jus dominiumque fanóìe veftre Ecclefie mo« 
tinenfis revcrtatur, cujus eft proprietas; promittens preterea nos qui fupra 
Leodoino feo & crifteberga jugalibus , nec non & fìliis noftris mafculini , & 
nepotibus noftris mafculini , qui de fìliis noftris mafculini de comune am- 
plexu de legitima uxore nunc nati vel procreati fuerint tantummodo , nullis 
temporibus vite noftre textus hujus cartole peticionis noftre violare , fed in- 
violaviliter modis omnibus confervare, nos in hujufmodi conveniencia carto- 
le peticionis noftre, ficut fuperius promifimus , minus nemdaturi (fic) nos 
promittimus, ideft pena nomine in auro libras duas; fed & poft pena folu- 
tionis manente hanc cartula peticionis noftre in fua valeat perfiftere fi muta- 
te. In qua & nos qui fupra Leodhoino gaftaldio & crifteberga jugalibus prò 
ignorantia litterarum fubter fignum fancle crucis fecimus, & teftibufque ad 
nos rogati funt ebtulimus roboranda . 

Aòto Moti. Sub die regni & indizione nominata fé li ci ter . 

^ Ego Leoduinus gaft. in ac peticione a me facìa manu mea Ss. 

Signum *$$ manus Criftberga jugalibus, qui hanc peticione fieri rogavi. 

►p Ego urfus . . . . . . rogatis ad partibus me tefte fubfcripfi. 

>ì< Ego dominicus rogatus ad partibus me tefte fubfcripfit. 

>$* Ego marino rogatus ad partibus me tefte fubfcripfit. 

>ì< Ego Leo diaconus & notarius fancìe motinenfis ecclefie fcriptor iftius 
cartole peticionis rogatus ad partibus fcripfi. 



XXIV. 

844. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifli Regnante domno noftro Lothario 
imperatore augufto deo propicio anno imperii eius vigefimo fecundo & 
Ludovvicus Rex filio eius anao primo die colavo decimo menfe Junii Indi- 

6ÌÌ9- 



33 

elione quarta felicirer (i) . Domine fan&e & cum omnem reverentia feo di- 
lcdèioncm nominande venerabile Ecclefia (aneli profperi ubi & ipfo fan£to 
corpus requielcit, ego Gnnibertus filio bon. mcm. Dagiberti etfi indignus oc 
multum peccato coniiderans me quia vita & mors in manu dei eft , melius 
c(t enim metum mortis prtmiiccre (/te) quam in fpem vivendi morte fubi- 
ta prevenire; quia numquam eft conliderandum quod pura mente & volun- 
tas offerri. Volo ergo jiidico grinibertus ad ip(a lancia eccle- 
fia a prefente die per mercedem Se remedio anime mee rebus iliis 

quas habere vifo fum in falto bonetia in loco ubi dicitur vico longo (ito in 
piebe fancli Sttpham omnia in integro , ideft tam curte ubi abitamus tam 
caias maiaricias in predièlo loco feo cafis , ortis, tam campis , pratis, vi- 
neis , iilvis , pilcarias, virgarias, pafeuis , faleptis , uliim aquarum omnia & 
in omnibus quantum ad manum noltram denofeitur abere una cum arboribus 
ck pomiferis iuis in ipfa «cclefìa dabo a futuris temporibus poflìdendum 
abeat ipla fanóla ecclefia vel cuftodes ejus qui prò tempore fuerit teneat poi- 

fìdeat jure dominiumque vendicet quod ad farta te&a & luminaria 

facras perficiant & occurrat . Et nolle quod volui omni tempore inviolabili» 
ter confervare promitto. 

Ego Grimbertus in nac cartula iudicati a me facla manu mea fabfcripfi. 

Teofperto filio bon. mem Urfoni rogatus teftis . 

RurTri filio bon. mem. Rotechis rog. tefte . 

Anlemundo rogatus tefte « 

Ego Grafulfo tefte . 

Ego Petro tefte • 

Seripfi Amelpertus notano civis regenfe iftius eartula iudicatì rogatus 
ad grimperti coram teftibus tradita complevit & dedit, 

XXV. 

850. 

IN Nomine Domini noftri Jcfu Ghrifti Dei sterni. Hludovicus gratia 
Dei Imperator Auguftus . Gonftat itaque mundanorum NobiJÌum ordo , 
& manum infignium ritus , ut quifquis fìbi legitìmo tramite uxorem malue- 
rit fociari , & nubendi copulam honefto decore fòrtiri , mores veterum fe« 
quens, talibus fé erga gratiofiftìmos nuptiarum afFtcìus ornet mumficentiis, 
ut ea, quae egerit, & Deo placita & futura per tempora humano juri folìde 
rata Riabilitate confiftant. Quod jus adeo luis decentiis incrementum fumpfit, 
ut non folum nobilitas magnorum Virorum, fed etiam Regum & Imperato» 
rum fublimitas hujufmodi ufìbus atque negotiis effeclum prsebere non fpre- 
verit. Quapropter omnium Fidelìum Sar;£be Dei Ecclefia , noftrorumque, 
praefentium feilieet ac iuturorum comperiat induftria., quia nos divino tacli 
Tom. I. E amo- 



(1) Lodovico IT. fìllio dell'fmp. Lot- ne il primo anno. E forfè la carta dee 
tario fu coronato Re d'Italia in Roma affegnarfi all'anno 845. Ma in qualun- 
a*i5. di Giugno dell'anno 844. ( M«- que maniera, è corto errore Dell'Indi- 
re. Ann. d hai. an. 844.) Par diffici- zione; perciocché l'anno 84 4. correva l' tu- 
ie, che a que' tempi poteffe in tre giorni dkion Vìi. Non eftendo però originale 
averfene la nuova in Reggio , frxhè in quefta carta , non è a ftupire fé vi fon 
Una earta de 1 18. cominciane a fegnarfe- corfi errori» 



34 
amore , moremque anteceflbrura noftrorum piiffirriorum Tmperatorum fé» 
quentes, una per confenfum & voluntatem noftrorum Optimatum, hanc di- 
lecliflìmam Sponfam noftram Angilbergam nomine juxta Legem Francorum 
dotamus fi), & eam Domino auxiliante, ad Culmen noftrse (ublimitatis Uxo- 
rem prasfentialiter ufque perducere difponimus . Cujus dotalicium fubter in 
hujus noftrae Imperiaiis dignitatis praecepti pagina fcribere juflìmus, & fu* 
turis temporibus firmum & ftabile decrevimus manere. Damus igitur tibi 
amantiftimae Sponfae noftrae Angilbergae Dotalicio nomine Curtem iuris 
noftri, quae dicitur Campomiiiacio, cum omnibus adjacentiis fuis & perti- 
nentiis , fervis & ancillis utriufque fexus, nec non & Curtem, quae dicitur 
Curtis-nova , cum omnibus fimiliter fuis pertinentiis & adjacentiis, cum 

fervis, & ancillis utriufque fexus, cultum & incultum in in- 

tegrum , & de noftro jure & dominatione in jus Se dominationem tuam ce- 
dimus atque transfundimus, ut ab hodierna die , & deinceps habeas > teneas, 
& poftideas, & quidquid inde facere tibi iibuerit, liberam & fìrmiffimam 
poteftatem faciendi potiaris, tam de fupradiótis Curtibus, Campo videlicet 
Miliacio, quae fifa eft in Gomitata Motinenfi, & Gurte Nova, quae eft 
in territorio Regenfi , quamque & de Capellis ad eafdem Curtes pertinenti- 
bus. Porro ut haec noftra Imperiaiis ceflìo & Dotalitii promulgatio noftris 
futurifque temporibus fìrmior habeatur, & diligentius obfervetur, manu pro- 
pria fubter firmavimus, & de Bulla noftra roborari juflìmus. 

Signum Dornni Imperatoris Hludovici Augufti . 

Signum Sigilli olim >ì< appenfi & deperditi. 

AdaJbertus Cancellarius ad vicem Remigii fcripfi & fubfcrìpfì. 

Data Ili. Nonas Oclobres, Anno Chrifto propitio Imperii Domni Hlu- 
dovici piiffimi Augufti IL Indizione XIV*. (2) 

A cium Maringo Curte Regia (3) in Dei nomine feliciter . Amen. 

XXVI. 

855. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti imperantibus domnis noftris Lo- 
thario & Lodovvico fìlio cjus veris excel], Imperatoris Auguftis a deo 
coronatis anni pietatis imperii eorum deo protegente trigefimo fexto & fsx- 
to decimo die vigefìmo nono de menfe Julio Indiclione tertia (4). Placuit 
atque convenit inter domnus Jonas gratia dei epifeopus fan&e ecclefìe moti- 

nen- 



(1) Dell'ufo pretto i Franchi e anche (?) Marengo era Villa una volta ce- 
preffo altre nazioni introdotto , che non lebre pretto il Tanaro non lungi dal 
la moglie ai marito, come ora coftumafi, luogo, ove poi fu fondata Alexandria, 
ma il, marito alia moglie aflfegnafle, quan- (4) Il Muratori offerva , che è cor- 
do la dichiarava Tua fpofa , una conve- fo errore nel fegnar l'anno di Lodovico 
niente dote, veggafi la Difiertazione XX. fìgliuol di Lottano; perciocché non il 
del Muratori {Ant'tqu, hai, T, IL col, XVI, ma il VI. anno correva àeì fuo 
109, &c. ) Impero in cui era pur cominciato il 

(2) Intorno all'Epoca dell'Impero di XXXVI. di Lottarlo , che finì poi di vi- 
Lodovico cominciata fin dall'anno 849. vere in queft'anno meiefimo a' 28. di 
veggafi il medefimo Muratori ( Ann n Settembre ( Antiqu, hai, T, II, col, 195./ 
d'Ital* an t 849. 830,) 



35 

nenfis , nec non ex alia parte inter Garohino de CuroJo livcro homine , ut 
in Dei nomine ego qui fupra Garohino vel meis heredes laborare & excole- 
re dtbeam rem juris lacre [ fic fanóìi Petri apoftoli j qui eft con(tru£ta &. 
edificata intra muras civitate nova juris ecclefìe nominate; ideft terrola ara- 
toria & vidata per fingulas pedolas numero jugis oclo abentem inter adfines 
ipfa nominata terra vacua oc vidata da mane parte fluvio Curolo percurren- 
te, da meridie Clodia pereurrcnte, da fera fluvio Sicla percurrente, de fubtus 
via, que percurrit ad caia pauliniani in integrum. Nec non & adjungetis 
nobis per fingulas pecioJas terre Jaboratoria in peciolas novem numero jugis 
quinque, quod e(t inter adfinis de ipfa nominata terra laboratoria coheren- 
tium da mane parte fermigine percurrente, da meridie elodia percurrente, 
de fubtus via gunderadi in integrum , quod fiunt totum infimul inter terras 
laboratoria & vidata per fingulas pecias inter iftas defignatas finis numero 
jugis tredecim in integrum, oc cum omne juris fui fuper fé abentem; & fi 
amplius fuerit inter ipfas defignatas finis, quod per fcriptum in alia pedo- 
na conceflum non eft , in ipfo libello permaneat, ut diximus, ipfe nominate 
res , qualiter fuperius legitur, laborare & excolere debeamus nos qui fupra 
garohino vel meis heredibus libellario oc mafTaricio nomine ad laborandum , 
colendum , vitis paftenandum, propaginandum, finesque defenfandum ; & in 
omnibus nominatis prenominatis rebus melìorentur nam non pejorentur uf- 
que aivenientibus annis viginti & novem ifti proxìmi advenientibus; & ex- 
inde de ipfe nominate rebus, qualiter fuperius legitur, annue temporibus red- 
ditum perfolvere debeamus per unoquoque annum, ideft ex omni genere 
grano grotto, quod ibidem in nominata terra feminatum fuerit, & dominus 
dederit, modio quarto, minuto autem modio quinto, vino medietatem ; exe- 
nias vero per annos in domini natale pullos duos, ovas duodecim, & ipfo 
nominato grano vel vino redditum , quamque exenias, qualiter fuperius le- 
gitur, ftudcre ( fic ) & triturare , atque evegere & dare & confignare debea- 
mus ad nominata ecclefia fanéìi petri apoftoli in civitatem vobis qui fupra 
domnus Jonas epifeopus tuifque fuccelTores, vel ad ipfum prepofìtum, qui in 
nominata Ecclefia fanéìi petri prò tempore ordinatus fuerit , cum noftro di- 
fpendio fine omnem necleéìum vel fraude , & prò tempore meflis fimulquc 
vindemie miffo dominico abere debeamus , & ei fufeeptum facere , & in ju- 
dicio patroni de nominatis rebus (lare debeamus ad recla juftitia facienda;& 
fi noluerimus, per poteftatem nobis pignerare debeatis in nominatas rcs line 
pubh'ca au&oritate; per operas dare debeamus ad ipfum prepofìtum vel in 
nominata eeclefia fanéti petri per omnem annos in argento denarios oóto, 
antepofito vicia ( fic ) unde non reddamus. Penas vero inter nos pofuimus, 
ut li exire aut minare aut aliquam fuperpofitam fecerit fraudem, aut necle- 
£fcura feccrimus, & non permanferimus ambas partis tam nos nominati quam- 
que fuccefforibus aut heredibus, & probatum fuerit, tunc promittimus com- 
ponete unus alterius, cui culpa inventa fuerit, pena nomine in argento f> 
ìidos viginti; & poft pena compofita hos libelli convenientie, qualiter fu- 
perius legitur, in fua permaneat firmitate ufque in nominato conftitudo. 
Unde duo libelli pari tinore confcripti funt ambas partis inter fé fieri vo- 
luerunt . A&o in vico Curolo fub die regni & Indici, nominato feliciter. 

Signum >£ manus nominati garohini qui hoc libello fieri rogavit. 

Signum *ft +f* *f* manus manus manus Johannis natali & Iohannuli ne* 
potè ejus & Luponi ariuni de villa albareto rogati tefìes . Scripto libello 

£ 2 qua- 



qualiter fuperius legitur per manum Leoni presbitero & notarlo fan&e eccle- 
fie motinenfis compievi & dedit. 

XXV IL 

circa 85^. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti imperante domno noftro Hlodovvi- 
cus magnus Imperator Auguftus a Deo coronatus anni pietatis imperii 
ejus deo protegente feptimo decimo die vigefìmo de menfe aprilis Indizione 
quarta [[]. Peto ad vobis domnus Jonas gratta dei epifeopus fancle ecclefie 
motinenfis feo & ad facerdotio & clero ejufdem ecclefie , ut mihi ariperti 
presbitero fan£le motinenfis ecclefie , dum me divina pietas in hac luce jtif- 
ferìt permanere vita, diebus vite mee tantummodo per infìteotecario jure 
concedere mihi dignetis a prefenti die rem juris fanóne veftre ecclefie moti- 
nenfis; ideil: plebe fanelli johannis baptifte <Sc fanéìe fuffie martiris, que efl 
conftru£ìa & fundata in villa bajoaria cum omnia fua pertinentia atque adja- 
centia, fimulque & cafas maffaricìas cum rebus & pcfftffionibus^ fuis , cum 
terris & vineis , & cum omne juris (uper fé abentem in integrum; ree non 
& concedere mihi dignetis rebus ipfis, quod ibi in nominata Ecclefia per bo- 
nos & idoneos homines condonate vel offerte per illorum fuerunt, vel quod 
divina pietas in antea ibi largite vel condonate fuerint in integrum ; feo & 
quicquit ego qui fupra ariperfus presbiter per beneficium vel cenfitum ad 
meas dstinuit manus, omnia in integrum per fingulis locis & territoriis . 
Verum etiam & concedere mihi dignetis- mihi qui fupra ariperti presbiter 
decimas de hominibus refedentibus in villis & locis vel finibus, ideft glodia 
& foffa petrofa, feo & cafa garìperti que fupra vocatur mufìio percurrente 
ufque ad cafa quondam radoaldi de palude & fermigine percurrente in inte- 
grum , quas ego qui fupra aripertus presbiter jam ante fins dies ad mea col- 
keta & diftribuenda ipia nominata decimas detenuit manus- in integrum ■• ut 
diximus hec omnia, qualiter fuperius legitur, per infìteotecario jure concede- 
re mihi dignetis mihi qui fupra ariperti presbiter ipfa nominata plebe & re- 
bus fimulque & decimisi,, & omnia qualiter fuperius legitur,, diebufque vite 

mee 



(1) Lodovico IL fu coronato Jm* dovico nel mefe di Aprile farebbe cadu- 

peradore, come ha provato l 3 eruditifsi- to nell'anno 861. nel quale nel mele di 

mo Monfignor Mario Lupo ( Q(d> Di- Giugno era già Vefcovo Ernido. E ben- 

piom. Eccl. Bergnnu col. 7?£. ) a s 6. di che non fia impofsibile , che Giona folTe 

Aprile dell'anno 850. Quefta carta dun- Vefcovo dell'Aprile ,■ ed' Ernido nelGiu- 

que , in cui feqmfi V anno XVTL dell' gno dell'anno ftéffo, non làfcia ciò nou- 

Jmpero di Lodovico, ci condurrebbe all' dimeno di muover qualche difficoltà , e 

anno 266, , a cui non può convenire in moho piti che alF'anno 86 r. correva la 

alcun modo; poiché è ceno, che Ernido IX. non la- quadra Indizione. Fo credo 

fucceffore di Giona qui nominato era Ve- dunque, che il Nof?jo menci fife errore, 

feovo fin dall'anno %6 r. Convien dun- ciò che n?Ue carte crivate dovea allora 

que ammettere ciò, che già ha offervato accadere faci mente,, nel legnar l'anno-di 

lo fteffo autore f Io. col. 729. tzc.) che Lodovico; e che dobhia'no attenerci all' 

talvolta gli anni di Lodovico fi contano Indizione IV-, in cui è più difficile, 

dalla • fua coronazione in Re d' Iraiia , che il Notajo errafie , e che perciò que- 

<he feg'il nel Giugno dell'anno 844. £n (la carta debha fiffarfi all'anno 856. y in 

ìli cafo l'anno XVII. del Regno di Lo- cui effa correva . 



37 
mee abendum , tcnendunì, cultandum, paftenandum , finefque defenfanduna , &: 
in omnibus mcliorandum , fimulque oc congregatone clericorum arque orri- 
cium feo & luminaria vel rcRaurationc in ibidem diligentius conlìruendum 
8b conrinendum . Nam in potenti majori vel minori perfori e nullo modo 
transrerendi non habeam licenciam , & de propriis txpenlis meis (eo labori- 
bus nominate res oc plebem melioratas faciam , & nihilque me aèloribufque 
fancle veftre eccleiie in infarini adfìxa pcnfione riportare debeam; preftantc 
quoque me indelìnenter lecundum pagina peticionis mee penfìonis nomine 
omnes fe£Hvitates lanciti martini infra indiólionem inferre debeam in arcivo 
San£t.c veftre ecclefie motinenfìs oc vobis prò nominate rebus oc p:ebe in 
integrum in argento idefe folidos treginta tantum ; nullamque tardietatem 
aut neclt&um tam ad inferenda nominata pendone, quamque meliorare & 
defenfare fuperius di6la res Se plebe facere debeam . Quod li in aliqua tar- 
dietatem vel necle&um vel controverfia invento fuero, & contra agere de 
ea que fuperius adfix's condicionibus , tunc non folum de hoc preceptum 
recadere, verum etiam exhacla ad me pena, quae in mea enfitcofin adfìxa e ft^ 
& si non periòlvero multociens dicTta penfione infra biennium, ut leges etn- 
feunt, tunc licencia fit aéloribusque fanéte vtftre ecclefie motinenfìs me ex- 
inde exp:llere & qualiter previderit ordinare. Sed Oc poli tranfìtum meum 
qui fupra ariperti presbitero quandoque domino placuerit ipfas j&m di6las res 
cum plebe Oc omnibus ad fé pertinentibus cultas, defenfatas , reftauratas , vel 
quicquid in ibidem ad me additum melioratumque fuerit ad jus dominiumw 
que lanche veftre ecclefie motinenfìs revertatur, cujus eft proprietas. Pro mi t- 
to preterea ego qui fupra aripertus presbiter iàn6te motinenfìs Ecclefie, dum 
me dominus in hac luce confervare juflerit, 6c vita concefFerit, vobis dom- 
rms Jonas epifeopus tuifque fucceffores nullis temporibus vite mee textus hu* 
jus cartule peticionis mee violare, fed in viola-vili ter modis omnibus conferva- 
re ; ego qui fupra aripertus in hujus conveniente cartule peticionis mee lì- 
cut fuperius prcmifi , minus nemdaturo ( fio ) me promitro pena nomine in 
argento folidos quirquaginta j fed & poft pena folutionis manentfm hanc 
cartolam peticionis mee, fìcut fuperius legitur, io iua permaneat firmitatem;, 
in qua oc ego qui lupra aripertus presbiter iubter manu mea lubfcripiì oc te- 
ftibuique ad me rogitis obtuli roborandam; quam enim cartolam peticionis 
mee Leo presbiter & notarius fanéle eeclefie motinenfìs partibus meis icri- 
vere rogavi. Acto Motin. fub die regni 6c indizione nominata felici ter . 

♦Jf Aripertus prcsbitsr in hac petitione a me facla manu mea fub* 
fcripfì . 

& Ego Lauvepertus fcavinus me tede fubfcripfi . 

*ft Ego Adrepertus fcavinus me tede fubfcripfi. *fa Ego Natale Nor» 
me tette fubfcripfi . 

+$* Scripta cartola peticionis qualiter fuperius Jegitur per manus Leoni 
presbitero & notano fonóne Ecclefie motinenfìs compievi & dedi * 

XXVII L 

IN Nomine Camini noftri Jhefu Xpi Dei aeterni Hìudovvicus grafia Dei 
Imperator Auguftus. Imperiali fatis congrmt exceilentiae, ut petinonibus 
fervorum Dei aures libenter accomodet 6c eorum effeclus devote tramando 
utixiter inftituafc, ^uatenus id agendo & eos in divinis culribus fcrventiores 

red* 



3» 

reddat, 8z prò his apud Dominum devotis corum precibus, aeternam remu» 
nerationem percipiat. Igitur omnium fidelium fanclae Dei Ecclefiae, ac no- 
ftrorum prefcntium fcilicet & futurorum comperiat induftria, quia Sigefredus 
venerabilis facrae Sedis Regienfis Epifcopus noftrae fupgefiit manfuetudini, ut 
quafdam res ejufdcm fuae Ecclefìae quas ipfe in Canonicorum (i) ibidem Deo 
militantium ufibus cotidianis , ad utiiiorem ordinem transferens, divina in» 
fpiratione conftituit, nos prò amore Dei & aeternae remunerationis premio, 
noftra Imperiali aucloritate id plenius in Dei nomine perpetuo ftatuentes 
corroborareraus ; quatenus eifdem Dei famuhs noftris fultis praefidiis, & de- 
votius Dei famulatum exfequi & prò nobis adtentius Domini mifericordiam 
exorare deleóìet. Nos autem ejus petitioni libenter adfentientes , id pleniter 
conceflìmus, & hos noftrae Imperialis munificentiae apices exinde fieri jufll- 
mus, per quos omnino ftabilientes decernimus, ut ab hinc in futurum prae- 
fatae res, ubi ipfa Canonica praefatus Sigefredus Epifcopus a fundamentis eòi* 
fìcavit, Ecclefia videlicet Sancii Peregrini, nec non & alia Sancii Michahe- 
ìis Archangeli, tertia quoque Sancii Fauftini, fiquidem & Sancii Vitalis 
Bafilica cum omnibus adjacentiis vel pertinentiis earum , Ecclefia denique 
Sancii Ambrofii & corticella atque rivo frigido cum omnibus adpenditiis vel 
pertinentiis earum. Preterea in Gavaffa Maflarii duo, &. de parte Heriberti 
Gomitis unus, & in Faennio Maffaritia una quae regitur per Trafeverto cum 
nepotibus fuis, una cum ipfis famulis, & omnes res illas de Dominico Pres- 
bitero. Cafae quoque Alberici, & Ajoaldi de Pineto cum pertinentia fibi • 
MafTaritia Ermnefredi Presbiteri, atque res Geminiani Sacerdotis , quas in 
Regio vei in Sabieta habere videtur. Aiiae quoque res, quas Romoaldus 
Presbiter tenet, & vioea una de quodam Leovardo in Prato Pauli, feu Maf- 
faritia una in Maxenti atico, five famulis in praedicla Canonica defervienti- 
bus , & ea omnia cum pleniffima integritate; & cuncla quaecumque in futu* 
rum a benignis largitoribus imbi Deo favente auclum fuerit per hanc no- 
ilram Imperialem inftitutionem & inviolabilem corroborationem in eodem 
ordine fine alicujus retractione firraiter abfque eorum confìlio & voluntate 
corroboratae permaneant, Se nullus fuccefforum ejufdem Sedis ullo umquant 
tempore hanc noftram inftitutione premovere aut irrumpere quoquo modo 
conetnr ; nec comutationem de prefatis rebus faciendi habeat poteftatem, fed 
jufte & legaliter fecundum hunc noftrum preceptum ab ipfis Canonicis fint 
pofTeffa & juxta noftram inftitutionem atque prefati venerabilis ejufdem 
Sedis Sigefredi Epifcopi ordinationem ftatutum fore dinofeitur perpetuis 
temporibus maneat inconvulfum. Quod fi quis nmquam ullo tempore praefa- 
tae Sedis Epifcopus contra hanc noftram aucroritatem infurgere temptaverit 
aut aliquam violentiam in eadem Canonica vel in ipfis Canonicis, aut in 
eorum nomini bus libe.ris aut fervis vel i» omnibus rebus eorum mcbilibus 
aut immobilibus, vel territori/s, tam Ecclefiafticìs quam proprietariis , vel 
fi aliquis Dux, aut Comes, aut aliqua judiciaria Poteftas, vel Minifter Rei- 
publicae facere quefierit, centum libras auri fé compofiturum feiat, medieta- 
Sem noftrae parti , & medietatem in ipfa Canonica . Et ut hec noftra aucto- 

ri- 



(i) Quefta è la più antica menxio- vi nelle carte Reggiane, 
ne , che di Canonica e di Canonici fi tro~ 



39 

ritas inviolabili* permaneat , manu propria firmavimus, & de Annulo no- 
ftro fubter (ìgillari juflimus. 

Signum Domini Hludovvici fercniffimi Augufti . 

Locus Sigilli ^ cerei deperditi. 

Theodacrus Notarius ad vicem Dructemiri recognovi . 

Data [IL Idus Januarii Anno Imperli Hludovvici Sercniffimi Augufti 
VIL Indictione V. Actum Mantua Palatio Regio feJiciter in Domino (ij. 

XXIX. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti imperante domno noftro Ludovvi- 
cus Lotharii fìlìus magnus Imperator a Deo coronatus anni pietatis im- 
perii ejus dco protegente nic in Italia vigefimo fecundo die tercio de menfc 
Junio Indictione nona (2). Placuit atque convenit inter dcmnus Harnidus 
grafia Dei Epifcopus fancte Ecclefìe motinenfìs, nec non ex alia parte inter 
vitale fìlio quondam vvarneperti & maria jugalibus abitatores in villa gra- 
nariolo liveris hominibus, ut in dei nomine vos qui fupra vitale & maria 
jugalibus quam vel filiis oc heredibus veftris refedere oc atque laborare de- 
beatis in terra vel cafa feo res fancte ecclefìe motinenfìs, que pertinet de 
curte noftra faviniano, ideft in omncs res illas & cafas , quas jam ante hos 
dies quondam vvarnepertus genitor tuo qui fupra vitali per livello refedere 
vifi eftis locis ubi dicitur granariolo oc prato pauli , vel per alias locas quic- 
quid ufque nunc per pagina livelli conveniencie ad veftras detenuiftis manus 
per fingulas peciolas & defìgnatis cafalibus, cum cafìs , terris, vineis, cam- 
pis atque pratis omnia & ex omnibus, vel cum omnem juris fuper fé abcn- 
tcm in integrum, qualiter fuperius legitur refedere, & laborare debeatis vos 
qui fupra vitale 6c maria jugalibus, quam vel filiis & heredibus veftris li- 
vellano & maffaricio nomine ad laborandum, colendum , cafas, canalibus edi- 
ficandoli , vitis ponendum , paftenandum , propaginandum, & excolendum , 
fìnefque defenfandum , & iupra refedendum, oc in omnibus ncminatis rebus 
meliorentur, & non pejorentur ufque advenientibus continuo annis viginti- 
novem irti proximi advenientibus; & exinde de ipfe nominate res, qualiter 
fuperius iegitur, annue temporibus redditum perfolvere dtbeatis prò uno quo- 
que annos, ideft ex omni genere grano grotto feo & minuto modio quarto, 
lino manna quarta, vino medietatem; exenia vero per annos dare debeatis 
in domini natale puilos par uno, ovas decem, & in pafea domini berbìfe 
uno valiente denarios fex , & abeatis licentiam prato abere vel facere, qua- 
li- 



(1) la un diploma autentico e ori- nel fegnar l' Epoca di Lodovico IT. per- 
ginale , come è quefto , fi fegna efatta- ciocché anche prendendola dalla fua co- 
mente l'Epoca dell'Impero di Lodovico ronaxione in Re d'Italia, l'anno XX. 
IL, il cui fettimo anno nel mefe di Gen- ci conduce all'anno 865., quando cerra- 
najo corrifponde all'anno 857. Egli era mente era già Vefcovo Valperto fuccefiòre 
venuto in Italia l'anno precedente ( Mu- diErnido. Convien dunque attenerci alla 
rat. Ann. d'hai, an. 856.) e. quefìa car- Indizione nona, e nel breve tempo ,^'n 
ta ci moftra , ch'egli era tuttora in Man- cui Ermdo governò quefta Chiefa , efla 
tova nel Gennajo dell'anno feguente. non può convenire che all'anno 861. 
[%) Qui ancora grave errore è corfo 



40 
Irter per anteriore liberilo abere vifi eftis; tfperas vero per annos facere de- 
beatis dies viginti medietatem cum boves, & medietatem manualis cum do* 
rmnica annona, anteposta terrola inter curte & orto faciendum moduncs (ftc) 
quattuor, unde non reddatis, Oc ìpfo nominato grano vel vino redditum (eo 
exenias & operas, qualiter luperkis legitur, ftudere & triturare atque ève- 
gere & facere, dare & confignare debeatis ad nominato faviniano rubis qui 
iupra harnido cpifcopo meifque fucceffores vel ad miflìs noftris cum veftro 
difpendio fine omnem neclectum vel fraudem; et prò tempore mefiìs fi mul- 
ete vindemie miflb dominico abere debeatis , et ei fulcepium facere , et ia 
judicio patroni Mare debeatis ad recta jufticia faciendum, et fi noiuerit;s , 
per poteftatem vobis pignerare debeamus fine publica auctoritate ; et de hec 
omnia, qualiter fuperius legitur, nihil fine dominico miflb facere preiuma- 
tis. Penas quidem ambas partis inter nos poiuimus, ut fi exire, aut mina- 
re, aut aliqua fuperpofita fecerit fraudem, aut neclectum feceritis , et non 
permanferimus ambas partis tam nos nominatis quamque fuccefloribus aut 
heredibus noftris, &: probatum fuerit 9 tunc promittimus componere unus 
alteri cui culpa inventa fuent pena nomine in argento folidos viginti, oc 
poft pena compofita hos libelli conveniencie, ficut fuperius legitur, in fua 
permaneat firmkate ufque in nominato conftituto; unde duo libelli pari ti- 
jiore confcripti funt. ÀSio Saviniano feliciter . 

Ego Harnidus gratia Dei Epifcopus fanóhe ecclefiae mutinenfis in hoc 
libello a me fa&o fobicripfi... 



£6^ 

N Nomine Domini Dei Se Salvatoris noftri Jhefu Xpi. Hludovvicus di- 
L vina ordinante providentia Imperator Auguftus . Si petitioniòus Fide- 
lium noftrorum aures pietatis noftrse accomodaverimus , id nobis ad eo- 
rum fidelitatem augendam prodefTe cupimus, infuper ab aeterno Remunera- 
tore premia fine fine manfura nos percipere credimus. Igitur omnium Fide- 
iium San&ae Dei Ecclefiae , noftrorumque praefentium fcilket ac futuro- 
rum nofTe cupimus fagacitatis induftriam , qualiter Angelberga dileóìifTima 
Conjunx & Confors Imperii noftri expetivit clementiam noftram , quatinus 
per noftrae largitionis Praeccptum jure proprio concederemus Supponi (i) 
ftrenuo VafTo, diìeéloque Confiliario noftro quafdam Cortes juris Regni no- 
li ri , fitas in Comitatu Parmenfe, in Gaftaldatu Bifmantino, quarum una 
vocatur Fellinas, cum Capella & omni domo coltile ex manfis atque familiis 
utriufque fexus , omnibufque rebus ad eam pertinentibus tam mobilibus quam 
immobilibus ;& alteram quae nominatur Malliaco fimiliter cum omnibus rebus 
mobilibus & immobilibus ? tam domocoltilibus quam m affari tiis , fervifque & 
aociilis,Siivaque & Gajo in Monte Cervario. Cujus praecibus libenter annuen- 
tes,jam fato Supponi inclito Vaffo noftro pranominatas Cortes Fellinas & Mal» 
liacum cum Cappella oc omnibus rebus mobilibus & immobilibus fefeque 
moventibus, cun&ifque manfis, Silvaque & Gajo in Monte Cervario, feu & 
familiis utriufque fexus ex univerfis pertinentiis & adjacentiis fuis in inte- 
grum, ficut haólenus ad partem Regni noftri pertinuerunt^ per hoc noftrae 

Do* 



(i) Pi quefto Suppone fi è parlato nelle Memorie Storiche a pag, 6$, 



4* 

donationis Preceptum ad propiictatcm concedimus, iuiiquc heredibus ac prò» 
hcrcdibus in perpetuimi haberdas & poflidcndas cum omnibus, quc dici aut 
nominari poflunt tam in montibus quam in planitiebus , remota totius Rei- 
publice ve! alicujus poteflatis inquietudine. Si quis autem hoc noltre largì- 
tionis Preceptum quandoque violare aut irrumpere conatus fuerit, feiat fé 
compolìturum ccntum libras anri obrizi , medietatem Palatio noftro, & me- 
dietatem (epe nominato Supponi ejufque heredibus ac proheredibus. Et ut 
hoc noftrc donationis Preceptum futuris temporibus firmiorem in Dei nomi- 
ne obtineat vigorem, marni propria fubter confirmavimus,óc anuli noftri im« 
preffionc infigniri jufiimus. 

Signum Hludovvici Sereniflìmi Imperatori* Augufti. 

Gaguinus Notarius juflTu Imperiali recognovi. 

Dat. III. Non. Aprilis Anno Xpo propitio Imperli Domni Hludovvi- 
ci piiflimi Augufti XX. Indizione XI. (i). 

Acìum Venulìae in Dei «ornine feliciter. Amen. 

XXXI. 

8tf|. 

IN Nomine Domini noftri Jefu Ghrifti Dei aeterni . Hludovvicus grana 
Dei Imperator Auguftus. Omnibus Epifcopis, Abbatìbus, Ducibus , Co- 
mitibus, Gaftaldiis noftris five MifTis difeurrentibus praefentibus & futu- 
ris . Maximum Regni noftri in hoc augerc credimus monimentum , fi peti- 
tiombus lacerdotum ac fervorum Dei, in quo noftris auribus fuerint prolatae, 
libenti animo obtemperamus, atque ad efFeclum perducimus. Quapropter no- 
verit folertia veftra, qualiter nos ad petitionem venerabilis viri HernidiSan- 
óìae Modonenfìs Ecclelìae Epifcopi, quae eft conftruéìa in honore praetiofiffi* 
mi Confefforis Chrifti Geminiani Anteftitis ipfius Ecclefiae , talem circa ip- 
fum fanélum locum beneficium concefliffe, ut in monafteria oc finodochia 
feu Ecclefias Baptifmales vei reliquas poffeflìones, quae ad ipfum Epifcopa- 
tum afpiciunt tam de Catione Regum quamque Reginarum , feu rdiquorum 
Deum timentium hominum , unde moderno tempore ipfa Cafa Dei jufte ve« 
ftita eft, aut quod Divina pietas ibi amplificare voluerit, nulius Judex pu« 
blicus ad caufas audiendum , vel freda undique exigendum , feu manlìones 
aut paratas faciendum , nec fidejufTores tollendum neque hominibus ipfius 
Torri, I. F Epif- 



(i) Ecco un nuovo intralcio dell' Ar- prendiam quella dell' anno 844 , in cui 
te Diplomatica. Il Muratori pubblican- fu nominato e poi coronato Re d' Ita- 
do quello Diploma ha fegnato 1' anno X. lia, ella ci addita 1' anno 803., in cui 
di Lodovico; e l'ha rifiato all' anno 863. appunto correva 1' Indizione XI. Ciò 
fenza offervare , che nel detto anno in moftra a mio parer chiaramente , che 
niun modo poteva correre 1' anno deci- anche negli fteflì Diplomi Imperiali Ci è 
mo di queir Imperadore , e fenza muo- talvolta ufata quell' epoca. Aggiungali, 
ver fu ciò alcun dubbio. Ma il fatto ftà, che il Muratori avea già avvertito, no- 
che nell' originale attentamente e più tarfi da qualche Scrittore, che in quest' 
volte oflervato leggefi chiaramente 1' an- anno 863. Lodovico trovavafi nel Duca- 
no XX. non il X. Or 1' anno XX. di to di Benevento , il che confermali da 
Lodovico non può mai combinarli, qua- quella carta fegnata non molto lungi da 
iunque epoca del fuo Impero fi prenda , elfo in Venofa . 
coli' Indizione XI» Al contrario, fé noi 



4* 
Epifcopati diftringendum , nec ullas redibitiones publicas requirendum , Judi- 
ciaria poteftas ibidem quoque tempore ingredere, nec ex ola re poenìtus non 
prefumat. Propterea hanc emunitatem confcribere jufiimus, per quam fpecia- 
Jiter decernimus ordinandum, ut nullus quislibet de vobis neque de juniori- 
bus veftris amodo & deinceps, ut diximus, in mcnafteria vel exfinodochia , 
feu Ecclefìas Baptifmales , vel reliquas polieffìones , quae ad ipfum Epifcopa- 
tum , ut diximus , de datione Regunt aut Rtginarum feu relìquorum Deum 
timentium hominum afpiciunt, nullus Judex publicus ad caufas audiendum, 
vel freda undique exigendum , feu manlioncs aut paratas faciendum , nec n> 
dejuflores to)lendum , nec ullas redibitiones publicas requirendum vel exacìan- 
dum Judiciaria poteftas ibidem quoque tempore ingredere nec exa£ìare poeni* 
tus non prefumat, fed fub emumtatis nomine cum omni freda concerta va* 
lear, omoique tempore Reóìores iptius Epifccpati hominefque corum quie- 
te vivere & refedere. Et ut'haec noftra au&ontas fìrmior permaneat, vd diu- 
turnis temporibus confervetur, manu propria fubter firmavimus, & de anulo 
noftro roborari juflimus, quam fi quis violare prefumpterit , feiat fé libras 
quadraginta auri obtimi, medietatem ejufdem Ecclefiae, & medietatem Pala* 
tio noftro compofiturum . 

Signum Domni Hludovvici piiflimi Augufti. 

Adalbertus Caocdlarius recognovi & fubfcripfi . 

Data XIII. Kal. Oóìubns anno Chrifto propitio Imperii Domni Hlu- 
dovvici piiflimi Augufti XV. Indi&ione XI. [ij. 

Aóìum Parma Givitate in Dei nomine feliciter . Amen. 

XXXII. 

264, 

IN Nomine Domini. Imperante Dominus noftro Hbdohwicus magnus [m« 
perator Anno Quintadecima, die de Mente Novembris, Indinone Ter- 
ciadecima (z) feliciter. Breve recordatioms , quaiiter Walpertus Motinenfe 

Ec- 




f i) V anno XV. di Lodovico II. non dovico era nel Regno di Napoli nel/, 

può qui prenderfi né dalla fua coronano- Aprile dell' anno 86*«, di là dovette 

ne in Re d' Italia feguita 1' anno 844. venire a Parma nel Settembre, e tornar 

che ci condurrebbe all' anno 858., a cui poi a Romano /e certamente era ns'pri- 

non convien 1' Indizione XI., né dalla mi mefi dell' anno 8ó> 
corona-z 
fi è 

perciocché 

864., a cui non pub convenire in alcun quale fin dal Settembre correva P Indi- 
modo V Indizione XI. Par dunque , che Z'one XIII., onde in quella carta veg- 
debba fiflarfi all' anno »£?. , in cui cor- giam feguita 1'^ epoca più comune, il 
reva P indizione XI., non eifendo fem- Muratori ( Antiqu. lui. T. II coi 242.) 
pre coftante V u'o di cambiar P Ifidizio- feguendo P opinione del P. Pagi , che 
ne al Settembre. E dovrà perciò creder- Lodovico fotte coronato a' 2. di Dicem- 
fi, che talvolta P epoca di Lodovico II bre dell' anno 850., crede che quella 
cominci dall' anno £49. , di che fofpettò carta appartenga all' anno 856. Ma gii 
il Muratori ( Ann. d* hai. an. 849. 8«;o.) abbiamo veduto, eh' egli fu corenato a' 
Abbiamo anche veduto , che P Imp. Lo- 6. di Aprile dell' anno medefimo . 



4; 

Ecclcflc Epifcopus & Miflus Domni imperatori's veniens Wardeftalla, habens 
exc::np ! ar Precepn Domni Imperatoris (i), quem ob multimode diletìionis 
Augultae Ingheibergae, jurc proprietario Domno Imperator predica Cortern 
cum Capelia & dote fua cum oinnibus fervis & ancillis, ac dominius, agris, 
vincis, pratis, pafeuis, filvis, aquis, aquarumque decurfìbus , cunélifque in 
idtegrum ad eandem Curtem alpicientibus , ico omnibus muvifibus oc inmo- 
vilibus juxte & Icgalitcr ab eandem pertinentibus perpetualiter habendum con- 
cellctat : quod exempla releéìum eorum preientia, quorum nomina fubto le- 
guntur, iddi Tanchredus Capcllanus 6c Confiliarius Domni Imperatoris, Gi- 
feibertus, Adulfus , Deusdedit, Ragimfrcdus, Ragimberrus, Adebbertus , Teu- 
dcricus , Petro, Atrepa.'do, Amicho ex genere Franchorum , Teuperto ex ge- 
nere Francorum , Fulcherius ex genere Alamanorum, Joanace Presbiter, Vita- 
le Prcsbiter, Auftreverto Presbiter, Germano Presbiteri ex genere Franco- 
rum, Raperto Prcsbiter, Hadebald Diacono ex genere Francorum, Ildebcrto 
Diacono, Reperto Diacono, Urfo Langobardo, Urlo Prcsbiter, Luvegifo ex 
genere Francorum, Adreverto ex genere Francorum, Grinebertus Notarius, 
Ingelricus ex genere Alamanorum. In iflorum omnium fupralcriptorum pre- 
fentia pofl relecìum exemplar jam di6ìus Walpertus Epifcopus ex juflìonem 
Domni Imperatoris a parte Domne Ingclberghe A liguri e Petrum juris ejus 
famulum & Miniflrum vicem ejufdem Augufte per coJumnam de domo ejuf- 
dem Curtis jam fatum Petrum revellivit jurc proprietario, licut in eamdtm 
contenebatur exemplar. 

A cium eft haec in praediélam Curtem Wardeflalla die IV. Kalendas De- 
cember feliciter. 

+fc Ego Walpertus Epifcopus & Miffus Domni Imperatoris pofl: afta 
traditione fubicripfi. 

Ego Urlo Presbiter fupra nominatus interfui . 

Ego Johennatius Presbiter fupra nominatus interfui. 

Ego Roperto Presbiter fupra nominatus interfui. 

Ego Germanus Presbiter iupra nominatus interfui. 

Ego Iidepertus Diaconus fupra nominatus interfuit. 

Signum manus Anteberti interfuit. 

Ego Teudebertus fupranominatus interfui. 

Ego Gifeverto interfui. 

E^o Ropertus fupra nominatus interfui. 

Ego Ragimfredo interfui. 

Signum manus Atrapaldi qui interfui. 

Signum Ingelrici, qui interfuit. 



F 2 XXXIII. 



(•O L' Fmp. Lodovico fj. avea a* 2. moire conferme fattene, anche dappoi- 

di Novembre dell' anno Meflfo dona'e ad che Ang lb?rga ebbe donate quelle due 

Angilberqa fua moglie le Corri di Gua Corri e più altri beni al Monallero di 

(lilla e di Luzzara, la qual donazione è S. Siilo da lei fondato ( Affi S.or. dì 

(lata pubblicata dal P. Affò, infiemecon Guaftall. T. I. p. 258. te.) 



44 

XXXIII. 

8<5o. 

IN Nomine Domini noftri Jefu Chrifti, imperante Domno noftro Ludo v vi- 
cus magnus Imperator Auguftus a Deo coronatus Anni pietatis Imperii 
ejus Deo protegente hic in Italia Vigefìmo fexto die trigehmo de Menfe 
feptembrio Indiólione fecunda (i) . PJacuit atque convenit inter DonumVval- 
perto Epifcopo Sanóìe Ecclefie Motinenfis, ex alia parte inter Johannem fi- 
lio quondam Venerabili libero nomine, ut in Dei nomine ego, qui lupra 
Johannes refedere , & laborare debeam in terra , vel applute pal- 
liatine , feo res fancle Ecclefìe Motine, locis ubi dicitur Gollegana, quas 
vobis ad jura Sancii Geminiani de quondam Johannes Presbiter per Carta- 

lam cbvinet. Et ego qui fupra ad laborandum per pagina fcripfio- 

nis , & cenfum perfolvendum ad meas detenui manus , quod ed inter terrola 
aratoria feo & vidata quamque & prativa per fingulas petiolas cum tegia 

ad rationem faéla ad modiorum quinque cum omne jure fuper fé 

abente, cum fini bus & lateribus atque coherencia & adjacentia 

noftr refedere & laborare debeas ego qui fupra Johannes vel meis 

heredibus livellarlo & rnaflaricio nomine ad laborandum, colendum 

tenendum , canales edificandum, vitis ponendum, paftenandum , propaginan- 

dum , & excoJendum, fines ad defenfandum , & fuper rts & edifkias 

faciendum, & in omnibus nominatis rebus & Tegia palliaticia meliorentur, 

& non pejorentur, ufque advenientibus continuo annis ifti proxime 

advenientibus . Et exinde de ipfa nominata re, qualiter fuperius legitur an- 
nue temporibus redditum atque tributum perfolvere debeamus an- 

nos , ideft ex omni genere grano groffo modio quarto 9 minuto autèm modio 
quinto, lino manna quinta, vino medietatem, exenias . . . . dare debeam in 
Domini Natale pullos duos, ovas decem , operas vero per annos facere de- 
beam dies quatuor manualis cum domnica annona rebus inter Curte 

& orto faciendum feftaria quatuor, unde non reddamus, & ipfo noftro gra- 
no vel vino redditum quamque exenias & operas ftudere & tritura- 
re, atque evegere facere, dare & confgnare debeamus in Morina vobis, qui 

fupra Vvalperti Epifcopo, tuifque fucceffores, quam vel cum noftro 

dìfpendio fine omnem necleélum vel fraudem. Et prò tempore Meflis fimul- 
que vindemia Miflb Domnico abere debeamus, & ei fufeeptam .... patro- 
ni ftare debeamus ad reéla juftitia faciendum . Et fi noluerimus , per Potèfta- 

tem nobis pignerare debeatis fine publica auctoritate pofuimus, ut \\ 

exire, aut minare, aut aliqua fuperpofitam facere, fraudem aut necleétum 
fecerimus, & non permanferimus ambas tam nos nominatis, quam- 
que fuccefforibus au? heredibus noftris, & probatum fuerit, tunc promittimus 
cumponere unus alteri, cui culpa inventa tuerit, pena nomine in argento fo- 
lidos viginti . Et poft pena cempofita hos libelli convenencie, ficut fupe-rius 

le- 



(i) Ecco un altro efempio dell' epoca ventefimo fedo di quefV epoca ci condu- 
di Lodovico IL prefa dall' nano $4.4. in ce all' anno 868., in cui correva i 5 
cui ei fu coronato Re d* Italia . V anno Indizione II. 



45 

legirur, in Tua permaneat iirmitate confHtudo.; linde 'duo libelli 

convcnicncic pari tìnore confcripti flint « 

ASro Morina die Regni & Indizione nominata feliciter . 

Signum +h manus Johannis, qui hoc libello fcribere rogavi. 

Signa *i* & >ì< manuum Boniverti, & Romperti, & Erimperti da Si- 
cla rogatis exercitales teftcs • 

qualiter luperius legitur, per manum Hodclberti Prcsbi* 

ter & Notarius Sancle Motincnlìs Ecclefie compievi , & dedi • 

XXXIV, 

871. 

JN Nomine Domini Noftri Jefu Chrifti, imperante Domno noftro Ludov- 
vicus magnus Imperator Auguftus a Deo coronatus Anno pietatis Impe- 
rli rjus Deo protegente hic in Italia vigefìmo fecundo die fèptimo de Mer> 
fé Aug. Indiclione quarta fi). Placuit atque convtnit inter Domnus Leudoi- 
nus grafia Dei Epifcopus Sancle Ecclefie Motinenfìs, nec non ex alia parte 
inter Urfo fllio quondam Vitaliani livero homine , ut in Dei nomine tu 
qui fupra Urfo vel tuis heredes refedere & laborare debeatis in terra vel ca- 
fa feo res (anele Ecclelìc Motinenfìs locis , ubi dicitur Ulmira & Granaio- 
lo, quod pertinet de Curte noftra Saviniano jure Ecclefie Motinenfìs, ideft 
in omnes res illas & cafìs in integrum , quas ufque nunc tu qui fupra Urfo 
per fingulas & defignatas peciolas,& quod tibi in anteriore libello adjunólum 
fuit omnia in integrum, qualiter in ipfo anteriore libello, quam vel ad tuas 
detenuiftis manus cum finibus & lateribus atque coherencia & adjacentia fua , 
eum cafis, terris, vineis, campis, pratis, virgutis (fic), ftallariis , ufum 
purei, aque, fifeque moventibus, omnia & ex omnibus qualiter ufque nunc 
ad tuas detenuiftis manus refedere & laborare debeas tu qui fupra Urfo vel 
tuis heredes livellano & mifTaricio nomine ad laborandum, colendum , cafas, 
canalibus edificandum , vitis ponendum, paftenandum , propaginandum , & ex- 
colendum , finefque defenfandum , & fuper refedendum , atque inibidem edifì- 
cias faciendum , & in omnibus nominatis rebus & cafis meliorentur & non 
pejorentur u r que advenientibus continuo annis viginti & novem ifti proximi 
advenientibus. Nec non & adjungimus vobis in Farniete prope Prato doro- 
nico terrola cum frafeario fuper fé abente ad virgas faciendum jugis tres, 
quod eft inter adfinis ad fingulis lateribus, da tres lateribus terrola prativa 
le frafeario domnico abeat in integrum . Et exinde de ipfe nominatas res 
qualiter fuperius legirur, annue temporibus redditum atque ttibutum perfol- 
vere debeatis prò unoquoque annos,ideft ex omni genere grano groffo,quod 
Dominus de ipfe nominate res dare dignatus fuerit, modio quarto, minuto 
autem modio quinto , lino manna quinta , vino medietatem, exenias vero per 
annes dare debeatis in Domini Natale pullos duos, ovas decerci, & in pa« 
fca domini prò frafeario dare debeatis in argento denarios quinque , pullos 

duos, 



(0 Quefta e la precedente carta fono qui fiegue quella della corona Imperiale 

amendue diftefe e rutenticare dallo fieno a lui conferita nelT anno 83*., di cai 

Kotajc Odelperto. E nondimeno nella nell' Agoflo deli' anno 871. era Tanno 

precedente ei feena V epoca della coro- XXII. fegnato coir Indizion IV. 
ftazioie di Lodovico in Re d 1 Italia - y 



4* 

duos, ovas dccem; operas vero per annos facere debeatis dies viginti & quat* 
tuor medittatem cum boves, & medietatem manualis cum domnica annona. 
Anteposto terrola inter Curte & orto faaendum modio uno, uude non red- 
datis. Et ipfo nominato grano vel vino redditum , quamque exenias & ope- 
ras <]ualiter fuperius legitur, ftudere & triturare atquc evegere, facere, dare, 
& cunfìgnare debeatis ad Curte ncftra Saviniano nobìs cui fupra Leudoino 
Epiicopo, meifque (ucceflores quam vel ad Miftìs noftris cum veftro difpen- 
tìio, fine omnem negleclum vel frauderai. Et per tempore meffis fimulque 
vindemie Miffo Domnico habere debeatis, & ei fufeeptum facere, & in ju« 
dicio Patroni ftare debeatis ad recla jufticia taciendum; & fi nolueritis per 
poteftatem vobis pignerare debeamus fine pubiica suóìoritate . Penas vero in- 
ter nos pofuimus, ut Ci exire aut minare, aut alìqua fuppofitam fecerit , frau- 
dem aut necleclum feceritis, & non permanferimus ambas partis, tam nos 
nominati quamque fucceflbribus aut heredibus noftris , & probatum fuerit , 
tunc promittimus componere unus alteri, cui culpa inventa fuerit, pena no- 
mine in argento folidos viginti, & poft pena coimpofita hos libelli conve- 
niencie, ficut fuperius legitur, in fua permaneat firmitatem ufque ad exple- 
tis viginti & novem annis . Unde duo libelli convenientie pari tinore con- 
fcripte . 

Aclo ad Curtem noftram Saviniano, die Regni, & Indici, fupraferipte 
feliciter . 

Ego Leudoinus Epifcopus fubfcripfì • 

Signa *$* *$* *f* manuum Illareni, & Ermenperti de Cafegio feo & Do- 
minici de Bazano , ut fupra legitur rogatos teftes . 

1% Scripto libello qualiter fuperius legitur per manum Hodelberti Pres- 
bytero & Notario Sancte Motinenfis Ecclefie compievi & dedi • 

XXXV. 

872. 

IN nomine Domini Dei & Salvatoris noftri Jhefu Xpi. fi) Ludohvicus di- 
vina ordinante providentia Imperator Auguftus invicUfììmi Domini Im- 
peratoris Helotarii fìiius. Si noftra Auguftalis excellentia petitionibus Ponti- 
fìcum fé libere pietatis noftre clementia indulget, & facra ac venerabilia lo- 
ca ex noftre plenitudinis viribus augmentamus, credimus id nobis profutu- 
rum, & ab eterno Rege nobìs recompenfandum . Notum igifur induftrie om- 
nium fidelium (anele Dei Ecclefie noftrorumque tam prefentium quam futu- 
rorum fieri cupimus, qualiter Rotfredus venerabilis fancle Regieniis Ecclelìe 
Epifcopus per Vvifredum inclitum Gomitcm & dileclum ndelem noftrum 
adiit ferenitatis noftre celfitudinem, ut quamdam Infoiarti juris Regni noftri 
Ytalici que nominatur Sugzaria in Comitatu Brixienfi , ideft inter Padum & 
Zaram, cum Curte & capella, feu pifearia, atque filvis, manfis quoque ora» 

ni- 




elfo, almen ora non fi troua nel!' Ar- va una volta anche Cafalmaggiore , Via- 
ch vio della Cattedrale di Reggio. In dana , e Pomponefco • ( Mmat. Ant. EJi. 
quefta copia però qui leggefi comitatu Bri- T. L C 7. ) 



47 

nibus , qui funt in fpfa infiala de prediclo comitatu ufque rune pertinenti- 
bus, cum omni integrità te rerum mubilium (ai immobilium, vel familia- 
rum utriulcjue (exus, prout haólenus ad noftrum dominium pertinuiffe nofeun- 
tur , jure proprietario conctdercrnus . Cujus fidelitatem confiderantes, ejufque 
Glpplìciter oc rationabilitcr poftu'ationem attcndentes ob divino amons in» 
tuitu aurcs bei.ivolentie noftre hylaritcr inclinavimus prefate fanóìe Re^ienfì 
Ecclelìe , in qua B. Prolpcri Conleflbris Xpi corpus humatum jacet , ipdque 
Korfiedo venerabili Epikopo ejulque iuccefforibus ad utilitatem & exaltatio- 
nem ipfius Fpii'copii eandem Inlubm Suzariam in Comitatu todem Regienfì 
polita inter Padum oc Zaram, cum curte & capella , feu pifeariis, pa'udibus 
quoque & molendinis, lìlvis etiam & pratis, atque omnibus manfis ibidem* 
pofitis ad eundem Comitatum pertinentious , cum omni integritate rerum, 
leu f.imiJiarum luriufque lcxus, cum omnibus pertinentiis vel adjacentiis 
fuis, fu.idis denique & locis, feu paludibus & locis ubicunque ette videntur 
in a'ves vel curriculis Padi , ficuti ex antiquo ad ipfa loca pertinere viden» 
tur, quique ab hominibus pagi ipfius Pullicini nominantur, per noftre pie- 
tà 1 1 s Prcceptum perpetualiter donamus , concedimus, modifque omnibus, qua- 
tinus itdem Rotfredus venerabilis Pontifex ejulque fucceffores poteltatem ha- 
beant de ipla inlula lup^r omnibus rebus mobilibus & immobilibus ad uti- 
litatem Ecclefie facere, fecundum quod melius previderint, atque decreverint, 
ficut d? ceteris rebus juris ipfius Regienlìs Ecclefie expulfa totius poteftatis 
inquietudine, vel contradiclsone . Si quis autem , quod minime credimus,hu- 
jus ne 'tre munificentie quolibet ingenio, vel argumento ullo tempore viola- 
tor extiterit, feiat fé compoiìtu~um penam temeritatis , hoc eft auri puri 
libr. DXXX. medittatem Palatio noftro, & medietatem parti prediche Re- 
gienfi Ecclefie, infuper etiam infamia publica notatus tanquam facrilegus ha- 
beatur ab omnibus. Et ut in Dei nomine firmiorem per multa tempora ha- 
beat ftatum , & a fìddibus noftris diligentius obfervetur, & verius credatur, 
manu noftra firmavimus, & anulo noftro infìgniri juffìmus. 

Signum Domai Hludovici Sereniflimi Imperatoris. 

Adrlbcrtus Notarius jufTu recognovi Regis. 

Dat. VI. Idus Septtmbris, anno Incarnationis Domini DCCCLXX[L 
Anno vero Domini Hludovici Sereniflimi Imperatoris XXI. Indici. Quarta, 

Aóìum Mantua in Dei nomine feliciter Amen (x)* 



XXXVI. 



fi) Se non vogliamo rigetrare come era nel Regno di Napoli, e vi (ìette fi- 
fuppotlo quello diploma, convien ricor- no all' anno 874. In quell'anno ne par- 
rere all' ignoranza del copila, che di ti nelP Inverno, e io vergiamo tratte- 
molti errori l' ha ingombrano. In primo nerfi in Lombardia ne' rnefi d' Agofto e 
luogo, qualunque epoc3 fi prenda, Pan- di Settembre ( Murau Ann. d 1 Ita! fin. 
no S72. non può in alcun modo dirfi 1' 874 ) ; ficchè ei potè trovarfi in Man- 
anno X v l di Lodovico, 'n fecondo luo- tova nel Settembre. E a cjueft' anno per- 
go non correva in aneli' anno V Indi- ciò par che debba atfegnarfi il diploma y 
zion IV*. f ma la V. Per ultimo nelP in cui però remeranno ad emendarti* an- 
anno 872. V Imp. Lodovico non potè che 1' Indizione e i' anno dell' Impero 
efiere in Mantova, Già da più anni agli di Lodovico. 



4 8 

XXXVI. 

T N Nomine Domini Noftri Jefu Chriiti. Imperante Domno noftro «££ 
JL Jo magnus Imperator Auguftus a Deo coronato Anno Imperii ejus pri- 
mo die duodecimo de Menfe Junio per Indiólio Nona(i). Piacuit adque 
convenit inter Domnus Leudoinus gratia Dei Mutinenfis Epifcopus , nec non 
fed etiam et inter Adelburga Dei Ancilia, qui fuit Conjux Auterami Comi- 
te ex genere Francorum , ut in Dei nomine ego qui fupra Adelburga vei 
meis heredes refedere et laborare debeamus in terra vel cafa feo res fahcle 
Ecclefie Mutinenfìs, locis , ubi dicitur inter Ramo et Fredo nec non et Si- 
eia, quod eft Oratorio Sancii Defiderii de Beneficio Horfchini, et eft per 
menfura ad perticas legitimas de pedes duodecim juges XL modium I., om- 
nia in integrum . Ut diximus, ipfe nominate res, debeamus ego qui fupra 
Adelburga quanti vel meos heredes ad laborandum, colendum, cafas canali- 
bus edificandum , vitis ponendum , paftinandum , propaginandum , et excolen- 
dum , foflatas cavandum , roncandum , adque in ibidem edificias faciendum , 
& in omnibus nominatis rebus & cafis leu & Oratorio meliorentur, nam 
non pejorentur, ufque advenientibus continuo annis viginti et nove ifti pro- 
xime advenientibus. Et prò ipfi nominatis rebus et calis leu et Oratorio vo- 
bis dare debeamus in Mifla Sancìe Marie, quod eft in Menfe Augufti, So- 
lidos quinque tantum vobis qui fupra Leudoini Epifcopi veftrifque fuccef- 
fores, quam vel ad Miflìs veftris fine omni tardietate vel negle&um. Et in 
judicio Patroni (lare debeamus ad reftam jufticiam faciendam: et fi nolneri- 
mus per poteftatem nobis pignorare debeatis fine publica aucloritate . Penas 
vero inter nos pofuimus, ut fi exire aut minare, aut a)iqua fuperpofita fe- 
ceritis, vel necleèlum fecerimus, tam nos nominati quamque fuccefToribus 
aut eredibus noftris, et probatum fuerit, tunc promittimus conponere unus 
alterius, cui culpa inventa fuerit, ideft pena nomine in argento folidos XX. 
et poft pena foluto hos libelli conveniente, fìcut fuperius legitur, in fua 
permaneat firmitate. Unde duo libelli pari tinore confcripti funt. 

A ciò Mutine die Regni et Indizione nominata feliciter. 

*J* Signo Manuum Adelburgae, qui hunc JLibellum fieri rogavi et fir- 
mavi. 

Scripto Libello per manum Johanni Presbitero et Notario Sancle Ec- 
clefie Mutinenfìs, poli tradito complevit et dedit. 

xxxvir. 

IN nomine domini regnante domino noftro Karlomannus rex ic in Italia 
anno primo die fexto menfe februarii Indizione undecima (2) . Conftat 
me ragiberto filio quondam agi berti ut venditor venditore vendidifle et ven- 
de- 



*•* 



(1) Carlo Calvo Re di Francia Zio partien certamente al feguente anno 87Ó. 

dell' Imperador Lodovico morto fenza (2) Carlomanno nipote dell' Imp. Car- 

mafchil fucceffione 1' anno 875. gli fuc- Io Calvo fcefo in Italia l'anno 877. per 

cedette nel Regno d' Italia, e fu coro- contrattarne il Regno al Zio, il coftrin- 

nato Imperadore nel dì di Nata 'e dell' fé a fuggire; ed effondo Carlo venuto a 

anno anedefimo. Quindi quefta carta ap- morte, mentre tomavafene fuggendo in 



49 
elcdit tradcdifle & tradedit vobis raginerii gali, videliect emtore , idefl: pcciolc 
fres de terra cum vitis iupcrpolites in loco qui dicitur vigelongo: {'uni finis in 
prima pecia de totis partes terra et vitis tue raginerii, alia pecia de vitis 
{ant fines de tres parti* terra et vitis tue raginerii , de quarta parte terra 
bereri. . Tcrcia peciola funt finis de uno Jato et de uno capo terra cum vi* 
tis tue raginerii, de alio lato terra grimaldi , de alio capo terra iànch fte- 
phani . Sunt ipfes nominatcs tres peciolcs de vitis infra ipfes nominates eoe- 
rencies ad racione fàcii ad pertica legitima menfurata tote infimul feftaria 
dua et taboles dues . Ipfa nominates petioles de vitis infra ipfes nominates 
coerencies una cum vitis et arboribus et falicibus fuis et cum omnes iura fua 
luper le habentem vobis raginerii ad preferiti die in integrum venundavit et 
tradavit poteftatem , qualiter fuperius legitur, ut nihil mihi exinde referva- 
vit poteftatem , precio placedum et defìnitum ficut inter nos bono rianimo 
convenir, ideft inter argento et valiente in apreciatum folidos duos, finito 
precio tantum acccpit ego ragibertus de te raginerìo prò nominata vendicio- 
ne, et conpicto fum . Undc expondeo atquc repromitto me ego ragiberto 
ve! meis heredibus tibi raginerii vel ad tuis heredibus ipfa nominata vendi- 
cane vobis ornni in tempore ad omnem hominem dcfenlàre, et quod fi me- 
nime defenfare potuerim aut exinde caufare aut removere prefumferim nos 
vel noftris heredibus aut iummifTa perfona noftra , tunc protratto componere 
ego ragiberto ve! meis heredibus vobis ragin-erio vel ad veftris heredibus du« 
pìes res meliorates unde agitur in confimile loco. A&o vigolongo ad plebe 
fanoni Stefani . 

Sigum manus nominato ragiberto qui hanc cartula fieri rogavit. 

Signum manus agiberti genitore ejus confenfi et licenciam dedi et iru« 
num pofuit. 

Signum manus madelberti de villa taffaria tefte. 

Signum manus hameperti de ipfa villa tede. 

Signum manus urfoni filio quondam dominici de vigolongo tefte. 

Signum manus vuperti de vigolongo tette. 

Scriplì ego Johannes notarius poli tradita coram teftibus compievi et 
dedi . 

XXXVIII. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti regnante domno noftro Carloman* 
no hic in Italia anno tercio die vigefimo feptimo de menfe oèluber per 
indicHone tercia decima. Placuit atque convenit inter domnum Leudoinum 
gtatia Dei mutinenfem epifeopum, nec non fed etiam inter Ademarum fi. io 
quondam I deradi ex genere Francorum, et Gumperga filia Boniperti fponfa 
iplius nominati Ademari , feo et filiis ejus mafcuJini , qui de nominati de 
commune amplexu nunc nati vel procreati fuerint tantummodo, ut in dei 
nomine vos qui fupra Ademarius et Gumperga feu filiis veftris refedere et 
laborare debeatis in terra vel cafas feu et oratorio fanéli Apollenari in locis 
qui dicitur Stagnano juris ècclefiae mutinenfìs cum cafis maffarìciis et apen» 
Tom. I. G ili- 



Francia, sii accedette pacificamente nel dell' anno 878. correva ancora V annoi- 
Regno d' Italia, di cui nel Febbrajo 



So 
niciis ad eafdem curte et oratorio pertinente* in integrum. Seu et concedi- 
mi^ vobis, ideft omnes res illas, qui re&a fiunt livellano nomine per Jo- 
hannes , qui vocatur folarina ; et eft ipfa nominata res in cafale , qui voca- 
tur bazano & in ulmido. Nec non & concedimus vobis omnes res illas, 
qui reóta flunt livellario nomine per heredes quondam martini qui vocatur 
agoni, et eft ipfa nominatas res in plagazano & in albife, omnia in inte- 
grum qualiter fuperius legitur, cum finibus et lateribus atque coherentia et 
adjacentia lua et cum omne juris fuper fé habentem in integrum , ut dixi- 
mus , fuper ipfas nominates res & cafis feu et oratorio, qualiter fuperius le- 
gitur, refedere et laborare debeatis livellano nomine vos qui fupra ademario 
et gumperga feu nominatis heredibus veftris et in ipfo nominato oratorio 
luminaria et officio faciendum . Et in omnibus nominatis rebus et cafis feu 
et oratorio meliorare in omnibus debeatis.; et per ipfas nominatas res feu 
oratorio quamque et maffaricie, qualiter fuperius legitur, cenfum vel tribu- 
tum perfolvere debeatis per unoquoque anno in menfe martio io argentum 
folidos quinque tantum in arcivo fanclae noftrae ecclefiae mutinenfis nobis 
qui fupra Leudoini epifeopi meifque fucceffores, quam vel ad miffis noftris, 
qui prò tempore ibidem ordinati funt , fine omni tardietatc vel necleóìum . 
Pena vero inter nos ppfuimus, ut fi exire aut minare, aut aliqua fuperpofì- 
ta fecerit , et non permanferìmus ambas partis , tum nos nominatis quamque 
iuccefforibus et heredibus noftris et probatum fuerit, tunc promittìmus com- 
ponere unus alterius, cui culpa inventa fuerit, pena nomine in argento foli- 
dos duocenti , et poft pena foluta hos libelli convenientie , fìcut fuperius le- 
gitur, in fua permaneat fìrmitate, unde duo libelli pari tinore confcripti 
iunt. A£ìo mutine feliciter. 

Ego Leudoinus per mifericordiam dei mutinenfis epifeopus hunc libel- 
lum fubfcripfì . 

*Jt Ego Perefindus diaconus in hunc libello manu mea fubfcripfì . 

>& Ego Ragimpaldus Archipresbiter in hunc libello manu mea fub- 
fcripfì. 

4* Ego Rotpertus presbiter in hune HbelJum fubfcripfì . 

>J( Signo manus boniverti advocatus fanclae mutinenfis ecclefiae tefte. 

Signo i%< manus ragimbaldi ex genere francorum tefte. 

>%< ^ Signo manus faraldi et marini rogatis teftes . 

*i* Signo manus Leoderici rogatis teftes. 

*J* Scripto libello per manum Johanne presbitero et notarlo fanékc mu. 
tinenfis ecclefiae complevit et dedit . 



i 



XXXIX. 

880. 

N Nomine Domini Dei et Salvatoris notòri Jhefu Ghrifti (1) Karolus Divi- 
na ordinante providentia Rtx. Si ut San&orum loca ditentur, quo eo- 

rum 



fi) A Carlomanno ancor viverne, ma precedente Carlo di lui fratello, fopran- 
dalle fue infermità ridotto a tale flato, nomato il GrofTo,che fulla fine dell'an- 
che fé ne vedeva imminente la morte , no 879. era flato riccnofeiuto Re d' Ita- 
da cui di fatto fu prefo nel Marzo dell' lia ( Lupi Cod. Diphm. EecL Btr^cm» 
anno 880. era fucceduto fin dall' anno p. 895. &c.) 



5* 

rum PrcfuVs ccterique Mininri ubcrius Omni potenti Domino valcant defer- 
virc, munus quoddam conferimus Ecclcfiis divino cultui dicatis noflrorum nor- 
mam iequentts predecefforum, et in preferiti icculo proiperari, atque in futu- 
ro veniam conlequi non dubnamus cternam . Notum igitur indurne omnium 
fìdelium Sancle Dei Ecclefìe nolxrorumque tam prefentium , quam futurorum 
fieri cupimus, quia VValtfredus infignis Dapifer &: Pertoldus illuftris Co- 
mes Palatii dilccliflimi riJeles leu Conlìiiarii noltri , adeuntcs magnitudi» 
nem noltram, fuppliciter fuggeiTerunt , ut ob divini zclum intuitus perpe- 
.nque Regni nofhe dirioni famulantis celitus ftabilitatem , Ecclefìe beati 
Profperi Confefforis Chrifti, Regienfìs vidclicet Epifcopi, cui Paulus Vene* 
rabiiis Pontifex preeffe cognolcitur, quandam Infulam Juris Regni noftri Ita- 
lici, que nominatur Sugzaria in Comitatu Brixienli, ldeft inter Padum OC 
Zaram , cum Curte & Capellas leu Pifcaria atque Silvis, manfìs quoque 
omnibus , qui lunt in ipfa Infula , de prediclo Comitatu ufque nunc perti- 
nentibus cum omni integritste rerum mobilium feu inmobiiium vel familia- 
rum, prout ha&enus ad noftrum dominium pertinuifTe nofeuntur, jure pro- 
prietario concederemus. Quorum poftulationibus , quia juftas & rationabiles 
iuggeflìffe cognovimus , aurcs benivolentie noftre hiJariter inclinantes, prefa- 
te lancio Regienfìs Ecclefìe, in qua beatum Profperi Con fé (Tori s Ch ri fi 1 Cor- 
pus humatum jacet , Paulo venerabili Epifcopo ejufquc fuceflbribus ad Uti- 
li tatem & exaltationem ipfius Epìfcopii eandem Infulam Sugzariam in Co- 
mitatu eodem Brixienfi pofitam inter Padum & Zaram cum Curte, & Ca- 
pellas feu Pifcaria, filvis etiam cum prenominata manfìs, qui ibidem funt , 
ex ipfo Comitatu pertinentibus, cum omni integritatc rerum feu familiarum 
cunclifque decimis OC pertinentiis vel adjacentiis fuis, fundis quoque oc lo- 
cis, feu paludibus òt infulis ubicumque effe videntur in alveis vel curricu- 
lis Padi , ficuti ex antiquo ad ipfa loca pertinere videntur, quique ab homi- 
nibus pagi ipfius Pulicini nominantur, per noftre pietatis preceptum perpe- 
tualiter donarnus, concedimus, modifque omnibus ftabilimus, quatenus ifdem 
Paulus venerabilis Pontifex ejufque fucceflbres poteftatem habeant de his 
omnibus rebus ad utilitatem fui Epifcopii facere fecundum quod melius pre- 
viderint, ac decreverint , ficut de ceteris rebus juris ipfius Ecclefìe, expulfa 
totius poteftatis inquietudine . Si quis autem , quod minime credimus , hujus 
noftre munificentie quolibct ingenio vel argumento violator extiterit , CGG. 
libras auri obrizi componere cogatur , medietatem Palatio noftro , ck medie» 
tatem ad partem prediche Ecclefìe. Infuper etiam infamia publica notatus tam- 
quam facrilegus habeatur ab omnibus. Et ut cercius credatur, & dìlìgentius 
ab omnibus obfervetur, manu propria fubter firmavimus, & de annulo no- 
fho fìgiilare juflìmus. 

Signum Domni Karoli Sercniffimi Regis . 

Arnoftus Notarius ad vicem Liutuardi Archicancellarii recognovi . 

Data VI. Idus Januarii Anno Incamationis Domini DCCCLXXX. In- 
dizione XIII. Anno vero Regni piiflìmi Karoli Regis in Itelia L 

Aótum Papia in Palatio Regio in Dei nomine felicitar Amen (i). 

Gì XL. 



Ct) II Muratori ha ofTervato {Ann £ fta carta cel moftra ivi fin da! Gè najo. 
hsl. an % 880. che nell'Aprile di quest' Io lafcio di pubblicare un altro diplo- 
anco Carlo ii Grotto era in Pavia. Que- aia di Carlo il Groflo fegnato nel gior- 



52, 

XL. 

circa an. 880. 

LEudoinus per mifericordiam Dei Epifcopus omnibus fìliis noftrae eccle- 
fiae. Notum vobis e(Tc volumus quiarefèdentibus nobis in motina in 
domo Sancii geminiani per indicìionem quinta decimam , Donavimus ordi- 
nantes PJebem noftram in Rubiano que dicitur fancìa maria confenciente fa- 
cerdotio & clero noftro georgio archipresbitero (1) . Ea fi quidem rationeut 
ipfe locum regiminis teneat, & fecundum canonicam a&oritatem archi presbi- 
teratus fungi in omnibus officium non obmittat. Id eft farta teóHs templi 
refkiendis, in clericis congregandis , in fcola habenda, & in pueris edocen* 
dis. Cuius locum ita firma riabilitare ei concedimus , ut fecundum canoni- 
cam au&oritatem a nullo fuccefforum noflrorura flatus ejus ordinis valeat vio- 
lari nifi perpetraverit quae digna fint ecclefiaftico picèni iuditio. Annualem 
autem ipfius Plebis nobis & fucceflbribus noftris debitam penfionem quae efl 
viginti folidos per fìngulos annos fiatuimus per hanc notitiam ut in pafea 
domini annualiter perfolvatur falvo pajìu ( videtur ) prò circanda patrochia fem< 
per tercio nobis anno donetur, de quibus fi neglegens exfiterìt pena inter 
nos pofuimus ut fi exire aut minare aut aliqua fuperpofita feceris tardictate 
aut necleclum fecerimus, &: non permanferimus in omnibus parris tam nos 
fupra fcriptis quamque fuccefloribus noftris & probatum fuerit oc promitti- 
mus componere unus alterius cui culpa inventa fuerit ideft pena nomine in 
argento foldos centum & poft pena foluta hunc privilegium in lua permaneat 
fìrmitate ficut fuperìus legitur. 

Ego Georgius Archipresbiter in hunc privilegium a me faéìo manu mea 
fubfcripfi. 

Ego Perefindo in hunc privilegium manu mea fubfcripfi • 

XLI. 

88*. 
N nomine Domini Regnante domino Karolo Rex hìc in Italia an- 
no fecundo die quarta menfe Martii indiclione quarta decima ( 2 ) . 
Bafilica Beati Sanfti Michaeli fita infra Canonica Sancle Marie , ubi 

Teo» 



no medefimo, in cui dona la Corte di ti già pubblicate fatte della Chiefa di S. 

Gena al Priore di S. Michele di Gena, Pietro in Siculo ad altri Arcipreti della 

che è (tato pur pubblicato dal Muratori Cattedra/e 

(Antiqu. bai. T. IH. coi 27.) ma con (2) Da quefto Documento ha il Mu- 
ri levarne P impoftura; e un altro pure ratort {Ann. d'hai, anno 880 } giuda- 
dei giorno medefimo, con cui dona la mente inferito, che la coronazione in 
fletta Corte al Vefcovo di Parma; per- Imperadore di Carlo il Groflb non fe- 
erie altrove ho fatto vedere , qual diffi- guì T anno 880. , come alcuni aveano 
colta fi opponga a tali diplomi {Star, penfato, ma folo Tanno 88i. Pare,che 
Nonant. T. L p. 257.) Il P. Atfb non- prima de' 4. di Marzo, in cui quefa 
dimeno ha creduto autentico e (incero il carta è fegnata, ei Me già coronato . Ma 
fecondo f Stor. di Parma T. L p. 182. ciò non doveafi ancor fapere in Reggio. 
(¥c 296. j né io entrerò nuovamente a Certo però era (tato coronato prima de' 
difputarne. 1?. di Febbrajo; perciocché in quello 
{1) Veggano* le Investiture fomiglian» giorno Tanno 882. correva già il fecoa., 



53 

Tcopcrfus Prepofitus effe videtur. Ego Paulus Epifcopus Sancìe Rcgien- 
Gl Ecciefie donator ck offertor tuus prefens prefentibus dixi : quilquis 
in iancìis ac venerabiiibus locis ex iuis aliquit contulcrit rebus juxta Au- 
cloris voccm in hoc ièculo ccntupium accipiet, ck quod melius eft vitam 
pofledebit eternam : propterca ego quidem Paulus Epifcopus dono ck offero 
prò rnercedem ck remedium anime mee in predica Bafìlica ad ipfis Cano- 
nicis a preicnti die, id eft omnibus rebus iJlis juris mei qunm abere vifo- 
fum in Gu<go ck Corviatico , vel ubicumque per locas in finibus Regiends 
jure mei pertinente & mihi advencrunt de VVarnedruda conjuge Andrevei 
de Brtxiana ipfo locale Tuo ei confenciente : omnia in integrimi ab hac die 
in prefuta Balilica Sancii Michaeli a parte de ipfis Canonicis, qui modo ibi 
iunt vcl in anrea fuerint, ut dixi a prefenti die prò anima mea mercedern 
ck remedium dono ck ofifero, ck per prefentem cartulam inibi confirmo 
faciendum exinde ipfis Canonicis fecundum Deum quitquit previderint, & 
mea pleniflìma largietate, ut mlhi peccatorum &. parentis mei fint ad ani- 
me falutem ck gaudium fempiternum . Hanc enim cartolam offerfionis me 
paginam Johannes clericus notar, fcribendum rogavi, oc teftis obtuli robo- 
randam , ck quod minime remora vimus fupter confìrmamus ut Pontifex non 
fit potefta ( ftc ) vivo ipfis rebus de ipia canonica fuptraere nec ia be- 
neficiare ck ù umquam ullo tempore Pontifex Regienfis qui prò tempore 
fuerit de ipfis rebus aliquam violcntiam aut aliquam dacionem exinde que- 
fierit aut in beneficio alicui dederit , tunc volo ck judico ut ipfas rebus prò 
anima mea deveniat in Monafttrio Nonantoles jure proprietario nomine* 
A&um Regio feliciter . 

Paulus per mifericordiam Dei humilis Epifcopus in hanc offerfionem a 
me fa£tam marm mea fubfcripfi. 

Tuniberto rogatus fubfcripfi. 

Ego x^delberto rogatus fubfcripfi. 

Ego Petro Aido Scavino tede. 

Ego Rotechifo rogatus tefte. 

Andrei filio Petroni teftis. 

Scripfi Ego Johannes Clericus Not. pofh tradita compievi ck dedi • 

xlil 

882. 

IN nomine Sanclae ck Individuae Trinitatis Karolus divina favente eie- 
mentia Imperator Auguftus. Solet Imperialis maieftas praedeee (forum Re- 
gum vei Imperatorum decreta per optimatum fuorum interventum diligenter 
lcrutari, oc ea, quae congrua vifa funt, libenter ie&ari; ficque fit, ut du*n 
corum dignas aéìiones recolit, ck rempublicam ad priftinum ftatum perdu- 
cat, & Ecclefiaftica iura confervando fempiternae remunerationis bravium a 
rege regum percipiat. Univerforum igitur Sanélae Dei Ecclefiae fidelium no- 

ftro- 

■ i ■ ■■■ ii 1 , 1 ■■ 1 ■ 11 1 ■ » ■■ 

do anno del Tuo Impero, cerne il fé- della coronazione di Carlo il Grofib è 

fcuente Diploma originale ci farà mani- intralciata ed ofeura , come ha offervato 

fello. Nondimeno vedremo tra poco una il Ch. JVIonfignor Lupa ( Cod. DipL.Ecel, 

carta, da cui fembra raccoglievi, eh' efla Bcrgom. p. 90}. &c.) . 
accadere dopo i 6. di Marzo . V Epoca 



54 

ftrorumque praefentium fcilicet ac futurorum noflc cupimus fagacitatis in 
duftriam , qualiter vcnientibus nobis Ravennani ad colloqutum ipirituaiis pa- 
tris noftri Johannis fummi Pontificis oc univerfalis Papae, ubi muitorum Epi- 
fcoporum venerabilis coetus nec non oc nobilium procerum caterva conve- 
nerat (i), inter quos venerabilis Aaron Sanólae Regienlìs Ecclefìae Praeful 
per Reverentiffimos Pontifices Lituvardum Vercelleniem facri Palatii noftri 
Archicancellarium , & Vvichbodum Parmenfem fummos oc di!e£tos confilia- 
rios noftros detulit nobfs prccepta proavi noftri karoli oc avi noftri Hiudo- 
uuici , patruique noftri Hiotharii feu &C Hludouuici rmperatoris confobrini 
noftri, in quibus continebatur, quod quondam cafu accidente Sanclàe Regien- 
iìs Ecclefiae te&à ignium flammis fint confumpta, OC quaedam monimenta 
cartarum exufta, prò quibus ejufdem Ecclefìae Antiftites Apoienaris videlicet, 
cujus temporibus incenfa fuerant (2J , Vitalis quoque , OC Sigefredus prò tem* 
porum qualitate regnique imutatione fupradi&orum Imperatorum defenfiones, 
OC totius Epifcopii tuitiones rerumque omnium mobilium Se immobiiium, 
cum familiis utriufque fexus, Aldionibus oc Aldianis, Hbelìariis &. comcn* 
ditis cunóìoque clero Epifcopii , terminifque «Se confiniis per quadripertiti 
Orbis plagas 6c climata per parrocchìas, oc diocefes circumquaque per mon- 
tana oc planities ac colks 6c valles rivofque defluentes per renovaticnis 
feriem adepti funt a finibus Tufcie per confìnia Lunenfium , Mutinenfìum, 
Regienfium , Parmenfium, Cremonenfium , & Mantuanenfìum , ufque in flu- 
vium Padum , emunitatem aliam more ceterarurn Ecclefìarum, 6c inquilino 
nem per liberos homines, fi neceffe fuerit faciendam, 6c advocatos duos vel 
tres, quos ipfius Ecclefìae Pontifices aptos 6c fibi congruos profpexerint , 
eligant, qui caufas Ecclefìae fuae diligenter examinent, oc inquirant , ipfi- 
que advocati ab omni publica expeditione fint femper imunes . Pro fecuriore 
tamen fìrmitate jam fati Pontifices noftram expetierunt clemenfiam, ut oc 
nos eidem San&ae Regienfi Ecclefìae noftrae defenfionis 6c emunitatis inqui- 
fitionis quoque & advocationis pragmaticum fieri juberemus. Nos vero divi* 
no freti amore poftuìationibus eorum aflenfum prebuimus, & ficut jam fati 
parentes noftri Imperatores Augufti Karolus fcilicet proavus nofter, & Hiu 
dovvicus filius ejus avus nofter, nec non & Hiotharius Patruus nofter, nec 
non & Hludovicus confobrinus nofter fanclam Regenfem Ecclefìam fub eorum 
defenfione cuna terminis & omnibus rebus ad eam pertinentibus receperunt . 
Ita & nos in omni defenfione rerum & terminorum per montana plani 
tiefque, valles quoque, colles & alpes rivofque deftillantes & decurrentes 

cum 



Ci) Avea già il Muratori avvertito cor che raccolgafi , che unafpeciedi Con- 
( Ann. tf hai. an. 882. ), che a' 15. di cilio fi tenefte allora in Ravenna \ poi- 
Febbrajo V [mperador Carlo il Grotto tro- che veggiamo , che molti Vefcovi emol- 
vavafi in Ravenna. Ma doveafi aggiu- ti Nobili fi trovarono ivi prefenti. 
gnere, che ivi fu a colloquio col Papa, (2) Alludefi qui al Diploma di Car- 
e che perciò non ha alcun fondamento lo M. in favor del Vefcovo Apollinare, 
il dubbio dal Muratori fletto ivi prò in cui rammenta l'incendio delle carte 
pofto , che una lettera del Papa , in cui della Chiefa Reggiana , che abbiam pub- 
fi parla di un abboccamento, ch'ei do- blicato a fuo luogo. Quello di Lodovi- 
vea tenere in Ravenna coli' Tmperadore co Pio è perito . Que' di Lottario e di 
a' 2. di Febbrajo, debba riferirfi ad un Lodovico If. fono itati pubblicati a fu© 
altro anno . Da quefto diploma pare an- luogo . 



ss 

cum hominibus liberis, & fervis utriufquc fexus , commenditifque Se libella- 
riis , aldionibus oc aldiambus, cunétoque clero, & univerfìs fuper res cjuf« 
dem Ecclefie refìdentibus favtmus, ut nullus publicus cxacìor cenfus aut 
donaria aut manlìonatica vel aliqua publica fervitia ab eis exigat; emuni- 
tattm quoque & inquifitionem vel advocationem , ut jam di&um eft, per 
duos vel tres , quos elegerint, perdonamus, omniumque facultatum prote- 
òiionem concedimus, quas hacìenus tam oblatione fidelium, quarti donis & 
Iargitione ac concezione Regum vel [mperatorum in montibus & planis, ri« 
pifque & paludibus , cum pi (cationi bus & fluminibus magnis & parvis, 
aquarumque duclibus pars ipfius Ecclefiae acquifivit, vel deinceps jufte ac* 
quirere potuerit. Statuimus etiam, ut in terminis San&ae Regienfis Ecclefiae 
nulius dux aut comes, vel aliqua judiciaria poteftas, aut minifter Reipubli- 
cae in domo Epiicopii , vel in plebibus aut titulis aliifque Ecclefìis vel 
domibus aut pofleflìonibus urbanis aut rufticis placita tenere, aut maftarios 
& colonos liberos aut fervos aut aldiones , fupra res ejufdem Ecclefiae rc- 
fìdentes, diftringere, pignerare , vel angariare, cenfus aut donaria exigerc 
prefumat . Liberi vero quos legalis coaòìio ad placitum exigit querere per 
advocatum ejufdem Ecclefiae fuper res ipfius Ecclefiae diftringantur, ne pi- 
gnerationis o:caflo aditum rapine predatoribus preflet . Haec etiam in omni- 
bus herimannis praefatae Ecclefiae filiis omnimodis obfervare jubemus, ut ab 
eis nulla donaria aut redìbitiones aut pignorationcs aut injuftae diftriclio* 
nes exigantur, vel aliqua fuper impofita eis inferantur. Precipimus etiam ut 
nullus Reipublicae minifter per univerfa Regni noftri fpatia ab hominibus 
fepe nominate Regienfis Ecclefiae liberis & fervis teloneum aut ripaticum 
exquirat, kd liceat eis prò utilitate ejufdem Ecclefiae ejufdemque Pontifi- 
cum libere &: fecure per Padum, five per alia fìumina rivofque 5t Palu- 
des , atque mercationes ubique incedere & que necefle fuerint exercere . Si 
quis autem hoc/noftrae defenfionis & renovationis ac reftitutionis feu in» 
quifitionis, & ^dvocationìs preceptum violare temptaverit, noverit fé com* 
pofiturum emdnitatis poenam in argento libras triginta, 6c quia noftrum ir- 
rumpere conatus fuerit edi&um componat auri obrizi libras LX. medietatem 
palatio noftro, & medietatem parti lepe nominate Ecclefiae. Infuper & hoc 
noftrum praeceptum in fuo vigore perhenniter confiftat. Et ut hoc noftrac 
confirmarionis & renovationis preceptum ab omnibus verius credatur, edili- 
gentiufque cbfervetur manu propria fubter eam confirmavimus , & anuli no* 
ltri impreflione infignin juftìmus. 

Signum Domni Karoli Sereniffimi Tmperatoris Augufti . 

Vualdo notarius ad vicem Liutuardi Archicancellarii recognovi & fub- 
fcripfi. 

Data Idibus Februsrii anno Tncarnationis Domini DCCCLXXXII. Indi» 
SHone XV. anno vero Imperli piiffimi Imperatoris Karoli II. 

Acìum Civitate Ravenna in Dei nomine feliciter amen. 

XLIIL 

SSi. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti Karolus divina ordinantes provi- 
dencia Imperator Agulus anno impcriì ejus fecundo quarto kalendas Mail 
indizione quin*adec;ma . Commotncio bone fidei nofeitur effe contracium , ut 
vicem cmcionis obtineat fìrmitatem eodcmque nexu cbiicant contraentes . 

Pia- 



$6 » 

Placuit itaque bona compente voluntate Inter Domnos Aron revercntiffim© 
fancie regienlis £ccleiie Epifcopus, nec non & Dominicus presbiter filio Atre- 
perti de Moteiena una per conienium & data iicentia Atreperti Genitore 
tuo , ut in Dei nomine debeant dare iicut & ad prefenti dederunt ac tradì* 
derunt viciffim in commotacionis caufa. Imprimis dedit atque tradavit ipie 
Aron pontifex eidem Dominici presbitero in commotacionem terra iuris 
prefate Tue ecciefie Sancii Profperi qui eli pofita in Moteiena: eft per menfu- 
ra & racionem ad pertica legitima de pedis duodeci meniurata feftaria de- 
cem , eft finis de uno lato terra Sancii Angeli, alio lato ipfius Dominici pres- 
bitero , capo uno terra prefata Eclefia Sancii Profperi , alio capo via publi- 
ca. Quidem & ad vicem prò nominata pecia de terra recepit his ipfe Pon- 
tifex a parte prediche eclefìe fue Sancii Profperi fimiliter in commotacionem 
ab eodem Dominico Presbitero una per confenfum & data licencia nominato 
Atreperto genitore fuo terra juris fui pecies tres, qui funt pofites in Motc- 
kna per defìgnantes locas, eft una pecia de prato, & dues de terra aratoria: 
eft ipfa pecia de prato loco ubi dicitur clufura ad nominata menfura (èftario 
uno taboles quatuor, eft finis de uno lato terra ipfius Ecclefie Sancii Proi pe- 
ri, alio lato Pagiverti presbitero, capo uno terra Lamperti , alio capo no- 
minati Pagiverti presbitero. Alia pecia de terra aratoria, qui eft in Canitu- 
lo, eft ad nominata menfura feftaria duodecim , eft finis de uno lato terra 
Nofcemanni & de fuis confortes, alio lato terra Sancii Angeli, & de heredes 
quondam Angeperti capo uno terra Sancii Angeli , alio capo terra de Ofpitale San- 
cii Angeli. Tercia pecia que eft inGavafito eft ad nominata menfura feftaria tres 
tabole fex,eft finis de uno lato terra Sancii Angeli, alio lato ip'^us Ecclefie San- 
ali Profperi, capo uno terra Ildeperge & de Canonica Sancie Marie, alio capo 
de heredes quondam Leoni . His denique rebus fuperius nominates una cum ac- 
ceflione & ingreflòras earum feo fuperioribus & inferioribus fuis ut dicium 
eft in integrum fibi unus alteri commotacionis nomine tradiderunt faciendum 
tara ipfìs quamque & heredes fuccefforefque eorum Jegaliter quecumque vo- 
luerint aut previderint fine omni uni aiterius contradiccione ; & fpoponde- 
ffunt fibi unus alteri quis quod dedit in integrum ab omne homine defenfa- 
rc . Quidem & ut ordo legis depoflit accefferunt ibi fuper ipfas res ad pre- 
ridendum & extimandum id funt Dagibrandum & Ariperto, Lampertus, Jo- 
hanne presbiteris midi ipfius Pontifici una fimul cum bonos homines Deo 
timentes extimatores. Id funt Staodeperto, Rofre, Nofcemanno, Johannes, 
& alio Johanne de Moteiena, quibus omnibus comparuit & extimaverunt , 
ut ampliata & meliorata caufa fufiperet ipfe Aron pontifex a parte prediche 
Ecclefie quam dedifle & legibus commotacio ifta fieri poteret. Pena vero 
inter fé pofuerunt, ut quis ex iplìs aut heredes vel fucceffores eorum fc 
de ac commotacione removere quefierint, aut ob unumquemque hominem 
quis quod dedit in integrum non defenfaverint, tunc promitamus componere 
pars parti fidem fervanti dublas ipfas res ficut in tempore fucrint meliora- 
tas aut valucrint fub extimacione in confimile loco unde due commotacioni 
(cripte funt. Aóium Regio feliciter. 

^Jf Ego Dominicus presbiter a me facìa manu mea fubfcripfi. 

Signum ^ manus Atreperti genitor ipfius Dominici ad omnia nomina- 
ta confenfi & licentiam dedi & teftis. 

>$H Ego Dagiprando presbyter qui fuper ipfas res accedi & previdi ma- 
nu mea fubfcripfi. 

* Eg* 



57 
Uff Ego Lampertus prcsbitcr qui fuper ipfas res accefli & previdi manu 

nica fubfcripfi. 

HE< Ego Johannes presbitcr miffus qui fupcr ipfas res accedi & previdi 

manu mca iublcriplì. 

Signum II manibus Staodeperti & Rofri qui fuper ipfas res acceflerunt 
& txtimaverunt ut fupra & teftis. 

Signum -\-\'l manibus Nofcemanni & Johanni & alio Johanni qui fuper 
ipfas rts acceiìcrunt & txtimaverunt ut fupra & teftis. 

^ Ego Vvarncrio rogatus tette. 

+J* E s o Gariperto rogatus tefte „ 

& Ego Petrus rogatus tede. 

Signum $< ma- us Vitali de Motelena tefth. 

Scripti ego Johannes Notarius poftradita compievi & dedi. 

XLIV„ 

883. 

IN Nomine Sanclae & Individuae Trinitatis. Karolus divina favente cle- 
meiitia Imp^rator Auguftus. Si ut San&orum loca ditentur, quo eorurn 
Prefu'cs, ceterique Miniftri uberius Omnipotenti Domino valcant defervire, 
munus quoddam conferimus Ecclefiis divino cultui dicatis , nofhorum nor- 
mam fequentcs predeceflòrum , & in prefenti feculo profperari , atque in fu- 
turo veniam confrqui non dubitamus eternam. Notum igitur induftriae om- 
nium fidehum Sanctae Dei Ecclefiae noftrorumque tam preftntium quam fu- 
turorum fi -ri cupimus, quia venerabiiis Liutuardus Epifcopus fummufque 
Archicancellarius ac Confiliarius noftcr fuppliciter fuggefTit magnitudi nem 
noftram , quatenus ob divini zelum intuitus perpetuamque Imperli notòri 
divinitus no bis collati ftabilitatem , ornnes res tam mobiies quamque immo- 
biles, leu familias utriufque fexus, liberos , libellarios , fervos, ancillas , & 
aldionts, Brad Profperi Confefforis Chrifti Epifcopatus Regieniìs, undecum- 
que ipti San&o loco, cui Aaron reverentiffimus Epifcopus preelle videtur , 
jufte ck legaliter devoluta funt, vel Dominus dederit quocumque modo , pre- 
cipue quidem quandam Infulam dudum a nobis in ipfo Sancìo Epifcopio 
conceflam, quae nominatur Sugzara in Comitatu Brixienfì , pertinens ufque 
tunc ad jus Imperii noftri, polita inter Padum & Zaram cum Curte & Ca- 
pellis feu Pifcaria atque Silvis manfis quoque omnibus, qui funt in ipfa In- 
fula de predillo Comitatu olim pertinentibus cum omni integritate rerura 
mobiiium feu immobilium vel familiarum, jure proprietario ad honorem ip- 
fius Sancii loci conflrmaremus . Cujus precibus aures benevolentiae noftrae 
hilariter inclinantes praefatae fanclae RegienfisEcclefiae, in qua jam di£H Cor- 
pus Beati Profperi conjscec , eidem venerabili Pontifici , luifque fucceflfòri- 
bus, ad utilitarem & exaltationem ipfius Epifcopii cunóìjas res & poffeffiones 
legitimas predicai Pontificatus , & eandem Infulam Sugzaram , cum Curte oc 
Capellis, feu Pifcaria, lìlvis etiam cum prenominatis Manfis, qui ibidem 
inlunt ex jam diéto Brixienfì Comitatu ohm pertinentibus cum omni inte- 
gritate rerum fi ve familiarum, cun&ifque pertinentiis vel adjacentiis fuis, 
fundis quoque & locis feu paludibus & Infulis , ubicumque effe videntur in 
alveis vel curriculis Padi, ficuti ex antiquo ad ipfa loca pertinere videntur, 
quique ab hominibus ipfius Pagi nominantur Pullicini, per hoc noftrac Pie- 
tatis Preceptum perpetualiter confirmamus, modifque omnibus ftabilimus, 
Tem. L H qua- 



58 

quatenus ifdem Aaron reverendus Pontifex cjufque fucceflbres potefhrem 
habeant de his & omnibus aliis rebus ipfius fanóH loci ad utilitatem Sancii 
Epifcopii faccre fecundum Deum quod melius previderint ac decreverint re* 
mota totius poteftatis inquietudine. Si quis autem , quod non credirnus, 
hujus noftrae munificentiae quolibet ingenio vel argumento violator extiterit 
CCC. libras auri obrizi componere cogatur, medietatem Palatio noftro , & 
medietatem parti ipfius|Ecclcfiae. Infuper etiam infamia publica notatus tam« 
quam facrilegus ab omnibus habeatur. Et ut cercius credatur, 5c diligentius 
ab omnibus obfervetur, manu propria fubter firmavimus, & de Bulla noftra 
iìgiilari juflìmus. 

Signum Domni Karoli Sereniflimi Imperatoris Augufti . 

Inquirinus Notarius ad vicem Liutuuardi Epifcopi & Archicancellarii 
recognovi . 

Data VIIH. Kalendas Junii Anno Incarnationis Domini DCCCLXXXL 
(fio) Indiclione I. Anno vero Domni Karoli Sereniflìmi Imperatoris III. (i). 
Aclum in Monafterio Nonantole in Dei nomine feliciter. Àmen. 

XLV. 

88 5 . 

IN Nomine Sanóìac & Individuae Trinitatis. Karolus divina favente eie- 
mentia Imperator Auguftus omnibus fidelibus Sanclae Dei Ecclefie no- 
ftrifque prefentibus feilieet ac futuris notum fit, qualiter Aaron venerabilis 
fanclàe Regienfis Aeclefiae Epifcopus optulit nobis Preceptum divae memo» 
riae Hludovvici Imperatoris confobrini noftri, in quo continebatur qualiter 
fua roboratione Canonicam ejufdem Ecclefiae, quam Sigefredus venerabilis 
cjufdem loci Antiftes ad ufum Canonicorum ibidem Deo militantium divina 
infpiratione confirmavit, reformaffet , poftulans, ut & nos prò divinac re- 
munerationis premio plenius id confìrmaremus . Cujus petitioni libenter af* 
fentientes, per hoc noftrae Renovationis Preceptum fieri juflìmus: per quod 
decernimus atque fancimus , ut omnes res, quas praefatus Sigefredus de fuis 
ufibus ad utiliorem Servorum Dei ufus tranftulit, & parti Canonicae, quam 
ipfe a fundamentis conftruxit cum Ecclefiis Sancii Michaelis Archangeli , 
San£Hque Peregrini , nec non & Sancii Fauftini , atque beati Vitalis , feu & 
Confeflbris Chrifli Ambrofii , cum omnibus pertinentiis & adjacentiis ea- 
rum , Curticellam quoque atque Rivum frigidum cum omnibus pertinenciis 
& adjacentiis earum; & in Gavafla maflaricia duo, & unum de parte Erern* 
berti Comitis, & in Faennio Maflaricium unum, quod regitur per Trafe* 
vertum cum Nepotibus fuis, una cum ipfìs famulis , & omnes illas de Do« 
minico Presbytero; cafas quoque Alberici & Ajoaldi de Pinefo cum perti* 
nentiis fibi, Maflaricia etiam Ermenfredi Presbiteri, atque res Geminiani 

Sa- 



(i) Il Muratori ( Anttq. hai. T. Uh pero di Carlo; il che pure confermati* 
p. 69.) oflervando, che fegnafi qui l'an- così dall' Indizione I. , che all' anno 22$. 
no III. dell' Imp. Carlo il Grotto, che era conviene, non all'anno 881., e dal col- 
flato coronato al principio dell'anno 88 r., loquio, che altronde ancora fappiamo , 
crede giuflamente , che fia corfo errore in che in queil' anno ebbe l' Imperadore col 
quefto Diploma, benché originale, e che Papa Marino nel Monaflero di Nonan- 
dehbafi fegnare l'anno 88?. in cui ve- tola , in cui è fegnato il diploma. 
ramente correva l'anno terzo dell' Im- 



59 
Sacerdoti*, quas in Regio vel in Sableta habere vifus fuit. Alias quoque 
ics, qiiis Rumoaldus Prcsbiter tenuit , & vineam Leovardo in Prato Pauii; 
live M.illa ri e ìli ni unum in Maxentiatico, leu famulis in predicla Canonica 
deiervientibus . Et ea omnia cum pleniilìma integritate, & cuncla quaecum- 
que in futurum a devotis largitoribus inibì, Deo favente, oblatum fuerit, 
per hanc noftram Imperialem Inftitutionem & inviolabilem corroborationem 
in eadem Canonica ad honorem Dd^ Sanclae Dei Genitricis femperque Vir- 
ginis Mariae, abfquc alicujus retrazione Inabilita permaneant: nullufque Sue- 
cefiTorum jam fatae Sedis ullo umquam in tempore prenominati Pontifìcis 
ordlnationem noftraeque Aunuftalis auóìoritatis inftitutionem promovcre, aut 
irrumpere conetur, led neque commutationem aut libellariam aut precariam 
abfque voluntate ipforum Canonicorum qui inibi Deo deferviunt quoquo 

modo facere prelumat, fed jufte & legaliter Preceptum 6c reno- 

vationis ediclum, atque predicai Venerabilis Pontifìcis Sigefredi ordinano- 
rem, ab ipiis Canonicis poteftative fint poffefla, perpetuifque temporibus 
maneant inconvulfa, nullufque prefatae Sedis Epifcopus, vel alius quislibet 
Pontiftx, nullufque Dux , aut Comes, aut Vicecomes , vel Vicanus, feu 
Sculdaflio, vel MifTus difeurrens, aut quislibet Minifter Reipublicae , in Cle- 
ricis ejufdcm Canonicae aut in ipfa Canonica vel rebus ipfius Canonicae, 
feu in proprietatibus vel domibus aut familiis utriufque fexus, feu Com- 
menditis vel Sedaneis ipforum Canonicoium, aliquam violentiam aut con- 
trarietatem aut rerum diminutionem , vel rerum invafìonem aut familiarum 
fubtra£Honem inferrc prefumat. Nullufque eos, eorumque homines, Liberos, 
aut Servuos ( Jìc ) , per publica placita ventilet : nullufque ab eis , aut eo- 
rum hominibus liberis aut fervis teloneum aut donarla, aut publicas redibi- 
tioncs exquirat, aut Manfionatica in omnibus eorum terminis accipiat; fint- 
que ab omni publica exaétione immunes , tam ipfi quam omnes eorum ho- 
mines , Liberi & Servi , Libellarii atque Felearii . Sì quis autem contra hoc 
noftrae confirmationis Preceptum & defenfionis edicìum quandoque infurge- 
re temptaverit, noverit fé compofjturum centum libras auri obrizi, medieta» 
tem PaJatio noftro, & medietatem parti ejufdem Canonicae. Et ut haec no» 
ftra aucì:oritas ab omnibus verius credatur, diligentiufque obfervetur manu pro- 
pria fubter eam confirmavimus, & de Anulo noftro fubter infìgniri juffimus. 

Signum Domni Karoli piiffimi Imperatoris Augufti. 

De/ideratur heic Sigillum , 

Amelbertnotus ad vicem Liutuuardi Epifcopi & Archicancellarii reco- 
gnovi & fubfcripfi . 

Data IL Kalendas Julii Anno Incarnationis Domini DCCCLXXXIII. 
Indi&ione L, Anno vero Imperii piiffimi Imperatoris Karoli III. 

A cium in Monafterio Nonantolas in Dei nomine feliciter . Amen. 

XLVL 

886. 

IN Nomine domini noftri Jhefu Chrifti imperante domno noftro Karolo 
Deo protegente hic in Italia anno imperii ejus quinto, die fextodemen- 
fe marcio per indizione quarta (i) . Placuit atque convenit inter domnum 

H 2 Leu- 



(i) L'Indizione IV*. ci indica Pan- di Marzo correva ancora Panno V. di 
a 8086. Se dunque in quell'anno a' 6. Carlo, par eh' ei fotte coronato folo do- 



ÓO 

Lcudoinum grada dei motinenfem Epifcopum, nec non fed etiam inter Si- 
gelmundus & Leo filii Rodemundi de Sicla liveris hominious, ut in dei no- 
mine nos qui fupra Sigelmundus & Leo quamque vel fìliis & heredibus no- 
ftris refedere Se Jaborare debeamus in terra abtuto pullaticio { ftc ) res fan- 
élse scclefia? motinenfis, que pertinet de farcii martini in fredo juris xccle- 
iìz motinenfis, Jocis ubi dicitur fredo, ideft pecia* tres de terra aratoria ad 
ipfa curte pertinentes. Prima pecia de terra habet inter adfìnis, ideft dama- 
ne parte Se da meridie & da fera & de fubtus fanóni geminiani habet. Se- 
cunda pecia habet inter adfìnis, da mane parte rodemundo habet, da meri- 
die ipfo rodemundo habet, da fera farcii geminiani, de fubtus fancli donati 
habf t . Tercia pecia de terra habet inter adfìnis da mane parte fanóni gemi* 
niani , da meridie mauro, da fera fanéìi geminiani, da fubtus via pubiica 
percurrente, fi quis aliis adfines funt , Se eft ipfa nominata terra inter tota 
ad perticas legitimas menfurata ad rationem faòia numero juges feptem tan- 
tum cum fìnibus Se lateribus atque coherentias & adjacentias fuas cum cmne 
juris fuper fé habente in integrum. Ut diximus fuper ipfas nominatas res, 
qualifer fuperius legitur, refedere & Jaborare debeamus livellano Se maffaricio 
nomine ad Jaborandum, colendum proto pullaticio ( fic ) continendum , fof- 
fatas cavandum, fintfque defenfandum , & fuper refedendum, atque in ibidem 

edeficias faciendum, Se in omnibus nominatis rebus meliorenrur oc 

non pegiorentur ufque ad venientibus continue annis viginti & novem idi 
prexime advenientibus , & exinde de ipfas nominatas res, qualiter fuperius 
iegirur, redditum atque tributum perfoìvere debeamus prò uno quoque anno, 
ideft ex omni genere grano graffo modio quarto , minuto vero rnodio quin» 
to, lino manna quinta; exenias vero prò anno dare debeamus in domini na- 
tale pullo uno, ovas quinque, Se in pafcha domini pulìo uno r ovàs quin- 
qu?: operas vero per anno facere debeamus dies fex, medietatem' cum bo« 
\is, Se medietatem manuales' cum dòmnica annona anteposto terroia inter 
curte Se orto faciendum modio uno, unde non reddamus. Et ipfo nominato 
grano feu exenias Se operas, quaìitèr fuperius legitur, ftudere Se curare at- 
que vegete facere dare & condonare debeamus in nominata Cu r te vefìra fan- 
cti martini vobis qui fupra domni Leodoini epifeopo veftrifque fuccefìores, 
quam vel ad miflìs veftris (incottine necle&um vel fraude; Se prò tempore 
rn^fììs miflfb domnico habere debeamus, oc ei fufeepta facere, Se in judicio 
patroni ftare debeamus ad're&àm juflitiam faciendam; & fi noiuerimus per 
poteftatem nobis pignerare debeatis fine publicà aucìoritate. Pena vero inter 
nos pofuimus, ut fi exire aut minare, aut aliqua iuperpofita . .... fraude 
vel neclc&um fecerimus, 8e non permanferimus hambas partis tam nos no- 
minatis quamque fuccefforibus aut heredibus noftris,& probatum fuerif ,-tunc 
promittimus componere unus alterius, cui culpa inventa 1 fuerit, ideft pena no- 
mine in argento folides viginti, & poft pena folura ho$ libelli convenientie, 
fìcut fuperius legitur, in fua petmaneat Hrmitate. Unde duo libelli pari ti- 
nore confcripti funt. Aéìo Motin; feliciter. 

Signum *-r>*ì* Sigemundi Se Leoni, qui hiinc lìbellum fieri rogavit. 
Signa -*J* +$* +f* manuum boniverti de Sale&o , Se roperti deColegaria, Se 
Johannis de Halbareto rogati teftes .• XLVIL 

^g^pi^j^i^— ^— inw— ww^w— ■ i !■■■■-■ ■!*- ii i imiiimi»— ■ uni miéiiuh ni ■■ ■ !■— ii 4 ■ ii i't t — n~~ — ri rTr^T-wn — i nr~~"*— ~T 

po quel giorno Panno 881. Nondimeno da' quali la coronazione ci fi moftra fe- 
ndendo quelk una carta privata , non può guita nel mefe precedente, 
aver queila forza, che hanno i diplomi, 



xlvil 

887. 

IN nomine d< mini regnante domno Hcarolo grafia dei imperator hic in 
Italia anno ftptimo die quinto de menfe madio Indiélione quinta. Pla- 

cuit atque convenit inter epiicopus ecclefìe mofinenfe fi [fu) nec 

non icd ctiam ex alia parte inter eliburga de genere francorum una per 
confenio rodardi viro meo, ut in dei nomine inter nos comutationem de 
terra facere deverimus lkut ad prefente die itfa & factum eft. In primis 
dedifti vos domnus Leudoinus grafia Dei Epifcopus da parte nominata Ec* 
delia motinenli nobis nominatis jugalibus in cumutacionem terra aratoria feo 
vidata in Joco ubi dicitur fredo, lèo prope fluvio Seda. Eft prima petiola 
de terra ad fredo prcpe Cafa gaufapeni abente ipfa nominata petiola de ter- 
ra ad modia iepte : eft inter adfinis de mane » de confortis tenen- 
te, da meridie abente, da fera via tenente, de fubtus fimili- 

ter. Secunda petiola de terra eft pradiva ibi prope modia dua, fextario uno, 
& tabule tres. eft inter adfinis da mane in fredo tenente, da meridie terra 
fanóli apoftolis abente. Tertia petiola de terra eft congrego {fìc) cum tegia 
& canale fuper (e abente, eft prope fluvio feda ad modia quatuor, fexfaria 
(ex, tabole quatuor, & eft terra vineata ibidem tenente modia trea , fexta- 
ria dua, tabole quatuor* quod eft inter adfinis da mane ragimfredo & ma- 
rino abente, da meridie foffa albana tenente, da fera via publica tenente, de- 
fubtus marino & ragimfredo. tenente. Quarta peciola de terra aratoria ibi 
prope modia novem, fextaria quatuor: eft inter adfinis da mane marino aben- 
te, da meridie foffa albana tenente, da fera heredes rainardi abente, de fub- 
tus via publica tenente . Quinta petiola de terra aratoria prope ipiò fluvio 
feda modia dua, fextaria trea, tabole due: eft inter adfinis da mane marino 
abente, da meridie heredes rainardi abente, da fera & de iubtus via publi- 
ca tenente. Sexta petiola de terra modia dua, feftaria fepte, quod eft inter 
adfinis da mane heredes rainardi abente , da meridie foffa albana tenente , da 
fera heredes rainardi habente, de fubtus via publicas tenente, fi quis aliis ad- 
fini funt , quod eft tota infimul per fupraferipte petiole de terra ad rationem 
faóta modia treginta & quatuor. Et ad inviterai -recepirti Leodoinus epifco- 
pus da nos tòpi di£ti jugalibos ad parte nominate Ecclefìe terra vidata & 
aratoria feo' pradiva in loco ubi dicitur muniano prope curte futruo (vid.) 
prima petiola de ferra eft congrego (vid.) una cum cafa & tegia & canale 
fuper fé abente modia quatuor fextaria trea, tabole novem , quod eft inter 
adfinis da mane foldo , da meridie Lamperti , da fera terra Regi tenente, de 
Iubtus heredes Landeverti abente . Secunda petiola ibidem tenente eft terra 
aratoria eft modia fex , fextaria trea: eft inter adfinis da mane heredes Lan- 
deverti & parte Sancii Selveftris abente, da meridie Lamperfo & parte fan- 
eli gemmiani abente, da fera ip(ò foldo tenente, defubtus terra fanóH gemi- 
man-, heredes Landeverti abente. Tertia petiola eft terra vineata ib*que prò» 

pe abente modia quinque, & terra femenatura fextaria qua- 

tuordecim & tabole fepte . Eft inter adfinis da mane vias publicas tenente T 
da meridie & de fubtus ipfb foldo tenente, da fera heredes Landeverti. Quar- 
ta petiola de terra aratoria ibi prope ad modia novem, fextaria fex, tabole 
octi . Eft inter adfinis da mane gifemundo , da meridie Lamperto, & gife- 
mundo abente, da fera via plublicas, de fubtus ttrra fan&i geminiani, & 

gì* 



6i 

gifemundo oc aliìs confortis abente . Quinta petiola de terra eft . . . k . . , 
iimeliter ibi propc ad modia quatuor iextaria trea . Efl; inter adfinis da ma- 
ne heredes Landeverti, a meridie terra Regi & ingervergi ancilJa. . . . aben- 
te da fera gifemundo, de fubtus fanóH geminiani abente. Sexta petiola eft terra 
aratoria (extaria quatuor, tabole novem: eft inter adfinis da mane fanéti geminiani, 
da meridie gifemundo, da fera bernegerio, defubtus fanéU felveftris abente. 
Septima petiola eft terra aratoria modia dua, fextario uno, da mane foldo , 
da meridie terra fanéìi felveftris, da fera & defubtus via publicas tenente. 
Celava petiola fextaria quinque, tabole quinque . Eft inter adfinis de meri, 
die heredes Landeverti, defubtus heredes Gundeverti presbiteri abente. No- 
na petiola de terra aratoria fextaria quindecim , eft inter adfinis de mane 
Langobardi de fuper pendo (vid.) abente, da meridie fofTa fogano tenente, 
de fubtus fanóH felveftris. Decima petiola eft terra pradiva, fextaria qua- 
tuor: da mane fancli geminiani, da fera heredes aldeverti abente. Undecima 
petiola eft felva cum frafeario fuper fé abente fextaria duodicem: da mane 
lancili geminiani, da fera fanóH felveftris abente; & fi quis aliis adfini funt, 
quod funt ipfe nominate petiole de terra ad rationem fàcla ad modia tregin- 
ta & novem per fìngula petiola & eft menfurata ipfa no- 
minata cumutationem ad ambes partis ad perticas legitimas de pedis duode- 
cim , & fuper ipfa nominata cumutationem ibi fuerunt mifi & canonici da 
parte ipfìus Ecclefie motinenfi . Ibi fui Ifebardo Vicedomino una cum Odel- 
berto presbiter & prepofito ipfìus Ecclefie motinenfi , &: Lopicinus de mau- 
ro advocatoris motinenfi Ecclefie una cum canonicis de ecclefia beatis fan6H 
petri de civitate nova, ideft marino & andeverto & àdeberto presbiteris & 
Canonici fancli Petri de civitate nova, feo & una cum bonis hominibus deo 
timenti, ideft rodeverto & lamperto & rodemundo , & auferamo, & leo 
notario , & alio leo, quia ifti nominati hominibus fuper ipfa nominata cu- 
mutacionem, qualiter fuperius legitur, ambolaverunt, pertinentiùm ipfa no- 
minata cumutationem, & diferunt rccle eorum paruit adefle ad ifto die, qui 
meliorem dediferunt ifti nominati jugalibus ad pars nominata Ecclefia am- 
pliata adque meliorata eft, quas ei recepiferunt . Hec omnia prediófcis Capi- 
tolis qualiter fuperius legitur inter nos ambes partis ad invieem tradavimus. 
Et pena vero ambes partis inter ncs pofuimus, ut qui de nos nominati feo 
aut fubcefforibus veftn's aut heredibus noftris Ci ipfa nominata cumutationem 
& omnes jurem fue fuper fé abente omnique tempore ab omni hemine de- 
fenfarem . Quod fi menime defenfare potuerimus aut contra cartola cummu- 
tationis cauiare aut corrumpere volucrimus, tunc componam ideft pene no- 
mine in argento folidos trefeento & poft pena compofita fuerit ipfa nomina* 
ta cartola cummutationem , qualiter fuperius legitur, in fua permaneat firmi- 
tatem . Hacìo in Villa Cornaleto feliciter. 

Signum *ì* *Jf manus neminati jugalibus, qui fieri rogaverunt & manus 
fue pofuerunt . 

Signum >$< pf< >p manus madreverti, & audeverti , & gifelberti teftis.^ 

Signum >$< ^ manus Ragimpaldi & Folceri ex genere Francorum uftis. 

Signum >$( >f< manus Rodulfi & Aliberti ex genere Francorum teftis. 

Scripta cartola qualiter fuoerius legitur per manum natali notario pofl- 
quam tradita compievi & dedit teftibus 

xLvin. 



xlviii. 

8po. 

IN Nomine Domini Noftri Jhcfu Chtifìi Dei Aetcrni Bcrengarius 
Rex (i). Decet Regalcm Excellentiam ut fuorum precibus fìdelium li- 
benter aures accomodet, atque eorum vota fcreno vultu ad finem ufque per- 
ducat . Omnium igitur fanóìae Dei Ecclefìae fidelium noftrorumque prefen- 
tium feilieet ac futurorum noverit fagacitatis induflria, qualiter Unroch con- 
fanguineus nofler filius quondam Supponis incliti Marchionis (z) interventu 
Adelardi venerabilis Epiicopi (3), nec non & Waltfredi Illuftris Marchionis, 
dileoelrum fidelium noftrorum, oftendit nobis Precepta antecefforum noftro- 
rum HI udov vici feilieet Imperatoris & Karlomanni Regis feu & Karoli Im> 
peratoris Augufli feniorum & Confobrinorum , in quibus continebatur, quod 
jam fatus Hludovvicus Imperator (4) conceflerat praenominato Supponi Mar- 
chioni , leu & eidem Hunroch, inter cetera quae ei tribuerat , Cortes duas 
in Comitatu Parmenftr in Gaftaldiato Bifmantino, quarum una vocatur Mal- 

liaco , & altera Felinis cum Capella & (5) in Monte Cervario, 

cum manfis & omnibus pertinentiis & adjacentiis earum in integrum tam 

in 



Ci) Dopo la morte dell 1 Imp. Carlo fieme con Gualfredo Marchefe del Friu- 
li Grotto accaduta nel Gennajo dell' an- li qui nominato trovoflì prefente alla bat- 
no 888. due Signori Italiani forfero a taglia , in cui Berengario fu rotto ; e 
pretendere il Regno d' Italia , Berenga- perciò quefti per moftrare ad Unroco la 
rio Duca del Friuli, che credeva di aver- fua riconofeenza , gli confermò il dono 
vi diritto per efler figlio di Gisia figlia fatto già dall' Fmp. Lodovico II. a fuo 
di Lodovico Pio, e Guido Duca diSpo- padre delle due Corti qui nominate. Ma 
leti e Francefe di origine , il qual pur fé Berengario era allora privo dei Re- 
fembra, che averte qualche parentela col- gno , come poteva egli difporre di terre 
la famiglia di Carlo Magno. Berengario dei Contado di Parma, ove dovea edere 
fu fcelto a Re dalla maggior parte de' riconofeiuto a Re il fuo competitor Gui- 
Principi Italiani; e Guido parve dappri- do, come riconofcevanlo Reggio e Mo- 
ma non opporfi a tale elezione , lufin- dena ì E' probabile , che i feguaci di 
gandofi di aver parte nel Regno di Fran- Berengario fperando, ch'ei dovette un 
eia . Ma delufo delle fue fperanze tornò giorno rifalire fui trono , cercatter frat- 
in Italia nei corfo di quell'anno mede- tanto di ottenere da lui que' diritti, de' 
fimo , motte guerra a Berengario ; e do- quali non potevano allora ufare , ma 
pò diverfe vicende (confìttolo l'anno 889. lufingavanfi di ufarne pofeia . 
coltrinfelo a ritirarfi a Verona, e ad ef- (?) Adelardo Vefcovo e Arcicancellie- 
fer pago per qualche tempo del fuo Du- re di Berengario . 
cato dei Friuli . (4) Il Diploma di Lodovico Pio in 

(2) Suppone prima Vafifallo e Confi- favor di Suppone fi è pubblicato a fuo 

gliere dell' Imp. Lodovico IL e poi Du- luogo. Le conferme fattene dagli altri 

ca di Spoleti , e indi Duca di Lombar- due frnperadori qui nominati fi fono 

dia ( V. Giulini Mem. di Mil. T. I. fmarrite ; 

P : ?75« 379- ?8*.) Egli ebbe la forte (j) E' qui corrofo il Diploma ; ma 
di dar fua figlia B^rtilia in moglie al Re poiché in quello di Lodovico II. conce- 
Berengario ( Ivi T. IL p. 150. ), e per- defi a Suppone anche un Bofco , detto 
ciò Unroco di lui figlio è detto qui da ivi Gajum , così è probabile, che debba 
Berengario fuo confanguineo. Unroco in- qui leggera" Ga/o * 



64 
In montibus & vallibus, quam in planis, famiiiis quoque utriufque fexut 
ficut antiquis temporibus ad Comitatum Parmcnfem pertinuerant: qund Prae- 
ceptum habebat Karolus Imperator Senior & coniobrmus nofter conhrrnatum 
& corroboratum per fuae renovationis Praeceptum . Petiitque Excel'lentiam 
noftram , ut ob majorem & pleniorem fecuritatem tam idem Praeceptum de 
Mailiaco & Felinis, quamque & omnes res & familias, quas praelibatus 
Suppo per fingulas Regioncs & Comitatus infra Rcgnum Italicum per pm 
diótorum Regum & Imperatorum Praecepta obtìnuerat, leu & omnes rc$ 
mobiles & immobiles, quas julte Oc legaliter quolibet ingenio conquifivir, p^r 
noftri Praecepti paginam confirmaremus . Quapropter preiens noftrae au£tori- 
tatis rudimentum ei fieri juffimus, per quod omnia praediétorum Ar.tecef- 
forum noftrorum praecepta tam de Mailiaco & Felinis, quamque & de omni- 
bus rebus preceptalibus ficut Praeceptis legitur in integrum feu Se 

de omnibus quae jufte & legalitei" idem Suppo acquifivit confìr- 

mamus. Si quis autem hoc noftrae confirmauonis Praeceptum violare attem- 
ptaverit^ feiat fé compofiturum centum libras auri optimi ., medietattm Pa- 
lati© noftro, et medietatem fepe nominato Hunroch perlòlvat, iuifque here- 
dibus ac proheredibus. Et ut ab omnibus verius credatur, diligentiufque ob- 
fervetur, manu propria lubter eam confirmavimus ,, et anulo noftro ihligniri 
jufììmus . 

Signum Domni Berengarii Sereninomi Regis. 

Petrus Cancellarius ad viccm Adeiardi Epifcopi et Archicancellarii re* 
cognovi . 

Dat. Ilir. Idus Maji Anno Tncarnationis Domini DCCCC. ( fic ) Anno 
vero Regni Domni Berengarii gloriofìffimi Regis III. Indizione Vili. (l) 

Aótum Verone in Dei nomine feliciter . Amen . (i) 

XLIX. 

SpOc 

IN nomine domini anni ab incarnacionem domini noftri Jhefu Criniti 
DCCC. nonanta (fic ) et regnante dominus vv. .... rex anno fecun- 
do (3) die quarto menfe cétuber indictione nona. Commotacio quod factum 
jeft inter domnus azo revercntiilìmo ian&e regienils ecclefie epifeopus nec 
non et inter martinus diaconus et prepofitus canonica fanéìe marie feo et 
alìi fratris, quod dominus Lodovicus imperator ipla canonica per fuum pre- 
ceptum fup fua conftitutìone et mundburdum reccpit (a) . tn primis dedit 
atque tradavit hic iam di&o azo pontifex ad pars predióla canonica hoc efl 
-jres illa-s et caf*s in laodola que rupertus fubdiaconus et gamperto germano 

fuo 



e— 



(1) TI Muratori oflerva , che l'anno to del Real Sigillo, e vi fi fon confer- 

III. di Berengario e l'indizione Viti, vare le ultime lettere ....... Riut 

convengono all'anno DCCCXC e non Rex. 

all'anno DCCCC. Nondimeno egli an- (?) Quefta carta ci moftra , che il Re 
«ora crede il dip'oma fìcuramente origi- Guido, e non Berengario, era in Reg- 
nale, e attribuifee a inavvertenza Sei gio riconofeiuto come Re d' l'alia. 
Norpjo i'error della data f Antiqu. hai. (4) Allude al Diploma di (.odo vico IL 
X- 1> col. 280.) dell'anno 857., che abbiam pubblicato 

[i) Vedefi nel diploma un frammea- a fuo luogo. 



<5S 

fuo ad pars ecclefìa fargli profpcri dederunt , feo et res et familia illa in 
prato palili que per icone direòU* et laborate iunt tam ipfas res in laodola 
et predi £tes res in prato pauli una cum Leone et cmne familia (uà qui ipfes 
rcs laboraot ad pars ipfa canonica in concambio tradat pcteftatem . Similiter 
ad vicem prò nominates res et prò nominata familia accepi ego qui fupra 
az > ponti fcx ad pars predica ecclefìa Sancii Proiperi, ideli forte una cum fa- 
milia qui pcrtinet de ipfa canonica, que per gariperto re&a et laborata eft 
in moteiena tam ipia mafaricia de gariperto una cum ipfo gariperto et fami- 
lia fua lco terra & cala infra broilo, que nitardo ad pars ipfa canonica de- 
dit, ad pars ccclelia fancli proiperi recepit cum omnia (upcrionbus & infe- 
rionbus fuis in commotacionis nomine tradiderunt faciendum tam ipfìs quam- 
que & fucceffores eorum quecumque voluerint, ficut fuperius fcriptuw eft, 
ad pars ipfa canonica, licut ego pontifex in commotacionis dedit adque re- 
cepit faciendum tam ipfi canonici qui ibidem prò tempore ordinati lucri nt 
quitquit voluerint, feo & res ìllas quod ego & familia recepit faciendum 
pars ecclefìa ianóìi profperi quitquit voluerint proprietario nomine. Et fpon-» 
dimus atque repromittimus nos domnus azo pontifex feo martinus prepoil- 
tas vel alii Canonici adque & fucceflbribus noftris fé de ac commotacionem 
rt movere quefierimus, aut ab unumquenquem hominem, quis quod dedit in 
integrum non dtfenlaverimus , tunc promittimus componere pars ad parti fi-» 
dem lervanti pena in argentum libras vigenti . Et anc commotacìone nulla- 
tinus inrumpere poffe, fet perennis temporibus ficut fuperius fcriptum eft fir- 
mis oc ftabile permaneat. Unde due commotacioni fcripte funt. Acìium re- 
gio feliciter . 

Ego Martinus diaconus & prepofitus in Jhac commutatione a me iacJU 
manu mea fubfcripfì . 

Ego Gundelberto Notarius rogatus teftis fubfcripfi, 

Signum man. andrei vicedomino teftis. 

Signum man. Lamperti & anfprandi de regio teftis. 

Signum man. Gadeiperti de regio teftis. 

Signum man. Marini fìlio urfoni de regio teftis. 

Scripfi ego Johannes notarius poft tradita compievi oc dedi • 

X. 

IN romine Domini noftri Jhefu X pi Dei aeterni. Berengarius Rex . Quia fide- 
lium ncftroium petitionibus more precefforum noftrorum aurts clementiae 
noftrae accommodamus, fidelìpres ac promptiores cos in noftro effe credimus 
fervitio. Quspropter omnium fidelium S. Dei Aecclefiae noftrorumque praefen- 
cium feiiicet ac fururorum comperiat induftria, qualiter interventu & petitione 
Berchtilae di'eclae Conjugis & Confortis Regni noftri, nec non & Adelardi ve- 
nerabilis Epifcopi fìdelis noftri Johanne Presbitercelfitudinis noftrae clementiam 
expetiit, ut ei Cortem noftram, quae dicitur Mercoriatico in teritorio Regienfi, 
quae actenus pertinuit ad eumdem Comitatum,concederemus . Nos igitur tam 
prò Omnipotentis Dei amore, oc animae noftrae precefforum que noftrorun» 
mercede, quamque etiam prò fupradióVorurn fidelium noftrorum petitione feu 
ctiam prò ipfius fidelis noftri predtétam Cortem noftram Mercoriatico, quae 
pertinuit de fupraferipto Comitatu Regienfi, cum omnibus pertinentiis 6c 
adjacentiis fuis in integrum, mobilibus &: immobilibus, fervis quoque & fa» 
Tom. /. I mi* 



66 

miliis utriufque fcxus cafis videlicet, terris, hortìs, pratls, pafcuis, vineis, 
campis, cultis & incultis, fiivis, arboribus pomiferis & impomiferis, mon- 
tibus, vallibus^planiciebus, rìpis , rupinis, aquis, aquarumque decurfibus, 
feu & moiendinis, adque pifcacionibus . . . . . quoque & famiiiis utriufque 
fexus de noftro jure & dominio in t jus jus & poteftatem modis omnibus ju- 
re proprietario nomine concedimus & perdonamus: ut habeat, teneat, adque 
poffideat, faciatque exinde quicquid ejus decreverit animus vel voluntas, po- 
teftatemque habeat donandi, vendendi, commutandi, (tu prò anima judican- 
di , vel quicquid voluerit faciendi, remota totius poteftatis inquietudine. Si 
quis autem contfa hoc nofhum Preceptum quandoque infurgere temptaverit, 
fciat fé compofiturum triginta lìbras auri optimi, medietatem Palacio no- 
ftro, & medietatem fepe nominato Johanne Presbitero aut cui donare volue- 
rit. Ut autem ab omnìbus^-verius credatur, di ! igentiufque obfervetur, manu 
propria fubter confirmavimus, & anuli noftri impreffione infìgniri juftimus. 

Signum ifr Domni Berengarii gloriofilTimi Regis. 

Reitaldus Notarius juffione Regia ad vicem Adelardi Epifcopi & Archi, 
cancellarli recognovi & fubfcripfi . 

Data Ilf. Nonas Novembris Anno Tncarnationis Domini DCCC. & 
XC. Anno vero regni Domni Berengarii gloriofìffimi Regis I. Indizio- 
ne vir. (i). 

Aclum Verona in Dei nomine feliciter. Amen» 

8p2. 

IN Nomine Domini noftri Jefu Chrifti Dei aeterni. Wido divina ordi- 
nante providentia Imperator Auguftus. Cum locis divino cultui mancipa- 
tis ob divinae fervitutis amorem opem corgrurm ferimus , ck Regum mo< 
rem decenter implemus , & ideo pobis profutururrt ad aetcrnae retributionis 
premia capeffenda veraciter credirr\us. Notum igitur effe volurrus cunéìis Fi- 
delibus San&ae Dei AEcclefiae, ncftrifque prefentibus fcilicet 6c futuris, quia 
adiens per Mainfredum Gomiterà Sacri Palatii (2} Serenitatem culminis no- 

/ ftri 



(1) Il Muratori nel pubblicare quefto Provincie, alle quali ncn comandava, 
Diploma 3 ch'egli giudica autentico e ori- veggafi ciò, che fi è detto poc' anzi nel 
ginale, offerva , che due errori fon corfx pubblicarne l r altro diploma, 
nelle note Cronologiche , perciocché Pan- (2) Queflo Manfredo o Maginfredo 
no 890, correva il terzo anno dell' eie- Conte del S„ Palazzo è quel medefìmo, 
2Ìone di Berengario , non il primo, e 1* che fu poi Conte di Milano e Mar- 
indizione era 1' ottava, non la fettima ; chefe e Duca di Lombardia, 2 quali ulti- 
anzi dal 1. di Settembre dovea eflereco- mi titoli egli ebbe 1' anno %g6 dal Re 
minciata la nona. A lui però è fembra- Arnolfo allor quando fcefe in Italia; ma 
to nell' efaminare attentamente la perga- pofcia I' anno medefimo , avendo l'Imp. 
mena, che alcune cifre ne fiano (late, ben- Lamberto efpugnata la Città di Mi ano^ 
che non intendafi per qua! ragione, raf- Manfredo cadutogli nelle mani fìi deca- 
diate; ficchè vi fi dovefle leggere anno pitato infieme con fuo figlio (Giulint 
III. e Indizione Villi* Quanto al dif- Mem. T, IL p. io. 2$. 3?. te. 41. te. 
porre ? che fa Berengario di beni podi in 45, te* ) Egli ebbe un altro figlio di no- 



6-j 

ftri vir venerabilis Lcudoinus *Jar£he Mutincnfis AEcclefiae Epifcopus, quae 
eft confinila in honore Sancii Gcminiani Confeftòris Chrifti & Epifcopì, 
obtulit obtutibus noftris predeceflórum noftrorum Regum au£ì:oritat{s&: confi r* 
mationes, in quibus continebarur , qualiter predióìì Rcges anteceflorts nolìri 
per corum aucìoritates five donationes ob remedium animarti m fuarum om- 
nes res donarunt predice Sedi, tam monafterìa , quam fenodochia, leu &. 
AEcclefias Baptifmales, vel reliquas poflefiìones ex munificentia Regum vel 
Dueum , quam ea, que per donationes Comitum feu quorumlibet Deum ti- 
mentium hominum, vel ea que per emptione, vel quolibet adrra£ìu ad ean- 
dem AEcclefìam oliai pervenir, aut inantea Dominus ibidem augere voluifter, 
fìrmum «Se (labile permaneret, & deprecatus eft Excellentiam culminis noftri, 
ut non folum hoc noftrae au£t.oritatis precepto confìrmaremus , verum etiam 
praediòìam Sedem fub noftra coriftitueremus defenfione. Cujus petitionibus fa- 
ventes, moremque predeceflórum Regum fequentes, has noftrae au6ìoriratis 
apices fieri juftimus, per quos omnes res prediche AEcclefiae in perpetuum 
conhrmamus; pariterque etiam deprecatone fua aput noftram clementiam ob- 
tinuit, ut quicquit neglegenter fervi aut cartulati vel pertinente^ ad eardem 
Sancìam Sedem comiferunt temporibus antecefforum fuorum precedentium Epik 
coporum , nullam omnino inquietudinem predióìus Epifcopus fuis tempori- 
bus, nec Avoeatus AEcclefiae patiatur, fimiliter & petiit, ut omnes res, quas 
anteceiìores fui in eadem AEcclefìam adquifierunt, & ju^e ipfius tenuerunt , 
prefato Prefuli vel fucceiforibus ejus abfque cujuslibet inquietudine vel dimi- 
nutione quieto ordine liceat poffidere. Infuper etiam prò remedio animae no- 
ftrae eidem concedimus AEcclefiae, ut ficut res noftrae proprietatis, in quibuf- 
libet locis per inquifitionem manifeftantur, ita res predi&ae AEcclefiae perido- 
neos ck veraces homines inquirantur, & ad pleniflìmam ufque deducantur ju- 
ftitiam Uva noftris, quamque &. fucceftbrum noftrorum temporibus. Nec non 
etiam concedimus eidem AEcclefiae , ut deinceps Servi aut Cartulati pertinen- 
ttz ad eandem AEcclefìam n.ullum Cenfum noftrae parti feu public© minifte- 
riali perfolvant, fed liceat eis quieto ordine vivere, et ipfi luae AEcclefiae 
defervire; nullufque Judex publicus , aut quilibet fuperioris aut inferioris or- 
dinis Reipublicae procurator ad caufas judiciario more audiendas in monafte- 
ria, feenodochia AEcclefias Baptifmales refedeat , et homines tam Clericos 
quam et Laicos, Villas vel agros , feu reliqius poiTeffiones, quas moderno 
tempore in diverfis locis aut territoriis noftrae poteftatis jufte et legaliter 
quieto ordine tenet, ad freda vel tributa exigenda, aut manfiones, aut para- 
tas faciendas, aut fidejuftòres tollendos, aut homines ipfius AEcclefiae tam in- 
genuos quam etiam fervos fuper terram ipfius commanentes diftringend^s, 
pignerandos, nec in hoftem ducendos, nec ire cogendes, nec ulìas redibtio- 
nes , aut inlicitas occafiones requirendas, quibus in alico eadem AEcclelia fi- 
bique fubjecli aliquod injufte patiantur incomodimi, noftris futurifque tem- 
poribus quifquarn tam temerarius exiftat, quod id . . . . inlicitam fibi pote- 
fìatem adtribuere audeat. Concedimus etiam eidem Sancìae Mutinenfi AEc- 
clefiae, ficut ei ab antiquis antecefToribus noftris Regibus, loca, in quibus 
Civitas praedi&a conftrufta fuerat per firmitatis fuae au&oritatem concetta 

I 2 funt, 



me Ugo , a cui fi attribuifee da molti come tra poco vedremo • 
Scrittori la morte dell' lmp. Lamberto, 



6S 

funt, ita noftrae au&oritatis precepto firma et fìrabil/a maneant cum Cancel- 
larne, quos perpetua & jugi confuetudine temporibus anteceflforum Epifcopo- 
rum praedi£ta AEcclefia de clericis ili ordinis ad fcribendcs lue poteftatis Ji- 
beiios, et fidecarios habuit. Et concedimus ctiam ei vias, pontes, portas, 
et quicquid ex antiquo jure incolomi civitate de his Regiae au&oritati per 
procuratores Reipublicae folvebantur; idem, ut nbicunque vias, pontes, por- 
tas in fua terra habuerit noftra vice Jiberam capiendi debitum ex eis cenium 
habest poteflatem ,- et liceat ei foflata cavare, molendina conftruere, portas 
erigere, et fu per unum milliarium in circuiti! AEccJefiae Ci vi tati s circum* 
quaque firmare ad falvandam et muniendam ipfam Sanótam AEcclefiarrìj fuam- 
que conftitutam Canonicale , et aquam aperire et claudere abfque ulla publi- 
ca contradiólione . Liceatque memorato Prefuli fuiTque fuccefforibus cum om- 
nibus (ibi fubje£lis rebus vel domibus ad fé afpicientibus ve! pertinentibus 
fub tuitionis noftrae defenfione quieto ordine degere atque prò incolumitafe 
noftra totiufque Imperii a Deo nobis concedi una cum Clero et populo fibi 
fubieóìo Dei immenfam clementiam iugiter txorare. Ccntulit ctiam praedi- 
£fcae AEcclefiae noftra principale exorata Clementia, ut fi populi malivola con- 
fpiratio ad tolJendas res AEcclefìae per vvadia fuerit confirmata, & teftimonia 
& advocationem ad iuftitiam capiendam Ecclefia invenire non valeat, & ex 
hoc adminiftratores Sancii loci fé reclamaverint, quod propter huiu'modi cau- 
fa iuftitiam AEcclefia habere non pofìit, fi confpiratorum adunata collegio 
commifTum feeius negare, atque per facramenta purgare voluerit, liceat prò 
fufpicione falfitatis AEcclefiae admìniftratoribus, fi tamen voluerint, per pu- 
gnam alicuius AEcclefiae homìnis libere rem divinis legibus & mundanis prò- 
hibitam adprobare, ficque in omnibus rerum TErclefiafticarum caufis de qui- 
bufeunque legalis difeeptatio in tantum exorta fuerit , ut pugna aut teflibus 
dirimetur, & pars AEcclefiaftica fufpe£h teftimonia adverfe partis prò praedì- 
£h confpiratione & periurio dubitando habuerit, fi fidens de juftitia rt&iru- 
dinis pugnam elegerit, quod fibi digit, hoc ei per hoc noftrae firmitatis 
praeceprum ad optinendam fuam juftitiam noftra principali clementia confen- 
timus. Si quis vero contra hanc praeceptionem auòloritatis noftrae aufu te- 
merario ire tentaverit, feiat fé compofìturum auri libras XXX. medietatem 
Palatii noftri &. medietatem eidem AEcclefiae. Et ut haec auóìoritas ncftris 
futurifque temporibus Deo protegente valeat inconvulfa manere, manu pro- 
pria fubter firmavimusy & anuli noftri impreffione fignari juflìmus , 

+&■ Signum Domni Widonis Sereninomi Imperatoris. 

Godradus Notarius ad vicem Helbunci Archicancellarii recognovi. 

Data X. Kal. Decembris Indizione X. anno Incarnationis Domini 
DCCCo XCIL regnante Domno Widone in Italia, anno Regni ejus UH. 
Imperli primo (ti. 

Aóìurn 



(i) L' anno DCCCXCU. è fegnato vfcmbre dell' anno 89*. correva 1' anno 

:n quefto Diploma, che cerram ènte fem- fecondo; e correva ancóra F anno quin- 

bra autentico e originale , Nondimeno lo non il quarto del Regno d' Italia . 

fernbra, eh? in cib fia corfo errore Guido, Nel detto anno 892. correva veramente 

fecondo il Muratori ed altri Scrittori, fu P Jfndizion X. ma al Settembre dovea ef- 

coronato Imperadore a ; 21. di Febbraio feve cominciara la XI. Finalmente ne' 

■àtì'C aaao 892. Dunque a' 22, di No- primi mefi dell'anno 892. fu data la co- 



09 

ARum Lignaco Villa [i) in Dei nomine felieiter. Amen. 

LIL 

IN Nrmine Surcìae & Individuae Trinitatis. Lantbertus divina favente 
clementia Impcratcr Auguftus i). Si noftrorum fidelium petitionibusau- 
res pierafis noftrae acccmodamus, eorumque vota ducimus ad perfcéìum , pre» 
fentes .ntque futuros noftrae fidclitati reddimus promptiores . Ideoque omnium 
fìdcJium Sancìae Dei Ecclefiae tam noftrorum prelentium quam futurorum 
noverit follertia; quia Domina & Gtnitrix noftra Ageltruda gloriofiflìma 
Imperatrix Augufta (j) pariter cum Liutaldo fideliffimo Vaffo noftro noftram 
Celaream fìagìtavit ciementiam, quatinus prò divino intuitu noftraeque mer- 
cede animae, & ftabilimento Imperli noftri , cuidam fìdeli noftro, Vaflò fei* 
licet Radaldi Illuftriflìmi Ccmitis atque fummi Confiliarii noftri (4) Ingel- 
berto nomine icilicet Vicecomiti Parmtnfi quandam Corticellam juris Imperii 
noftri huclenus pertinentem de Comitatu Regienfi , fitam in loco , qui diei- 
tur Ripa Alta, cum decem fortihus, lèrvis quoque & ancillis , feu ceteris 
diverfis pofTeflìonibus tam mobilibus quamque immobilibus ad eandem Cor- 
ticeJJam jufte & Jegaliter pettinentibus feu afpicientibus in integrum jure pro- 
prietario per hoc noftrae Serenitatis preceptum concedere dignaremur. Nos 
quoque ob amorem Omnipotentis Dei & interceflìonem tantae Genitricis ac 
Dominae noftrae ejufque continuum famulatum hoc noftrae pieratis prece- 
tum fieri juflìmus, per quod eidem Ingelberto fìdeli noftro fuifque heredi- 
us ac proheredibus in aeternum predi&am Corticellam pofìtam in jam fato 

lo- 



l 



Tona Imperiale a Lamberto figliuol di dell' anno precedente. 
Guido , e perciò egli ancora dovea efTere- (3) Ageltruda era figlia di Adelgifo e fo~ 

in quello Diploma nominato, e io per- fella di Ajone Principi di Benevento, e' 

ciò credo , eh' eftb debba riferirà* all' an- giovò molto col fuo coraggio a difende- 

no 891. re i diritti del giovinetto Lamberto fuo 

(r) Legnago, Fortezza a' confini del figlio. 
Padovano. (4) Il Muratori accenna, che quefto 
^ (zj Guido Impcradore avea finito di Conte Radaldo veSefi poi anche onorato 
vivere 1' anno 804. lafciando i fuoi Sta- col titolo di Marchefe , e il Ch. Cano- 
ri al fuo figlio L?mberto già coronato fm- nico Lupi crede, eh' ei fofle figlio del 
peradore . Jl Muratori crede probabile Marchefe Corrado zio dell' Imp Guido 
{Antiqu. hai. 7. L Col. 439. Ann. d 9 (ÙodcX ErcL Bergtm T. I p 4^7.) 
hai. gru f$i.) che la coronazione di ef- Conte di Parma era allora il Vefcovo di 
fo feguiffe poco prima de' 4. di Marzo quella Città; e per lui dovea efler Vif- 
deir anno 892. e crede perciò, che fia conte il qui nominato ingelberto. L' Tm- 
corfo errore in quefto diploma, ove agli perator Lamberto dòpo la morte delPìm- 
8. di Dicembre dell'anno 895. fé ne fé- perador Guido fuo padre accaduta preffo 
gna V anno V". invece del IV. A me il Taro l'anno 894. fa per qualche tern- 
fembra però, che gli argomenti, i quali pò in Parma, e vi era turrora nel Feb- 
fi adducono, pruovin bensì, che la coro- brajo del feguente anno 895., e parten* 
fiazion di Lamberto non deefi differire ol- done pòfeia fu nel Dicembre in Regf- 
tr» quel tempo, ma che non provino, gio , onde fpedì quefto Diploma ( Afìò 
ch'einon potette efiere coronato anche ai Stou di Parma T. L p. 195. ec. ) 
principio di Decembre, o poco prima, 



loco vocato Ripa Alta cum omnibus pertlnentìis & adjacentiis fuis in ìnte- 
grum, ubicumque funt potitae tam in Co.mitatu Regienh, quanque Parmenfi 
aJiiique vocabuiis, icilicet cum jam diclis decem iortibus, cahs, edificiis,' 
maniionibus, terris, cultis & incuitis , campis, vineis, pratis, pafcuis, hi- 
vis, ftalariis, virgarris, ripis , rupinis , arboribus pomiferis & impomiferis, 
aquis, aquarumque decurfibus, leu molendinis, tam in montibus quam in 
planicìebus, omnia & ex omnibus in integrum , & quicquid dici vel nomi- 
nari poteft tìd eandem Corticellam legaliter pertinere debere de noftro jure 
& poteftate funditus concedimus & perdonamus , ut idem Ingelbertus fidelis 
nofter ejufque heredes ac proheredes ab hac die in eternum jure proprietà* 
rio poteftatem habeant eandem Corticellam, ficut fuperius Jegitur, per hoc 
noftrum Imperiale preceptum, tenendi, poffidendi, donandi , vendendi, com- 
mutandi feu prò animabus fuis dijudicandi, vel quicquid voluerint faciendi, 
remota totius perfonae & pubiicae poteftatis inquietudine. Quicumque igitur 
temerator hoc noftrae donationis feu traditionis Imperiale Preceptum acquan- 
do infringere temptaverit, fciat le compofiturum auri obrizi libras XXX. 
medieratem Palatio noftro, & medietatem fepe diclo Ingelberto Vicecomiti 
ejufque heredibus ac proheredibus, aut cui eafdem res ordinaverint poflìden- 
das. Et ut ab omnibus verius credatur, diligentiufque per omnia tempora 
obfervetur, manu propria fubter confìrmavimus & de anulo noftro juflimus 
infigniri . 

Signum Domni Lantberti Sereninomi Imperatoris Augufti (i>. 

Heimericus Notarius ad vicem Heibunci Archicanceliarii recognovi & 
fubfcripfì . 

Z.OCUS Sigilli cerei deperditi. 

Data Anno Incarnationìs Domini Anno DCGCXCV. Domini quoque 
iantberti piiflìmi Imperatoris V. VilL Idus Decembris Indi&ione XUI. \z) 

Aóìum Regiae Civitatis in Dei nomine feliciter. Amen. 

UH. 

IN nomine domini noftri Jhefu Crifti . Lambertus divina ordinantes prò- 
videncia Imperator aguftus anni imperli ejus quinto die fecundo menfe 
jnar* indizione prima (3) . Commutano bone fidei nofcitur effe contracìum 

ut 



(1) Il Muratori ha pubblicato il Mo- 1' Imp. Lamberto di lui figlio e fuccef- 
nogramma ufato qui da Lamberto, e of Tore usò talvolta di un' altra epoca, pren- 
ferva , eh' eflb è diverfo da quello di un dendola non dalla fua coronazione, ma 
altro diploma; ma che ciò non dee re- dalla morte dei padre. Così £1 fa in que- 
car maraviglia , sì perchè poteva Lamber- fta carta ; ed effa , fé non vi è corio er- 
to aver diverfi monogrammi, sì perchè rore , ci moftra, che Guido era niorto 
potè cambiarlo dopo la morte del padre . prima de' 2, di Marzo dell' anno 894., 

(2; Nel Settembre di queft' anno do- poiché in que(k> giorno dell' anno 89*. 

vea effere cominciata 1' indizione XIV. era già cominciato il quinto anno di 

Ma non mancano altre carte , in cui ve- Lamberto . Ed efta ancora ci moftra , che 

defi continuata I' Indizione fino al com- Lamberto era allora riconofeiuto come 

pier dell' anno. Sovrano in quefta parte d' Italia. 

(3; Dopo la morte dell' Imp. Guido, 



71 
ut vicem empcionis detineat firmitatem eodcmquc, nexu oblicant contraentes. 
PJacuit itaque & bona convenit voluntate intcr ardegifus archiprtsbirer & 
prepolìtus canonice far£le Marie de civitate regio nec non & inter framfit 
rìiio quondam gandulfi, ut in dei nomine debeant dare, ficut & ad prelcnti 
dederunt viciffim in commotacionis caufa. Imprinv's dedit afque tradavit 
iam diclo ardegifus prepolìtus eidem framfit terram iuris prefata canonica pe- 
eie fepte qui funt in rivalta qui pertinet de ecclefia fan&i ambrofì de rivai- 
ta & fanéh pelegrini . Eft prima pecia in pulianello &c. Eft finis de alio la- 
to farcii pelegrini & lar£ti fttpfani &c. Secunda peciola de terra qui eft 
ad e Giuntola &c. Eft finis de alio lato fluvius motelena &c. Quarta pecia in 
rivalta &c. Eft finis de uno lato fluvio motelena &c. capo uno via publica, 
alio capo fanóni bened'£li ecc. Quidem & ad vicem per nominatas res acce- 
pi epo qui fupra ardegifus prepofitus ad pars prefata canonica terra iuris ip- 
fius framfit cmnes rcs illes quit quit ipfe framfit abere vifus erat in laodola 
prope burciano. Quidem & ut ordo Jtgis depofeit accefferunt ibi fuper ipfes 
rebus ad previdendum , ideft teopertus & gampertus presbiteri feo ildegarius 
diaconus miffi ipfius prepofiti una fimul cum bonos homines deo timentcs 
extimatores, ideft rumualdo & mauro fcavinis, andrea Se avo de civitate re- 
gio, quibus omnibus comparuit, & extimaverunt ut ampliata et meliorata 
caufa iulciperet iam dicSlo ardegifus prepofitus ad pars predi&a canonica quam 
dedifet , & legibus commotacio ita fieri poteret. Pena vero &c. Aóhim in 
rivalta ftliciter. 

Signum manus Framfit, qui hanc commotacione fieri rogavit. 

Ego Teoperto presbiter miffus manu mea fubfcripfì . 

Ego Gamperto presbiter miffus manu mea fubfcripfì . 

Ego Rumualdo Scavino qui fuper ipfas res acceffi & extimavi manu 
mea fubfcripfì. 

Ego Mauro fcavino qui fuper ipfes res acceffi & extimavi manu mea 
fubfcripfì . 

Signum man. andrei & avoni qui fuper ipfes res accefferunt & extima- 
verunt ut fupra & teftis. 

Sign. manus pelegrini de pulianello teftis. 

Sigrum manus Imenaldi de Silvariano teftis . 

Signum manuum teotefredi & aofareni ex genere francorum teftes. 

Scripfi ego Johannes notarius & fcavino poft tradita compievi & dedi* 

LIV. 

8p8, 

IN nomine Sanóìae & IndividuaeTrinitatis. Landbertus divina favente eie» 
mentia Imperator Auguftus . Dum locis divino cultui mancipatis ob di- 
vine fervitutis amorem opem congruam ferimus, & Regum morem decenter 
implemus, & apud Deum profuturum nobis non diffidimus. Igitur omnium 
fidelium Sarcìae Dei AEcclefiae, roftrorumque prelentium fcilicet ac futu- 
rorum noverit induftria , qualiter intervenni Amolonis venerabilis Epifcopi 
noftri Archicancellarii fuggeflit noftrae Celfitudini Gamenuifus far òhe Muti- 
nenfis Eccleliae Epifcopus, quatenus noftrae au&oritatis Precepto confirmare- 
mus curcla munimina atque poffefTiones jufte & legaliter ad eandem Eccle- 
fiam pertinentes. Cujus precibus aiTenfum prebentes omnia Monafteria, Xe- 
aodochia, Ecclefias Baptismaies cum omnibus fuis pertinentiis ad fupraferiptam 

Ec- 



Ecclcfiam ftabilimus perpetuo robore eam recipienres fub noftrae tuirioms 
mundburgo. Addimus etiam vobis terram illam in loco Gandaceto que Prede- 
ceflores noftri donaverunt . Concedimus etiam ut juxta morem aliarum Ec- 
defiarum res prediótae AEcclelìae per idoneos homines & veraces omni tem- 
pore inquirantur & ad pleniflìmam ufque deducantur juftitiam, nec non etiam 
condonamus eidem Ecciefiae, ut deinceps Servi aut Cartulari ad eandem Ec- 
clefiam jufte pertinentts nullum cenfum publicae parti perfolvant , fed Jiceat 
eis quieto ordine .vivere, & ipfi fuae Ecciefiae defervire, nullufque Comes 
aut Judex publicus, vel quisjibet Reipublicae Procurator ad cauias judiciario 
more audiendas in Monafteriis, Xenodochiis, aut Ecclefiis Bvptisrnalibus re- 
fideat, & homines tam Clericos quam & Laicos, Vilias & Agros, leu re- 
liquas pofTeffiones , quas moderno tempore in diverfìs Jocis aut territoriis 
noftrae poteftatis jufte & legaiiter quieto ordine pars ipfius Ecciefiae tenttad 
freda vel tributa exigenda, aut manfìones aut paratas faciendas, aut fidejuf- 
fores tollendos , aut homines ipfius Ecciefiae tam ingenuas quam etiam ler- 
vos fuper terram ipfius commanentes diftringendos , pignerandos, nec in ho- 
ftem ducendos, nec ire cogendos 5 nec ullas redibitiones, aut iliicitss oceano- 
nes requirendas, quìbus in aliquo eadem Ecclelia fibique fubjeóti aliquod in- 
jufte patiantur incommodum quifquam temerarius exiftat . Sancimus etiam 
praetaxatae Ecciefiae juxta Anteceflorum noftrorum decreta loca, in quibus 
predicala Civitas conftruóh eft, hoc noftrae auclontatìs Praecepto ftabilia ma- 
neant cum Cancellariis, quos prifea conluetudine prefata Ecciefia de Clericis 
fui ordinis ad fcribenaos fuae poteftatis libeiios & fiothecarios habuit : vias 
quoque, pontes, portas, & quicquid antiquo ,jure eidem Civitati ac Curato- 
ribus Reipublicae fòivtbatur, ìdfìH ubicumque vias, pontes , portas in fua ter- 
ra habuent , .noftra vice liberam capiendi debitum ex eis cenfum habeat po- 
teftatem; & liceat ei forTata cavare, molendina conftrutre, portas erigere, & 
fuper duo milliaria in circuita Eccleuae Civitatis circumquaque firmare ad 
faivandam & muniendani ipfam fanclam Ecclefiam , fuamque conftitutam Ca- 
conicam, & aquam ^perire .& claudere, abfque ulla publica con tradi elione, ut 
fub noftrae tuitionis defenfione idem Preful cum fuis omnibus permanens prso 
nobis omnipotentem Deum valeat exorare. Si vero inter commanentes fir- 
mata fuerint teftimcnia ad res ejufdem Ecciefiae rapiendas, & pars prefatae Ec- 
ciefiae reclamaverit, quod prò hujufmodi caufà juftitiam habere non pofiìt., 
J5 negare hoc, aut facramento purgare voluerint admimftratoribus Ecciefiae 
liceat pugna aut teftibus , Ci tamen voluerint, approbare, ne fub hac occafione 
Ecciefia dampnum incurrat. Si quis autem hanc praeceptionis noftrae auóìo- 
ritatem ttmerarius infringere temptaverit, feiat fé compofiturum auri optimi 
libras XXX. medietatem Palatio noftro, & medietatem fepaediclae Ecciefiae» 
Ut quoque verius credatur, & diligentius ab omnibus obfervetur 9 manu prò* 
pria fubiìgnavimus , noftroque anuio juffimus infigniri . 

Signum -*J* Domni Landberti piifìimi rmperatoris Augufti . 

Andreas Notarius ad vicem Amolonis Archicancellariì recognovi &fub> 
-icripfi . 

Data Anno Incarnationis Domini DCCCXCVUI. Domni quoque Land- 
berti piifìimi Imperatoria VIT. Pridie Kalendas Oclobris, Indizione II. 

A&um Marinco in Dei nomine felicitar AMHN (i). 

LV. 



** 



Ìlj Seguefi qui la prima epoca di Lam- berto prefa dalla fua coronazione • Que- 



] 



7S 

LV. 

S 9 S. 
N nomine D. N. J. C. dei eterni Bercngarius Rcx [i]. Regali fatis con- 
gruit excellentiae , ut petitionibus fervorum Dei iibtnttr aures acconaodet, 
& eorum atfcóìus devote trattando utiliter inltituat: quatenus id agendo & 
eos in divinis cultibus ferventiores reddat, & prò his apud Dominum devo- 
tis eorum precibus aeternam remuntrationtm ptreipiat. Omnium igitur San- 
6he Dei Ecclefìae noftrorumque praeiitntium icilicet ac fufurorum comperiat 
indufìria, eo quod Azzo vencrabilis Sanclac Rcgenfis Ecclefìae Prelul per 
BerthiLm dilecbm conjugem & confortem Regni ncftri noftrae fuggtflìt man- 
iuttudini, ut qualdam ics Eccleiìae fuae, quas quondam beatae me mori ae Si- 
gefredus ejutdem Eccleiìae Pontifex in Canonicorum ibidem Dto Beataeque 
Dei Genitrici i'emperque Virgini Mariae laicloque Michaeli Archangelo 
Dti militantium ufibus quotidianifque vite ftipendns ad utiliorem transferens 
ordir.em divina infpiracionc confliiuìt & poftmocium tam ab ejuidem Ecclefìae 
Pontificibus quamque a bonis hominibus Dtum timentibus eidem Canonicac 
oblata iunt, nos prò Dei Omnipotentis amore animaeque noftrae omniumque 
parentum noftrorum mercede noftra regali plenius ac fìrmius auóìorirate cor- 
roboraremus , quatinus eifdem Dei famulis Jargitionis noftrae fultis praefìdiis 
devocius Dei famulatum exequi , & prò nobis attencius domini mifericordiara 
exorare dele&et . Nos autem tanti Pontificis precibus aflencientes, hujus no- 
ftrae confirmacionis apices fieri juflimus , per quos omnino decernimus, at- 
que ftatuimus , ut ab hinc in futurum omnes res , quae prefatae Kanonicae 
oblatae funt , vel oblatae fuerint, Derhenniter ftabiJitae permaneant ; ecclefìa 
feilìcet Sancii Michaelis Archangeli & Sancii Peregrini iaficìiique Fauftini & 
fanoni Vitalis cum omnibus pertinenciis earum & adjacenciis earum ecclefìa quo- 
que Sancii Ambrofii , & Corticella atque Rivus frigidus cum omnibus pertinentiis 
&adjacentiis earum, & in Gavafa rnaflaricia duo, & de parte Heremberti Comi- 
tis maffaricium unum & in Facnnio Maffaritium unum (*J, quod re&um fuit 
per Trafevertum una cum ipfa familia ejusque nepotibus , & omnes res al- 
tee de Dominico presbytero , cafas quoque Alberici .& Aloaldi de Pinefo 
cum pertinentiis fuis, Maffaricia quoque Ermenfredi Presbyteri , atque res 
Geminiamo Sacerdotis quas in Regio vel in Sableta habere vifus fuit, nec 

non oc res, quas Rumualdus presbyter tenuit, & vinea 

in prato Pauli , feu maffaritium unum in Maxentiatico cum famulis & famu- 
li. I. K la- 



^■*» 



fio diploma fu fpedito pochi giorni pri- vendetta della morte del padre fuo per 
ma della morte di etto , che trovando/i ordine di Lamberto ^decapitato ( Murar* 
preffo la Villa di Marengo qui nominata, Ann. d* Lai. an. 898. ) 
al principio di Ottobre finì di vivere, o Ci) Dopo la morte dell' Imperate 
perchè, come allora fi ditte ♦ nell* atto Lamberto, il Re Berengario, il cui par- 
ri' infeguire alla caccia una fiera cadette tito era ftato per più anni quafi intera- 
da cavallo , o perchè , come pofeia fu da mente abbattuto , videfi fenza competito- 
alcuni affermato , fotte uccifo da Ugo fi- ri , e fu riconofeiuto concordeaaente Re 
gliuol di Manfredo Conte di Milano, in d' Italia. 



74 . 

labus in praedi£ta Kanonica defervientibus, & curticcllam unam in villa , quarti 
Rodfredus Epifcopus ejufdem Kanonicis habere conceffit, cum domo, coltile, 
& maffaritiis ad cam pertinentibus, feu & Ecclefiam Sancii Lsurenm quam 
jam fatus Azzo venerabilis Epifcopus predictis Kanonicis conccflif , cum om- 
nibus pcrtinentiis & adjacentiis fuis in integrum . Infuper & Corticellam 
Perinianum , quam praenominatus Azzo Preful de proprio pretio comparavit, 
& ipfìs Kanonicis ad cofidianum vióìum habere diipofuit , hec & omnia fé- 

pe nominati Kanonici cum pleniffima integritate atquc poteftati- 

ve poffideant. Et cuncla quaecumque praeteritis aut futuris temporibus in 
eadcm Kanonica a benignis largitoribus suòla fuerint per hanc noftram infU- 
tutionem & confirmationem & inviolabilem corroborationem (labilità & 
fixa permaneant, ut nullus ejufdem Scdis Praeful , ve! aliqua Reipublicae no- 
flrae Poteftas ullo unquam in tempore de praefata Canonica rebusque ad eam 
pertinentibus aìienationem , commutationem , aut precariam aut libellariam, 
aut emphireufìm, aut aliquam fìrmitatem alicui absque eorundem Canonico- 
rum voluntate ac libera petitione facere pratfumat. Quod fi quis unquara 
ullo in tempore praeiibatae Sedis Epifcopus contra hanc noftram confirmatio- 
nem infurgere temptaverit, aut aliquam violentiamo praetaxatis Kanonicis fa- 
cere quefierit, noverit fé compofiturum quingentas libras auri obrizi , medie- 
tatem Palatio noftro & medietaUm ipfi Kanonicae & in cadem militanti- 
bus . Et ut haec noftrae confirmationis aucloritas ab omnibus verius credatur, 
diligcntiufque obfervetur, manu propria fubter eam confirmavimus , & anuli 
noftri impresone inOgniri juffimus . 

Signum *$* Domni Bcrengarii Sereniflimi Regis, 
Petrus Cancellarius juffu Regio recognovi. 

Data VIH. Idus Novembris anno Incarnationis Domini DCCCXCVIH. 
anno vero Regni domni Berengarii Sereniffimi Regis XI. Ind. I. 

Aéìum Papiae Palatio Regio in Dei nomine felicitcr . Amen. 
(*) Qu e fl° diploma fu confermato dal mede/imo Berengario /' anntr 907. 
ma in eflo dopo il fegno qui appcjlo pro/iegue diverj 'amente , come qui /otto , 

et terra cum vinea prope montem gammoni ;, qui Corte duci vocitatur, 
& corticcllas quattuor in montanis , & hec funt nomina earum y villa, Tea- 
no, maffa, ck pìriniano , feu & maffaricium unum in maxenciatico cum fa- 
mulis & famulabus, verum etiam iortes duss in argene prcpe corte qui no- 
va dicitur, que Bertoldus comes in ipla Kanonica in commutacione dedit, 
feu & ecclefiam fan£fci laurencii, quam azzo venerabilis epifcopus prediclis 
Kanonicis conceffìt cum omnibus pertinenciìs fuis . Campum etiam unum In- 
ter Mandria & mandriola coniacentem , qui centum iuges nominatur . Infu- 
per etiam & omnibus manfìs & omnibus rebus feu familiis utriufque fexus, 
quas bonos & Deum timentes ipfis Kanonicis ad cótidianum viélum habere 
difpofuerunt homines. Hec omnia fcpe nominati Kanonici cum pleniffima 
largitate pofììdeant, & cuncla quecumque preteritis aut futuris temporibus in 
eadem Kanonica a benignis largitoribus auóla fuerint per hanc noftram infti- 
tucionem & confirmationem ac inviolabilem corroboracionem Inabilita & fixa 
permaneant, ut nullus Ecclcfie preful eiufdem fedis vel aliqua reipublice noftre 
poteftatis ullo umquam in tempore rie prefata Kanonica rebufque feo preca- 
riis vel libel'ariis aliquam violenci;<m vel diminoracionem facere prefumat. 
Si quis contra hanc noftram confirmacicnem infurgere temptaverit aut ali- 
quam violenciam pretaxatis Kanonicis facere quefierit, noverit fé cempofitu* 

rum 



75 
rum quingenfas libras auri obrizi medietatem palacio noftro & mcdietatcm 
ìpd Kanonice & in cadcm militantibus . Et ut hec noftre confirmacionis au- 
f&oritas ab omnibus verius credatur, diligenciufque obfcrvetur, manu propria 
iubter cam confìrmavimus , & anuli nolìri impreflione iniìgniri iuffimus. 

Signum domni Bercngarii iereniffìmi Regis . 

Petrus Cancellarius juffu regis rccognovi . 

Dat. Vili. Idus Novembris Domni Bercngarii Sereniflimi Rcgis XX. 
Indizione X'. 

A cium Papiac Palatio Regio in dei nomine felieiter. Amen. 

Sigillum cereum Bereng. 

INI. 

IN Nomine Domini noflri Jefu Criniti Dei aeterni. Berengarius divina 
favente ckmentia Rex . Dum locis divino cultui mancipatis ob divinac 
fervitutis amorem opem congruam ferimus, & Regum morem decenter im- 
pltmus , & apud Deum profuturum nobis non diffidimus. Igitur omnium fì- 
dcjium Sanclae Dei Ecclefiae noftrorumque prefentium feilieet & fururorum 
noverit induftria, quaJitcr intervenni Petri Reverentiffiini Epifcopi & Ar- 
chicanccllarii noftri adiit celfitudinem noftram Gamenulfus San&ae Mutinen- 
fìs Ecclefiae Epifcopus, quatenus noftrae au£t.oritatis preceptum confìrmare- 
mus cuncla monimina atque pofTefTiones jufte & legaliter ad eandem Eccle- 
fìam pertinentes, cujus precibus afTenfum prebentes Capeilas, Monafteria, Xe- 
nedochia Ecclefìas Baptifmales & omnibus fuis pertinentiis ad fupraferiptam 
Ecclefìam ftabilimus perpetuo robore eam recipientts fub noftro tuitionis 
mundburdo. Concedimus ctiam ut juxta morem aliarum res predi&ae Ecclefiae 
per idoneos hemines & veraces omni tempore inquirantur, & ad pleniffimam 
ufque deducantur juflitiam • Nec non etiam condonamus eidem Ecclefiae , ut 
deinceps fervi aut cartolati ad eandem Ecclefìam jufte pertinentes nullum 
cenfum publicc parti perfolvant, fed Jìceat eis quieto ordine vivere, & ìpfi 
fuac Ecclefiae defervire* nullufque Comes aut Judex publicus vel quislibet 
Reipubiicae procurator ad caufas juditiario more audiendas in monafteriis Xc« 
nedochiis, aut Ecclefiis Baptifmalibus refideat , & honiines tam clericos , vii» 
Jas, & agrcs, feu reliquas poffefiiones quas moderno tempore in divcrfis lo- 
cis aut tcrritoriis noftrae poteflatis jufte & legaliter quieto ordine pars ipfìus 
Ecclefiae pofTedit vel iene* ad freda feu tributa exipenda aut manfiones & 
paratas facicndas , neque fidejuflbres tollendos homincfque ipfìus Ecclefiae tam 
ingenuos quam & fervos fuper terram ipfìus commorantes diftringendes pi- 
gnerandos nec in hoftem ducendes, vel ire cogendos, vel ullas redibitiones, 
aut illicitas occafiones requirendas quìbus in aliquo eadem Ecclefia^ fibiquc 
fubjecti aliquod injufte patiantur incommodum, quifquam temerarius exiftat. 
Jubemus etiam atque omnimodo contradicimus, ut nullus quislibet ex omni- 
bus pertinentiis fupradi£tàc .Ecclefiae ullam retinentiam facere prefumat, neque 
per ìngenia ad^uifita aut confcriptiones & emphyreucarios a prefulis prefatae 
Ecclefiae injufte confcriptas retinere inde quippiam vel modicum prtfumat , 
fed prò Dei reverentia abfque ulla contradicìione pars oc poteftas ejufdcm 
fua recipiat jura . Sancimus etiam pretaxatae Ecclefiae juxta Anteceffcrum no- 
ftrorum decreta loca, in quibus prediéh Civitas conflrucìa cft, ita noftrae 
au&oritatis Precepto ftabilia mancant cum Cancellariis, quos prifea confuetu- 

K a di- 



76 
dine prefata Ecclcfia de Glericìs fui ordinis adfcribendos fue poteftatis Hbel- 
los & fìorhecarìos habeat. Vias quoque pontes portas & quicquid antiquo ju* 
te ei Civitati a Procuratoribus Keipublicae perfolvtbatur , ideft ubicunque 
vias portas pontes in iua terra habuerif, noftra vice pars pretaxatae Ecclefiae 
liberam capiendi debitum ex eis cenfum habeat poteftatem, & Jkeat ei fof- 
fata cavare molendina conftruere portas erigere & fuper unum milliarium in 
circuitu Ecclefiae Civitatis circumquaque firmare ad faìvandam & munien- 
dam ipfam fanctam Ecclefiam fuamque conftitutam Canonicam, & aquana 
aperire & claudere abique ulla publica contradicìione, ut iub noftrae tuitioms 
defenfìone idem Preful curri iuis omnibus permanenter prò nobis omnipoten- 
tem Deum valear exorare. Si vero inter commanentes firmata fuerint tefti- 
monia ad res ejufdem Ecclellae rapiendas , & pars prefatae Ecclefiae reclama- 
verit, quod prò hujufmodi caufa juflitiam habtre non pofiit, fi negare hoc 
aut facramento purgare nciuerint, adminiftratoribus Ecclefiae liceat pugna aut 
teftibus, fi tamen voluerint per pugn;;m approbare,, ne sub hac oceafìone Ec- 
clefia damnum incurrat . Si quis autem hoc nortrae prece ptioni s au&c ri tate m 
temerarius infringere temtaverit, feiat fé compofiturum auri optimi libra» 
triginta,*medietatem Camerae noftrae, & medietatem fupradi£ìae Ecc ! tfiae. 
Et ut hoc verius credatur diligentiufque ab omnibus obfervetur, manu pro- 
pria firmavimus, &. anuli noftri impresone fubter jummus infigniri. 

Signum +fr Domni Berengarii Gloricfiflìmi Regis . 

Vitaiis Cancellarius ad vicem Petri Epifcopi & Archicancellarii reco- 
gnovi, & fubfcripfi. 

Data VII. Id. Decembris anno Incarnationis Domini nofrrì Jefu f fin- 
iti DCCCLX XXXVI IL Anno vero Regni Domni Berengarii Gioriofifììmi 
Regis XT. per Indìcì'onem IL 

A cium Bononie Civitatis in Dei nomine feliciter. Amen ... 

Ai», V J. A» 

IN" nomine domini nortri Jbefu Chriftì regnante domino Berengarius rtx 
anno regni ejus in dei nomane tercio decimo menle gè .... (i) ... . 
Indicìione f-cunda , domino fanótifiìmo et cum cmni veneracione nominan- 
do Ecclefia Beati farcii ....... foris caput Epifcopato lanche Regienfls 

Ecclefie ubi nunc prefenti tempore domnus Petrus ven efe vi- 

detur. Igitur ego in dei nomine Adelmanno fcavinus rmntuanenfe, qui abi- 
tare vifufum in villa que dicitur Burnega, ofertor fanéìorum prefens pre- 
fentibus dixi. Quecumque divinis iacris fancìis conferuntur al. ....... 

bus fine dubio ad mcrcedem & remtdium anime & Gaipergi conjungi 

mei & pa^ntum nofrrorum largendi * . . . . . quam magna ob- 

latio ofTerendi quem divinitas preftitit pofidendum . Ideo volo & pre- 

fen orrs conferò poflidendum in {upraferipta ecclefia Sancii 

Profperi confo fTi.ris hoc eft in integrum (une iilis quas habere 

vifo fum in Infoia fubiara ubi dicitur Turriceila abente ibi capella que . . . 
. . eia in honorem dei Genitricis Marie fimul cum cads edificiis cir- 
cuir! 



> . . »- 



(i) E' corfo error? nel frenar l'arno anno E99. non poteva eUere cominciato 
à\ Berengario, perchè nel Gennajo dell' che al più Tanno XII. 



77 
cum circa eidem Ecclefia confiftentibus forte una mafaricia ibi- 
dem pertinente que regitur per Pctrone presbit. ut dióì:um eft predica Ec- 
clefia cum omnia ibidem ente & fupraferipta iòrte cum cafìs vcl 

aliis tccloiis cuitis ortos areis vineis campis pratis pafeuis iìlvis faleclis . „ 

& omnia cetcra terrcturia mihi in eafdem locas pertinente quod 

fi ipfìs rebus ad jufta letima menfura onata caufa circa eadem Ec- 
clefia jugias tres , & ilio alio loco qui Petrone Presbit. return eft abet ad 
fupralcnpta legi per rationatum iugias tredecim & fi in eaf- 
dem locas mihi Adelmanno Scavinus ampiius perfine fuerit 

fub acoftertionc fubjacead. Que autem fuper diclis cafs & rebus in iam di- 
ciò loco limul cum dicla EccJefia ejufdtm Sancle Marij onore confimela una 

cum pale & earum ingrtfforas cum aquis pifeariis ficuti in 

jure meo debetur & pertinet cum orimi merito & termino fuo & omnia fu- 
per ipfs rebus adfLnte prelenti die & hora volo & ofero donatum oc ofer- 
tum que in perpetuum effe volo in fupraferipto farclum ac venerabile locam, 
ut per remedium anime mec & Gaipergi cenjugi mea feu & prolis noftris 

et reliquis parentum noftrorum iure abendi tenendi feo pnffiden- 

di, et faciant exinde tam ipfe prefens Pontifex quamquem fuis fu cce fiori bus 
ad uti'itatem iplms Ecclelìe Sancii Profperi ConfefToris iufta canonicam ra- 
tionem et ut lex diólat auóWitas quomodo aut qualiter eorum melius per 
vifum fuerit ex mea pleniflìma largietate; et fi forfìtans oc quod nequaquara 
fieri credo quod vel unquam de meis heredibus aut proheredibus furrtxtrint 
de hanc ofertione inrumpere voluennt aut de hec cot in ea legitur intende- 
re aut minuare quefierint, et manifeftum fuerit, tunc componat a parte jara 
dicla Ecclefia fancli Profperi pene nomine fupraferipti caiìs et rebus omnia 

in du mihi umquam liceat nolle cot fem-el volui fed cod a me 

femei faclum vel conferì ptum eft inviolabiliter confervari premitto quam 
enim pagina oferfionis ec. aftò Infoia fubjara feliciter (i) . 

Signum Adelmannì Scavini in anc ofercione a me facla manu mea fub* 
fcripfi . 

Signum manibus Lampaldi qui et Azo vecatus vaffallo ipfis Pontifici 
rette. 

Signum manibus Alboini vafallo ejufdem Pontificis tefte. 

Signum manibus Petroni de Subzara teftis. 

*ft Od<^:bcrtus rogatus teftis fubcripfì . 

E.-> Andreas notanus rogatus teftis fubfcrfpfi Johannes Scavinus roga- 
tus teftis r ub(cr;p r i . 

VVerimbaldus in hac cartula rogatus fufcripfi • Ego Lupus notarius fcripfì 
et poftradita compievi * 



Lvirr. 



CTI 



(i Nello ifeRo Archivio confermali fo Adelmanno de' beni medefimi , impo- 

anchj l'arto, con cui in feguiro della nendo^'i l'annuo canone di dodici dena* 

donazione fatta da Adelmanno alla Chie- ri d'argento da pagarfi al Vefcovo, o 

fa ri '' >i '1 Vefcovo Pietro o Pe- da porfi full' altare di S. Odiano neli 7 

tronio inveite a titolo di enrlteufi Io ftef- Ifola di Suzzar* . 



7 * .; 

LVIII. 

9 00 ' 

IN nomine domini dei et falvatoris noftri Jhefu Chrifti JBercngarius grada 
dei rcx anno regni ejus deo propicio tcrcio decimo duodecimo Kalendas 

Set Indizione quarta fi) . Sanóhm Matrem regienfem EccJefiam 

hubi nunc domnus Petrus Pontifex effe videtur ego Johannes presbiter filius 
bone memorie Adreverti de loco Camello Olleriano offertor et donator prc- 
fens prefentibus dixi . Quifquis in fanóìis ac venerabiiibus locis ex fuis ali- 
quid contullerit rebus iuxta au£toris vocem in iioc feculo centuplum accipiad f 
ìnfuper et quod melius efl: vitam poffidebii eternam. Ideoque ego qui fupra 
Johannes presbiter dono et offero in eandem San£hm regienfem Ecclefiam a 
prefenti die prò anima mea mercedem ideft cortem unam domui coltilem 
juris mei quam abere vifo fum in comitatu regienfe in loco et fundo mer- 
coriadega cum cafis mafariciis et rebus feu familiis ad ipfam cortem perti- 
nentibus tum fediminas cum edificiis quamque et terris vineis pratis pafeuis 
filvis ftalareis ripis rupinis ac patulibus pifeariis molendinis coltis et incol- 
tis divifis et indiyifis una cum finibus terminibus acceflìonibus et ufibus 

aquarum aquarumque duéìibus cum omni iure adiacencijs et perti- 

neneijs earum rerum per locas & vocabolas ad ipfam cortem pertinenti bus . 
Et abfe.ro mihi qui fupra Johanni presbitero advenit predi&am cortem cum 
cafis mafariciis et rebus feu familiis per preceptum ad domnum Berengarium 

regem , et ,cx omnibus ficut mihi per ipfum advenit preceptum et 

textus ipfms precepti legitur in integrum. Que autem fupraferiptam cortem in 
eodem loco et fundo mercoriadega cum cafis mafariciis et rebus feu familiis 
ad ipfam cortem pertinentibus vel afpicientibus fuperius nominatam una cum 
acceffionibus et ingrefforas earum, feu fuperiorìbus et inferioribus fuis quali- 
ter fuperius legitur & eft . . . . . . enfi in integrum . Ab hac die in cadem 

fancìam matrem regienfem Ecclefiam udixi a prefenti die prò anima mea 
mercedem & remedium dono & offero & per prefentem cartulam oferfionis 
mee hinibi ut fupra confirmo faciendum cxinÓQ pars ipfius fanóne regìenfis 
Ecclefie udixi prò anima mea mercedem proprietario nomine quicquid vo- 
lucrit fine omni mea & heredum meorurn contradicione, ut mihi peccatori 
& parentibus meis proficead ad anime falutem & gsudium fempiternum , Se 

propter honorem mei nec mihi licead ulio tempore nolle quod 

volui, kt quod a me Temei fa&um vel confcriptum eft inviolabiliter ... • 

repromirto cum ftipulacione fubnixa: hanc enim cartulam oferfionis 

me paginam Sichardi notario ....... dedit fcribere rogavit, in qua fub- 

ter confirmans >teftibufque obtulit roborandam . A£lum Cive Ticinum .... 

*$* Ego Johannes presbiter in hac .cartola oferfionis a me facìa manu 
mea fubfcripfio 

*J< Vval- 



***——*-^ a * 



(i) L'Indizione IV. non dovea ce- fegnarfi , dovefTe effe aver principio . 
-cominciarli al piò pretto , che al Set- Certo la carta non può differirli all' an- 
tembre dell' anno 900. Nondimeno il no 901. , in cui non più Berengario , 
Notajo avendo nominale le Calende di ma Lodovico era comunemente ricono- 
Settembre credette per avventura, che fin feiuto Re d'Italia, come vedremo tra 
dal giorno, in cui effe cominciavano a poco. 



79 

♦Jf Vvalpertus iudex domni Regis in hac cartula offcrfionis rogatus fub- 
r * r 

+Jf Aquilinus judcx domni Regis in hac cartula offerfionis rogatus tcftis 

fubfcnpli. . 

4* Fgo Garibertus prepohtus rrgatus lubicripli. 

♦$♦ Ego Garifrcdus Diaconus rogaius fubfcripli. 

*$♦ Ego Siguinus in hac cartula oferfionis rogatus fubfcripfi. 

*Jt Vverimba'dus in hac cartula rogatus iubicnplì. 

♦$+ Ego Lampaldo rogatus fubicripu. 

*j« Ego Frcduifus rogatus fubfcrplì. 

Petrus Notarius in hac cartula offcrfionis rogatus ab 

Johannes Prcsbitcr teftis fubfcripfi. 

Ego qui iupra Sichardus notarius domni Regis fcriptor huju* cartulc 
oferfionis poftraditam compievi oc dedi. 

LIX„ 

goa, 

IN nomine Sanéle & individue Trinitatis. Hludovicus divina favente clc- 
mentia Rex ti). Si nectfliratibus atque uti ìtstibus fidelium noftrorum 
divini cu!tus amore faventes fubvenire curamus, procul dubio frucìum di- 
vini muneris a Domino confequi non dubitamus, imitantes veftigia predecef- 
forum Patrum noftrorum Regum piorum . Quapropter notum efle volumus 
omnibus fancle Dei Ecclefie fidelibus & noftns tam prefentibus quam & fu- 
turis, quia quidam fideles noftri Adelelmus inciitus Comes ftrenuufque 
Confiliaiius nofter nec non & Raterius nofter dih£fcus Comes noftram adeun- 
tes ferenìtatem enixius pcftulaverunt , quatinus cuidam fideli noftro Johan- 
ni Presbitero Cortem quandam noftram , que dicitur Mercoriatico in terri- 
torio Regienfi, que hactenus pertinuit ad eumdtm Comitatum, & ipfe ^ ab 
anteceffonbus noitris per preceptum jufte & legainer obtinuit (a), Nos ite- 
rum eì praecepto au& -ritatis noftre jure proprietario concedere mus & con- 
firmaremus. Quorum precibus affenlum prebentes , hoc ferenìratis noftre Pre- 
ceptum conferita decrevimus, per quod predióìus Presbiter Johannes fuique 
htredes, vel cuicumque dederint eamdem Cortem Mercoriaticum confiften- 
tem , ut jam dicìum cft , in Comitatu Rcgitnii cum omnibus rebus inibì 
pertinentibus vel afpicientibus , tam maniis quam calìs maflaritiis divcr- 



(0 Lodovico figlio dell' Tmperadcre eflere uno de* primi atti del nuovo So- 

Arnoifo mentovato in addietro vefo vrano. 

l'Ottobre dell'anno 900. fcefe in Italia fi) Abbiam veduto, che il Prete Gio- 
per togieme il Regno a Berengario, e vanni avea ricevuta in dono la Corte di 
trovando quello Principe abbattuto dalla Mercoriatico dal Re Berengario, e eh' 
(confìtta ricevuta poco prima dagli Un- egli aveaia denata alla Chiefa di Reg- 
gheri , che in que(V anno corfero furio- gio. E' probabile, benché non ne abbia- 
famente l'Italia, ottenne facilmente di mo Tatto, eh' egli dalla Chiefa fletta la 
edere in una gran Dica tenuta in Pa- ricevette a titolo di enfiteufi ; e che per- 
via licorofeiuto Re Odetto Diploma fé- ciò ad affìcurarne a fé e alla Chiefa il 
gnato in OJona , ceieo»e Corre del tei- pottetto , chiederle al nuovo Re Lodovico 
mono Pavcfe, a' 14. di Ottobre dovett 5 quefta conferma. 



8© 

fifquc terrìtoriis pratis pafcuis yineis campis cultls cV incultis filvis 
arboribus pomifcris & impomiferis , montibus planitiebus ripis rupinis 
aquis aquarumque dccurfibus, portis feu & molendinis , atquc pifcationibus 
& familiis utriulque lexus de noftro jure & dominio in ejus jus & potefta- 
tem modis omnibus jure proprietario, que ab anteceflòribus noftris jufte & 
legaliter obtiauit, nos ei concedimus & confirmamus, ut habeat , tcneat at- 
que pofiìdeat faciatque exinde quicquid ejus decreverit animus . Et voiumus, 
poteftatemque habeat donandi , vendendi , commutandi , feu prò anima judi- 
candi, vel quicquid voluerit facìendi remota tohus poteftaris inquietudine. 
Si quis autem contra hoc noftre Inftitutionis Preceptum in aiìquo violare 
preiumpferit, feiat fé compoiìturum auri optimi libras triginta , medietatem 
Falatio noftro , & medietatem prefato Johanni presbitero fuifque heredibus 
ac proheredibus . Et ut hec noftre preceptionis au&oritas noftris futurifque 
temporibus inconvulfam atque invioiabilem obtineat firmitatem manu propria 
fubter roborantes, anuìi noitri impresone inOgniri juflimus. 

Signum Domini ^ Hludovici glorioiiflìmi Regis. 

Arnulfus Notarius ad vicem Liutuardi Epifcppi reeognovi . 

Locus Sigilli >Ji cerei deperditi. 

Datum Pridie Idus O&obns Anno Incarnationis Dominice DCGCG. 
Indi&ione IV. Anno vero Domini Hiudovia glorioiiflìmi Regis in Italia 
Primo . 

A£bm Olonne feliciter o 

LX. 

poo. 

IN Nomine San£tee & Individuae Trinitatis. Hludovicus divina favente 
clementia Rex . Si in facratis onnipotenti Domino locis a quibushbet 
defolatis recuperationis augmento pio favore largimur, id nobis & ad Regni 
ftabilimentum a^que ad aeternae reaiunerationis aemolumentum credimus 
abfque dubio profuturum . Quapropter omnium fldelium San&ae Dei Eccle- 
fiae noftrorumque praefentium feilieet ac fucurorum noverit induftria, Liu« 
tuardum venerabilem Praeiulem Archicancellarium noftrum , ac Sigefredum 
illuftrem Comitem Palatii , dile£iofque Confìljarios noftros noftrae magnitu- 
dini lignificarle, eo quod prò peccatis obeunfce Azzone piae recordationis 
Regienlè Epifcopo (ij, fan&a mater Ecclefìa ipfìus Sedis cum quibufdam 
fuis praeceptis & cartarum firmitatibus , quarum fcriptionibus res & famiiias 
libi coliatas ha&enus promeruit obtinere, combutta videatur, fkgitantes Se 
poftulantes, ut ad plenitudinis reftaurationem hoc noftrae miferatìonis prae« 
ceptum Petro ejufdem Ecclefiae Epifcopo concedere dignaremuro Quorum 
preci bus libenter adquiefcentes , & quoniam dignum eft , ne res Ecclelìarum 
Dei a quibuslibet depraventur, aut ab earum dizione contra legem auferan- 
tur, decrevìmus ita fieri . Concedentes ìgitur confirmarnus ipfi Sancii Re- 
gìenli Epifcopatui , & perpetualiter habenda noftra largitione in integrum iu- 
re proprietario perdonamus Infulam videlicet quae Sugzara vocatur inter Pa- 
dum & Zara fluvium conftitutam , quae eidem Sanóìo loco a Karolo Impe- 



«*■ 



(i) Veggafi ciò , che intorno alle ir- Vefcovo Azzo abbiam detto nelle Me- 
xuzioni degli Ungheri e alla morte del morie Storiche • 



8i 

ratore avuneulo fcilicet nofìro per pracctptum , mm Tua integritate collata 
dinofcitur, vidclicet cum aliis Infuhs, quac vuJgo Puhcini vocantur, ad ea- 
dem afpicicntibus , omncfqu; alias 1 1 s , qttas uiquc modo de donis Rcgum 
feu rmperaforum Pracdccctiorum noftrorum ceterorumque hominum concef- 
nibllS traditionibus aufcrfionibui prò iuarum remediis animarum , compa- 
rationibus quoque , commutationibus JibciJoium , & quarumeumque JegaJium 
cartarum confcrìptionibus leu fiothecariis vel emrithculì ipie Sanctus locus 
rbtinuit quocumque medo cum domibus oc acdificiis, ecclefiis baptifmali- 
bus, decìmis atque capeliis leu curtibus, manfis eriam veftitis atque ab- 
ientibus, terris vineis, campis, pratis , palcuis, fyivis, inlulis, pifeationi* 
bus, careétis, paludibus, molendinis, aquis aquarumque dccurhbus, arbori- 
bus pomiferis ìk infructuofis , montibus, vallibus, planiciebus , ripis, rupi- 
nis, leu alpibus omnia omnino in integrum, quaecumque dici vel nominati 
poflimt, unde eadem fattela Regienlis Ecclefia invefhta fuifle dinofcitur quo- 
cumque ordine vel qualibct legitima au&oritate • veruni etiam & res illas , 
qur.s Johannes presbyter per cartulam offerfionis eidem Sancvfcae Ecclefiae ob- 
tuiit, & deinceps poflìdenda in Villa Mercuriatica idem donavit ^ qustinus 
idem Petrus venerabilis Praefui, ejufquc fuccefforcs haec omnia ad utiiitatem 
fui Epifcopii abfque alicujus impedimento & contradiòìionis moleitia per- 
petuajiter vaicant poilìdere . Concedimus igitur per hoc noftrae pietatis prac- 
ceptum eidem Petro Pontifici licentiam circumdandi jam dióìam Ecclelìam 
fuam per girum fuae poteftatis, ficut ipfe melius viderit, excelfa munitione 
undique ad perpetuam Ecclefiae fuae dcfenfioncm , ita quidem , ut in eundo 
neque in redeundo quifquam praedo vel inimicus quoquomodo va eat noce- 
re, aut quamlibet confroverfiam facere, neque ingredi praefumat aliquis il- 
luc cujufcumque fuerit poteftatis perfona, nifi per licentiam Pontifici* vel 
miniftrorum ipfius Sanéfee Ecclefiae. Infuper etiam & largimur cidem revc- 
rentiflìmo Epifcopo tranfmutationes platearum & viarum ad utiiitatem ipfius 
Ecclefiae infra praedicìam Urbem Re^ienfem , & ubicumque ipfe praefatus 
Antiftes Petrus ac pofteri lui utile, & congruum praeviderint five infra ur- 
bem five extra urbem facere, abfque ullius refragatione vel contradióHone 
noftra , pleniffima in perpetuum Ecclefiae Regienfi conceffa largitate , aliwfque 
ad utiiitatem populi viarum tramitts praeparsre. De rebus autem aliiique 
poffeffionibus tam mobilibus , quam inmobilibus jam diéìae Regienlis Eccle- 
fiae conflituimus, ut nullus in Regno roftro conliftcns tenere audeat rem ali- 
quam ex ipfis prò qualibet infcriptionis pagina, neque per libellum aut 
cmfitheofin vel fiothecariam per quorundam Pontificum praedeceflbrum hu- 
jus Petri Praefub's conftifutiones injuftas, quas noftra regali potentia radici- 
tus disrumpere, & fine cujufdam roboris vigore fancimus , quia talibus acìis 
ian£ta Dei Ecclefia frequenter patitur maximas inopias, idcoque jubemus, ut 
abfque praefati Petri dilecìi noftri & fancìae Regienfis Ecclefiae PraefuJis 
cjufque fuccefTcrum confenfu nemo aliquas res fuae Ecclefiae tollere veJ te* 
nere praefumat, & fi quandoquidem de rebus aut famiiiis ipfius Sar£tae Se- 
dis fuerit orta contentio , quam ipfius Ecclefiae Vicarius Petrus Epifcopus 
aut ejus fuccefTores in fui praefentia convenienter nequeant definire, ftaiui- 
mus , ut cujuslibet potevate nullatenus finiatur, nifi in palatio noftr© ccram 
noftris judicibus palatinis . Concedimus denique prò ampliore ftabilimento 
Ecclefiae eidem Petro Epifcopo dikclifiìmo nobis fuifque fucceflbribus advo* 
oatos quofeumque aut quales elegerìnt tsm de fuis quamque de alicnis li- 
Tom. I. L be- 



Si 

beris hominibus, qui ejufdcm Epifcopii rerum utilitates exerceant abfque cu- 
jufpiam hominis contradi6Hone vel moleftia* ita ut ab omni re publicac 
fun&ionis fint abfoluti. Nil ab eis quifquam publicus minifter exigere prae- 
fumat, ut fecurius ac diJigentius caufàs ìpfms Ecclcfiae perficcre poffint. Sta- 
bilimus edam, ut de omnibus rebus feu familiis, <juae haclenus qualibet oc- 
cafione vel quocumque modo ex dicione ipfius Epifcopii aut iftius Reveren- 
di Petri Epifcopi potevate fubtractae fuiffe nofeuntur, ficut de noftris domi- 
nicatis rebus, per circum maneotes homincs inquifitio fiat, ut omnes res 
ipfius Sedis in iftius Petri Epifcopi ejufque fuccefforum redeant poteftatem 
quatcnus rei veritas patefaóla perhenniter valeat fuum obtinere vigorem . 
Praecipientes quoque jubemus, ut nullus judiciariae poteftatis Dux , Mar- 
chio, Comes, Vicecomes, Sculdaflìus , loco pofitus, aut quisHbet publicus 
ex'ò&or, neque aliqua perfona uniufcujufque ordinis aut dignitatis parva vel 
magna in rebus ipfius Ecclefiae placitum tenere , neque in domibus ejus aut 
eiericorum fuorum aliquod manfionaticum poteftative tollere, neque homines 
ejus cujufcumque ordinis clericos, vel iaicos, iiberos, commenditos, libclla- 
rios, ac cartuìatos , vel fuper terram ipfius refidentes, neque fervos vel an- 
cillas aut aldiones utriufque fexus ad placitum ducere, nec pignorare, aut 
moleftare vel flagellare praefumat, neque de rebus ipfms Ecclefiae aliquod te- 
Joneum vel ripaticum aut quamlibct publicam fur&ionem a minìftns ejuf- 
d(m Petri Epifcopi aut fuccefforum iplius exigere temptet, fed liceat eidem 
Epifcopo fuifque fuccefToribus cum omnibus rebus & familiis fuis omni tem- 
pore fub tuitionis noftrae munimine quiete & pacifice remota totius pote- 
ftatis inquietudine permanere, ac prò nobis noftrique Regni ftatu cum di- 
verto fuo clericali ordine Domini Omnipotentis mìfericordiam jugiter depre- 
cari . Si quis autem temerarius contra hoc noftrae confirmarionis , conce/fio- 
nis, ac tuitionis praecepfum quandoque infurgere temptaverit, & quae fupe- 
rius (cripta funt per omnia non obfervaverit , feiat fé compofiturum auri 
optimi libras C. medietatem palatio noftro, & medietatem jam fato Petro 
Pontifici ejufque fuccefToribus vel miniftris. Et ut ab omr.ibus verìus creda- 
tur, ac diligentius obfervetur manu propria fubter roborantes anuli noftri 
impreffione infìgniri juffìmus. 

Signum Domni Hludovici Gloriofifs. Regis. 

Arnulfus Notarius ad vicem Liutuardi Epifcopi & Archicancellarii re* 
cognovi . 

Oatum pridie Kal. Novembris anno Incarnationis Dominicae DCCCC f 
Indici. UH. anno vero Domni Hludovici gtoriofiflimi Regis in Italia I. 
Acìum Placentiae in Dei nomine. Amen. 

Lxr. 

902. 

IN Nomine Sanclae & IndividuaeTrinitatis. Hludovicus divina favente cle- 
mentia Imperator Auguftus. Omnium fidelium noftrorum prefentium 
feilieet & futurorum comperiat induftria , quoniam Liutfredus inclytus Co- 
mes, & Atlulfus Comes noftri dilecìifiìmi fideks noftram adtuntes excel- 
lentiara , enixius poftulaverunt , quatinus cuidam fideli noftro nomine Ri' 
chardo VafTo Bertaldi quandam Braidam unam de Mafla ha&enus pertinen- 
te de Comitatu Regienfe, & Pratum Modium unum inter Rivum , qui di- 
citur Gruftula Vetus & Vico Rolefa & in Regia Civitate petias tres de 

ter- 



«3 
terra pertinentes de codem Comitatu per Praeceptum noftrae aucìoritatis ju- 
rc proprietario concederemus . Quorum precibus aflenfum prebentes, hoc Se- 
reritatis & cxcellentiae nofìrae Praeceptum fieri decrevimuj, per quod prae- 
diclus fìdelis nofkr Richardus Braidam eandem fuperius jam dicìam , & Pra« 
tum live tres petitias ( fìc ) de terra curri omnibus pertinentiis , & adja- 
centiis eaium ju(te <S: legaiiter ibidtm pertinentibus , futuris quoque tem- 
poribus ablque ullius conttadicìione tam ipfc quam lui heredes pcrpetualiter 
poflidcant; Jiberam quoque & firmiftmam in omnibus habeant poteftatem 
donandi , ordinandi, commutandi , vend<.*ndi , feu quovis titulo infcriptionis 
alieoandl remota totius publicac Poteftatis inquietudine. Si quis vero contra 
hoc noftrae inftitutionis Praeceptum in aliquo violare aut inrumpere tempta- 
verit, feiat fc compofiturum auri optimi jibras XXX., medietatem Palatio 
nofìro , & medietattm praefato Ricnardo fuifque heredibus. Et ut verius 
credatur, ac diligenti u$ ab omnibus obfervetur, manu propria fubter robo- 
rantes anuli noftri inpreflione infigniri juffimus . 

Si^num Domni H u dovici gloriofì Imperatoris AugufH . 

Pars S'gilli *Jf cerei fuper/ìitis. 

Arnulfus Notarius ad vicem Liutoardi Epifcopi recognovi & fub- 
fcripfì . 

Datum IL Idus Februarii Annis Domini DGGCCII. Indicatone V. An- 
no Primo Imperante Domno Hiudovico in Italia. 

Acìum Papié feliciter. Amen (x). 

LXII. 

002. 

IN Nomine Omnipotentis Dei aeterni. Berengarius divina ordinante eie- 
mentia Rex . Si Sacerdotum Dei juftis petitionìbus aures noflrae Sereni- 
tatis accommodamus, libenter credimus profeclo ad aettrnam nobis proficere 
beatitudinem . Quapropter omnium fideiium Sancìae Dei Ecciefiae noftrif- 
que praefentibus icilicet & futuris noverit follertia, Petrum egrtgium Prae- 
lulem Sancìae Regienfis Eccleiìae noftrum fidelifiìmum humiliter noltram 
adiifle clementiam, petens quandam fuam Cortem, quie Ripa Alta vocita- 
tur , jam olim pertinentem de Regienfe Comitatu, quam Lambertus nofter 
anteceflor cuidam Ingeiberti per Praeccpti paginam contulit, quam etiam pò- 
ftea praedicìus Epifcopus ab heredibus ipfius per comparationis & confirma- 
tionis Cartolam acquifìvit, ut per hoc noftrum confirmaremus Praeceptum. 
Cujus dignam ratamque arbitrantes petitionem jufiìmus ei hoc noflrum fieri 
Pragmaticon , per quod fuprataxatam Cortem cum omnibus adjacenriis & 
perti.ientiis Ibis, fervis & ancillis , mobilibus & immobihbus, quae dici 
aut nominari poffunt, praelibato Petro Epifccpo concedimus , & omnimodis 
jure proprietario confirmamus, ad habendum , tenendum, poffidenc'um , vel 
quicqaid fibi placuerit in omnibus faciendum , remota totius poteiKtis in- 

L l quie- 



fi) Lodovico dopo eflere fiato elet- raccoglie , che la coronazione di effo era 

to Re d' Italia pafsò a Roma T anno feguita dopo 1 12. di Febb ajo del detto 

901., e ivi ottenne ancora la corona anno, poiché in quefto g : orno dell'anno 

Imperiale . OfTerva il Muratori ( Ann. feguente , correva ancora il primo anno 

d 1 hai. sn. 902. ) che da quello diploma del fuo Impero» 



84 

quietudine vel mìnoratione , poteftatemque habcat ordinandi , vendendi , cosa* 
mutandi, prò anima judicandi, feu quicquid voluerit faciendi, abfque con- 
tradictione cujufque. Centra quod noftrae donationis & confirmationis prae- 
ceptum fi quis aliquando iniurgere temptaverit , aut infringere quaefìerit, 
ut conatus ejus irritus fiat, feiat fé compofìturum XX. Jibras auri obrizi 

medietatem ie Palatii noftri , & medietatem faepe nominato Epi- 

feopo, aut cui ipfe dederit. Ut hoc antera verius credatur inviolabiliterquc 
ab omnibus per futura tempora obfervetur, manu propria fubter roborantes 
de anulo noftro juìfimus infigniri . 

Signum Domni Bercngarii Sereniffimi Regis . 

Petrus Notarius jufiione Regia recognovi & fubfcripfì . 

Lochs +f? Sigilli cerei deperditi , 

Data XVT. Kalendas Augufti , Anno Dominicae Iacarnationis DCCCCIL 
Regni vero Domni Berengarii piifftmi Regis XV. Indizione V. 
Aclum Palatio Ticinenfi, quod efl: Caput Regni noftri , in Dei Nomine fe- 
licitar. AMHN (i) . 

lxiii. 

002. 

JN nomine Domini noftri Jefu Chrifti Dei eterni. Berengarius divina fa- 
vente clementia Rex. Dum locis divino cultui mancipatis ob divine fer- 
vitutis amorem opem congruam ferimus, & Regum morem decenter imple- 
mus, 6c apud Deum profuturum nobis non diffidimus. Igitur omnium fide- 
lium San£b Dei Ecclefic noftrorumque prefentium feilieet & futurorum 
noverit induftria , quaiiter interventu Begilulfi Epifcopi nec non & facri 
Palatii noftrii Archicapellani adiit Celfitudinem noftram Gotefridus Sancle 
Mutinenfis Ecclefie Epifcopus, quatenus ob mercedis nofire augme ntum quan- 
dam terram juris Regni noftri fìtam in loco , qui dicitur Quarantula , r,cle- 
nus pertinentem de Comitatu Regienfi fimul cum Pifcaàa, que fimi li modo 
vocatur Quarantula, una cum campo qui vocatur Lunaccla, fimul cum Va- 
ra & Bannuni, & alia camperà ad eandem pifeariam pertinentia cum omni- 
bus eorum adjacenciis, & pertinentiis, ripis, aquis, paludibus , cum porti- 
bus, qui vocantur Gardinacula Monziana cum ripatico infrante fìumen , quod 
dicitur Bendino, ex utraque parte ad pedes duodecim cum omni diftn&o 
ibidem legaliter cocumque ordine pertinente, concederemus pretaxate Sarete 
Mutinenfi Ecclefie ejufdemque Recloribus per hoc nofire Imoerialis auòlori- 
tatis preceptum in proprietatem » Quorum peticionibus ìibenter afienfum pre« 
bentes, hoc Serenitatis nofire preceptum fieri decrevimus, per quod preno- 
minate San&e Mutinenfi Ecclefie in honore San6li Geminiani dicate ejuf* 

dem- 



(i) V Imp. Lodovico III. da Pavia, Regno d'Italia fi fece nuovamente pa- 

ove abbiam veduto , che trovavafi nel drone . Da quefto Diploma raccoglie/i , 

Febbrajo , pattato a Verona , mentre ivi che tutto ciò era accaduto qualche tem- 

fi (la fpenfìeratamente ficuro , fu forprefo pò prima de' 17. di Luglio > poiché ?n 

da Berengario , che con un grotto corpo quefto giorno il veggiam da Verona paf~ 

d' armati tornò in Italia, ed enrrò im- fato già a Pavia per farfi nuovamente 

prowifamente in quella Città, e arre- liconofeere a Sovrano in quella Città, 

fiato in una Chiefa , ove erafi rifugiato, che, come egli qui dice, era la Capitai 

l' Impera dorè , in poco tempo di tutroil del fuo Regno, 



demque Re<Sloribus tandem terram iuris Regni noftri fitam in loco, qui di- 
citur ()uarantula, aclenus pertincntem de Comitatu Regienfi fimul cum pi- 
fcaria , que fimilitcr Quarantula vocatur, una cum campo Lunaccla, Vara, 
& Bannuni , Gardinacula & alia campora ad candtm piicariam pertinenza 
cum omnibus eorum adjaccnriis & pertinenciis , ripis, aquis, paludibus cum 
portibus qui vocantur Gardinacula Monziana, cum ripatico infrante flu« 
mcn, quod dicitur Bondino, ex utreque parte ad pedes duodecim cum om- 
ni diftriclo ibidem quocumque modo legaliter pertinente , videlicet tcrris, 
vineis, lylvis , pratis, pafeuis, campis, ripis, rupinis, pifeariis, paludibus, 
molendinis, aquarumque decurfìbus, vcl quicquid in eis dici, vel nominari 
potelt , totum & ad integrum preferipte Ecclefie Mutinenfi in onore Beati 
Geminiani Confefforis Chrifti dicate ejufdemque Recloribus concedimus per 
hoc noftre Imperialis aucloritatis preceptum perpetualiter poflidendum abf- 
que u'lius contradiclione , ut habeat, teneat, poflideat , & faciat exinde quic- 
quid jullum & congruum effe videtur. Si quis autem contrarius vel temerà- 
rìus contra hoc noftre aucloritatis Preceptum in aliquo violare vel inrum- 
pere tcntaverit, feiat fé compofìturum auri optimi libras LX. , medietatem 
parti Palatii noftri, & medietatem Recloribus ejufdem Sancle Mutinenfis Ec- 
clefie in onore Sancii Geminiani dicate. Et ut verius habeatur, & diligcn» 
tius ab omnibus obfervetur, manu propria roborantes anuli noftri impreffio 
ne infigniri juflìmus . 

Signum Domni Berengarii Gloriofiffimi Regìs . 

Ambrofìus ad vicem Ardingi Archicancellarii recognovi . 

Data VIL Id. Auguftas anno Incarnationis Domini noftri Jefu Chrifti 
DCCCCII. anno vero Regni Domni Berengarii Gloriofiffimi Regis XV. per 
India. V. 

A cium Civitate Papia in Dei nomine feliciterà Amen. 

LXIV. 

IN nomine domini regnante domno Berengarius rex anno fexto decimo 
menfe Agufto indizione fcxta. Conftat me martinus filio bone memorie 
Marini de Monticlo vendo & trado vobis domno Petroni venerabile fan eie 
regienfis eclefie Epifcopus ad iura & potevate eclefia Sancii Profperi ideft 
omnes res juris mei quod abere vifo funi tam in fupraferipto loco efundo 
villa mo^tiglo feo vel ubicumque per locas , qui mihi ad hereditatem & fuo 
ctffionem advenit de genitore aut genitrice mea tam per cartule vendicionis 
donacionis comotacìonis undecumque vel comodocumque ad me inventa vel 
pofefa fuerir, tam cafa cum fedimenas campis pratis vineis filvis vel reliquis 
terris omnia & ex omnibus jam diclas res meas cum omnia fuperioribus & 
inferioribus fuis in integrum tibi qui fupra Petroni Pontifex ad jura & pò- 
teftatem Ecclefie Sancii Profperi per textus iftius cartule in extrumentum 
vendicionis prelenti die confìrmo & trado poteftatem jure proprietario aben- 
dum. Et accepi ego qui fupra martinus prò fupraferiptas omnes res meas ad 
te qui fupra Petrus Pontifex in adpreciatum valente folidos ceritum fenitum 
precium, unde fpondo atque repromitto me ego qui fupra martinus una cura 
meis heredes vcbia qui fupra Petroni Pontifex tuifque fucceflòribus fupraferi- 
ptas res ab omoi homine defenfare , quod fi defendere non potuerimus, aut fi 
vobis exinde aliquit fuptraere quefierimus, tunc componamus vobis ad pars 

pie- 



26 

predica Ecclefìa Sancii Profperi predi&es rcs in dublo in confimile loco fi- 
cut diebus illis aput vos meliorata fuent fup extimacione. 

Signum %< manus luprafcripti Martini qui hanc cartula fieri ropavit . 

Signum *j« manus Milli filio Urfoaldi de regio teftis. 

Signum >%< manus Ragivaldi filio Garimperti de regio teftis . 

Signum +& manus Atreperti de vinea paffìvi teftis. 

Ego Gariperto Scavino teftc. 

Scripfi ego Johannes notarius & fcavino poftradita compievi & dedi. 

LXV. 

9©4- 

IN Nomine Domini noftri Jhefu Ghrifti Dei aeterni Berengarius Rex. Si 
venerabiJibus Sanctarum Dei Ecclefiarum locis emolumentum Regali mu- 
nificentia quodlibet impendimus, & apud Deum promereri veniam , & Re- 
gni noftri ftatum coelitus roborari non ambigimus. Idcirco Fidelium fa*&ae 
Dei Aecclefiae noftrorumque prefentium feilieet ac futurorum comperiat ibi- 
licitudo, quoniam prò mercede ac remedio animae noftrae, feu interventu 
noftrae dile&iflìmae Conjugis Berthilae , quae Regni noftri confors dignofei- 
tur, petitione quoque ac precibus Hildegard venerabilis Epifcopi, feu Sige- 
fredi Sacri Palatii Gomitis noftrorum fidelium, in Sanclam Regienfem Ec- 
clefiam in honorem Sanclàe Dei Gcnitricis Mariae atque Beati Chrifti Con- 
fefforis Profperi , toto mentis afìfecìu providentes ejuldem Ecclefiae neceflìta- 
tes vel depredationes atque incendia, quae a ferociflìma gente Hungrorum 
paffa eft, Montem Gervarium fimul cum Gajo & manfìs inibì pertìnenti- 
bus , feu familia utriufque fexus juris Palatii noftri , fìcut fubter per denomi- 
natos terminos comprehenfum videtur, Deo Omnipotenti, ejufque Genitrici 
femper Virgini Mariae beatoque Profpero Chrifti Confefibri orTerimus per- 
petuoque habendum hujus Praecepti pagina ftabilimus. Sancientes pio merce- 
de & remedio animae noftrae prefatum Montem Cervarium , & Gajo pari- 
ter , ut di£ìum eft, omnibufque manfìs infra denominatos inferius terminos 
per fingula loca & vocabula conftitutis, feu utriufque fexus familia, cum 
tcrris, (il vis , pratis, montibus , planitiebus, rivis, aquarumque decurfibus, 
coltis & incoltis , omnia quicquid ad ipfum Montem Gervarium vel Gajo 
pertinuifTe conprobatur . Cujus Montis Cervarii ejufque rerum termini a 
Monte Depofci defeendunt in fluvium Niteram, quae defluit in flumen In- 
ciam, indesìper Inciam furfum ufque ad Alpes. Quae omnia & ex omnibus 
ut fupra comprehenfum eft ad partem fepe diclae Aecclefiae hac noftre Re- 
gali au&oritate donamus ac cedimus, atque de noftro jure in ejus jus do- 
miniumque transfundimus jure perpetuo poflìdenda, abfque alicujus inquietu- 
dine vel deminoratione. Si quis vero temerarius hujus noftri Precepti infti- 
tutionem violare temptaverit , feiat fé compofiturum auri optimi Libras cen- 
tum , medietatem Palatio noftro, & medietatem fepe diclae Ecclefiae Regien- 
fì. Et ut hoc verius credatur, diligentiufque ab omnibus obfervetur, Manu 
propria fubter roboravimus, & anuli noftri impreffione fubter infìgniri juflì- 
mus. 

Signum Domni >% Berengarii gloriofìflìmi Regis. 

Locus Sigilli £f< ceni diperditi . 

Forrunius Notarius ad vicem Ardingi Epifcopi & Archicancellarii re- 
cognovi & fubfcripfì. 

Data 



«7 
Data Pridie Nonas Januarii Anno Incarnationis Dominice DCCCCIIir. 
Domni vero Regni Bcrcngarh icreni(rimi Regis XVII» Indiótionc VIU. 
Aduni Papiae in Dei nomine feliciter . 

lxvl 

IN nomine domini regnante domno Berengarius gratia dei rex hic in Italia 
anno ieptimo decimo, quarto KaJ. Junius per Indicìione feptima. Et ideo 
in dei nomine ego vero gotefredus gratia dei epifeopus (anele motinenfìs Eo 
ciche una per confilio & confenfu facerdocio & clero meo per infiteothecario 
jurc concedimus vobis rimaJdi & gauferami presbiteris germanis ex jenerc 
francorum, & andini & iJderadi germanis filiis quodam audcbeJi & ad ve- 
ftrìs heredibus ufque in quartam gcnerationem , qui de vobis nominatis ho- 
minibus & de filiis oc de nepotibus veftris de legitima uxore de comune 
amplexu nunc nati vel procreati fuerint ufque in quartam generacionem die- 
bufque vite vertrum qui lupra tantummodo, ideft peciola una de terra infra 
Cartello prope muras civis nove, que ed pertinentes de epifeopato nomina- 
to fancle motinenfìs ecclefie , & cft per menfura tabule tres & media ad per- 
tica legitima de pedis duodecim menfurata . Sunt fines da mane parte in 
muro de iplò cartello tenente , da meridie rotperto cum fuis confortis aben- 
te, da fera in via de ipfo cartello tenente ( f. deeft de fubtus) Luxeverto 
cum fuis confortis abente. Simul etiam concedo ego nominato gotefredus 
Epifeopus vobis nominatis hominibus & in vcftris heredibus , qualìter fupe- 
rius legitur, ipfa nominata peciola de terra aratoria, que rejacet in Villa pra- 
delle, que vobis nominatis per cartola judicatum in ipfa fan&a nominata 
motinenfi ecclefia comiffum habetis, omnia in integrum, qualiter in ipfa 
cartula legitur & eft per menfura tabule nove ad pertica legi- 
tima de pedis duodecim menfurata. Sunt finis da mane parte, & de fubto 
fanóìi jeminiani abente, da meridie ofperto abente, de fubte (f. de fera) in 

via temente; uti dixit, ego nominato gotefredus epifeopus ipfa 

nominata peciola de terra, qualiter fuperius legitur, per infiteocario jure no- 
mine concedimus vobis nominatis hominibus, vel ad veftrìs heredibus ufque 
in quartam generacionem, qualiter fupra contulimus, abendum , tenendum, 
adque poflìdendum, finefque defenfandum; & ibidem in ipfa nominata pe- 
ciola de terra, que ert infra ipfo cartello, cafa fuper edificare, & continere, 
& inabitare debeatis vobis nominatis hominibus vel veftrìs heredibus, aut 
veftrìs hominibus, aut qualiter vobis melius provideritis , una cum introitu 
& exitu fuo ad ipfa cafa ad ambulandum & reverteodum in ipfo caftello, 
quas vobis nominatis hominibus cum veftris confortibus edificatimi abetis , 
una cum communi & licito & indamnabili pafculo habere debeatis in cir- 
cuitu earum civis nove (add. fine) ulla contradiccione . Ea videlicet racione, 
ut vobis nominati una cum vcftris heredibus communem curem cum aliis 
ceteris abitatrsribus de ipfìus caftellis falvacionem & murorum reftauracionem 
fecundum vcrtram poffibilitatem continere debeatis tantum quantum vobis in 
vertram divilionem obvenit ad ipfa cafa pertinet per ex traverfo . Et fi unus 
ex ipfis de vertris heredibus de ipfo caftello foris exire prefumferit, aut ipfe 
cala de ipfo caftello dimittere voluerit, prò fua bona expontanea voluntate 
abess licencia foris exinde exire cum omnis mobilias fuorum , quicfquid in- 
tus abuerit fine omne calomnia , aut contradiccione excepto cafis , «Se tutercs 

(f. tur- 



ss 

(f. turresì que ibidem in ipfo caftello edificata abetis non in ps- 

tentis majons vei minoris perfooe ipfis rebus & cafis non abeatis licencia 
vendendi nec donandi nec commutandi, ncque per quoiivet ingenio aiie- 
nandi. Et poft tantum diceflbrum veftrorum qui fupra & de vefins heredi- 
bus ufque in quartam generacionem, quandoque dominus deus placuerit, ipfa 
nominata cafa & terra in integrarci revertatur hic ad nominatam fanótam 
noftram Ecclefiam motinenfem cujus eft proprietas. Et prò ipfe nominate 
rebus & cala adfióìa penfìone dare & pcrloivere debeatis vobis nominatis ho- 
minibus & veftris heredibus, qualiter fuperius legitur, ideft prò unocoque 
anno omne menfe marcio infra indiccione vel biennium nomine in argento 
bono & fpendibile denarios fepte tantum, que fine ulla tardietate dare & 
perlolvere debeatis hic in arrivo nominate fancle noftre motineniìs EccJefie . 
Et fi non perfolveritis multociens dicla penfìone infra indi£lionem vei bien« 
nium , ut leges cenfeunt , tum licencia fit noftre de parte fan£te noftre moti* 
nenùs ecclefie vobis exinde expellere, & qualiter providerit ordinare, prò- 
mittens me ego qui fupra gotefredus epifeopus meifque fuccefforibus vobis 
nominatis hominibus vel ad veftris heredibus ufque in quartam generacio- 
nem nullius temporibus diebufque vite veftrum textus ujus cartule infitco- 
fin veftre inviolare, fed inviolabiliter modis omni tempore confervare prò* 
mittimus ujus cartule conveniencie, ficut fuperius promifimus . Et fi ali- 
quam contrarietatem aut contraverfiam facere prefumferimus, tunc promitti- 
mus vobis nominatis hominibus & ad veftris heredibus, qualiter fuperius 
legitur, componere pena nomine aurum co&um libres quinquaginta, & poft 
pena foluta prefens cartula infìteofin veftra in fua pervaleat periiftere firmita- 
tem . Unde duas cartule enfiteofm uno pari tinore fcripte funt. Aclum infra 
caftello prope muras civis nove . 

Signo >%< manus rimaldi ex jenere francorum , qui anc cartola infìteofin . 

Ego Gauferamo presbiter in hanc fìteofin a me faófca manu mea fub* 
fcripfi . 

Signo >J< manibus audini & ilderadi germanis filiis quondam audebeli 
qui anc infìteofin fieri rogaverunt. 

Signo >J< manibus Jeminiani & Marini decani , & madreverti & ho- 
delberti rogatis teftis. 

Signo HE< manibus Johanni mauro & domencci . . . rogatis teftis. 

Signo >J< manibu euroni & vuchardi ex jenere francorum rogatis teftis. 

Ego Reftano Notarius fcripfi rogatus poft tradita compievi & dedi . 

Vi è un'altra inveftitura fomigliante fatta dal medefimo Gottofredo : il 
principio è corrofo; ma vi fi legge regnante dom. Lodovicus hic in halia . . 

de menfe madius per Indizione ottava, cioè Tanno 005. L %ABum 

è lo fteflb che il precedente. 

Quafi colle fteffe parole che la precedente è concepita un' altra inveftitu- 
ra, che fa il Vefcovo ftcfTo: regnante dom. Bevengarius grada dei Rex hic 
in Italia anno vige/imo quarto die primo de menfe Julius per Inditi, quarta 
decima (cioè nel 911.) di una Cafa in Città nuova, e di un pezzo di terra 
in Cornaleto a Grimaldo figlio del fu Giovannaccio ed a Ermedruda di lui 
moglie : ^fclum infra Caftellum , come fopra • 



LXVIL 



*9 

LXVIL 

P04. 

IN nomine Domini Dei acrerni . Berengarius divina favente clementia 
Rcx • Si iacris ac venerabilibus locis RegaJis pietas ea impertiri & con- 
cedere ftudet, quibus iEcclelìae Dei aumentali , & a prefTuris mundanis alle- 
vari polìiut, credimus id ad fuae ialutis augumentum proculaubio profutu* 
rum . Noverit igitur omnium Sanélae Dei iEcclefiae fìdelium noflrorum fcili- 
cet prefentium ac futurorum {olertia, interventu & petitione Pctri venera- 
biiis Sanòlae Regienlis jE.clefiae Epifcopi atque Gotfredi San£tae Mutinenfis 
iE;clelìae Preiuhs CalteJlum quoddam iuxta Civitatem novam in territorio 
Mutinenfe ab eodem Goffredo venerabili Epifcopo a fundamentis ere&um, 
quod ipfe ejus propriis rebus acquihtum jam fatae San&ae Mutinenfì iEccle- 
iiae Sancì: >que Gcminiano contuiit & conceffit habendum per hoc noftrac 
conceflìonis preceptum praelibatae Sanóìae Mutinenfì iEcclcfiae Sanótcque 
Geminiano , cujus (acri Corporis gleba in eodem Mutinenfì Epifcopio re- 
quiefeit, cum omni aedificio atque ftru&ura pura voluntate donaffe nos ac 
confirmafle habendum, eo feilieet ordine, ut nulJus Dux, Comes, Viccco» 
mes , Scudaflìo , nullufque Reipublicae minifter feu quaelibet parva magna- 
que perfona publico minifterio fungens in iam dióìa fìrmitate atque Camel- 
lo poteiiatem ulJam exerceat , aut quicquam , quod dici vel nominari pu- 
blicum poteft , ullo in tempore vendicare prefummat, kd remota omni te* 
meraria potevate publicae partis pars jam dióìae Mutinenfis iEccJefiae Se 
Epifcopus, qui prò tempore inibì fuerit, iam fatum Caftellum cum omni in- 
tegriate Tua totius poteftatis inquietudine divulfa vindicet , teneat , pofììdeat, 
& libera potevate ex eo ita agat , tanquam de aliis iEcclefiafticis rebus le- 
gitima ac Canonica cenfura dicTbat agendum abfque contradiótione, vel mo* 
leftatione cujufquam. Et fi fortafle jam fscìus Gotfredus Reverendus Epifcopus 
aut quiliber Succeffor ejus aliquando inibi mercatum conftituerit atque colle- 
gerit, quicquid Rtgiae aut publicae parti de mercato pertinere videtur, per 
hoc nottrae Inferi ptionis Statutum parti ipfi us iEcclefiae concedimus vindi- 
candi , omni pubblica fcréìione fummota. Contra quod noflrae inftitutionis 
Praeceptum fi quis infurgere quandoque temtaverit, feiat fé compofìturum 
libras auri optimi centum , medietatem Camerae & Palatii noftri ? & medie- 
tatem prefato Gotfredo Venerabili Sanftae Mutinenfis iEcclefiae Epifcopo 
fuifque Succeflbribus . Et ut hoc verius credatur, diligentiufquc obfervetur 
hic lubter corroborante^ aruli noflri impresone iuflimus infigniri . 

Signum Domni Berengarii Sereniflìmi Regis . 

Ambrofius Cancellarius ad vicem Domini Ardingi Epifcopi Archican» 
celiarli recognovi . 

Data XVirf. Cai. Juì. anno Incarnationis Dominkae DCCCCIIII. Do- 
mni Berengarii Regis XVIL Indi&ione VII. 

A&um Villa Itaciani . 

LXVIII. 

IN nomine Domini Dei aeterni. Berengarius divina favente cìementia Rex. 
Si facris ac venerubi'ibus locis Rega'is fublimitas ea impendere ftudet, 
quibus augmentum oc alleviationem affumere cognofeantur , id profecìo ad 
Tom. I. M aeter- 



9 o 



aeternae retributionis praemìum profìcere nequaquam ambigimus . Igitur om- 
nium fidelium Saréìae Dei iEcclefiae noftrorumque jiciJicet praefentium ac 
futurorum noverit induftria , qualiter Petrus venerabili^ fanéhe Regienfìs 
iEcclefìac Epifcopus noftrae pietatis adierit clementiam fupp'iciter petens, 
quatenus prò Dei amore noftraeque ammae Sanótae Mutinenfì iEcclefiae , 

' fit 

^ampo 

ejuidem piicariae , qui vocatur Lunacia cum Vara & Bannoni, feu aliis 
campis ad eandem pifcariam pertinentibus cum omnibus eorum adjacentiis > 
ripis, aquis, paiudibus cum portibus, qui vocantur Gardinacuìa Monziana , 
& ripatico intrantis fluminis, quod nominatur fiondino ex utraque parte uf- 
que ad pedes duodecim cum omni etiam diftrì£lo ibidem Jegaliter quocum- 
que ordine pertinente jure proprietario in integami confirmantes concedere- 
mus. Gujus nos devotis precibus divino compuifi amore libenter a (Te n funi 
prebentes praeJibatae Sanóìae Aecleiìae Motinenfì in honore Sancii Geminia» 
ni dìcatae ejuidemque Re£t>;nbus eandem terram , ficut fuperius pernotata 
eft, juris Regni notòri haólenus pertinentem de Comitatu Regienfi fitam in 
loco, qui dici tur QuarantuTa, fimul cum pilcaria, quae fìmiji modo nuncu- 
patur Quaranfula, una etiam cum campo ejufdem pifcariae qui vocatur Lu- 
nacia, Vara Bannoni , five aliis campis ad eandem pifeariam pertinentibus 
cum omnibus eorum pertinentibus adjacentiis, ripis i aquis, paiudibus cum 
portibus, qui tGardinacula Monziana nuncupantur, oc ripatico intrantis flu- 
minis, quod nominatur Blindino, ex utraque parte ufque ad pedes duode- 
cim cum omni dìftriclo ibidem quocumque ordine pertinente jegaliter, vi- 
delicet terris, vineis, campis, pratia-, sylvis, pafeuis, ripis, pifeariis, pa- 
iudibus, molendinis, aquis aquarumque decurfibus , vel cum univeriis quic- 
quid in eis dici, vel nominali potei! ,. ac noftrae confìrmationis & iargìtio* 
nis pagina totum in integrum concedimus, afque Recali aii&orit&te corro- 
boramus , ut perpetuo jure eadem Sanala Mutinenfis iEcclefia fuique R^clo- 
res pcfììdeantj teneant, habeant , fàciantque in omnibus quicquid julìum & 
congruum effe cognoverint abfque ccntradiótione vel moleftia cujufcumque • 
Si quis vero hoc no (Ira e concellionis oc confìrmationis praeceptum aliqu^ndo 
per quodlibet ingenium infringere vel violare temerà preiumptione quenerit, 
ut inchoata perfkere nequeat, feiat fé compofiturum auri optimi iibras iexa* 
ginta, medietatem Camere Palatii, & medietatem Reéìoribus ejufdem Saròtae 
Mutinenfis iEccleHae qui prò tempore fuerìnt . Et ut verius credatur diligen- 
tiufque ab omnibus obfervetur, manu propria roboratum anuli nóftri impref- 
fione juflìmus annotar! . 

Signum Domni Berengarii Sereninomi Reg-'s . Ambrofìus Cancellarius 
ad vicem Ardingi Epifcopi & Archicancelìarii recognovit & fubfcripfit ; 
Data Vllf. Cai. Julii anno Incarnationis Dominicae DCCCCriIT. domni 
vero Berengarii Sereniflìmi Regis XVIL Indi&ione VIL Aóhim Urbe Ti* 
cinenfx in Chrifli nomine foeliciter. Amen. 



LXIX. 



91 
LXIX. 

GOttefrcdus fanale Motinenfis Ecclefie Epifcopus omnibus fìliis noftre 
Ecclclie . Notum vobis elle cupimus , quoniam rdìden:ibus nobis in 
principali nofbo Dioceftos Sinodo, & ca que KatoJice & regulari aucl:;rita- 
ti congruunt lecundum Domini difpofitioqem prò polle tr^clantibus, adie- 
runt noitrc parvitatis cJemcntiam Sacerdotes ex Plebe Sanòle Marig in Ru- 
biano , quorum ìfta funt nomina: Johannes, itemque Johannes, Sigcbertus 
entri cetens aJiis ejutdem Pkbis Sacerdotibus, ied .& tum piurimis ipfìus 
Matris E v delie fideiibus Laicis , Juòtuoia querimonia reclamantìbus , quod 
predicla Plebs dirura tffet, «Se line Archìpresbitero pene defolata remaneret . 
Qj-iorum rcclamationi ftudioium prebentes auditum , 'deftinavimus ex Sa<:er- 
doribus noftre Matris Ecclefie , qui hoc vice noftra profpicerent, nobifque 
reountiarent , ideft Gifevertus Prcpofitus & Sacerdos , Natalis Ptesbitcr, Ga« 
rifufus Presbiter; ipfique nobis renuntiaverunt , ita fé habere, qutmadmo- 
dum nobis de ipfa Plebe a prediclis Sacerdotibus & Parrechianis intirmtum 
fucrat . Itaque nos inquifìvimus ab eis , quem velient eligere Archipresbite- 
rum. Uii autem uno confenfu & pari voluntate petierunt norVe humilitati 
Silebertum Sacerdotem fibi dari Archipresbiterum . Quorum peticionibus nos 
benivole affentientes , eoiumqae neceflìtati ex debito compatientes , predi- 
cium Sacerdotem SiJebertum confentiente Sacerdocio & Clero noftro illis or- 
dinavimis Archipresbiterum. Ea tamen ratione ut omnibus diebus vite fue, 
lecundum temporis qualitatem, & fibi a Deo conceffam polli bili tate m , reli- 
gioia convtrfatione Chrifto ibi defervire ftudeat , ideft in Schola habenda , in 
Pueris edocandis , in Sartateclis Ecclelie refìciendis, in luminaribus adhiben- 
dis & ceteris, que Religioni Ecclefiaftice congruunt, fecundum Domini vo- 
luntatem prò polle patrandis. Quam Plebem ita ei divino fu ffragan te ad ju to- 
rio firma, riabilitate concedi mus, ut a nullo Succefforum noftrorum flatus 
ejus ordinis vaieat difTolvi niiì ea commiferit, que Sacerdotali digna fint 
pleóli judicio. Annualem autem ipfìus Plebis nobis & Succeflbribus noftris 
debitam penfìonem, que eft Soldorum XXX., anruatim in Pafcha Domini 
perlblvere debeat, adhibito eo quod prò circanda Parrechia tercio femper an- 
no in expen'is nobis Succeflbribufque noftris preberi debetur , hoc eft aut 
dectm Soldorum expenfas , aut X. in argento Soldcs (1). Et fi de ipfa pen* 
fione tardus aut neclegens fuerit, duplici datione, fecundum quod Leges cer> 
feunt, puniatur. 

Aclum Motina Vi. Kalendas Junii Indiòlione XL 

*ì* Ego Gottefridus gratia Dei Epifcopus in hoc decretò a me faclo 
manu mea fubfcripfi. 

>b Ego Gifevertus Presbiter & Prepofitus in hoc decreto manu mea 
fubfcripfi. 

M % * Ego 



(1) Nella più antica collazione di que- tre anni dovea dargli, quando il Vefcovo 
fta Pieve fatta dal Vefcovo Leodoino cir- recavafi a vifitarla . Qui effa è fi/Tata a 
ca T anno 880. era fiata Mata la tafla , trenta foldi , comprefo però il parto me- 
die r Arciprete dovea pagare ai Vefco- defìmo , per cui o doveanfi fpendere , o 
v% in venti foldi, oltre il patto che ogni doveanfi dare al Vefcovo dieci foldi. 



^2 

*J* Ego Natalis Presbiter in hoc decrètum manu mea fubfcripfi . 

*fc Ego Gifevertus Presbiter & Canonicus manu mea fubfcripfi . 

■»Jt Ego Rgginaldus Presbiter & Canonicus in hoc decreto fubfcripfi. 

■jj* Ego Gaipranùus Presbiter & Canonicus in hoc decreto manu mea 
fubfcripfi .. 

4* Ego Garifufus Presbiter & Canonicus in hoc decreto manu mea 
fubfcripfi * 

*J* Ego Martinus Presbiter manu mea fubfcripfi^ 

*fc Ego B^ned:6lus- Presbiter manu mea iubfcripfi .. 

rfc Ego Petrus Dìaconus manu mea fubfcripfi . 

>%4 Ego Lupus Diaconus manu mea fubfcripfi . 

>$< Ego Adeibertus Diaconus manu mea fubfcripfi. 

•>$* Ego Ragivertus Diaconus manu mea fublcripfi .. 

>$< Ego Dominicus Diaconus fubfcripfi . 

>$< Ego Martinus Sabdiaconus manu mea fubfcripfi ., 

^ Ego Garivertus Subdiaconus manu mea fubfcripfi. 

ifr Ego Vernenpertus Presbiter manu mea fubfcripfi . 

4* Ego Sunipertus Presbiter in hoc decreto manu mea fubfcripfi . 

tff Ego Adelardus Presbiter in hoc decreto manu mea fubfcripfi „ 

*j* Ego Lupus Presbiter in hoc decreto manu mea fubfcripfi . 

*£* Ego Johannes Presbiter in hoc decreto manu mea fubfcripfi. 

)j< Ego Sigibertus Presbiter in hoc decreto manu mea fubfcripfi v 

IN Nomine Domini noftri Jhefu Xpi Dei aeternr. Berenganus Rex (ij. 
Si juftis noftrorurn fideiium petitionibus noftrae pietatis aurem accommo- 
damus, devotiores eos ac promptiores ad ncflre fìdelitatis cbfequium reddimus. 
Quaprcpter omnium Sanétae Dei Ecclefìae praefentium fcilicet ac futurorurri 
noverit induftria , Ardingum ReverentifTimum Fpifcopum, & Ingelfredum 
dileclum fìdelem noflrum fuppliciter noftram petiìffe clemcntiam , quatinus 
Petro Sanótae Regienfis Ecclefìae venerabili Epifcopo edifkandi Cafkum in 
fua Plebe in honore Sancii Stephani- confimela fita in Vicolongo licentiam 
concederemus . Quomm precibus inclinati, ita fieri decrevimus, & hoc nò- 
Are iargitionis preceptum fcribere juflìmus., per cpod jam diclo Petro Epi- 
fcopo pleniflìma largitione licentiam conftruendi Cafìrum in prefata fua Ple- 
be concedimus. Illud preterea noftra Regali inftifutione fancimus, ut nuilus 
Dux, Comes, Vicecomes, SculdafTìo, vel Decanus, aut quelibct magna par- 
vaque perfona, feu aliquis Reìpublice Exsclor in ipfura Cafìrum per vim 
ingredi praefumat, aut Placiium tenere audeat, vel teloneum aut aliquam 
publicam reddibitionem homines in eodem Carrello habitantes reddere ccm- 
pellat , vel manfìonaticum inibì potestative accipiat. Nullus quoque ecs di- 

ftrin- 



(i) L'anno 905. era riufeito all' 7mp. vico come regnante in Italia . Ma poco 
Lodovico di tornare in Italia , e di im~ appreffo Berengario nuovamente il fcr- 
padrcnirfene nuovamente,* e abbiam di prefr , e per aflkurarfì di non riceverne 
fatto accennata una carta del Magc/o più flìoleftia', il fece acciecare ; e ri' al le- 
dei detto anno, in cui fi nomina Lodo- ra in poi regnò fenza competitore. 



n 

ftringere, pJgnerari, calumniari , aut per placiti fatigare abfque legali judi- 
ciò praelumat; led liccat illis prò Dei Omnipotentis amore noflracque ani- 
me remedio in ipfo Cartello pacifice oc quiete vivere abfque alic ujus potè- 
flaris inquietudine vel contradiólione . Si quis igitur contra hoc noftrac con- 
ceffìonis Praeceptum infiggere qutiìerit, aut in aliquo violare temptaverit, 
feiat fé comp' lìturum auri optimi Jibras triginta , medietatem Camere Pa- 
latii noftri , & medietatem praetaxato Epifcopo Petro fuifque fucceiToribus . 
Et ut hoc verius credatur, diiipcntiuique ab omnibus obiervetur, manu prò* 
pria roborantts de anulo nofìro fubter juflìmus infìgniri. 

Signum Domni >£ Bcrengarii piiflìmi Regis. 

Lotus Sigilli >fr cerei deperditi, 

Johannes Notarius jurTii Regio recognovi & fubfcripfi . 

Data Anno Domi nice Incarnationis DCCCCXI. Domni vero Berengario 
excellertiflìmi Regis XXIIIL rndiaione Xllir. 

A cium Senna (i) Curte Regia in Dei nomine feliciter. Amen* 

lxxl 

IN nomine domini dei eterni regnante dom. berengarius gratia dei rex hic 
in Italia anno vigefimo quarto die duodecimo de menfe aprelis per indi* 
elione quarta decima. Ecclefie fànclirum & Chrifti confei|brum beati fat.òti 
geminiani feitus in motina , ubi ejus corpus quiefeit humatum, & domnus> 
gottefredus gratia dei epifeopus pontificatum tenere effe videtur. Et ideo in 
dei nomine nos vero Luxeverto fllius quondam Luponi , & martino filius 
quondam fromaldi , qui fumus abitaturis in villa macreta, & rirnperto filius 
quondam dominici de villa cafaliclo* donare atqu^ donamus, atque tradere 
& tradavimus feu ofTcrìmus in vobis dom. gottefredi epifeopus ad jura bea- 
ti fanèli geminiani motinenfis ecclefie , vel ad veftrifque lufeepforibus, qui 
ibidem prò tempore ordinati fuerint, ideft pecia una de terra aratoria hic 
in villa que vocatur macreta, & homni jure fuo fuper fé abente in inte- 
grum . Eft prò menfura ipfa nominata peciola de terra ad feftario uno ad 
perticas legitimas de pedis duodecim menfuratam abet inter adfinis ad ipfa 
pecia de terra da mane parte me ipfo Juxeverto abente, da meridie fìmili- 
ter, da fera parte fanéli fauftini abente, de fubtus caput in via publica te- 
nente, vel fi quis aliis adfinis funt. In tale vero tinore tradamus atque of- 
ferimus vobis ncrninatis denominate perfones ipfa nominata pecia de terra 
in vobis domnus gottefredus epifeopus a parte fai eli geminiani motinenfis 
ecclefie, ut vobis doranus gottefredus epifeopus nobis nominatis Luxeverti 
& martini & rimperti & in filiis oc nepotibus notlris , quaJiter fuperius le* 
gitur, ufque in quarta generatione per cartoia infiteofs nomine ipfa nomi- 
nata peciola de terra concedere debeatis, fìmul etiam & nobis adjungere de* 
beatis de aliis ve'his rebus que pertinet de fsnéla vtllra motinenlì ecclefia, 
ideft pecia una, que eli infra caftellum veftrum, quod eft edifi-catum ibia pro- 

pe 



Ci) Jo non fo, fé qui intendali la ma dell' anno 915. pubblicato dal Cam- 
Città di Siena , o qualche altro luogo a pi nella tua Storia Ecclefìafhca di Pia*. 
me fconofc'uto. Forfè è quel luogo me- cenza. 
defimo, che è detto Sinn* in un diplo* 



9\ 
pe mure civi ( /. civlt. ) noba , cum cafa fuper fé abente ; & eft per menfu* 
ra ipia nominata pecie de terra ad tabule fex ad perticas Jegitimas de pedis 
XII. meniuratam : abet inter adfinis ad ipià nominata pecia de terra da ma- 
ne parte me ipfo nominato Luxeverto abente, da meridie caput in via que 
per ipfum caftellum pergit tenente, da fera heredes quondam rotberti aben- 
te, defubtus Lupus abente; & fit vobis nominatis dom. gottefrìdus epifco» 
pus nominate due peciole de terra, quaiiter fuperius legitur, per cartula in- 
fìteofis nomine nobis nominatis Luxeverti & martini & rimperti, JSt in fi- 
liis & nepotibus noftris ufque in quarta generatione , quaiiter iupenus legi- 
tur» concederitis, tunc abeatis ipfa nominata pecia de terra, quas vobis do- 
namus & crTerimus, poft noftrorum nominatorum decerlo, & de fiii.s Se. ne- 
potibus noftris, quaiiter fuperius legitur, abere debeatis a parte fanóle ve- 
ftre motinenfis Ecclefie a prefente die &c. 

A£lo infra ipfum Caftellum prope mure Civi noba feliciter. 

Signo >fr >$< ^ manibus nominatorum Luxeverti & Martini oc rim- 
perti, qui hanc cartula ficut fuperius legitur fieri rogaverunt. 

Signo i$4 #< >$< manibus geminiani oc gaidoni &. gaidaldi rogatis teftis. 

*$* Ego Oterius rogatus me tefte fubfcripfi . 

£$4 Scripta cartula ficut fuperius legitur rogatus per man. gifeverti no- 
lani & fcavini, poft tradita compievi ,& dedi. 

XXX IL 

piz. 

IN Nomine Domini noftri Jhefu Xpi Dei aeterni. Berengarius Rex . Mo« 
verit omnium induftria fidejium noftrorum prefenn'um feiiicet ac futuro- 
rum, quaiiter fepius difeeptionem sclam venerabilis Regenfìs Epifcopus Pe- 
trus inter fé & VVifredum Comitem de quibufdam rebus Regenfi Ecciefiae 
pertinentibus, hoc eft, de Capella Sancìae Marie que dicitur in Turricella, 
ufque ad noftrae ferenitatis aures detulerit. Cujus negotii caufa ufque ad Pa- 
latium noftri Juditii difcufTum perduximus, in quo examinis juditìo refiden- 
tibus nobis in noftro Regali auditorio^ prefentibus Aichone venerabili Me- 
diolanenfi Archiepifcopo, atque Johanne Ticinenfi , aliifque complurimis C oc- 
pifeopis, Abbatibus, Comit;bus, omnibus Palarinis Judicibus, nec non ma- 
xima fideiium noftrorum rnanu interaftante V. Kal. Junii in Palatio Ticini 
audita ex utraque parte caufa, kgalique Juditio terminata , reveftivit nobis 
prefentibus jam dicìus VVifredus reviólus de fupra dicla Sanóìae Marie Ca- 
pella & Caftro inibi fa&o Vìcarios Sanótae M<me & Sanóìi Profperi , quo- 
rum videbatur effe proprietas . Ex hinc fa£ta notitia adiit noftram ceifitudi- 
nem ventrabilis fepe diclus Pontifex Petrus, ut quia feculum in male poft- 
tum multas injurbs fraudulentes Sarélae Dei Ecclefìae cotidie inferre laborat, 
quatinus eandem caufam coram nobis devicìàm ita noftri Mundi burdii tiri rio- 
ne fufeiperemus , & ex hoc Advorjìti atque Vicarii Sancìae Dei genitricis 
Virgin ; s Marie & Sancii Profperi fieremus ob peccatorum noftrorum remif- 
fionem . Cujus petitionibus a vice 5an£torum nobis oblatis non audentes con- 
traire, jummus exinde hoc noftre defenfionis mundiburdium fcribere, ut & 
ipfi noftri Vicarii prò nobis fint coram Deo, quatinus ab hodierna die,quod 
eft V. Ijus Junii, oc ddneeps rulla Poteftss magna vel parva audeat impe- 
dire locum ipfum ve! aJiquem ibi commanentem de qualicumque Comitaru 
.a&enus ibi conducìum, non mafculum nec feminam. Sed ficut lunt ibi con- 
fiti, 



95 

Citi, de pcrmaneant fub noftra defenfìone muniti, neque de ullo negotio p f- 
c.rionis vel vcnundanonis in nullo fluvio juris noftri navigantibus , ve] per 
ferrarci euntibus, aat in foro mcrcantibus, u.lus Aótor praclumat cis vim in- 
terré, aut thclontum tollere, led ubi ubi fucrint, iint (alvi & dcftnii per no- 
ftrae defenfionis am >rem pariter oc rimortm . Quod fi aliquis,quod non cre- 
dimus, contra hoc decreti noftri mundiburdiale inftitutum ad kfìonem inire 
temptaverit, Mancofcs auree s duo milia poena mu!tatus cxlolvat. Et ut in 
Dei nomine haec noftra au£toritas firmiorem habeat ftatum , «Se a fideiibus 
noftris verius credatur, & diiigentius obicrvetur , anulo inprefllonis noftr£ 
juflimus inlìgniri . 

Locus Sigilli if< cerei deperdit't . 

Johannes Notarius jufiii Regio recognovi & fubfcnpfì . 

)ì* Data V. Idus Junii Anno Dominice Incarnationis DCCCCXIL Dom- 
ni Berengarii piiftimi Regis XXV. Indicatone XV. 

A£tum Palatio Ticinenfi in Dei nomine feliciterà Amen. 

ixxin. 

IN nomine Domini noftri Jhefu Chrifti aeterni . Berengarius divina provi- 
dentia Rex . Si facrarum Ecclefiarum loca .... erimus ad augmentum 

noftrorum peccatorum remifììone credimus 

id nobis fore proficuum non fblum ad animae noftrae falutem. verum etiam 
ad regni noftri diuturnum ftabilimentem . Unde norum effe volumus omnibus 
fancìae dei ecclefìae ncftrifque fideiibus tam praefentibus quamque futuris , 
qualiter venerabi is oc dilecìiflimus fìdelis nofter petrus regenlis epifcopus 
adiit noftram clementiam per interventum reverentiflìmi adalberti pergamen- 
fis epifeopi ,quatinus de noftri juris rebus fuppleremus ecclefìae fuae aucmen- 
tacionem, hoc eft ut beatae dei genitrici mariae & larélo profpero per prece- 
ptum noltrum concederemus prò animae noftrae remedio quamdam braidam 
juns noftri quae dicitur in prato pauli uno miliario ab urbe regia coniacen- 
tem ab ortu folis vergentem de publica vìa a finiftra manu, habentem cen- 
tum ccluginta iuges & coniacentem termi tris ab uno latere terra fan£h prof- 
peri, alio latere follarci maximum terram fanélae mariae de ca- 
nonica, quarto latere via publica eunttm bononiam , cum omni integriate & 
adiacentiis earum infra fupraferiptos fines coniacentibus . Quorum pernioni- 

bus ammum ckmentiae noftrae inclinantes iuflìmus ex beatiflìmae 

dei genitricis viiginis mariae ..... nobis jam dicìus reverentiflìmus epìf- 

copus peti us poftulavit praeceptum perdonacionis noftrae feri bere prò 

emolumento animae noftrae, ut ficut eis fumus in aucmentum ad prelens ,ita 
pcfTmt nobis in futuro ad veniam clementes exoratores, quatenus ab hodier- 

no die & deinceps habeat, teneat , potiìdeat iure perpetuo fu- 

praferiptam braidam fuprataxatis ad eamdem braidam refpicientibus 

omnibus contradicìoribus ...... fuper hoc cltmentiae noftrae praecepto 

multando extulit qualifcumque perfona ..... maneat . . 

« . . . . fubiaceat obnoxius 6c auri optimi libras coacìus 

exolvet medietatem palacii noftri camerae, medittatem peipere 

intuì inrefragabiHs auóìorit ...... per mul- 

tos annorum orbes ftabiliorem ac firmiorem habeat permanen pre- 

fcn- 



$6 

fentibus noftris fìdelibus atque futuris verius credatur & diligen . • . « con» 
firmationis noftrae fublignavimus, & anuli noftri roboracione infìgniri. 

Signum Domini Berengarii p-iflìmi Regìs. 

Johannes ad vicem . . . . . . Archicancellarii rccognovit. 

Data VIIL Id. O&obris anno fncarnarionis dominicae DGCCCXIII. an- 
ni vero demini Berengarii piifììmi Regis XXVI. .... [vid.] A6lum tici- 
nenfi palacio in ..... • feiicitei* amen. 

LXXIV. 

9*4* 

IN nomine Domini regnante dom. berengarius gratia Dei rex hic in Ita* 
lia anno vvigefimo feptimo pridies Kal. aprilis per indizione fecunda. 
Et ideo in dei nomine ego Lupo fìlio quondam domenici, qui ium aoitator 
in villa fredo, volo & judico & trado adque oifero propter deum & re- 
medio anime mee vobis dom. gotefredi epifeopus ad jura beati farcii gemi- 
mani motinenfis ecclefie confefToris ChrifK , ideft peciola una de terra mea 
aratoria, que eft pófita in villa fredo: eft prò menfura tabule tres ad pertica 
legitima de pedis duodecim menfurata: funt finis de ipfa pecia de terra da 
mane parte infordo temente, da meridie mea ij^fius Luponi abente, da fera 
in fluvio Sieda teniente, fimiliter mea ipfìus Luponi abente: infra ifte no- 
minate finis, ficut fuperius legitur, una cum omnis jure fuper fé abente, in 
tali vero tinore volo & judico & trado atque offero ego Lupo vobis dom. 
gotefredi epifeopus ipfa nominata peciola de terra, ficut fuperius legitur, ad 
jura beati fanéli geminiani ConfefToris Chrifti motinenfìs EccleGe, ut vobis 
dom. gotefredus epifeopus debeatis concedere mihi Luponi vel ad meis here* 
dibus ufque in quarto genoculo [Jjc ] peciola una de terra , que reiacet lun- 
go muro de caftellum , quod eft edifìcatum prcpe muros civvis [Jìc] nova*, 
.quod pertinet de fanóne veftre motinenfis Ecclefìe tabule tres : proinde modo 
judico Se trado ego Lupo vobis dom. gotefredi Epifeopus &c. Aótum infra 
Caftellum prope muras Civvis nova . 

Signo f>gi manu Luponi qui anc cartola judicatum , fìcut fuperius legitur^ 
iìeri rogavi t. 

Signo >ì« manu petroni & rofperti Se elmeperti rogatis teftes. 

Signo 4* manu gaidoni profefo romano rogatus teftis. 

*fa Ego Otericus rogams me tefte fubfcripH . 

#< Ego Audebile rogatus me tefte fubfcripfi. 

>$< Scripfi ego reftano notanus fcripfi rogatus ad nominato .quali ter fu- 
perius legitur, pori: tradita compievi Si dedi . 

LXXV, 

IN nomine demini dei Se falvatoris noftri Jhefu Chr'fti. Berengarius gra- 
tia dei rex anno regni ejus v'igea mo retavo undecime' Ka tnd?s Julio In» 
-àiEiionc tercia (i) . Conftat me Johanni fìio quondam adelperti de montiglo 

vin 



O) Nel Giugno di que(F anno Ber^n gwente anno q\6 benché tuttora vivefle 

pario avea tuttofa folameme il rito ? o di il ceco r m^eradore Lodovico III. ebbe 

Re d' Jtslia. Ma o nel Natale di quei? dal Pontefice Giovanni X. la Corona 

anno medefimo, o nella Pafyua del fé- Imperiale. 



9? 

vindo & ad prefcnti die trado tibi domni petrcni venerabile fanète regenfis 
ecclelic epifcopus emtore; ideft in integium cahs «Se omnes res vel fupftan- 
cia mea, quam abere & pofidere viio lum in loco & fundo montiglo loco 
nuncupatur valli aut per aliis caialis adpcndiciis ibidem pertinentis vel ubi- 
cumque per locas tam quod mihi ad hcreditatem & fucceffionem pertinet de 
iura parentorum meorum tam de paterno materna avione vel aviana mea , 
etiam quod mihi advenit per extromentoras cartarum donacionis comutscio- 
nis vindicionis tradicionis extimacionis undecumque aut comodocumque ad 
me poflas [ftc ] aut pertenuit aut devolutas fuerunt vel eft pertinente inven- 
ta fuerit per quamvis ordinem in integrum, tam cafis, curtis , Ortis, areis 
clauluris, campis, pratis , vineis, filvis , infolis, ufum aquarum , acceflìone 
fluminis & fontaneis adque ufum puthei una cum ingrefforas vel regrefforas 
earum cum omnia fupcrioribus & infcrioribus fuis in integrum tibi qui fu- 
pra domni petroni epifeopus per teftus iftius cartule in extromentum vindi- 
cionis ad prefenti die confirmo ad abendum tenendum poflidendum & facien- 
dum exinde de iam di£tis calìs & rcs vel lupftancia, tam tu domnus petrus 
epifeopus aut cui tu dederis quit aut qualiter volueritis iure proprietario no- 
mine. Et recepi ego qui iupra Johannes prò lìiprafcriptis cafis & res vel 
fupftancia ad te qui lupra domnus petrus epifeopus in adpreciatum valente 
folidos treginta fenitum precium; & fpondeo &c. A&um Regio feliciter. 

Signum man. Johann, qui hanc cartulam fieri rogavi . 

Ego Amelricus rogatus teftts. 

Johannes fcavino rogatus' tefte fubfcripfi . 

Ego Mauro fcavino rogatus tefte . 

Ego Vvifredus rogatus tefte manu mea fubfcripfi, 

Werimbaldus in hac cartula rogatus fubfcripfi. 

Ego Ingelra rogatus tefte fubfcripfi. 

Signum manus Adroaldi qui bonus homo vocatur ex genere francorum 
teftis. 

Signum manus Caleftoni qui Amizo vocatur teftis. 

Scripfì ego Gaufo notarius poft tradita compievi & dedi * 

lxxvl 

IN Chrifti nomine placuit atque convenit inter domna Berta AbatifTamo- 
naftern Sarete Julie qui eft conftitutum infra Cive Brefia, nec non oc 
Teupertus filius Lìmegarii Prandi de Gomitatu Parmenfe abitator in loco 
Bifmanto , ut in dei nomine debcad dare ficut & a prefenti dedit ipfa dom- 
na Berta A bari fifa eidem Teuperti a ficlo fucenfum redendum libellario no- 
mine ufque ad annos vigintinovcm expletos cortem unam domui coltile iuris 
predicai Monafterii qui eli pofìta in loco Foffola comitato Motunenfe una 

cum mafariciis & omnibus rebus feu pifcacionibufque & molendinis 

ad ipfa corte pertinentibus in integrum ea racione, uti amodo 

ipfc Teupertuf & fuos eredes ufque in is viginti novem annis expletis no- 
minatam cortem domui coltile feu cafis mafariciis & omnibus rebus ad eam 
pertinentibus in integrum habere debeant & facere inibì aut ex fruibus ea- 
rum rerum vel cemfum quibus exinde annue dominus dederit quidquid vo- 
luerint fine omni contradiclione diète domne Berte Abbatifle ejufque fuccef- 
foribus vel pars ipfius monafterii, ita ut per eis corte & rebus iplius melio- 
Tem. £ N rtn«. 



9* 

rcntur nec non pejorentur, & perfolvcrc exinde dcbeant fingolis annìs ipfe 
Teupertus & fuos heredes a parte ipfius Monafterii per omnem miffam San- 
ali Martini a fi&o cenfutn argentum denareos bonos folidos decem dati ipfi 
denarii ad predico monafterio fan&e Julie per fé ipfe Teupertus aut fuos 
eredes vel eorum mifTo eidem domne Abatiffe ejufque fucefforibus vel ad eo- 
rum mifTo. Alia fuperimpofita cis non fiad: pena vero inter fé pofuerunt, ut 
quis ex ipfis aut fucceffores vel eredes eorum non compie verint omnia qua- 
hter fuperius legitur, vel fi exire aut menare voluerint ante nominatis an- 
nìs expletis, componant pars parti fides fervanti pena argento folidos cento; 
onde duo libelli uno tinore fcripti funt anno imperii domini Berengarii deo 
propicio primo Kalendis Sctember indizione quinta, AéVum Cive Ticinum 
felici ter. 

Signum nominati Teuperti qui oc libello fieri rogavi Se ei releòlus eft. 

Walpertus Judex domini Impcratoris fubfcripfi. 

Moifes Scavinus rogatus teftis fubfcripfi. 

Befanius judex domini Impcratoris rogatus fubfcripfi . 

VValcurius Judex domini Imperatoris in hoc libello rogatus fubfcripfi . 

Signum manibus Johanni de Portadorio teftis. 

Gamtcrlinus notarius fcriptor hujus libelli poft tradita compievi Se dedi . 

Lxxvir. 

018. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti regnante domno berengarius grafia 
Dei Imperator hic in Italia anno tcrcio de menfe auguro per Indici. VI. 
Placuit adque convenir inter domno gottfredus gratia dei epifeopus faii&c Ec- 
delie motincnfìs nec non fed etiam ex alia parte inter Leo fìiio quondam 
petri garucioni habitator in Colegaria libcrum nomine, ut in dei nomine tu 
qui fupra Leo vel tuis hcredibus refedere & laborare & excolere debeatis in 
terra vel res que rejacet in Colegaria , que nobis obvinet per cartulam 
offerfionis de Lamperto filius quondam Lecvardi qui fuper nominatur Ca« 
vinfacco cum finibus &c. livellano & maflaricio nomine ad laborandum , co- 
lendum, cafa, canale fuper edificandum, & fuper refedendum, vitis ponen- 
dum , paftenandum , propaginandum , Se excolendum , fofatas cavandum &c. 
Et exinde de ipfe fupraferipte rebus òk cafis, qualiter fuperius legitur, an- 
nuis temporibus redditum atque tributum perfolvere debeatis per unumquem- 
que anno, ideft ex omni genere grano groifo modio quarto, minuto autem 
modio V, lino manna V. vino anfora tcrcia; exenias vero per anno dare de» 
beatis in domini natale pullos quinque, ovas X., <Sc pafcha domini fimiliter. 
Operas vero per anno facere debeatis dies XII. medictatem cum bovis, & 
medietatem maruales cum dominica annona, anteposta terra inter cafa, cur* 
te, & orto faciendo modio I. unde non reddatis. Prenominatos pullos 6c 
ovas &c. confìgnare debeatis tu qui fupra Leo vel tuis hcredibus in moti- 
na ad ipfum minifterialem , qui prò tempore ordinatus eft, cum veftro dif- 
pendio ckc. Pensm vero inter nos pefuimus &c. pena in argento folidos XX. 
&c. ASio Mctina feiiciter. 

Signo & nnr-us Leoni qui une libellum fieri rogàvit. 

Signo Johanni Gumperft & Luponi filius quondam Leo Johanni, & 
Leo Erfo rogatis a nominato Leo viciofus (/ìc ) teftis. 

LXXVIII. 



99 

LXXVIII. 

pio. 

IN nomine domìni noftri Jhefu Chrifti Berengario gracia dei imperator Au- 
guftus anni imperii cjus quinto, decimo KaJ. decembris indizione nona. 
Conftat me Ifeverto fìlio quondam Adelperti de Montiglo vindo & trado 
vobis Fredulfì Sanóìe Regenfis Ecclcfic Epifcopus ad jura & poteftate Sancii 
Profperi ideft res juris mei quod abere vifo funi in Montiglo loco nocupan- 
te Valle & Caftanitolo . Sunt ipfes res per menfura & racionem ad pertica 
legitima menfurata intcr ledimeli oc terra ibi in caftanitulo modia quatuorde- 

cim , alia terra aratorie foris in aida vel ibi circuito caftanitu- 

lo modia fepte, funt totes infimul modia vigenti & uno, oc fi amplius in- 
ventum fuerit de res juris mei per hanc cartula abeatis in integrum cum om* 
nia (uperioribus & inferioribus fuis vobis Fredulfì pontifex ad jura & potè- 
ftatem Sancii Profperi per textus iftius cartula extrumentum vendicionis pre- 
fenti die confirmo & trado poteftatem jure proprietario nomine abendum. Et 

accepi ego qui lupra Ifeverto prò fupraferiptas res Johaii- 

ne miffo tuo folidos quindecim fenitum expondeo ad- 

que repromitto me meis heredes vobis Fredulfì pontifex 

vel ad fucceffores ad pars Ecclcfia Sancii Profperi ab cm- 

nc homine defendere. Quod Ci defenderc non potuerimus tunc componamus 

dicìcs res ad pars prediòìa EceJefia Sancii Profperi in dublo 

in conlimilc loco ficut diebus illis aput vos meliorata fuerit fup extima- 
cione . 

Aótum Regio feliciter. 

Signum +$+ manu* Ifeverti qui hanc cartula fieri rogavit. 

*£* Johannes Scavino rogatus tette fubfcripfi . 

*ì* Ego Ingelra rogatus tefte fubfcripfi. 

Signum *$♦ manus Aderulfi de Padule teftis. 

Signum if< manus Adrevcrti de vinca pallivi , & gifolfì filio ipfius Ad- 
reverti teftis. 

Scripfi ego Andreadcs Notarius pofttradita compievi & dedi. 

LXXIX. 

92.7. 

IN nomine domini noftri Jhefu Chrifti regnante domno noftro Ugo rex ic 
in Italia anno tcrcio de menfe Julio Indizione quintadecima (1). Con- 
ftat me maria filia quondam martini, que fuit abitatrice in villa Lupaciana 

Ni ad 



(1) L'anno 921. alcuni de' più pò- ca e Marchefe di Provenza, tratti nel 
tenti Signori d'Italia mal foddisfatti di fuo partito alcuni de' Principi Italiani, 
Berengario chiamarono dalla Borgogna ottenne, che Rodolfo fotte coftretto l'an- 
Transiurana il Re Rodolfo, e lo accia- no 915. a lafciare l'Italia; e l'anno fe- 
rrarono a lor Sovrano . Berengario fi di- guente ne fu egli riconofciu f o e corona- 
fefe per qualche tempo; ma l'anno 924., to Re, il Muratori comincia l'Epoca 
mentre di notte tempo trattenevafi oran- di Ugo dal Luglio dell'anno 926. Ma 
do in Chiefa nella Città di Verona , fu qui veggiamo , che nel Luglio dell' In- 
ucci r o a tradimento . Ma poco tempo dizione XV. cioè dell'anno grj. era già 
godè Rodo.fo del Tuo Regno. Ugo Du- cominciato il terzo anno di Ugo; e che 



lOO 

ad donatrice & offertrice ; ideft dono & offero ego nominata maria a jure 
proprietate fan&i geminiani, feo ad pars fan&e motinenfis ecclefie, vcl ad 
pars domni Gotefredi epifeopus vel ad fuifque fuccefforibus ideft peciola una 
de terra aratoria congrua & cafaliva, que rejacet in villa Lupaciana loco ubi 
dicitur ( deejì nomen ) ubi Martina genetrice mea fuit abitatrice , ideft pe- 
ciola una, fìcut fuperius legitur, eft prò menfura ad perticas legitimas a ra- 
cione fà£a feftaria dua, & fi plus aut minus fuerit ibidem in ipfa cartula 
offerfionis permanead; & eft intcr adfinis ad fingulis lateribus fratris confor- 
tis abente. Secunda peciola rejacet in loco ubi dicitur Caubolrani, eft pecio- 
la de terra aratoria, & prò menfura ad perticas legitimas a racione fa6U ta- 
bule fex: eft inter adfinis ad fingulis lateribus fratris confortis abente, fi qui 
alii adfinis funt. Simul etiam dono & offero a jura fanóte motinenfis Eccle- 
fie, vel ad pars domni gotefredi Epifeopus, vel ad pars tuifque fuccefforibus 
alias omnes res meas, quicquit mini legibus pertinet , in nominata villa Lu- 
paciana, feu & in villa uliana & in marciana, feu & per alias fingulis lo- 
cis, ubi de ipfas res inventum fuerit quicquit mihi legibus pertinet, & mi- 
ni ovenit in ereditate da jura & fucceflìone de memorata martina genitrice 
mea, & ex omnibus &c. 

A&o in Caftello Sancii Felicis feliciter. 

Signo >ì< manu ipfìus marii ( fic ) donatrice & offertrice, que anc car- 
tulam , ficut fuperius legitur, fieri rogavit. 

Signo *ì* *J+ *f* manibus Lioprandi & everardi germanis & Leoni qui 
Liotefrido vocatur genus romanorum rogati teftes. 

^ Scripta cartula per manus ariualdi notarii rogatus coram teftibus poftea 
tradita compievi & dedi. 

LXXX. 

919. 

IN nomine domini noftri Jhefu Ghrifti regnante domno noftro ugo rex ic 
in Italia anno quarto de menfe madio Ind^cTione fecunda . Gonftat meleo 
qui liotefrido voc. vid. vindere & vindo & ad prefente die trado tibi Jo» 
hannes clericus filius quondam ftefanie emtore meo vel a tuis heredibus , 
ideft omnes res juris illas, quas mihi evenir per cartula comparacionis da 
ficheverto presbitero in villa libatica & in riparia feo & in camoriana &per 

aliis fingulis locis ubi ubi per ipfa cartulam legibus pertinet , ideft 

tam terris, vineis , campis, pratis, filvis, faleólis, aquis, paduiibus, pifea- 
ria , virgaria, vel ufum puteis aquarum cum introito & exito fuo & cum 
omne jure fuo fuper fé abente in integrum ad prefente die vindo 6c trado 
poteftatem tibi Johannes clericus vel a tuis heredibus a jura proprietario no» 

mi- 



perciò il primo anno dovea eflere co- to \ e ciò conferma, che talvolta l'epoca 

minciato almen nel Luglio dell' anno del Re Ugo cominciale dall'anno 0x5., 

925. Forfè è qui corfo qualche error del allor quando Rodolfo fuggendo gli lafciò 

Notajo. Ma vergiamo ancora, che nel- libero il Regno , e anche il Muratori 

la carta feguente nel Maggio dell' anno accenna qualche altra carta , da cui fem- 

829., in cui fecondo il Muratori corre- bra ciò confermarli. , 
va ancor 1' anno terzo , fegnafi il quar- 



IOI 



mine abendum & poflulendum : predo autem placito & definito ficut inter 
nos bono animo convenit prò paolo & bona voluntate ideft in valientc per 
adpreciarum folidos viginti tantum ed finito predo & completo finn nulla 
exinde remanfit debitum. Unde modo fpondeo atque repromitto me ego qui 
fupra ìco venditor una cum meis heredibus tibi qui fupra Johannes clcricus 
vcl a tuis heredibus ipfas nominatas rcs omni tempore ab omnicoque ornine 
defenfare; & fi defenlare non potuerim aut contra anc cartula vendicionis 
alleo tempore agerc aut caufarc vel corumpere quelìerim , tunc promitto me 
ego leo venditor una mcis heredibus tibi qui fupra Johannes clericus emto- 
re meo vcl a tuis heredibus componere ipfa nominatas res in dublo fub cfti- 
macione precio in confimile locas . Et anc cartula ficut fuperius legitur in 
Tua permanead firmitate. Aèlo in Caftello San&i Felicis feliciter . 

Signo >$( manu Leoni vindit- qui anc cartula vindicionis fieri rogavit, 
iìcut fuperius legitur. 

Signo ttttt Hiaoibus Lioprandi & everardi germanis & ftadeverti & 
barbari rogati teftis. 

Scripta Gartula per manus ariualdi notarli poft tradita compievi & dedi. 

lxxxl 

031. 

IN Nomine Domini noflri Jefu Ghrifli • regnante domno Ugo rex ic in 
Italia anno quinto de menfe aprilis per indizione quarta (ij. Confta 
me geminiano filius quondam Marini ad donatore & offertore dono & offe- 
ro in cafa beati fanéli geminiani, & vobis dom. gotefredi Epifcopus fan&e 
motinenfi Ecclesie ideft una peciola de terra aratoria juris mee, que rejacet 
in villa plumbarino : eft prò menfura tabule quatuor; funt finis da mane 
parte, & da meridie Sancii Geminiani, da fera Sichenfredo, de fubto ipfo 
offertore abente, fi quis aliis adfine funt.; ifta jam di&a peciola de terra, fi- 
cut fuperius legitar, ad prefente die dono & orlerò in cafa beati fancìi ge« 
iraniani, & vob's dom. gotefridi Epifcopus vel ad veftrifque fucceflòribus 
ad pars prediòla Ecclefia a jure proprietario nomine abendum & poffidendurri' 
in ea Yidelicet racione, ut mihi & ad heredibus meis in quinta generacione 
per infiteofìs concedere debeatis, unde modo fpondeo &c. A&o Givcs {Jtc) 
nova feliciter. 

Signo >& manu geminiani qui anc cartula offerfionis fieri rogavit. 

Signo ttttt rnanibus rofearii & Launcverti & geminiani & ramperti 
Jc johannis rogati teftes. 

>3« Scritta cartula per manus ariualdi notarli rogatus poft tradita com* 
pievi 3c dedi. 

LXXXIL 

N nomine domini noftri Jhefu Chrifti regnante domno noftro hugho gra- 
-i. tia dei rex ic in Italia anno oéhvo & regnante domno noftro Lottarlo 
Alio ejus gratia dei rex ic in Italia anno tercio dies XII. de menfe Lulio 

per 

(O Da quefta carta conferma Topi- 951. il Re Ugo ottenne, che Lortario 
aione del Muratori f Ann. d'hai, an. 9^1.) fuo fig'10 fette riconofeiuto fuo Collega 
che folo dopo l'Aprile di queft' anno nel Regno d'Italia. 



102. 

per Indici. VI. Et ideo in dei nomine ego domnus gotefredus gratia dei 
Epifcopo faacti geminiani motinenfis una per confilio & confenfum fenio- 
rum facerdotis & clerum beati fanèìi geminiani motinenfìs concedere & con- 
cedimus nos vobis per infitheothecaria vobis Eito filio Eitomi de pago per. 
fefite & crimeldruda jugalibus fé vos ( fic ) & in fiiiis veftns malculini & 
in nepotibus veftris malculini , qui de vero matrimonio de complexfo nati 
vel procreati fuerit, tantummodo dum vobis dominus in hanc lucem vita 
concefferit, per infiteotechario , ideft ut abeatis omnes rex illa, quantafeum- 
que vos ipfis nominatis eito & crimeldruda jugalibus jam ante os dies per 
cartulam oferfioais emifla abeatis in Ecclefia Sancii Geminiani mot., & in 
me nominatos gotefredus epifcopo , cod eft ipfa nominatcs res inter terra 
aratoria & vineata & prativa a perticas legitima de petiis duodeeim ad ra- 
cione fa£ìa jugis XX., & fi amplio fuerit de ipfe nominates rex, infra ifta 
pagina infitcoiint pcrmanead. Rejace ipfe nominates res in cafale porcillie, 

qui vocatur otuntula, & in loco qui dicitur Liorico vel per alics 

leo & cafalies vel ubi invente fuerint, de ipfe nominate res omnia in inte« 
grum ad fuis finibus ipfe nominates res da levante flumen quod dicitur fofeo 
precorente, & da medio die via majore precorente, & da fera via que di- 
citur Liorico precorente, & de fubto via que dicitur da femelini precoren- 
te, & fi quis alio afine funt ipfe nominates res qualiter fuperius legitur. Et 
fimilitcr concedere & concedimus nos nominato domnus gotefredus epifcopo 
per confilio & confenfum ipfi nominatis Sacerdotis ScGlerum de ipfa ecclefia 
noftra fanéli geminiani motin. per infiteothecharia vobis nominatis Eito & 
crimeldruda jugalibus &c. omnes res ille quantefeumque pertinet de capella 
noftra fan6H fevcri, & de ipfa curtefella noftra, que eft pofita in pago per- 
felita &c. Rejace ipfe nominates res in fundo perfefite; ad fuis finibus ipfe 
nominates res da levante milicionc precorente , & da medio die via majore 
precorente, da fera via que dicitur mucia precorrente, &de fupto gena pre- 
corente, vel fi quis alie adfines funt&c & perfolvere debeatis &c. prò uno- 
coque anno de menfe marcio infra indiétionem nomine in argentum folidos 
nove dati & confignati &c. mihi nominatos domno gotefredus epifcopo vel 
ad meifque fupcepforibus, quale prò tempore ordinatus fuerit vel ad miflb 
noftro in arcìvo fancle motinenfìs Ecclefìe &c, 

^ Signo ff manibus de nominatis Eito & Crimeldruda jugalibus qui hanc 
pagina infiteofint fcrivere rogaverunt cui relecìa eft. 

Signo ff f manibus Johannes & dominicus & Johannes de Villa munia- 
no rogatis teftis. 

Scripta pagina infiteofint per manus petroni clerico & notario poft ro- 
borata ad tcftibus tradita compievi & dedi. 

LXXXIII. 

. 934; 

IN nomine San&ac & Individuae Trinitatìs. Ugo & Lotharius gratia Dei 
Ret>es. Si prò mercede acternae retributionis facerdotum & canonicorum 
curam & folicitudinem gerimus, non folum ad hanc vit^m tranfitoriam, ve- 
rum etiam ad haeternam nobis profuturum effe liquiio credimus. Idcircono- 
tum effe volumus omnibus Fidelibus San£he Dei ^ìcclefiae noftrif^ue^ fcili- 
cer prefcnt'bus & fu'uris, quoniam facrae Canonicae congregatio Mufiaenfis 
iEcclelìae detuiit nobis privilegia quaedam , in quibus exaratum & fcriptum 

fuit, 



fuit, quornodo quidam Geminianus Se Leodoinus Epifcopi concedere eis 
quarram porticnem de omnibus rebus ad lupradiclam Sedem pcrtinentibus , 
idefl tam de domibus ^uam & de ceteris aedificiis, tcrris coltis & incol- 
tis , agris, vineis, pratis , pafeuis, (il vis g'andiferis , veì etiam ceteris fiivis, 
aquis, aquarumque decurfibus, mobilibus & immobilibus , & omnibus adja* 
cenriis fu^s. Iniuper etiam adiunólum fuit, qualiter conceflum fuit eis quic* 
quid Perefìndus Diaconus per libri. um & infiteofin de jure prefatae jEcclefìae 
habuit, fed ob firmitatis gratiam noftram deprecatis clementiam , ut prece* 
p f um rmnfue'udinis noftrae de univerfis rebus illorum , ficut in eorum pri* 
vilegiis continetur, ree! pere mererentur . Nos autem ob amorem Domini 
noftri Jefu Chn(ti petitionibus illorum, in quantum jule 3c legaliter poflu- 
mus, fttisfacientts , juflimus eis hos Regalcs apices fieri atque conicribi, 
per quos decernimus atque iubemus, ut nuilus Judex publicus , vel aliqua 
oppolita perfona, aut etiam Epifcopus vel Comes, liber vel fervus , in eo* 
rum rebus vel locis aliquid invadere, aut in alico calumniari iniufte audeat, 
fed liceat eos quitte & cum (umma falvatione omnia eorum pofiìdere, ficut 
in eorum privilegiis continetur. Similiter autem fancimus & conftituimus , 
ut quicquid modo h«bent proprietatcs , bonorum hominum donationes , vel 
legales offerfiones, & quicquid ipfi Canonici de jam dicla jEccielìa per pagi- 
nam fcriptionis habent ad cenfum reddendum, vel de monafteriis , aut man- 
tea legaliter habere potuerint, omnia fub noftrae tuitionis Mundburdo quieto 
& pacifico hordine habeant atque poftìdeant, nullo unquam eis aliquam in* 
juriam vel moleftiam inferente, fed liceat eos quiete vivere, ut libentius,& 
fecurius Deo in divinis laudibus vacent, 3c prò nobis & omni riabilitate Re* 
gni noftri affiduis precibus uberius exorare valeant. Si qais autem eis ca* 
lumniofus vel invafor in illorum rebus, domibus, maffariciis, vel locis fue* 
rit, vel aliquìd eis intulerit, quod facris legibus obviaverit, centum quin* 
quaginta libras auri optimi reftituat, medietatem Palatio noftro, & medie- 
tatem praedi&is Canonicis, qui ibi prò tempore Deo fervierint. Et ut haec 
noftra autoriras perpetuis temporibus inviolata manere valeat, manibus prò- 
priis fubter firmavimus, & anulo noftro figillari juflimus. 

Signa Sereniffimorum Ugonis & Lotharii Regum . 

Petrus Cancellarius ad vicem Gerlunni Abbatis & Archicancellarii re* 
cognovi & fubfcripfi . 

Data XII. Cai. Oftubris anno Dominicae Incarnationis DCCGCXXXIIII. 

d). . 

Regni autem Domni Ugonis inviftiflìmi Regis oftavo, & Domni Lo* 
tharii irem Regis tertio Indi&ione Vii. 

Aftum in Prata Paludis foeiicitcr Amen, 



LXXXIV. 



(i) Pare, che al Notajo fia sfuggi- anno di Ugo e il terzo di Lottano; e, 

ta una cifra di p ; ù , e che dovette feri- fecondo il più ufato ftile V Indizione VII. 

verri DCCCCX XXI H; perciocché a queir cominciata nel Settembre, 
anno convengoao nell' Ottobre V ottavo 



^> 






104 

Lxxxrv. 

... . . 935* 

IN nomine domini dei & falvatoris noftri Jhefu Chrifti . Ugo grada dei 
rex anno regni ejus nono & Lothario filio ejus rex anno quarto , unde- 
cimo Kalendas Fcbruario indizione ocìava. Canonica beati fanéH ArkangeJi 
Michaeii Tito infra cìvitatt regio ubi iohannes diaconus & prepolìtus preefle 
videtur, ego quidem in dei nomine Udeprandus presbìtero fìlio bone memo- 
rie rotcherio de butrio & modo funi abitator in caftello Campaniole, offertor 
& donator per remedium anime mee vel parentorum meorum unde in oc& 
in futurum feculum apud omnipotente domino maflime maneat raercis. Et 
ideo qui fupra ildeprandus presbiter volo & iudico & ita per hanc pagina m 
iudicato ad prefenti die dono & offero per remedìum anime mee vel paren- 
torum meorum ad jura & proprietatem prefate canonice fan&i arkangeli mi- 
chaeii , id eft omncs res & cafis juris mei quem abere vifo fum in finibus 
regenfìs, quibus pofite funt in loco villa budrio feo & per slIUs fingulis locis 
ubi de meas res & cafis invenire potueritis, quod mihi evenit in hereditate 
de jura & fucceflione parentorum meoram, live de paterna, materna, live 
per quolibet ingenio ad me poffeffa vel devoluta eft; excepto tantum ante- 
pono quem ego per cartula datum abeo in rodberto filio quondam Bertaldi 
comes & in vvalperto afrore minifteriale domini Bertillani & in mauringo 
nepote meo tantum antepono, quem vobis in predicìa canonica non dono 
nec offero . Ipfas res de rcberto reiacet in villa fala ex .... . megra . Et 
illas res de vvalperto rejacet in corviatico & illas res de mauringo reiacet 
in fazano. Nam alias omnes res meas & cafis iuris mei ex integrum dono 
& offero in predicla Canonica &c. In ea videlicet racione dono & offero 
ipfas nominatas res meas qualiter fuperius legitur in fuprafcripta canonica, 
ut vos da pars predicla canonica mìchi ildeprandi presbitero per cartulam 
precario nomine concedere deheatis ufque diebus vite mee, poft meum di- 
ceffo per ipfa precaria debeat venire & cadere in ildeverga filia bone memo- 
rie gifelbergi & in fìliis fuis mafculinis ufque diebus vite illorum , & fi fi- 
lii nufculini non abuerit deveniat in una filia fua femina tantum ufque die- 
bus vite fue. Unde expondeo atque promitto &c. A&um Caftello Campa- 
niole feliciter. 

Ego Ildeprandus presbiter in ac cartula offerfionis a me fa&a manu 
mea fubfcripfi. 

Signum manus Vitali de canole teftis. 

Signum manuum gifeverti & madreverti german. de quingcnte & pe- 
troni de canole feu iohannis de quingente teftis. 

Scripfi ego gaufo notarius & fcavino poft tradita compievi & dedi« 

LXXXV. 

911; 

BReve recordationis ad memoriam rctinendum , qualiter Johannes Archi- 
diaconus & Prepofìtus canonice Sanòle Regenfìs Ecclefie & G?ufo adyo- 
cato ipfius canonice una cum Leone presbitero & reftano diacono & martino 
presbitero & Eurardo fubdiacono prediche canonice & Prando minifteriale 

Ber- 



105 
Bertille [i] commitiffe & filiorum cjus incliti* comitik;s Guidone & Adel- 
bcrro fìmul «Se Rodibcrto &: Gileverto & Madrcvcrto germanìs libclJarii jam 
predicle canonice conjuxerunt omnes infilimi in viiia que dicitur quingente 
Ittpcc rcs prediche canonice , quod iupraicriptis gerrnanis per cartulam emife- 
runt, feu & malaritiam unam que per Giieverto direóìra fuit & modo predi» 
eli germani per libellum videntur habere 5 & invenimus de prediclis rebus, 
quod per cartulam cmiferunt per defignata loca ad perticam legitimam de pe- 
dibus XII. menfuratam , prima petia de vitis & terra vacua uno fé tenente 
ilia petia de vitis feftarium I. tabule III. eft finis de medio die fanóti Pauli, 
de mane & fera Bertille , de fubto predicla terra. Terra vacua ibi fé tenen- 
te eft feftaria III I. & tabule V. de mane Bertille, de fubto via, de fera 
Uvalcheri «Se fancli Michaelis, alia vinea feftaria II. & mina I. de medio 
«die Sancii Pauli, de fera Bertille, de mane &: fubto Maurini ; alia vinea eft 
ièftaria III. tabule Villi, de fera Bertille, de mane òt medio' die farcii Sii- 
tri, fubto Adelberti Lantrude, & de heredibus Vulmari j alia vinea eft 
tabule XI ex ambobus lateribus Sancii Pauli, medio Sancii JVJichaelis, alio 
capo de fubto de heredibus Bertille Comitifle &c. , alia terra de smbobus 
capitibus penice III. & de ambobus lateribus XXX [I. medio die Sancii Jer- 
vafii, fubto fofTa, mane prcdióla canonica, fera de heredibus Bertiid. Eft alia 
terra in Quignente de uno capo pertice VIII. & de lato pertice Villi, de 
fera Sancii Michaelis, fubto Martini , mane Sancii Pauli, medio die Bertiid. &c 
Faòlum fuit tempore domni Hugonis Regis undecimo, oc Lotaiio filip 
ejus rex anno VII. per indiclionem X. 

LXXXVI. 

9Ì9* 

IN nomine fancle «Se individue trinitatis. [2] Ugo «Se Lothario filio ejus 
gracia dei reges anno vero domno ugoni duodecimo, c£ demno 

Tom. L O Lo- 



'ammmmmmm «■ 



(j) E' difficile a intendere, chi Zìa pò lontana dall' età di que/ta Bertilla, 
quefta Cornelia Bertilla. Con quello no- e i figli di effa chiamaranfi Bonifacio, 
me appeilavafi la moglie di Adelberto IL Valfredo, e Adefberro. Forfè era mo- 
Marchefe di Tofcana viftuto fino all' an- glie di quel Conte Bertaldo nominato 
no «prò. o 9»7. j ed effa il fece padre di nella carta del 9^. il qual pure avea 
due figli detti Guido e Lamberto , che un un figlio detto Rodeberto. Vuoili anche 
dopo 1' altro fuccedettero al padre in quel offervare , che due Bertille , amendueCcn- 
Marchefato ( Murat. Antìch. Efìtrif. T. teffe , fembrano qui indicare • perciocché 
I. p 21?. ec ) Ma fé di effa qui fi par- fi nomina prima il Miniftro della Con- 
iale , farebbefi nominato il Marchefe , di teffa Bertilla , la qual perciò dovea effer 
cui era Vedova., e il titolo pur di Mar- vivente, e pofeia tra' confinanti fi no- 
chefe farebbe flato dato al figlio , che minan più volte gli eredi delia Conteffa 
reggeva allor la Tofcana . Otre di che Bertilla, col che ci fi indica, che quefta 
i due figli di quella chiamavanfi Guido era mona . 

e Lamberto, di quefta Guido e Adalber- \Z) Quefta carta è fiata già pubblica- 
to e tre altri . Un' altra Conteffa Ber- ta , ma con moitiffime Correzioni , dal 
tilla denò V anno 981. beni al Mona- P. Ab. Lucchi ( Mmum. Monafl. Lto- 
itero di Mufiano nel Bolognefe Antiqu. ntnf. p 44. ) e pof:ia fecondo la detta 
ItMÌ* T. IL coi. 257, ; Ma ed effa è trop- edizione dal Sig. Ab. Zaccaria (DeiU 



/ 



io6 

Lothario anno feptimo die decimo infrante menfe aprilis Indi&ione duode- 
cima [i], LibelJario nomine . ...... ego ubcrtus abbas monafterii fancìi 

benedicci fi'to Leones (2) vobis quidem Johannes & Martinus queftis habita- 
tores &c. in fundus fati monafterii locus jColicius, ideft dabo vobis in inte- 
grimi una pecia terra vidata, feu una pecia terra aratoria, que eft pofita in 
locus vidrina, que per vos jpfos re&a fuit, que pertinet de Ecclefia Sancii 
Donati , que eft pofita in Villa bajoaria , oc ipfa Ecclefia pertinet de predi- 
ciò monailerio ec. 

A&o Caftro Panciano feliciter. 

Signo manibus qui fupra Johanni 6c Martini germanis ad omnia fupra- 
fcripta . 

Signo manus petroni qui eft habitator in caftro Panciano teftis. 

Signo manus Gifelberti. Signo manus Boniverti filio ejus ..... lege 
romana vivente teftes. 

Ego Agipertus notarius dominorum Regum fcripfi & poft tradita com- 
pievi . 

lxxxvil 

942. 

IN Nomine Domini noftri Jhefu Xpi Dei aeterni. HugoSc Lohtarius gra- 
fia Dei Sereninomi <Sc piiflìmi Reges. Si petitionibus fervorum Dei au- 
res noftrae pietatis benigniter accomodamus, lìmus proculdubio Deum fauto- 
rem habere ubique credimus , & Regni noftri ftatum Jonga per tempora fuo 
tueri munimine ipfo auxiiiante non diffidimus. Notum fìt igitur omnibus 
S3n6he Dei Aecclefiae noftrifque praefentibus feilieet fidelibus atque futuns. 
Hubertum Marchionem inclitum noftrique Sacri Palatii Comitem (3) & He- 
lifiardum illuftrem Comitem noftram fupplici devotione adiifTe clemenciam, 
quatinus prò Dei amore ac Beatae femper Virginis Mariae Sanclique Prof- 
peri anirnarumque noftrarum augmento, ut fratribus inibì Deo famulantibus 
Canonicae Sanótee Dei Regenfis Aecclefiae per noftrum au&oritatis & tuitionis 
Preceptum largiremur atque cor>firmaremus Corticellulam quandam , quae vo- 

catur Sp go, [forte Spagnago] quae videtur pertinere de Cu; te Maf- 

fa, quae a Berta quondam Comitifta, quae in eadem requiefeit Aecclefia , ip- 
tì Canonicae prò ialute animae fuae fuorumque parentum dono coniata eft. 

Quo- 



Badia di Leno p.6y.) lo l'ho confron- fopracitati Scrittori, ho parlato io pure 

tata colla pergamena , che fé ne confer- nella Storia della Badia di Nonantola 

va in quefto Archivio Capitolare, e i 1 ali' occafione del Priorato di Panzano, 

ho corretta in più luoghi nei frammen- ora nel Bolognefe , e di altri beni nel 

to , che ne ho di nuovo pubblicato, territorio di Modena, eh' eflb vi avea 

(1) U Tndizion XIL fegna V anno (7", L p 250. te. ) 

939. ma negli anni de' due Sovrani è {$) Il March. Uberto qui nominato 
certamente corfo qualche error del Nota- Conte de! Sacro Palazzo , e poi Marche- 
rò , poiché al più tardi 1' epoca del Re fé di Tofcana, era figlio naturale del Re 
Ugo dovea cominciare nel Luglio del Ugo, eh' eq'i avuto avea da una Don- 
927. e quella di Lottano circa il Mag- na detta Wandelmonda ( Murat. Ant, 
gio del <?:>!. Eft, T. I. p. 136.), e corre figlio è ef- 

(2) Del Monaftero di Leno nel Bre- prettamente nominato nel feguente Di- 
feiano y oltre ciòcche ne han detto i due ploma. 



ic 7 
Quorum precibus liberiti animo pietatis noftrae afTenfum prebentes jnm fatarci 
C.orticellulam prò Dei amore animarumqtie noftrarum remuneratione cum om- 
nibus fuil pertincntns & ftdjacenciis in integrimi, ideft curri fervis et an- 
ciilis , campis, vineis, pratis, ìilvis, palcuis, ripis, rupinis, aqu s, aqua- 
rumque decurfibus, molendinis, piicationibus , & omnibus inibi afpicientibus, 
per hoc noftrac donationis oc confìrmationis Preccptum .... concedimus at- 
que larg'mur; ut nullo umqudin in tempore prefatae Canonicae, & qui prò 
tempore farmi. arum Dco ejuique Genitrici exhibuerint, de jam di£ta Corti- 

ctiia aut Vicecomes , vel SculdafTio, five Gaftaldius , aut aliquis 

tor ReipubJicae magna parvaque perfona vim aut contrarietatem 

aliquam inflrre prefumat, fed faciant de fepe nominata CorticelluJa ipfius Ca- 
nonicae Miniftri ore fuerint, fecundum libitum fuum & voluntatem 

quicquid iliis melius vifum fuerit ad honorem Sancii ipfius loci remota to- 
cius potclUtis inquietudine vtl diminoratione. Si quis igitur contra hoc no- 
ftrae tuicionis, don.tionis, vel confìrmationis preceptum ullo in tempore 
quoquo modo infurgere temptaverit, aut minorare, vel f ...... in ali- 

quo quefìerit , feiat fé compofifurum auri optimi libras triginta , medictatem 
Camerae Palacii ncftri , oc medittatem prefatis Canonicis Sanclae Regenfis 
Aecclefìae eorumque fuccefìbribus . Et ut hoc noftrae largicionis & confìr- 
mationis prectprum verius credatur, diligentiufque obfervetur ab omnibus, 
manu propria lubter conflrmantes de anulo noftro juflìmus infigniri. 

Signum Sereniflimorum Hugonis oc Lotharii Regurn . Gifelprandus Can- 
cellarius ad vicem Bofonis Epifcopi & Archicancellarii recognovi & fub- 
fcriplì . 

Data IV. Idus Junii Anno Dominicae Incarnationis DCCCCXLII. Re- 
gni vero Domni Hugonis Regis XV LI. Lotharii XIII. [i]. 

Indicione ...... Papiae AMHN. 

LXXXVIII. 

942.. 

IN Nomine Sancìae & Individuae Trinitatis/ Hugo & Lotharius divina 
providente clementia Reges . In ftatu Catholicae Fidei & Aecclefiarum 
Dei reftauratione Regni noftri ftatum fubfiftere prefentis quoque & aeternae 
virae nobis profutura fore fubfidia non dubit^mus. Quo circa omnium fìde- 
lium Sanclae Dei Aecclefìae noftrorumque prefentium ac futurorum devotio 
noverit, qualiter interventu ac peticione Ambrofìi venerabilis Laudenfìs Epif- 
copi , ncc non &: Huberti incliti Marchionis dile&ique filii noftri ac no- 
ftri Comitis Palani, per hujus Precepti paginam confirmamus ac p.'eniter 
corroboramus Sancire Regenfi Aecclefìae in rionore Dei Genitricis femperque 
Virginis Mariac San£hque Profperi Xpi conftru&ae , cui Aribaldus Reve- 
rehdus Preful Paftorali cura invigilat, omnes Cortes, Piebes quoque, Abba- 
cias , Monafteria, Capellas, predia, curcìas res, quas de donis Regum feu 

O 2 Im- 



(0 OfTervifi qui V incostanza ne' Re- no fcritti da un fol Cancelliere. Or co- 

gii Diplomi. Quefto e il feguente han- me poteva nel Giugno correre J' anno 

no amendue ftgnaro V anno 942. il pri- X Vìi. di Ugo e il XHl. di Ugo; e 

mo appartiene a' to. di Giugno, il fé- nell' Agofto il XVL di Ugo, e il Ali. 

condo a* 12, d' Agofto, e amendue fo- di Lottario? 



ic8 

Imperatorum predecefforum noftrorum ceterorumque honorum homìnum , ve* 
rum etiam res univerfas Canonicae ejufdem Aecclefiae conceffionibus, tradi- 
tionibus, Epifcoporum privilegiis, offerfionibus , comparatiombus quoque, 
commutationibus libellorum, quarumcumque Legalium Cartarum confcriptio» 
nibus, feu fiotekariis, ipfe far,£tus locus legaliter optinuit,vel inveftitus fuit 
una cum domibus & aedificiis, Aecclaefiis Baptifmalibus , Decimis & Capei* 
lis, ac familiis utriufque fexus, aldionibus & aldianabus, manfis etiam ve» 
Rhis & abientibus, terris , vineis, campis, pratis, pafcuis , filvis, arboribus 
pomiferis oc ìnfrucluofis , infulis, pifcariis , careélis, falinis, piraticis , mo- 
iendinis, aquis squarumcjue decurfibus, montibus, vallibus, planiciebus , ri- 
pis, rupinis , alpibus, rivis defluentibus, omnia omnino integrum quecum- 
que dici vel nominari pofTunt , unde eadem Aecclefia & Sanéìa Regenfis 
Sedes haétenus invertita fuiffe dinofcitur per confinia & terminos Lunenfium, 
Parmenfium, Regenfium, Mutinenfium, Cremouenfìum , Manruanenfium , Fer- 
rarenfìum ufque in fluvium Padum & Zaram a terminis Burianae in Bunde- 
nio in undìs, ficut a Karolo Magno per decrerum Precepti collatum , fi ve ei- 
dem Aecclefiae fanccitum ac determinatimi fuit in integrum. Pro ampiiori 
quoque ftabilimento jam fate fanóìae Regenfis Aecclaefiae terram juris Regni 
noftri, quae conjacere videtur in Civitate Regia a tribus miliariis in circui- 
tu , una cum muris ck foffatis atque theloneo & ftradatico , feu etiam fe?- 
vis vel ancillis inibì pertinentibus, omnemque publicam funccionem largì- 
mur, concedimus, atque transfundimus in jus & dominium jam prelibate 
Aecclefiae prò animae nofire noftrorumque fuccefforum remedio, ut omni 
in tempore ab omni publica exaccione quieta & fecura permaneat atque per* 
fiftat. 

Infuper etiam prediéìae Aecclefiae per hujus noftri Confirmationis anela* 
ritatem confìrmamus ac pieniter corroboramus Cortem 9 quae Luciana veca- 
tur 5 cum duabus Capellis, unam in honore Sancii Georgii antìquitus condro- 
élam, & alteram in honore Sancii Sixti in Littore Paludano, nec non & 
Gajo inter Padum & Bundenum (ito cum omnibus pertinentiis & appendiciis 
fuis ac familiis utriufque fexus , de qua* nuper intentio- inter Monaiterium 
Placentinum , ubi Berta Abbatiffa preeffe videtur in honore Sanéìae Refurre- 
£lionis Sancii Xifti conflruéìum y &t eandem Sanóìam Regenfem Aeccicfiam 
& legalibus Preceptis & fcriptionibus ex parte Regenfis Aecclefiae in judifio 
oftenfis Judicum decreto prefata Cortis de Luciana cum Cairo & Capellis 
& Gajo omnibufque rebus mobilibus & immobilibus ac famiiiis utriufque 
fexus ad eam pertinentibus, Sanólae Regenfis Aecclaeiìae, cui pertinuit, le- 
galiter ceffit, &£ prelibatam Abbatiffam cum Advocatore ipfius Monafterii 
exinde audita & contenta remanfit, quia ex parte ejufdem Monafterii San&ae 
Rcfurrt&ionis ck Sancii Sixti nulias legales firmi tates offendere valuit • 
Sanccirnus preterea, ut fi quandoquidem de rebus iplius Sarclae Sedis fami- 
liis feu omnium Clericorum fuorum rebus vel mancipiis fueiit horta con- 
tentio, nullatenus ante prefentiam alkujus finiatur, nifi in Ponfificum preta* 
xntQ Sedis. Concedimus denique eidem Advocatos fi ve Notarios, quantos aut 
quales Pontiftces vel Miniftri Aecclefiae elrgerint tam de fuis quamque de 
aiitnis liberis hominibus , qui ejufdem Epifcopii vel Canonicae feu omnium 
Clericorum fuorum rerum utilitates exercere nofcuntur,. r dbrque ulla hominis 
contradiclione vel moleftia ; ita ut ab omni reipublicae funólionis fint abfo- 
luri, nil ab eis puhiicus exaélor exigere prefumat , ut fecurius ac diligentius 

cau« 



caufas ìpfìus Epifcopii pcrflccre valcant. Stabitfmus etìam de omnibus rebus 
feu f«.mil:is , quae haclenus qualibet occafionc vcl quocumque modo ex di- 
tione iptìus Epifcopii vel Canonicae feu Clericorum potevate fubtracle noC- 
cuntur «Se circummanentes homints inquilino fìat , ut omnes res iplius Se- 
dis & Clericorum ad eorum redeant poteftatem , Se exinde (e invefìiant, no- 
ftra freti auóX.ritate, quatenus rei veritas patefaóìa perhenniter valeat (bum 
obtinerc vigorera . Precipientes quoque jubemus, ut nullus judiciariae Poie- 
ftatis Dux, Marchio, Comes, Vicecomes, Scudaffìo, aut quis'ibet publitus 
exa&or neque aliqua perfona magna Vcl parva in re ìpfìus Aecclelìae Pia- 
citum tenere, neque in demibus ejus aut Clericorum ìpfìus aliquod Manfio- 
naticum poteflative tollere , neque homines ejus cujufcumque ordinis Clericos 

vel Laiccs liberos vel & cartulatos , vel fub ttrram ipforum refi- 

dentes, non ferves vel ancillas aut aldiones utriufque fexus ad placitum du- 
cere, nec pignerare, aut moleftare vel flagellare prefumat; ncque de rebus 
ipfìus Aecclelìae vel Clericorum aliquid tollere, vel ripatica aut quamlibet 
furctionem publicam a Miniftris ejufdem Aecclelìae exigere tempret» Sed li' 
ceat prt nominata Aecclefìa Regenfìs cum omnibus rebus & familiis fuis & 
omni Cleto inibì Deo famulantibus ad eam pertinentibus omni ttmpore fub 
tuicionis noftrae munimine quiete ck pacifìce, remota tocius potdtatis in- 
quietudine, permanere. Si quis autem temerarius contra hoc noftrae confir- 
mationis conceflionis ac tuicionis Preceptum quandoque infurgere temptave- 
rit , oc quae fuperius fcripta funt non cbfervaverit , feiat fé com pò fi tu rum: 
auri optimi libras centum , meoietatem Palatio noftro, & medietatem jam fa- 
te Aecclefìae ejulque Pontifìcibus . Quod ut verius credatur diligenciufque 
ab omnibus obicrvetur, manibus propriis Anulo noftro infigniri juffimus. 

Signum Sereni ffimo rum Hugonis & Lotharii Regum . 

Gileprandus Cancellarius ad vicem Bofonis Epifcopi 6c Archichaneella- 
rii recognovi . 

Locus Sigilli cerei deperititi . 

Data Quarto Tdus Augufti Anno Dominicae Incarnationis DCCCCXLIF, 
Regni vero Domni Hugonis Regis XVI. Lotharii XII. Indizione XV» 

Aóìum Papiae felieiter AMHN . 

LXXXIX. 

....... 94V 

IN nomine Domini Dei eterni Dcm. Hugo & Lothario fìlio ejus grana 
dei regis hic in Italia dom. hugo anno o&ùvq decimo & dom. Lothario 
anno tercio decimo quinto Kal. Januarius per indiccione fccunda •< Corpora 
far.6lorum & Ch'ifti confriTorum beati ian6U geminiani fitus morina , wbi 
corpus ejus umatum quiefeit , oc dom, vvido gratia dei epifeopus pontifka- 
tum tenere elle vìdetur, 6c ideo in dei remine ego dominicus fìlius qnon- 
dam ftraudeverti , qui eft i.bitator in civis nova, ùtnh efferatore do & offe- 
ro propter detm & rtm dium anime mee ad jura ccclefìe beati fan èli gemi- 
niani , & ad vobis dom. vuido epifeopus vel ad veftrifque fucceflonbus , ìcleft 
pena una de terra mea aratoria, que rejacet in villa caialicio cum ornai ju- 
re lue fuper fé abente in integrum ecc. A£tum in neminato loco motina fé- 
liciter . 

Signo 1% marni ipfo nominato Dominicus ofTeratore, qui anc cartola irta 
ofLrfionis feo tradiccionis ficut fuperius legitur fieri rogavit. 

Si. 



no 

Singno manibus bertemundo filius quondam Azoni de puliniaco, & be« 
rardo de nominato loco motina, et Leo & item Leo de nominato loco ci- 
vis nova rogatis teftis . 

Singno >ì< manu rodulfo filius quondam raginerii ex genere francoruna 
de villa fredo rogatus teftis. 

*$+ Scripta cartola offerfìonis feo tradiccionis, ficut fuperius Iegitur, per 
manus Ildegarii notarii rogatus poft tradita compievi & dedi. 

XC. 

943' 

HEribaldus fuperni muneris gratia fancle Regienfis AEcclefiac 
Omnibus Epifcopis, Abbatibus, Monachis, Clericis, cunòlifque fan&ae 
Dei Ecclefie Regni iftius fidelibus in Domino Jefu Chrifto unanimiter con» 
jun&is gratia Dei & pax seterna multiplicetur. Quifquis zelo Chrifti ac 
pietate fervens ad hoc cordis fecretum praeparat, ut Deo ex rebus caducis 
& temporalibus munus quodlibet mente (incera Jefu Chrifti Domini militi- 
bus fibique ac Genitrici lue inftanter fervientibus conferat, haut cubie in 
caelefti Regno fortietur & centuplum accipiet, atque in illa Regione beata, 
ubi Sancii cum Domino laetantur, fine fine gaudebit . Et nos, quamvis in- 
digni, qui Prefulatus honorem fungimur, & animarum curam gerere debemus, 
San£torum Patrum diesis conformes effcéli ad hoc nofter animus pervigil ef- 
fe debet , ut AEcclefie Dei diligentiam fine ceftatione habeamus, & ftipem 
Deo famulantibus fubminiftremus, ut a Creatore noftro audire mereamur: 
Serve bone ha&enus laborafti* veni & ego te reficiam. fdecque nos hanc re- 
feclionem ardenti ac finenti animo ope freti divina adipifei cupientes, ut 
perhenniter eam frui mereamur, prò falute animarum Dominorum noftrorum 
Regum Hugonis & Hlotharii filii ejus , &. prò ftafu Regni eorum , atque 
prò anime noftrae purgatione, & omnium fucceflbrum noftrorum mercede 
perhenni conceda per hoc noftrae auftoritatis Privilegio concedimus AEccle- 
fiam beati Thomae Apoftoli, quae fita eft in Regio Gjvis vetere cum luo 
domo cultila intus & foris in circuitu Regio, in Canonica beati Michaelis 
Archangeli, ut habeant Kanonici, qui illic Omnipctenti Deo & ejus Geni- 
trici fancloque Archangelo Michaeli cotidianum debite veneratioms exhibent 
famulatum, & qui prò tempore loco eorum fuccefferint, teneant , polììdeant, 
& faciant quidquid eorum expetierit animus vel voipntps * abfque uiJa iùcctf- 
forum noftrorum con tradi elione vel moleftatione; ac prò falute animarum Do* 
minorum noftrorum Regum & noftra fuccefTorumque noftrorum Epifcopo- 
rum omnium debitum fervitutis offitium in prasfata Ecclefia votis & pre- 
cibus indeftffis augmentando adimpleant , ut fanòlae converfationis exemplo 
clarelcentes per multa dierum tempora bonis operibus infiftendo in San&a 
Religione permaneant , atque a De mino Jhefu Chrifto inmarceffibilem glori? 
coronam recipiant. Quod fi quis fucceflbrum noftrorum hoc noftrae oblatio- 
nis munus callida ingenii curiofitate ullo in tempore fratribus Kanonice San- 
ati Michaelis Archangeli fubtrahere voluerir, omnes malediftiones, quas pro- 
pofuit beatus Moyfes filiis Ifrael, fi quando receflìflent , adveniant fupereum, 
& partem habeant cum Dathan & Abirhon & cum Juda traditore Domini in 
inferno crucientur, & non fit in recordstione memoria ejus ante Dominum, 
xieque nomen ejus in libro vit$ adferiptum inveniatur , nifi refeipileendo le- 

CUOr 



Ili 

cundum Deum & noftrae inftitutionis Ediéìum fratribus prelibate Kanonicc 
omnem emendationem fecerit . 

Factum eft hoc fìrmitatis robur Anno Domni Hugonis piiflìmi Regis 
XVII. & Hlotharii Regis filii cjus XIII. undecimo Kalendas Junii Indizio- 
ne Prima ( ìvitate Regio felici ter An.Dominicc Incarnationis DCCCGXLIII. 

^ Eribaldus Epiìcopus hanc fcripturam a me libenti animo faótam prò» 
pria manu rohoravi . 

>ì< Ego Adelgifus Presbiter manu mea fubfcripfi . 

lì* Ego Taudeperfus Presbiter manu mea iubicripfi. 

jfc Ego Milio Presbiter manu mea fubfcripfi . 

^ Ego Eldebertus Presbiter manu mea fubfcripfi. 

>£ Ego Garibertus Presbite^ manu mea fubfcripfi • 

ff< Ego Perrenatius Presbite^ manu mea fubfcripfi. 

*f* Ego Ingelberrus Presbiter fubfcripfi. 

^ Ego VVarnerius Diaconus manu mea fubfcripfi. 

>ì< Ego Teudoinus Diaconus maru mea fubfcriplì • 

jj< Ego VVincauius Presbiter manu mea fubfcripfi. 

Agelmundus Judtx D^minorum Regum rogatus fubfcripfi. 

XCI. 

IN Nomine Patris & Filii oc Spiritus Sancii . Adhelardus hnmilis Epiico- 
pus San&ae Regends Ecclefìe fervus fervorum Dei. Quoniam quidem a 
Cathoiicis conftitutum omnibus notiflimum patet fidelibus rt&um fiore arbi* 
tratum, & nos prò nofhe feientie modulo cur.&is Sa r eie Dei Ecclefiae fide- 
libus noftrifque prefentibus ac fumris innotefeere cupimus, eo quod res Ec- 
clefìae, prcut in San&is continetur Kanonibus, vota funt fidelium,& redem- 
ptio peccatorum . Fìdeles namque per amortm Chrìfti fuccenfi ob remedium 
animarum fuarum & celeftis patrie defìderium de iuis propriis facultatibus 
farclam Ecclefìam fecerunt locupletem, ur de his Chriiìi mtlites pafeantur , 
AEcclefe ornentur, pauperes refocilentur, & captivi prò temporum oportu- 
nitate redimantur. Idcirco decefforum noftroium, videlicet Azzonis & Petri 
dive memorie ejufdem nofbe Sedis Epifcoporum, previdentes Kanonicam con- 
ftitutam a lua previdentia & faLcìiflìma induftria in Plebe Sagole Marie fita 
in caftro Olariano , tam illud confirmare, quod ipfi ftafuerunt, quamque am* 
p ificare prò poffe decrevimus , ideft Ecclefìam Saróìi Rulini poiitam in leco 
Ventufo cum caiis & omnibus fuis univerfafque decimas de prcdiclo loco exi- 
gendas in integrum, ficut ad noftram Ecclefìam legaliter pertinere videntur. 
Oblationts quoque fidelium feu dona prò dtfunéfcorum fepulchris, nec non & 
omn^s Decima, que prò tempore redduntur de Corte, que dicitur Follano, 
feu ex MafTariciis ìpfius Cortis atque Precariis, feu Mafiaricium unum de 
jure ipbus Piebis in loco qui dicitur Domnitio , cum omnibus pertinentiis 
fuis in integrum. Nos autem prò divino smore & anime noftrae remedio 
& farultatibus Sa r -6tae DA Ecclefe noftrae, cui Deo aucìore prefumus, con- 
cedimus in jam d cTt^ Canonica ad luplementum /£anoricorum ibidem Omni- 
potenti Deo die nr&uque famu'antium: ideft omnes Decimas de Villa , que 
vocatur Cafalegrande , cum omnibus pertinentiis fuis in integrum. Hec ergo 
omnu predicìis Kanonids in fepe dicìd K.monica conftituris & prò tempo- 
re ordinandis donamus, & que a&enus ibidem tam a noftris Antecefforibus 

qu«rn 



112 

quam & a quibufcumqué hominibus devòluta funt modis omnibus confirma» 
rnus , quatenus Clerici Kanonice ibidem krvuntcs & his fupradiclis rebus 
vel ceteris undecumque, quas donante Domino adquirere potuerunt , flipen- 
dia prò tempore accipiant, debitumque lue fervitutis offitium in ipfa aecìefia 
VGtis, ut credimus, fidelium cottidie augmentanda adimpieant, ac fanéìe con- 
verfationis exemp'o clarefcant per dies & tempora bonis operibus redundando 
in fanóh religione adcjue doótrina crefeentes. Et ut dìligentius nocturnis ho* 
ris ad divinum offitium occurrere poflìnt, ad ipforum Dormitorium con. 
flruendum concedimus pmnera terram , que ed in circuitu jam dicle Ec« 

clefìe . 

A&um Givitate Regia Anno Domni Hugoni Sereniflimi Regis XVIHI. 
Lotharii vero filii ejus iimiliter Rex XlIIf. Kalendis Januarii Indi&ione fe- 
cunda [i] in Dei nomine feliciter. Amen. 

Adhelardus Epifcopus hunc Privilegium propria manu roboravi & fub* 

fcripfi . 

Ego Rimpertus Archipresbiter fubfcripfì,. 

Ego Petrus Presbyter maau mea fubfcripfì. 

Ego Reftanus Presbyter manu mea fubfcripfì c 

Ego Radaldus Presbyter manu mea fubicripfi. 

Ego Ingelbertus Presbyter manu mea fubicripfi e 

Ego Rotmundus Presbyter manu mea fubfcripfì . 

Ego Domimcus Presbyter manu mea fubfcripfì. 

Ego Teudericus Archiciiaconus manu mea fubfcripfì 

Ego Adelbertus Diaconus fubicripfi. 

E^o Aribaìdus Diaconus manu mea fubfcripfì . 

Ego Johannes Diaconus manu mea fubfcripfì . 

Ego Btrnerius Subdiaconus manu mea fubfcripfì . 

Ego Ingelbertus humilis Subdiaconus manii mea fubfcripfì. 

Ego Martinus Presbyter 8c Prepofitus ex juffu Domni A delardi vene» 
fabilis Epifcopi hunc Privilegium recognovi & fubfcripfì^ 

3CGlf. 

DUm in Dei nomine' in Civitate Regio infra clauftra oc domina San- 
6le Marie M*ter Ecclefìe , & Epifcopio iftius Regienfis, in Sala, 
que cft in latere ipuus Ecclefie, & in Laubia, que eft ante Caminata Dor- 
mitorio ipfius Sa!»e, in judicio refideret lidoinus Vaiìbs Donni Anbaidi Epi- 
fcopi ipfms Sedis per data licencia & Miffus Domni Ugonis gloriolìliimi 
-Regis, ex ac caufa ab eo conftitutus; refìdentibus cum eo Conftabilis , Gri- 
maidus Judices Donnorum Regum, Ingelranno Scavino iftius Regienfis, Ma- 
ri 



«r- 



(i) V Indizione U. ci addita V anao prima del Maggio de/l'anno p?i come 
«944 , e vergendo, che in effa fin dal i. il Muratori ha creduto . Ma fa carta fe- 
di Gennajo fi fegna 1' anno X(X. di guente fembra contraddire a quefta ; e 
Ugo e il XIV, di Lotario, traefi da que- tutto infìeme ci moftra, che intralciate 
fta carta ancora un altro argomento a ed incerte fono le epoche di quelli due 
provare, che Ugo falì al Regno prma Principi, 
dd Luglio dell' anno 92^., e Lottano 



"3 

rinus, Girpertus Notariis, LanbcrtUS de Marnioriolo, Refhldus filius quon- 
dam Martini de Givirate Parma, Gunbcrtus, Johannes, Petrus, & Petrus 
de Cinaclo, Rodulfus de Loco tredo , Matetredus , Reftanus , Liutprandus 
Va(Es ipfius Aribaldi Prcfuli > c v < reliqui plures. Ibique eorum prefencia ve- 
niens Rodulfus filius quondam Unrochi Comes (j), nec non & ex alia par- 
te ipfe Domnus Aribakius fcpilcopus una cum Gituifo Scavino ipfius Re- 
gienlìs Avocato Tuo & ipiì Epifcopio, aitercacionem inter fé habenres & re- 
tulit ipfe Rodulfus: „ Dudum in judicio veftns, quibus fupra , prefencia mal- 
„ laverunt me hifti Domnus Aribaldus Epiicopus & ifte Gituifo Avocato 
„ luo & iftius Epifcopio, quod ego injuite <3c malo ordine introifTet vel 
„ detenuifTet Cappella una, que cft ad onorem Sancii Fauflini Martiris Chri- 
„ fti confimela in loco & fundo Erbaria cum Cafìs , & rebus domui Colti- 
„ les quamque & Maffariciis , feu & omnibus rebus territoriis atque fami- 
„ liis vel mobilibus , five & omnibus redicionibus cocumque ordine ad ip- 
,, fam Ecclefiam pertinenti bus & afpicientibus; quas dicebant parti jamdi&o 
„ Epifcopio ad habendum pertinere deberent. Sed ego exinde dedi eis re- 
„ fponlum, qur>d Ecclefia ipfa cum omni fua integritate & pertinencia, & 
„ cum omni redicione, (icuti ufque nunc ad ipfam Ecclefiam dare confueve- 
„ rat, ad m^m haberet & detineret proprietatem , (ed non malo ordine, 
„ prò eo quod e^o & quidam quondam Unrocho Comes genitor mtus heas 
„ habulflcmus & d.tenuiiTemus ad noftram proprietatem per anne s nigin- 
„ ta (2). Cum ergo taliter retuliffem , interrogatus fum ab ipfis Judicibus 
„ & Auditores, qui ibi aderant, li taliter per ttftcs probare potuiftem . Ego 
„ dedi eis exinde refponfum ; quod hoc taliter adprobare nolerem . Tunc in- 
„ terrogati funt ipfi Aribaldus Epifcopus feu Gituifo Scavino ejus Avocato 
„ & iplius Epifcopio, fi & ipfi adprobare potuiffent per teftts aut per in- 
„ quificionem quomodo parti jam di£ta Epifcopio de jam diòla Ecclefia & 
„ de ipfìs rebus ad eam pertinentibus infra ìftis triginta annos veftiti fuif- 
5, fent ad preprietatem , aut non. (pfì dederunt refponfum, quod taliter ad- 
„ probare potuiffent per ttfìxs aut per inquifìciones , & per judicium Judi- 
„ cum mihi ifte Gituifo Scavino & Avocato Wadiam dedit de ìpfas facien- 
„ das confìgnaciones. Et ego e's me exinde arimivi de Placito, & odie ex- 
„ inde eft inter nos ac veftris preiencia confliturum Placitum , inde finem 
„ pcrcipiendum. Sed ecce me paratus ad ìpfas recipiendas confìgnaciones, fi- 
„ cut ifle Gituifo Scavino & Avocato wadiam dedit. „ Cum iple Rodu'fus 
tulifTet , ad hec refponderunt ipfis ^riba'dus Prelul & Gituifo Scavino Se 
Avocato fuo OC ipfius Epifcopio. „ Vere veritas eft , quia omnia inter nos 
„ de hac caufa taliter a&um & wadiatum eft, ficut tu Rodulfus afTcruifti:& 
„ odie inter nos conftitutum Placitum mifTum eft inde fi.je percipiendum . 
„ Sed teftes ipfos non abemus, nec in antea abere poflumus, per qu.m tibi 
Tom. L P „ re- 



fi) Di Unroch fi è parlato al Do- titolo, e qu ; ndi raccogli, che non eran 

cumenro dell'anno 800. In efTo non ha Tempre ereditarii cotaii titoli . 
il titolo di Conte, che gli vegeisrro qui (i, L'arto qui indicato, con cui fu 

dato, e che forfè gli fu conferito fol do donata circa Tanno 9 «5. ad Unroch la Chie- 

po quell'anno. Rodolfo figlio di Un- fa di S. Fauftino , fi è fmurito; né sap- 

roch, di cui qui t ratta fi , non ha queflo piamo da chi e a qual titolo egli l'ave ite. 



ii4 

„ refìftere poffìmus ad probacionem vel inquificionem , prò eo quod inven- 
3 , tum & inquifitum habemus, quod Ecclena ipfa cum omni iua integriratc 
„ & pertinencia cum predicìia redicione ficuti ufque nunc ad ipfam Eccle- 
„ iiam exire confueverat, tua Rodulfi propria legibus effe debet: & nobis 
„ nec parti ipfius Epifcopio nihil pertinet ad abendum nec requirendum, 
„ nec pertinere debet cum lege, nifi tantumodo Presbiteris & Diaconibus , 
„ qui ibi ad ipfam Ecclefiam miniftranriòus a Prefule iftius Epifcopio confe- 
5 , ciantur, & Crifmata benedicentur, quomodo ipfis Sacerdotibus inibi in 
„ ipfa Eccleiìa Sancii Fauftini illorum minifterium adimplere poffunt: ita & 
„ ut prò tempore Sinodum noftre Ecclefie cuftodiant, quam ncs proptertri- 
„ duum confuetudo (i) vetare non poffumus. Nam ut diximus de aliut ni- 
„ hil parti jam di6\o Epifcopio pertinere debet cum lege, fed omne tuum 
„ Rodulfi legibus effe debet." ìs a£ìis manifeftacio ut fupra fatum re&um 
omnibus eorum quorum fupra Judicum & Audientibus paruit effe. Et ju« 
dicaverunt iuprafcnptam eorum aitercacionem vel profe/Iionem feu mani, 
fcìtacionem , & ut pofìquam ipfis Aribaldus Epifcopus & Gituifo Scavino 
6c Avocato de eodem ceciderint teftimonio vel inquifìciones , ut amodo in 
antea ipfe Rodulfus jam dieta Ecclefia cum omni fua integritate & pertinen- 
za aberet, & detineret ad fuam proprietatem , & ipfis Aribaldus Epifcopus 
& Gituifo Scavino Avocato lùo manerent inde (ibi taciti & contenti. Et in 
eo modo finite funt caufa, & ad noticiam prò fecuritate eidem Rodulfi fieri 
2mmonuerunt . 

Quidem & ego Marinus Notarius ex juflìone ilti Ildoini VafTus & Ju- 
dicum admonicionem fcripfi Anno Donnorum Regum Ugonis & Lothani fi- 
lio gratia Dei Regibus Deo propicio Regni idem Ugonis XIX. Donni Lo« 
tharii XIV. fexto decimo Kalendas Aprilis Indicìione III. 

Signum fupraferipti Ildoini Miffus, qui ut fupra interfuit. 

Ego Grimaldus Judex ibi fui. 

Ingelrano ibi fui . 

Ego Reftaldo ibi fui . 

Signum fupraferiptorum Lanberti, Johannis, & Gunperti, feu Petroni , 
<k item Petroni atque Rodulfi, eciam Matefredi & Rellani, Liuprandi, qui 
interfuerunt * 

xeni. 

945- 

IN nomine domini dei & falvatoris noftri Jhefu Chrifli . Ugo gratia dei 
rex anno regni ejus vigefimo, & lothario filio ejus rex anno fexto deci- 
mo, feptimo decimo Kalendas Junio indizione quarta. Conftat me rotruda 
fìlia quondam rimperti de luciara conjuge aJfri qui & bonizo filio bone me- 
morie ercernberti de coregia manifefti fumus ex nacione parentorum nofìro- 
rum lege Langobardorum viyimus, quia ipfa rotruda una fimul cum ipfo io- 
cale meo mecum cumuniter atque per noticia de parentibus meis propin* 
quiores , eorum nomina hic fupter confcripti funt, ubi in eorum prefencia 
profeffa fum mea bona expontanea voluntate res meas quas fupter conferì pta 

e(t 



fi) Qualche errore è qui corfo per tendere il fenfo di quelle parole 
ignoranza del copifta, né è poffibil l'ia- 



"5 

eft venumdari vindimus & ad preferiti die tradavnus nos fuprafcriptis iocali- 
bus tibi regine cugnata iupraferipre rotrude germana fupr ai cripto aìfri con 
iunge eilini filio quondam iteri ile villa mandriolc cmtrice, itkft cads & re- 
bus illis juris noftris qui i'unt pofìtas in mandrie, hoc eft maiaricia una cu m 
iua pcrtinencia in quantum per urlo mafario direcìa & laborata eft. Et ipfa 
res per menlura & racione ad pertica iegitima de pedis duodecim meniurata 
inter fedimen & vinea leu prato Oc terra aratoria modia decem , &c. 

A cium Mandrie feiiciter. 

Signa manuum rotrude & alfri iocalibus qui hanc cartula fieri roga* 
verunt . 

Signa manuum petri «Se martini feti bernoni propinqui parentes eidem 
rotrude ab eorum interrogata ut fupra Oc teftes. 

Signa manuum fredulfi & aldeverti fìlio ejus de gurgo vivente legeLan- 
gobardorum teftis . 

Signa manuum trafoaldi fìlio bone mem. adoni de gurgo & gausberti 
fìlio bone mem. trafoaldi iudex domno regis de villa mandriole vivente lege 
Langobardorum teftis . 

Signa manuum unaldi & Erceberti de noniano teflis . 

ScriplI ego giberto notano oc icavino poli tradita compievi 6c dedi. 

XCIV. 

ADhelardus fuperni muneris gratia Sancìe Regenfis Ecclefiae omnium ier- 
vorum Dei Premi humilimus omnibus Epifcopis , Abbatibus , Mona- 
chis, Clericis, cun£tifque Sanóle Dei Ecclefiae Regni iftius fidelibus in Do- 
mino Jhefu Chnfto unanimiter conftitutis gratia vobis <Sc pax aeterna mul- 
tiplicetur. Quiiquis zelo Chrifti ac pietate fervens ad hoc cordis fecretum 
rimari fé preparat, ut Deo ex rebus caducis <Sc temporalibus munus quodli- 
bet mente undique (incera Jhefu Chrifti domini rmiitibus fìbique ac Geni- 
trici fue inftanter fervientibus conferat , ut non dubie in cejeftì Regno for- 
tietur, «Se centuplum accipiet, atque in illa regione beata, ubi fanóli cum 
Domino Jetantur, fine fine gaudebit . Et nos quamvis indigni P/efu.'atus ho« 
nore fungimur, «Se animarum curam gerere debemus, Sanclorum Patrum di- 
esis conformes effecìi, ad hoc nofter animus pervigil efle debet, ut A Eccle- 
fiae Dei diiigentiam fine ceffatione habeamus, ut ftipcm Deo famulantibus 
fubminiftrcmus, ut a Redemptorr; noftro audire mereamur. Serve bone afte- 
nus Jaborafti, veni, «Se ego te reficiam. Ideoque nos hanc rcfcclionem ar- 
denti ac ficienti animo, ope freti divino, adipifei cupientes, ut perhenniter 
ea frui mereamur, prò falute animarum omnium Chriftianorum vivorum ac 
dcfunclorum requie, atque prò anime noftrg purgacione, «Se omnium fuccek 
forum noftrorum mercede perhenni conceffa, per hoc noftre au&orìtatis Pri- 
vilegium concedimus AEccJefum Sancìe Muftiole , que fita eft prope Caftrum 
Banioium, quam Magnibertus per precariam habuit, cum omnibus fuis per* 
tinenciis, idtft campis, pratis, vineis, filvis , cultis & incultis, «Se terrani 
in Fabrice , quam Bernardus Alamannus Episcopio dedit, quam Amenper* 
tus & Grinevertus nunc per precariam tenent, «Se Mafariciam unam in eo- 
dem loco, quam Andreas «Se Dominicus fi'ius Dominici Manci tenent, & 
alteram Mafariciam in Baniolum , quam Berus per precariam habuit y que 
nunc iaboratur per Stefanum «Se per confortes fuos, «Se terram cum Fralca- 

P 2 rio, 



H6 

rio, in Gurticeìla modios a mane Sancii Michahelis: a meridie 

& a fera Via, de fubto Sancii Profperi , ad inluminationem Altaris beato- 
rum Martirum Grifanti & Darie ^ Cuftodis, qui illic Omnipo- 
tenti Deo &: beatorum fupradiclorum Martirum Grifanti oc Darie deferviat. 
Quod fi quis fucceflòrum noftrorum hoc noftre oblationis munus caJida inge- 
nii curiofìtate ullo tempore preferipto fubtrahere quefìerit vel 
qui confenferit, omnes malediétiones , quas propofuit beatus Moyfes filiis 
Ifrael, fi quando receflìfent a via Domini, veniant fuper eum , 6c partem 
habeant cum Dathan ck Habiran, atque cum Juda proditore in Inferno cru« 
cietur, & non fit in recordatione memoria ejus ante Deum, neque nomea 
cjus in libro vite adferiptum inveniatur, nifi refipifeendo fecundum Dtum oc 
noftre inftitutionis edicìum fupradi&is Martiribus Grifanti òk Darie Oc pre- 
fato emendationem omnem fccerit. 

Factum eft hoc Anno Dominice Incarnationis DGCGGXLVI, Indizio- 
ne V. 

A cium in Civitate Regio. 

Ego Madelbertus Presbiter 6c Primicerius ex juflione prelibati Preftilis 
Domni Adelardi fcripfì. 

xcv. 

N Nomine Domini & Salvatoris noftri Jhefu Xpi. Lotharius divina fa- 
vente cltmentia Rexfi). Si erga San&as Dei Ecclefias aliquid noftri mu* 
neris impertimur , Dcum omnipotentem retributorem nullo modo titubamus. 
Quapropter omnium San&ae Dei Aecclefiae fidelium noftrorumque prefentium 
ac futurorum comperiat follercia, quatinus prò Dei amore noftreque anime 
remedio interventu quoque Adalardi Regenfis fan£b'flìmi Epifccpi quandam 
terram in Civitate Ticinenfi juris Regni noftri Sanéìe Dei Genitricis Ma- 
rie, nec non Beato Profpero , quorum domicilia commorantur in urbe Sa- 
cra Regenfi , per hujus Precepti noftri paginam donamus , concedimus prout 
jufte & legaliter poffumus, atque largimur in loco, ubi career jampridem 
nominabatur. Eft autem ipfa terra per iuftam menfuram tabule tres , cum 
ingreflu & omni integritate & accezione fua, muros tamen fupra ipfam 
terram undique fundatos fupra nominate Sanclae Dei Genitrici Marie Se 
Sanerò Profpero delegamus. Et noftrum jus, ut fupra in integrum legitur, 
in ejus dominium transfundimus de fupradicìa terra, atque tribuimus. Sunt 

au- 

f ■■■ i ■ ili m i ■ ■ a—— — i i ■w—w— *——*—» i mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmtMmmmmmm 

(i) Ugo Re d'Italia effondo venu- poco appretto eflì rnoftraronfi paghi, ch'e- 
to in odio alla maggior parte de' Prin- gli ancora continuarle a regger l'Italia . 
cipi e de' Signori Italiani, quefti invita- L'anno feguente però conofeendo Ugo, 
rono alla corona del Regno d 1 Italia Be- che altro di Re non gli era rimarlo che 
rengario Marchefe d'Ivrea. Accettò egli il nome, e tutta l'autorità ne era pretto 
l'invito; e l'anno 945. mofTe contro di Berengario, abbandonò 1' Italia circa il 
Ugo . Quelli dopo etterfi foftenuto per mefe di Maggio , e riti rotti in Provenza, 
qualche tempo , veggendo di ettere in Quindi in quefto Diploma non fi fa men- 
cio alla nazione, recatoli a Milano chie- zione che di Lottano, a cui non molta , 
te a' Grandi in grazia , che almeno con- ma pur qualche autorità» accordavafi an« 
tinuattero a riconofeere a Re il giovane cora • 
fuo figlio Lottano - y e V ottenne , anzi 



ii 7 

autem cohcrcncic ipfius terre a mane via, a meridie & vefpere fupra taxa- 
ti Santi Prolperi, a Scptemtrione cujufdam Sili, cum omni integriate ipi'am 
terram Beate Dei Genitrici Marie Sancloque Prolpero transfundimus atque 
targimur, (ine omni mea meorumque fucceflforum contradicione . Si quis ve- 
ro, quod futurum effe non credo, in hoc Regni noftri dominio hoc noftrc 
aucWitatis Preceptum aliquando infrangere temptaverit, cogatur abfolvere au- 
ri optimi libras etntum medietatem Camere noftre, & medietatem prediche; 
Sftoctf Dei Genitricis Marie San&ique Profperi Aecclefiae . Quod ut verius 
credarur diligentiulque ab omnibus obfervetur, manu propria roborantes , anu- 
lo noflio fubter inligniri precepimus . 

Si?,num Domni Lotharii +J<- Sereniflimi Regis. 

OJelricus Cancellarius ad viccm Bruningi Archicanccllarii recognovi 
& fubfcripfi . 

Data quarto decimo Kal. Juniarum Anno Dominice Incarnationis 
DCCCCXLVI. anno Domni Lotharii XVII. per Indie. IV. 

A&um Papia Civitate, 

XCVI. 

circa 946. 

ADalardus fuperni muneris gratia fan&ae Regenfis aecclefiae omnium fer- 
vorum dei preful humillimus, &c. ut fupra. per hoc noftrae autorità- 
tis privilegio concedimus AEcclefiam San&ae MuftioJe , quae fita eft prope 
Caftro Banniolo cum omni Tua pcrtinentia , ideft campis, pratis, vineis, fil- 
vis cultis et incultis; et Mafariciolam unam in Banniolo, quae per Johan- 
nem Jaborata eft; et precariam unam in GavafTa, quae eft de Rioaldo, et 
pecia una de terra ortiva in Civitate Vetere in AÉcclefìa beatorum Marti» 
rum Chrifanti et Darie et beati Thome Apoftoli Chrifti, ut habeant Cle- 
rici , ideft Adelbertus Presbiter et Martinus Clericus , qui illic omnipotenti 
Deo et beatorum fupradiftorum Martirum Chrifanti et Dariac cotidianurn 
debite venerationis exibent famulatum (1) . Et qui prò tempore loco eorum 
fuccefTerint, teneant, poflideant,et faciant quicquid eorum expecicrit animus 
vel voluntas abfque ulla fucceflorum noftrorum contradióìione vel moleftacio- 
ne; ac prò faìute noftra fuccelTorumque noftrorum Epifcoporum omnium de« 
bitum fervitutis oflìcium in prefenti Ecclefia votis et precibus indefeflìs aug« 
mcntando adimpleant, ut fanóìe conpunclionis exemplo clarefcentes per multa 
dierum tempora bonis operibus infittendo in fanfta Religione permaneant at- 
que a Domino Jefu Chrifto inmarcefiìbirem gloriac coronam percipiant . 
Quod fi quis fucceflorum noftrorum etc. ut fupra. 

Ego Adalardus Epifcopus fubfcripfi . 

Ego Conftantinus Archidiaconus fubfcripfi . 

Ego Martinus Archipresbiter & Prepolìtus fubfcripfi. 

Ego 



(1) Quefto parlò ci moftra , che le Chiefa di S. Tommafo . Ed è probabi- 

Reliquie e j' altare de' SS. MM. Cri- le, che effe foffero trafportate alla Cat- 

fanro e Daria , i cui corpi , fecondo la tedrale , ove ora fono , allor quando rie- 

tradizion de' Reggiani , erano (lati tiaf- dificata la Chiefa di S. Tommafo , fa 

portati a Reggio al principio di quello conceduta alle Monache, 
decimo fecolo , erano allora nelP antica 



n8 

Ego Staudepertus Presbiter et Prepofitus manu mea fubfcripfi. 

Ego Adreptrrus Diaconus fubfcripii. 

Ego Madelbertus Presbiter et Primicerius manu mea fcripfi, et firmavi 

Ego Aribaldus Diaconus iiibicripfi 

XCVII. 

. . 947- 

IN Nomine Domini Dei aeterni. Lotharius divina favente clementia Rex^xj. 
Si iuflis noftrorum fìdelium petitionibus adfenlum prebemus, promptiores 
eos in noftri obfequio fore minime dubitamus . Quocirca omnium fìdeJiuni 
Sanéhe Dei JEccleiiae, noftrorumque prefentium fciiicet ac fuiurorum devo- 
tio noverit, qualiter interventu ac petitione Adalardi Epifcopi (z) atque 
Ugonis Kamerarii dile&orum noftrorum fìdelium per hoc noftrum Prete- 
ptum, prout iufte et legaliter poffumus, concedimus , donamus, atque largì- 
mur VVidoni Mutinenfi Epifcopo dileéloque fideii ncftro res juris nottri 
pofitas in Comaclenfi Comitatu, que fuerunt juris quondam Vitalìane reliete 
quondam Johannis Archidiaconi (3), iciJicet maniionem et Cortem et fali- 
nas, et quicquid iuris illius fuit, et proprietario ordine diebus vite fuae pof- 
fedit. Prediéhs igitur res iuris noftri in Gomaclenfis finibus pofitas , (icut 
fuerunt juris quondam Vitalianae, a noftro jure et dominio in prefati VVi« 
donis venerabilis Epifcopi jus et dominium omnino transfundimus, et dde- 
gamus, ut habeat, teneat, firmiterque poflideat ipfe fuique heredes , habeant- 
que poteftatem tenendi, donandi, vendendi, commutandi, prò anima judican» 
di, et quicquit eorum decreverit animus faciendi, omnium hominum con- 
tradiéHone remota. Si quis igitur huius noftri precepti violator extiterit, 
feiat fé compofiturum auri optimi libras centum , medietatem Kamere noftre, 
et medietatem prelibato VVidoni Mutinenfi venerabili Epiicopo dile&oque 
fideii noftro fuifque heredibus. Quod ut verius credatur, diligentiufque ab 
omnibus obfervetur , manu noftra propria roborantes anulo noftro (ubter infi- 
gniri juffimus. 

Signum Domni Lotharii piiffimi Regis. 

Adelricus Levita et Gancellarius ad vicem Domini Bruninchi Epifcopi 
et ArchicanceIJarii recognovi et subfcripfì. 

Data VIIL Idus Oclobris anno Dominice Incarnacionis DCCCCXLVIL 

Re- 



(1) Benché poca autorità fotte rima- Vefcoro di Reggio, «he con tanto zelo 
fta al Re Lottano, come fi è ofTervato, difefe pofeia l'infelice Adelaide, quando 
abbiam nondimeno gran copia di dona- fu vedova del Re Lottano. 

zioni in quefti anni da lui fatte alle (?) La Vedova di uh Arcidiacono 
Chiefe . Ma io credo , che poche di effe è un oggetto , che dee ora fembrarci ftra- 
fì conduceffero ad effetto. Certo io non no. Ma fanno gli eruditi, che il con- 
no mai veduto alcun documento, da cui «ubinato degli Ecclefiaftici era allorgiun- 
raccolgafi , che i Vefcovi di Modena fof- to a una pubblicità e a una impudenza 
fero al pofleflò di que' beni nel Cornac- tale , che da alcuni credevanfi anche lo- 
chiefe, che qui veggiam loro donati. ro permette le nozze, 

(2) Egli è probabilmente Adelardo 



Regni vero Domni Lotharii Sereniflimi Regis XVII. Indizione VII. (i). 
Aclum Civitate Papia feiiciter. Amen. 

XCVIIL 

IN nomine domini dei eterni . Lotarius divina gratia Rex . Omnium fide- 
Jium lanche dei ecclede noftrorum prelentium videlicet ac futurorum 

com interventi! & pctitione berengerii incliti mar- 

chionis regnique noftri iummi confortis (2.) mainfredo corniti dilecioque no- 
ftro fivieJi corticeilam unam in loco qui dicitur dullio de comitatu parmenfì 
pertinente cum oóto iortibus quattuor feilieet in eodem loco dullio pofitìs . . 

que regitur per martinum, alia in monticulo potzlo 

que per arioaldum regitur, terna in quintiano quo recia effe videtur per ro- 
deprandum, quarta vero in orceano queabfes effe dinolcitur. Nec non aflumìne 

padi flumen nicie ufque ad foffam formicariolam & a formicariola 

, . . . qui dicitur fumulcntus & inde infuper ufque ad caftrum frafeenaria • 

a pado quoque alveum aque qu vocatur ulque ad civitatem 

parmam & inde u'que ad villam bedutianum . Duos etiam noftri jurìs fervos 
lovaldum feilieet & gratianum germanos atque mulierem ejufdem lovaldi . . 
.#.... cum filiis & filiabus eorum prout jufte & legaliter poffumus per 
hoc noftre donationis preceptum concedimus donamus tribuimus atque largi- 
mur ec. Infuper etiam eidem fideli noftro magnifredo per hoc noftrum pre- 
ceptum confirmamus & corroboramus cortem de landafe in finibus piacenti- 
nis & duas cortes filinum Se cannetum in comitatu parmenfe coniacentes. 
Cortem quoque iulianum in comitatu regienfe nec non & cortem de Solia- 
no in finibus mutinenfis,, omnefque res que a preceflbre noftro bone memo- 
rie berengario imperatore quondam confermate oc corroborate patri fuo hu- 
goni fuerant tam ex paterna quamque materna hereditate feu iucceffione pa- 
rentum & advenientes, videlicet cortem cum monafterio conftruóio in tici- 
nenfi civitate in honore farcii Leonis & farcii Marini cum omnibus cafìs 
& capellis feu aliis rebus ad eandem abbatiam pertinentibus . Et cortem cum 
capelia in loco pioverà in finibus tertonenfis, & cortem in parma civitate 
cum duobus monafteriis ibidem hedjfìcatis uno in honore fan£H bartholo- 
mei altero fancìe marie & farcii alexandri cum mercatis & eo- 
rum omnium pertinentiis. Cortem etiam in fabrure & alia in treuuntio. In 
facca cortem unam iuxta fluvium padi cum ripis & pifeationibus. Cortem 
quoque in ferrarla cum omnibus ejus adiacentiis, prefatas cortes conjacentes 

in 



(i) Benché il Diploma ila originale, (tendevano gli atti; ma che i* autorità 

è corfo però errore nell' Indizione ; per- principale era pretto Berengario Mar- 

ciocchè neT Ottobre dell'anno 947. pò- chefe d'Ivrea, che fuccedette poi a Lo- 

teva al p ; ù efter cominciata la feda. ttario V anno 950. Quello documento 

'2) Abbiamo offervato nelle Memo^ ci moftra , in qual modo fi combinaf- 

rie Storiche, che daiT anno 948. fino fé l'apparente autorità di Lottano colla 

all' anno 950. il Re ^ Uso e pefeia il reale di Berengario; perciocché il primo 

Re Lottano di. lui figliuolo ebber dice di fare quefta donazione ad iftanza 

bensì il titolo di Re d' Italia , e che del fecondo .eh' ei nomina iua Conforti 

focto il lor nome comunemente fé ne nel regno • 



120 

In territorio Parmenfe & curtem cum monafterio in honorc fancti thome 
apoftoli confinilo foris munirci Tito cum omni integriate tua, atquc coitun 
ub ceredo dicitur iuxta fìumen lìclam cum omnibus fuis adpeudicus &c. 

Signum Sereniflìmi Lotharii Regis. Odelricus levita atque canceiiarius 
ad viccm btuningi Epiicopi & archkanceliarii recognovi & lubfcripft. 

Data tertio Idus Junìi Anno Dominice Incarnationis DCCCCXLVIIL 
Regni autem domni Lotharii piiiTimi Regis XVIII. per Indiciionem VI. 
Aàura viniole feiiciter. 

XCIX. 

948. 

IN Nomine Domini Dei aeterni . Lotharius divina mifericordia kex. 
Cum nihil boni operis apud Omnipotentem Dominum pereat, decet no- 
ftram regaiem ckmentiam omni tempore agere ea quae digna iunt tanto re- 
numeratore. Quod fi ex noftris propriis facultatibus & tranfitoriis rebus fub- 
fidium omnipotentìs Dei Eccleiiis &. fuis fervis neceflanà impendimus, fem» 
piterna ac fine fine manfura premia ab eo veraciter fuicipere non dubitamus. 
Idcirco noverit omnium fidelmm fanclae Dei Eccleiìae futurorum foitrcia, 
qualiter Adeodatus Sanèlàe ParmenGs Ecclefiae venerabiiis Epifcopus dite- 
ci u* fìdelis nofter noftrarn per Attonem Vercellenfis Eccleiìae Epifcopura 
noftrumque fìdelem deprecatus eft clementiam, ut pauperculae Parmenfi iuae 
Ecclefiae prò amore Dei animaeque noftrae parentuntque noftrorum merce- 
de fub venire dignaremur. Gujus pttitionem pietatis n'oftiae aures mifericor- 
diter accomodantes , & ejus erga noftrum obiequium curiofifiìmam fìdeiitatem 
adtendentes , concedimus atque donamus praedicì:ae fuae Ecclefiae 5c Canoni- 
cis & Servis Dei ibidem cotidie miniftrantibus Gortes noftras tres , ideft 
Nironi , quae in Parmenu Gomitatu fita eft juxta Alpes , ubi decurrir flu« 
viu-s Inda, & Guilzacara (1) in finibus Mutinenfibus , eft fub Srrata Regia, 
non longe a fluvio Scultenna , illa de Monti , quae dicitur Runcaria fupra 
jam dicium fluvium Inciam, quam etiam Domina & Mater noftra Alda ex 
proprio comparavit pretio, & poftea moriens teftamentum fecit de ea , & 
nos precata eft, ut prò ejus anima praediéhs fervis Dei prò ea in fempiter- 
num orantibus concederemus , quod Deo annuente devotiffime adimplevi, & 
cum iftas alias jam diclas duas praediòìo Adeodato Epifcopo Ecclelìaeque 
fuae ac Domini Servis ibique prò animarum noftrorum parentum oranti- 
bus conceffimus & donamus &c. 

Signum Domni Lotharii >J< piiffimi Regis . 

Odelricus Gancellarius ad vicem Bruningi Epifcopi & Archicancellarii 
recognovi . 

Data O&avo decimo Kalendas Julii Anno Dominicae Tncamationis 
DCCCCXLVIII. Regni autem Dcmni Lotharii piiffìmi Regis XVIII. Indi- 
atone VII. (2) 

Aclum Parmae feiiciter . 

C. 



i« 



(1) Intorno a quefta pretefa donazio- della Badia di Nonantola ( T, I p.149 ) 
ne della Corte di Guilzacara offia di S. (2) Anche qui, fé pure il Diploma è 

Cefario fatta al Vefcovo di Parma , e (incero , trovali errore nell' Indizione , 

ad altri atti concernenti la Corte mede- perciocché nel Giugno dell' anno 948, 

firn a, veggafì ciò che ho detto nella Storia correva la VI. non la VII. Indizione. 



Ili 

G. 

... . 95 1 ' 

IN Nomine Sanóìae individuaeque Trinitatis (i) Berengarius & AdeJber- 
tus divina favente clerncntia Keges (2;. Sì Sancìis ac vencrabilibus lo- 
cis digna conferimus munera, animae noftrae proficuum effe minime ambigi- 
mus. Quocirca omnium fìdelium Sancìae Dei Eccìeiiae noftrorumque prae- 
ientium fcilicet & futurorum comperìat Univeriitas, qualiter prò Dei amore 
animacque noflrae remedio, atque interventu ac petitione Odeberti Marchio- 
nis (3) atquej Magnifredi Comitis ('4) dileóìorum noltrorum fìdelium, per 
hanc noftri Praecepti au&oritatem , prout jufte Oc legaliter poflumus , conce- 
dimus, donamus, atque largimur , & offerimus Eccleuae Beati Geminiani 
Mutinenfis Epifcopi, cui praeeft vir veneiabiJis Vido Epiicopus nofterque 
drecìus fidelis, omnem diflncìum ab Caftris, quod Aventus nominatur, vel 
Rovereto, five Civitas nova, vel Ifabardum . Toloneum quoque & curatu* 
ram & redhibitionem ipfius Ripariae, & ligaturam navium , & quicquid 
pars publìca inibi habere, & exigere poteft uique in fluvio Padi,.tam infra 
aquam , quam extra praedièla Caftra fuperius nominata , & praeter de Bon- 
dino, ubi Pifcaria dicitur, quod ius Sancii Sylveftri effe videtur , quatenus 
praetaxdtus Praeful Vido iplìus Ecclefiae Vicarius fuique fucceflbres ad pò* 
tcftattm ejufdem Ecclefiae habeant in perpetuumque teneant, firmiterque pof- 
fìdeant . Praecipientes itaque iubemus, ut nullus Dux, Marchio, Comes, 
Vicecomes , Scuidaxio, feu quaelibet Regni noftri magna parvaque pedona, 
praeiibatam Ecclefiam Mutinenfem , Epifcopum luumque Vicarium Vido- 
nem Praefulem ejufque iucceflòres de iam praencminatis rebus inquietare, 
moleftare, aut diiverfire praefumat, fed in tranquilla quietate, ficut a no- 
bis largita lunt , & confirmata, perpetuo inviolata maneant & confiftant 
omnium hominum contradi&ione remota. Si quis igitur, quod fieri non ere- 
dimus, diabolica accenfus protervia contra hoc noftrum Praeceptum ire ten- 
taverit, aut infringere praefumpferit , feiat fé compohturum auri optimi li* 
bras centum, medittatem Camerae noftrae, & medietatem praetaxatae Eccle- 
fiae fuifque Vicariis. Quod ut verius credatur , diligentiuique ab omnibus 
obfèrvemr, manibus propriìs roboraiues, annuio noftro fubter iuflimus infi- 
gniri . * 

Tom. I. Q. SU 



mtmmmmn 



Ci) Quefto documento or pia non fi fmarrito dovette leggerli forfè Adtìbtrti , 

tTova nell' Archivio Capitolare di Mo- che fu il padre di Oberto o Odelberto 

dena, da cui traffelo il Sillingardi. (Antich. Efl. T. L p. 134, &e* Ò* 

(2) Morto falla fine dell'anno 950. 159. &r.) 
IMmp. Lottano in età giovanile, Be- (4) Chi folle quello Conte Magnifre- 
rengario Marchefe d' Ivrea infieme col do o Manfredo , è incerto . Io ottervo 
fuo figlio Adalberto fu eletto e corona- nondimeno, che un altro Conte Man- 
to Re d'Italia. fredo fi adoperò V anno 892. pretto 

(}) E' verifimile , che qui intendali P Imp. Guido per ottenere un diploma 

Oberto I. uno degli Antenati della fa- in favore della Chiefa medefima : Qua! 

miglia Ettenfe non meno che della Ma- congettura potta da ùò ricavarli f il ve- 

laspina e della Pallavicina . Anzi il Mu- dremo altrove . 
ratori fofpetta , che nel!' originale ora 



122 

Signa Dominorum Berengarii & Adelberti piiffiraorum 

Regum . 

Rubcrtus Cancellarius ad vicem Burningi Epifcopi & Archicancellarii 
recognovi . 

Oatum decimo die Cai. Feb. anno Dominicae Incarnationis 050. (1) 
Regni vero piiflìmi Berengarii & Adelberti Regum primo Indi&ione nona , 

Aóìum Papiac foeliciter. Amen. 



1 



CI. 

955- 
N nomine domini dei Se falvatoris noftri Jhefu Chrifti. Berengarius & 
Adelbertus filius ejus gratis dei reges anno regni eorum quinto, menfe 
marcio, Indizione tercia decima . Stetit adque convenit inter domnus vvi- 
done vir venerabilis epifeopus fanéìe motinenfis ecclefie nec non Se inter 
Johannes qui dicitur andrei abitator in Caftro Nonantula filius quondam ge- 
remii , ut in dei nomine debeat dare, ficut & a prefenti dedit, bis ipfe 
domnus vvido epifeopus eidem Johanni vel ad ejus heredibus ad abendum 
& ad alii homini per libellum ad laborandum dandum , fub cenfum redden* 
dum libellario nomine ufque ad annos vigìnti novem expletos ; id funt no- 
minative, fediminas Se rebus territoriis illis ad eadem pertinentibus juris 
epifeopii fanóni geminiani, que eft curticella, que dicitur fan£H feveri , cum 
capella Se omnia adjacentia Se pertinencia fua , See, Goerit a jam di&is re- 
bus Se curticella fanóli feveri, da mane fluvio corrente ad nerpolino, da fe- 
ra fiuvio gena, cum finibus et. ..... . fuorum in integrum, & racione 

&c. Et perfolvere debeatis Sec, prò omni menfe marcio argentum denarios 
bonos folidos tres &c. Aóhim Civitate Motina. 

Signum tfc manus nominato Johan.ni qui hec conveniencie libelli ut fu- 
pra fieri rogavi , Se ei releéla eft . 

Signum 1% *3+ manibus rodulfi de fredo & berardi de motina filii quon- 
dam teudaldi teftis. 

Signum >$< *ì* manibus Fulconi de mariano, & petri filiis quondam 
Sigefridi de eodem loco mariano teftis. 

Signum >% manus tebaldi de Givitate nova teftis. 

Bonus Notarius Se Judex domnorum regum fcripfi poft tradita compie- 
vi & dedi. 

cri. 

IN Nomine Dei Se Salvatoris Domini noftri Jefu Chrifti . Berengarius Se 
Adelbertus filius ejus Dei gratia Reges Anno Regni eorum XI. oclavo 
Calendas Septembns Indica. IV. Commutati© bonae fidei nofeitur effe con- 
tra&us , Se vice emptionis obtinet firmitatem , eodemque nexu obligat con- 
trahentes . Placuit itaque Se bona voluntate convenit inter Martinum Ar- 
chi presbyterum Se Praepofitum Canonicae Sanóìae Mariae Se Sancii Michae- 

lis 



(1) Cosi leggefì preftb il SilHngsrdi ; d y Italia ; perciò convien differire quefto 

ma è certo, che nel Gennajo dell'anno Diploma al feguente anno 951. a cui 

950. viveva ancor Lottano, né Bercn- di fatto appartiene la nona Indizione» 
gaiio e Adelberto non erano ancor Re 



12} 

lis fìti Regio una per confenfum & sucloiitatcm Fratrum fuorum Canonico- 
rum iplius Ecdefiae, oc inter Adelbcrtum qui oc Atto (i) fìiium bonac 
memoriae Sigefredi de Comitatu Luccnfe , qui profitebatur lege vivere Lon- 
cobardorum ex natione Tua, ut in Dei nomine inter fé cemmutare deberenf, 
ficuti a praeienti dederunt ac tradiderunt viciffim (Ibi unus alteri commuta- 
tionis nomine. In primis ip(e namque Martinus Archiprtsbyter & Praepofi* 
tus eidem Adelberto dedit vel tradidit ad ejus jus & propnetatem haben- 
dum hoc funt de rebus ipfìus Territoriis omnibus juribus ipfius Canonicae 
Sanc^ae Mariae & Sancii Michaelis, quibus rebus ipfis effe videntur in lo- 
co, qui dicitur Infida Moricula, feu Infula Sarchi Benedicci prope Flumen 
Padi , Caftrum ibi conftruclum, vel aedifìcatum fuit , feu cum pifeationibus 
iphus loci, feu (nfula Gurgo Pedagni cum fuorum pertinentiis; & funt re- 
bus ipfis prò meniura ad rationem a pertica legiptima de pedes duodecim 
menfurata inter fedimina & area fuper extantis terris arabilis modi a qua- 
draginta, Sylvis & BufcaJibus modia mille fexaginta, cui finem dicernitur 
ab ipfis rebus de una parte de mane & de alia parte de fero Sanóìae Man- 
tuaneniìs Ecclefiae , & de tertia parte de medio die terminate in Fluvio 
Pado , de quarta parte de fubtus fluvio Larione , quod ahi funt affines . 
Quidcm & ad invicem recepit diclus jam Martinus Archipreshyter & Prae- 
politus ampliata fana & meliorata , ficut lex continet, ab eodem Adalber- 
to ad partem praediclae Canonicae, id funt rebus illis juris jam dicìi Adel- 
berti , quibus rebus ipfis effe videntur in Comitatu Regenfe infra fìnes def- 
fignatae jufla fluvio Quariffìmo, & fluvio Rodano, & fluvio Baniolo, & in 
Jcco, qui dicitur Grafito, Sylva quae dicitur Mantuana, & funt rebus ipfis 
ad fupralcriptam menfìiram iliis rebus infra Civitate Regio modia quatuor , 
& illis rebus foris ipfa Civitate in vico Rofolani , & in loco Villa Incoli 
inter fedimina & areas , ubi vites fuperftant, feu terris arrabilis, & Pratis 
modia triginta , & illis aliis rebus in locis & fundis Sacavio , Paradigo , 
ftu Vinciolo & Curte, quae dicitur Vualagni , vel ubicumque prò locis in« 
fra a praenominatis fìnibus prò menfura legitima centum nonaginta, Terris 
cum Syivis, oc Bufcalibus modia mille triginta, prò ut a*te pofuerit ipfe 
Adalbertus rebus illis, quod eidem Adalberti per cartulam advenerint de 
Joanne & Magnifredo &c. A cium Regio feliciter. 

Ego Martinus Archipresbyter & Praepofitus in hanc commutationem a 
me fa£bm fubfcripfi . 

Ego Urfo Notarius & Judex Dominorum Regum poft traditam com- 
pievi & dedi (i). 



q 2 cui. 



(0 Quem è il bifavolo della Contef- (2) Queflo cambio fu poi confermato 

fa Matilde, intorno al quale e a quefto in un Placito tenuto in Reggio {'anno 

contralto di cambio da effo farro , veg- feguente pre/To Ermenaldo Vefcovo del- 

gafi cib , che abbiamo detto nelle Me- la ftefla Città ( Bacchivi /. c t p. 8.) 
morie Storiche p. 86. 



124 

CIIL 

IN nomine domini dei 3c Salvatoris noftn Jhefu Chrifti. Otto gratìa Dei 
Imperator anno imperii ejus hic in Italia anno primo, quinto decimo 
KaJendas aprelis, indicìione quinta (i). Et ideo ego in dei nomine domnus 
vvido vir venerabilis epifcopus fanóne motinenfis ecclefie una per confilio & 
confenfum facerdotum & clero meo precaria atque infkhecaria juris nomine 
concedere & concedo ego qui fupra vvido- epifcopus tibi martini fìlio quon- 
dam ildeprandi de loco plumbarino, & in filiis & nepotibus tuis mafcuiini, 
qui de legitìma uxore nunc nati funt, vel in antta nafcuntur, ufque in ter- 
eia generatone tantummodo, id funt nominative cafis & omnibus rebus ter- 
ritoriis iììis juris ipfius epifeopii fan&i geminiani motinenfìs EccJefie qui 
reiacent in locas & fundas plumbarino & cornaleto feu bajoaria , nominative 
iilis rebus territoriis quantifeumque ipfe Martinus per cartula oferfionis emi» 
iìt ad me qui fupra vvido epifcopus ad parte prediche epifeopio fanóni ge- 
miniani proprietario nomine abendum, que funt ipfis rebus, fediminas , clau- 
furis, campis &c. In tali vero ti n ore concedo ego qui fupra vvido epifcopus 
tibi qui fupra martini &c. ut vos fuper ipfis rebus refidere debeatis, & eis 
laborare & facere de fruges & cenfum, quas ex ipfis rebus annue dominus 
dederit quitquit volueritis &c. & prò ipfis rebus & frugum terre, quod 
exinde [annue dominus dederit periòlvere debeant ipfis martinus &c. per 
omni menfe marcio argentum denarios bonos trts dati oc confignati &c. hic 
in Civitate motine &c. A&um Civitate motina . 

Signum iji- manibus nominato martino, qui hec precaria, ut fupra, fie« 
ri rogavi , & ei relecìa eft . 

Signum -^ ?fc ^ manibus Uberti filii quondam rimperti, & aimoni 
filii quondam berengarii , feu tebaidi de ci virate- nova teflis. 

Signum >fi >fr i$r manibus gandulfi filio Landoni & Johanni qui et, 
o ..... & natale qui & albi ....... germanis filiis quondam ardingi 

teftìs. 

Bonus Notarius 8c judex dormii Imperatoris fcripfi pofl: tradita com* 
pievi & dedi. 



IN Nomine Domini Nofìri Jhefu Chrifli Dei Àefèrni Otto Divina Pro- 
videncia ordinante Imperator Auguftus (2) . Dignum eft ut Auguftalis 
excellentia Reóìoribus Écclefiarum Dei aures fug pietatis incline t votaque ec~ 

rum 



(1) Vtggafì la Nota 1. al feguente ma la corona Imperiale; Berengario ri- 
Diploma . tiratoli nella celebre Fortezza di S Leo , 

(2) l Principi Italiani mal foddisfatti, vi fi foderine fino all'anno 064., in cui 
fecondo il loro coftume , dopo alcuni fi srrefe ad Ottone , e infieme Colla fto- 
anni del governo de' Re Berengario ed glie fu mandato prigione nel!' Allema- 
Adalberto da effì eletti, chiamarono in gna a Adalberto continuò per pia nnni a 
Italia Ottone Re di Germania, il qua- mole (tare O-tone, ma fenza poter ricu- 
le vi fcefe Tanno odi. e l'anno feguen- perare il perduto Regno, 

te nel dì folenne di Pafqua ebbe in Ro- 



125 

rum ac preces exaudiat, quatcnus fd agendo ceteros Tue fidelitati promptio» 
rcs rcddat, infupcr & ab eterno arbitro indeficientem retributionem perciò 
piat . Quapropter omnium fìdelium fan&e Dei aecclelie noftrorumque prefen- 
cium lcilicet ac futurorum noverit induftria, qualiter intervenru ac pendo- 
ne Adelaide Imperatricis dileftpque conjugis noftre (ij & Adeìberti incliti 
comitis regenfis five motinenlis fidelis noftri per hujus precepti paginam 
confirmamus ac pleniter corroborami^ farcene regenlì aecclehe in honore 
fan£lae ac Dei genitricis flmpcrque virginis Marie. fan£iique Profperi Chri- 
fti confefToris eftrucìe , cui Ermenaldus reverendus prelul paftorali cura invi- 
gilar, omnem terreni ìptius Comitatus & publicam funccionem cum teloneo 
& ftratatico oc muris in circuiti! & foflato & alveum aque a quatuor mU 
liariis intrinfecus & extrinfecus furfum & deorfum , fervìs & ancillis, ve- 
runi etiam in civitate papia terram , ubi dudum career adfuit fi) , ad 
menfuram legitimam tabules tres, terramque infra ipfam civitatem que coii- 
dam palacii veteris pars extitit ad fupraferiptam menfuram tabuJes quinqua- 
ginta óu^ & fuper fiuvium Padi in loco qui vaccile dicirur aliquantas res 
& propnetates conjacent:s non longe a viila & monafterio farcii Sylveftri 
que cella nominatur de nonantula, veJut a noftris predece [fori bus Hugone & 
Lothatio re^ibus per precepti paginam concetta & roborata cognovimus. 
Omnes quoque Cortes plebes abacias monafteria capellas predia curétas res, 
quas de doms Regum leu imperatorum predeceflbrum nottrorum ceterorum- 
que honorum hominum , verum etiam res univerfas Canonice ejufdem secclev 
fie que Bertaldo vel a filiis ejus comitibus & a Franca prediche Canonice con- 
lata atque oblata funt , vel aliorum bonorum hominum conccflionibus tradi- 
cionibus epifeoporum privilegiis off rfionibus comparacionibus ccramutacioni- 
bus libellorum & quarurmumque legaìium cartarum conferì ptionibus feu fio- 
thechariis ipfer fan&us locus legaiiter optinuit vel invefhtus fuit^una cum 
domibus & sedifkiis «ecdefiis baptifmaiibus decimis & capellis ac familiis 
utriufque fexus aldionibus & aldianabus manfìs edam vefìitis & abfentibus 
terris vioeis campis pratis pafeu^s filvis arborìbus pomiferis & infrucluofs 
infu'is pifeariis car<r£r.is falinis ripaticis moltndrnis aquìs aquarumque decur- 
fibus montibus vallibus planiciebus ripis rupinis «Ipibus rivisdeflucntibus omnia 
omnino in integrum quecumque dici vei nominari poffunt, unde eadem Aec- 
clefla & Sa nòia Regenfis Sedcs scìerus invertita effe dinofdtur, per confini a & 
termine s. A meridie itaque ( &c ut m diplomate Cavoli M. p. 6. €>,. ) fi cut" 
a ian&is patribus & a regibus & imperatoribus & idoneis ac ca-thoJicis ho* 

mi- 



Ci) Ella è quefta la celebre Adelaide lì Sig. Peflfani nelP erudita fua Opera 

moglie già di Lottarlo * delle cui viceri- De* Palazzi Reali di Pavia, ofTerva (/>. 

de fi è parlato a fuo luogo. 36. &c.) che è probabile, che P antico 

(2 : Il terreno, ove j^à £ra {lata la Palazzo de' Re à J Italia fofTe diftrurto 

carcere in Pavia, era (taro dortato alla nell' invafione , che in quella Città" fecer 

Chiefa di Reggio dal Re lottario P an- gli Ungheri r anno P2<- che poi il Re 

no 946. Qui vegliamo innoftre non do- Ugo ne fece edificare un nuovo P anno 

nato, ma confermato a'ia Chiefa mede- o^. , e probabilmente a quel Pa'az2o" 

fima , fenza che fappiamo r da chi avef- diftrutto Panno 5*4. alludefi in quefP af- 

felo a/uto,un altro più ampio terreno f to. 
ove gjà forgsva 1' antico palazzo Reale . 



nò 

minibus antiquitus in ipfa aecclefia conftitutum fuifTe rcperimus omnia pars 
ipfius aecclefìe fecure ac quiete noftra imperiali au&oritate perhenniter pofli- 
deat. De rebus autem alrifque pofieflìonibus tam mobilibus quamque immo- 
bilibus iam dicle regenfìs aecclef)£ conftituimus, ut nullus in regno Italico 
confiftens tenere audeat rem aliquam ex ipfis prò qualibet infcriptionis pagi- 
na neque per libellum aut emphiteofìn vel phiteocariam quafi per quorundam 
pontificum pr^decefforum hujus Ermenaldi venerabilis Epifcopi feu miniftro- 
rum jam prelibate fedis regenfìs conftituciones injuftas, quas noftra imperiali 
potencia radicitus difrumpere & fine cujufdam roboris vigore fancimus, quia 
talibus aclis fanèla Dei aecclefia frequenter patitur maxima inopias. Ideo- 
que jubemus ut abfque prefati Ermenaldi dile£H noftri & Regenfìs aecclefìe^ 
venerabilis Epifcopi vel fuorum miniftrorum eorumque fucceflorum confenfu 
nemo aliquas res fuf aecclefìe tollere vel tenere prejumat, & fi quandoqui- 
dem de rebus ac familiis ipfius fan&ae fedis vel proprietatibus Clericorum 
omnium fuorum fuerit orta contencio , qua ipfius aecclefìe; vicarius Ermenal- 
dus venerabilis Epifcopus aut ejus fucceffores aut ipfius Aecclefi^ miniftros 
in fui prefentia nequeant convenienter diffinire, statuimus ut cujuslibet pò- 
teftate nullatenus flniatur , nifi ante pontificum prefenciam vel jnimftroium 
ejufdem fancìe fedis. Concedimus denique prò ampliore ftabi)imento Afcccle- 
fiae eidem Ermenaldo venerabili Epifcopo fuifque fucceflòribus omnique Cle- 
ro advocatos quoscumque aut qualcs elegerint tam de (bis quamque de alie- 
iris liberis hominibus, qui ejufdem Epifcopii vel Clericorum rerum utilitates 
exerceant abfque cujufpiam hominis contradiclione vel mokftia, ita ut ab 
omni rei publicae funccione fint abfoluti^ vel ab eis quifquam puoiicus mini- 
fìer exigere praefumat, ut fecurius ac diligencius ipfius aecclefìae cauias per- 
fìcere poffint ftabilimus ex. *.-.... de omnibus rebus feu familiis <juae 
a&enus qualibet occafione vel quocumque modo ex dicione ipfius Epilc^pii 
aut iftius reverendi Ermenaldi Epifcopi feu Clericorum poteftate fubtra&e 
fuifTe nofeuntur , fìcut de noftris domnicatis rebus per circummanentts ho- 
mines inquifitio fìat, ut omnes res ipfius fedis in iftius venerabilis Erme- 
naldi Epifcopi ejufque fucce {forum feu Clericorum redeant poreftatem , & 
exinde (e inveftiant noftra freti auèloritate, quatenus rei ventas patefa&a 
perhenniter valeat fuum obtinere vigorem . Precipientts quoque jubtrrus ixt 
nullus judiciariae poteftatis dux marchio comes frud^fTius loco pohtus aut 
quislibet publicus exaftor neque aliqua perfona unius cujufque ordims aut 
dignitaf's parva vel magna in rebus ipfius aecclefìae placitum tenere neque 
in domi bus ejus aut clericorum fuorum aliquid manfionaticum poteftative tol- 
lere neque homines ejus cujufque ordinis clericos vel laicos liberos commen- 
datos libellarios ac carfulatos vel fuper terram ipforum refidentes ncque ier- 
vos vel ar^cillas aut aldiones utriufque fexus ad placitum ducere nec pigno» 
rare aut moleftare vel flagellare prefumat, neque de rebus ipfius aecclefìae vel 
clericorum fuorum aliquod teloneum aut ripaticum aut quamlibet pubiicam 
funccionfm a miniftris ejufdem Ermenaldi predicli Epifcopi aut fuccefforum 
ipfius vel fuorum Clericorum exigere tempref, fed liceat iam nominato epifcopo 
fuifque fuccefloribus cum rebus & familiis fuis omnique c'ero orni in tempore 
fub tuicionis noftrae munimine noftrorumque fuccefforum quiete & pacifice re- 
mata txcius poteftatis inquietudine permanere, ac prò nobis noftrorumque re- 
gnnrum ftatu conjuge quoque & prole noftra cum univerfo fuo clericali or- 
dine ..... e dominum omnipotentem jugiter deprecari . Si quis autem te- 
me- 



I2 7 

merarìus contra hanc noftrac confìrmationis conceffionis ac tuicionis prcce- 
prum quandoque infiggere temptaverir, & quae fuperius fcripta funt per om- 
nia non obfervavtrit, iciat (e compofìturum auri optimi Jibras centum medie- 
tatem palacio noftro & medietatem jam facìo Ermenaldo Epifcopo cjufquc 
fucefToribus vel miniftris. Et ut ab omnibus verius credatur & diligencius 
obfervetur manus proprie fcriptionis figno roboratum annuii noftri impref- 
fionc fubrer juffimus hgillare. 

Signum Ottonis Streniffimi Imperatoris . 

Liutgerus Cancellarius ad vicem Vvidonis Archicancellarii & Epifcopi 
recognovi & fubfcripfi. 

Data XII. Kalendas mai Anno Dominice Incarnacionis DCCGCLXIL 
Indica. V. Anno Imperii invicliflìmi imperatoris Ottonis primo • 

Acìum papia Civitatc feliciter amen. (4) 

Sigillum pendens , 

CV. 

963, 

IN nomine Sancìae £c individuae Trinitatis . Otto divina favenfe clemen- 
tia Imperator Auguftus . Omnibus fidelibus fanóìae Dei Aecclefìae no- 
ftrifque, prefentibus feilieet ac futuris, notum fit, qualiter Htrmenaldus ve- 
nerabiJis Sarclae Regenfis Aecclefìae Epifcopus optuiit nobis Precepta divae 
memoriae noftrorum Antecefforuro Rtgum feu Imperatcrum, in quibus con» 
tinebatur , qualiter illorum reboratione Canonicam ejufdem Aeccleiiae, quam 
Sigefredus loci Antiftes ad ufum Canonicorum ibidem Deo militantium 
divina infpiratione inftituit, reformaffet , pofìulans , ut & ncs prò divi» 
nae remunerationis premio plenius id conhrmaremus . Cujus peticioni li* 
benter adfencientes , per hoc noftrae renovationis Praeceprum fieri juffi- 
mus , per qued decernimus atque fancimus , ut omnes res , quas prefa- 
tus Sigefredus de luis uhbus ad utiliorem lervcrum Dei ufum tranftulit , & 
parti Canonicae, quam ipfe a fundamentis confhuxit, cum pleniffima inte- 
gritate^ nec non & reliquas, quas ab Azone, Petro , & Adalardo ipfius San- 
cìae Sedis Epifcopis , a ceterifque Prefulibus per aliquam confcriptionis pa- 
giiiam eidem Canonice jure conceifa effe videntur ; verum etiam ceteras res f 
quas a bonis hominibus prenominate Canonice inlata fore nofeuntur. Haec 
funt Primanum , Mafia , Campilia, Villa cum fuis pertinenciis, Ocìabiano, 
Cafaliclo, Calale qui vocatur Augufti, Verriano, & Cadriniano, Ripalta 
quoque, & Plebe Nuvelare, & Canole , & Mandrie, in ipiòque loco cam- 
pum , qui dicìtur Centum Juges cum fuis pertinenciis, in Argene Maniòs 
duos, Rivum Frigidum , & omnes res, quae a Bertaldo Comite & a Rct- 
berto filio ejus, & a Urtila genitrice ipfms, & ab Amemperto Presbitero, 
ideft Pertum { f pratum) unum, qui dicitur Foflato, cum theloneo & pifea- 
cionibus, in Corviatico Mafariciam unam , in Nuvelare Malariciam unam, 
in Canole modia tres: in Villa Fontana Mafariciam unam: in loco, qui di- 
citur Sancii Dalmach Mafariciam unam : in Suftiliore Malariciam unam, ira 

Vii. 



(4) V Vghelli ( hai Socr. T 11. p. ) gnato in Lucca a' ro. d' Agofto dell' an- 
che non ha veduto quefto D ; pfoma, ne no 964, Noi lo vedremo inferito nel 
ha pubblicato un altro da Orrone fpedi- Placito del March. Oberto dell' anno 
ho in favor della Chiefa di Reggio, fé- fletto. 



n8 

Villa quae dicitur Faiano, Mafariciam unam , in Villa Sableta modta trcs: 
in Campo, qui nominatur Galliani jugts fexaginta : Pradctidulo, feu in 
Magreda, & in Montirone Caftellum unum oum aliquanta terra, & in 
Foffedunde , vel ubicumque per loca : leu illas res , quas a Litgarda Corni- 
tiflà & a Wifredo Comite filio ejus, ideft domno ( /• domo ) cultile, 
& Mafariciis in Comitatu Motinenhs , in locis , qui nuncupatur Infula 
Pulìaneilo , Serra Apuliana , Monte Pafarario, altero Monte, qui dicitur 
Calvo, & in loco qui dicitur àan&a Maria, feu Buida, & in Foliano ei- 
dem Canonice admifle funt . Et cuncla quexumque a devotis largì toribus 
inibì Deo favente oblata fuerint per hanc noftram Imperialem Inftitutionem 
& in-violabilem corroborationem in eadem Canonica abfque alicujus retra- 
zione (labilità permaneant, fed jufte de legaliter fecundum hoc noftrum Pre- 
ceptum & renovationis edióìum , atque predicai venerabilis Pontificis Erme* 
naidi fuccefforumque fuorum ordinationem ab ipfis Ganonicis poteflative 
iìnt poffefla, perpetuifque temporibus maneant inconvulfa . Nullufque . . . 
Comes, aut Vicecomes, vel Vicarius , feu Sculdaftìo, vel Miflus dilcurrcns, 
fieque Minifter Reipublicae , aut quishbet homo magna parvaque perfona 
in Clericis ejufdem Canonicae, aut in ipfa Canonica, vel rebus ipfius Ca- 
nonicae , feu in proprietatibus vel domibus aut famiiiis utriufque lexus, 
feu eommenditis vel fèdaneis ipforum Canonicorum aliquam violenciam 
aut contrarietatem , aut rerum diminutionem , vel rerum invafionem, aut 
familiarum fubtraccionem inferre prefumat* nullufque eos corumque homi- 
nes liberos aut fervos per publica Piacita ventilet. Et nuilus ab eis aut 
ab eorum hominibus liberis aut fervis teloneum , neque ripaticum , aut 
donaria , aut ullas publicas redibitiones exquirat, aut Mansionatica in omni- 
bus eorum terminis accipiat pubiica exaccione imunes tam ìpfi , 

quam omnes eorum homines liberi & fervi, libellarii atque felcarii : fed 
liceat jam diesis Ganonicis eorumque fuccefTòribus imperpetuum ...... 

riufque fexus omni tempore fub tuitionis noftrae munimine quiete 

& pacifice, remota tocius poteftatis inquietudine, permanere ac prò nobis 

Boftroque re . jugiter deprecare . Si quis autem temerà- 

rius còntra hoc noftrae confirmacionis, conceffionis, ac tuicionis Preceptum 

quandoque infurgere temptaverit feiat fé compofiturum auri optimi 

Hbras centum , medietatem Camere noftre, & medietatem parti ejufdem 

Canonicae . Et ut haec noftra au&oritas ,. credatur diligencius ob* 

fervetur manu propria fubter confirmavimus , & de anulo noftro lubter infì- 
gniri juflìmus. 

Signum Domni Ottonis Magni ^ & invióYffimi Imperatoria Augufti.. 

Locus Sigilli >ì< cerei deperditi. 

Liutgerius Cancellarius ad viccm Vvidonis Epilcopi & Archicancellarii 
iìibfcripfì . 

Data V. Kalendas Julii , Anno Dominicae Incarnationis DCCCCLXIIL 
Ii/diclione VI. Anno vero Imperli Magni Ottonis Imperatoris Augutti IL 

Aclum in Monte Feretri ad Petram Sancii Leonis (i). 

CVI. 



■"*■ 



(\) Tntendefi il Forte di S Leo nella attediava Berengario, il quale folo T aa s 
Provincia di Montefeltro , ove Ottone no feguente gli fi arrefe. 



] 



12? 

evi. 

963. 

N Nomine Sanciste et Individuae Trinitatis. Otto Divina ordinante clt> 

mentia fmperator Auguflus. Si nobis devote famulantibus bentfìria no- 
ftrae clementiac largimur, fìdeliores ecs nobis fore non dubitamus . Quocir. 
ca omnium Fidelium S'anctae Dei AEccJeiiae noftrorumque prefentium fcili- 
cet ac futurorum noveri: Univcrfitas , qualiter Nos confultu et interventi! 
Adclcidf dikcìe Conjugis ne 11 re. Regnorumque noftrcrum Confortis per hu- 
jus noftri Precepti paginam proprietario jure concedimus feu donamus VVi- 
doni Venerabili Epifcopo dilecloque noftro Fideli fummoque Rcgnorum no- 
ftrorum Confiliario omnes proprietates vel res que per quaJìacumquc Inftru- 
mtnta Cartarum obvenerunt Widoni quondam Marchioni feu Corrado qui 
& Cono [1] dicitur fìliis Berengarii feu VViiJe ìplius Berengarii Uxoris co- 
rumque Matris tam in Comitatu Mutinenfe feu Bolonienfe una cum Terris 
Agris Manfionibus Campis Pratis Palcuis Silvis Vineis Saltòìis Sacio- 
nibus aquis aquarumque decurfibus Molendinis pifeationibus venationibus 
Montibus Alpibus Vallibus Pianiciebus Jervis & Ancillis Mobiiibus & 
immobi.ibus rebus omnia & ex omnibus in integrum pretaxato Venerabili 
Epifcopo VVidcni diiecloque noftro fideli donamus atque iargimur & ex no- 
ftro jure & dominio in ejus jus & deminium omnino transfundimus ac de- 
lega mus , ut jure proprietario habeat teneat flrmiterque poflìdeat, habeatque 
poteftatem tenenti donandi vendtndi cemmutandi prò anima judicandi vel 
quicquid ejus animus exinde decreverit faciendi omnium contradióìione remo* 
ta . Et fi de ìpfis acquifitionibus infra Gomitatum Regienfcm invenirc poterit 
in hac noftra donationc peimaneat. Concedimus etiam ut in qualicumque Per- 
fona de ipfìs Inftrumentis Cartarum invenire poterit & reddere noluerìt, aut 
facramento firmet quod ipks firmitates non habuifTet, aut centum Mancofos 
auri componat. Precipientes denique jubemus, ut fi illi necefTe fuerit a Co- 
mite feu noftro Miffo, vel a reliquis Exacloribus Reipublice inquifitio ei 
concedatur, ac fi de rebus juris regni noftri, per quam inquifitionem ipfe 
preciióìus Epifcópus ipfas res acquirere poflit . Si quis igitur hujus noftre au- 
éìoritatis feu donationis preceptum infrangere vei violare ttmptaverit feiat fé 
compofìturum auri optimi libras triginta medietatem Kamerf noftr^, & me- 
dietarem prefato Epifcopo VVidone vel cui ipfe dederit, aut habere ftatue- 
rit. Quod ut verius credatur, & diligentius ab omnibus *obfervetur, jufììmus 
inde hoc prefens preceptum confcribi, marmque propria roborantes anulo no- 
ftro in calce figillari jufììmus. 

Signum >{< Domni Ottonis Magni, & Invicì'ffimi Imperatoris Augufri. 

Liutgerius Cancellarius ad vicem VVidonis Epifcopi & Archicancellarii 
recognovi & fubfcripfì. 

Tom. I. R 



(1) Guido e Corrado o Conone figli Qui veggiam folo , che i loro beni con- 
dì Berengario e fratelli di Adelberto do- fifeati furon donati da Ottone a Guido 
pò la prigionia del padre andaron difper- Vefcoyo di Modena fuo Arcicanceliie- 
fi 3 come narra il Milanefe Storico Ar- re e allora a lui cariffimo. 
nolfo {Script. Rtr. hai. T. IV. col. io.) 



IJO 

Data IL Idus Septembris Anno Dominice Incarnationis DCCCCLXIIL 
Indizione VII. Anno Imperii magni Ottonis Impcratoris Augufti II. 
A&um in Monte fere tri ad petram Sancii Leonis. 

CVII. 

<> 964. 

DUm in Dei nomine in Cavitate Lucenti Domnus Imper. . .. 
in Sala in judicio refìderet Otberto Marchio & Co- 
mes Palacii [ì] feu Ubertus [2] Ecclefie Epifcopus & Miflus Dom- 
ili Imperatoris a fmgulorum hominum juftitias facìendas Epif. 

copus San&e Motinenfis Ecclefie [3] , Grimaldus [4] Rimprancfus, 

Rodingerius, Rodulfus, Bernardus, Cadulus, Arnulfo Comitibus .... Im- 
peratoris mundus , Teopoldus Domni Imperatoris , Si* 

gezo & Widoni Epifcopus, VVido, Bofo, Felix Epifco- 
pus, Ubertus, Tetbaldus de Gur Ingczo qui Raginfredus, & Si- 

gefredus germanis fil delandi Ermenaldus vero San&e 

Regienfis Ecclefie fimul cum Anfprando Avocato fuo&ipfius Epif- 

copii, et oftenferunt illum Judex In Nomine Domini no- 

ftrt Jefu Chrifti et Dei eterni. Otto divina ordinante Providentia Imperator 
Auguftus. Dignum eft ut Auguftalis excellentia Recloribus Ecciefiarum Dei 
aures fue pietatis inclinet, votaque corum ac preces exaudiat , quatenus id 
agendo ceteros fue fìdelitati promptiores reddat, infuper & ab eterno Arbitro 
retributionem percipiat. Quapropter omnium Fidelium San&e Dei Ecclefie 
noftrorumque prefentium fcilicct ac futurorum noverit induftria, qualitcr in« 
tervenfu ac petitione Adeleide Imperatrici* dile&eque Gonjugis noftre Se 
Adelberti incliti Comitis Regienfis feu Motinenfis Fidclis noftri per hujus 
Prccepti paginam confirmamus ac pleniter corooboramus San&e Regienfi Ec« 
defie in nonore Sancìe Dei Genitricis femperque Virginis Marie Sanclique 
Profperi Epifcopi & ConfcfToris conftru&e cui Ermenaldus Reverendus Prc- 
ful paftorali cura invigilat terram ipfius Comitatus & publicam functionem 
a ftratatico & murìs in circuitu & foflato & alveum aque a quatuor millia- 
riis rarionatum fecus & extrinfecus, furfum & deorfum, fervis óctncillis, ve» 
rum eti?m in Civitate Papìa terram in foris 'nagnam cum manfionibus & edi- 
fìciis & puteo , terramque infra ipfam Civitatem, que quondam Paiatii ve- 
teris pars extitit ad juxtam menfuram tabule quinquaginta. Et fuper fluviurn 
Padi ad locum qui Vaccile dicitur aJiquantas res cojacentes non longe a Vil- 
la que Cella nominatur de Nonantula, vclut a noftris PredecefToribus Hugo- 
ne & Lothario Regibus per Precepti paginam conceiTas & corroboratas cogno- 
feitur. Infuper etiam per hoc noftre miferationis Preceptum concedimus & 
pleniter corroboramus aliquantam terram que fuerat Sylvam olim fitam in 

Co- 



(ì) Egli è quefti i! Marchefe Oberto vo di Parma. 

I. nominato poc' anzi uno de' progeni- (3) Guido Vefcovo di Modena e Ar- 

tor degli Eftenfi , di cui parla a lungo cicancelliere di Ottone. 

nelle fue Antichità Eftenfi il Muratori, (4) Quefto Grimaldo era Vefcovo egli 

che è flato il primo a produrre quefto pure, come dalla fottoferizione raccoglie- 

Placito . fi, ma non fappiam di qual fede . 

(2) Uberto era di quefti tempi Vefco- 



Comitàtu Parmenfc in fìnibus Bifmanti , in loco qui dicitur Lama fraolaria 
& Rivum diJuvii, & Rivum de Nafcto,cujus fincs iunt de uno latore a flu- 
mine Side furili m per Stratam ulquc ad Montem Palaredo , & de Monte Pa- 
laredo attendente per Stratam ulquc in fìnibus Tufcie, inde vergente in Ri- 
vum Alboium ufque ad flumen Side, inde quoque juxta Siclam deorfum per- 
venit in flumen Auzole, ficut a KaroJo Magno piiflimo Rege in predi&a 
San£U Rc^ienfi Ecclcfia per fuam iàcratiflìmam paginam eidem San&e Ecclc- 
fìe conceffa effe cognevimus. Omnes quoque Cortes & Plebes in fuis Paro- 
chiis conftitutas, Capcllas, predia, cunòhfque res, quas de donis Regum 
feu Imperatorum PredecefTòrum noftrorum , ceterorumque honorum homi» 
rum, verum ctiam res univerfe Ganonice cjufdem Ecclclie oblate funt ac cu- 
mulate per confinia & terminos Luncnfium, Parmenfìum, Regcnfium, Mo- 
tinenfium , Cremonenfium, Mantuanenfium , FcrrarienGum , ufque ad fluvium 
Padi & Zarain veluti a Karolo Magno per decretum Preccpti conlatum fuit 
ac determinatum in integrum . De rebus autem aliifque pofTeffionibus tara 
mobilibus quam immobilibus jam di&e Regienfi Ecclclie conftituimus , ut nul- 
lus in Regno Italico confiftens tenere audeat rem aliquam ex ipfis prò quali- 
bet Infcriptionis pagina, quafi per corundam Pontificum PredecefTorum nujus 
Vcnerabilis Eimenaldi Epifcopi feu Miniftrorum jam prelibate Scdis Re- 
gicnfis Conftitutiones injuftas, quas noftra Imperiali* potentia radicitus dif- 
rumpere oc fine cujufdam roboris vigore fancimus, quia talibus aéìis Sanfta 
Dei Ecclcfia frequentcr patitur maximas inopias . Stabilimus etiam ut de om- 
nibus rebus ftu famìliis que ha£tenus qualibet occafionc vel quocumque mo- 
do e di&ione ipfìus Epifcopii aut iftius Ermenaldi Reverendi Epifcopi potè* 
fiate fubtrscle fuiffe nofeuntur per circum manentes homines inquifitio fiat?, 
ut omnes res ipfius Sedis in iftius jam fati Epifcopi ejufque Succefforum re- 
deant poteftate ; & exinde inveftiant fc , noftra freti potevate , quatenus rei 
veritas patefàóla pleniter valeant fuum obtinere vigorem jufte oc legali , ut 
&mni in tempore liceat jam dióto Epifcopo fuifque Succeflbribus cum rebus 
omnibus & familiis fuis fub tuitionis noftre munimine quiete ac pacifice 
remota totius poteftatis inquietudine permanere, ac prò nobis & prolis no- 
ftre ac prò anima noftra, noftrorumque Regnorum ftatum cum fuo Clerica- 
li ordine Omnipotentis Domini mifericordiam jugiter implorare . Si quis au- 
tem temerarius contra hoc noftre confirmationis , conceffionis , ac tuitionis 
preceptum quandoque infurgere tentaverit, & que fuperius fcripta funt non 
obfervaverit, feiat fc compofìturum auri optimi libras centum , medietattm 
Palatio noftro , & medietatem jam fato Ermenaldo ven. Pontifici & ejus fuc- 
cefforibus. Quod ut verius credatur , diligentiufque ab omnibus òbfervetur 
manu propria roborantes anulo noftro infìgniri juffimus. Signum Ottonis Se- 
reninomi Imperatoris. Liutgerius Cancellarius ad vicem Widonis Archican- 
cellarii & Epifcopi recognovi & fubfcripfì. Dat. fexto Idus Augufti . Anno 
Dominice Incarnationis DGCGCLXIIII. Indici. VII. anno Imperli inviclif- 
fimi Imperatoris Ottonis Tertio. A&um Givitate Luce feliciter. Amen. 

Preceptum ipfum obftenfum, & ab ordine rclc&um fuit. Tunc interro- 
gaverunt ipfi Judiccs & Auditores eorum Ermenaldus Epifcopus & Afpran- 
dus Avocato cjufdem & ipfius Epifcopii , per quot Preceptum ipfum in 
iftum oftenfcrunt judicium. Tunc refpondcrunt jam di3o Ermenaldo Epifco- 
pus & Afpraodo Avocato cjufdem; Preceptum iftum ibi oftenfimus, ut nul- 

R % lus 



Ius qui'slibct homo dicere poflit, quod Nos cum occulte aut conludiofe abuìf- 
femus aut tenuiflcmus, Se necfciles apparcat; & cafis omnibus rebus ipius 

feu familiis, & omnia quod per iftum Preceptum nobis & ores ip« 

fius Epifcopii conceffum, adque corroboratum eft, abcmus & tenemus ad ju« 
re & proprietario ipfius Epiicopii San£te Regienfìs Ecclefie. Et fi quisiibet 
homo aliquit dicere vult , parati fumus exinde cum eum in ratione itandum 
in veftris prefenciis Jegitima fine precipicndum . Et quoà plus eft querimus 
ut dicat ifle Ingefredus Judex et Avocato. Domni Imperatoris , qui ibi a pre- 
fens eft, fi ifte Domnus fmperator preceptum iftum fieri rogavit, aut manu 
propria roboravit, vel iiiud anulo fuo figillari juflìt, aut caìis et rebus, feo 
familiis et omnia quod in iftum ejus Preceptum a parte publica pertinet, 
an non. Tunc dixit ipfe Ingefredus Judex et Avocato Domni Imperatoris* 
Vere Preceptum iftum, quod inibi oftenfum abetis, bonum et verum eft, et 
Domnus Otto Imperator qui ibi a prefens eft fieri juflìt et manu propria ro« 
boravit, et etiam de anulo fuo figillari precepit, et cafis et rebus et omnia 
quod per iftum preceptum confirmatum et corroboratum eft a pars publica 
nec a parte Marche per nullufvis ingenio pertinet , nec pertincrc debet cum 
Lege. Sed omnia quod per iftum Preceptum confirmatum et corroboratum 
eft Vos ipfe Ermenaìdo Epifcopus et Afprando Avocato a pars ipfius Epif- 
copii San&e Regienfìs Ecclefie abere et tenere oebetis ad jure proprietario 
juftam iplum Preceptum. Gum ipfe Ingefredus Judex et Avocatus taliter af« 
feruiffed, tunc judicaverunt ipfi Judices ut ipfe ingefredus Judex et Avocato 
quiefus maneat, et indetacitus et contemtus da pas pubiica et da pars 
Marche de omnia quod in prediótum preceptum ccnfhinatum & corrobora- 
tum legitur, & ipfe prefato Ermena'do Preful & Afprando Avocato quietus 
maneat .... de folutis & indemnis a pars predióie Epifcopii fan&e Re- 
gienfìs Ecclefie. Infuper miferunt bannum Domni [mperatoris predictis Au- 
berto Marchio & Comes Palacii & Uberto Epifcopus & Miflits Domni Im- 
peratoris fuper jam diótìs omnibus rebus & familiis & in omnia, quod in 
ipfum preceptum legitur, in manecfos duomiilia, ut rmilus quislibet hemo 
magna parvaque ptrfona de omnia quod in iplum Preceptum confirmatum & 
corroboratum legitur jam dióìo Epifcopii Sarcle Regienfìs Ecclefie deveftire 
aut inquietare prefumat fine legali judicio. Qui vero fecent, prediéìos duo 
millia mancofes au^i compofiturum fé agnefeat , medietatem parte Camere 
Domni Imperatoris & medietatem ipfius Ermenaldi Epifccpi ejufque fucccf- 
foribus a pars predi&o Epifcopii Sancle Regienfìs Ecclefie. Et prò hanc a 

futursm tenendam memoriam feo prò fecuritate eidem Ermenaldi 

Epifcopi ejufque fuccefToribus' a pars ipfius Epifcopii Ego Liuzo Avocato 
ce Judex Sacri Palacii ex juftione Domni Imperatoris & Auberti Marchio & 
Ccmts Palacii, & Uberfi Epifcopus & Miftus feu Judicum smunicione fcrip» 
fit & interfuit. Anno Imperli Domni Ottoni & item Ottoni Filius ejus gfa* 
tia Dei Rege hic in Italia tertio , die nono menfis Augufti , Indizione fe« 
ptima. 

Otberto Comes Palacii fubfcripfì. 

Ubertus gratia Dei Epifcopus interfui 6 

Ego Gerardus Comes ibi fui. 

Ade'bertus Comes interfui. 

Ego Rodingerius Comes ibi fui . 

Ego YVido kumilis Epifcopus interfui. 



/ 



OrimaldUs gratia Dei Epifcopws intcrfui. 
Ego Rcprando Comes ibi fui. 
Si^efredus Comes ibi fui (rj . 
Roduifo Comes ibi fui. 
Andeltus Judex Domni Imp. interfui. 
Teutpaldus Judex Dom. Imp. interfui. 
Chunimundo Judex Dom. Imp. interfui. 
Sigebntus Judex Dom. Imp. interfui . 
Walbcrrus Notarius Dom. Imp. ibi fui. 
Goffridia Judex Dom. Imp. interfui, 
E^o Inghitridi interfui. 
Ego Sigefredus interfui. 
Ego Gotefredus ibi fui. 
E^o Bofo interfui . 
Ego VVido interfui. 
Ego Felix internai. 

Signo manibus infrafcriptorum Ingezo qui Raginfredì oc Sigcfrcdi , feo 
V Valerti, adque Tetbaldi, & Stephani qui interlucrunt. 
S^no manibus Caduli qui fupra interfuit. 
Faralmus & Gottifredus. 

cvnr. 

IN nomine Domini Dei , & Salvatoris noftri Jefu Chrifti . Otto gratia 
Dei Imperator Auguftus, & item Otto fiiio ejus gratia Dei Rege Anno 
Imperii & Regni eorum hic in Italia fexto, decimo Calendas Madias, In- 
dizione X. Commutatio bona» fidei nofeitur effe contraéìus , & vice emptio- 
nis obtinet firmitatem ; eodemque nexu obligantur contrahentes . Placuit ita- 
que, & bona convenit voluntate inter Dominum Donninum gratia Dei ve- 
nerabilis Abbas Monaflerio S. Benedicci lito ad Leones, nec non & inter 
Adalbertum, qui & Atto gratia Dei Comes Mutinenhs, ut in Dei nomine 
debeat dare ficut a prsefentì dedit ipfe Donninus Abbas eidem Adalberto Co* 
mes Commutatori fuo in Caufa Commutationis fuo Jure praefenti die & Fio- 
ra Proprietario nomine ad habendum, ideft Corte una, quse dicitur Gonzia- 
ga, cum Càpelia una quse eft conftru6la in honorem Sanali Benedicci cum 
Caiìs oc MafTariciis , cum omnibus rebus ad eademCortem pcrtinentibus om- 
nia fimul tenente. Coheret ei in circuitu ea fupraferipta Corte cum omnibus 
rebus ad eam Cortem pertinentibus omnia fimul tenente da mane S. Sixti, 
& fluvio Bondeno oc in aliquo S. Profperi , da meridie fluvio Gonzaga, da 
fero fupraferipto fluvio Gonzaga, de fupto flumen Pado, oc in aliquo S. Six- 
ti. Et iunt rebus iplìs iuper totius in (ìmul prò menfura jufta a pertica le- 
giptima de pedts duodecim menfurata inter fedimines,& areis ubi vites ex- 
tant ju^es quattuor, de terris arabiles juges feptuaginta sex, de filvis cum 
areis ubi txtant iugis quattuor centi viginti, omnibus ipfis rebus, & p ar- 
di- 



ri) Quello Conre Sigifredo è verifimil- nuto dal Contado di Lucca in queite par- 
mente il tiglio del primo Sigifredo ve» ti , e che ftabiliflì pofeia ia Parma. 



*34 

dicla Captila Juris ipfius Monafterii S. Benedici . Unde & vice recipit ipfc 
Dominus Donninus Abbas de eodem Adclbcrto Comes Commutatori fuo fi- 
militer in caufa Commutationis nomine a parte pradiclo Monafterio Sancii 
Bcnedifli prafenti die, & hora proprietario jure ad habendum nominative 
Capella una quae cft conftrucla in honorc Sancì* Maria & reiacet in loco 
& Fundo Tartaro (i) cum ièdiminibus, & areis ubi vites extant, feu pratis 
omnia funt tenente Comitatu Brixiano; coheret ei in circuitu a iam dicla 
Capella & omnibus rebus ibi in circuitu, & omnia funt tenente da mane 
prediclo Monafterio S. Benedicci , da meridie rebus , qua dicitur Pometulo , 
da fera foffa qua dicitur tornapanfi, de fubto heredes quondam Anfelmi, vcl 
fi qui alii funt in omnibus coherentem . Item ctiam portionem de Capella 
una, qua? cft confccrata in honorem Sancii Fabiani, ìqux reiacet in loco & 
Fundo Fontana, Se Cafis , Maflariciis , feu Vineis , & Silvis, cum areis ubi 
extant, feu Pratis, & terris arrabilis, qua; habere vifus tum eft in locum 
& fundas Mandria & in Laco. Iftis rebus cum fupraferipta Capella reia- 
ccnt in Comitatu Regienfìs, & Sedimines rebus territoriis illis, quae haben- 
tur Juris, & in Loca & Funda Baiazaria, Cafalbini, oc in Formidine, feu 
& in Cento, atque in Muniano Comitatu MutineanV, qua; funt rebus ipfis 
cum pradiólas Capellas, & prenominata Loca Tartaro & in Fontana, feu 
Mandria in Laco, & in Baiazaria & in Cafalbini & Formidine, atque in 
Cento & in Muniano fuper totas in fimul prò menfura jufta ad pertica legi- 
ptima de pedes duodecim menfurata inter fedimines, & areis ubi vitcs exi» 
ftant juges quinque, de Pratis jugies tres, de terris arrabilis iugias nonagia- 
ta & duas, de areis ubi Silvis, & Stelareis extant iugia quatuor centum vi- 
giliti 9 omnibus rebus ipfis juris ipfius Adelberti Comes &c. Aclum in loco 
qui dicitur S. Severo, ubi Dominus Otto Irnperator praerat feliciter (2). 

Ego Donninus Abbas in hac Commutationis a me facla fcripiì manu 
mea. 

Ego Adalbertus Prapofitus atque Diaconus, qui fupra ipfis rebus ac- 
cedi, & mifìus fui ut fupra ss. 

Signum manum fupraferipto Rainerii, qui ipfis rebus acceffit, & mif- 
fus fuit ut fupra ss. 

Signum manibus fupraferiptorum Belizoni & Nigezoni, feu Adelmanni, 
qui fuper ipfis rebus accefierunt, & exftimavcrurt ut fupra. 

Ego Leopertus Presbytcr , & Monachus fubfcripfi manu mea . 

Ego Joannes Presbytcr, atque Monachus manu mea iubfcripfi. 

Ego €unipcrtus Diaconus, & Monachus manu mea fubfcripfi. 

Ego Petrus Presbytcr, & Monachus manu mea fcripiì. 

Gunzo Diaconus & Monachus manu mea fubfcripfi . 

Ego Martinus Monachus fubfcripfi. 

Signum manibus Steffani fìlium Adrempaldi, & Petri feu Johannis, qui 
jrofefli funt lege vivere Romana teftes, 

Sig- 



(1) Il Tartaro è un flome, che parìa (2) Qucfto luogo di S. Severo parche 

tra ì Mantovano e '1 Brefciaco , ma pa- fofle predo Ravenna , ove V fmperado- 

re , che foflfe anche un luogo , che dal re Ottone allora trova vai . ( M*r*t. Ann* 

fiume fteffo prendete il nome, e che ap- # I:al. an. 9*7. ) 
parteneffe al Contado di Brefcia. 



I3S 

Signum manibus Afpraadi rìlium quondam Garivcti de Gaminianelo 8c 
Auprando fiiio Tanibcrti de Caftro Ariano, feu Magnifrcdi fiiio Ozani de 
Montegdo, atque Valbcrti fiiio itemque Valberti de Biimanto teftes . 

Ego Aribertus Natarius Domini Imperatori* rogatus fcripfi poft tradita 
compievi & dedi. 

GIX. 

IN nomine domini dei & falvatoris noftri Jhefu Chrifti. Otto grafia dei 
Imnerator auguftus anni impcrii ejus in Dei nomine ic in Italia feptimo, 
6c item Otto fìlio ejus Imperator auguftus anni imperii ejus in dei nomine 
anno vero primo ([), die tercio decimo menfe Junius Indiétione undecima. 
PJacuit atque convenit inter domnus vvidone epifeopus fan&e motinenfìs ec- 
clefie ncc non & inter dominico qui & franco de caftro viniola , ut in dei 
nomine debeat dare ficut & a preienti dedit hic ipfe domnus vvido epifeo- 
pus eidem dominico qui & franco vel ad fuis hcredibus ad abendum feu la- 
borandurn feo cenfum afi&o redendum libellario nomine ufque ad annos vi- 
ginti & novem expletos, id funt camporas pecias tres cum una cafa pallia- 
ricias & cum aliquantulas vitis fuper fé abente juris ipfi epifeopii fancìi ge- 
miniani motinenfìs Ecclcfìe, qui rejacent in locas prope eft caftro viniola* Se 
funt rebus ipfis &c. juges dui &c. & perfolvere exinde debeant fmgulifque 
annis de menfe marcio argentum denarios duodecim boni & expcndibili,qua- 
liter prò tempore currit, dati & confignati effe debeant &c. hic in caftro vi« 
niole &c. Aclum in Caftro Viniola feliciter. 

Signo >£< manibus nominato dominico qui & franco qui hoc libellum re« 
cepit, ut fupra, fieri rogavit, & ci rele&a eft. 

Signo manibus marini filius quondam Lamperti de Vulpugno ót marti» 
*o fi ius quondam uvicherni de aucide teftis. 

«$♦ Ego drogulfo rosatus me tefte manu mea fubfcripfi. 

Rainardus notarius fcripfi une libello poftea tedi bus roboratum cum com< 
plevit & dedi* 

CX. 

P70. 

JN nomine Sanéìae & Individuae Trinitatis. Otto Dei miferatione Impe- 
rator Auguftus. Si fan&is & venerabilibus locis digna conferimus mu- 
derà, anime noftre proficuum effe minime ambigimus. Quocirca omnium fi- 
dclium San&ac Dei ecclcfìe noftrorumque prefentium feilieet ac futurorum 
comperiat univerfitas , qualiter prò dei amore animaeque noftrae remedio, 
atque interventu ac peticionc dile&e Gonjugis noftrae Adelegidae per hanc 
noftri praecepti au6toritatem concedimus, donamus, atque largimur , & orTe- 
rimus -fiEcclefiae Beati Geminiani Motinenfìs Epifeopii , cui preeft vir vene- 
rabilis lldeprandus Epifeopus nofterque dile&us fidelis , omnem diftriólum ab 
Caftrum Civitatis nove deinde Aqualonga, & exinde in Sieda; Toloneum 
quoque & curaturam, ncc non & retdhibicionem ipfìus ripe, oc ligaturam 

na- 



(0 Ottone IL figlio del primo nella no avea egli pur ricevuta in Roma la 
Solennità del Natale dtì precedente in- corona Imperiale. 



i%6 

navium, & quicquid pars publica inibì habere & exigere potefl ufque in 
fìuvio Padi , tam infra aquam quam extra (i) , quatenus prete xatus fide- 

prandus Preful ipfius JEcctefiae . . . » fuiique iuccefiores aJ parttm 

eiufdem iEcclehae habeant in perpetuum, teneantj firmiterque paffideanr. 
Precipientes itaque iubemus , ut nullus Dux , Marchio, Gomes, Vicecomcs, 
Scudaiiio , feu quelibet Regni nofìri magna parvaque perfona prelìbatam TEc- 
clefiam Motinenfis Epifcopii fuumque Vicarium lldeprandum Prefulem eiu£ 
que fucceiTores de iam prenominatis rebus & locis inquietare , moieftare , 
infrangere, aut difveflire prefumat, fed in tranquilla quiete cunéfa, ficut a 
nobis largita funt, & confirmata, perpetuo inviolata maneant, & confi fiant 
omnium hominum contradi&ione remota . Si quis igitur , quod futuri non 
credimus, diabolica accenfus protervia contra hoc noitrum preceptum ire tem« 
ptaverit, aut infrangere prefumpferit, anathematis vinculo innodetur, &cum 
Juda & Saphyra in aeterno incendio habeat portionem ; i.ifuper fcìat fé 
compofiturum auri obtimi libras centum medietatem Kamere noftrae, & me- 
dietatem pretaxate /Ecclefie. & Ildeprandi Epifcopi iuiique fuccefforibus » 
Quod ut verius credatur, diiigentiufque ab omnibus obfervetur, manus rio- 
prias roborantes anulo noflro lubter juffimus intignici . 

Signum Sereniffimi Ottonis Imperatoris Augufti. 

Ambrofius Cancellarius ad vicem domni Auberti Epifcopi & Archican- 
cellarii recognovi & fubfcripfi. 

Data XI. Cai. Aprilis anno Dominice Incarnacionis DCCGCLXX. 
Imperii vero Domni Ottonis piiflìmi Gelaris Villi. , Indizione XIII. 

Aó~ìum Ferrane in Dd nomine feliciter (z). Amen. 

CXI. 

... . 973* 

IN nomine Sancle Individueque Trinitatis anno dominice Incarnationis 
DCGCCLXXIII. apoftolatus domni benedicli primo, Imperii vero domi- 
ni Othonis VIIL pontificata (3) domni honefH Ravennatis metropolitani III. 

dum 






(1) Affai ofeura è quefta enumera- parte al Mantovano, parte al Reggia- 

zion de' diritti, che al Vefcovo di Mo- no» Io non veggo, come fi porla feio- 

dena fi concedono , perciocché fi comin- gliere quefto inviluppo . Ma è noto agii 

eia dal Camello di Cittanuova, e invece eruditi, che di cotali intraici fi trovano 

di continuar a indicare i confini di que- frequenti efempi nelle carte de' baffi tempi. 

(io dilfretto , fi paffa all' Acqualunga , che (2) L' Imp. Ottone I. , come ha 

è quel tratto di Secchia, che dal Ponte offervato il Muratori ( Ann, d'hai, an. 

Baffo fiendefi fino a Soliera , pofeia fi 970. ) pafsb in quefi' anno da Pavia a 

nomina lo fteffo fiume Secchia ; e ciò Ravenna , e ivi celebrò la Pafqva . Nel 

che è più (frano fi è , che poi fi foggiu- viaggio dunque dovette paffar per Ferra- 

gne , che il diritto del Vefcovo fi ftende ra , e ivi accordar quello Diploma al 

fino al Po , col che pare che voglia in- Vefcovo di Modena . 

dicarfi , che tutto il corfo di Secchia, fin (3) Doveafi fegnare Tanno VI. che 

dove entra in Po, fia del Vefcovo di allor correva di Ottone II. effendo morto 

Modena . Or è certo , che quefto fiume nel Maggio di queft' anno medefimo Ot- 

più miglia prima di entrar in Po bagna rone I. fuo padre; né è a far le mara- 

terreni , che non appartengono , né han- viglie di quello errore , non effendo que- 

no mai appartenuto al Modenefe ; ma ffo Diploma originale . 



W 
dum ah eodem facrofanclo Honefto Archiepiscopo fLiifqLie SufFraganeis fcilìcet 
Johanne Epiicopo Cornell e olì , Gerardo Epiicopo Paventino, Dodcnc Ce tona- 
to , A. berrò Bononienii , Ruberto Parmenfi , Sigulfo Piacentino in Capella 
juris Sanate Pi.rmen(is JÉcclefif in loco Mariaglia iìta ad honorem vecabu- 
Jumque S.mcìe Marie dedicata (i), Sanóìa Synodus de quibufdam necdfariis 
ac utillimis regni ,/Ecclefìarum flatus rebus habita colcretur , perventum ed 
ut Albertus Epiicopus Bononienlìs in medio illorum. aiTurgens inopiam lui 
F.pifcopii adeo conqueftus eft , quatenus fuarum ./Ecclefiarum Carta tc6tis Cle- 
ricorum pauperumvc lumribus neceffaria fuppcditare nuilatenus valeret . Inter 
ceteras denique lue inopie anguftias quedam loca juxta Bononiam fìta ab Ru- 
berto Parmenfi Epifcopo tum temporis detenta juris fii£ Ecclefe, videlicet 
bononienlis efle penitus concJamabat . Cujus quidem ìncefTabilibus querelis 
preiibatus Drmnus Archiepifcopus commotus Hubertum Parmeniem epifco- 
pum omni affezione quid ad cum predióta loca pertinerent difcuflìt. Tunc 
dimum prefatus Hubertus Epi(copus eadem loca fue Satòìe Par.meniìs Eccle- 
sie, iibique quarumdam Scriptionum titulo ex quorund«m predecefforum fuo» 
rum Epiicoporum parte devenifTe profelfus eft. Enivero tunc Dcmnus Ar- 
chiepifcopus ur.ivcrHque Epifcopi Comites cuncli omnifque populorum ce- 
tus Huberto Epifcopo fuggefferunt . quatenus prò dei amore prefcntiaque 
Dum ni Metropolitani fuorumque lancìorum confratrum pretiiclum Bononien* 
fem Epifcopum non jure fori ventilaret, (ed porius ibius Epiicopio diliger 
tiam adhibens res omnes illas, de quibus fuper eum hacìenus querebatur, Bo« 
nonienfi EccleGe ipfiquc Alberto Epiicopo legaliter refutaret oc ut il le Hu* 
berto Epifcopo fueque Parmenfi Ecclefì^ ob hoc proprietario jure pie* 
bem San% Marie; de- montebellio concederet , & in duobus locis tor* 
naturas vinearum triginta videlicet in primo loco juxta S. ITay.e , vineam 
unam que tribus viis publicis circumdatur quarto latere coheret terra gau# 
fìperge , alteram vero prope monaflerium Sanéli Johannis fitam 9 que fì- 
miiiter tribus viis publicis circumdatur, quarto latere coheret terra, quam 
detinet Dominicus fi!, petri brittonis, nec non oc terrulam jugerurn decera 
in finibus iplius Parmenhs epifcopii jacentem molendinumque cum fullone 
pariter iuper le habentem unanimiter omnes decreverunt . Quorum quidem 
confultibus ambo tam Hubertus Parmenhs Epiicopus quamque Albertus Bo- 
nonienlis adqufefcentes prout preferiptum eft alternatim unos alteri in eo>« 
rum prelentia concefìit . Sicque in eadem Synodo Sancii dcffimtum eft ut 
pofthac a nemine illorum fuorumque fucceflbrum repiicetur. Sin ajutem quif« 
Tom. L S piam 



d) Di quefto Sinodo tenuto in Mar- Alla prima veggonfi intervenire Onefto 
zaglia fi parlerà nel Dizionario Topo- Arc'vefccvo di Ravenna, i Vmcbf? Olo- 
grafico nell'articolo di quella Villa. Il x^anni da Imola, Gherardo ۓ Faenza, 
C. Senator Savioli ha pubblicato un al- OJdone di Cefena, Alberto di Bo'ogna, 
tro atto di quefto Sinodo f Ann. Bei. T. Uberto di Parma , e Sigo'fo di Piacen- 
I P. Il p. 5 a. ) che ha la data de' o. za. Alla feconda , oltre i detti Vefcovi 
di Setteml^re. La fefTione , che io qui di Bologna, d' fmola , di Panni , in- 
do nuovamente in luce , fu tenuta nella tervengono ancora Leone Vefco^o di Fer- 
Ch : efa ofìia Cappel'a di Marzaglia . Qjel- rara e quello di Rimini, il cui nome fi 
la pubblicata dal C. Savioli fu tenuta è fmmito, e oltre d' effi un gran nu- 
p'cpt fluv'ìum Sìcla fubtus paptrhnem e- mero di Coati e di altri illufòri perfo- 
jujdem At thttp /copi y cioè* di Ravenna, naggi . 



«38 
piam illorum deinceps temerario aufu hanc Canonicam Synodalemque cenfu- 
ram transgredi quoquo moda tentaverit tam Hubertus Epifc. quam Albertus 
fuique etiam Succeflòres decrevit Sanóta Synodus libras centum auri ut vio- 
lator injuriam pacienti componat, hec tamen decreti pagina in fuo vigore 
confiftat. Iraquc pari contendi tam Domnus Archiepifcopus quamque omnes 
pretaxati Epifcopi fanxerunt quatinus hec Sinodalis inflitutio in perpetuum 
inconvuJfa permaneat , & ut ab omnibus prefentibus & futuris firmius obfer- 
vetur huic fubfcripferunt. 

Honcftus Dei nutu Sancìe Ravennatis Ecclefìe mitis Archiep. huic dif- 
finitioni interfui, diffiniens annui & fubfcripfi. 

Johannes Epifc. San&e Cornelieniìs Ecclefìg in hac diffinitione interfui 
& fubfcripfi . 

Gerardus Epifcopus Sanc̣ Faventinf Ecclefi^ huic diffinitioni interfui 
& fubfcripfi. 

Adelbertus Epifc. San&f Bon. Eccidi? fubfcripfi huic definitioni inter* 
fui , 

CXIL 

975- 

IN nomine domini dei eterni. Otto gratia Dei Tmperator auguftus anno 
rmperii ejus in Dei nomine hic in ytaìia o&avo & die pridie Ka'endas 
Julii Indiótione tercia . (i) Cum Donnus, Otto Impera tor au^uftus in legatióne 
fui imperii in comitatu mutinenfium refideret, airercatio fafta eft ante eum 
inter bononienfes cVmutinenfes de confinibus & terminis epilcopatus eorum . 
In primis vitalianus dixit . Sicuti fum monitus ab anticos homines inter 
mufinam & bononiam os effe fines dico videlicet a fero alpe qui dicitur ca- 
pota uri , de capotaurì in loco qui dicitur androna y de androna ad termi n um 
qui dicitur incimbriano, de cinbriano ad tcrminurn qui dicitur ad privato, 
deinde defeendit per alpe maxima, inde per termine mauri, de termine mau- 
ri ad terminum qui fuot ad roncoJamelli, de termino roncolamelli ad ùxo 
mulare. Et dum haberent infra .... femelanenfìs & petilianenfis fiedixerunt. 
Vitalianus marna de terminis quos vos dicitis inter femelanenfem & petiiia- 
nenfem fines defeendere aut effe non ero tefb's fet de terminis qui funt inter 
bononiam & mutinam teftis fum. de inde defeendit per prato barati. Lipi- 

ce- 



(i) Il Muratori ha riffa to quefto do- re fé ne volefle nominare un fo!o , do- 
cumento all'anno 969. , ingannalo for{e ve?Si nominare il padre. Or il Murato- 
dall' Indizione Xìt. che egli Ielle nella ri fteflo ci dice (Ann. d* Lai, an. 969.) 
copia, che gliene fu efibira, Iaqualcon- che 1' anno 969, egli trattenne!] quafi 
viene al detto 2nno . Ma veramente nel tutto Panno nel Regno di Napoli. Al 
codice dell' archivio Segreto di quefta contrario Tanno 975. in cui correva l'fn- 
Comunitàj da cui è tratto, leggefi l'In- dizione IH. era imperatore il folo Ot- 
dizion terza, che conviene all'anno 975, tone II., morto e/Tendo il primo l'anno 
E per altre ragioni ancora poteva il Mu- 97?. ed era nell'anno ottavo. E ben- 
ratori vedere, che queflo documento non che non abbiam documento, che cel mo- 
può appartenere all'anno 969. Erano al- Uri in Italia nel detto anno, non ne 
Iota iT.peradori amendue gli Ottoni pa- abbiam pure alcuno, che ci moflri , ch'ei 
d7e e figlio , e nondimeno qui ne veg- non vi foffe . 
giani nominalo un folo. E quando pu- 



l S9 
cenus geimanus dìxit : monitus fum a genitore meo quod alpsm qui vocatur 
capotauri finis effe inter mutinam & bononiam, deinde terminus qui dicitur 
ad androna defeendentc ad locum qui dicitur cinbriano : de cinbriano ad ter- 
minum qui vocatur privato. Inde defeendit per alpem maximam deinde ad 
tcrminum mauri. Inde ad termini qui funt a roncolamelli , deinde ad termi- 
ne faxomolare, & monirus fum quod ipfe fines inter mutinam & bononiam 
defecndit per prata barati. Calventius oc brencius iimiliter dixerunt qualiter 
fupraferipti vitalianus & Lupicenus. petrus germanus fimiliter dixit . bonello 
de vicalcto fimiliter dixit: petrus de geturiano fimiliter dixit. mauro blan- 
cari & lupicenus marcianenlis dixit. Idem equaliter dixerunt homines cir- 
cumanentes in villa femelano de iam d:ót.,s terminis. In primis Oalterius 
dixit . monitus fum a Vitaliano manco qui fuit avus meus quod finis eflet 
inter mutinenfe oc bononienfe alpis qui dicitur caupotauri . Idem defeenditad 
termine in androna, dein ad termine in cibriano, inde ad termine ad priva- 
to ufque ad aipe maximi, inde per terminum mauri, deinde ad terminum 
roncolamelli uJque ad faxomulare qui eft in va'le griflbnaria, inde in aqua 
rugiolo ufque inter giarda ; deinde ad terminum capucli ufque in monte 
parvialinele, deinde ad termine in vite&a, deinde ad termine ad clufa. ha- 
beant intentionem femelanenfi & pitalianenfi inter fé de finibus fuis, fic dixit 
fupra fcriptus vitalianus marna commanente in pitaliano de finibus iftis quos 
dicitis inter vos teftis non ero, ut fupra legitur, fed inter mutinenfe & bo« 
nonienfe teftis fum & percurrunt ipfi fines re&o tramite ufque in prato ba- 
rati, deinde in petra fióla , inde ad petram in caftaniolo , deinde ad termi- 
ne qui eft fi&us fuper bafilicam fan£ìi Johannis. Juftinianus de mumuciano 
dixit : fìc lùm monitus de Lumello marfo & de Vitaliano manco & Vita- 
liano breono & gondelia demioiano , & qui omnes fupraferiptos fines Seme- 
lanenf? fimiliter dixerunt qualiter & dalterius. Johannes gontarei dixit; fic 
fum monitus de fupraferiptos homines anticos quod per terminis qui funt 
ad (axomulare , inde per termini ad funtana Longobardorum ufque in valle 
grifTonaria, & termine in quarogiolo, & termine intra giarola , & termine 
in carucli, inde ad termine in monte paruilianefe ufque in viéìeéla, inde 
termine ad clufam Me effe finis intra mutinenfe & bononienfe . gutus marti- 
ihis mauriciani , Williarus magiftri guftila, ftephano, Villiareni , Lupicenus 
marrone johannis & fergius de mociano, Marcianus carra, Lupiceno ruso, 
meliitus. Irti omnes fimiliter teftes fuerunt . Item qualiter dixerunt homines 
montebcllienfi. In primis domicus de forticiano dixit: admonitus fui quando 
Martinus fecit mandutare dulia & fìc dixit nobis ut ipfas lignias quas ca- 
peiiatius fuper iftas a petra ponite, & fìc fecimus qui dixit nobis, fi aliqua 
requifitio fuerit, hic eft finis inter mutina & bonoma. 

Teftes fimiliter interfuerunt Urfus georgii , petrus de funiano, Vulliari 
de care, petrus de veturiano, Lupicenus mauri, Juftinus de oviiia , maurus 
caroli, bianco de papuniano. A&um eft in curia domni ottonis Imperatoris 
felici ter. 

Ego Silverdus notarius juflione domini Tmperatoris fcrìpfi & corrobora- 
tane compievi . 

Ego Degoldeus facri palatii hoc exemplum ex autentico ut vidi legi & 
cognovi nil addens neque minuens preter forte litteram vel fillabam plus vcl 
minus, & fic in co continebatur fcripfi. 

S a CXIIL 



140 

CXIIL 

975; 

IN nomine domini Dei & Salvatoris noftri Jhefu Chrifti . Otto gratia dei 
Imperator augurio anno imperii ejus deo pr< picio io in Italia celavo un- 
decimo calend^s december Hindi£ftone quarta. Commutacio bone fijei nofci- 
rur effe contraótum, ut vicem emcionis obtineat, eodemquc nexa oblicant 
contrahentcs. Placuit adque bona convenit voluntate inter domnus Ildepran- 
eius gratis dei Epifcopus fìoélc motinenfis ecciefìe, nec non & inter audibile 
fi US quondam Rolperti babitator in loco bajoaria, ut in dei nomine de- 
bcad dare (ìcut & a prefenti dedit his ipfe domnus Udeprandus Epifcopus 
eid^m audibili commutatori Tuo in caufa commutacionis fuo jure proprietario 
nomine prefenti die & ora habendum : id funt pecies fex de terra inter vi* 
data & aratoria rebus juris predico epifeopio farete motinenfis ecclefie , que 
reiacent in nominato loco tajoaria ee. Unde ad vicem recepit ipfe domrus 
Ildeprandus epifer-pus ab eodem audibile commutatore fuo fmiliter in cauia 
commutano nis nemiae prefenti die & ora a parte predi&o epifeopio pro- 
prietario jure habendum^ id font pecies quinque de terra inter congrua, ara- 
toria , & vidata rebus ju<is eidtm audibi'i, quod habere vifus eft in loco 
cornaleto . ec A£lum in nominata «vitate motina feliciter. 

Signum ^ manu nominato audibili qui hanc commutacio ut fupra fieri 
rogavi , & ei releóìa ed . 

*ì* Ego Ifraei presbiter ut fupra mifFu:* fui, & fuper ipfis rebus acceffì y 
& in hac commutazione me fubfcripfi. 

Signum "j"ff manibus vvarnerii de cornaleto, & johanni figeverge, feu 
petroni fìlius quondam Johann! de bajoaria, qui fuper iplìs rebus accefferunt , 
& ex fc imaverunt ut fupra, Se in hec commutaci© ad confìrmandum manus 
pofuetunt . 

Signum tf tt n*3nikus Lamberti filii quondam verandei, & ardizoni fì- 
lius quondam ardingi de motina, feu petroni de galiano atque redaldi de 
mariano, 6c gri ma! do rogati s teftis. 

Ageprandus Notarks & judex sacri palacii fcripfi, poft tradita compie- 
vi & dtdi* 

CXIV. 

BEnedi&us ÉoifcopUs Servus Servorum Dei. Omnibus Saneìae Dei Ecde- 
fiae fid elibus pate;'t 3 > qualiter Teudakius Comes fìlius Adelberti jam 
( /. item ) Comics limina Apoftoiorum di°na devocione vifìtans ex parte 
fui patris hujufrmdi a noftra Apofto'ica aucToritate puiit, ut Ecclefìam m 
honorem Sancì: >rum ConfèfTorum Dei Apollonii videlicer, Urficini, atque 
Rufuciani , Martynvm quoque M'auricii , Alexandri , &C Vicì:oris confecratanr, 
quara ipfe AJelbertus iti fuis propriis rebus-, videlket in rupe, quae Canu- 
xia vocatur, ab imìs fundamentis conftrux^rat, 5c ad divinum cuitum varia 
fpecie dedicaverat, eidem que Deo & Sanéìis obm'it proprietario jure omnis 
territorii fi ve praedii fui ad Decimarti ad ufum fruendi duodecim Canoni- 
corum , qui ibidem prò futuris tem^oribus^ ab ipfo, feu a filiis fuis, nepoti- 
bus ac pronepotibus fù's ordinati fuerinf, Apoftoh'ca nodri Privilegii auclo- 
ritate conflrmare ac roborare dignaremur. Cujus i:ji f ur devotae petitioni an- 
.nuentes, oc bono voto ò*c condig.no lìncerum affenfum praebentes, Apofloli- 

ca 



J4* 

ca hoc Privilegium au£l ^rifate fulci'urn ci fi^ri drcrevimus, & q'.ntenus fe- 
cundum petiti^nem nukkm Teudaldi Comuis lu ■ <^ut Patris infìiturioncm & 

donationtm jam dicì:a Ejclelìa a nobis corroborai moJis cmcibus perii* 

fiat ..... . 

Rcliqua defrierantur . 

Scnptun p r m.rim Stephani Notarii fuCri fcrinci fauc~lae R-.manae 
Ecclelìae ■ Indizione (Quarta , 

DitLim l [ l T. Kalcnd.s Ja a natii per manus Guidonis Epifcopi & BMio- 
thecarii San&ae Scdis Apoltoiicae Anno Domni Benedigli San£hfli.iiii VlL 
Papae Secundo, Imperli vero Domni Ottonis Tertio (i). 

cxv. 

07& 

IN nomine domini dei & falvatoris noftri Jhefii ChrifH . Otto gratia dti 
imperator auguftus anno imperii ejus undecimo decimo Kaiendas au^uftus 
Indicione fella. Gomutitio bone (idei &c. P^acuit itaque &. bona convenit vo~ 
luntate inter domna berta abbatiffa monetario domni falvatcris & fancì:^ Ju- 
lie Tito brifìa civitate nec non anno filius quondam norberti de loco purci- 
liolo judiciaria regìenfis, qui fé prefittbat ex nacione fua legem vivere Lan- 
gobardorum, ut in dei nomine inter fé comutare deberent ficut &: *a prelen- 
ti dederunt & tradiderunt viciffim fibi pars a.tera comutacioris nomine. Irr> 
primis ipia domna berta abbattila da pars iplus monaftrii dedit et trsdìdit 
eidem annoni ad ejus jure et propriet^tem abendum, id funt rebus iilis terri* 
toriis ,vcl laboratonis iuris iplius monafterii quibus funt pofitis ipds rebus 
in fundis locis qui dicitur plagadiano Corneiiano cum fuarum pertinenciis 
una cuti oratorio ilio m iplìs rebus effe conftrucìum , ubi nuncupantur lan« 
6lus Mircus, quod oratorio ipfo e(t in onore ejufdem iplius fai 6ii Marchi; 
et funt rebus ipiìs per menfura jufta et:* juges quatuordecim etc. Et ad vi- 
cem recepit ipla domna berta abbatiffa a parte ipfius monafterii ab eodem 
anno melioratas res, ficut lex continet , hec funt rebus territoriis et labora* 
toriis illis ìu^is iplius annoni , quibus effe videntur in fundis locis qui dici- 
tur Collegana aqLuviola una cum oratorio ilio ili iplìs rebus in eodem loco 
Collegaria effe conftruòlum in onore fanóie dei genitricis virginis marie, et 
funt rebus iplìs- etc, jugis fedecim etc A&um civitate Placencie feliciter. 

Ildeprandus notarius facri palacii fcripior hujus cartule corautationis pad 
tradita compievi et dedi, 

CXVI. 

979' 

IN nomine domini dei & falvatoris noftri jhefu Chrifli . Otto gratia dti 
imperator auguftus a nno imperii ejus deo propicio hic in Italia duodeci* 
mo , prilie Kaiendas D^cember, Ìnai£bone colava. Comutacio bone fidei etc. 
Piacuit itaque bona convenit voluntate inter domnus Ildeprandus gratia dei 

epi 



(e; Non è nuovo ne' documenti to di Ottone IT., che fecondo la nuo- 

del X. fecolo , che in una Bo'Ia Ponti va Epoca prefa talvolta dalla morte di 

ficia fi noti anche il nom? dell' Jmpera- Ottone F. fuo p^dre era cominciato fin 

dorè. Doveaii peiò fegi:aie Tannoquaf- dal precedente Maggio. 



14* 

epifcopus fan£H geminiani motinenfìs ecclefie, nec non et Inter Johannes 
presbiter filius quondam gifejberge de villa bajoaria, ut in dei nomine de- 
bead dare, fìcut a prefente dedi is ipfe domnus Udeprandus Epifcopus eidem 
Johanni presbitero etc. ideft pecia una de terra aratoria, que rejacct in no- 
minata villa bajoaria, etc. Unde ad vicem recepit ipfo nominatus Iidepran- 
dus epifcopus ab eodem Joannes presbiter etc. ideft pecia una de terra ara- 
toria juris eidem Joanni presbiter, quod abere vifus eft in villa pìumbari- 
no, ec. A&um in nominato loco motina felicitcr. 

Ego Johannes presbiter in ac comutacio a me facto manu mea fub« 
fcripfi . 

Signo f ff manibus alloardi de villa cafale albeni et Johanni feu petroni 
de villa bajoaria, qui fuper ipfe rebus accefferunt, eftimaverunt ut fupra, et 
in ac comutacione ad confirmandum manus pofuerunt . 

Signo f f f manibus petroni filius quondam Johanni de Colegaria et na- 
tale qui et alberto yocatur , feu Lamberti de loco civis motina, qui profef- 
lì funt legem romana vivere rogatis teftis. 

Signo ff manibus Sigemfredi quondam andei 4e colegaria, et Gifoni de 
Gafale albeni rogatis teftis. 

Udegarius Notarius fcripfi rogatus poft tradita compievi et dedi. 

CXVIL 

circa p8o. 

IN nomine Domini noftri Jefu Chrifti . Incipit nomina virorum hac mu- 
lierum qui prò Dei timore et Chrifti amore dederunt finguli Denarios 
prò redemptione animarum iu?rum in ^Luminaria, ad illuminandum Eccle- 
fiam Dei, ut eorum animas iniuminet Deus in fancìum Paradifum: et ipfi 
omni anno Deo auxi'ianre hoc facere fimilitcr promittunt ,. Petro . Jo- 
hanne. etc. (i) . Idtoque omnes, quos fupra memoravimus, vel qui in 
antea Deo auxiiiante in hanc Fraternitate fé conjunxerint , faciat eos Domi» 
nus una nobìteum iniimu! in hoc fcculo talibus operi bus operare, ut remif- 
fionem omnium peccatorum noftrorum apud Drum invenire valeamus, et 
fua mifericordia in libro vite cum omnibus fidelibus Chriftianis fcripti effe 
mereamur: et ut tenebrofa et horrenda tormenta poffimus evadere, ubi cer- 
nimus magnum effe periculum * ad requiem tendere , ubi gaudium effe fei- 
mus fempiternum. Et tribuat nobis Chriftus .filius -Dei vivi per interven- 
tum ejufckm Gcnitricis Virginis Marie, hac beaciflìmi Patroni noftri Sancii 
Geminiani, et omnium San&orum merita noftrorum yeniam deliclorum , ut 
cum Dei adjutorio afeendere mereamur ad fuperna celorum, et partem ali- 
quam et focietatem habere in congregatone Sanéfcorum ad epuias beatorum 
Inter convita Angelorum , ubi requiefeent anime juftorum in lucis cando- 
re, et mellifluo vernantis floris odore. Ibi vident claritatem Dei, et lux 
permanct indtficiens et vita. 



cxvnr. 



0) Ommetto i nomi, perchè fon puri nomi, fenza cognomi o foprannomi di 

fona alcuna , 



*43 

cxvur. 

980. 

IN nomine domini dei et falvatoris noftri Jhefu Chrifti . Otto gratia dei 
imperator auguftus anno imperii ejus quarto decimo, die quarto decimo 
menfe Setembtr Indici onc nona. Sanóla autem mater Ecclefìa Epifcopio Re- 
gienfi ubi nunc deminus teuzo epifeopus effe videtur , nos quidem in dei 
nomine Elino fiiio quondam Iteri , et vvido filio quondam gandulfi de Joco 
mandrie, qui profefì fumus lege vivere Langobardorum offertores et donato- 
res prefato Epifcopio per mercedtm et ri medium anime noftre prefentcs pre- 
fentibus dix'mus. Qui'quis etc. Ideoque nos qui fupra Elino et vvido do- 
namus et tradimus ad jura et proprietatem prtfato Epifcopio, it eft pecia 
una de terra cum captila ibi confimela in onore beate dei genitricis virginis 
marie et beati profperi confefToris chrifti adque farcii Silveftri , feu pecies 
tres de terra aratoria adque et omnibus rebus que vocatur fcallia rofpi juris 
noftris, qui funt pofitis tam ipfas pecias de terra quamque in prefatìs rebus 
in loco et fundo mandrie et mandriole; et funt iplis rebus per menfura ju- 
fta , prima pecia de terra cum espella inibì conftrucla eft feftaria ms; finis 
de mane via, de meridie fofìato meo qui fupra Eiini , da fera Widoni , da 
fubto fofTato de caftro noftro etc. A cium in loco qui dicitur cadrò novo 
feliciter . Signum manibus fupraferiptorum elini et widoni qui anc cartu- 
lari! offerfionis fieri rogaverunt . Signum manibus Grafu T fi et Gifelberti leu 
ingezoni lege Langobardorum^ viventes teftes . Scripfi ego bernicho notarius 
poltradita compievi et dedi . 

Ego bcr,us fenior facri palacii notarius qui hoc exemplum ex: autenti- 
co exemplari meis propriis manibus et fic ibi continebatur iicut in hoc le- 
gitur exempio, et littere neque plus ncque minus funt, et rogatus icripfie- 

CXHC. 

IN Nomine Sancle* et individue Trinitatis. Hildeprandus per Chrifti mi- 
fericordiarrf Mutinenfis Ecclelìe Epifeopus omnibus fidtlis ( fic ) noftre 
Ecclefie. Notum vobis effe volumus , qualiter quidarrf venerabilis presbyter 
nomine Stephanus noftram deprecatuS eft clementiam, ut prò Dti amore ei 
concefiiftemus illum locum , ubi jam Ecclefìa Beati Petri Apoftoli fuit edifi- 
cata, qualiter in ibi unum Orato ri un* valeret conftruere, in quo Dòminum; 
Omnipotentem iugiter exorare potuiflet. Nos autem ob amorem et timo- 
rem Domini noftri Jefu Chrifti noftrequ^ remedio anime nrftrifque fuccef- 
foribus audientes ejus peticionem li bendili me concedi mus. Quapropter con- 
fiderantes nos ut illius orationibus et eifque ibidem fervientibus tam nos 
qu m fucceflbribus noftris indulgentiam de pecc?tis noftris a Domino accipe- 
re credimus, unde vero concedimus et donamus ibidem ipfum almum lo- 
cum, ut idem prenominatus Stephanus et presbyter fuifque fucceffonbus ha- 
beant perprtuum et teneant, et fecundum eorum voluntate ordinandi, et 
faciendi exinde, qualiter iJlis placuerit. Hoc eft illam terram , que eft fine 
defuper finita Salecitana ufque in fofTa Militarla , et ultra fofta militariam il- 
iam terram, que laborata eft per Gaudemarum, leu ceteris hominibus ibi- 
dem laborantibus ufque in Sylva una cum prato, que dicitur de Raginbaldo, 
et fine ( f. fine ) fofato novo in fofta militaria currente, et fine follato quod 

exiit 



144 
cxiit de follato novo in Motina currente, et de r ubfus fine prato noftro do- 
minicato, cum introiti* et exitu undique ut iilis , qui in ipfum Sanólum 
loaim Deo iervierint, aliquam lubftentationem prò remedio anime uoiire 
noftriique fuccetforibus txinde habeant et detineant jure perpetuo. Si quis 
aliquis quod ablit, inftigante diabolo, per cupkhtatem aut aiiquam rationem 
hoc infrangere teptavent, arancia Trimtate atque Individua Unitate (it 
condempnatus, nifi emendaverit, et infuper iram Dei omniporentis ipeurrat 
et a Confortio omnium San&orum exeommunis ( fic ) habeatur. et io die 
Judicii non cum ilhs inveniatur, qui fua ad Chrifti Ecclefiam concetferunt 
icd cum illis potius, qui de Eccleha illic conceffr, miufte tulerunt, et emen- 
dare noluerunt, et nulla illius au&oritas unquarn a luis iuccefforibus unquam 
poffit obiervan. Iftorum predióta obfervantibus pax et mifericordia leu be- 
ned£tio atque heredìtas a Domino et Sanóìis ejus tribuatur eterna, ù;fran» 
gentibus quoque et emendare noJentibus ira et odìum atque nxàs perpe- 
tuaque maiedicllo a Domino et San6hs ejus htc et in eternum concedatur. 
Factum ed autem hoc anno Incarnationis Dominici DCCCCLXXXIFL an- 
no vero Domini Geloni Sereniffimi Imperatoris Augufti XV L, Pont fi:atus 
autem ejufdem Preiulis XIIII. fexto Id. Augufti per Indiclionem XI. Aótum 
Moti ne . 

Hldeprandus Epifcopus in hunc decretum a me fa&o fubfcripfi. 

Ego Radaldus archidiaconus in hunc decretum m. m.s. s. 

Ego Oddo presbyter in hunc decretum m.m. s. s. 

Ego Liuzus p t £sbyter m.m. s s. 

Ego Andrea p.-gsoyter in hunc decretum m, m. s. s. 

Ego Johannes presbyter in hunc decretum m.m» s.s. 

Ego Ì fra ci presbyter in -hunc decretum m. m. s. s. 

Ego Johannes pigsbyter in hunc decretum m.m. s.s. 

Ego Mutinentis Diaconus in decretum m. m. s. s. 

Ego Doninus diaconus et Primicerius Sancìe Mutinenfis Ecclefie in hunc 
jdecrerum non cotelé (ed iponte m.m. s. s. 

Ego Garoaldus presbyter in hunc decretum m. m.s. s. 

Ego Maurices presbyter m. m. s.s. 

Ego 5>ygifredus Diaconus in hunc decretum manu mea ftibfcripfì. 

Ego Andrea Diaconus in hunc decretum manu mea fublcriph. 

Scripli Ego Florus Archi presbyter hoc privilegium concemonis ex juf« 
jìone Duroni Hildeprandi Epifcopi poft Toboratum compievi et dedi. 



CXX. 

$$4- 

IN ncmine fancìe & individue trinitatis anni ab incarnacene domini no« 
ftri Jhefu Chrifti nongenti & oéìoaginta & quatuor, pridie Kal. Februa- 
;rii Indizione duodecima [ij. Comutacio bone fidei &c. Piacuit itaque bona 

con- 



fi) Ortone fi era morto nel Decerci- roaa avea fatto eleggere Re cT Italia Ot- 
i>re del precedente anno .98?. 9 e nell'aa- tone £U. fuo fìllio Ma oller/a ?! Mu- 
zio mede/imo in una Dieta tenuta in Ve- ratori {Ann, d* ItaL an. .983.) cne non 



145 
convenit voluntatcm inter dcmnus Ildeprandus gr?.tia dei epilcopus lancli ge- 
miniani motinen/ìs Ecclclìc, nec non oc intcr Liuzo Oc crmengarda jugalibus 
de viJJa bajoaria, qui profefli iunt kgtm Romana vivere, ip(c Liuzo eidem 
ermengarde conjungc fu a confencientts , ut in dei nomine debead dare fìcut a 
preferite dccli is iple domnus Ildeprandus epilcopus comutatori fuorum in 
cauta comutacione firmine a prdente die fuorum jurc proprietario abendum, 
idtlt pecia una de terra aratoria que rejactt in loco qui dicifur formidine 
ec. , coeret in circuitu ad fines ec. , da iera folTa formidine . linde ad vicem 
recepit i pie Ildeprandus epilcopus ab eodem Liuzo & crmengarda jugalibus 
ec. ideft pecie due.de terra aratoria juris eidem JLiuzoni & ermengarde ju- 
galibus, que jacet in villa bajoaria ec. Acfum in nominato loco civis moti- 
na feliciter. 

Singno manibus nominatorum Liuzoni 6c ermengarde jugalibus ec. 

Singno manibus andreverti & petroni feu Johanni de Villa bajoaria ec. 

Singno manibus mannoni de^ valmaana & Johanni de nominata villa ba- 
joaria, leu Liuzo de civis nova qui fefli funt legem romana vivere teltis . 

Singno manibus natali 6c Lamberti de loco civis -ruotine teftis. 

Ildcgarius notarius fcriplì rogatus poft tradita compievi & dedi. 

cxxr. 

984. 

IN nomine fancìe & individue trinitatis anni ab incarnatione domini no/ 
ftri Jhcfu Chrifti nogentefimo oóìuagefimo quarto Kal. Aprilis Indizione 
duodecima . Et ideo in dei nomine ego domnus Ildeprandus grada dei vir 
venerabilis epifeopus fan£te motinenfis Ecclelie una per confenfum 6c confìlio 
facerdotum & clero meo per cartula precarie atque infiteocharie juris nomine 
concedo vobis perifindi & geminiani feu martini germanis filiis ildeprandi 
de loco colegaria , feu in filiis & in nepotibus veftris mafculini, qui de le- 
gitima uxore nunc nati vel procreati fuerint, vel in antea nafeuntur ufque 
in tercia generatione tantummodo, ad abendum, id funt campores pecies due 
rebus juris epifeopii farcii geminiani ipfìus motinenfis ecclefie, que rejacet 
in loco colegarìa loco qui dicitur corte atoni ec. Seu etiam concedo ego qui 
fupra ildeprandus epifeopus vobis qui fupra perifndo ec. de aliis rebus ju- 
ris ipiius epifeopii lancìi geminiani, ideft nominative inter fèdiminas Se ca- 
fas luper habentes 6c terris arabilis feu vineis & [ìì\is cum areis in quibus 
eftant, atque pratis pecies tredecim, que rejacent in nominato locis cokga- 
rie, & in corte atoni, feu in faliceto, atque in colegariola, loco qui dicitur 
fablone. Coerit ei a fine a prima pecia de terra ec. Coerit ei a fine a ter- 
cia pecia de terra a prope fan£t,i dalmacii , da mane foiTa &c. Et prò omni- 
bus ipfis que fupra nomipatis rebus ec. dare atque perfolvere debeatis prò 
unoquoque anno de menfe martius nomine in argentum denarios quatuor bo- 
ni & expendibili , qualiter prò tempore cucurrerit ctc. in Ci vitate motina ec. 
A cium in Civitate motina feliciter. • 

Ildeprandus Epifeopus in hoc fiteofin manu mea fubfcripfi . 

Tom, I, T Ego 



avendo ei ricevuta la Real corona , mol- ti carte noi vedrem nominato fino all' 
ti atti degli anni feguenti non ne porta- anno 996, in cui ricevette la Corona 
no il nome • Di fatto in tutte le feguen- Imperiale • 



fife 

Ego Florus Archiprcsbitcr manu mea fubfcripfi. 
Ego Radaldus Archidiaconus manu mea fubfcripfi. 
Ego Sigifrcdus diaconus manu mca fubfcripfi . 

Signo manibus Radaldi de mariano & arimundo de aliano feo petro (ara- 
bacio atque manno & dagi berti rogati teflis • 

Richardus notarius facri palatii fcripfi, poft tradita compievi ac dedit. 

CXXII. 

9 88 - 

IN Nomine Sancìe & Individue Trinitatis. Ildeprandus per Chrifti mife- 
ricordia Sanóbe MotincnCs AEcclefie. Epifcopus. Omnibus fìliis noftre. 
AEcclefie notum forc volumus, qualiter quidam venerabilis Presbiter & Mo- 
nachus nomine Stcphanus noftram deprecatus eft clementiam , ut prò Dei 
amore ei conceffiffemus illum locum , ubi aecclefia, beati Petri Apoftoli nunc 
eft edificata, in qua Deum Omnipotentem jugiter exorare potuiilet. Nos au- 
tem ob amorem & timorem Domini noftri Jefu Chrifti noftraeque remedio 
anim£ noftrifque SuccefToribus audientes ejus petitionem libentiffime con» 
ceffi mus . Quapropter ccnfiderantes no* ut illius oracionibus, ceterifque ibi- 
dem Deo fervientibus , tam Nos quamque SuccefToribus noftris indulgencìam 
de peccatis noftris a Domino accipere credimus; unde vero concedimus & 
donamus ibidem in ipfum almum locum, ut idem prenominatus Monachus 
& venerabilis Presbyter, fuifque fuccefforibus habeant in perpetuum & te- 
neant, & fecundum eorum voluntatem ordinandi, & faciendi exinde, quali- 
ter illis placuerint. Hoc eft illam terram , quae eft finis Strada Salicitana uf- 
que in Foffa Militarla, & ultra Foffa Militaria illam terram que laborata 
eft per Gademarium, feu ceteris hominibus ibidem laborantibus ufque Geno- 
fa five FofTato novo in Foffa Militaria currente, atque Foffato, qaac exiit 
de Foflàto novo in Motina currente, & de fubtus ufque Prato noftro dom- 
nicato, cum introito & undique legitimo exito, feu cum decimis atque of. 
fercionibus, nec non & fepulturis ibidem pertinentibus, quatirus iilis, qui 
in ipfum Sancìum locum Deo defervierint , aliquam fubftentacionem prò re- 
medio anime noftrac noftrifque fuccefforibus exinde habeant & detineant 
jure perpetuo. Si quis igitur aliquis, quod abfit, inftigante Diabolo per cu- 
pidiratem aut aliquam racionem hoc infrangere temptaverit, a Sanéta Trini- 
ate atque individua Unitate fit condempnatus, nifi aemendaverit , & infuper 
ira Dei omnipotentis incurrat, & a Confortio omnium Eleótorum excom- 
munis habeatur, & in die Judicii non cum illis inveniatur, qui fua ad Chri- 
fti aecclefìam conce fferunt , fed cum illis potius , qui de secclefìa illic concef- 
fa injufte tulerunt, & emendare noluerunt. Nullaque illius au&oritas nun- 
quam a fuis Succefforibus unquam poflìt obfervari . Iftorum prediéìa obfer- 
vantibus pax oc mifericordia leu benediétio atque ereditas a Domino & San» 
éìis ejus tribuatur aeterna. Infrangentibus quoque & emendare nolentibus ira 
& odium atque rixas perpetuaque maledi£tio a Domino & Sanétis ejus ic & 
in seterna concedatur fecula. Notum fit omnibus noftrac secclefie fìdelibus , 
quod quidam Nonantule Monachus, nomine Petrus , noftram exoratus eft 
clementiam , ut cum prephato Stephano Presbitero & Monacho fé fociari qui- 
viffet caufa fue anime; remedìum & obfervacionem rcgule . Nos autem pu- 
tavimus ut ipfe caufa bone fìdei hoefeciffet. Confìderavimus peticionem ejus, 
induciam poftulavimus, ut cum predico Monacho conflicìum habere quivif- 

fe- 



J 



*47 

femus. Qua prò re illum ad nos properare fecimus, oc omnia ei narravi- 
mus. Ipie hoc audito amabiliter illum iufeepit, & Privilegia cum omnibus 
pcrtincnciis illi fociavit . Hoc aòlo infidiator malorum in cor Monachi in- 
troivit, opus iplìus in malum convertit. Itaque Stephanus Deum optabat ut 
ei hanc difeordiam tuliflftt, & in bonis operibus perfeverarc feciffet. Ule in- 
fidiante Diabolo in modum latronis converfus eli. Privilegia furavit; abfcon- 
fe iter arripuit. Statim ut hoc geflit, ad nos venit; plurimos nummos nobit 
dare voluit ob hoc, ut medietatem ecclefie cum fuis pcrtinenciis ei dedifle- 
mus, quatinus fuam domum ibi aedihearet, & fé majori fuo adfimilaret, in- 
fidiantc ilio, qui dixit: Ponam thronum meum ab Aquilone, & ero fimilis 
Altiflìmo. Nos autem cernentes pravitatem illius, privilegia requifivimus; 
nullo modo habere quivimus . Igitur omnibus notum facimus, quoniam Ste- 
phanus noftram optavit mifericordiam , ut prò Dei amore iuum privilegium 
firmum fecifTemus , furatum vero vacuum & fine virtute pcrmanfiffet . Hoc, 
quod ipfe petiit , libenter fecimus, Oc manu propria firmavimus. 

Ildeprandus Epifcopus in hoc decreto a me fa£to fubfcripfi . 

Ego Liuzo Presbiter in hunc decretum manu mea fubfcripfi . 

Egr» Johannes Presbiter in hunc decretum manu mea fubfcripfi, 

Andrea Presbiter in hune decretum fu